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Mostrologia: Godzilla

“In quei giorni, i giapponesi provavano vero orrore per le radiazioni, e quell’orrore è ciò che ha reso così grande Godzilla. Sin dall’inizio ha simboleggiato la vendetta della natura sull’umanità.”
Tomoyuki Tanaka, produttore di Godzilla

“Godzilla è un ammonimento.”
Dr. Hayashida, Godzilla 1985

"Cucù"

“Cucù”

Cari amici e care amiche del fancalcismo, si avvicina il giorno in cui potrete finalmente godere del nuovo Godzilla sullo schermo più grosso che riuscirete a trovare nelle nostre vicinanze. Un’occasione di giubilo che vogliamo celebrare non solo stappandone un paio, ma dedicando al Re dei Mostri della Toho una puntata della nostra rubrica “Mostrologia”. Abbiamo già trattato del Godzilla di Roland Emmerich, ma per quello vi rimando all’ottimo pezzo del nostro stimato boss. Qui invece parliamo di quello vero, l’unico e il solo Gojira.

La nostra storia inizia nel 1954. Sono passati appena nove anni dal bombardamento di Hiroshima e Nagasaki con armi atomiche, le città giapponesi portano ancora i segni della tragedia e la nazione è in preda al terrore del nucleare. È in questo clima che il produttore Tomoyuki Tanaka decide di realizzare un film che tratti questi temi e, allo stesso tempo, lo faccia diventare schifosamente ricco. Il suo non sarà, dunque, un cupo dramma bellico o una riflessione profonda sul futuro del Giappone, quanto un creature feature in grado di rivaleggiare con quelli americani, in particolare Il risveglio del dinosauro, b-movie capolavoro i cui effetti speciali sono firmati niente meno che dal genio per antonomasia Ray Harryhausen, e naturalmente King Kong. Così, in breve, nasce l’idea di Godzilla. Ma prima di proseguire, sigla!

Per capire Godzilla e la sua parabola all’interno della storia del cinema, bisogna partire dalla tradizione mitologica giapponese. Non voglio tediarvi, perciò la farò breve: la mitologia giapponese fonde suggestioni shintoiste e buddhiste e postula che ogni singola entità sulla faccia della terra abbia un’anima. Non solo gli animali, ma anche le piante, le pietre e i fiumi hanno dunque uno “spirito”. Ne consegue un rispetto e una devozione nei confronti della Natura tutta che non ha paragoni nella nostra cultura. Questo concetto, per dire, è alla base di tutta la filmografia di Miyazaki e, non stupitevi, anche di quella di Godzilla. Tiè, beccatevi anche ‘sta connessione tra Miyazaki e Godzilla. Non ve l’aspettavate, eh?

Godzilla assume dunque i contorni di un contrappasso vivente, una specie di guardiano della natura che interviene per porre rimedio a uno squilibrio nell’ordine delle cose che si origina non solo dai bombardamenti atomici della guerra, ma anche dagli esperimenti con armi nucleari nel Pacifico. Tanaka prende infatti spunto da un incidente ben noto all’epoca: quello del peschereccio giapponese Lucky Dragon No. 5, coinvolto per errore in un test atomico nell’Atollo di Bikini. Il produttore pensa: “E se al posto del peschereccio ci fosse stata una creatura preistorica, risvegliata e potenziata dalle radiazioni atomiche?”. Il resto viene da sé: Godzilla emerge dalle acque e attacca Tokyo in un’orgia di terrore e morte, sfasciando palazzi e sciogliendone altri con il suo “fiato atomico”. La città, travolta dalla sua furia, reca gli stessi segni di distruzione visti a Hiroshima e Nagasaki dopo gli attacchi nucleari. Possiamo dire in tutta franchezza, insomma, che Godzilla è un metaforone semovente.

Sottili metafore.

Sottili metafore.

Vista sotto questa luce, non stupisce l’evoluzione del mostro nel corso della saga, da forza della natura votata alla distruzione a difensore dell’umanità contro esseri ancora più spaventosi. Una trasformazione che va di pari passo con il cambiamento di target dei film, via via più infantile, fino a che non c’è più spazio per la complessità e Godzilla diventa un essere buono e un campione dell’umanità a tutto tondo. Eppure, Godzilla funziona meglio proprio quando viene mantenuta quell’ambiguità di fondo, quando, dopo aver debellato l’ennesima minaccia, deve essere eliminato a sua volta per impedire che prosegua a devastare le città per conto proprio. Lo vediamo in questa forma, ad esempio, in Il re dei mostri (1955), Godzilla – Furia di mostri (1971) e Godzilla contro King Ghidorah (1991). La questione è ancora più evidente se si dà un’occhiata ai titoli originali dei film: i primi capitoli dopo il Godzilla originale vedono il mostro per secondo, come avversario di lusso e non come protagonista. Soprattutto Mothra vs. Godzilla (in Italia: Watang! Nel favoloso impero dei mostri), dove Mothra è l’eroe che difende la natura e Godzilla è l’agente dello squilibrio – l’esatto contrario di quello che avverrà più avanti. Non a caso più in là Mothra diventerà l’alleato per eccellenza del nostro.

C’è un altro concetto importante da sottolineare, quando si parla della saga di Godzilla: il concetto de LA SCUSA. Funziona così: ogni scusa è buona pur di far scontrare i mostri. A un certo punto, quando ormai i temi cupi dei primi due film hanno lasciato posto al divertimento bambinesco, i produttori si rendono conto che alla gente fottesega del motivo per cui Godzilla e i suoi colleghi finiranno per prendersi a pizze demolendo modellini di palazzi e inizia a inanellare una serie di trame sempre più bislacche e over the top: razze aliene vestite in maniere improbabili (e dai tratti inconfondibilmente nipponici), le quali ordiscono piani via via più inutilmente complicati, che non trovano alcuna giustificazione se non quella di fornire, lo avrete intuito, LA SCUSA per arrivare al dunque. È ammirevole: in America gli sceneggiatori avrebbero cercato la plausibilità, anche in faccia alle situazioni più improbabili. I Giapponesi, invece, la lasciano direttamente a casa con un’onestà intellettuale commovente. Sembrano dirci: “Ahò, qua ci stanno tre tizi in tuta da mostri giganti che si menano, non vorrete anche una storia credibile?”. Fanno, insomma, de LA SCUSA un’arte.

Gli abitanti del Pianeta X. Ovvero, un esercito di SCUSE.

Gli abitanti del Pianeta X. Ovvero, un esercito di SCUSE.

Certo, va detto che, nonostante le premesse sempre più bizzarre, c’è un attaccamento alla scienza esemplare. Gli scienziati sono sempre centrali nelle storie di Godzilla, e lo saranno fino alla fine. Mentre il cinema spettacolare americano sceglie sempre più spesso l’ottica delle persone comuni, i film di Godzilla sono raccontati dal punto di vista degli scienziati e dei giornalisti, figure professionali che indagano a loro modo sulle vicende che hanno risvegliato Gojira e il mostro di turno per trovare una soluzione. Anche il Godzilla di Emmerich, con tutto ciò che di sbagliato si porta dietro, azzecca almeno queste due coordinate.

Più avanza la serie, più Godzilla si fa attendere come la vera star che è, apparendo sempre più tardi nell’economia del film. È per lui che la gente si mette in fila fuori dai cinema e i produttori lo sanno. Via via che la serie prosegue si tenta sempre meno di giustificarne la presenza al di là di un semplice “Godzilla si è risvegliato”, quasi fosse il vicino anzianotto e rompicoglioni che, quando dai una festa particolarmente rumorosa, ti suona il campanello minacciando di chiamare la polizia se non desisti immediatamente. Poi tutto cambia, come vedremo nella filmografia essenziale: con Godzilla 1985, vero e proprio reboot che si collega direttamente al primo Gojira, il mostro torna a essere spaventoso e furioso come ai vecchi tempi. È la fine dell’era Showa, ovvero la prima tranche di pellicole di Godzilla che va dal 1954 al 1975. Inizia l’era Heisei (1984-1995), seguita dalla serie Millennium (1999-2004). In queste ultime due c’è un’alternanza più smaccata tra film dai toni cupi e produzioni più leggere e avventurose che riprendono le premesse bislacche della tarda epoca Showa e le contaminano con una discreta dose di fantascienza più “seria” e adulta, per ottenere risultati a volte molto interessanti e al passo con tempi più smaliziati. Ma ho parlato anche troppo, spazio alla scheda di Godzilla.

Godzilla in un raro momento di relax con Eiji Tsuburaya.

Godzilla in un raro momento di relax con Eiji Tsuburaya.

Nome: Gojira nella versione nipponica, Godzilla in quella internazionale.

Chi gliel’ha dato: Tomoyuki Tanaka, produttore della serie. L’idea fu quella di fondere le parole “gorira” (gorilla) e “kujira” (balena). Una vera dichiarazione di intenti: Gojira è infatti un essere anfibio imponente come una balena e intelligente quanto un gorilla. La traslitterazione “Godzilla” appare già nella prima versione in giapponese sottotitolata che la Toho distribuisce in diversi mercati internazionali, tra cui gli Stati Uniti (dove poi sarebbe stato re-distribuito in una versione americanizzata, Godzilla, King of the Monsters!).

È colpa degli americani? Potremmo dire di sì. Anche se il loro coinvolgimento non è mai sottolineato, Godzilla è stato riportato in superficie dal suo habitat sottomarino – o in alternativa mutato da dinosauro a Kaiju, perché le origini variano a seconda dei film – a causa degli esperimenti nucleari nel Pacifico, dietro cui storicamente c’erano gli americani.

Filmografia essenziale: esistono ben 28 film di Godzilla, esclusi gli americani. Perciò selezionare diventa un’impresa piuttosto complicata. Ovviamente è d’obbligo la visione del primo Godzilla (1954) di Ishiro Honda, regista che avrebbe poi diretto parecchi film dell’era Showa. Il successivo Il re dei mostri (1955) è importante perché introduce il primo duello con un altro Kaiju, Anguirus, e perché è l’unico in cui si tenta di giustificare in maniera plausibile il ritorno in scena del mostro (vedere sezione “Curiosità” più sotto).

Il seguente Il trionfo di King Kong (alias King Kong vs. Godzilla) è piuttosto brutto, ma vale la pena di essere visto solo per lo scontro epocale tra i due mostri più famosi di sempre. Arriviamo poi a Watang! Nel favoloso impero dei mostri (o Mothra vs. Godzilla), primo crossover tra due mostri della Toho, perché Mothra era stato già introdotto in un film solista diretto dallo stesso Honda. Nel 1964 esce anche Ghidorah, the Three-Headed Monster, prima apparizione dell’avversario più famoso di Godzilla, il drago a tre teste King Ghidorah. Seguono L’invasione degli astromostri (1965), Destroy All Monsters (1968 – da noi noto con il titolo furbetto Gli eredi di King Kong), in cui si scontrano praticamente tutti i mostri Toho in un concentrato di awesomeness, e Godzilla – Furia di mostri (1971), dove il mostro si scontra con il lovecraftiano Hedorah, essere alieno che si nutre di inquinamento. Quest’ultimo è uno dei capitoli più interessanti della saga e lascia perdere i toni infantili per tornare a parlare di temi ecologici scottanti; è anche un film tudofado, che risente molto della controcultura sessantottina, tanto che infila sequenze animate e numeri musicali con i light show, robe mai viste nei film di Godzilla. Se volete invece dare uno sguardo alla deriva per bambini nella serie, il consiglio è di spararvi almeno Il figlio di Godzilla (1967), brutto ma importante perché viene introdotto Minilla, e Godzilla vs. Megalon (1973 – alias Ai confini della realtà), divertentissimo perché Godzilla trova un alleato in Jet Jaguar, una specie di imitazione maldestra di Ultraman disegnata da un bambino che aveva vinto un concorso indetto dalla Toho.

"Dite ciiiiis"

“Dite ciiiiis”

Chiusa l’era Showa, passiamo all’epoca Heisei. Godzilla 1985, rilancio del personaggio che funge da “vero sequel” al primo Godzilla, cancellando tutta la continuity precedente, è un esperimento lodevole ma poco riuscito. Va visto perché ritorna ai toni cupi originali, e perché si tratta dell’unico altro episodio in cui Godzilla è il solo mostro in scena, ma alla fine è piuttosto noioso. Molto meglio il successivo Godzilla contro Biollante (1989), in cui il tema centrale è la hybris degli scienziati che giocano a fare dio, ma in cui non ci si dimentica che alla fine la gente è in sala per vedere le pizze tra i mostri. Segue Godzilla contro King Ghidorah (1991), imperdibile non solo perché riporta in scena le trame sci-fi più bizzarre dell’era Showa aggiornate al presente, ma perché tenta per la prima volta di riscrivere le origini di Godzilla: da creatura preistorica sottomarina “disturbata” dai test atomici, diventa vero e proprio dinosauro (“Godzillasauro”) sopravvissuto all’estinzione e pacificamente residente nell’isola di Lagos, finché i test atomici non lo tramutano in un Kaiju. La serie Heisei si conclude con un altro punto alto della filmografia godzilliana: Godzilla vs. Destoroyah, in cui il mostro muore dopo un’overdose di radiazioni e lascia i suoi poteri in eredità al figlio (qui chiamato Godzilla Jr.).

È il turno della serie Millennium, che sceglie ancora una volta di cancellare tutta la continuity ma parte da un presupposto diverso dall’era Heisei: ciascun film sarà slegato dagli altri e si connetterà solo al Godzilla originale. Si parte alla grande con Godzilla 2000: il film sfoggia alcuni degli scontri più belli e “realistici” della saga, con effetti sonori all’avanguardia e costumi bellissimi. Godzilla si scontra con Orga, un alieno biomeccanico che sembra fare il verso a Hedorah. Di quest’epoca vi segnalo anche Godzilla, Mothra and King Ghidorah: Giant Monsters All-Out Attack (2001), unico caso in cui Godzilla è visto come un’entità maligna, una specie di spirito evocato dalla rabbia dei soldati morti nella Seconda Guerra Mondiale e l’emblema più sfacciato del sottotesto ecologico della saga. E poi, naturalmente, Godzilla: Final Wars, capitolo “finale” d’autore (è diretto da Ryuhei Kitamura) che mescola fantascienza e arti marziali per chiudere col botto. Nel film ci sono praticamente tutti i mostri Toho (incluso il Godzilla di Emmerich, vedere sempre le “Curiosità”) e Godzilla si scontra con ciascuno di loro. È un’opera forse non del tutto riuscita, e dove il plot “umano” ha fin troppo spazio, pur non essendo né troppo interessante né originale, ma quando si lascia tutto alle spalle per concentrarsi su Godzilla dà il meglio.

"Cugino!". "Cugino!"

“Cugino!”. “Cugino!”

Infine, per completezza, vi segnalo quella che è una sorta di mini-saga nella saga: i film in cui Godzilla si scontra con la sua versione robotica Mechagodzilla. Sono cinque in tutto: Godzilla contro i robot (1974), Distruggete Kong! La terra è in pericolo (1975 – in realtà Terror of Mechagodzilla), Godzilla vs. Mechagodzilla II (1993), Godzilla Against Mechagodzilla (2002) e Godzilla: Tokyo S.O.S. (2003).

Altezza: il Godzilla originale era alto 50 metri, altezza che rimane invariata nel corso di tutta l’era Showa. Durante l’epoca Heisei oscilla dagli 80 ai 100 metri, perché nel frattempo i palazzi di Tokyo erano diventati più alti e c’era bisogno che Godzilla svettasse anche su quelli nuovi. La serie Millennium tenta di riportarlo a un’altezza più vicina all’originale – tra i 55 e i 60 metri – ma poi si chiude con i 100 metri di Godzilla: Final Wars. Nel film di Gareth Edwards raggiunge i 106,68 metri.

Specifiche tecniche: Godzilla è stato concepito come la fusione fra tre dinosauri – la forma generale di un tirannosauro, le braccia di un iguanodonte e le scaglie dorsali di uno stegosauro. C’è da dire, però, che ci sono altri elementi nel suo design: il torso, ad esempio, sembra più quello di un primate (e in particolare di un gorilla) e alcuni tratti ricordano addirittura un orso. La cosa è molto evidente nel design del Godzilla 2014, più orso gigante che rettile. Il creatore degli effetti speciali e autore del design, Eiji Tsuburaya, inizialmente suggerì che il mostro avesse l’aspetto di una piovra gigante, ma poi l’idea fu abbandonata in favore del rettile che tutti conosciamo. Tsuburaya avrebbe anche voluto realizzare Godzilla in stop-motion come King Kong, ma la tecnica fu giudicata troppo costosa e utilizzata solo per una breve sequenza in cui la coda di Godzilla distrugge il Nichigeki Theatre. Nacque la suitmation – ovvero la tecnica dello stuntman in tuta da mostro. Le tute all’epoca erano talmente pesanti che lo stuntman era costretto a girare solo per tre minuti se voleva evitare di svenire per il caldo. Nel ruolo di Godzilla, fino al 1972, c’è sempre stato lo stuntman Haruo Nakajima.

Volersi bene.

Volersi bene.

Vittime preferite: Godzilla è fondamentalmente un gigantesco mostro di Frankenstein o un Hulk: se lo lasci in pace, lui si limita a devastare qualche palazzo passando, ma se gli rompi le palle sono cazzi tuoi. Spesso, le sue vittime sono perciò gli abitanti delle principali città giapponesi – e soprattutto di Tokyo, anche se il mostro non intende davvero far fuori nessuno. Le vittime preferite sono senz’altro i suoi simili, gli altri mostri risvegliati dai fondali oceanici (Anguirus, Ebirah) o provenienti dallo spazio (Ghidorah, Hedorah) oppure, ancora, costruiti dall’uomo o dagli alieni per sconfiggerlo (Mechagodzilla, Gigan).

Mossa preferita: col passare dei film Godzilla diventa sempre più umano e lotta come un vero campione di wrestling, con tutto il campionario di tecniche annesso. La sua mossa preferita, però, è sicuramente quella di afferrare un avversario per la coda, roteare su se stesso e scagliarlo il più lontano possibile come un lanciatore del peso. Oppure anche spazzare via i palazzi con il suo fiato atomico.

Omicidio migliore: in Godzilla contro King Ghidorah, il nostro sta procedendo nella sua abituale devastazione di Tokyo quando scorge, all’ultimo piano di un palazzo, una sua vecchia conoscenza. È un ex ufficiale della Seconda Guerra Mondiale che ha incontrato quando era ancora un Godzillasauro sull’isola di Lagos, prima della sua mutazione. I loro sguardi si incrociano e, per un lungo attimo, sembra che Godzilla lo riconosca e provi qualcosa per l’uomo che gli deve la vita. Poi, però, si ridesta e disintegra il palazzo con il suo fiato atomico. Toh, ve lo faccio vedere.

Come si sconfigge: non si sconfigge, di solito. Le armi convenzionali non possono nulla contro di lui, e generalmente tocca seppellirlo sotto una frana, in un vulcano o nel fondo del mare. Solo due uomini sono riusciti a distruggerlo: il dottor Serizawa in Godzilla, utilizzando un’invenzione chiamata Oxygen Destroyer, in grado di eliminare l’ossigeno dall’acqua, ma suicidandosi nell’impresa per non far cadere l’arma in mani sbagliate (tanto per ribadire il metaforone anti-nucleare). E Taizo Tachibana, ammiraglio delle forze di difesa giapponesi che fa saltare in aria il mostro guidando un sottomarino nelle sue interiora e sparando un missile speciale, in Godzilla, Mothra and King Ghidorah: Giant Monsters All-Out Attack. Ma anche in quel caso il cuore di Godzilla sopravvive.

Assomiglia a una figa? Non avete letto la parte in cui dico che è un montaggio di tre diversi dinosauri? E secondo voi i dinosauri assomigliano a delle fighe?

Se fossi un biologo, lo accarezzeresti? Forse la versione puccettosa degli anni Settanta, ma non certo quella incazzata dagli anni Ottanta in avanti. Se fossi un biologo lo studierei, certamente, ma me ne terrei bene alla larga.

Ulteriori curiosità:

– Il primo Godzilla viene fatto fuori da Serizawa per davvero, tanto che nel primo seguito, Il re dei mostri, viene specificato che il Godzilla risvegliatosi insieme ad Anguirus è un secondo esemplare della stessa specie. Nel primo film, infatti, si dice che Godzilla e i suoi simili probabilmente vivevano in un habitat sottomarino, isolato dal resto dell’oceano da un sistema di grotte distrutto dagli esperimenti nucleari nel Pacifico. Dopo Il re dei mostri, comunque, della cosa non si parla più e Godzilla è semplicemente Godzilla. L’idea viene comunque ripresa in Godzilla Against Mechagodzilla (2002), quando lo scheletro del Godzilla originale viene ripescato e utilizzato per costruirne la controparte robotica.

– Tra i design pensati da Tsuburaya prima di quello storico, c’era anche un gorilla con la testa a forma di fungo (!), per ricordare il fungo atomico. Tsuburaya fu anche il creatore di Ultraman.

– Nella versione americana del primo film, Godzilla, King of the Monsters! (1956), venne aggiunta una sottotrama con protagonista Raymond Burr (aka Perry Mason) nei panni di un reporter americano che indaga sulle prime apparizioni del mostro. Burr riprese il ruolo nella versione americana di Godzilla 1985, The Return of Godzilla.

– Il Godzilla di Roland Emmerich fece talmente schifo ai dirigenti della Toho, che decisero di sminuirne l’impatto nell’unico modo che conoscevano: canonizzandolo. Il mostro fu ribattezzato perciò Zilla e introdotto nel cast dell’ultimo film della serie Millennium, Godzilla: Final Wars, dove fu realizzato (malamente) al computer e picchiato (malamente) dal vero Godzilla in un rapido showdown.

La cumpa al completo.

La cumpa al completo.

– Il tema di Godzilla fu scritto dal compositore Akira Ifukube. Nella serie Showa appare solo nel film originale e nell’ultimo, Distruggente Kong! La terra è in pericolo. Poi appare qua e là in vari film, tra cui Godzilla contro King Ghidorah, Godzilla vs. Destoroyah e Godzilla 2000. Nell’era Showa fu sostituito quasi subito da un altro tema, Godzilla March, apparso per la prima volta in Il trionfo di King Kong. Keith Emerson realizzò parte delle musiche di Godzilla: Final Wars, tra cui una cover del tema di Godzilla.

– Ifukube ideò anche il verso di Godzilla. Anziché utilizzare il classico mix di versi animali rielaborati – strada che era stata comunque tentata ma non aveva portato a niente – il compositore strofinò un guanto di cuoio rivestito di resina su un contrabbasso, ottenendo così il peculiare urlo del mostro.

– Leggenda vuole che “Gojira” fosse in realtà il soprannome di un grossissimo macchinista della Toho, ma il fatto che dopo sessant’anni nessuno abbia mai reclamato il soprannome per sé o un parente fa sospettare che si trattasse, appunto, solo di una leggenda.

– Nel 1977, il regista Luigi Cozzi, grande amante del primo Godzilla, ne curò una nuova versione colorizzata (con la tecnica “Spectrorama 70”) da distribuire nelle sale. Cozzi prese la versione americana e vi aggiunse altri venti minuti di materiali di repertorio, scene di altri film di fantascienza e documentari della Seconda Guerra Mondiale. La versione venne distribuita come Godzilla: Il re dei mostri ma è nota ai fan come “Cozzilla”.

– I modellini usati da Tarantino in Kill Bill – Volume 1, nella scena in cui l’aereo di Uma Thurman sta atterrando su Tokyo, sono degli avanzi dal set di Godzilla, Mothra and King Ghidorah: Giant Monsters All-Out Attack.

– Esistono tre serie TV dedicate a Godzilla: Godzilla Island, una serie live action andata in onda in Giappone dal 1997 al 1998, per un totale di 256 episodi di tre minuti l’uno; Godzilla, serie animata americana co-prodotta da Hanna-Barbera e Toho e andata in onda tra 1978 e 1981, in cui il mostro era affiancato dal “cugino” Godzooky, praticamente una variazione sul tema di Minilla; e infine Godzilla: The Series, sequel del film di Emmerich con protagonista uno dei figli di Zilla.

Contributo finale.

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25 Commenti

  1. Jax

    Madonna che super-post! Bellissimo!

    Una domanda: quindi il Godzilla con Raymond Burr (1956) è sostanzialmente il primo Godzilla con delle scene aggiunte?

  2. George Rohmer

    Grazie! E’ esattamente quello, un riadattamento di Godzilla al mercato americano con scene aggiunte girate da Terry Morse.

  3. Jax

    Perfetto! comunque per me rimane il migliore ed è veramente veramente cupo

  4. Attila Finch

    Nemmeno due righe su Gamera :( e lo avete anche nella sigla.

    Però bel post

  5. George Rohmer

    Perché tecnicamente Gamera non è Toho, dunque non fa parte dell’universo di Godzilla. C’era già troppa roba da dire su quello…

  6. Ace Sventura

    A me, complice la mia età di allora, il Godzilla di Roland piacque.

  7. Ryan Gossip

    ottimo pezzo. Trovo molto buffo come sono riusciti a renderlo “commerciale” in tutte le salse

    aggiungo solo che non vedo l’ora che esca al cinema, e questo
    http://i.imgur.com/kAEbzDD.jpg

  8. Past

    Complimenti, ci voleva propio sto ripasso!

  9. @Jax: invece il Godzilla con le scene girate da Morse io l’ho trovato odioso. Forse perché ho visto prima la versione giapponese, ma vedere questo occidentale coinvolto a forza e pretestuosamente in delle situazioni dove davvero non c’entra niente mi ha dato parecchio fastidio.
    Ma poi ha una tale faccia supponente che viene da prenderlo a ginocchiate volanti.

    Comunque, post fondamentale e stupendo.
    Finalmente una guida per orientarsi in questo marasma di film e mostri.

  10. Milos Corman

    Bellissimo e appropriato approfondimento, merita una lettura più attenta fuori dalle mura dell’ufficio…

  11. samuel paidinfuller

    sul tema godzilla e isola dei mostri consiglio questa ottima lettura, rapida e avvincente

    http://files1.comics.org//img/gcd/covers_by_id/72/w400/72356.jpg

  12. Ciak Norris

    A quando un crossover Godzilla vs Megaloman?

  13. Uwe Pól

    Bravi tutti ma almeno una citazioncina una dell’atragon, è così fico!

  14. Capitan Impallo

    Fermo restando che io adoro pure il Godzilla di Emmerich, come il resto della produzione di Rolandone nostro: il Godzilla migliore è assolutamente il pluricitato “Vs. King Ghidorah” del ’91, un sacco di botte, trama non necessariamente ridicolissima, buone scene di contorno e begli effetti. In secondo luogo, Gli eredi di King Kong”, a dispetto del titolo, FIGATA TOTALE

  15. George Rohmer

    @Uwe Pòl: eh ma siete incontentabili! :)

  16. Jax

    @pilloledicinema vabbè ma si vede che è messo lì solo a uso e consumo dell’america/occidente. Praticamente ogni scena in cui c’è lui è uno spiegone! Poi l’inizio con la sua descrizione di Tokyo è fighissimo! Cmq mi cercherò anche quello solo giappo per rivedermelo!

  17. Il burio.

    Vogliamo parlare di questo spot ?
    https://www.youtube.com/watch?v=QKpzU2GSVC0

  18. Triplo

    Voglio un esercito di SCUSE!

    Anni fa anche il Doc Manhattan aveva scritto uno speciale sul Godzilla, per chi fosse interessato a tutti i soci e amichetti del mostrone spaccapalazzi.

  19. Kairos

    Così pochi commenti per il re dei mostri? Cribbio.
    Comunque, concordo sul primo e sullo psichedelico Godzilla vs. Hedorah, ma delle due serie successive i migliori secondo me sono quelli di Takao Okawara: Godzilla vs. Mothra, Godzilla vs. Mechagodzilla (quello del ’93) e Godzilla vs. Destroyah. Ci sarebbe anche Godzilla 2000, ma non ho mai sopportato l’eccesso di CGI scrausa.

  20. Biscott Adkins

    scusate ma per me questo rientra di diritto tra LE BASI.
    sempre e comunque #teambiollante

  21. Il Reverendo

    ma il senso dello spot è che lo snickers è talmente pesante come merendina che ne basta uno per saziare anche godzilla?

  22. Kairos

    E comunque il miglior spot con Godzilla rimane questo: https://www.youtube.com/watch?v=1oCF-QFuoYs

  23. Michael Jail Black

    Post fenomenale! Mostrologia manca tantissimo pero’! Invece quando si patrla di godzilla e della sua cumpa non posso non ricordarmidi questo

    https://www.youtube.com/watch?v=jAVb9eIGsK0

    P.s.: Ma il tema che si sente alla fine fa aprte del tema di godzilla o di una sua variazione?

  24. AVV.

    ci sono curiosità sui costumi?
    tipo se ne vendono riporduzioni perfette?

    quanta Cultura

  25. George Rohmer

    @il Burio: Lo spot della 500 l’ho visto tardi, ormai non l’avevo incluso e anche ‘sti gran cazzi. Mi fa solo pensare che Marchionne spende i soldi nei modi più inutili apposta.

    @Michael: Ah, i Simpson pure quelli mi erano venuti in mente ma come sopra, TROPPA ROBA! La musica che si sente non mi pare faccia parte del tema di Godzilla ma magari della colonna sonora di qualche film può essere.

    @Kairos: bellissimo, non lo ricordavo. A me Godzilla 2000 è piaciuto abbestia, CGI c’è solo quando Orga è in versione navicella spaziale, ma quando si trasforma in mostro è uno degli scontri visivamente più belli, e il costume di Godzilla è fatto con una cura micidiale.

    @AVV: guarda ho trovato solo maschere su eBay, ma c’è questo interessante sito (http://becominggodzilla.com/) in cui ti spiegano come fabbricarti un costume…

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