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Il dipartimento affari esteri dei Calci presenta: La recensione di American Sniper

Se è Il nemico alle porte quel che volete da American Sniper dovreste saperlo da subito che non è ciò che Eastwood ha intenzione di fare. Vi ingannerà con un inizio simile (il padre che insegna a sparare al figliolo) ma non ci sarà altro. Se è Gunny che volete dovreste saperlo da subito che non è ciò Eastwood fa più, da anni. Vi ingannerà con una fase di addestramento fatto di urla e pretese inumane ma non ci sarà altro. Se infine è un solido e duro film di guerra anni ‘70 quello che volete, dovreste saperlo da subito che, grazie al cielo, Eastwood non sta fermo al suo passato, nè è un nostalgico. Così, quello che avrete, fate meglio a saperlo da subito, è un film di guerra strano e poco classificabile. American Sniper è un’opera dal fomento gentile, non ha le fiamme nelle viscere ma rimane fermo a lungo come un bravo cecchino, sembra che nulla accada invece tutto sta succedendo. Attende, mette in scena la frustrazione, la calma e la decisione, poi, tutto d’un tratto, fa esplodere i suoi colpi. E quando lo fa è bravissimo.
Quindi volete giudicarlo perchè per tutto il tempo è successo poco e niente? Fatelo pure ma sappiate che per sparare quei colpi così precisi e inesorabili serve stare fermi ore se non giorni.

Non fatevi ingannare dai pantaloncini. Non è Gunny

Non fatevi ingannare dai pantaloncini. Non è Gunny

Prima di andare al sodo però voglio sgombrare ancora un altro po’ il campo da possibili equivoci. A me non interessa come la pensiate voi e non mi interessa nemmeno come la pensi Eastwood (anche se lui me lo dice in tutti i suoi film), non mi interessa nemmeno tanto come la pensasse Chris Kyle, il più grande cecchino della storia d’America con 160 uccisioni riconosciute, tanto da meritarsi un film sulla sua vita diretto da Eastwood in persona e interpretato da Bradley Cooper (però che screzio che l’attore fico del momento per fare te si deve mangiare un bue).
A me interessa co ‘sta storia che film ci vogliamo fare. Qui c’è una persona che di lavoro ammazza bambini che portano bombe contro uomini come lui, che per 4 anni deve decidere da solo se la situazione vale una vita e che fa di tutto per sparare ad altri, uno che è venerato come un mito in patria e che quando era in America voleva tornare nell’inferno della guerra e io sono interessato a cosa ci veda Eastwood in questa storia, come la pensi politicamente è veramente la parte meno clamorosa e più banale. Per dire, se ci vede Code Name: Geronimo me ne posso anche andare, perchè non è pane per i suoi denti quella roba lì (per fare bene un film brutto ci vuole un’altra pasta).
Dunque non cominciamo con storie di guerrafondai, patrioti, razzisti, sciovinisti e pacifisti, American Sniper è un film di persone che godono quando la bandiera sventola, raccontata da uno che non è un militare ma gode lo stesso a vedere la bandiera sventolare.
Il punto di vista è quello.

La prima cosa bella che non vedrete da altre parti è che Chris Kyle non è sveglio. Io non lo so come fosse nella vita vera ma quello interpretato da Bradley Cooper è uno straordinario bamboccione panzutello, con il telefonino attaccato alla cinta, gli occhiali sul berretto e un’espressione che non è proprio il massimo. Che io quando vedo la gente con le cose attaccate alla cinta mi viene il veleno e metto subito mano alla pistola che ho attaccata alla cinta. Non è scemo, questo no, ma nemmeno un fulmine, è uno come tanti che non prendono troppe posizioni, uno che si arruola perchè ad un certo punto non c’era molto altro da fare e ama il suo paese. Dal film so che aveva un fratello che lo segue in guerra ma che non la vive bene come lui, uno un po’ più debole che non ce la fa e in quel momento brevissimo in cui si incrociano sembra che gli facciano male tutti i muscoli del corpo dalla disperazione. I due erano molto vicini ma dopo che si arruolano praticamente non si vedono più, nemmeno tornati a casa. Non so se a Clint la guerra piaccia, di certo so che crede che il male esiste, che in questo periodo lo identifica con i combattenti di Al Qaida che uccidono pubblicamente i bambini trapanandogli la testa (secondo il film esistono, sappiatelo) ma credo proprio che abbia una pena infinita di quelli che vengono chiamati “eroi”. Lui a questa storia regala il trattamento del western classico, quello che prende tutti i personaggi e gli eventi, li scarnifica per renderli esemplari, monolitici, in un certo senso più semplici e manichei ma soprattutto epici (un trattamento che non sempre fa rima con “lieto fine”).

La sfumata posizione politica

La sfumata posizione politica

Di tutti i film biografici che si vedono di continuo con immensa sofferenza dei bulbi oculari questo è duro e deciso, di pochissime parole e poco sentimentalismo, non esalta il protagonista, non lo scusa e nemmeno vuole farne un ritratto che indugi sul mito (anche quanto tutti lo chiamano “bitticco!” come fosse Galeazzi). La storia del più grande cecchino d’America è una cosa in fondo tristissima, che rientra nel calcismo come eccezione meritevole e che somiglia ai miti greci più che alle storie vere. C’è un’immensa tempesta di sabbia che si avvicina come le onde giganti di Interstellar mentre quel bastardo di Chris Kyle mette a rischio di morte tutta la sua squadra appositamente, solo per fare fuori con un colpo da medaglia d’oro di tiro a bersaglio vitanaturaldurante quello che lui aveva individuato come il suo nemico giurato (il cecchino cattivo, lo distinguete perchè è vestito di nero e non parla). Mentre in quel momento tutto il paesaggio intorno a loro cambia per l’arrivo della tempesta, Clint fa quello che non fa mai nessuno, mostra cosa si vede in un mirino che guarda a km di distanza, lontananze impossibili in cui ogni cosa è una macchietta e poi ci attacca una delle sequenze più kitsch e con i peggiori effetti speciali di tutto il suo cinema dopo l’onda anomala di Hereafter. In seguito, per scusarsi, ci regalerà anche la più bella sequenza di fuga nella sabbia mai vista (si, meglio di quella di Mission: Impossibile IV che già era bella).

Nella foto una delle adrenaliniche scene d'azione

Nell’immagine una delle adrenaliniche scene d’azione

Così tornando a casa dalla proiezione cui ho assistito con Darth Von Trier (a vedere i film di guerra e specie quelli di cecchini, i400Calci ci vanno a coppie perchè ci si tiene a vicenda per non eccedere in fomento e visto che il capo supremo ha deciso di farci nascere nella medesima città io faccio coppia con Darth Von Trier) sono stato assalito dal ricordo di quando ho visto L’uomo nel mirino per la prima volta. Non ero preparato e mi prese un colpo, me lo prese ben prima della scena finale in cui tutte le pallottole rimaste nei magazzini della Warner Bros. vengono sparate contro un camioncino carico di risolutezza e ardore. Era quel fare spregiudicato del Clint degli anni ‘70 che mi aveva fatto saltare il cuore in gola, un film la cui locandina sembra quella di un romanzaccio da edicola o di un videogame per Amiga (per quello avevo scelto di vederlo) ma in cui ogni inquadratura ti fa desiderare ardentemente di vedere quella successiva, in cui c’è un che di epico anche in un uomo derelitto che si autoassegna una missione contro tutti. In poche parole è il mito, la continua lotta contro un destino in agguato scelta per rigore morale.
Ecco io credo di essermelo ricordato tornando a casa da American sniper perchè benchè sia un film decisamente più autunnale e meno d’azione, lo stesso c’è un’immensa tristezza e senso di inutilità in quest’uomo che ha fatto il suo dovere più di tutti gli altri.

Il cinema d’azione, e in fondo molto spesso anche quello di combattimento, puntano alla sensazione contraria, all’esaltazione del gesto, della potenza, della determinazione e di tutto quello che c’è di dissetante nel vedere il fantastico sforzo di uno stuntmen che cerca di somigliare ad un attore famoso o di un grande atleta che cerca anche di recitare. Nel cinema d’azione c’è felicità anche quando le cose vanno male, c’è il sole anche quando piove, invece American Sniper è come Zero Dark Thirty, un film in cui sembra tutto sia andato male anche quando in realtà sarebbe andato bene.

L'etica della rete rossa

L’etica della sconfitta nella vittoria attraverso la rete rossa

Dvd-quote suggerita:

“Un film che può attendere anche per ore per colpire nel punto giusto”
Jackie Lang, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

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58 Commenti

  1. Opellulo

    Peccato averlo visto solo adesso e aver scoperto che in una 50ina di commenti nessuno ha fatto notare che il tema morale del film, spiegonato dal padre all’inizio, è lo stesso di Team America!

  2. AVV.

    Ma Sta cosa che nella prima missione a tutti i soldati mancano gli stemmi rimovibi? Quelli con il nome e il grado insomma. Poi saltano fuori…..boh

    Non vedo come si possa discutere l’ideologia del film con la citazione del Punitore

  3. pasqualobianco

    Maccosa ne ditereste se a mé del precisino non folla na mazza?
    Giusto per chiedere ai follower?

  4. Botte & Costello

    piaciuto molto. che bello quando un regista americano gira le scene d’azione senza parkinson cam. Clint TVB

  5. Io l’ho visto sabato: mi aspettavo una cosa profondamente diversa, peggiore, fascista, filoamericana, patriottica, reazionaria.
    E invece.
    Il film racconta di un ragazzotto non troppo sveglio che un giorno vede l’attentato alle ambasciate americante e corre ad arruolarsi. Ce ne sono tanti così, anche in italia. Lui, se ci fate caso, è l’unico in tutto il film che indefessamente ci crede, l’eroe che cerca di rimanere duro e puro nonostante il male che gli sta attorno e che, volente o nolente, alla fine ne viene contagiato.
    Non l’ho trovato indulgente per niente con la guerra: la scena del bambino, così com’è, cruda e asettica è un bel calcio nelle palle per chiunque; al cinema parecchi son rimasti shockati e c’era il pienone. Credo che Clint, da repubblicano della vecchia guardia, ma comunque anomalo, voglia dirci che il male c’è e c’è la guerra. Non è una bella cosa, anzi proprio per niente e che ti cambia. Tu puoi essere l’eroe, ma non puoi salvare tutti, perchè finisci per consumare te stesso e chi ti sta attorno, ma l’uomo, l’eroe, può sopportare questo peso in nome di un ideale alto. Qui infatti si inserisce il cecchino rivale e la sfida, la vendetta contro un nemico invisibile che ha ucciso i tuoi amici e che tu devi far fuori (forse la cosa che stona davvero di più del film).
    Non è un caso che, una volta compiuto il suo dovere, cioè uccidere il cecchino rivale, Chris chiami la moglie (in pieno combattimento, durante una tempesta di sabbia), per dirle che è pronto a tornare.
    Per il resto, il protagonista non ne esce certo benissimo: per il suo ideale ha quasi distrutto la sua famiglia, ha devastato suo fratello, ha visto amici morire, ha ucciso bambini e lui stesso non è mai tornato dall’iraq per 10 anni filati.
    Non ci vedo molto di repubblicano in questo.

    PS: Black hawk dawn, io francamente non so perchè venga così osannato. È davvero un film di merda.

  6. GGJJ

    Anche a me è piaciuto parecchio. E’ un film girato bene, recitato bene e con una morale più complessa di quel che potrebbe sembrare (loro sono il Male, ma noi siamo tutt’altro che perfetti) e cosi destinato a non piacere a tutti coloro che dividono il mondo in Bianco e Nero, indipendentemente da cosa intendano per Bianco e per Nero.
    Dissento dalla recensione soltanto perchè, avendola letta prima di aver visto il film, mi aspettavo una pellicola con meno azione di questa che è in realtà un film di guerra a tutti gli effetti. In tutte le scene del fronte, anche quando non succede niente, c’è sempre una tensione sotterranea derivante dall’attesa di qualcosa che potrebbe accadere in qualsiasi momento.
    Senza fare spoiler, basta pensare al momento in cui tutto il team è a cena con l’iracheno nella cui casa si sono stanziati e la sua famiglia.

  7. Jax

    Visto, un gran bel film. Solido. Cooper pienamente sul pezzo. Paradossalmente molto semplice e rapido nelle scene in patria che forse avrebbero meritato più approfondimento.

    il fratellino minore di Zero Dark Thirty e The Hurt Locker

  8. ermenton

    Chi di noi non ha mai ricevuto per regalo dal padre ad 8 anni un fucile 30-06 Springfield e poco dopo un fucile a pompa Ithaca 37 ?(fonte wikipedia)

    Dvd-quote suggerita:

    Il film è bello, si lascia vedere, è il popolo di matti che rappresenta che mette i brividi.

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