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L’arte della fuga: la recensione di Baby Driver

Baby ha l’acufene.

Sapete cos’è, no? È quella condizione che con una certa faciloneria viene definita “fischio all’orecchio” ed è invece, piuttosto, un costante e monotòno flusso sonico che non cessa mai di ricordarti che dentro il tuo cranio stanno succedendo cose – sangue che scorre, vene che pulsano, nervi che ricevono stimoli. Può essere un fischio, un rombo, un fruscìo, può essere alto o basso, costante o intermittente, ma una cosa che non smette mai di essere è il tuo compagno di vita. Puoi imparare a ignorarlo, a metterlo a tacere, a far finta che non esista, e a botte di farmaci puoi anche abbassarne il volume e l’intensità al punto da costringerlo a nascondersi nel silenzio assoluto di una casa la notte o della cima di una montagna, ma lui c’è e continua a esserci e ti dice buonanotte e buongiorno finché a un certo punto, finalmente, una volta capito che la sua presenza non è il viatico per una sordità precoce o per qualche forma di tumore cerebrale ancora poco nota, ci fai pace, e torni a vivere.

Nel momento in cui scrivo, un paio di giorni prima dell’arrivo online del pezzo, sto festeggiando il primo anniversario con il mio acufene, che è venuto a trovarmi dopo un concerto in una struttura labirintica nelle campagne parmensi e che, per tre o quattro mesi pieni di farmaci e visite specialistiche, mi ha davvero cagato il cazzo. Mi perdonerete quindi se, nel parlarvi di Baby Driver, aggiungo al mio giudizio una patina di personalissima empatia e, dunque, necessariamente, una fortissima simpatia con l’ultima opera di Edgar Wright, quel regista che più passa il tempo più penso che Guy Ritchie fosse una sorta di sua prova generale.

Rispetto all’uomo che ha poco cerimoniosamente concluso il suo rapporto con me dopo King Arthur, Wright ha più cuore e più gusto per la coreografia, e soprattutto non ha ancora perso la capacità di mettere le sue straordinarie doti estetiche al servizio della storia che sta raccontando invece che viceversa. Di più: Baby Driver è forse la prima volta che l’uomo che è riuscito a farmi digerire persino i Queen applica la legge del freno a mano a una delle sue avventure tutte stimoli e sinapsi che scattano, e invece che darci in pasto un collage rumorosissimo di spunti e suggestioni – come peraltro il film stesso promette di essere nei primi minuti – ci regala una storia, che respira e accelera e segue il battito e inchioda anche quando serve ma che storia rimane, non solo avventura.

E funziona tutto perché Baby ha l’acufene. Sigla!

(per la cronaca, questa roba non funziona)

Davvero, sono serio: la condizione neurologica di Baby è più importante ai fini del film di quello che possa sembrare da fuori.

Come in una sorta di auto-trailer di se stesso, le prime scene di Baby Driver racchiudono, accelerato a velocità folli, tutto l’universo del film. Se volete, questi sono i primi sei minuti: sono ingannevoli, perché fanno pensare di essere di fronte all’unica cifra stilistica di un’opera che lo stesso autore ha presentato come “un musical con gli inseguimenti in macchina”. Riformulato, che tutto il film sia così, una sorta di lungo gimmick con le parti noiose in cui parlano di mezzo. La scusa del ronzìo all’orecchio è perfetta per creare un juke box umano: la musica serve a far concentrare Baby quando guida, a dargli un ritmo al quale battere per non sbagliare mai una curva. È il motivo per cui esiste la musica, in fondo, no?, acufene o meno: riempire, amplificare o sopprimere, insomma in qualche modo modificare… boh, la realtà? il presente? quello che ci sta attorno? È logico che in queste condizioni un bluesaccio urlato sia meglio di un fischio costante o dei rumori del traffico.

È anche logico, e questo lo impariamo prestissimo – la proporzione tra esposizione/presentazione dei personaggi e azione effettiva è tipo l’opposto di quella di Drive, per citare un altro film che partiva da Walter Hill e provava a darne la sua interpretazione –, logico, dicevo, che Baby ascolti la musica per coprire altri rumori, per riempire altri momenti o per cancellare altre realtà. Lo fa quando è in luogo pubblico, perché è… boh, timido? asociale?, tutto quello che sappiamo è che da bambino ha visto i suoi genitori morire in un incidente (è così che gli è venuto l’acufene) e che non ama parlare, solo ascoltare, e quasi mai la gente che ha intorno. E perché dovrebbe, considerato che è cresciuto in compagnia di un sordomuto con il quale comunica a segni e che della musica l’unica cosa che conosce sono le vibrazioni dell’ampli? Il modello è sempre lo stesso, il guidatore silenzioso che abbassa la saracinesca al mondo e tira dritto per la sua strada, ma applicato alla vita di un ragazzo tutto sommato normale, che cucina e flirta con le cameriere, e che dà l’impressione di essere finito in storie brutte di malavita e rapine perché quando ha detto “sì” era troppo distratto dal roteare intorno a un lampione a ritmo di funky.

L’essere vivente più sexy del pianeta, qui insieme a un’attrice messicana.

Perché poi ovviamente c’è la malavita e le rapine: Baby vive in un mondo parallelo, spostato lievemente a sinistra rispetto alla realtà, e quando si impegna è capace di trascinare con sé anche quelli che ha intorno, ma il resto del pianeta va avanti anche senza di lui, e basta una scusa narrativa semplicissima («Hai rubato la macchina sbagliata») per costruirgli attorno un universo dove Kevin Spacey è un criminale dal cuore d’oro di nome Doc, che lo impiega come autista per le sue rapine più audaci, dove Eiza Gonzalez e Jon Hamm si fanno chiamare Darling e Buddy e fanno il verso più spudorato a Mickey e Mallory che abbia mai visto, un sottobosco carnevalesco inteso come riunione di maschere e archetipi che vanno dal funzionale (il tizio di nome Griff di John Bernthal) al tarantinesco (uno a caso, Jamie Foxx) e che sono il motore che mette in moto il film, poi appoggia un sasso sull’acceleratore e comincia a sogghignare.

Lo scontro tra i due mondi, quello violento e pieno di poliziotti corrotti di Doc e quello angosciante ma rassicurante in cui ha sempre vissuto Baby, va ovviamente malissimo per il pesce piccolo (nessuno che sia bravo a fare il suo mestiere ha mai davvero ripagato un debito di mafia), e Baby Driver è tutto qui: richiamato da Doc dopo aver restituito i soldi che gli doveva per “un ultimo lavoro”, Baby decide di fare di tutto perché quello sia davvero il suo ultimo lavoro. Lo fa con una sola idea fissa in testa, un solo obiettivo, l’ottica dalla quale Wright ci fa vedere tutto il film: «Non mi dovete cagare il cazzo».

«Mmm?».

Questo significa che Baby Driver non è probabilmente, non del tutto, il film che vi aspettate. È un film di fughe più che di inseguimenti, in tutte le accezioni più o meno metafisiche del termine. Per Baby, ascoltare una canzone al diner insieme alla sua altrimenti non caratterizzata fidanzata cameriera vale quanto ascoltare una canzone fuggendo dagli sbirri, e ogni sua scelta, ogni svolta di trama, si può leggere sotto quest’ottica: quella di un tizio che sta già impiegando tutte le sue energie per soffocare i rumori che ha dentro la testa e che non ha voglia di impegnarsi a farlo anche con quelli fuori.

È ovviamente, e in tutta onestà mi sento un po’ scemo a doverlo confermare ancora nel 2017, quello che vi aspettate in termini di puro cinema: Wright le azzecca tutte per quasi due ore, abbandonandosi come sempre all’ispirazione del momento più che a un coerente piano stilistico, ma riuscendo a scongiurare, con pause di riflessione saggiamente piazzate qua e là, l’impressione di essere di fronte a una raccolta di videoclip per una playlist su Spotify. Oltre al fatto, del quale si parla sempre troppo poco, che Wright è anche un mostro nel tirare fuori il meglio da chiunque si trovi davanti: se sapessi ciò di cui sto parlando questo sarebbe il momento nel quale vi consiglio di andarvi a vedere Colpa delle stelle o Divergent o il remake di Carrie e di confrontare quell’Ansel Elgort con quello di Baby Driver, ma visto che non so di cosa sto parlando perché non ho mai visto nessuno dei titoli sopracitati non lo faccio, resta la magia compiuta da Wright che ha trasformato un carciofo senza espressione in un personaggio adorabile e capace di dire moltissimo con pochissimo.

Non l’attore più espressivo della sua generazione.

Più di tutto, comunque, sorprende di Baby Driver quanto non sia un film che ha assoluto bisogno dei fuochi d’artificio per farsi notare, e quanto Wright abbia ormai imparato a tenere a bada la sua ansia da prestazione e la necessità di dimostrare in continuazione di stare avendo un’idea. È quasi sempre in controllo, e si affida alla musica solo quando la situazione gli sta sfuggendo di mano e la tensione è troppa per essere risolta in modo più tradizionale. Musica scelta con cura, al di là dei gusti personali: ce n’è per tutti e gli abbinamenti con quanto sta succedendo in scena sono sempre delicati e mai didascalici. Dopodiché, come dicevano già alla corte di Francia nel XIX secolo, “se ti piace Burzum magari ti farà schifo la scena con Run the Jewels”, e quello è il rischio che si corre costruendo il film sulle canzoni e spaziando per mood e non per genere.

Onestà intellettuale mi imporrebbe di dedicare almeno qualche parola ai difetti del film, ai suoi problemi, ai personaggi sviluppati a metà (in particolare la Madchen Amick dei poveri Lily James nel tradizionale e rassicurante ruolo del soprammobile) e a quella sequenza un po’ troppo buia e incasinata che avrebbe giovato di un po’ più di chiarezza almeno in fase di montaggio, ma non ho voglia di farlo. Baby Driver è la storia di una persona gentile e un po’ tonta, in costante fuga da tutti i rumori e in costante ricerca della canzone giusta per metterli a tacere, molto brava a guidare e con un grande desiderio di essere lasciato in pace. È una storia semplice dove l’acufene che informa ogni decisione e ogni comportamento del protagonista può essere sostituito da quello che volete per farlo diventare il simbolo di una qualsiasi ossessione divorante e debilitante e contro la quale combattere attivamente ogni giorno per mesi se non anni, e se non vi ritrovate in Baby neanche per un istante cosa vi devo dire, bravi, complimenti, ho sempre sognato di conoscere il Buddha.

Seppia.

DVD quote suggerita:

«Un film di fughe più che di inseguimenti»
(Johann Sebastian Bach, esperto in materia)

IMDb | Trailer

34 Commenti

  1. Maxnataeleale

    Tutto vero :non è il film adrenalinico che ti aspetti ma è anche meglio così.. Valore aggiunto l’avermi fatto conoscere Sky Ferreira! Grande regista Wright

  2. Su Elgort: la faccia da carciofo (pure un po’ antipatico a pelle, se lo chiedi a me) ce l’ha e non se la leva, ma secondo me è bravuccio anche in due dei tre film che citi (quelli che ho visto). :)

  3. Maxnataeleale

    Ma scusa Stanlio non ti è piaciuto king arthur? Why?

  4. Trapador

    Non digerisci i queen? Sei una brutta persona!

  5. Rocco Alano

    Il concerto era quello degli Ulver?

  6. Ciao amici, rispondo alle vostre domande tutte insieme, in ordine.

    Elgort: Colpa delle stelle non l’ho visto e mi arrogo il diritto di parlarne male a prescindere e pregiudizialmente. Gli altri due sì e lui è cane, povero.

    King Arthur: perché funziona all’opposto di BD, è una roba tutta stile che si dimentica di raccontare una storia e finisce per essere una raccolta di suggestioni visive spesso non all’altezza e che si susseguono senza ritmo né continuità né senso narrativo.

    I Queen: mi piace molto quella canzone famosa con i cori e Galileo perché quando a una certa cantano “mamma mia” si può sostituire il coro con una bestemmia e fa molto ridere. Il resto per me è ben oltre il confine dell’inascoltabile.

    Concerto: no, erano i Sunn 0))), gli Ulver erano mi pare a giugno di quest’anno, io parlo di settembre 2016.

    Sono felice che il film vi abbia colpito così tanto!

    • Bradlice Cooper

      Figo, era il concertone al labirinto di F.M. Ricci?!?!?! Volevo tanto esserci! Ma non è figo che ti è venuto un acufene dentro un labirinto? “Labirinto”, l’hai capita? Eeeeeeh?

      Scherzo, simpatizzo perché ho un acufene da tipo cinque anni ed è davvero qualcosa che la gente non sa cosa si perde.

      BD devo vederlo ma quel clip di sei minuti è da orgasmo multiplo :O

  7. supertramp

    Stanlio ma Guy Ritchie e Edgar Wrigth li trovi simili?
    Magari si può fare il discorso che senza Ritchie non ci sarebbe stato Wrigth, cose del genere, ma non mi convince tanto. Li ho sempre trovati molto diversi, forse il montaggio li accomuna in molti film e sicuramente quelle zoomate.
    Con il buon Guy per me si è rotto qualcosa(facendo finta che il film con Madonna non esista)con Revolver il film dove il suo ego ferito esplode.
    Con RocknRolla si ricompone e poi i due Sherlock che sono belli però pensavo sempre che fosse una perdita di tempo perché volevo vedere la trilogia di RocknRolla, ma ormai, con Operazionie U.N.C.L.E mi sono addormentato e King Arthur saltato senza pensarci.
    Wright mi ha sempre stupido e divertito piazzando nei suoi film cose che non mi aspettavo fatte così bene, come le sparatorie in Hot Fuzz o le botte in
    The World’s End.
    In Baby Driver le scene delle fughe sono “realistiche” o si esagera?
    Che voglia di Cornetto.

    • Maxnataeleale

      King arthur recuperalo va..

    • Li trovo ragionevolmente simili nell’approccio, raccontare storie tutto sommato semplici con grande gusto per la messa in scena, i montaggi a mitraglia, le intuizioni visive, il tutto senza mai rinunciare troppo al tenere i piedi per terra. E il gusto di mischiare linguaggi diversi a seconda di quello che richiede il film, che è secondo me quello che Ritchie ormai ha perso da tempo in favore di un ribaltamento di prospettiva (ho idee visive interessanti, ci scrivo la storia intorno).
      Poi Wright come dicevo ha più cuore&sentimento, si fa meno problemi a raccontare storie d’amore più o meno tradizionali per dire, o a lasciarsi andare alla dolcezza, mentre Ritchie è sempre tutto cool gritty & witty e quindi più monotono.
      Però sì, io un collegamento tra i due ce lo vedo, magari sono pazzo io. Chiaro che non sto dicendo che Wright è venuto su ispirandosi ai film di Guy Ritchie, solo che hanno lo stesso gusto per la messa in scena.

      In Baby Driver, per rispondere all’ultima domanda, le fughe sono realistiche e c’è pochissima esagerazione.

    • supertramp

      Stanlio grazie per i chiarimenti sono tutto sommato d’accordo, adesso la fotta sta aumentando.

      Maxnataeleale credo che King Arthur alla fine lo recupererò, non so quando forse un giorno, ma di riguardare Operazione N.O.I.A. non ci penso proprio.

    • Maxnataeleale

      Guarda io guy Ritchie l’avevo mollato già dai tempi degli Sherlock homes che mi hanno sempre fatto venire l’abbiocco.. Uncle l ho saltato e non credo che lo guarderò mai ma King arthur l ho adorato. Tamarro fino al midollo quindi capisco anche che divida un po il pubblico. Io comunque non li accosterei più di tanto wright e Ritchie ;hanno due approcci simili solo superficialmente.

    • Zen my Ass

      A me piace Ritchie (anche quello di Revolver, dove ha cercato di uscire dal suo guscio per provare qualcosa di diverso e audace, e del primo Holmes, intrattenimento di buon livello), ma King Arthur e` veramente uscito male, a parte qualche sequenza in cui la sua mano si vede eccome. Non ho visto Uncle, ma lo recupererò. La mia impressione e` che Ritchie sia uscito dal confronto con Hollywood piegato e battuto, e il fatto che dirigera` Aladdin per la Disney ne e` una conferma.

    • Axel Folle

      Ragazzi UNCLE lasciatelo perdere. film totalmente molle e senza un minimo di mordente. Oltre ad avere due cani fuori parte per protagonisti.

      A me dispiace solo che Ritchie non abbia potuto fare la trilogia di RnR, probabilmente l ultimo suo film ad essermi piaciuto davvero. Certo che dopo aver affossato due film studiati per essere franchise su due la vedo dura che lo si vedrà ancora lavorare a cifre grosse…

    • Zen my Ass

      Sta lavorando alla versione live action di Aladdin… Ha ancora qualche santo in paradiso…

  8. dino riise

    porca miseria, la ragazza è davvero shelly johnson non iscritta al sindacato, ci ho pensato tutto il film! film che a me è piaciuto ma non mi ha fatto impazzire, ho apprezzato il tirare il fiato a un certo punto, la scena fuori dall’ufficio postale mi ha stupito, ma jon hamm secondo me è un po’ sprecato è la svolta cattiva non gli riesce del tutto, e kevin spacey prima mi sembra vada col pilota automatico, poi il personaggio cambia un po’ a caso. da vedere comunque, ma forse è girato meglio di com’è scritto.

    • dirty harryhausen

      “è girato meglio di com’è scritto”
      secondo me è vero ma il bello del film è nel ritmo, nel montaggio, nella colonna sonora incastrata con l’azione. A me è piaciuto un botto, inseguimenti inclusi. Concordo anche su John Hamm e Spacey. Foxx invece è sempre azzeccato.

  9. Taccagno

    Una recensione troppo buona, non mi sembri nemmeno te.

  10. Steven Senegal

    il film ancora non l’ho visto ma quei 6 minuti linkati sono la cosa più imbarazzante che abbia visto quest’anno

    • Il Reverendo

      concordo. avevo una gran voglia di vederlo, la rece mi ha messo ancora più voglia ma quei 6 minuti mi hanno deluso parecchio.

      ci sono troppi stacchi di montaggio nell’inseguimento, la macchina è inquadrata per quanto? un secondo e mezzo alla volta?
      passo sopra ai rapinatori che non sembrano rapinatori e al ragazzino che canta che ok, magari nel tono del film poi sono robe che fanno ridere e ci stanno, ma l’inseguimento proprio no dai.
      ho ancora in mente l’inseguimento del primo jack reacher, per non scomodare tarantino di a prova di morte o tutta la roba bellissima anni ’70, h.b. haliki & co, ma sta cosa mah, è l’equivalente di una sparatoria con la shaky cam quando ti aspetti john woo.

      sono tutti così gli inseguimenti o negli altri la telecamera sta ferma sulla macchina per un po’?

  11. Steven Senegal

    ma poi tutto pulitino e plasticoso e in più quella rara faccia di cazzo al volante che muove la faccia preannunciando l’ingresso in curva con le smorfiette
    no no non ci siamo

  12. mki

    baby driver ha veramente una faccia di cazzo..
    però lo stesso discorso si poteva fare con scott pilgrim
    e anche però c’è da dire che edgar fin’ora non ha scagliato un film\telefilm\corto che sia..

  13. X-Meh

    Solidarietà per l’acufene. Fino a un certo punto c’era un fischio dovuto ai concerti che passava, poi non è più passato, ora non so più se c’è e mi sono abituato o non c’è più. E comunque ci sento ancora.

  14. Zen My Ass

    Bellissimo, film di un regista che ha piena padronanza del linguaggio cinematografico e che una precisa, solida idea di cosa e come vuole raccontare le sue storie (mi e’ piaciuto come questo Baby Driver somigli molto a Scott Pilgrim, per come racconta il riscatto di uno sfigato)… condizioni che ben raramente si trovano racchiuse in una sola figura a Hollywood ultimamente.

    Wright ha capito benissimo come funzioni il genere musical e lo ha piegato al suo stile e alla sua idea di cinema: il musical funziona solo nella testa di Baby, per sfuggire alla realta’, al suo dolore (fisico ed emotivo), alla sua condizione di schiavo di un criminale, etc… Esattamente come il genere musical vive nel suo essere una sospensione del racconto tradizionale per creare una realta’ parallela di sogno e fuga.

    Grande recensione per il migliore film che abbia visto quest’anno.

  15. Corto Russell

    Andrò a vederlo nel fine settimana perché Wright ha fatto abbastanza cose buone da controbilanciare Scott Pilgrim e meritarsi la buona fede di tutti i calcisti, ma credo che il film sarà segnato dall’imbarazzo per Carciofo Egort e che il contrasto con quei consumati guerrieri di Hamm, Foxx e Spacey non gli farà favori

    • Axel Folle

      Scott Pilgrim è bellissimo cazzo!!!!!

    • Corto Russell

      È un film esteticamente originale e tecnicamente irreprensibile, e mentre lo guardavo avrei voluto strangolare tutti quegli stronzetti tronfi e insopportabili sullo schermo

  16. Martin Scorese

    Grande Stanlio… Madchen Amick… quanti ricordi… ero cotto di lei

  17. supertramp

    SPOILER SPOILER SPOILER

    Secondo me è tutto un sogno. Non solo l’ultima scena proprio tutto il film. Il protagonista è in carcere e la storia che vediamo è frutto di una sua immaginazione, una “fuga” dalla prigione.
    Tutti i personaggi sembrano personaggi di un film non persone reali, sono creazioni della sua mente, parti della sua psiche: il boss è la redenzione, Foxx rappresenta i suoi errori, la follia, Darling e Buddy rappresentano lui e la sua ipotetica ragazza se non fosse mai stato arrestato, il futuro da Bonnie e Clayde che non vivranno mai. L’acufene è la prigione che il protagonista vive realmente, che lo isola dal mondo circostante, Baby è rinchiuso dall’acufene come in una cella, quel fischio nelle orecchie non lo lascia come lui non può lasciare il carcere. La musica è la cura. Le fughe l’evasione. Sia in macchina che di corsa Baby non vai da nessuna parte di proprio iniziativa, durate le rapine lui esegue un piano, improvvisando, ma sempre eseguendo un compito, come quando compra il caffè per gli altri e non per se stesso.
    Quando inizia a fare di testa sua gli altri muoiono, perché effettua scelte, modifica un qualcosa che sembrava non poter essere cambiato.
    Foxx è il primo, lui è il suo lato oscuro, poi altre sue scelte portano la morte di Darling e nella resa dei conti finale mette fine a quel mondo che si era creato quando era fuori dal carcere accettandone le conseguenze, causando la morte della sua nemesi, di quello che sarebbe potuto diventare, decidendo di voler vivere onestamente.
    Questa mia interpretazione non richiesta è dovuta al fatto che l’ultima scena(per me) è palesemente un sogno che ho esteso a tutto il film con questa strana teoria, o stronzata tanto è uguale.
    Comunque il film ha quella stranezza alla Pilgrim, ma più riuscito, che lo caratterizza con in più quelle scene dove Wright ti distrae un attimo per poi prenderti alla sprovvista con spari e oggetti molto contundenti che ti trafiggono il petto. Elgort è l’attore più espressivo fra gli attori meno espressivi che abbia mai visto, ce lo vedrei benissimo nel ruolo di un cyborg senza sentimenti spara&uccidi.

    SPOILER SPOILER SPOILER

  18. Credo di non essere mai uscito così deluso da una sala.
    Se togli tutto il barocco, non ti resta niente in mano.

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