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Poteva esistere davvero: The Death of Superman Lives

Paradigma Quicksilver: prende il nome dall’accoglienza riservata a Evan Peters in X-Men: Giorni di un futuro passato, e si verifica quando le premesse superficiali di un concetto provocano inizialmente profondo sdegno, sconforto e/o sberleffo, salvo poi suscitare reazioni al contrario di grande giubilo e ammirazione davanti al prodotto finito. Altro esempio: l’accoglienza riservata all’annuncio dell’ingaggio di Heath Ledger nel ruolo di Joker in The Dark Knight.

Siete pronti?
SIGLA:

#EsisteDavvero

#EsisteDavvero

(ok non era una sigla, era una foto)

Sono due le storie che mi preme raccontare riguardanti questo documentario.

Innanzitutto succede questo: nel 2006 esce Superman Returns, prima apparizione dell’eroe di Krypton sul grande schermo dal 1987. Il budget annunciato è stratosferico, soprattutto in merito a quello che si vede sullo schermo (due scene action di numero), ma quello che non viene specificato è che tale cifra include anche un paio di incarnazioni precedenti del progetto una delle quali, nel 1998, bloccatasi a letteralmente tre settimane dall’inizio delle riprese.
Anzi no, succede questo: nel 2005, la moglie di Nicolas Cage partorisce un figlio. I due decidono di chiamarlo Kal-El. C’è un motivo.
Anzi, succede questo: nel 1974 Barbra Streisand si tromba il suo parrucchiere. Quindici anni dopo, quell’uomo è uno dei produttori più potenti di Hollywood.

Jon Peters, ex-parrucchiere, è un multi-miliardario che è stato per due anni a capo della Sony Pictures insieme a Peter Guber, e ha messo il suo nome su roba tipo Un lupo mannaro americano a Londra, Flashdance, Rain Man, Tango & Cash e i Batman di Tim Burton. La lista è lunghissima.
Nel 1998 – lui dice grazie alla mancanza di computer che segnalassero in automatico scadenze importanti come fanno oggi – si ritrova in mano la possibilità di comprare i diritti di Superman dalle mani di Ilya Salkind, e forte della sua fortunata precedente esperienza con Batman inizia a programmarne il ritorno in pompa magna.
Il primo a cui viene affidata la sceneggiatura è, uhm, Kevin Smith.
Qualcuno di voi lo sa già: sono anni che il Kevin ha infilato nel suo repertorio di aneddoti, ormai come cavallo di battaglia, la sua esperienza con Peters. Leggenda vuole che, su una base narrativa concordata e ispirata alla storia raccontata in La morte di Superman, Peters gli avesse imposto tre priorità: 1) Superman non deve volare; 2) Superman non deve indossare il suo classico costume rosso e blu; 3) nel terzo atto, come gran finale, Superman deve battersi contro un ragno gigante. Il racconto include svariati dettagli altrettanto esilaranti (tipo il giro di ragionamenti con cui si arriva a includere una scena in cui Brainiac ammazza due orsi polari) MA, e qui sta uno dei motivi principali di interesse di questo documentario, finalmente possiamo sentire il contraddittorio di Peters. Che nega straordinariamente poco.
Il problema che tutti imputano a Smith è quello di aver scritto una sceneggiatura da fanboy, con poca azione, strutturalmente fragile e ingenua, nonché una certa generale debolezza di carattere di fronte alle pretese di Peters. Quando Peters decide di affidare la regia a Tim Burton, Tim straccia il copione del povero Kevin senza troppe cerimonie e porta a bordo il fido Wesley Strick.

Meglio?

Meglio?

Qui scatta l’altro colpo di genio: nel ruolo del protagonista, Peters ingaggia Nicolas Cage.
E qui arriva l’altra utilità del documentario: spiegare cosa minchia avessero in testa Peters, Burton e Cage per portare sullo schermo un Superman che, a occhio, non aveva nulla a che fare con le caratteristiche per cui sono conosciuti. Burton, da bravo fenomeno, si fa intervistare a casa sua in una stanza buia e con gli occhiali da sole: nel 1998 era ancora un filmmaker più che credibile, a tre anni di distanza dal suo primo tonfo critico (Il pianeta delle scimmie del 2001), e il suo piano era di incassare questo enorme assegno per vedere se riusciva a superare la sua abbagliante avversione per il fumetto all’origine e raccontare una storia un po’ più solare del solito, ma ovviamente ad attirarlo era il dualismo Superman/Clark Kent e questa natura aliena che lo portava a sentirsi emarginato. La chiave era nella sua versione di Clark Kent, una specie di matto indecifrabile, il tentativo malriuscito di Superman di integrarsi fra gli umani: Nicolas Cage, in questo senso, era una scelta impeccabile.
In 105 minuti duri di interviste c’è il tempo per approfondire una miriade di aspetti su tre script diversi, riflettere su un cast che includeva Christopher Walken nel ruolo di Brainiac, Sandra Bullock come Lois Lane, Chris Rock come Jimmy Olsen una decade prima della fissa per la correttezza politica e – coincidenza – Kevin Spacey già pronto a fare Lex Luthor, e ammirare svariati filmati e concept art inediti. Ma il vero protagonista rimane Jon Peters, un uomo capace di dire la vaccata più colossale e le verità più scaltra e assoluta nello spazio di due frasi consecutive senza cambiare espressione. E il suo curriculum, che a fronte di una quantità invidiabile di classici conta appena due veri flop (Il falò delle vanità e Wild Wild West, il film che dovette accollarsi la sua fissa sui ragni giganti), dà ragione al suo istinto.
La visione del documentario vale anche solo per ammirarlo vantarsi della sua esperienza in risse da strada.

Un po' quello che pensavano tutti

Un po’ quello che pensavano tutti

L’altra storia che volevo raccontarvi inizia così: Jon Schnepp, NNNEEERRRDDD con in curriculum un gran numero episodi di Metalocalypse e un segmento di The ABCs of Death, è talmente fulminato dalla foto di Nicolas Cage vestito da Superman che decide di indagare a fondo e girare un documentario su tutto lo scopribile riguardante il leggendario progetto mai realizzato Superman Lives. Per fare questo, si rivolge ovviamente a Kickstarter.
Amici di Kickstarter, io lo so per cosa avete pagato.
Avete pagato per l’attesissimo contraddittorio di Jon Peters all’aneddoto di Kevin Smith, avete pagato per l’esclusivo filmato casalingo di Nicolas Cage che si prova il costumino da Superman, e avete pagato per l’intervista a Tim Burton e quella a Nicolas Cage.
Le buone notizie: avete ottenuto tutto, tranne l’intervista a Cage (di cui comunque si recupera qualche dichiarazione di repertorio).
Avete ottenuto anche i racconti di Kevin Smith (ovvio), di Wesley Strick e di Dan Gilroy (autore della revisione definitiva), e avete ottenuto la storia di tanti tecnici ingaggiati per il progetto, fra i quali spiccano sicuramente coloro incaricati di dare un nuovo costume a Superman (una roba complicatissima signora mia, piena di lucine che si muovono che non si capisce).
Le cattive notizie: in realtà avete dato dei soldi a un tizio che sì, si è sbattuto un casino per accumulare materiale, ma poi si è limitato a montarlo tutto in fila con uno stile che balla pericolosamente sul sottile confine che sta fra la sobrietà e la mancanza di idee.
Ma soprattutto: ha scialacquato la stramaggior parte dei vostri sudati risparmi in una serie infinita di ricreazioni grafiche francamente orribili, un misto di disegnini animati e pseudo-sosia in green screen dalla resa pacchianissima che il più delle volte sabotano la potenza dei racconti invece che esaltarla. E sono suoi!!!
Fate voi.
In compenso, narrativamente parlando, Schnepp gestisce benissimo il Paradigma Quicksilver: il lento passaggio fra la derisione istintiva davanti alle premesse superficiali del progetto che, a furia di approfondimenti e nonostante la plateale mancanza di rispetto di Peters e Burton per il materiale alla fonte, si trasforma nel sospetto che in realtà sarebbe potuto uscirci qualcosa di intrigante.
E Jon Peters sintetizza la situazione meglio di tutti: “Sarebbe stato un film unico nel suo genere, di cui andare fieri? Sì. Avrebbe fatto la quantità di soldi che deve fare un progetto di quelle dimensioni per giustificare l’investimento? Non ne eravamo abbastanza sicuri.”

Il lieto fine: Jon Peters strangola Jon Schnepp

Il lieto fine: Jon Peters strangola Jon Schnepp

DVD-quote:

“#TeamBurton”
Nanni Cobretti, i400Calci.com

>> IMDb | Trailer

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67 Commenti

  1. Colin Farth

    Nemmemo la vicenda produttiva di Batman Begins scherza, anche se i nomi coinvolti per Superman Lives avevano il 100% di LOL in più.

  2. Past

    Ma di Superman abortiti tra il quattro e return quanti ce ne sono stati?

    So anche di una versione di mcg e una di jj abhrams.

    comunque sono del #teamchepeccato, burton e cage al loro apice, sarebbe venuto fuori qualcosa da ricordare.

    • Quella di JJ Abrams e di McG era la stessa versione, Abrams scriveva e basta

    • Zen My Ass

      Se non sbaglio, all’epoca si parlo’ anche di un Batman Vs. Superman diretto da Wolfang Petersen… Il budget finale di Superman returns include 10 anni di progetti abortiti.

    • Sì, nel versus di Petersen Jude Law avrebbe dovuto fare Superman, mi pare. Non ricordo chi sarebbe dovuto essere Batman… forse già Bale?

    • Past

      dovrebbe uscire anche un docu sulla justice league di george miller stoppata poco prima dell’inizio delle riprese…

    • Zen My Ass

      Si, giusto. Avevo letto qualcosa su Ain’t it Cool, ma mi pare fosse gia’ pronto? Magari sai qualcosa piu’ di me.

    • Ruggero Deodorantato

      Forse Bale era stato contattato da Petersen per la parte di Superman, e Law per Batman ma non ne sono sicuro al 100%, magari mi confondo. A proposito del Mastermind Miller: corre voce che gli stiano affidando un film DC. Nel caso, spero sia Green Lantern.

  3. Past

    P.s.

    Spero che il paradigma di QuickSilver funzioni anche per apocalisse che le foto uscite fanno piangere.

    • Anal Smithee

      Ti sottoscrivo con forza estrema.

    • F.lli Edgar Wright

      Amen

    • Dan Arkanoyd

      Dici le foto dei cosplay degli X-Men?

    • Anal Smithee

      Ok, l’ho scritto sotto per sbaglio ma lo ripeto qui:
      E’ ambientato nel 1983.

      Quindi imho i costumi sono azzeccatissimi e anzi, date le premesse direi che il film sembra ben fatto.

    • Past

      ma me tutti gli altri piacciono, storm e psylocke sembrano usciti dal fumetto, la suit di magneto pare molto meglio della precedente,nightcrawler tolto il capello emo è ok, ma quel coso che sembra uscito da una puntata dei power ranger non me lo possono spacciare per apocalisse.

    • Anal Smithee

      Ahimè hai ragionissima.
      Sembra un Programma espatriato dal set di Tron.

  4. maxnataeleale

    forse meglio cosi!anche con tutto il bene che voglio a Nicola mi ricorda molto il batman di shumacher con i capezzoli!!!

  5. John 4°DiMilius

    Ovvio che mi sento chiamato in causa(se n sbaglio misi nel mucchio anche ledger).
    Dite quello che volete davvero.
    Ma stavolta questo sarebbe davvero venuto bene.
    Come gia detto nell’articolo Burton era ancora un “regista”che poteva raccontarti la storia piu scema e d plastica e fartela sembrare emozionante e d’oro.
    Ho letto diverse scemeggiature di questo film e scovato nel corso degli anni foto e concept che potevano farti storcere il naso, a freddo, ma col senno d poi si avrebbe avuto la sensazione di aver davvero visto un film(col cameo di M.Keaton/batman).
    Un artist scrisse che n ce stato nessuno concept artist che n abbia lavorato ad un progetto abortito d superman.
    P.s.
    O.t. Curioso che i costumi di apocalisse n mi facciano gridare”QUICKSILVER”.
    Voglio dire, mi aspetto scene fighe e raccontate bene,ma la resa (voluta) , n la trovo piacevole tanto che me lo faccia dire.
    A tempesta avrebbero potuto dare un taglio tipo skin diamond, e olivia munn potevano anche vestirla di licra.

  6. Gavino Pancetta

    A me un Superman che non vola sembra fatto apposta per il LOL.

    • Questa cosa del non volare e’ una delle poche che Peters nega di aver detto.

    • annaMagnanima

      ma non vola nel senso che i suoi dovrebbero essere salti? o proprio zero zero?

    • Gavino Pancetta

      Tecnicamente parlando credo che il Superman degli esordi ideato da Simon e Shuster in effetti non volasse ma procedesse a balzi (come continua a fare Hulk tuttora).
      Di lì a poco avrebbe iniziato a volare, ma siccome stiamo parlando degli anni ’40 è come se lo avesse sempre fatto.

      Sia quel che sia un Superman che non vola come si sposta? Va a piedi? Prende l’autobus? Da qui il LOL.

    • LeoniDa Narnia

      questa e quella del divieto del costume le ha smentite.

  7. Dévid Sfinter

    Ma la cofana di Cage che parte a metà testa è uno strascico di Con Air o Superman doveva effettivamente avere un gatto morto in testa?

  8. Ruggero Deodorantato

    Io preferisco gli eroi della DC ai Marvel, però obiettivamente Superman è un po una palla da raccontare: è sempre uguale! Burton e Cage avrebbero dato una versione completamente stravolta, ma sarebbe stato un male? Secondo me per niente, anzi: sarebbe potuto uscire un gran film! Dopotutto, i Batman di Burton restano ancora imbattuti, a mio parere

    • Vabbe’ adesso non e’ che e’ il personaggio ad essere sempre uguale solo perché ne esistono quattro con lo stesso attore piu’ quello del 2006 che ha scelto di seguire lo stesso modello pur non essendo obbligato. Senza entrare nei fumetti, gia’ Man of Steel e’ un’interpretazione bella diversa.

    • meme

      e brutta forte tra l’altro…

    • F.lli Edgar Wright

      Vangelo

    • Ruggero Deodorantato

      Mi riferivo principalmente ai fumetti, anche: di storie fighe su Superman ce ne sono tantissime ma bene o male il personaggio è sempre quello. o meglio, lo trovo molto più ingessato rispetto ad esempio a un Batman o a uno Spiderman. Burton secondo me avrebbe fatto qualcosa che non solo non si era mai visto al cinema, ma manco in 60 anni di fumetti. Come ha fatto col suo Batman che non si faceva problemi ad ammazzare a sangue freddo (e nei fumetti aveva smesso di ammazzare già dal 40, credo)

    • Enrico

      Alla fine tutti gli eroi dei fumetti discendono come genetipi da Superman e Batman della dc, per esempio Ironman/Tony Stark non è altro che una versione gigionesca di Batman/Bruce Wayne, lo stesso Hulk è una versione speculare di Superman, Capitan america si rifà a Batman, ma strizza l’occhio a superman o vicerversa; l’unico cavallo di razza della Marvel è Spiderman come personalità e poteri, forse un incrocio tra il buonismo di Superman e il lato oscuro di Batman.
      Alla fine ha ragione Tarantino,mentre gli altri si travestano o si trasformano,Superman è già Superman,praticamente una dio, fare dei film su di lui o evolvere il personaggio è difficilissimo

  9. Sicuramente sarebbe stato un film memorabile, bisogna però vedere se in bene o in male.
    Io un Burton svogliato (anche se all’apice della sua carriera) non lo vedo proprio benissimo per tirar fuori un bel film, il costume di questo supes ha i capezzoli e WTF RAGNI GIGANTI???

  10. Quetzalcoatl

    #TeamKevinSmith tutta la vita, avevo sentito di questo docu e sono molto interessato a vedere cosa ne hanno tirato fuori, anche solo per scoprire i retroscena del magico mondo di Hollywood.
    A questo proposito l’altro giorno ero caduto dentro youtube e sono finito in questo video (sperando che le tag html siano attive :D) che mi ha fatto saltare il cervello dal nerdgasmo: Kevin Smith a cena con Mark Hammill, JJ Abrahms, Stan Lee e Jason Lee. Dirige/produce Jon Favreau (che di solito presenta anche ma che stavolta lascia giustamente le redini a Smith).

  11. Anal Smithee

    FERMI TUTTI
    ho appena letto che X-MEN: Apocalypse è ambientato nel 1983.
    I costumi sono esattamente quello che devono essere.
    Correggo adeguatamente le mie aspettative, in meglio meglione.

  12. annaMagnanima

    #TeamBurton capo sei un genio.
    come al solito.

  13. Rocky Escobar

    OMG i costumi di gomma con i muscoli scolpiti sopra…

  14. John 4°DiMilius

    Nanni una cosa però mi sfugge,n ho capito se il doc è uscito o se l’hai visto, per altre vie.

    P.s.
    Strano ,ero straconvintissimo di averlo fatto, ma n ho citato Ledger, nel paradigma Quicksilver!!!

  15. Jacques Costello

    Grazie per l’articolo, mi hai finalmente messo un po’ d’ordine in testa dal caos di aneddoti, meme e mezzi articoli che avevo assimilato negli anni.

    Una parte di me è morta, però. Speravo che ci fosse una storia più surreale dietro quelle foto di Nic Cage: che so, “questo è il vestito che indossava il giorno del battesimo di Kal-El Cage”, o “Cage ha insistito per girare una seconda versione di Al di là della vita, da egli stesso prodotta, vestito così”.

  16. BohBeh

    grazie per la spiegazione riguardo a Quicksilver.

  17. John 4°DiMilius

    Comunque, se avessi degli amici vivi, o n immaginari, potrei anche bullarmene!

    • annaMagnanima

      john, non dire così altrimenti ti scambiamo x il bambino de il sesto senso

    • John 4°DiMilius

      Quello che alla fine del film scopre di essere Kaizer Soze?

      !!!Spoiler!!!
      In realta io sono il bambino di Lasciami entrare(quello svedese)!
      True story.

  18. Dr. Stranamorte

    Boh, io non me la sentirei comunque di inserirlo sotto la voce Paradigma Quicksilver.
    Per quanto mi riguarda passa dallo sberleffo a “mm vabbè”.
    Eccezion fatta per Kevin Spacey/Lex Luthor.

    Sai che risate se, in seguito al documentario, decidessero di sfruttare il presunto paradigma per riaprire il progetto, sempre con #TeamBurton e Nic Cage? Sarebbe la vittoria dei Troll.

  19. Ben steel

    Spero nella rivincita dei troll. E magari tim torna a fare folm meravigliosi

    #teamBurton

  20. Documentario fantastico.

    Oddio: Jon Schnepp è un nerd, l’ispirazione di “jodorowsky’s Dune” è palese e quando cerca di ricreare le scene del film con i cosplayer la lollata è servita.

    Ma riesce a fare chiarezza su sto benedetto aborto. E a farci capire che anche se alla fine fosse stato fatto e si fosse rivelato una cagata abnorme, sare bbe stato comunque mille volte più interessante di tutti i cinefumetti che sarebbero usciti da lì a 10 anni.

    Basta riflettere su di un unico punto: per visualizzare il mondo ed i personaggi, Peters e Burton assemblano un cast di concept artists ENORME, dove ognuno è chiamato a dare vita ad un singolo aspetto del film per creare un’esperienza visiva unica ed un mondo fantastico vivo e pulsante.

    Una roba che Raimi con “Speder-Man” e Bryan Singer con “X-Men” non si sono nemmeno sognati di fare. E non parliamo di, anni dopo, quel pirla di Kevin Feige.

  21. Darko Ramius

    Secondo me, in realtà volevano girare un lungometraggio su Ralph Supermaxieroe. E si spiegherebbe anche la scelta di Cage, a cui sarebbe bastata una banalissima permanente per entrare duro nei panni del nostro.

    Anche la presenza di Kevin Smith a quel punto avrebbe acquistato senso

  22. Jedi Calà

    Pezzo ottimo con cui mi trovo d’accordissimo, specie per il modo in cui tratteggia Peters. Al di là di qualche frammento (l’unico sprazzo davvero buffo è quando seguono con i disegni le gesticolazioni di Burton), è un lavoro di fattura davvero povera. Le informazioni sono interessanti, ma come documentario vale zero. Ha una fotografia un po’ così (io non ricordo quanti soldi si sia fatto dare, però ricordo che ha dovuto fare ben due raccolte fondi perché evidentemente aveva finito le bottigliette d’acqua da bere durante l’intervista con Peters) e, a parte gli inserti quello che davvero rovina il documentario è la voglia di protagonismo del regista. Dall’introduzione a tutti i segmenti in cui prende la parola o staccano sulle sue reazioni, è un continuo fastidio. E poi la scelta del materiale montato è una cinghiomattanza di buon senso. Il nadir è quando inseriscono un (abbastanza) lungo pezzo in cui Peters riceve una telefonata – intervellato da controcampi del regista che beve acqua (in realtà si vede benissimo che è sempre la solita scena di lui che beve un sorso e non capisco quale fosse l’effetto desiderato di questa stupidata) – e si sente tutta la conversazione, finché poi Peters chiude dicendo “Scusate, ma la vita va avanti” (era questa la grande morale per cui hai voluto inserire una zeppa del genere?).

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