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Maori di menare: la recensione di The Dead Lands

"Sbracciarsi", maori su tela, artista ignoto, ca. 2015

“Sbracciarsi”, maori su tela, artista ignoto, ca. 2015

Non credo di essere la persona più adatta a parlare di un film incentrato sulla cultura maori pre-coloniale, ma d’altra parte non so quanti in circolazione siano persone adatte a parlare di un film incentrato sulla cultura maori pre-coloniale. I maori post-coloniali e i loro problemi li conosciamo, Once Were Warriors l’abbiamo visto tutti, è il solito canovaccio della cultura tribale che incontra la civiltà e ne viene schiacciata. The Dead Lands con quel canovaccio e con la modernità non ha nulla a che fare, non sono sicuro che si possa parlare di “film in costume” ma stiamo comunque parlando di qualcosa che assomiglia di più, per concetto, a 300 senza le licenze poetiche che a, che ne so, La ragazza delle balene.

Toa Fraser ha un’idea molto chiara, e a quanto ne so io ancora intentata al cinema: raccontare una faida tra due tribù di guerrieri maori, vissute in un tempo non meglio specificato ma sicuramente precedente al 1800 quando sull’isola arrivarono i primi coloni europei. Non c’è nulla in The Dead Lands che rimandi anche solo per sbaglio alla modernità, è piuttosto una storia della tradizione locale trasformata in pellicola, con tanto di eroe, cattivo, gli spiriti degli antenati, un guerriero leggendario che sembra cattivo ma forse non lo è.

E trattandosi di film con tribù di selvaggi in guerra costante, in The Dead Lands ci sono anche una gran quantità di sganassoni. Sigla!

Il primissimo impatto è shockante: The Dead Lands è recitato interamente in maori, il che sommato al fatto che i dialoghi sono relativamente scarsi e per la stragrande maggioranza aderiscono a una delle due forme di comunicazione canoniche tra guerrieri – “urlarsi in faccia fortissimo” e “sussurrare con tono misterioso mentre si comunica con gli antenati” – rende l’esperienza piuttosto straniante. I silenzi e i paesaggi desolati battono le conversazioni normali 50 a 1, e Toa Fraser ci tiene a insistere sul misticismo e i non detti, sul fatto che il vento che fischia tra i rami conta di più di qualsiasi spiegone o conversazione a cuore aperto.

Non c’è molto da capire, in realtà, ed è tutto piuttosto chiaro fin dall’inizio: Hongi, il ragazzino-che-deve-imparare della situazione, assiste al massacro del suo intero villaggio per mano di Rangi, il guerriero della tribù rivale che agisce per la propria gloria invece che per quella degli antenati. Essendo lui mingherlino e incapace di combattere, Hongi si rivolge allora al misterioso guerriero delle Terre Morte, che forse è un demone cannibale? forse solo un uomo molto brutto? fatto sta che Hongi viene consigliato dallo spirito della nonna morta e quindi chi sei tu per smentirla?

Screen shot 2015-05-03 at 4.45.00 PM

Sopra: la nonna morta.

Dal momento dell’incontro con il Guerriero (che ha fatto un orco nel Signore degli anelli: pensavate che in una recensione di un film neozelandese non sarebbe mai venuto fuori?), che avviene peraltro entro la prima mezz’ora, The Dead Lands ha quindi messo in chiaro quello che vuole fare e da lì procede dritto come un fuso. C’è il ragazzo che deve imparare a essere un guerriero, per vendicare il padre e renderlo fiero et cetera. C’è il guerriero che è il più classico dei mentori burberi ma dal passato tormentato e quindi dal cuore d’oro nascosto sotto la scorza del cannibale. C’è il cattivo vanaglorioso che insulta gli antenati e gli spiriti della terra perché lui è un guerriero fortissimo imbattibile e cosa me ne frega di due fantasmi.

Il punto è che il suddetto fuso è efficacissimo, una volta che accettate che il film non sarà tutto come i primi dieci minuti (massacri, gole tagliate, camera a mano incasinatissima, risse, guerrieri che urlano e sfoderano la lingua) e che la proporzione “paesaggi misteriosi e spirituali/botte” è più o meno come quella di Valhalla Rising.

Sopra: impenetrabili fortificazioni.

Sopra: impenetrabili fortificazioni.

Il punto è che Toa Fraser e tutto il suo cast credono tantissimo in quello che fanno, affrontano la materia con la più assoluta e incrollabile serietà, non concedono nulla all’umorismo, alle furbate, se ne fregano anche di dare un momento di respiro allo spettatore: il ragazzo e il guerriero sono in caccia, e solo quello ci deve interessare. Anche gli inevitabili spiegoni al chiaro di luna (il guerriero ha un passato oscuro del quale naturalmente scopriremo tutto, pezzo dopo pezzo, prima del suo massimo momento di gloria) assomigliano più a una favola da ascoltare la notte intorno al falò che a un paragrafo o due di sceneggiatura infilati lì per dare respiro al film e spiegare un paio di robe al volo.

Voglio dire che è facilissimo farsi tirare in mezzo da The Dead Lands, e il fatto che nulla di quello che succede ci sia anche solo lontanamente familiare (non lo è la lingua, non lo sono le tradizioni, i vestiti, le armi che usano, nemmeno le piante di quella foresta che costituisce il 90% dell’ambientazione lo sono) contribuisce in misura decisiva.

Sopra: Nuova Zelanda, terra dei crinali.

Sopra: Nuova Zelanda, terra dei crinali in controluce.

L’aura mitologica che circonda tutta la vicenda di Hongi evita peraltro grossi grattacapi agli sceneggiatori: l’estrema aderenza allo storytelling tradizionale/tribale di The Dead Lands significa che alla fine della prima scena sappiamo già cosa succederà nel film, per chi tifare, come andrà a finire. È tutta questione di esecuzione, e certo se Toa Fraser imparasse ogni tanto a ridurre lo zoom e stabilizzare la camera quando gira i combattimenti sarebbe anche meglio, ma il ragazzo ha colpo d’occhio e gusto per le coreografie, gli piace la violenza ma non la glorifica (il che non è un bene in assoluto, ma in quella che è di fatto una favola calza a pennello), ha un discreto gusto per le scene che virano al psichedelico e la fortuna di un cast di brutte fazze slinguazzanti che è impossibile non prendere sul serio. Tanto basta per una decisa promozione.

DVD-quote suggerita:

«Maori di menare»
(Stanlio Kubrick, i400calci.com)

IMDb | Trailer

 

 

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36 Commenti

  1. Ciak Norris

    Sono certo che senza di voi, si questo film non avrei mai sentito parlare.
    E pure per questo siete i number uno!

  2. Past

    la gif finale è troppo forte, però un altro valhalla rising non credo di riuscire a reggerlo nella stessa vita.

    che figata è apocalypto del nostro pazzo mel.

  3. annaMagnanima

    @Stanlio, ma se lo confrontassimo con APOCALYPTO, che mi sembra essere abbastanza simile per una serie di cose che descrivi nella rece, chi vincerebbe il confronto?
    a me quello piacque molto ma i fantasmi non c’erano. vero è che le culture protagoniste dei due film sono diverse, però cos’altro si può dire?

    • annaMagnanima

      ecco, Past ha fatto prima di me.
      per una volta che potevo fare il commento colto…

    • Enrico

      Vince questo, ma rimane il rimpianto che potevano puntare più in altro.

    • Enrico

      Se non ci fosse stato Apocalypto non ci sarebbe mai stato neanche questo film, infatti mi chiedevo perché non era parlato in maori, semplicemente perché nella versione italiana hanno pensato bene di tradurre tutto in italiano, tra l’altro un italiano un po’ troppo alto del tipo:”sappi” o “non osare”, le coreografie poi sono forse un po’ taroccate, del tipo che sono tradizionali come questo https://www.youtube.com/watch?v=kvYeG-trZ6s, ma si vede che sono un po’modernizzate, per il resto è un Apocalypto dei poveri ma con molto più spirito e cazzuttaggine.

  4. Se ho capito bene è simile a Ten Canoes di Rolf de Heer (http://www.imdb.com/title/tt0466399/) che però si svolgeva fra gli Aborigeni australiani (vabbé dai, sono vicini di casa), era più affabulatorio che epico e soprattutto mostrava un guerriero cagare in primo piano. C’è un guerriero che caga in The Dead Lands? Eh? Eh?

  5. Amici, vi ringrazio per avermi chiesto di Apocalypto.
    Apocalypto aveva dalla sua il budget e il respiro epico del kolossal che costa un sacco. Era anche una ricostruzione antropologica e culturale messa in piedi da un estraneo, e quindi per quanto rigorosa e stesa con l’aiuto di esperti, il suo valore etnografico era in parte sminuito dall’occhio esterno.
    Qui stiamo parlando di gente del posto che conosce cultura miti riti e tradizioni locali come noi conosciamo il nostro folklore e il nostro passato, e ci scrive un film intorno. Non vorrei arrivare a dire che è molto più vero e meno artefatto di Apocalypto, però ecco, è così.
    Purtroppo, però, non ci sono guerrieri che cagano. In compenso ci sono guerrieri che bevono il sangue dalla gola sgozzata di altri guerrieri, è OK?

  6. Marlon Brandon

    Apocalypto quando è uscito me lo sono visto tipo due volte nel giro di pochi giorni, mi ero supergasato anche se probabilmente la ricostruzione storica lasciava a desiderare…questo The Dead Lands spero assomigli molto più a Apcalypto che a Valhalla Rising…
    Questo De Heer mi incuriosice…

  7. Amici vi vedo tutti agitatissimi perché ho citato Valhalla Rising, tranquilli, succedono molte più botte che in Valhalla Rising, il paragone non era quantitativo ma di approccio (almeno nelle parti senza le botte).

  8. annaMagnanima

    ottimo. ce lo vediamo.

  9. (comunque a quanto pare sono l’unico vecchio che ha pensato prima a Rapa Nui che ad Apocalypto – senza motivo, onestamente)

  10. Amici, guardate che Rolf de Heer ha gli occhiali spessi tanto così. A me piace perché è pazzo e malsano e fa quello che vuole, ma il suo cinema non è esattamente calcista. Giusto per avvertirvi.

  11. tippetapperugia

    comunque il guerriero che caca c’è anche qui

  12. Lars Von Teese

    guerrieri che cagano o no, mi ha comprato

  13. Past

    aho! ma lo voglio pure io l’avatarino…:D

  14. schiaffoni

    Classico esempio di film che se non ci foste voi avrei ignorato l’esistenza….da guardare anche solo per risolvere il mistero dei guerrieri caganti o meno.

  15. Oh ragazzi io ora dico una cosa che potrebbe farmi fare una figuraccia o non so che, ma io ‘sto film l’ho visto tre giorni fa e giuro che non mi ricordo un guerriero che caga.
    Ora me lo riguardo, mi sto vergognando un sacco.

  16. Vasco Resando

    Maccome fai a non ricordarti del guerriero che caga (e l’assaggia pure, giusto perché è uno precisino)..eddai. È un topos della cultura down under, tanto quanto il tirarsi mazzate con le racchette da ping pong facendo le facce buffe..

  17. John 4°DiMilius

    Guerrieri che cagano!
    Su Rieducational Channel!

  18. stefan

    Certo che c’e’ il gueriero che caga. Caga sul teschio degli antenati (Fred e Barney) e poi lecca la propria merda!! “Antenati: ho un regalo per voi!” e poi: “SLURP!!”. Tanto per verificare se è venuta bene! XD!!!

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