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Nel dubbio, spacca tutto: la recensione di Madre!

(leviamoci subito le citazioni obbligatorie)

Quando si sono accese le luci in sala sui titoli di coda di Madre! e mi sono avviato verso l’uscita, mi è caduto l’occhio su tre persone ancora inchiodate alle poltrone. Erano una ragazza sui 30 anni e, presumibilmente, i suoi genitori. I genitori avevano gli occhi a palla. La ragazza, in visibile imbarazzo, si è girata verso la madre e le ha detto “non lo sapevo”.
Ecco, QUESTE sono immagini che andrebbero messe nel trailer di un film.
Mica le ragazzine che si cagano addosso per i jump scares: una coppia di genitori sconvolti, e la figlia che si scusa.
Una figlia che probabilmente ha convinto i suoi dicendo “è un thriller di un regista autoriale, è stato al Festival di Venezia, c’è la famosissima attrice Jennifer Lawrence e l’affascinante Javier Bardem, sarà una cosa divertente e intrigante alla Hitchcock/Polanski, vi divertirete”, e invece.
Io, dopo un trailer così, andrei al cinema di corsa. DI CORSA.
Nel 2017, quando ormai avevamo perso tutti la speranza, quell’antipatico secchione di Darren Aronofsky è riuscito a farsi pagare dalla Paramount per tirare fuori “il film pazzo e temerario”.
La cosa ha un suo prezzo, eh?
Seguitemi che vi spiego.
Sigla:

Ci sono diverse scuole di pensiero a proposito di Madre!, probabilmente ne avrete letto.
La principale è “andateci senza leggere niente”.
Sono personalmente un grande fan di questa specifica scuola di pensiero, che ultimamente ho preso ad applicare con sommo sprezzo del pericolo a quasi qualsiasi film.
Non avete idea di quanto sia bello e rinfrescante nel 2017 trovarsi davanti un film di cui non si sa quasi nulla, mi tolgo delle soddisfazioni notevoli.
Ma mi prendo effettivamente anche dei pacchi esagerati, tipo quella volta che sono andato a vedere A Ghost Story di David Lowery pensando fosse un horror, e invece era un metaforone hipster/esistenzialista interamente girato con Instagram che contiene una sequenza di otto minuti a camera statica in cui Rooney Mara si mangia una torta. Poi giustamente Madame Cobretti mi fece notare che dritta sul poster una delle quote lo definiva “lovely” e insomma, avessi visto almeno il poster e letto “lovely” ammetto che avrei approfondito un po’ di più prima di andare.
In questo caso ad esempio non so se sono d’accordo che bisognerebbe andare alla cieca, soprattutto se – come me – si tende a guardare l’operato di Darren Aronofsky con grande sospetto, lui e le sue sciarpette di merda.
Io per dire, che sono pieno di amici importanti che vedono i film al Festival di Venezia, sapevo solo una cosa: contrariamente a quanto lasciavano intendere trailer e poster, NON ERA un remake di Rosemary’s Baby.
Anzi, non c’entrava proprio niente.
Ed era stato fischiato fortissimo.
Eccola un’idea per il trailer perfetto: genitori traumatizzati, e il pubblico del Festival di Venezia che fischia.
Non servono altre immagini.
Ditemi solo in che cinema lo fanno, e io ci vado al volo, anche se sul poster c’è scritto “lovely”.

Soltanto un uomo può sfidare la micidiale antipatia di Aronofsky e le sue sciarpette del cazzo e uscirne inscalfito: l’invincibile Inarritu.

Il problema è questo: Aronofsky è Aronofsky, e a questo turno stava particolarmente male.
Sono i primi 10 secondi di film quando con un enigmatico montaggio rapido il Darren ti suggerisce che quanto stai per vedere non va necessariamente preso alla lettera.
E per una buona mezzoretta intriga: Bardem, di mestiere “poeta famoso”, e la Lawrence, di mestiere “ristrutturatrice di casa sua”, vivono da soli nel mezzo di nulla, arriva Ed Harris senza apparente motivo, la Lawrence è spiazzata, Bardem è stranamente elettrizzato e mooolto losco, la Lawrence è ancora più spiazzata.
Ed Harris rimane a dormire e la mattina dopo arriva sua moglie – la miglior Michelle Pfeiffer dai tempi di Batman Returns – e la faccenda diventa ancora più losca.
Ma i due a un certo punto si dichiarano fans di Bardem, e inoltre iniziano a piovere riferimenti biblici talmente sottili che Bryan Singer ha smesso di vergognarsi per Superman Returns.
E sì, c’è stato un momento in cui anch’io stavo per rinunciare.
Non è il momento di cui quasi tutti parlano: è molto prima.
È quando il film sembra piantarsi nella metafora più superficiale dell’Universo, quella che da una parte sembra voler dipingere la frustrazione di una donna costretta a convivere con un artista famoso una cui parte della vita sarà sempre condivisa con i suoi tormenti di ispirazione e soprattutto i suoi fans, e contemporaneamente però paragonare l’artista a Dio attraverso citazioni religiose che mancano solo i riferimenti al versetto in sovraimpressione giusto per essere sicuri.
Sì, è come temete: la metafora è scema, pare pensata da un 14enne irrequieto al suo primo esperimento di fiction.
Aronofsky giura di aver scritto il film in 4 giorni e gli credi: gli credi perché lo script è composto da simbolismi a ripetizione che rappresentano esattamente le prime mezze allegorie sul tema che verrebbero in mente anche a te, roba che anche il peggior Shyamalan avrebbe probabilmente preferito elaborare un po’ di più, e gli credi perché se l’avesse dichiarato solo per stunt pubblicitario, finché c’era, avrebbe detto “l’ho scritto in 6 giorni e il settimo mi sono riposato”.

“Ma perché fischiate, io ho vinto un Oscar!”

Ma a parte questo, ciò che realmente sta facendo Aronofsky – o almeno, la parte che ci interessa di più – è accumulare follia dopo follia.
Già dalla prima invasione di casa è chiarissimo cosa gli viene bene: mettere a disagio, dare fastidio, metterti nei panni di Jennifer Lawrence non staccandole quasi mai la cinepresa di dosso e poi pizzicarla di piccoli dettagli fuori posto, di comportamenti ambigui, di atteggiamenti sempre più invadenti e presuntuosi, lavorando di effetti sonori e coreografie curati al dettaglio, e creando una situazione di ansia claustrofobica da incubo.
E che non è niente in confronto all’escalation finale.
Perché a un certo punto Aronofsky capisce una cosa: capisce che se devi girare una potenziale puttanata intergalattica che ricalca la Bibbia, tanto vale andare fino in fondo e alzare il volume a mille.
E allora gradualmente butta dentro di tutto e inizia a dirigere metal, infilando tipo 18 film in una volta sempre più violenti in rapidissima successione, scatenando un caos apocalittico a livelli che manca solo l’arrivo di Gozer il Gozeriano, osando di puro fomento misto a incoscienza e sfondando i limiti di ciò che ci si aspetterebbe da una produzione simile in termine di immagini/situazioni forti in una mezzora finale che se non esistesse bisognerebbe inventarla. Perché se sei entrato a vedere un film con la famosissima attrice Jennifer Lawrence e l’affascinante Javier Bardem, possibilmente una cosa divertente e intrigante alla Hitchcock/Polanski, non è detto che tu abbia voglia di sentire metal, non è detto nemmeno che tu sia capace di reggere metal, ed era tanto che il cinema non giocava uno scherzo simile.
Altro che Rooney Mara che mangia una torta per otto minuti: Madre! è lo spettacolo di un regista che si sfoga e molla tutti i freni, di un’attrice che si fida e lo segue ciecamente in una missione potenzialmente suicida, e di una delle più grosse e storiche case di distribuzione al mondo che per una volta nella vita chiude gli occhi, si tappa il naso e lascia che tutto vada come l’uomo con la sciarpetta ha deciso che debba andare. Erano anni che chiedevate un simile coraggio: eccolo qua.

“Va tutto bene, giro un altro Hunger Games e risolvo tutto”

Madre! sembra stato pensato per adattarsi alla critica da social di oggi, in cui si leggono solo giudizi estremi da una parte o dall’altra: nient’altro come lui, quest’anno, si merita effettivamente questo trattamento. Io stesso ho viaggiato da un estremo all’altro nel giro di due ore.
Guardatelo: vi incazzerete, esulterete, farete una sola di queste due cose o entrambe, strabuzzerete gli occhi, fischierete, applaudirete, vi scuserete coi vostri genitori.
A che altro serve, del resto, andare al cinema?

DVD-quote:

“Quattro Danzig”
Nanni Cobretti, i400Calci.com

>> IMDb | Trailer

P.S.: è giusto evidenziare che, forse alla luce di una serie di recensioni che non lo soddisfacevano, Aronofsky ci ha tenuto moltissimo a spiegare qual era la vera metafora che l’ha ispirato e che avremmo dovuto cogliere. Non ve la svelo, ve la linko e basta. Ovviamente fila, e ovviamente si incastra meglio e più a fondo di altre intepretazioni (comunque stra-legittime), ma non rende il film più intelligente nemmeno di un grammo.
Ci tenevo anche a dire che no, Jennifer e Darren non stavano ancora insieme quando lei ha accettato di girare il film. Lei ha effettivamente letto il copione e detto “ok, famolo” senza alcun abbaglio sentimentale o obbligo morale. Si sono innamorati dopo. Sono matti.
Ma ci tenevo soprattutto a mostrarvi la pagina degli “errori” di IMDb dove, in un film che si svolge interamente su un piano metaforico/surreale, un pazzo furioso è riuscito a lamentarsi di questo:

E Dio distrusse tutto e ricominciò da capo.

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41 Commenti

  1. Zen my Ass

    Non ho ancora deciso se vederlo (da trailer e commenti vari mi sembra una puttanata invereconda e nemmeno da ridere). Aronofsky ci e` sempre andato giu` pesante coi metaforoni (Wrestler and Black Swan docunt), e se la cosa gli riesce allora il film e` una bomba atomica (penso a Wrestler con un Mickey Rourke immenso), altrimenti finisce tutto urlato tipo film italiano borghese alla Muccino o alla Refn tipo scena del sangue mestruale in TND (quel livello di sottigliezza).

  2. Rocco Alano

    Bella recensione…. Ma ‘sto cazzo che lo vado a vedere!

  3. Steven Senegal

    mmm non so se quello di non leggere nulla a proposito di un film sia un buon metodo, per dire: poi magari ti capita di cazziare qualcuno che lo vuole vedere o che si sta semplicemente leggendo la pag di imdb perché ti eri immaginato tutt’altro film visto che in giro si parlava solo del fatto che sti due (regista e attrice con le guanciotte) stanno assieme. Che ne so, mi immaginavo chiacchiere su chiacchiere e urla in faccia per drammi di coppia. Di base lui con me ha esaurito il bonus trollata biblica con noah. Mi son letto dunque la roba del link sulla spiegazione della trama senza nessun scrupolo e: a) come regista mi piace pure e nonnpotrebbe essere altrimenti se mi fai un film meta sul wrestling e uno dove due megafregne lesbicano b) ha rotto il cazzo con sti metaforoni sciatti e dalla grana grossa, sembra un bambino gesù il piano di sopra della casa è il paradiso ma si può? e il bagno cos’è? c) se un regista deve arrivare a spiegare così per filo e per segno la sua trama ha fallito su più livelli e non è stato nemmeno duro e puro da fottersene
    poi son pure sicuro che se me lo vedo magari mi piace pure perché sono un cialtrone che apprezza le cose a caso surreali senza misura

    • Dai su, il bagno e’ facile, pensaci. Che fai di solito in bagno, tipo quando hai mangiato pesante? Inferno, Paradiso e…? (il film comunque non e’ assolutamente specifico al riguardo, sono pure illazioni)

  4. sos

    Lo sapevo… Alla fine l’avete fatta una recensione a “A ghost story”!

  5. Ryan Gossip

    Questa è una recensione che voglio leggere su madre! Forse ora sono stimolato per andare a vederlo, anche perché vedendo gli incassi pare siamo in pochi.
    Do ragione a Steven qui sopra su Aronofski: dopo aver girato una cosa del genere non ti devi nemmeno azzardare a fornire spiegazioni o interpretazioni. E spero davvero che abbia già firmato per girare almeno un altro film…

  6. T87

    Diosanto quella canzone l’avrò ascoltata centinaia di volte in GTA San Andreas.

    Un applauso per l’immagine di apertura, davvero.

  7. Cialtron Estro

    Forse perché l’ho visto tempo fa, qual era il metaforone di Wrestler? Ricordo un grande Mickey Rourke e le tette di Marisa Tomei.

  8. ramaya

    Però bisognerebbe anche esimersi dal commentare cose che non si sono capite tipo A Ghost Story. Che è un classico esempio di “non ho letto nulla a riguardo” e, toh, film dell’anno.

    • Tu per primo/a però ti stai lanciando in un “non l’hai capito” a caso senza che io abbia espresso alcuna analisi o giudizio a riguardo.

    • SOS

      Di sicuro non è un horror.

    • È quello che ho scritto, no?

    • Il Giordy

      Nanni nn ci credo che sei andato a vedere a ghost story senza sapere niente .
      Giura sul Dio Crom !!
      A ghost story è un esperienza indimenticabile. Una delle cose più belle belle che ho visto nel 2017 .

    • SOS

      Confermavo.
      E faccio un po’ di sarcasmo perché mi piacerebbe sentire opinioni referenziate visto che alla fine me lo sono guardato tutto, fino all’ultimo fotogramma.
      Ma decisamente non è un film calcista

    • ramaya

      E’ quello che sembra. Perché se di A Ghost Story ti rimane che Rooney Mara si è magnata una torta per 8 minuti (e non erano otto), allora significa mistificare per il gusto di portar acqua al proprio mulino. Che va anche bene trattandosi de “i400calci”, però crea giusta indignazione per l’ignoranza dimostrata. Anche perché di lì a poco Rooney Mara “esce” dalla storia. L’hai trovato noioso? Ti capirei. E ti renderebbe anche onore asserirlo in quanto de gustibus blabla est. Così lo trovo solo un McGuffin per ribadire l’essenza del sito, che tra l’altro leggo da anni con molto piacere.

      E poi mi chiedo: tecnicamente un film su un’entità soprannaturale non vivente che interagisce con il mondo fisico come un Poltergeist, è un film…? Bravi, horror. Che poi non ci sia sangue, non faccia paura e che le tematiche siano più esistenzialiste che spara&fuggi, non è il primo e non sarà l’ultimo esempio. Detto che a me ha sconvolto di più di qualsiasi altra cosa vista quest’anno.

    • Un altro modo di vederla è che, nel contesto del post, parlo di A Ghost Story non in termini di “sintesi di ciò che ne penso” (non lo dico, non lo analizzo) ma 1) come gag sulla mia avventatezza in quanto chiaramente il contrario dei film che andrei a vedere di proposito e soprattutto 2) in contrasto con Madre! in quanto film altrettanto ambizioso ma con approccio opposto. Il resto è off topic per il post, e non mi pare nemmeno il tipo di film di cui si possa parlare in due righe, magari ti basti accorgerti che per Madre! ho rischiato di uscire ma per quello, pur non essendomi in ultimo piaciuto, sono rimasto fino alla fine. E la scena con la torta è nei primi 20 minuti.

    • …quindi sì, è una specie di macguffin se vuoi anche se per motivi un po’ più utili di quelli che hai elencato, ma dov’è il problema? Sto recensendo un film diverso e non trovo dove faccio credere diversamente. Mi abbassassi allo stesso tipo di inferenze tue direi roba tipo “ti dà fastidio perché ti è piaciuto”, ecc… Non interessantissimo.

      E P.S.: se non fa paura non è un horror. Non perché non ci riesca, ma perché non ci prova. È solo sovrannaturale e malinconico.

    • SOS

      Riconfermo non è un horror. La presenza del sovrannaturale non è sufficiente a definire un film come tale. Così come ci sono molti horror dove il sovrannaturale non è presente.

    • Errata Corrige

      ramaya re (gina ?) dei frignetti forever

  9. AnnaMagnanima

    com’è bella la sigla <3
    …e com'è bello che me lo sparo al cinema e potrò oscillare tra tutte le cose che hai elencato allegramente come se fossi un gatto di schroedinger. Perchè in fondo è vero ciò che hai detto: il cinema è questa roba qua.

  10. Anonimo

    Io la Lawrence non la sopporto, odiosa, non riuscirei ad apprezzare il film, mi repelle.

  11. Simone

    Aronofsky aveva già dato prova di sé con quel capolavoro incompreso/delirio su pellicola che era Noah

    • Incompreso Noah? Capolavoro?
      E allora “Marcellino pane e vino” cos’era? Un cult movie della Jesusploitetion?

    • Simone

      Beh, dai, Noah aveva un primo tempo molto promettente, visivamente spettacolare, momenti quantomeno interessanti (la battaglia stile signore degli anelli) e un Ray Winstone in stato di grazia con un personaggio che è uno dei migliori cattivi degli ultimi anni, a mio modo di vedere. Poi sì, la seconda parte era quasi tutta una porcata, ma c’era molto di salvabile per me.

  12. Porcodio

    Prendo questa “recensione” più come una parodia, e mi hai fatto ridere un casino, davvero complimenti, però le recensioni falle fare a chi sa di cosa parla, le parodie e gli sproloqui valli a fare su youtube con ipantellas. Grazie ciao.

    • Videostronz

      ma che minchia dice questo, come ti permetti di offendere il sommo Nanni!
      che gente naviga ultimamente in sto sito io non lo so, ci vorrebbe un test d’ingresso

    • AnnaMagnanima

      @porcodio sei troppo nuovo per sapere che “inchinatevi!!! siete di fronte allo shogun mitsukunimi…ehm…Nanni”

  13. Look Skatewalker

    È un’opera di una potenza e di un’intensità devastanti. Recensione centratissima: il crescendo del film fino alla mezz’ora finale esiste solo per sconvolgere e dividere e unire e poi dividere ancora. Ed è questo che desidero quando entro in un cinema: voglio vedere cose inimmaginabili, voglio accendere il cervello e passare al next level.

  14. Steven Senegal

    su yt con ipantellas

  15. AnnaMagnanima

    comunque ancora nessuno ha detto SUPERMAN III

  16. Loren

    Che film di merda. Risparmiatevi ‘sti soldi. Io al cinema ci sono andata e il film mi ha disturbato dall’inizio alla fine.

  17. JAMES VAN NOKER

    DA QUANDO HO VISTO “THE FOUNTAIN” (CHE LA CRITICA STRONCò ALL’EPOCA) HO SEMPRE PENSATO CHE ARONOFSKI SAREBBE DIVENTATO / ERA GIà UN GRANDE REGISTA.. E DI WRESTLER ME LO CONFERMò! POI IL CIGNO NERO E NOAH, PER ME, ERANO UNA GARANZIA.. E QUESTO MOTHER! CONTINUA A FARMI ADORARE LE CAPACITA’ BIBLICHE DI DARREN CHE SPERO NON SI FERMERA’ MAI.
    è VERO LA SEQUENZA FINALE è UN VERO MACELLO DI IMMAGINI CHE TI Fà SALIRE VERAMENTE “L’AGITAZIONE” MINUTO DOPO MINUTO TANTO DA CHIEDERTI SE è UN CAZZO DI SOGNO E SE E QUANDO FINIRà… TRAGICAMENTE POTENTE COME GLI ALTRI! PER ME, ARONOFSKY IMBROGLIONE, TRAVAGLIATO O NO è SEMPRE DA VEDERE!

  18. Imperatrice Pucciosa

    Questo regista ha la delicatezza di un tir in corsa, ancora non ho finito di contare le disgrazie dei protagonisti di Requiem for a Dream e The Wrestler.
    Credo che lo vedro’ proprio perche’ e’ cosi esagerato che e’ praticamente una trashata

  19. Ludwig Van Verhoeven

    Mi sa che lo devo vedere

  20. L’ho appena finito e la definizione che mi sentirei di dare di sto film è “Franco Zeffirelli e Lucio Fulci che si menano a schermo per due ore” e – SPOILER – alla fine vince Fulci.

  21. Xxxxx

    Film orrendo è dire poco, uno dei più brutti che ho mai visto.
    Ma i film intellettual metaforico chic devono per forza essere cagate pazzesche?

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