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Jupiter – Il destino dell’universo: un film in cui Sean Bean non muore

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Ok, innanzitutto lasciatemi scrivere un post intero in cui chiamo Andy e Lana (ex-Larry) Wachowski “sorelli Wachowski”, è più forte di me, è la prima occasione vera che mi capita, poi prometto che provo a crescere.
Loro d’altro canto hanno mollato “Wachowski Bros.” e hanno preso a firmarsi “The Wachowskis”, che intimidisce persino più di prima perché ti pare di avere a che fare con tutta la loro famiglia di polacchi incazzati.
The Wachowskis: tipo The Sopranos, ma con il bullet time.
Siglettina:

Ora, io lo so cos’è successo: avete visto il trailer di questo Jupiter e non vi è piaciuto.
Avete detto: “Ma che è stammerda. Eh? Collo Tatum con le orecchie a punta? Ma siamo seri”.
L’avete deriso e odiato. E non avete tutti i torti, anzi. Collo Tatum con le orecchie a punta? Ma siamo seri. Già ce le ha a sventola, poverino. Già si ritrova una fazza che se fossi stato in lui mi sarei buttato fin da piccolo in palestra come un ossesso e poi avrei fatto lo spogliarellista per ripicca verso la vita, e lo vogliono persino platinare di biondo come un fauno delle campagne lombarde? Cos’è questa crudeltà? Cos’è questo pugno negli occhi? Perché spararsi su un piede già in partenza così, con un eroe dall’aspetto inguardabile?
Insomma, era un trailer divertentissimo da odiare, e ci mancava un solo dettaglio per renderlo lo zimbello perfetto: scoprire da quale libro demmerda era stato tratto.
E invece.
Amici paladini dell’originalità.
Voi, crociati del bene contro il male delle idee riciclate.
Voi, nemici giurati di sequel, prequel, reboot, remake e riadattamenti vari.
Voi, che nelle notti di luna piena vi arrampicate sui tetti e ululate “ma perché a Hollywood non producono più idee originali” (per poi tornare in camera e lamentarvi che invece i Fantastici 4 non sono stati copiati abbastanza precisamente).
Tenetevi stretti: Jupiter è un’idea che viene dritta dalla testaccia dei sorelli Wachowski.
È l’unico aspirante franchise dell’anno (ma si può includere anche l’anno scorso) a provenire da un’idea assolutamente inedita.
E Hollywood gli ha messo dietro ben 175 milioni di dollari, come un Godzilla qualunque.
Questo, di conseguenza, ci porta a una deduzione logica piuttosto grave: nessuno ha costretto i Wachowski a conciare Collo Tatum da cretino. L’hanno voluto LORO.
MA non è un vostro problema, perché invece me lo ricordo benissimo: a voi fancalcisti il trailer di Jupiter in realtà era piaciuto, e voi sapete che amo quando vi distinguete dal pubblico medio di tutti gli altri siti internet dell’Universo, che abbiate ragione o meno.

Se superate questo, superate tutto

Se superate questo, superate tutto

Quindi: i sorelli Wachowski per la prima volta dai tempi di Matrix si mettono seduti comodi e si inventano un mondo nuovo, che è un po’ il lavoro dei sogni di tutti noi e il motivo per cui li invidiamo e li sfottiamo perché li invidiamo.
È chiaro però che Hollywood non regala milionate a gratis, soprattutto se vieni da due fiaschi col botto come Speed Racer e Cloud Atlas: considerato questo, l’equivoco progettuale al cuore di Jupiter diventa spettacolare.
Il problema di Jupiter è che ha il budget che ha perché si vorrebbe tentare di incastrarlo nel solco dei young adult al femminile che vanno tanto di moda oggi, tranne che:
– manca di un concept davvero forte alla base, come ad esempio il gioco mortale di Hunger Games o la società divisa in caste caratteriali di Divergent o il labirinto di Maze Runner, e si limita invece a una generica caccia al predestinato scopo immortalità/dominio della galassia;
– si rifà a un immaginario vecchissimo, sia iconico che mitologico, addirittura ricalcando il vecchio sogno di Cenerentola invece che copiare l’unico aspetto valido dei colleghi di categoria, ovvero una protagonista un minimo moderna/emancipata;
– ha come protagonisti due ultratrentenni come Collo Tatum e Mila Kunis.
Un altro modo semplice per sintetizzarvi la questione è farvi pensare a una specie di Matrix al contrario, in cui Collo Tatum ha il ruolo di Trinity (ma non altrettanto macho), e Mila Kunis è un Neo che fa la donna delle pulizie invece che l’hacker bravissimo, e tutto il kung fu che conosce è una ginocchiata sui maroni di Eddie Redmayne (dagli effetti fatali) nell’unico istante del film in cui non si lascia semplicemente trascinare dagli eventi. Stessa idea degli umani come fonte di energia, stessi alieni che si infiltrano indisturbati sul nostro pianeta, quintali di filosofia in meno (che era la parte interessante).
Quello che vorrebbe essere insomma un tentativo di mischiare un minimo le carte per attirare sia le teenageresse che gli adulti possibilmente dai gusti vintage, si ritrova quindi ad essere un mezzo pastrocchio troppo platealmente sbilanciato su quest’ultimo target, ma senza la necessaria convinzione per diventare una vera opera personale o anche un semplice orgoglioso revival come l’incompreso John Carter.

Nothing, just hansgruberin'...

Nothing, just hansgruberin’…

Dispiace, ovviamente, perché i Wachowski quando vogliono ci sanno ancora fare.
A questo turno la loro idea visiva principale è donare a Collo dei pattini antigravitazionali, che lo trasformano in una specie di Silver Surfer sgambettante e sono più che sufficienti per donare alle scene d’azione un tocco interessante in più, ma in generale, per coreografia e fotografia, ogni sequenza adrenalinica è uno spasso: quando sono al top, i sorelli sono lassù con il meglio del meglio che il cinema spettacolare può offrire.
Complice un plot confuso e bisognoso di mille spiegoni e una Mila Kunis visibilmente fuori ruolo – nonostante le offrano per una volta di fare l’immigrata russa, come è nella realtà – il film non cattura mai davvero l’interesse, ma prende bene ogni volta che imbecca atmosfere alla Flash Gordon, tra gli echi di mille pianeti che compongono la galassia, una famiglia di cattivi vagamente minghiani (sia l’Imperatore Ming che Amedeo Minghi, a pensarci bene) e soprattutto i bellissimi alieni a forma di animali antropomorfi.
Peccato quindi per tutto quello che sfugge loro di mano, dalla macchiettistica famiglia russa (particolarmente ingrato il ruolo del cugino Vladie che vuole convincere Jupiter a donare i propri ovuli in cambio di una mega-tv), ai cattivi che si chiamano “Abrasax” (due lettere invertite da Abraxas), all’idea ridicola che le api riconoscano le persone dal sangue reale e non le pungano (posso testimoniare di prima mano che non è vero).
A sorpresa però Tatum riesce nel miracolo di dare dignità a un look mortificante, mentre Redmayne gioca a fare il giovane aspirante Kevin Spacey e risulta concentratissimo ma forzatello.
Insomma: finora i sorelli sono riusciti nell’ammirevole impresa di farsi dare una valanga di soldi per girare solo progetti che stavano loro a cuore, ma la mia opinione è che sarebbe ora che qualcuno li convincesse a prestare il loro ancora enorme talento al servizio di un progetto in cui il loro disordine venga messo al guinzaglio.
Nel frattempo, un riassunto mirato dei loro ultimi tre (ma anche cinque) film rimane meglio che sorbirseli interi.
Ah, poi ci sarebbe la beffa clamorosa di Sean Bean che rimane vivo fino alla fine, l’unico vero colpo di scena del film, ma questo ve l’avevo già spoilerato nel titolo.

Ti voglio bene

Ti voglio bene

DVD-quote:

“Uno young adult, senza la parte young”
Nanni Cobretti, i400Calci.com

>> IMDb | Trailer

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116 Commenti

  1. @devid: quando parlo di te scrivo “@devid”

  2. @devid (ora si’, ce l’ho con te):

    quanti remake/reboot hai visto che, come dici tu, tranquilli all’ombra di un marchio conosciuto, avevano aspetti originali veri?

    Ti rigiro la stessa domanda su film che non sono ne’ remake ne’ reboot ne’ adattamenti.
    Non so, prendi tutti i film sugli esorcismi. O quelli sulle case infestate. O i buddy cop movies. O i film di arti marziali sui tornei clandestini di strada. O i film sentimentali su due che si conoscono per caso e si innamorano. O le commedie sugli sfigati emarginati che incontrano la ragazza dei sogni. O qualsiasi filone o sottofilone che preferisci.
    Puoi prendere il pallottoliere e probabilmente trovare un vincitore di striscio, ma ce n’e’ o non ce n’e’ abbastanza per capire che la provenienza della fonte non ha una beneamata sega a che fare con l’originalita’ del prodotto, o con qualsiasi presunta liberta’ autoriale, o non-omologazione, o coraggio, o innovazione, o imprevedibilita’, ecc…?
    Ce n’e’ o non ce n’e’ abbastanza per capire che la formuletta magica per capire se un prodotto e’ davvero “nuovo” o meno, se esistesse, non avrebbe di sicuro nulla a che vedere con il modo con cui hanno deciso di intitolarlo o con chi e’ l’autore del soggetto?

  3. Samuel paidinfuller

    cmq quello che dice nanni mi pare pacifico.
    anzi alcuni film “nuovi” saccheggiano nel vero senso della parola da altri 3/4 film insieme.
    Esempio facile facile: The Possession of David O’Reilly. A partire dal titolo fino ad arrivare alla sequenza finale è un continuo riprendere altri film sul filone esorcismi o horror più in generale.

    Alla fine è un discorso di aspettative: con un remake/reboot se è originale cè la sorpesa piacevole; con un film nuovo se è originale si dice “e vorrei vedere che manco era originale”

    E’ tipo andy wharol che si faceva la tinta bianca in modo che la gente pensasse “però come si porta bene gli anni quell’anziano signore!”

  4. Un altro esempio en passant – meno grave di Jupiter, se lo chiedete a me, ma su cui comunque vi siete lamentati in tanti: Oblivion.

  5. Dévid Sfinter

    @Nanni:Si però non hai risposto… E non ho mai parlato di adattamenti. Quello è un discorso a parte. E la contaminazione ho già detto che è inevitabile e anzi spesso positiva. Oblivion al di là della contaminazione, è copiare 5 idee, incollarle e impacchettare bene. Però capisci che film come edge of tomorrow, source code, need for speed sono diversi da ricomincio da capo, quantum leap etc. pur avendo soluzioni radicatissime. Scusa, Carrie è “diverso” dall’originale perchè ci sono i telefonini? Comunqnue rispondo io alla mia domanda tirandomi la zappa: un Apes revolution è un ottimo rifacimento, sposta completamente il punto di vista e racconta una storia nuova, Terminator Salvation idem (anche se non ottimo)… Ma quanti?

  6. Dévid Sfinter

    E spero da qui a qualche anno di essere contraddetto dai vari Jurassic, Terminator etc. Non ci metto niente a cambiare idea.

  7. @devid: e allora parlavamo di cose diverse, perché io stavo discutendo con quelli che tifano per il soggetto originale a prescindere, e stavo dimostrando che non ha senso.
    Per me Carrie e’ fra i peggiori esempi di remake tanto quanto Ouija e’ fra i peggiori esempi di soggetto “originale”, e piuttosto che Ouija che e’ puro e pigro pilota automatico di convenzioni del genere tifo tutta la vita persino il remake di Evil Dead, che seppure si nasconda dietro un marchio noto e in ultimo mi abbia fatto comunque cagare, se non altro da una parte si e’ sforzato di inventarsi premesse nuove rispetto all’originale, e dall’altra ce l’ha messa tutta per rilanciare lo splatter piuttosto che rifare le solite ghost stories di porte sbattute e morti fuori campo che vanno adesso. Idem per Robocop che contrariamente a quanto tutti si aspettavano ha provato a calcare sulla metafora politica e renderla persino più esplicita dell’originale piuttosto che fare solo il facile action movie supereroistico per regazzini, e peccato che Padilha non abbia saputo concretizzare le sue buone intenzioni. E anche Apes Revolution sta cercando una sua strada.

  8. Dévid Sfinter

    @Nanni: Mi sa di si. Meglio. Comunque ora sono confusissimo.

  9. BellaZio

    @Devid
    Alimento la tua confusione allora: tu citi Carrie. Bene, Carrie non è un remake e basta, è pure un adattamento, visto che, fino a prova contraria, la fonte originale è il romanzo, per lunghi tratti è pure più fedele al romanzo ma è più brutto del primo film (un po’ come La Fabbrica del Cioccolato di Burton che è molto più fedele al libro). Perciò, come vedi, hai sempre parlato di adattamenti senza neanche rendertene conto, un po’ come il sogno nel sogno nel sogno di Nolan, qua si parla in gran parte dell’adattamento dell’adattamento dell’adattamento (ma anche per i cinefumetti, Batman: fumetto, film, reboot, reboot).

  10. @bellazio: purtroppo no, come dicevo nella mia vecchia rece la fonte di Carrie rimaneva il film, tant’e’ che viene persino accreditato di nuovo il vecchio sceneggiatore. Poi le due scene due di numero diverse dal vecchio film erano ispirate dal libro, ma non cambia molto. Ci hanno lasciato molta roba che era nel film e non nel libro, e l’hanno pure girata quasi uguale.

  11. alezzz

    @John Matri

    La violenza di John Carter su schermo è sicuramente più di quella che ci aspettava rispetto a un baraccone dinsey, ma comunque MOLTO edulcorata. Il (poco) sangue che si vede è tutto blu, neanche nella battaglia finale appare chissà cosa.
    Non che per questo sia un brutto film, è godibile e come già detto mi è piaciuta, ma, in un mondo che non esiste dove senza la grana disney non usciva, mi sarebbe piaciuto vederlo senza l’influenza della grande D, senza il cagnolone marziane, con gli alieni tribali più simili a quelli descritti nei libri e così via; avrebbe di sicuro incontrato meglio i miei gusti.

    Discorso generale:

    Il punto mi è chiaro, volere per forza l’innovazione bocciando i remake/reboot a partito preso, quando magari alcuni sono innovativi e ben fatti, mentre i soggetti originali fanno cagare a spruzzo è male…e ok concordo.

    Il problema è che però la maggioranza di questi reboot/remake nascono appunto sperando nel traino del “vecchio titolo” e sono visti, più che come un modo per avere le spalle parate coi soldi e poter fare un bel film spendndoci il giusto, come un film da fare col pilota automatico, pagando il minimo indispensabile per mettere assieme il minutaggio, e sperare nel massimo profitto con sforzo minimo.

    Ci sono eccezioni in questo senso, ma quando parlo di crisi di idee non voglio dire che si son rincoglioniti tutti e non sanno più scrivere una sceneggiatura decente, ma che è un periodo (abbastanza lungo) dove di filmacci, con soggetto originale o riciclato, ne escono davvero parecchi…basta guardare la lista della programmazione di questo mese c’è da rabbrividire

  12. schiaffoni

    Discussione abbastanza sterile in quanto è scontato che alla fine l’unica cosa che ci interessa è avere film interessanti,se originali o meno ma chissenefrega.

  13. complimenti bella recensione, calzante e divertente ma soprattutto realistica.

  14. Axel Folle

    Come è capitato altre volte, sono d’accordo su tutto con l’analisi del capo, condividendo il giudizio sui pregi e anche sui difetti MA, in questo come in altri casi, quando si tratta di tirare le somme non si arriva alle stesse conclusioni. Per me JA è un gran bel film, certo con qualche difetto di grana grossa che si sarebbe potuto facilmente evitare, come appunto l aspetto di Tatum vero pugno nell occhio dell intera opera, un qualcosa di ingiustificabile. Aggiungiamoci una sceneggiatura non proprio impeccabile che però viene nascosta abilmente da in ritmo sempre deciso. Ed è qui che risiede il pregio maggiore di JA che dovrebbe far riscuotere i giusti apprezzamenti: un ritmo calzante capace di far passare 120 minuti senza il benché minimo peso e anzi capace sempre di mantenere viva l attenzione sul prodotto, merito anche delle diverse scene d’azione gestite ottimamente, una CG usata con gran criterio (cosa rarissima) capace di restituire un Po del tanto sbandierato “sense of wonder” del cinema fantascientifico passato. Certo poi l’estetica di questa rappresentazione scifi è derivativa di altro cinema (in buona parte di cinema loro) ma allo stesso tempo riesce a non esserne una copia opaca. Bellissimi i mostri, veramente realizzati in maniera eccellente per quanto non originale. Certo la Kunis non è proprio in palla, ci prova e alla fine porta a casa la parte con dignità ma ha quel visino sempre spaesato ma non troppo che non convince mai veramente. Tatum pure ci prova e sembra crederci un sacco, ma con quel handicap di come lo hanno conciato veramente manco gente con una caratura attoriale ben più alta della sua avrebbe potuto fare nulla, quindi se si considera questo diciamo che si è comportato assai bene, certo appare inevitabilmente sempre un Po ridicolo ma molto meno di quanto avrebbe dovuto. Ho apprezzato anche che i Wachi anbiano inserito qualche linea di discorso virata su una critica sociale al capitalismo e alle gerarchie che queste ha creato, sottolineando l’importanza del tempo come bene supremo per l’uomo (dopo che questo non ha più bisogno di spazio). Insomma regaz, qua ho letto tanti commenti ma pochi o nessuno che abbiamo visto il film. Personalmente ve lo consiglio senza indugio, se non altro ha una capacità di intrattenimento rara, con un ritmo che non lascia spazio alla noia. Un bello spettacolo.

  15. Imperatrice Pucciosa

    A proposito di reboot: ma a nessuno è ancora venuto in mente di rifare Matrix Reloaded e Revolution, così da dare a Matrix dei sequel degni di tale nome?

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