Blackhat e la definizione di amore

È stupefacente, non credete? Ah, le cose che non si fanno per amore! Quante volte vi siete scoperti in grado di realizzare cose che non pensavate di poter fare? In quante occasioni avete superato i vostri limiti? Quello è l’amore, amici. Quella forza che riesce a farvi diventare dei supereroi è l’amore. Solo lui. Non c’è altra spiegazione. Da tempo io e lei viviamo insieme. Ogni giorno è un’avventura, un’emozionante giro sull’ottovolante del cuore. Ora stiamo per cambiare casa e, mentre prepariamo scatolini e imballiamo tutti i nostri libri (“Ti ricordi questo? L’abbiamo comprato insieme in quel mercatino a Parigi… Awww!”), lei mi racconta tutti i suoi sogni per il nostro nuovo nido d’amore. Giovedì pomeriggio eravamo seduti sul parquet della nostra vecchia casa. Sul giradischi avevo messo un disco di Aretha Franklin. Io e lei alle prese con scotch e scatole di cartone. “…e poi potremmo prendere tante piante grasse e riempirci il balcone! Devo solo capire di che colore dipingere l’inferriata in ferro battuto del balcone in modo che vada bene col colore che sceglierò per la sala. Oggi è giovedì, amore: domani vedo il falegname e parliamo anche dei mobili della cucina…”. Ed è lì che ho realizzato. Lì ho sentito la vera forza dell’amore. “Cosa hai detto, scusa?”, le ho chiesto. “No, dicevo che devo vedere il falegname per i mobili della cucina. Può solo domani che è venerdì”. “DOMANI È VENERDÌ? CAZZO, MA ALLORA OGGI ESCE BLACKHAT! MUOVITI CHE DOBBIAMO ANDARE AL CINEMA!”.

"Ma questo film è o non è di Michael Mann? Che mi fai leggere il copione a fare? Ovvio che lo faccio"

“Ma questo film è o non è di Michael Mann? Che mi fai leggere il copione a fare? Ovvio che lo faccio”

Allora mi sono fiondato al computer per scoprire in che sala proiettassero l’ultima fatica di Michael Mann. Guardo tutti i cinema del centro e non lo vedo. Controllo che sia proprio quello il giorno di uscita del film. Sì, giovedì 12 marzo 2015. Strano. Controllo meglio. Blackhat a Milano è in tre cinema. Due multisale praticamente fuori città e un solo spettacolo nel multisala di Piazza del Duomo. In una sala di quelle che ricordano più un corridoio che altro. Tipo 24 posti e uno schermo grosso come il mio televisore di casa. Non riesco a credere ai miei occhi. Ma non c’è tempo da perdere: il multisala fuori città più vicino a me lo da tra 20 minuti. Abbraccio il mio amore e insieme ci gettiamo dal balcone della nostra vecchia casa e cadiamo direttamente sul tetto della nostra automobile. Le faccio scudo con il mio corpo in modo che non si faccia male. L’impatto con il tetto in lamiera mi costa quattro costole ma non me ne preoccupo. Stringo i denti e mi metto alla guida. È una corsa contro il tempo ma non posso fallire. Parliamo di Michael Mann, uno dei registi per cui vale la pena vivere. Uno dei migliori del mondo, uno che vorrei incontrare un giorno per poterlo abbracciare e ringraziarlo per tutto quello che ha fatto per me, per tutto quello che ha fatto per i ragazzi. Da Strade Violente a Manhunter, da Miami Vice ad Ali, passando per Heat e Collateral. Una vita passata a rinnovare il cinema e i generi con una forza e una capacità di superarsi, di modificarsi, di rimettersi in discussione che non trova eguali nella Storia del Cinema. Michael Mann, cazzo.

"Allora Chris, se vuoi la parte devi prima... Hai capito?"

“Allora Chris, se vuoi la parte devi prima… Hai capito?”

Sto tenendo il volante con i denti per due motivi: 1) non voglio uscire di strada 2) riesco a sopportare il dolore mentre lei mi sta rimettendo le costole in sesto e improvvisando una fasciature fatta con l’antenna della radio. Ho le mani impegnate: mancano 12 minuti all’inizio del film e sto tentando di comprare i biglietti online sul mio smartphone per non dover fare la coda una volta arrivati al cinema. Sai quanta gente ci sarà? Li frego tutti! Lei mi guarda ome fossi pazzo, ma io me ne infischio e premo a tavoletta sull’acceleratore. Semino due volanti della municipale che tentando di fermarmi mentre sorpasso una macchina sfruttando il marciapiede. Mancano 6 minuti quando riesco a raggiungere il Bicocca Village, centro commerciale della periferia di Milano dove c’è l’UCI Cinema che proietta Blackhat. Non c’è tempo per trovare parcheggio: lascio la macchina in mezzo alla strada con le portiere aperte. Spedisco la mia donna a prendere due cochine e un po’ di caramelle gommose e mi dirigo alla cassa pronto a ritirare i miei due biglietti prenotati. Col cazzo che faccio la coda. Sarà pieno così. No, in realtà non c’è nessuno. Boh, strano: saranno già tutti in sala. Apro le porte a un minuto esatto dall’inizio del film. Sono pronto a farmi strada a colpi di karate pur di raggiungere i miei due posti. Ma non c’è bisogno. Non c’è nessuno neanche in sala. Io e lei siamo praticamente da soli. Ci sono giusti altre sei persone sparse per una sala da, boh, 200 posti. Lei a questo punto, mentre io piango in silenzio per il dolore alle costole, mi dà giustamente del coglione. “Ancora un po’ morivamo per venire a vedere un film che non vuole vedere nessuno…”. Ma perché? Dove sono tutti? C’è Michael Mann, ragazzi! Perché non siete tutti in sala?”

"Lo dicevo io che ero perfetto per il ruolo, vé che fisico da mago del computer"

“Lo dicevo io che ero perfetto per il ruolo, ve’ che fisico da mago del computer”

Blackhat, l’ultimo capolavoro del regista di Insider e L’Ultimo dei Mohicani, è costato la discreta cifra di 70 milioni di dollari. Negli Stati Uniti, come in gran parte del resto del mondo, è uscito a metà gennaio. Fino ad oggi ha incassato meno di 18 milioni di dollari. Parliamo di un disastro totale. È uno dei film che, nel primo weekend di programmazione, lo stesso di American Sniper, ha incassato meno nella storia del Cinema. Oltre che negli Stati Uniti, non è andato come si sperava in Danimarca, Grecia, Polonia, Taiwan, Turchia e Vietnam. I risultati sono stati talmente bassi che la Universal Picture ha bloccato la distribuzione del film in Australia. Oltreoceano si stano interrogando da mesi sulle responsabilità di un flop così evidente e doloroso. Da quello che si legge in giro probabilmente sono stati licenziati gli stagisti che hanno preparato la campagna di lancio del film. Sembra che il problema principale sia che Blackhat è stato venduto per quello che non è. Ingannevole è il trailer più di ogni altra cosa, con sequenze d’azione sparate a tutto spiano e scene di sesso bollente con Chris Hemsworth senza maglietta. Poi c’è l’annoso problema di come rendere figo e vendibile un film che parla di cyber spionaggio. Perché il cyber spionaggio funziona che c’è della gente seduta al computer che batte velocissimo sui tasti senza mai guardare la tastiera e dice che sta violando il mainframe del server per scrivere un codice che sia in grado di downloadare il bluetooth con il malware del remote administration toll, “o come diciamo noi, un RAT”. E quindi Blackhat, film di uno dei migliori registi viventi, con protagonista uno degli Avengers, coprotagonista un premio Oscar e pure la colonna sonora firmata da un premio Oscar, è un FAIL. Ce ne vuole, eh?

"Ma è abbastanza ovvio che quei tre segnetti risolvono tutto, no? Come fai a non accorgertene?"

“Ma è abbastanza ovvio che quei due segnetti risolvono tutto, no? Come fai a non accorgertene, scemo?”

Ma è per questi motivi che la sala di merda del Bicocca Village non è piena di gente? La colpa è tutta dei marrani del reparto vendite della Universal e della Legendary? Sono quei cretini dei distributori italiani che ci vogliono male e sperano che si vada tutti insieme mano nella mano a vedere Superfast & Superfurious al posto di Blackhat? Mi sembra un po’ troppo, no? Ed è pure ingiusto. La colpa è vostra che non alzate il culo. O lo alzate per i motivi e i film sbagliati. Perché Blackhat è un megafilm. Un Michael Mann in stato di grazia, che sembra quasi Johnny To. Un film che riparte dal discorso aperto con Miami Vice e che riesce ad alzare ancora di più l’asticella. Un film con una sceneggiatura che riscrive il concetto di “classico”: il poliziotto che chiede l’aiuto del fuorilegge anarchico per acciuffare il nemico e mandare all’aria il suo piano criminale. La storia d’amore impossibile e sofferta. Le amicizie inattese fondate sui valori. La vendetta. Che cosa volete di più? “Mah, guardi io in più vorrei una regia sicura e capace di esaltare lo spettatore a partire da dei semplici campi-controcampi fino alla gestione di sequenze d’azione articolate e dalla geometria folle”. Ce l’abbiamo. “Uhmmm… allora in aggiunta a tutto questo vorrei anche un sottotesto politico che faccia da contraltare a un plot giallo, un thriller che riesca ad essere chiaro anche se parla di cyber terrorismo”. Abbiamo anche questo. Guardi, addirittura a pagina 164 della sceneggiatura c’è una battuta sull’11 settembre. Vede? Qui, guardi. “Oddio, ma allora c’è tutto quello che ci deve essere… C’è per caso anche una sequenza finale di massa girata a Giacarta? Sa, in questo periodo trovo che l’Indonesia sia così esotica e… Non mi dica! Ma veramente? Ma è pazzesco!”.

"Hai detto Indonesia? Allora aspetta che metto il giumbotto anti-balaustre"

“Hai detto Indonesia? Allora aspetta che metto il giumbotto anti-balaustre”

Amici, non c’è veramente alcuna ragione per cui Blackhat non abbia un 8.2 su IDB al posto di un vergognoso 5.6. Ci sono alcune sequenze talmente belle che mi piacerebbe parlarne con voi davanti a una birra. Solo che voi non siete andati al cinema. Cazzi vostri, regaz. Cazzi vostri che non sapete cos’è l’amore.

DVD-quote:

“Un film di Michael Mann.”
Casanova Wong Kar-Wai, i400Calci.com

>> IMDb | Trailer

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127 Commenti

  1. axel folle

    Rivisto per la 4^ volta oggi, per l’ennesima volta mi convinco di quanto questo film sia un capolavoro e qui Casanova ha fatto una bellissima recensione che racchiude proprio il cinema di Mann unito da azione, sentimento e l’uomo al centro della vicenda che è la vera protagonista. e nulla, rivedere Tang Wei è stato un tuffo al cuore, mamma mia una bellezza così raffinata da farmi vergognare solo l’aver desiderato zozzerie con lei. La amo alla follia e voglio la mia cinni. Ora faccio un giro in Paolo Sarpi sperando che la fortuna mi assista.

    • Baldazzar

      Sono con te, ci saranno difetti, ma chissene! Amore sincero verso MM.

      (e io ho fatto più volte pellegrinaggio davanti a casa sua a Ft Lauderdale…)

    • axel folle

      ma più che altro io sti difetti devo ancora capire quali siano. nel senso, pure io un paio di cosette le avrei cambiate ma si tratta di piccolezze: un paio di dialoghi e la recitazione della niggaz che non mi ha fatto impazzire. il resto delle critiche dove stanno? leggo di una sceneggiatura con buchi grossi come crateri e mi chiedo se abbiano idea di cosa sia una sceneggiatura visto che ogni avvenimento è lì al suo posto ben preciso. vabbé…

  2. annaMagnanima

    casanova, avevi ragione: questo film è bellissimo.

  3. samuel paidinfuller

    visto recentemente.

    mi sento molto vicino a Schiaffi in questo momento.

  4. Zen My Ass

    Visto ieri per la seconda volta e naturalmente piaciuto parecchio, nonostante continui a non considerarlo tra i migliori di Mann.

    Ho avuto l’impressione che Blackhat sia stata la risposta seria/autoriale a film come Bond/F&F/M:I: il film procede a blocchi narrativi (LA, HK, Jakarta), autonomi o quasi, divisi in scene d’azione gigantesche e momenti di pausa… risposta purtroppo non riuscita, se guardiamo al box office. Chiaramente, l’azione e’ funzionale alla trama e all’indagine, invece di essere il motivo cui ruota tutto intorno, come negli altri titoli.

    Quello che secondo me funziona poco, e che trascina un po’ il film verso il basso, e’ il personaggio di Hathaway. Capisco la volonta’ di farne una versione seria o tormentata di Bond o Ethan Hunt, ma veramente il contrasto tra l’assurdita’ del personaggio e il contesto realistico (o iperrealistico) di tutto il film e’ imbarazzante: sembra che nessuno sappia fare niente senza di lui, e che lui abbia tutte le risposte (capisco un film come M:I, ma da Mann mi sarei aspettato piu’ equilibrio).

    Ripeto, Mann ha salvato il film con una regia grandiosa, lavorando su suoni, colori, musica e montaggio, e si vede, ma la sceneggiatura e’ veramente banale, almeno nella scrittura dei personaggi. Peccato.

  5. jeje

    Credo sia un bel film, magari non il miglior Mann, ma reitero il magari e lo giro davanti a una birra, discutendo di spartorie e esplosioni.
    Poi tutta la fregnaccia da aspettativa inattesa da trailer è figlia di un discorso di commercializzazione di cui siam tutti ben consci, almeno fino ad attendere le rece che aiuta o supporta certi amori.
    Quando fai un commento, rimane comunque una dolce moina. Se l’hai visto già sai, wong-kar ha ragione, e c’è un mucchietto di purezza accanto.

  6. Marlon Brandon

    Visto in tempo per votare ai Sylvester. Ora voglio riguardarmi Miami Vice che probabilmente 10 anni fa non ho saputo apprezzare. Secondo me il problema di Mann e’che abituati a un cinema per ragazzini si fa fatica a ritararsi su un cinema adulto. Questo Black Hat al netto di alcune falle narrative rimane comunque un gran bel film. Forse non il migliore dell’anno passato, ma davvero che peccato sia stato un cosi’clamoroso flop. Eppure capisco il perche’…e non aiuta secondo me il fatto che sia girato troppo in Asia con attori locali (anche un po’scarsetti)…

  7. Boh forse l’amore è vedere i diffetti dell’altro e considerarli comunque come qualità. Non ho altre parole perché questo film di difetti ne è pieno e la recensione li sottovaluta tutti, sistematicamente.

    Non riesco a capire come ci si possa sentire coinvolti da dei personaggi che hanno meno difetti dei tanto vituperati eroi della Marvel Comics (non parliamo di quelli della DC). Dai cazzo, Schiaffi dice tutte cose giuste. Come diavolo si fa che sto tizio è un hacker epperò è pure un mostro nel corpo a corpo, spara come uno dei seal, non fa una piega davanti a niente e nessuno. Ma che cazzo è? Almeno Thor è ironico, lui è di una serietà disarmanete.
    Anche l’amorazzo con la cinese. Non capisco come si possa avere simpatia per una coppia scontatissima e pesante come sti due. A parte che si scopano a ogni piè sospinto, in mezzo a un’operazione di forze congiunte che boh. A parte che lei non serve minimamente a un cazzo se non a farsi chiavare ogni notte che Dio manda in terra dal dio del tuono. Ci facevano più figura se il fratello la chiamava e le diceva:- senti sorella mia c’è il mio amico che esce ora ora di galera e non vede la figa da secoli, è un fisicato da paura non è che ti va di passare una settimana a fargli recuperare il tempo perduto?-
    Il film è girato benone, la fotografia è sui livelli assurdi tipici di Mann, ma questo non giustifica una costruzione così sciatta.

    SPOILER

    SPOILER

    Perché per me è sciatto far uscire vivo un hacker da uno scontro con dei sicari armati persino di lanciamissili. O fare continuare la parata mentre la gente ci si ammazza al centro a colpi di mitra, manco fossero tutti in stato ipnosi.
    E poi il piano. Quando sono arrivato alla fine i coglioni mi sono caduti per terra che li sto ancora cercando. Sono un hacker super abile e devo vedere se il virus funziona per bloccare delle pompe d’acqua e che dove lo provo?
    Un acquario? NO
    Una piscina comunale? NO
    Un sistema di irrigazione? NO
    Una fognatura? NO
    Una centrale nucleare? Ma certo! Ovvio che sì! Così il tizio che fa le truffe con le carte di credito può uscire e far vedere che è troppo un dritto col pc. Boh che puttanata. Anche la citazione di Manhunter lo trovata totalmente fuori luogo.
    Per me bocciatissimo. Se non si fosse ancora capito.

  8. Marron Brandon

    @Pillole, non sto qui a difendere i difetti di questo film che schiaffi ha così ben elencato sopra. Però il punto è quando si guarda un film a volte bisogna un po’ farsi trasportare. Altrimenti comunque la maggioranza dei film, specie quelli di azione, fantascienza e horror sono sempre pieni di situazioni non credibili, personaggi non comuni, invincibili, fortunati etc etc. Poi magari che uno si aspetti la perfezione anche in termini di realismo da uno come Mann mentre qualsiasi minchiata passa con Mad Max perché tanto di postatomico trattasi, va bene. Però non capisco perché a certi film certi critici facciano le pulci al realismo scientifico o comportamentale ambientale e ad altri invece si passi tutto.

  9. Zen My Ass

    In attesa della versione estesa di Blackhat (nonostante quello che ne dicano i detrattori e certi palesi difetti su cui nemmeno io soprassiedo, Blackhat rimane un’ottima prova di cinematografia), ecco una lunga chiaccherata, 77 minuti, con il maestro himself:

    http://www.avclub.com/article/spend-evening-michael-mann-77-minute-youtube-clip-232566

  10. Kylo Kal

    mi è venuto da ridere nel primo dialogo tra thor e figa asiatica al ristorante.
    SPOILER

    na roba del tipo “ue thor lo vedi che sono qui davanti a te, DISPONIBILE. Fai qualcosa!!”
    corsetta mano nella mano tipo Bourne o In time
    e 5 minuti dopo ci danno dentro.

    meh mann purtroppo.

  11. Ruper Tevere

    Ma che davvero è un filmone? Ma tutti dicevano che era una merda…
    Grazie, vi voglio bene

  12. supertramp

    Fare un bel film con un hacker come protagonista è impossibile, non c’è riuscito neanche Mann. Il finale è uno dei più tristi mai visti…che delusione.

  13. Anonimo

    Visto ieri sera.

    Non ci vedo grandi contro sensi logici, sti buchi di trama sinceramente non li vedo.

    Protagonista: oh a me sta bene che thor provi a scartarsi dai film Marvel. Vuol dire che ha un bravo agente e non è scemo da fossilizarsi in un personaggio. Per me è azzeccato come protagonista, c’ha la faccia giusta.

    Coprotagonista: l’amante cinese è un po’ il vero motore e deus ex machina dell’ultimo quarto di film. Dall’aereo in poi è lei la vera mente, che indica dove sparare e spara il suo proiettile d’argento (ossia il protagonista). Quando il protagonista si prepara allo sterminio finale, io ho intravisto più la strada del kamikaze che dell’eroe, e l’ho capito da come si lasciano sul ciglio della porta.

    Antagonista: per me l’antagonista vero è il mercenario. Anche lui in realtà è solo un proiettile d’argento, la mente che mira è il co-antagonista. È strano come nonostante le poche scene a lui dedicate riesce comunque a risultare credibile, lui e la sua squadra della morte, e terrificante. Antagonista solido. Riguardo al fatto che non spara subito al protagonista è che è solo la pallottola d’argento, non la mente. Quello che per me l’ha qualificato è la sua ricerca metodologica del luogo più controllabile dalla sua squadra, si veda la sparatoria ad Hong Kong: il tunnel è avvantaggia tatticamente il suo team, nella sua forma a spirale (tattica usata fin dal medioevo!)

    Co-antagonista: lui fa ed è perchè può. Si crede al vertice della piramide ed è pieno di ego. Ecco spiegati i suoi modi, e lo dice anche apertamente durante il film. Lo è nei modi, lo è in ciò che fa.

    Finale: è a mio avviso, visto quanto sopra, un finale molto amaro. Una coppia di ricercati a cui rimangono solo i soldi. Potrebbe anche finire male fra loro, non ho visto nessun riscatto morale per loro.

    Film solido e molto bello, sparatorie vere e non divertenti, non nel senso generalmente attribuito da molti altri film americani, parte da crime story e continua nel suo nocciolo, la vendetta.

    L’unica pecca che ci vedo è che non credo ci sia la ricerca filologica e maniacale che solitamente Mann, nei suoi film, ripone nella ricerca delle “professioni”, nelle arti e nei mestieri. Difficilmente credo che chi tratta di computer riesca a creare programmi così complessi senza prendere appunti, senza un team. Credo sia questo che stona nel film, ma c’è talmente tanta altra roba che fa lo stesso.

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