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Il pagliaccio di merda che ci odia tutti: la recensione di IT

«BALLATE, MERDE»

Certo che non è quello che speravate che fosse.

Cosa pensavate, che riuscissero a fare esattamente il film che vi aspettavate, tagliando quello che nella vostra opinione si poteva tagliare e tenendo tutti e soli i momenti che secondo voi meritano di essere messi in scena in una trasposizione?

Era ovvio che non sarebbe andata così. Per la barba di Chtulhu, non è neanche quello che io speravo che fosse, non del tutto, non fino in fondo. Avete presente di cosa stiamo parlando? IT è in un certo senso un progetto destinato a fallire in partenza; e no, probabilmente neanche la vostra geniale idea di non farne un film ma una serie Tv avrebbe risolto del tutto il dilemma. Un romanzone intergenerazionale di un migliaio e rotti di pagine, con dentro di tutto: l’ultima volta che l’ho riletto, pochi mesi fa dopo uno iato di parecchi anni, mi sono ritrovato ad aspettare impazientemente che i capitoli con gli adolescenti finissero perché volevo ritornare in compagnia delle loro controparti adulte; prigionieri delle loro scelte infantili e del fatto che crescere non va quasi mai nella direzione che speravi. Sono sicuro che a dodici anni conoscevo alcune Beverly mie coetanee senza neanche rendermene conto, il problema è che ne conosco anche oggi di Beverly mie coetanee, e ora me ne accorgo, ne soffro ed empatizzo. Se i film fossero liste di desideri tagliate su misura per il pubblico e non opere di un gruppo di tizi che fanno quello che vogliono loro, al cinema mi sarei ritrovato a vedere una specie di Grande freddo con un mostro assassino sullo sfondo.

Per fortuna quindi che c’è ancora gente con abbastanza fiducia nella sua visione da decidere che ehi, il mio IT, quello che hanno dato da fare a me, sarà quello che voglio io, non una compilation delle scene che hanno ricevuto più voti nel sondaggio online “Che cosa vorresti vedere in IT?”. Andy Muschietti si è ritrovato il progetto in mano quasi a sorpresa, con una di quelle mosse che vengono poi additate, una volta uscito il film, come “evidente indicatore che qualcosa sarebbe andato storto”. L’hanno messo a riprendere le fila di un discorso iniziato da Cary Fukunaga e lui è entrato a gamba tesa, approcciando l’adattamento di un romanzo gigantesco (e davvero, sarebbe bello parlare di questo film senza doversi sempre appoggiare all’opera di King, ma vogliamo fare finta di essere tutti così maturi e criticamente distaccati?) con lo spirito giusto: non una fotocopia, non una collezione ordinata di capitoli ritagliati dal libro, incollati su un foglio di carta e spacciati per sceneggiatura, ma una visione di taglio, una lettura.

Quel genere di approccio che ti fa maciullare e remixare senza vergogna il testo di partenza, senza rispetto per la lettera dei fatti; personaggi che si scambiano le backstory, sequenze rimescolate e amalgamate, luoghi che si spostano. Il tutto in nome della visione: IT è senza alcuna vergogna un film che farà incazzare i fanatici del rispetto calligrafico della fonte. Muschietti (in fondo al pezzo una considerazione sulla scelta di spezzare il film in due in questo modo) si è ritrovato a dover palleggiare materiale da storia preadolescenziale di amicizia, crescita e dolore, un period piece su una cittadina il cui passato recente e meno ci è noto fin nei minimi dettagli, una storia di mostri e incubi, alcune brutte vicende di bullismo e razzismo, una collezione di famiglie disfunzionali che da sole potrebbero essere il soggetto di svariati film di Sam Mendes. Dovendo scegliere se fare tutto, tutto insieme o piuttosto non fare quasi nulla se non quello che gli viene bene, il nostro amico argentino ha optato per la sottrazione, asciugando tutto quello che gira intorno alla parte “mostri e incubi” fino a renderlo tappezzeria di lusso e concentrandosi sulla semplice considerazione che in città c’è un mostro invisibile agli adulti, apparentemente onnipresente ma curiosamente più fumo che arrosto e che prende la forma di quello che più spaventa chi lo sta guardando.

Quello che ne è venuto fuori è un monster movie moderno nella confezione e molto tradizionale nel linguaggio, stiloso e stilizzato, formalmente quasi impeccabile, estremamente ben interpretato e molto, molto divertente. Un horror da botteghino che rende in sala centomila volte più di quanto farà mai sullo schermo della tv, con abbastanza cuore da avere la speranza di diventare una visione più o meno regolare soprattutto per un pubblico adolescente. Sigla!

IT è, più di ogni altra cosa, un film su Bill Skarsgård e sul suo pazzesco lavoro di caratterizzazione di Pennywise the Dancing Clown. Le due ore e passa di durata sono letteralmente intrise del pagliaccio, così onnipresente, così intento a mordicchiare il retro della mente dei personaggi, da trasformare ogni sequenza in una sorta di Where’s Waldo? che può arrivare a sfiorare la pareidolia. Muschietti infila Skarsgård ovunque, in vecchie foto, prime pagine di giornali, sul sedile posteriore di una macchina, in televisione; e le rare volte che lo fa intervenire attivamente, interagire con le sue vittime, non si risparmia nessun dettaglio, non taglia mai corta nessuna inquadratura. Si coccola la sua creatura (50% talento dell’attore, 50% trucco e CGI di altissimo livello e gran gusto) e la accarezza in continuazione, e l’ha addestrata a comportarsi come si faceva una volta, a nascondersi negli armadi e sotto il letto, a spuntare dal nulla urlando BU come in quei vecchi video dell’Internet dove all’improvviso compariva una faccia brutta che faceva BU.

Questo, certo, significa che IT è un horror che si regge quasi interamente su un linguaggio che da anni viene considerato sorpassato e persino un po’ sfigato, la scorciatoia di quello che non sa davvero come si fa a fare paura allo spettatore.

Muschietti, però, è uno bravo, e si muove all’interno dei confini di questo linguaggio con la sicurezza e l’inventiva di uno che sembra non aspettasse altro nella vita. Non troverete un’oncia di innovazione in IT, ma una quantità francamente imbarazzante di pezzi di bravura e di idee visive potentissime, e quasi sempre, quelle sì, nuove, perché l’aver spostato l’azione trent’anni in avanti rispetto alla fonte ha richiesto anche un aggiornamento delle paure dei protagonisti: niente più mostri della Universal che prendono vita, Muschietti opta piuttosto per visioni e distorsioni surreali e oniriche, con più di un occhio ai paraggi del Labirinto del fauno. Minuscolo spoiler, il mio personale MVP è il Modigliani deformato, ma il vero bello di IT è che c’è una vasta mostrologia da cui pescare.

Un grande classico che non passa mai di moda.

D’altro canto, e a volte sembriamo dimenticarcene tutti, per quel che riguarda il lato puramente horror Muschietti aveva da adattare un materiale che esso stesso si reggeva su jump scares e altri trucchetti classicissimi: Pennywise è la materializzazione delle paure di ogni bambino, e onestamente ve lo vedete un tredicenne che si inventa un mostro simbolico e metaforoso tipo quello di It Follows? Il suo modus operandi in IT è coerente con la sua natura: non c’è nulla di sottile né di psicologico in questo pagliaccio, solo un’aggressione costante e sempre urlata. Il Pennywise di Skarsgård non è un letale seduttore come quello di Tim Curry (è arrivato, visto?), è un figlio di puttana che ti urla in faccia e ti sfotte se hai l’asma e gode a vedere i bambini che soffrono – e che diventa patetico nel momento in cui i ruoli e i rapporti di forza si ribaltano, come vale per tutti i bulli di questo pianeta e oltre. Ecco, il mostro di IT è un bullo, e Henry Bowers il suo alter ego e il suo profeta.

10/10

Perché sì, poi ci sarebbe anche tutto il resto, Derry, i bulli, i Losers. E qui Muschietti si porta a casa la sufficienza, diciamo un 6,5 per un paio di scelte brillanti, ma non riesce a trascendere. La città di Derry, il buco di culo d’America dove incesto e omofobia fanno rima con “sabato sera”, è fotografata e ripresa estremamente bene, forse fin troppo, ma tutta la personalità che ha è presa a prestito dai ricordi di chi ha letto il romanzo ed è in grado di riempire buchi e immaginare linee di forza che il film si limita ad accennare e dimenticarsi presto. Esiste in funzione di Pennywise e manca il viceversa: carta da parati, appunto, per quanto di gran lusso.

Va un po’ meglio alla banda di Bowers e a Henry in particolare, sufficientemente aderente al modello di psicopatico descritto da King da funzionare come minaccia costante e imprevedibile. Ancora una volta, però, è una valutazione che non riesce a superare il legame con la fonte: tutto quello che non è Pennywise, ed è forse il vero peccato originale di IT, non ha abbastanza gambe da funzionare su chi non ha già un canone letterario a cui fare riferimento. È qui che l’operazione di sintesi estrema di Muschietti mostra un po’ la corda: l’unico modo per rendere interessante quello che non è il mostro in questo monster movie è appiccicarci sopra un po’ di nostre aspettative.

Ora ci arriviamo.

Il discorso vale in parte anche per queste sette meravigliose creature, che hanno abbastanza talento ed entusiasmo da riuscire a far prendere vita ai loro personaggi ma che, se visti con le lenti di uno che sta valutando una sceneggiatura e non una complicatissima operazione di trasposizione culturale e quasi mitopoietica per un’intera generazione o due, faticano a sfuggire a una certa banalizzazione e tipizzazione. Intendiamoci, stiamo parlando dell’elemento di questa operazione che più di tutti verrà sviscerato, analizzato, valutato e smontato pezzo per pezzo, il più difficile da azzeccare, e ammettiamo anche che pure nel romanzo c’è sempre stata una certa gerarchia tra i ragazzi, per cui Bill e Beverly sono ciascuno a modo loro i due veri protagonisti, seguono Richie perché è quello più caratterizzato a pari merito con Ben che è quello con l’arco più interessante, poi Eddie la cui ipocondria è di gran lunga la gag più abusata, Mike perché non serve a granché da bambino ma da adulto diventa l’anima buona di Derry, e infine il povero Stan che si salta direttamente metà della storia. Ecco, l’ho fatto.

Quello che voglio dire è che era impossibile aspettarsi che in due ore di film Muschietti riuscisse a caratterizzare in profondità sette personaggi così sfaccettati, e forse consapevole della cosa e sentitosi sollevato dalla responsabilità il ragazzo si è un po’ lasciato andare, riducendo metà del gruppo a un singolo descrittore (Eddie è ipocondriaco, Stan è ebreo, Mike è nero, Ben è grasso) e lasciando spazio per respirare a quelli che ha individuato come i suoi tre fuoriclasse. E se Jaden Lieblabla e Finn Wolfhard confermano di essere bravi e spontanei e ancora abbastanza preadolescenti da fare il loro lavoro con l’incoscienza di chi sta solo giocando, Sophia Lillis è la Beverly che tutti speravano; ha il physique du rôle e il talento e l’intensità e un’estrema naturalezza nel fare cinema e francamente ruba la scena al resto dei Losers senza fare troppa fatica. La aiuta anche essere quella a cui IT fa fare le cose peggiori e più disturbanti (tra cui umiliare Chloë Moretz nel miglior remake di Carrie dell’ultimo quarantennio), ma non c’è dubbio che il film sia suo tanto quanto lo è di Bill Skarsgård.

Mi preme anche far notare che ha degli splendidi riccioli rossi, qualcosa che Jessica Chastain non ha mentre Christina Hendricks sì.

Lasciatemi fare un’ultima considerazione che ho promesso parecchie righe sopra. Comunque lo si voglia vedere, IT è un film incompleto: sceglie lui stesso di ammetterlo dopo l’ultimo combattimento e l’epilogo-trailer, e d’altra parte sarebbe deludente scoprire che per eliminare definitivamente un mostro orrendo che infesta una città da svariati secoli bastavano sette ragazzini incazzati. Muschietti non fa mistero del suo voler tornare a Derry “se lui dovesse tornare”: il patto di sangue tra i protagonisti dovrebbe metterlo in chiaro anche a chi è al suo primo giro di giostra. L’arco del film è soddisfacente, ha un inizio, uno svolgimento molto lineare, una conclusione coerente. È un pacchetto completo, essenziale e confezionato con una personalità fortissima. È anche la prima metà di una storia più ampia. La domanda è: come verrà gestita la cosa?

Qui è dove abbandono la valutazione critica del film – spero sia chiaro che credo sia un gran film, anzi guardate cosa faccio, ecco la DVD quote:

«Il pagliaccio stronzo che aspettavamo da sempre»
(Stanlio Kubrick, pagliaccidimerda.it)

IMDb | Trailer

oh bene, ci siamo levati il pensiero.

Dicevamo! E mi lancio in speculazioni da rompicazzo che deve sempre parlare del libro.

Non ho idea di come Muschietti voglia gestire la parte adulta del romanzo, né di come pensi di risolvere il problema che, ambientandola nel 2017, ci sono gli smartphone. La parte adulta del romanzo, lo dico per chi non l’avesse letto né ne avesse voglia, è prevalentemente incentrata su quello che è successo ai sette dopo quell’estate – si parla di lavoro, scelte di vita, violenza domestica, alcolismo, sesso. Pochissimo mostro, e concentrato in relativamente poche pagine. Una roba impossibile da trasformare in un luna park come successo per il primo capitolo, a meno di non stravolgerla.

A me piace pensare che Muschietti non la stravolgerà e girerà invece una storia nerissima, introspettiva e angosciante, di quelle che ti fanno sperare nell’arrivo del mostro per divertirti un attimo. Sordida, appiccicosa e mediocre, o falsa come una moneta da due euro e settantacinque. Una specie di Grande freddo con il mostro di sottofondo, insomma. Quanto sarebbe bello?

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123 Commenti

  1. Maxnataeleale

    Gran recensione. Complimenti

  2. Rocco Alano

    Bel pezzo, ma per me resta un problema. La miniserie del 1990 sarà stata una merda clamorosa, ma la prima notte insonne della mia vita l’ho passata terrorizzato dal Pennywise di Tim Curry- che, ancora oggi, mi fa una certa impressione.
    Questo sarà pure bravo, ma non fa un cazzo di paura!

    • Norton Antichrist

      Alla tua età pensavi di impaurirti per un mostro-pagliaccio?

    • David

      Eh ma il non essere più ragazzini è un problema nostro, non di Muschietti.

    • Rocco Alano

      Sì, perchè sono molto impressionabile. E, ripeto, quello di Tim Curry mi fa effetto ancora oggi, con quell’ambiguità parapedofila agghiacciante. Questo di oggi mi pare niente di più e niente di meno che uno di quei “pagliacci cattivi” che si vedono sui cartelloni dei circhi horror.
      Un figura molto stereotipata.

    • Maxnataeleale

      Io ormai sono smaliziato (classe ’78)ma i ragazzetti in sala avevano il culo bello stretto e facevano dei salti.. Che goduria

    • Emir Kostner

      Quanti anni avevi allora? E quanti ne hai adesso? Queste due domande ti faranno arrivare alla risposta che cerchi, mio giovane (o probabilmente non più) amico.

    • Rocco Alano

      All’epoca 14 e ora 40. Ma credo c’entri fin là! La performance di Curry era disturbante, questa no- questo sembra un villain classico.

    • Per me è più disturbante questo Pennywise rispetto a quello di Tim Curry, che alla fine era “Tim Curry che fa il pazzo”.

    • Rocco Alano

      A me sembrava un predatore lucido, non pazzo. E non aveva bisogno di apparire in scena facendo “bubsettete!” per terrorizzare.

    • Giorgissimo

      In realtà ciò che faceva Tim Curry (e che qui non c’e’ proprio) era presentarsi come innocuo, colorato e divertente, con una patina di follia disturbante dietro. Era l’adulto che potrebbe attirarti con una caramella e poi sbranarti. Questo faceva paura. Non quando mostrava le zanne. Qui invece e’ fondamentalmente sempre cattivo, un mostro classico, sempre spaventoso… Questo rende il film molto meno angoscioso. Non e’ una questione di eta’. La miniserie compensava la poveracciata che era (perché lo era!) con l’atmosfera perennemente angosciante. Quando gli adulti ricevono la telefonata di Mike fanno venire la pelle d’oca.

      Altra cosa che non mi e’ piaciuta: scelta del cast. Ben sembra un bimbo delle elementari, Beverly una che ha quasi finito il liceo….

      Per il resto, gran bel film.

    • Giorgissimo

      Per completare la questione angoscia: quando nella miniserie entrava in scena Henry era terrorizzante, qui fa un po pena…

    • Rocco Alano

      Tutto si può dire di quella performance, tranne che fosse in overacting, Stanlio.
      Poi, ovviamente, legittimo preferire questo. La paura è soggettiva.

    • Ma io non ho scritto che era in overacting, solo che mi sembrava più un veicolo per far brillare le doti di Tim Curry che un vero mostro spaventoso. Questo mi è sembrato un bel lavoro di costruzione di un mostro.

    • Rocco Alano

      Sarà, però dopo 27 anni è rimasto una figura iconica che ha traumatizzato un’intera generazione, pur nell’ambito di una porcata DTV.
      Auguro al Penntwise di Skacoso la stessa fortuna…

    • spino1970@gmail.com

      Ancora con sta storia di Tim Curry? Io credo di essere uno dei pochi qui dentro che ricalca lo standard di IT: classe 70, avevo 16 anni all’epoca del romanzo (non credo che molti coetanei dei loosers lo abbiano letto davvero a 10 anni), ne avevo 20 all’epoca della Mini TV.
      La Mini TV faceva cagare all’epoca e a maggior ragione lo fa oggi.
      Ho il sospetto che a Curry il coccolone sia venuto proprio a ripensare a quella porcata fatta evidentemente per pagare il mutuo di casa…

      Il Pennywise di Curry era ridicolo.
      Fatece pace.

      Andava un po’ meglio in originale con la sua voce, ma, davvero: meglio di questo proprio no.

    • Vespertime

      Era l’età. Anche io ricordo di averne avuto paura ma, visto anni dopo, l’ho trovato alle volte ridicolo. Stessa cosa con Hellraiser, visto in 4° elementare, incubi per settimane. Rivisto molti anni dopo mi sembrava un giocattolone divertente ma ben lontano dal terrore che avevo provato.

    • Che noia questo articolo.. E che delirio! Nel tempo che impieghi a leggerlo hanno eletto in nuovo Papa, sconfitto la fame nel mondo, l’uomo è andato sulla Luna e King ha scritto
      3 libri comici

    • Martina Scortese

      Ehi, è giusto il tempo necessario ad allenare il suo gusto critico! Magari può partire licenziando gli anticorpi a forma di Natalia Aspesi.

    • Anonimo

      Quoto. Qui it è spaventoso e basta, non angosciante e disturbante come dovrebbe essere. Bel costume e bello tutto, ma l’aspetto è troppo telefonato.

    • Anonimo

      boh, a me la miniserie anni 90 aveva fatto talmente cagare che penso di non essere nemmeno arrivato alla fine, e sinceramente non ho mai capito tutti quelli che hanno mitizzato sia sta cagata che il Pennywise di Tim Curri, dev’essere una questione di età e di aspettativa, all’epoca ero letteralmente un ultrà del libro ed avevo già 17/18 anni.

    • Anonimo

      sarà che tipo sei cresciuto?

    • Orcomatto

      La prima parte della miniserie era una figata, altro che.. e Curry altro che ridicolo, era It che avrei voluto rivedere anche ora, no questo spauracchio da quattro soldi immerso in un film tutto effetti especiali. Ma per favore..

    • Peter Dicklarge

      Non è che sono cresciuto, avevo vent’anni e mi ha fatto cagare, perchè già all’epoca qualitativamente era unammerda, spero di essere stato più chiaro

  3. Bradlice Cooper

    Gran pezzo!
    Però non ho capito la battuta/citazione su Carrie e Chloe Moretz.

  4. Guillermo Deltoide

    Un plauso va fatto a chi ha deciso di taglare quei 15 minuti che differenziano il director’s cut dalla versione cinematografica, in cui si vede Stan teletrasportarsi di diversi metri dagli altri senza spiegazione logica, come in uno scontro Polnareff vs Dio Brando

  5. Djenco Unchained

    Penso andrò a vedere It in settimana, comunque intanto bella recensione: riesce a toccare molto in profondità tutti i punti di quello che ci si aspetta da questo adattamento senza rovinare la visione di chi non è ancora andato al cinema (al netto che la storia è ormai qualcosa di dominio comune, come una fiaba popolare).
    Visto che è già ovviamente uscito nei commenti, tocco anch’io il discorso Tim Curry: francamente è impossibile dire, ormai cresciuti, se questo nuovo Pennywise sia spaventoso quanto quello del ‘90.
    So che quello del ‘90 aveva un punto di forza nel disturbo fra la povertà oggettiva della messa in scena e le capacità attoriali di Curry: di fatto provocava una specie di “Uncanny Valley” clownesca (team #noncidormivolanotte). La versione di Skarsgard deve necessariamente essere coerente col tono registicamente più deciso di It 2017 (lo si capisce già dai trailer), quindi quello che immagino è che il modo in cui farà paura dipenderà più da come verrà inserito nella storia piuttosto che dalla sua sola visione.

    • Djenco Unchained

      Appena visto, così do seguito al mio commento speranzoso poco sopra: filmaccio indifendibile.

    • Ruper Tevere

      ahahahahah
      conoscendo i gusti di Stanlio, temo farà cagare anche a me, però intervengo per dire che:
      a) la doppietta di commenti mi ha fatto spanzare
      b) la rece di Stanlio è molto besta

  6. G.I. Abrams

    Bello ma decisamente poco disturbante. Pagherei per leggere la versione bocciata di Fukunaga.

  7. Isabella Bertuccia.

    Sono d’accordo ed era da tanto che non discutevo tanto di un film, segno che mi ha davvero colpita. A pranzo, mentre si andava in auto nel Mugello, mentre salivamo al Passo, e scendevamo al buio per il sentiero, sino all’auto.
    Per gli smartphone… Hey, nelle fogne NON PRENDE!!
    E me li immagino là sotto, tutti a gridare “NON C’È CAMPO! CAZZO, NON C’È CAMPO!!”

  8. Gino Gremlin

    Scusate, ho aperto la foto di Christina Hendricks ma non vedo i riccioli rossi.

  9. the Mat(Bat)

    Bella recensione, spero di vederlo in settimana e di non perderlo come Dunkirk, Blade Runner, etc (sono stato malissimo per quai due mesi…)

    Grazie di aver illustrato bene le due differenti versioni/Interpretazioni di Pennywise. Su un paio di altri di siti di cui mi fido abbastanza, riducevano tutto a “Curry fa paura è uncanny, Skarsgard è in overacting”, che mi pareva una roba un po’ di grana grossa.

  10. Krug

    Beverly è fantastica, un dato che ho trovato inquietante è quanto assomigli a Skarsgard.

  11. Leonardo Di Capri

    SPOILER

    Non scherziamo, questo film è una merda. E non perché non contiene “tutto” o perché Stan viene inseguito da un Picasso animato anziché da una mummia, ma perché, molto semplicemente, non è It.
    La “visione”, voi dite. Prendiamo due film tratti da altrettanti romanzi di successo come Shining e L.A. Confidential. Ad entrambe le pellicole, specie alla seconda, manca molto del materiale letterario di partenza, eppure sono entrambe dei capolavori nel loro genere. Perché? Perché restituiscono, appunto, la “visione” del loro autore, l’atmosfera che questo crea nel proprio racconto; lasciano intatta la filosofia della loro controparte e la adattano al grande schermo.
    It, al contrario, è un filmettino banale (o banalizzato, che forse è peggio), ultrapatinato, grossolano, vigliacchetto e mezzo scemo. Non presenta un’oncia di quel senso di violenza, minaccia, perversione e oppressione che permea l’opera cartacea. Derry è una cittadina in cui i bambini scompaiono con la velocità delle barrette kinder nella dispensa di una massaia con dieci figli, eppure, nonostante qualche cartello che ricorda il coprifuoco e qualche manifesto per strada, nessuno percepisce questa atmosfera di tensione e di paura: i ragazzini della scuola vanno in giro come niente ridendo e stronzeggiando.
    Anche per ciò che riguarda i perdenti non si rinviene alcun riferimento al trauma, anche violento, che contrassegna il passaggio dall’età dell’infanzia a quella adulta, in cui un male senza nome minaccia costantemente tutti (che poi che volete che sia? Solo il tema del romanzo). A parte un accenno nella storyline Beverly e un’H incisa sulla pancia di un grassone nessun elemento rende efficacemente la condizione di “vittima” di ciascuno dei bambini. Sono sette ragazzini sfigati e basta.
    Ci sono i Goonies col pagliaccio assassino al posto della banda Fratelli, c’è Stand by me col mostro al posto del cadavere (e quello era un film mille volte migliore e più fedele allo spirito del libro di questo), ci sono i bambini degli anni ’80, così di moda, che si uniscono per sconfiggere a bastonate un’entità demoniaco-aliena immortale, tra dialoghi di merda, caratterizzazioni svogliate e dinamiche ridicole (sette dodicenni che, entrati in una stanza completamente ritinteggiata di sangue, non fanno una piega e prendono stracci e fazzoletti come se, al posto di un lago di materia ematica, dovessero ripulire polvere e lattine vuote; per non parlare della sequenza della casa in Neibolt Street, un compendio di tutte le più trite, irritanti e prevedibili situazioni da horror di serie B).
    La maligna e malsana Derry, coi sette disadattati che vincono le loro paure pagando un alto prezzo di sangue, integrità ed innocenza, è rimasta nelle pagine del libro, e questo chiude ogni discorso sulla validità di una “visione”, o adattamento che dir si voglia.
    It è un prodotto concepito e sviluppato per avere il successo che sta avendo, un trenino di compiacente banalità che viaggia sicuro e stabile su un binario di già visto lastricato di stupidi BU’!, sfruttando un nome pesante e restituendo allo spettatore cinemaro un pallido riflesso privo della consistenza di un’opera assai più densa e significativa da ogni punto di vista.
    E non ho neppure nominato il clown.

    • Donnie Harlin

      Ahia, così male??
      Boh, nel dubbio preferisco tenere basse le mie aspettative, comunque tra una decina d’ore sarò seduto sulla poltrona del cinema e finalmente saprò!

    • Lucas Leivaitiotispacco

      “Stand by me con un pagliaccio demoniaco” è praticamente la stessa definizione che ho dato io, però in chiave positiva. Non avendo letto IT (non fucilatemi vi prego) e neppure visto la mini serie Tv (vedi sopra) non ho tutto il retroterra che si legge nella recensione e nel tuo commento, quindi me li sono goduto meglio mi sa.

    • Carlito Brigante detto Charlie

      in termini diversi dai tuoi ma sono d’accordo col tuo macropensiero, ma per me B. S. fa un lavoro enorme e la sequenza in Neibolt Street rende benissimo nella parti in cui c’è lui.

    • Nome

      Che due gran coglioni ste critiche venuto dal “tizio indignato di turno” volete fare pararrelismi tra due cose che non possono minimamente essere paragonate. Non si può adattare tutto al cinema ma si può trattare una storia sulla base del romanzo, concentrandosi su quello! Qui si da importanza al rapporto tra i ragazzi e come le paure vengono affrontate. Non ci si può concentrare su così tanti aspetti altrimenti dovresti fare un film di 45 ore dove apri 1000 parentesi soli per fare contenti quelli che poi dopo comunque ti romperanno il cazzo perchè nel libro “tizio” era più coraggioso, oppure “tizio2” era più romantico… MA CHI STRACAZZO SE NE FREGA!!!! Quanto odio quest’ossessione di dover, tutte le stracazzo di volte, rompere le palle perché secondo voi non è fedele. L’idea di base era quella di affrontare il film con la spensieratezza tipica dei film per ragazzi degli anni 80, se non vi piace STIGRANCAZZZZZI!

    • Anonimo

      “Qui si da importanza al rapporto tra i ragazzi e come le paure vengono affrontate.”
      Si ma il grande problema, per quello che può valere farsene tangere, è che in questo IT il rapporto fra i perdenti e come le paure vengono affrontate non è…affrontato.
      Tutto qui. Comunque sei bello aggressivo, occhio che Bob Gray ama le persone incazzuse eh…, rischi una frittura di cervella con vista nei pozzi neri o una bella morsicata sotto l’ascella a tradimento ;-)

    • Leonardo Di Capri

      Nome, non hai capito un cazzo di quello che ho scritto. Disattenzione o analfabetismo funzionale che sia, non è un mio problema.

    • L'ozio è il padre di Virzì

      @Leonardo Di Capri: amen fratello! Hai scritto in 30 righe il problema di questo IT. Semplicemente questo film non è IT. E’ un’avventura con ragazzini contro un mostro. Io l’ho paragonato a Scooby Doo al posto dei Goonies ma l’idea è quella. Del senso finale del romanzo, il diventare adulti perdendo l’innocenza di bambini, affrontare le proprie paure, maturare,… Non c’è traccia alcuna in questa pellicola.

    • Marco

      Dai Leo torna a sparare cagate davanti al tuo bel computerino che magari un minutino di attenzione finalmente lo trovi

    • Marsellus Wallace

      Pur non trovando il film così infame condivido gran parte del tuo pensiero. La sassaiola sul fiume a un metro di distanza (una pallottola spuntata docet) è piuttosto irritante (le pietre del Maine sono fatte di gomma?), ma mai quanto la scena finale i cui i protagonisti lasciano strisciare stancamente in salvo il mostro (nella scena si nota chiaramente la mano del regista che tira Bill per la giacchetta e gli sussurra “il sequel, il sequel….”). Troppe insomma le risate non volute in sala e questo certo non aiuta un pathos che come dici è già deboluccio di suo.

    • Ale Nfernu

      “Perché restituiscono la visione del loro autore”, Stephen King quando ha visto il film di Shining fu uno dei primi a dire che non centrava nulla con la sua visione personale del suo libro, quindi sarebbe più corretto dire che dà la sensazione di paura del regista.

    • Ale Nfernu

      Sono comunque del parere che è un libro che non si può rendere nella sua interezza in un film, quindi bisogna accettarlo per la sua limitatezza, che a mio parere va anche bene così per me.

    • Paride

      madonna, hai scritto esattamente ciò che ho pensato io dopo averlo visto, inclusa la scena del bagno. quoto ogni parola. poteva essere molto meglio e il fatto che venga sbandierato in giro come l’horror del secolo è imbarazzante.
      l’unica cosa, a me il nuovo pennywise è piaciuto molto.

    • Nicola

      It,era it,questo è un altro film,e non è un libro,basta con queste cose complicate,lo guardi,ti prende, ti Piace? E valso i 7/8euro che spendi? Ok bel film o pessimo che sia,non è un film da cineforum, e un horror,per cortesia siamo coerenti, ho visto una marea di horror di m…in questo periodo, e spero in questo,ma di sicuro non lo guardo per ritrovare il fantastico libro che ho letto da ragazzo,ma per passare il mio tempo, senza dover pensare e uguale o meno al libro?o al film precedente.
      ma, d’altronde, siamo tutti grandi critici affermati sui forum giusto? Chi sono io mezza sega per giudicare,ah beh,ci ha pensato il botteghino giusto dimenticavo,hai magari pensato che non c’è coerenza con gli incassi o sbaglio???

    • Anonimo

      Il film è una merda e Muschietti è un paraculo, finalmente, finalmente qualcuno che la pensa come me.

    • Tommasino Crociera

      @Leonardo Di Capri hai trascritto il mio pensiero come non avrei saputo fare io stesso… E non si tratta di disquisire sulle sottigliezze tra libro e film, ma di giudicare una pellicola su quello che promette e quello che è. “It: capitolo uno” è un film orribile (e una trasposizione ancora peggiore) il cui più grande pregio è l’ottima campagna di marketing (in cui ci è toccato persino sentire King che ne parlava come di un’opera capace di catturare lo spirito del suo capolavoro). Invece, alla fine, il crimine più disturbante a cui abbiamo assistito durante la proiezione è proprio l’omicidio brutale del romanzo…

    • Leonardo Di Capri

      Credo che lo stesso assunto, o auspicio di partenza della recensione (“sarebbe bello parlare di questo film senza appoggiarsi al libro”) sia sbagliato.
      It nasce come racconto in forma di romanzo. Se fai il film di It devi prendere il romanzo e trasporlo. Adattare un materiale di partenza significa cogliere gli elementi essenziali e caratterizzanti dell’opera e riproporli su pellicola secondo la tua visione di regista. La visione, quindi, afferisce al “come”, non a quel nucleo fondamentale di fattori identificativi e fisionomici che potremmo chiamare il “cosa”.
      It è una storia di crescita e sacrificio che si snoda in un contesto horror. Togli la storia di crescita e sacrificio dal tuo “adattamento” e avrai un horror che non è It, vale a dire (lol) il film di It.
      Se hai un pugno di pongo puoi infilarlo in una formina dalle fattezze di una stella e avrai una stella di pongo; oppure in una formina che riproduce una ruota, e avrai una ruota di pongo somigliante alla stella. Se al posto del pongo usi la merda, potrai ficcarla nella stessa formina, ma avrai una stella di merda e una ruota di merda che, a differenza di quella di pongo, sarà meno densa, sfiziosa, adattabile o profumata.
      Fare il film di It senza gli elementi fondamentali del racconto di It è una cosa che artisticamente non ha nessun senso. Viceversa, sul piano economico, sfruttare un nome conosciutissimo per riproporre l’ennesima cazzatina simil-horror a base di bambini nerd che fronteggiano il male, di questi tempi, porta rilevanti introiti, e la faccenda è tutta qui.
      Nel film di It il mostro viene sconfitto dalla presa di coscienza, da parte dei ragazzini, che la paura conferisce forza all’entità maligna. No paura, no cena, che è il medesimo assunto di quell’altra merda inenarrabile che è After Heart. Nel materiale di partenza (il libro, questo maledetto libro) i ragazzini tengono testa all’essere non perchè si impongono di non aver paura di lui, ma perchè CREDONO. Credono in lui laddove gli abitanti di Derry fanno finta di nulla, credono nella forza della loro unione, credono di poterlo sconfiggere. Credono, in altre parole, in loro stessi, e questo li fa crescere.
      Quale delle due versioni è migliore? Quale delle due “visioni” è più efficace?
      Io un Big Mac me lo posso pure fare, di tanto in tanto, ma preferisco di gran lunga una fiorentina larga mezzo metro, anche se costa venti volte tanto ed è più pesante.
      No, ma il film è il film, quindi può mostrare quel cazzo che vuole, non rompete sempre le palle voi precisini.
      Anche ammesso, e portando il discorso al bivio che pretende di separare la valutazione del film in quanto adattamento e la valutazione del film in sè (proponimento a mio parere sbagliato in nuce, come mi sforzo di rimarcare), ho trovato che It 2017 sia un horror mediocre e un adattamento di merda.
      Come horror in sè, che sfrutta il nome di It per mostrare un pugno di bambini anni ’80 che fronteggiano un mostro brutto e cattivo, fa cacare per tutti i motivi che dicevo sopra (dialoghi, interazioni, banalità, incongruenze, caratterizzazioni). Come trasposizione fa acqua da tutte le parti, come ho cercato di evidenziare con la pappardella di cui sopra.
      Quindi, al netto del tizio “è bello perchè è bello e se non vi piace sticazzi” e all’altro che afferma “è bello perchè ha guadagnato ottocento milioni di dollari”, transitando più volte per l’inconferente commento-standard del tale che proclama per la milionesima volta che “l’adattamento non può contenere tutto”, non posso che concludere chiedendomi e chiedendovi, paradossalmente, “PERCHE’ è bello?”

    • Jack Brutton

      Perché ha un buon livello produttivo, interpretazioni convincenti e un discreto ritmo… SK si prendeva 900 pagine per costruire con tutta calma una cittadina malata: DERRY (perché il male in questi posti ha terreno fertile) inquadrava i suoi losers e i loro antagonisti aveva il tempo di presentarceli 1 a 1 e li faceva diventare pagina dopo pagina i ns migliori amici o peggiori nemici ce li faceva amare e odiare, IT è IT e se vuoi IT quello di Stephen King ti devi leggere il libro, non ci sono scorciatoie… IT 2017 è un film, un media completamente diverso con regole diverse che adatta la storia originale, non costruisce o approfondisce e non ha neppure il tempo di farlo (ricordate nel romanzo quante appendici tra un capitolo e l’altro per costruire la storia della cittadina?) ma, mi ripeto, la adatta ad un linguaggio che è quello cinematografico e per un pubblico in larga parte differente, a mio avviso lo fa bene io quelle 2 ore al cinema me le sono godute e mi sono ricordato con piacere di un romanzo che avevo letto quasi 30 anni fa, è cmq coerente con il materiale di partenza e non lo tradisce… ma quante porcate abbiamo visto che portavano il titolo di un romanzo di Stephen King e oltre che ad essere produzioni mediocri non lo rispecchiavano per niente… Cell? La Torre Nera?
      Ce ne fossero di IT 2017…

    • Anonimo

      è Modigliani, non Picasso. Se volete fare gli snob, fateli bene.

    • Leonardo Di Capri

      Vedo che hai centrato bene il punto. Chapeau.

  12. Carrietta White

    Recensione che riprende quasi completamente il mio pensiero, grazie.
    Mi chiedo solo una cosa:

    ———SPOILER!!!!!!!!!!!!

    Come stracazzo farà Muschietti a cavarsela nella seconda parte con quel personaggio che ha tolto di torno? (Avete capito di chi parlo, non fatemi spoilerare troppo)

  13. Donnie Harlin

    Grazie Stanlio, bella rece.
    Stasera me lo vado a vedere al cinema, in lingua originale, e non vedo l’ora!
    It è, senza se e senza ma, il mio romanzo preferito. L’ho letto da ragazzino, l’anno in cui è uscito, e poi l’ho riletto non so quante altre volte. Capolavoro. Lo adoro e lo rileggerò ancora dopo aver visto il film.
    Confesso che non ho mai visto la miniserie con Tim Curry per il semplice motivo che già all’epoca mi sembrava una poverata e non volevo “sporcarmi” il ricordo del libro, ma ho grandi aspettative per questo adattamento. Come scrive Stanlio, riportare sullo schermo pari pari (o quasi) il romanzo nella durata di un film è semplicemente impossibile, ma spero che questo film ne mantenga lo spirito, anche se ho il timore che la parte relativa alle vicende personali dei Perdenti e alla storia di Derry possa essere troppo superficiale.
    Poi adesso sono in pieno trip anni ’80 (sarà la vecchiaia che incombe e il mondo di merda in cui viviamo…mai avuta così tanta nostalgia della mia adolescenza!), mi sono appena rivisto Stranger Things in preparazione per la seconda stagione e devo dire che l’idea di vedere la prima parte della storia di It ambientata in quel periodo mi intriga.
    Era da un bel pezzo che non attendevo la visione di un film con così tanta trepidazione!

    • Carlito Brigante detto Charlie

      occhio che rischi di rimanere parecchio deluso se le tue aspettative sono queste eh

    • Donnie Harlin

      Eh, in effetti ho letto altri pareri e un’altra recensione di fiducia e ho ridimensionato di molto le mie aspettative…

    • Anonimo

      Se posso dirti la mia, vai senza aspettative ma per goderti Pennywise e avrai speso bene il tuo dinero senhor ( cit. :-D)

  14. Killing Joke

    Per me bello, bello, bello.
    Bisogna provare ad astrarsi dal fatto che bene o male noi cresciutelli sappiamo la storia e al netto di qualche variazione sappiamo lo svolgimento.
    Ma porca miseria, rende bene.
    Lo svolgimento negli anni ’80 richiama a “Stranger Things”? Beh, sì, ma anche ‘sti cazzi, “ubi maior minor cessat” (dove il “maior” è “IT”), quindi non me ne faccio certo un problema.
    Attori tutti perfetti.
    L’atmosfera di Derry poco malata? Boh, si vede che solo io allora ho trovato laidissima la scena di Beverly e del farmacista.
    Vedremo che si inventa il Muschietti per la seconda parte (potenzialmente più difficile, come dimostra anche la miniserie anni ’90), ma intanto bene bene

    • Killing Joke

      Dimenticavo: il modo in cui si conclude (a uno a uno “gli amici se ne vanno” come diceva Califano) l’ho trovato molto bello.
      Alla fine riesce ad emozionare e a creare empatia, cosa più unica che rara per un film di questi tempi

    • Isabella Bertuccia

      No, non sei l’unico.
      Io non ho letto il libro ma anche lì il padre di Beverly è così viscido? Fin’ora sapevo solo che la bastonava e basta.

    • Ci sono forti motivi per sospettare che la stupri anche, o quantomeno che stia aspettando il momento buono per farlo.

    • Anonimo

      Magari riuscisse a richiamare Stranger things… ma non basta riciclare uno degli attorini per riuscirci

  15. Cpt. Impallo

    Volevo andarlo a vedere sabato con la mia chicca ma la coda di ragazzini raglianti ci ha spaventati ben più di ogni pagliaccio, quindi onde evitare di spendere 15 sacchi per due ore di urla e controurla abbiamo rinunciato. Voi come avete affrontato l’annoso problema, che credo comune a tutti i cinema?

    • Donnie Harlin

      Io, per non sbagliare, vado sempre all’ultimo spettacolo del lunedì sera (di solito inizia alle 21 e qualcosa o alle 22 al massimo). Sala sempre deserta, fatta salva al presenza di poche persone silenziosissime, e per mezzanotte circa sono a casa.
      Stasera me lo andrò a vedere alle 21 e qualcosa in lingua originale, sono certo che non ci sarà manco l’eco di un ragazzino ragliante! :D

    • AnnaMagnanima

      io vado al cinema quasi sempre da sola ad un primo spettacolo di un giorno infrasettimanale per questioni logistiche.

  16. Dave

    E’ vero che IT (la miniserie) era una poverata che lasciava fuori praticamente tutte le parti più pese del libro ma ogni volta che passa in tv non riesco a cambiare canale. Ormai è diventato un classico, che piaccia o meno. Tra l’altro un paio di cose continuano a piacermi di più in quella vecchia versione tra cui l’ingresso nelle fogne e la trovata del bullo risucchiato nel tubo assieme allo scontro finale con il lancio dell’orecchino d’orgento mentre nella nuova versione SPOILER sono semplicemente i bambini che lo riempiono di botte FINE SPOILER.
    IT (2017) mi è piaciuto, è fatto bene ma funziona di più nella prima parte quando il clown viene mostrato meno per quella regola non scritta che meno mi fai vedere una cosa più mi fa paura. Quando c’è tutta quella lunga scena nella casa (per carità fighissima) in cui lui appare ogni 3×2 perde molto di efficacia ed è un pò il problema generale delle parti di paura del film.
    Se sei abituato a vedere film horror non c’è niente che ti possa sorprendere nel modo di spaventare di Pennywise e questo un pò pesa sul giudizio finale anche se come fa giustamente notare la recensione era il modo di spaventare anche nella fonte letteraria.

  17. IoMeMedesimo

    Allora, io non ho mai letto il romanzo originale, quindi al cinema sono andato da completo ignorante, senza impressioni precedenti a condizionare la visione.
    Addirittura, non ho mai visto il film precedente, mai, perché all’epoca mi faceva troppa paura anche solo la pubblicità per televisione, quindi non avevo proprio niente con cui fare il paragone.
    Mi sa che però un passo falso l’ho fatto lo stesso: nello stesso cinema un’ora e mezza prima avevo finito di vedere Brutti e Cattivi, film su cui avevo aspettative basse e che invece mi é piaciuto un sacco.
    Certo, non un capolavoro, ma fa piacere riuscire a vedere ancora oggi un film italiano che non sia un continuo piangersi addosso o la pensione integrativa di attori a fine carriera.
    Insomma, non so se sia per quello, ma ero contento di essere al cinema.
    Lo ero davvero, più del solito, era bello.
    E poi ho passato due ore e rotti a rompermi le scatole guardando non so bene neanch’io cosa.
    Qualche trovata sarebbe stata anche carina se gestita meglio, ma in generale era sempre una delusione; la donna del quadro, il bagno insanguinato, forse il lebroso é stato quello che mi ha più colpito.
    Per il resto, dei personaggi etichette che di più non si poteva.
    Ad un certo punto pensai quanto bello fosse Gost World e quanto avrei voluto che questo film lo ricalcasse lasciando perdere in toto mosti e allucinazioni varie.
    Vita normale di una cittadina degli anni ’80, durante IT volevo solo questo, guardando IT non volevo IT, e non più perché mi spaventava, ma perché mi annoiava.
    La sala era piana di regazzini che ridevano e parlottavano durante la proiezione e alla fine hanno anche applaudito, non ho capito perché.

    P.S.: solo io ho pensato male quando il ragazzo del macello é stato inquadrato sulla bici con la pistola luccicosa al fianco e le bombolette di co2 a tracolla? Ditemi di si, ditemi che almeno a sto giro ho avuto torto.

  18. Ezechiele

    Mi hanno dato I Goonies 2 e mi hanno fatto felice.

  19. Carlito Brigante detto Charlie

    Questo è il mio primo commento su questo blog che seguo silente da un po’ (come Pennywise segue, nascosto nelle cisterne di contenimento delle acque, i giochi dei losers ai Barren con i suoi occhioni arancioni di 500 cm di diametro, nelle pagine del mattone/capolavoro dello scrittore più discusso ma meno discuitibile dell’ultimo trentennio occidentale).
    Lo faccio con IT perchè, come penso moltissimi su questo blog e nel paese tutto, ho passato l’infanzia e la preadolescenza terrorizzato da quel maledetto clown timcurresco, tanto da riuscire a vedere la mini serie solo in pieno liceo dato che a otto anni per provare il puro terrore (che rende tanto succose le carni dei bimbi) mi erano bastate le pubblicità di Italia Uno alle sette di sera.
    It è stato un mio fedele compagno di terrore per molti, troppi anni, perchè l’uscita nelle sale di una versione cinematografica non mi scatenasse un hype interiore potentissima, tanto che per arrivare criticamente pronto alla visione ho fatto quello che avevo provato a portare a termine senza riuscire tanti anni fa: leggere il libro prima di vedere il film in sala. (Ed è in questo che penso che (il libro di) IT abbia la sua forza maggiore, il suo essere uno spiattellamento continuo in faccia al lettore di come vanno le cose nella vita, di quante volte si finisca per non portare a termine le nostre azioni per mancanza di reale volontà e forza di affrontare ciò che ci disturba e ci fa affaticare mentalmente. E di come sempre in tutto ciò giochi il suo ruolo la nostra prima educazione infantile e la formazione ambientale e familiare ricevuta quando siamo più piccoli, ingenui e fondamentalmente puliti da ogni preconcetto e pregiudizio).
    Quindi ho letto 27 pagine al giorno e ho finito le 1200 pagine della nuova edizione (finalmente leggibile e tenibile in mano senza slogature di polsi varie) sabato 21, giorno in cui avevo prenotato i miei biglietti in poltrona vip, da vero fomentato ma soprattutto perchè nel bene o nel male, IT sta facendo il tutto esaurito sempre ad ogni spettacolo dall’uscita nelle sale americane a inzio Settembre e rischi di non trovare posto se non arrivi in tempo. E qualcosa vorrà pur dire.
    E lo dice: IT è un film mainstream, perfetto nel meccanismo di inchiodamento alla poltrona, per come si tengono inchiodati alla poltrona gli spettatori nel 2017. Regia sapiente, fotografia eccellente, narrazione fluida, una giusta dose di jump scares, effetti speciali notevoli e usati bene, un po’ di spirito Goonies che va tanto di moda di questi tempi nei film corali con protagonisti adolescenti, e quella dose di superficialità nella caratterizzazione di personaggi e paesaggio che ti fa tornare a casa sentendo che comunque il cervello lo hai potuto spegnere sufficientemente per non doverti portare in sala i cazzi settimanali di lavoro/amore/famiglia.
    E soprattutto in questo film c’è la presenza di un magistrale Bill Skarsgård. Meraviglioso nella sua interpretazione, diversa dal Bob Gray/Pennywise di Tim Curry, ma così più articolata e vicina al romanzo (lui l’ha letto di sicuro, mi sa più di una volta) da farti uscire dalla sala comunque contento anche se, come me, ti sei trovato di fronte a una visione che mutila, mixa, shakera e risputa il libro esattamente (se non peggio) della prima mediocre versione televisiva del 1990.
    Bill a mio parere è l’essenza di questo film dalla sua prima apparizione alla sua prima (non definitiva) sparizione. Ti fa venire voglia di rivederlo sbattendotene di tutte le altre considerazioni (ma in inglese, in italiano il lavoro di doppiaggio svolto è a dir poco degradante per la performance dello spilungone svedese), per godertelo più volte che esce da un frigo tutto accartocciato esclamando: “Time to float!” e inizia a camminare come un vero buffone verso Eddie imitandone malvagiamente il respiro asmatico mentre il poveretto a terra sta passando un momento di merda da Guinness dei primati ed ha pure un braccio rotto. Però Bill è così bravo e convincente che comunque trovi l’atteggiamento accettabile e ti senti pure una merda perchè ti viene da ridere vedendolo che fa il bastardo con un ragazzino.
    Perchè l’esperienza IT per me e penso per tutti noi è non solo ma soprattutto Pennywise, la malia che l’IT entità soprannaturale e interuniversale del romanzo utilizza più di ogni altra per palesarsi nel suo ristorante preferito (la cittadina di Derry), alle sue varie portate (grandi e piccini assortiti).
    Quindi godetevelo e rigodetevelo questo Pennywise venuto dal freddo, perchè gasa e non poco, così maleducato, arrogante, soverchiante e bullo come deve essere uno che ti deve far cagare sotto, sia un pagliaccio dentato o un bulletto di periferia che di cognome fa Bowers.
    Ma sappiate che, come era prevedibile, questo film delle atmosfere cupe, affaticate e perdenti che impregnano il romanzo di S.K. non conserva nulla, se non la perfetta trasposizione del dialogo nella scena iniziale di George che si fa la sua storica chiaccherata con il nostro anti-eroe nel tombino. Quella scena Muschietti l’ha tracopiata carta-carbone dal romanzo, ma personalmente come conoscitore del libro non mi è piaciuta come scelta, mi sa tanto (per lo meno è stato così per me) di specchietto per le allodole. Se non vuoi fare un film che aderisca al libro, non mettere nessun ammiccamento al libro nella sceneggiatura, e soprattutto non nella scena iniziale che è anche il trailer del film, perchè personalmente ci avevo riposto delle speranze nella aderenza al libro che quell’incipit prometteva e mi sono sentito quindi un po’ preso per il culo.
    Muschietti per rimediare alle mutilazioni e agli stravolgimenti effettuati nella sua sceneggiatura inserisce simpatiche Easter Egg (la bottiglia di birra rotta da Richie fuori dalla casa di Neibolt Street si chiama Bob Gray, nome che si da IT nel libro; il muro della scena in cui i perdenti curano Ben dopo le mazzate ricevute da Henry Bowers raffigura un massacro perpetrato ai danni di una banda di fuorilegge arrivati a Derry negli anni 30 descritta nel libro) ma a me sono suonate più che altro come un tentativo di dare una carezza a chi conosce il libro strizzandogli l’occhio e sussurrandogli sommessamente all’orecchio: guarda che lo so che ho fatto un macello con la trama originale eh, infatti vedi che per come posso dei riferimenti li metto?
    Un po’ poco a mio avviso, ma alla fine tutto questo conta quasi niente, perchè il film per me non passerà la prova del tempo e cadrà nell’oblio come i ricordi dei protagonisti del libro, ma il Pennywise che ci ha regalato (non per merito della Warner ne di Muschietti, sia chiaro e nemmeno troppo della CG) è già un personaggio cult, un instant classic che ti entra nel cuore come solo pochi anti-eroi hanno saputo fare e ti fa andare a lavoro con una frase che ti gira nel cervello in loop da giorni….Time to float!
    E’ tempo di galleggiare amici.

  20. Axel Folle

    Mi accodo ai complimenti per il pezzo

  21. Trapador

    Stan è il normale , Kyle è l’ebreo , cartman è grasso e Kenny muore sempre

  22. AnnaMagnanima

    grande stanlio. ottima rece.
    io l’ho visto, mi è piaciuto e non saprei dire tutte le cose che dici tu. quindi ancora complimenti e scusate la mediocrità.

  23. Kiarael

    Sono d’accordo che il film si regga moltissimo sull’interpretazione di Skarsgard e sul suo appeal da adolescente. Tim Currey era un uomo maturo e forse conferiva al clown quel ‘retrogusto’ un po’ pedofilo che lo rendeva più banale e meno inquietante. Skargsgard invece potrebbe essere quasi coetaneo dei ragazzini – cosa che fra l’altro gli attori che interpretano i loser non hanno mancato di osservare (“Bill has a baby face”). Un horror fra peer, insomma. Azzeccata anche Bev. Ma Skargsgard resta il migliore.

  24. mattia

    Bella recensione, come sempre mi fate ridere e riflettere allo stesso tempo. Però volevo dirvi la mia. Non ho letto il libro, sono anni che voglio leggerlo. Non avevo mai visto la miniserie fino a qualche settimana fa. Data l’uscita del film ho voluto vederla e l’ho trovata un capolavoro. Non penso proprio che sia fatta male o che Tim Curry non funzioni. L’ho trovata perfetta e appena finita l’avrei voluta rivedere immediatamente. Sono andato al cinema e ho visto un film solo per ragazzini, che non crea suspence ma solo salti sulla poltrona, nessuna caratterizzazione dei personaggi (e non è vero che non si potevano caratterizzare tutti, perchè la miniserie ci riesce in 90 minuti, il film in più di due ore non ci riesce), pieno solo di parolacce e volgarità, senza dipingere la cittadina. Insomma, non capisco a cosa siano servite piú di due ore di film se non far vedere continui attacchi del clown. E nella miniserie aveva senso il clown perchè era divertente ed inquietante allo stesso tempo. In questa trasposizione che senso ha che sia un clown? Poteva essere anche un cowboy, un astronauta o altro e non sarebbe cambiato nulla. Amo il cinema anni ’80 e i film sui ragazzini di quel periodo mi fanno impazzire. Ma questo film non mi ha portato negli anni ’80. Se non fosse per alcuni particolari, potrebbe essere benissimo ambientato ai giorni nostri. E non sarebbe cambiato nulla. Amo il cinema, amo il genere horror, amo la New Hollywood. Ma questo film non mi ha entusiasmato. Mi ha fatto semplicemente passare due ore. Il cinema non abita qui.

    • Hey omonimo! Neanch’io ho visto il film, ma dalla rece riporto “con abbastanza cuore da avere la speranza di diventare una visione più o meno regolare soprattutto per un pubblico adolescente”. Forse questo IT non vuole parlare a noi, ma al 10/15enne di oggi.

  25. Finto-spoiler?

    THE LAST KAIJU

    fine pseudo spoiler?

  26. General lee

    Capisco i confronti, ma in questi film “REMAKE”..non vanno assolutamente fatti…!! Tante parole milioni..a dire il vero..!! ma cmq..i paragoni non vanno mai fatti su film a distanza di 30 anni..a dire il vero tim curry e 20 spanne sopra il ragazzino…È solo trucco..ed effetti speciali…e cmq sia..il fim è davvero bello se guardato in genere horror…tutto il resto delle parole scritte dai pseudo giornalisti è pura noia!!

  27. GianBranco

    domanda sincera: ma l’equazione clown=terrore l’ha inventata Stephen king negli anni 80? fino alla lettura del libro per me ragazzino i clown erano allegria + e fantasia ++
    (non tirate fuori Freaks, che in italia lo avevano visto solo Enrico Ghezzi e qualche hipster ante litteram)

    • Antonioni Hopkins

      Il Joker nei fumetti di Batman?

    • Essa

      John Wayne Gacy ci ha messo del suo, probabilmente.

    • Marlon Brandon

      Oh, io lo avevo visto perche’ da amante di film dell’orrore e’ qualcosa che va visto altro che hipster! E comunque nei miei anni del liceo/universita’ Ghezzi qualche chicca la regalava eccome.

  28. Angus Lee

    Tra questo e Blade Runner mi è venuta un orchite pazzesca. Santi numi che palle di film!

  29. DASPO

    Ooooh recensione frizzantissimagasatissima molto molto, quella sì, anni 80, nello spirito dello spot di una bibita gassata americana. Nel frattempo però si consuma un golpe tipo Cile finanziato dalla stessa ditta: far passare una sceneggiatura e una regia che più coniglie e vigliacche non si potrebbe come roba fica per outsider del gusto.
    Checcazzo serve appropriarsi di un titolo ormai transgenerazionale come IT per produrre una roba che non ne restituisce niente della velenosa cupezza, sopratutto quella quotidiana? Che ne è di tutta quella bella carne di manzo di prima scelta, direbbe Chef mentre la vede buttata a ingrigirsi nell’acqua bollente?
    Sta cazzo di mania di rivalutare il basso impero quando finirà? Nino d’Angelo mi faceva cacare negli anni80, figurati oggi.
    Se predare due tre personaggi per farne dei meme da bimbominchia è una operazione geniale, mi arrendo.
    Basta solo non fare del cinema un mezzo per promuovere la propria brillantina intellettuale, perchè da farsi fue risate a far passare che la corazzata Potiomkin è DAVVERO una cagata pazzesca il passo è breve.
    Non c’è bisogno di essere pedantemente didascalici nel restituire la magia oscura del titolo, ma capisco che sia più comodo tentare con disonestàdi far passare la mancanza di talento con l’intento di sollevare teste gravate da troppi fardelli, troppe vessazioni scoladtiche,sibilerebbe Grima Vermilinguo, quando invece il problema è proprio questa dittatura dell’intrattenimento.
    Bombesanguesalutodegliultrà.

  30. Quentin Tarantella

    avevo visto il dtv anni e anni fa ma non ricordo se finito o meno, probabilmente no perché non ricordavo il deludentissimo finale. mai letto il libro perché quando provai con shining mi cagai un po’ in mano… cmq tornando al dtv, visto poche sere fa su paramount (?) tutto intero e di filato, regia tv da signora in giallo/colombo, anche gli attori a ben vedere hanno quel curriculum, cmq, mi è sempre sembrato un goonies in versione horror e l’impressione non è cambiata. bei momenti, forse il massimo, quando entra nella casa e si ritrova un mostro di tre metri circa, quella è la versione più terrorizzante di it almeno a mio modo di vedere. ma deludente deludente il finale, non tanto per come lo seccano ma proprio quando si scopre che il mostro non è altro che un aracnofobe. ma anche il romanzo lo descrive così e finisce così? in ogni caso, ho sempre odiato il circo e i pagliacci e it non mi ha fatto cambiare idea, questo remake mi interessa meno di zero, dubito fortemente che lo vedrò. è stato piuttosto l’occasione per rivedere, credo per l’ultima volta in vita, l’it tele.

    • Anonimo

      Sì è un aracnide, ed è pure femmina…

    • Antonioni Hopkins

      Nel libro la forma “ragno” è quella più vicina alla sua vera natura nei limiti del comprensibile per gli esseri umani. It è in realtà una sorta di entità Lovecraftiana finita sulla Terra milioni di anni fa.

  31. mei mato

    mitopoietica!? Checcazzo…

  32. Confalonieri

    Ragazzi la recensione è bella, il film è nammerda. Non ci si può fare nulla, è così…

  33. the Mat(Bat)

    OT
    Scusate, tanto per non perdere tempo possiamo dire subito che Thor: Ragnarok è una merda fumante. Così i Calci non devono fare una recensione e gli haters evitano di spruzzare bile. ; )

    Tanto, dopo Dark World io ci vado con le aspettative a livello gomma incastrata tra le suole.

  34. Per me è stato l’esatto contrario.
    Tutta la parte incentrata sui ragazzini, sui bulli, su Derry etc è stata fenomenale, mentre la parte di IT non mi è piaciuta più di tanto, troppo incentrata a far paura sul “BU”! IT troppo troppo presenzialista.
    Il mio IT perfetto sarebbe stato un mix tra la parte dei ragazzini sviluppata da Muschietti e il mostro IT del 1990

  35. jilo

    Non scherziamo. Nel film-tv del ’90 c’è più horror e più cinema che in questo prodotto annacquato.
    Non faccio confronti con il romanzo perché non l’ho letto. Faccio solo un esempio: l’immagine del clown con i palloncini al centro del laghetto è perturbante, anche quella di lui che sale e scende dal buco della doccia della palestra lo è perché c’è un lavoro di scenografia, di stop-motion che dà all’orrore tutto il suo effetto realistico, il suo volto dai colori vividi eccessivi è perturbante, verderlo uscire da un tubo, da un buco…. Vabbè abbiamo capito. Il film-tv lavora benissimo, almeno dieci volte meglio che il film, con le luci che sparano in modo innaturale.
    Sto film è di una mediocrità e una presa per il culo esemplari.

  36. Ragazzi, io vi seguo con passione e il più delle volte sono d’accordo con voi, ma non questa volta. Premetto che non sono un fan di Stephen King, non ho mai letto It e sono un fan di film horror. Sono andato a vedere il film all’ anteprima a mezzanotte da tanto ero fomentato. Dopo un’ora di proiezione ero vicino al sonno e non a causa dell’orario.
    It è una merda. Non è né un film horror né un film di formazione. E’ solo un film di merda. Non è un horror perché non fa paura per nulla e non è un film di formazione perché cavolo è di una superficialità assoluta, più superficiale di una qualunque superficie…
    It è un mostro che si nutre delle paure dei bambini no? Per avere la meglio su di loro si trasforma in quelle paure no? Ma se il film non mi presenta le loro paure prima delle apparizioni di It… io spettatore a cosa mi devo appigliare per entrare nel loro punto di vista e avere paura insieme a loro? Il film altro non è che un collage di “come comparirà il clown questa volta?” senza nessun collegamento logico. Vale tutto. Per spiegarmi meglio devo addentrarmi nel mondo degli SPOILER:
    il ragazzino che ha paura di ammalarsi perché si trova davanti una specie di zombie senza naso? Perché dovrebbe farmi paura questa cosa? Francamente ho sorriso quando l’ho visto comparire. Ancora il ragazzino che vede il clown in biblioteca e viene inseguito da un corpo senza testa? Perché proprio un corpo senza testa… boh… Funzionano meglio invece la scena del bagno (perché preparata giusto un minimo dall’acquisto degli assorbenti) e quella del protagonista che insegue il fratellino nella cantina per poi trovarsi davanti al clown (e ti credo che funziona dato che tutto il film ruota intorno alla morte di Georgie). Poi, un’altra cosa che mi è sembrata assurda: il cast. Beverly sicuramente è il personaggio più riuscito, ma cavolo solo io mi sono chiesto che diamine c’entrasse questa ragazzina così più carina e più adulta con un gruppo di marmocchi decisamente più piccoli? Perdonatemi ma la cosa non assolutamente credibile. Anche i bulli mi sono sembrati troppo adulti per perdere tempo ad occuparsi di torturare quelli che, rispetto a loro, sono infanti col pannolino. Tutto ciò mi ha veramente allontanato dalla storia.
    Per chiudere volevo evidenziare due scene emblematiche che mi hanno fatto annusare puzza di merda. La morte di Georgie in primis. Tutto bello fino ad un certo punto. La barchetta scivola giù nelle fogne, il bimbo si sporge, compare il clown e inizia il dialogo. Fin qui tutto bene. Son teso. Poi… succede. Via di computer grafica e boom. Abbiamo perso tutto. Vedere il clown che apre la bocca e porta via il braccio al bimbo mi ha ucciso tutto… tutto. Era così necessario mostramelo, o forse, lasciarmelo immaginare per un po’ avrebbe creato più tensione, più paura? Perché al minuto 5 mi devi far vedere ciò? Indebolendo una scena che stava uscendo benissimo. Cavolo quanto può far più paura il non visto… invece no qua si vede e si vedrà tutto… tutto. L’altra scena emblematica della superficialità sempre presente nel film è la scena dove uno dei bambini ha paura di un quadro. Quindi, allora, dobbiamo far capire allo spettatore che questo bambino ha paura di un quadro… mmm come possiamo farlo capire in immagini senza dirlo… aspetta… ci sono. Facciamo che quando ci passa davanti vede che è storto e lo raddrizza… perché chiaramente se tu hai paura di un oggetto non hai problemi a toccarlo e anzi ci tieni che sia perfettamente a posto e in ordine.
    Dai, per favore, di cosa stiamo parlando. Ah sì di un film horror che per spaventare alza la musica. Capito? Qui devi avere paura.
    Cagata col botto.

    • Anonimo

      Eddie è ipocondriaco, per quello vede un lebbroso, cioè uno che può contagiarlo con una malattia mortale.

      Ben ha letteralmente appena letto dell’esplosione che ha fatto una strage nei libri della biblioteca, con tanto di immagine di una testa finita su un albero e se la fa sotto. Per quello poi vede un uomo senza testa.

      I collegamenti logici ci sono, basta seguire il film, eh, meno male che almeno l’1+1 di mestruazioni-bagno di sangue sei riuscito a farlo.

      Per quel che riguarda le differenze di età: hai mai visto le differenze tra maschi e femmine tra i 12 e i 14 anni? I primi sono ancora dei bambini, le seconde sono delle donnine. E comunque a riprova di questo l’attrice che fa Bev ha solo un anno più dell’attore che interpreta Ben (e nelle classi è normalissimo che a volte ci siano bambini con un anno in più o uno in meno).

      E i bulli sono universalmente noti per prendersela coi più deboli, non con quelli della loro stazzo ed età.

      Vabbé dai, di cosa stiamo parlando, stai giudicando il film dal fatto se “faccia paura o no” e da mancanze logiche che sono solo nella tua testa, piuttosto che da, chessò, regia, sceneggiatura, fotografia, interpretazioni attoriali… sai quelle cose lì che FANNO un film.

    • Mobile

      Scusami ma se mi presentano un film come “il film più terrificante dell’anno” o “un film da vedere insieme perché la paura si vince con l’amicizia” e poi il suddetto film non fa paura neanche da lontano allora qualcosa non quadra. Se un film horror non fa paura qualcosa non ha funzionato. No? Come se un film comico (film comico non commedia) non facesse ridere.
      Per quanto riguarda il cast chiaro che i bulli se la prendono con i più deboli però ci sono più deboli e più deboli. Non mi sembrano più grandi solo di qualche anno ma di parecchi anni. Questo mi fa cadere la credibilità degli eventi. Per quanto riguarda Bev poco mi importa quanti anni abbia l’attrice perché chiaramente mi riferisco all’età scenica e non a quella anagrafica. Mi dispiace ma non potrò mai credere che una ragazza di quelle sembianze possa spartire tempo con un gruppo di ragazzini (scenicamente) troppo piccoli.
      Poi ti chiedo, il vero problema di Eddie è essere ipocondriaco? Da quello che ho visto io (mi baso solo sul film non avendo mai letto il libro) il vero problema è la costante e invasiva presenza della madre. Quella è la causa scatenante delle sue paure e quindi su quella avrebbe dovuto giocare il clown. Ma a noi basta una lettura superficiale, basta vedere che usa un inalatore e quindi è fatta: paura delle malattie quindi lebbroso (visivamente buffo). Ma il problema è sempre alla base: la mancanza di preparazione delle loro paure prima della materializzazione di queste. Nel senso, la scena di Bev del bagno funziona non tanto perché sono stato io bravo a fare 1+1 (apprezzo il complimento) ma perché è stata preparata bene e con le tempistiche giuste. Due scene distanti tra loro (la prima quella dell’acquisto degli assorbenti, la seconda il padre che li nota) che preparano un culmine nella scena del bagno. Perfetto. Lo spettatore ha il tempo per assimilare la cosa e godersi il momento in cui questa paura viene sviscerata senza pietà dal nostro It. Diverso è per Ben che, come dici tu, ha APPENA letto questa cosa per poi trovarsi, in tempo zero, davanti al clown. Io spettatore così non ho tempo per assimilare l’informazione e quindi più che una paura mi risulta una mera giustificazione per mostrarmi un corpo senza testa. Questa cosa di seminare elementi per poi farli tornare al momento di massima tensione è secondo me fondamentale per far calare lo spettatore veramente nei panni di questi poveri bambini.
      E dicendo ciò non stiamo forse parlando di sceneggiatura e di schema di narrazione, di come costruire la psicologia di un personaggio?
      Non abbiamo parlato di regia? Mi sembra di aver parlato di regia dato che prima di scegliere che lente usare, che movimento di camera usare, che campo usare un regista deve scegliere che tipo di messa in scena utilizzare per raccontare una situazione o un sentimento. L’esempio del quadro è sinonimo della pessima messa in scena del film. Potrei farti altri esempi.
      Interpretazioni dici? Be su tutti chiaramente quella del pagliaccio, esteticamente intrigante e maligno al punto giusto, però parla veramente poco, troppo poco. il dialogo iniziale tra Georgie e It è il migliore di tutto il film, bravo l’attore a restituire questa interpretazione. Peccato sia praticamente l’unico dato che da li in poi il pagliaccio si limiterà a comparire dietro a palloncini (tu intendi questo per regia? Mettere palloncini rossi ovunque?).
      Fotograficamente invece l’ho trovato molto costruito e troppo illuminato: si vede tutto troppo bene. Il buio, il non visto, il fuori campo sono grandi armi per trasmettere angoscia e paura. Armi mai sfruttate in questo film.
      Forse semplicemente ero troppo fomentato quando sono andato a vederlo. Troppo fomento=grande delusione.

    • Anonimo

      Non dico che non ci siano osservazioni rilevanti fra quelle che fai, ma mi pare che siano tutte un po’ troppo “soggettive”. Stai esprimendo come A TE sarebbe piaciuto che fosse fatto, cosa ti aspettavi e qual è il modo corretto di fare un horror PER TE (uso del buio, io non mostrare, un certo uso dei tempi), non prendendo forse in considerazione che un film può essere ben fatto anche se fatto diversamente da come piace a te o da come tu intendi l’horror (e lo dico seppur condivido alcune cose, per esempio anche a me piace il “non mostrato”, l’angoscia, etc. e infatti non trovo questo film un capolavoro ma semplicemente un buon lavoro “di mestiere”)

      Però non condivido il fatto che un film horror debba “far paura”. Anche quello è soggettivo. Molti horror che sono CAPOLAVORI ASSOLUTI non fanno paura in senso stretto.

      P.S. certo che il problema di Eddie è la madre, ma un ragazzino di quell’età ancora non ha gli strumenti per elaborarlo. La sua paura è quella più immediata, le malattie, e a quella si attacca It. Quando il ragazzino “matura” e affronta le sue paure infatti si rivolta contro la madre (“THESE ARE GAZEBOS! THEY’RE BULLSHIT”).

    • Maledetta soggettività, mi frega sempre. Sicuramente le mie sono valutazioni soggettive per molti versi, ma per altri no.
      Ritorno sul concetto di seminare gli elementi per renderli realmente efficaci: questo è un meccanismo di struttura e narrazione provato e riprovato. Oggettivo. Efficace. Sta a chi struttura il film rendersi conto di questa cosa e sfruttarla a vantaggio del racconto.
      Poi si sul buio e sul non mostrato siamo sicuramente nel campo del gusto. Però, pensaci, It rappresenta la paura e una delle paure più intrinseche nell’uomo è proprio la paura del buio. Forse la paura più primordiale che ci accomuna tutti. Peccato non averla sfruttata.
      Tornando a Eddie il ragazzino non ha gli strumenti per elaborare la vera motivazione delle sue paure ma noi spettatori si, quindi te la butto li: se invece del malato davanti a quella casa fosse comparsa la madre di Eddie seduta su una sedia a dondolo che lo chiama da lontano, lui si avvicina e man mano che si avvicina il corpo della donna inizia a deteriorarsi fino al punto di tensione massima nel quale i due sono a pochi metri l’uno dall’altra e la madre gli dice: “Non dimentichi qualcosa?” (il bacio sulla guancia visto in precedenza quindi seminato) e lo afferra per farsi baciare. Cavolo. Tensione massima e goduria per noi spettatori che forti di una situazione chiara e visivamente preparata ci attacchiamo alla sedia sperando che riesca a scappare. Ben diverso da un lebbroso mai visto prima. Però qui si che siamo nel campo del soggettivo, anzi soggettivissimo.
      Però non sarebbe stata molto più efficace?
      Sul concetto di para mi sono espresso male… quando dico paura intendo ache tutti i derivati come angoscia, tensione, malessere. Certo la storia del cinema è piena di film horror che non fanno paura ma restituiscono emozioni simili e diverse allo stesso tempo. Questo film restituisce solo noia.
      Concludo dicendo che quando un regista decide o si prende l’incarico di trasporre in film un libro leggendario (come It, quanto meno per nomea) parte con un debito verso chi ha scritto il libro. Un debito che se ben ripagato farà volare il film verso qualcosa di stupefacente. Come si ripaga quel debito? Realizzando il film in maniera personale e innovativa, inventandosi un linguaggio adatto alla valorizzazione dell’atmosfera e della trama.
      Per questo un “buon lavoro di mestiere” non può bastare.

    • Barbalbero

      Guarda, in breve, sei così arrogante da non aver capito una ceppa del film ed incazzarti perché per te è colpa del film e non delle tue limitate capacità di analisi

    • Errata Corrige

      Guarda che ha ragione, gaggio
      https://www.youtube.com/watch?v=9ujdj_9Uh_E

    • Mobile

      Capire? Cosa c’è da capire in questo film? (a parte perché abbiano deciso di ingaggiare Mike di Stranger Things… al suo posto una comparsa generica avrebbe ottenuto lo stesso risultato, non certo per colpa dell’interprete ma della costruzione del personaggio inesistente… addirittura a metà film dice a voce alta di avere paura dei clown violentando il cadavere di una delle regole auree del cinema: show don’t tell; ma facciamo finta di nulla).
      Mi complimento per le tua capacità di analisi, fondata su argomentazioni inattaccabili. Si mi hai proprio convinto: It è un bel film.

  37. Vanilla Skywalker

    Che dire. Diverso dal libro in alcuni punti, per fortuna i cambiamenti non stridono con l’impatto generale dell’opera. Se andate al cinema con l’intento di “vedere il libro” potreste rimanere delusi, ma se cercate L’ATMOSFERA che il tomo di King voleva regalare, allora andate tranquilli.

    Attori ottimi tutti, dai Losers ad un eccellente Bowers, a Skarsgard che anima un IT di primissimo livello.
    Qualche espediente banalotto di troppo forse (leggi: jumpscare) ma tutto sommato è il film che IT merita, assolutamente.

    • Fede

      > ma se cercate L’ATMOSFERA che il tomo di King voleva regalare, allora andate tranquilli.

      No, è proprio quella che manca.

    • Fede

      (scusa, non ce l’ho con te ;) ma il tuo commento offre buoni spunti)

      > per fortuna i cambiamenti non stridono con l’impatto generale dell’opera.

      Romanzo (e miniserie) creano terrore e si reggono sull’alternanza della storyline bambini/adulti.

      Trasformare il tutto in una storia cronologicamente lineare stride ENORMEMENTE con l’impatto generale dell’opera.

  38. Cristoforo Nolano

    Sono un amante del Re, questo film non è fedele alla Sua opera ma cazzo mi è piaciuto comunque un sacco. Andrò sicuramente a vedere la seconda parte.

  39. Fede

    Tornato dal cinema. Sono deluso.

    Vi siete mai chiesti perchè milioni di persone al mondo hanno letteralmente divorato e adorato 1200 pagine di romanzo esageratamente prolisso e dispersivo ?

    Perchè inizia con un destro in faccia implacabile (l’incontro di georgie con il clown nel tombino e conseguente morte), mentre stai riprendendo conoscienza ti stordisce con l’odore fetido e nauseabondo del marciume di derry (la storia del gay), e poi ti stende definitivamente con un uppercut al mento (il suicidio di stan).

    Da quel momento non ha più bisongo di sbatterti in faccia l’orrore: lo provi costantemente fino all’ultima riga, per empatia con i personaggi quando ricevono la telefonata di mike, quando sanno che pennywise a volte, henry bowers altre -e non è sempre scontato che la cosa sia migliore- li sta per raggiungere, quando percepisci la frustrazione della moglie di stan o di quella di bill che non sanno, non capiscono, e sentono nei loro uomini l’incapacità di spiegare, per terrore, cosa sta succedendo.

    La miniserie, pur essendo un prodotto “cinematograficamente” mediocre, a budget inferiore e con 27 anni -guarda caso- in meno sulle spalle (e di strada dal 1990 al 2017 se ne è fatta…), tutto questo lo riesce almeno in parte a trasmettere.

    Nel film hai paura perchè quando georgie incontra il clown egli ha i denti affilati e velatamente sporchi di sangue.
    Nel film hai paura perchè il clown è truccato come chucky, spunta all’improvviso con un botto e si muove come la ragazzina dell’esorcista.
    Ma poi ti abitui, e il tutto non fa più paura.

    E la storyline alternata dov’è ? quell’adorabilmente angosciante crescendo di ricordi che accompagna di pari passo lettore (che scopre perchè sente questo terrore) e personaggi (che RICORDANO perchè sentono tutto questo terrore).

    Non ci siamo, film deludente, non funziona come adattamento di king, non funziona come horror a se stante (molto scialbo se non retto dall’impalcatura stessa dell’essere l’it di king).

    La miniserie pur nei suoi difetti, soprattutto nella seconda parte dove non si riesce a raccogliere il seminato, è complessivamente più godibile e provoca sensazioni più simili a quelle generate dalla lettura del romanzo.

    E non mentite a voi stessi, il pennywise di Tim Curry è decisamente più spaventoso del Pennywise/Chucky attuale, proprio perchè non fà paura lui, fà paura il contesto che crea.

  40. Pìter

    L’ho appena visto.
    Sacrosanta la recensione quando argomenta che un film
    – non può riprendere tutto,
    – non deve per forza riprendere le parti presumibilmente più popolari
    – deve cercare una sua visione

    In altre parole, anche se il titolo è in comproprietà, le due opere si esprimono con mezzi diversi, tempi diversi, in tempi diversi, ecc. ecc. diversi. Anche se certi personaggi vengono stuprati rispetto al libro, amen.

    Però ti prego, fammici affezionare a questi personaggi.
    Tolta l’intro con Georgie, IT comincia a perseguitare pesantemente i ragazzi dal minuto 0, quando cioè sono ancora – nella migliore delle ipotesi – degli emeriti sconosciuti per lo spettatore. Solo scene a effetto, emozione, coinvolgimento, zero. Paura zero. Forse un attimo di tensione, per quello che vedo, ma non per quello che sento (non sento niente).
    E poi, ti prego, se tutto l’opera si basa (anche nel film) sul fatto che l’unione fa la forza e scaccia la paura, non mi basta che i suddetti sconosciuti si facciano il bagno in un laghetto per credere che sono amici per la pelle.

    Non è un film surreale (à la Il cane andaluso, per intenderci).
    Non è un film sperimentale (à la Eraserhead, se vogliamo).
    Non è un film intelligente (à la Nolan, per intenderci).
    Non è un film d’atmosfera (à la Blade Runner originale)
    Non è un film emotivo (la paura è un’emozione, per intenderci, e vorrei distinguerla dalla tensione che deriva dal fatto che un coso senza testa uscito da Silent Hill comincia a correre verso di me).
    Allora che film è?

    Per me è un film costruito davvero male, dove i beat classici che si è voluto per forza includere (v. il litigio del gruppo… che, un bel punto di morte non ce lo mettiamo? ma poi, quando è stato un gruppo??? chissenefrega!) si leggono da lontano un chilometro e pure al buio.

    Pìter

    PS: e non entro nella diatriba dei Pennywise.
    PPS: vabbe’, ci entro: questo, come si sarà capito, non fa “paura”. L’altro non l’ho visto/non me lo ricordo.
    PPS: Ma non si salva proprio niente?
    A me tutta la parte del proiettore è piaciuta e anche il pagliaccio quando si avvicina scuotendosi tutto.
    PPPS: qualcuno mi sa cosa fa (o cosa volevano che facesse) la bibliotecaria alle spalle di Ben dopo che gli ha consegnato il libro? Ci sono due inquadrature in cui resta immobile tipo zombie che sta per attivarsi, tipo infermiera di Silent Hill. E invece…

  41. mimmo

    il recensore non capisce un cazzo di film

  42. Toni Già

    Visto solo ieri ma ho letto il romanzo due volte a distanza di anni una dall’altra, uno dei miei preferiti di S.K. anzi il preferito.
    IT è un libro infilmabile, infatti hanno scelto di utilizzare la linea temporale classica perchè sennò avrebbero dovuto fare un film di 4 ore filate e allora ciaoooo….
    Per cui vado sulle cose tecniche trattandolo come un horror qualsiasi.
    Purtroppo ne ho visti così tanti di horror che ormai gli scatti improvvisi di volume forte (che sono la fonte principale di paura) mi lasciano abbastanza indifferente.
    Mi farebbe molta più paura una storia inquietante tipo alla The Others o cose del genere che questo continuo apparire di sto mostro coi denti aguzzi che dopo le prime due scene cessa miseramente di far paura.
    Tra l’altro molto più disturbante la donna del quadro coi suoi occhi storti.
    Qualche cosa di meglio si poteva fare col doppiaggio soprattutto del ciccione doppiato pessimamente da serie tv.
    E poi non si può sentire che in italiano i ragazzini chiamano la creatura IT! Andiamo,in inglese IT vuol dire “esso” “la cosa” ma fategli dire la cosa allora invece di IT. Che scelte assurde di doppiaggio.

  43. JAMES VAN NOKER

    salve, da amante (e forse esperto) di horror quale sono non potevo non dire nulla su IT. fremevo dalla curiosità di vederlo e di vedere che cosa hanno combinato con un icona dell’orrore come questa. Bè devo dire che il film non è male, soprattutto a confronto di certe porcate cosìdette horror che escono ora, anzi… ma il merito va soprattutto come già detto agli effetti visivi e alla storia che comunque la si voglia mostrare, nasce da king. poi bill skarsgard è bravo ma in confronto al senso di inquietudine che ti provoca il vecchio tim curry quando compare… non è proprio la stessa cosa! anche gli attori non rendono bene la situazione (tranne la ragazza) secondo me, la paura che era evidente nella serie, sui volti dei piccoli protagonisti qui non l’ho vista. inoltre i ragazzi a parte BEN e BEVERLY quasi facevo fatica a distinguerli… e soprattutto Billy! che cazzo quello vecchio aveva una faccia che non te la scordavi ed erano tutti ben distinti i ragazzini …
    sono d’accordo che nonostante i pochi mezzi e tutto, la miniserie anni 90 rende meglio il senso della storia e dell’atmosfera che ci girava attorno! e poi che cazzo di doppiaggio!!! ED è vero : per che cavolo Mike chiama Pennywise IT senza motivo????
    COMUNQUE due ore le passi volentieri e le trasformazioni del nuovo IT sono gustose… ma come dico sempre :ATTENTI CON I REMAKE ETC DEGLI ANNI 80 / 90 !!
    INOLTRE questa volta ho deciso di leggermi finalmente sto librone che rimandavo da anni!!! vogliio sapere tutto di sto IT!!!!

  44. Stefano

    A prescindere dai gusti personali e dall’abilità del regista queste operazioni di recupero dimostrano la mediocrità e pochezza di idee del cinema attuale…remake, sequel e pigiami…poi uno vede Dunkirk e non ha diritto di urlare al capolavoro perché … perché poi? Boh

  45. Guastapeste

    Ti ho capito sai, furbetto.
    Hai scritto una recensione dicendo chiaramente che il film è bello, mentre intanto hai detto, neanche tanto velatamente, quanto faccia cagare.
    Sì.sì. tu mi piaci, vieni a casa e ti faccio scopare mia sorella.

    Detto questo. Filmetto mediocre. Cose già viste, niente di nuovo. Ci si fa belli con nomi altisonanti. Puro marketing. Chi spende ancora per ‘ste cose evidentemente ama farsi pigliare per i culo.

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