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The Battery: abbiamo perso la guerra. E male.

Inizio: ovvero delle premesse.
(Pomp and Circumstance, op. 39, March No. 1 – Edward Elgar)

The Battery parla di due amici, Ben e Mickey, ex giocatori amatoriali di baseball, che si ritrovano a dover sopravvivere da soli dopo chè è scoppiata apocalisse di zombie molto lenti e molto rincretiniti. Ben li ammazza senza problemi, Mickey no. Ben mangia molto, Mickey no. Ben fa le puzzette rumorose nelle ricetrasmittenti, Mickey no. Ben dorme in macchina, Mickey no. Ben ha la barba, Mickey no. Ben è anche il regista del film e si chiama Jeremy Gardner., Mickey è il co-produttore e si chiama Adam Cronheim.

Il film è costato circa seimila dollari ed è stato girato in 15 giorni in Connecticut da una crew di quattro persone con una Canon 5D Mark II. Dura poco più di un’ora e mezza e nella colonna sonora ha pezzo di The Parlor, El cantador, Sun Hotel e Wise Blood.

Ben è quello dietro. Mickey no.

Ben è quello dietro.
Mickey no.

Sviluppo: ovvero delle riflessioni
(La gazza ladra, Overture – Gioacchino Rossini)


Come spesso accade è in una riga di dialogo che si può trovare il riassunto di un film. A un certo punto Mickey, esasperato dall’assenza di stanzialità a cui Ben lo costringe, chiede “Noi ci muoviamo, ci muoviamo sempre, ma dove andiamo?”. E Ben risponde “Da nessuna parte”. Se volete sapere come la penso, credo che il dialogo messo in scena non sia tanto quello tra i due amici, quanto quello tra il produttore esecutivo e il regista. Perché The Battery è esattamente questo: un film che non va da nessuna parte. In molti hanno applicato a questo filmino indipendente l’etichetta di road movie probabilmente sviati dal fatto che, tra un abbiocco e l’altro, hanno visto una macchina, una strada e due poveri stronzi su una macchina che va su una strada. A mio avviso l’epica del road movie, che sostanzialmente ricalca a grandi linee chanson de gest, necessita di un percorso, di uno sviluppo che può essere spaziale (lo spostamento dal punto A al punto B) o personale (l’evoluzione del personaggio). In The Battery tutto questo non c’è. L’intero film è completamente immerso in una staticità forzata così tanto impegnativa da far sembrare Simpathy fo Mr. Vengeance uno sketch di fine puntata di Benny Hill. Ve li ricordate gli sketch finali di Benny Hill? Quelli girati tutti accelerati? Ecco, così.

tipo un minuto e mezzo di gente che si lava i denti.

tipo un minuto e mezzo di gente che si lava i denti.

Accenni di trama subito abortiti, momenti di descrizione pura e antinarrativa (spesso delegati a dettagli in close up vd. alla voce flora e fauna), inserti musicarelli, linee di dialogo pretestuose: The Battery gioca al gioco della sospensione e lo fa in maniera spudorata. La stessa presenza degli zombie è totalmente ininfluente nello sviluppo della trama e la loro presenza alla fine gioca un ruolo realmente marginale nell’intera vicenda. Più che un film, The Battery sembra un concept album di un duo della Rough Trade, con tanti soldi quanti bastano a creare un contenitore lungo 90 minuti per infilarci un cinque canzoni e dare sfoggio di un’estetica che, in questo 2014, oltre che logora è  pure del tutto prevedibile nei suoi cazzo di 5 stereotipi visivi (non manca infatti la trimurti: masturbazione, nudo maschile, frutta mangiata, inquadratura fissa con quadro e mezzobusto del protagonista che fa le facce buffe).

Novità assoluta in città (Astenersi perditempo e curiosi)

Novità assoluta in città (astenersi perditempo e curiosi)

Chiusura: ovvero delle domande.

(Scherzo, Secondo Movimento, Sinfonia No. 9 – Ludwig Van Beethoven)

Come ci siamo arrivati a questo punto? Intendo dire, come siamo arrivati al punto in cui, su Fangoria, leggiamo “Described as an “anti-zombie zombie movie” The Battery is the most reinvigorating take on this overworn subgenre I’ve seen in ages”. Come è possibile insomma che già ad “anti-zombie” non ci siamo chiesti “ma di che cazzo stiamo parlando”? Perché è un po’ questo ciò su cui dobbiamo interrogarci. È possibile che un film senza il benché minimo accenno di paura e di tensione, girato tutto con i filtrini Lomo, con elementi dell’immaginario hipster che sembra Juno 2: now with only cazzo and some zombies, insomma possibile che un film con le espadrillas e i pantaloni arrotolati  che si autodenuncia come anti-zombie possa essere, in qualunque modo “the most reinvigorating take on this overworn subgenre”? Probabilmente sì. Ma allora con tanta amarezza mi chiedo quando e perché abbiamo perso la guerra. Quando abbiamo alzato le mani e ci siamo arresi al popolo delle giacchette strette con le toppe sui gomiti, quando gli abbiamo consegnato la nostra voglia di provare sentimenti primordiali e di pancia, immediati (nel senso di senza mediazione alcuna) e abbiamo trovato disdicevole godere irrazionalmente di fronte alla scodata di Godzilla.

Il fottuto filtro Lomo.

Il fottuto filtro Lomo.

Cosa è successo? Cosa è stato? Forse Anna Falchi che fa uno smorza candela con Rupert Everett su una tomba? Forse la droga nei pacchetti di figurine del primo Batman di Burton? Il troppo alcool nelle merendine Fiesta o il colorante nel ghiacciolo gusto puffo? Abbiamo perso una guerra e con essa l’onestà profonda che da sempre caratterizza il cinema horror e action. È difficile, davvero, accettare che un film come The Battery possa essere una strada auspicabile, anzi direi addirittura “percorribile”, per il cinema horror senza provare un profondo senso di disagio e un brivido, quello sì, di paura. E lo è ancora di più oggi quando un James Wan qualunque ci ha dimostrato ancora una volta che un paio di mani che spuntano nel buio e applaudono possono fare ancora paura. E anche molta. A meno che non vogliamo tutti quanti andare a giocare nel campionato delle tastierine Casio, dei cappelli di paglia di H&M e delle app del cellulare che scattano finte polaroid applicandoci pure una finta impronta di unto. E tutto questo per sentirci dalla parte “giusta” della cultura. Quella parte che però, e questo deve essere chiaro, con noi non vuole -né vorrà- avere mai niente a che fare.

DVD-Quote Suggerita

Juno 2: now with only cazzo and some zombies

Bongiorno Miike, i400calci.com

 

IMDb | Trailer

BONUS

Segotto davanti alla zombie

lavorare il noce antico

lavorare il noce antico

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53 Commenti

  1. @alex9

    L’innovazione invece ci piace però quella di Gareth Evans che fa film di botte con più botte e più belle anziché meno botte e meno belle. Anche perché un action senza azione e un horror senza spaventi sono come hamburger senza hamburger, nel panino puoi ficcarci tutti i condimenti che vuoi ma se non c’è la carnazza farà schifo sempre e comunque (e troverà solo hipster vegani come estimatori).

    Per quanto riguarda il film, forse l’avrei visto se i protagonisti fossero due gnagne in canottiera che lavandosi la schiena a vicenda scoprono una tenera amicizia fra loro ma poi ci pensano gli zombi a riportarle sulla strada dell’eterosessualità. Anzi, questo forse apro un progetto su kickstarter per recuperare i 6k per girarlo.

  2. Steven Senegal

    mai capita questa cosa della gente che ogni tanto gli prende la fissa di fare le recensioni delle recensioni, sempre gli stessi poi
    @alex9: “becero”, “bieco”. Non hai visto il film, mi chiedo cosa commenti a fare allora? Sono i commenti ad un film non ad una linea editoriale. Scrivi na mail di rimostranze a nanni e priva tutti gli altri lettori della tua noia presuntuosa

    “in definitiva non condivido il vostro sistema di valori neanche per sbaglio”
    bravo non condividere nemmeno l’aria fresca di questo posto con noi e levati una buona volta

  3. Vin Senza Piombo

    Premetto che il film non l’ho visto e non l’ho vedrò. Il segotto davanti la zombi vale tutto il film. Non potevano fare semplicemente una foto?
    Io mi preoccupo, comunque, per quando a produzioni del genere ci saranno budget con qualche 0 in più. Ho paura che gli hipster siano degli emo più socialmente accettabili e quindi più longevi. Cioppaura Jack.

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