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Viaggio nella valle dei lens flare: la recensione di Annientamento

«Se soffiamo forte forte tutte insieme facciamo una bolla di sapone gigaaante».

È durissima. Ma ce la facciamo. Parliamo di Annientamento senza costantemente fare riferimento al romanzo da cui è tratto? Come se fosse un film e non la protesi delle speranze di una rumorosa minoranza di appassionati dell’opera di Jeff VanderMeer, curioso caso di ex autore di nicchia che ha scalato le classifiche del New York Times con una trilogia che aggiornava il Picnic sul ciglio della strada dei fratelli Strugackij alle suggestioni McCarthy-iane di La strada e che arricchiva di riflessioni e arzigogoli esistenziali un’architettura narrativa da novella dell’orrore. Non esattamente quello che ti aspetti di trovare in compagnia dei soliti John Grisham e degli immancabili casi letterari del momento, il che – come sempre accade in questi casi – ha ringalluzzito gli altrimenti silenti lettori di VanderMeer e li ha convinti che fosse finalmente arrivato il tempo per la New Weird di diventare mainstream e di dominio pubblico. Un po’ quello che successe a Neuromante quando si arrivò in zona Matrix, ma con uno iato di pochi mesi invece di parecchi anni; nel caso del romanzo di Gibson e delle porte che avrebbe dovuto spalancare non è andata benissimo.

Che è poi il motivo per cui Annientamento è così complesso da trattare estricandolo dalla fonte letteraria. I fan di Alex Garland sono meno e meno rumorosi di quelli di VanderMeer, se non altro perché i fan di VanderMeer sono tendenzialmente anche fan della moglie Ann, di China Miéville, di M. John Harrison e magari di altre branche bizzarre della letteratura di genere tipo il biopunk di Bacigalupi e Scott Westerfeld, e più in generale si sentono collocati all’interno di un movimento e una scena che per quanto minoritaria e ancora ben lontana per impatto commerciale dagli scaffali degli autogrill ha comunque una sua identità forte e una visione definita di ciò che dovrebbe essere la fantascienza nel senso più ampio del termine. Alex Garland, dal canto suo, è solo un tizio che ha scritto delle robe e diretto un piccolo capolavoro sci-fi; ben lontano dall’essere il protagonista della faccenda, il suo ruolo nell’affaire-Annientamento è quello del traghettatore, del profeta su schermo della parola di VanderMeer. A lui il compito di prendere quelle pagine e dar loro vita. E poco importa che il numero di persone che hanno visto Annientamento “perché sta su Netflix” o “perché c’è Natalie Portman” sia infinitamente superiore a quello di coloro che l’hanno visto “per vedere come Garland traghetta stocazzo”: resterà sempre, in ogni valutazione, soprattutto perché quelli che più hanno interesse a dire la loro sono quelli che hanno il santino di VanderMeer sul comodino, l’ombra del romanzo dietro al film che Netflix ha comprato e deciso di mandare direttamente in streaming – lanciandolo peraltro con una campagna che ha tappezzato la metropolitana di Milano della parola ANNIENTAMENTO scritta grossa così, che al di là di ogni valutazione sulle strategie promozionali della N rossa è comunque una bella botta di buonumore tutte le mattine.

Ecco perché si decide qui di ignorare quell’ombra e di provare a parlare di Annientamento come se fosse solo un film. Sigla!

Quello che più stupiva di Ex Machina, che per Garland era il debutto assoluto alla regia, era la naturalezza con cui fluiva, con cui la Storia e le Cose Da Dire plasmavano il linguaggio e l’atmosfera di ogni scena; Garland saltellava senza soluzione di continuità tra il body horror e la poesia, apparentemente disinteressato a ogni barriera di genere, e lasciava che fosse l’umore del momento a dettare la sua regia, e il film libero di dire la sua e di schizzare in cento direzioni differenti senza mai perdere coesione.

Quello che più stupisce di Annientamento, al contrario, è quanto tutto sia posticcio, appicciato, pianificato su carta, macchinoso e meccanico. È un film che vuole essere tante cose – un horror classico, un’esperienza psichedelica, un metaforone che al confronto Arrival è un disco dei Mortician, uno studio d’atmosfera, uno spazio sperimentale –, e ci riesce anche, seppure con successo variabile, ma che non riesce mai a mettere d’accordo tutte le sue anime. A tratti sembra di vedere sullo sfondo Garland che spunta voci da un elenco: OK, abbiamo parlato di dolore, OK, abbiamo fatto la scena di tensione, OK, abbiamo spiegato perché siamo circondati da lens flare, OK, abbiamo detto che la nostra protagonista è un po’ una stronza?

«Che cazzo dici ti sparo».

La storia, presa di peso dal Picnic di cui sopra e per estensione cinematografica da Stalker, è quella di un bizzarro colore venuto dallo spazio che atterra in mezzo al nulla da qualche parte in America e comincia a espandersi come un cancro, trasformando e remixando la realtà intorno a sé, riempiendola di lens flare e trasparenze arcobaleno, e minacciando di ingoiare l’intero pianeta se non si trova un modo di fermarne l’espansione. Il governo però ci vuole vedere chiaro, e costruisce un centro di ricerca ai confini della Zona Area X, dal quale spedisce spedizioni speranzose di trovare risposte là dove si annidano i lens flare.

Come in tutti gli horror di questa terra, le spedizioni precedenti a quella delle Nostre Eroine sono finite male, e come in tutti gli horror di questa terra la spedizione delle Nostre Eroine è quella che invece arriverà In Fondo Alle Cose. Altrimenti non ci avrebbero fatto un film.

Sopra: le Nostre Eroine.

Le Nostre Eroine sono cinque, e nessuna ha granché da dire: più che personaggi sono appunti di essere umano, c’è Quella Cinica, Quella Timida, Quella Incazzosa, Quella Misteriosa, Natalie Portman. La quale si capisce essere la vera protagonista perché a lei è dedicata la scena di apertura e a lei sono dedicati i flashback insieme al marito Oscar Isaac, membro e unico sopravvissuto di una precedente spedizione e miracolosamente scappato dall’Area X. I flashback, come in realtà tutto quello che riguarda la costruzione dei personaggi, sono tremendi: costruiti su una successione di irritantissimi silenzi e reciproci sguardi da pesce lesso, trascinano e spezzettano la narrazione senza dire nulla di interessante né su di lui, del quale sappiamo grazie a una quindicina* di scene identiche che è tornato dall’Area X un po’ squinternato, né su di lei, che da questi tuffi nel passato esce semmai depotenziata e ritratta come una Donna Che Frigna e vive per suo marito. Al punto da arruolarsi nella spedizione successiva alla sua, ed è qui che comincia la nostra storia et cetera.

È una cornice che vorrebbe sembrare misteriosa e sospesa ma risulta solo estremamente aleatoria: nessuno spiega nulla a nessuno, tutti si esprimono con frasi criptiche e mezze verità, l’unico brandello di senso a cui ci si aggrappa è che nell’Area X succedono Le Cose e le Nostre Eroine vengono lì spedite per scoprire Quali Cose. Non che stia criticando l’allergia allo spiegone, anzi ben venga un po’ di narrazione ambientale e voglia di far parlare le immagini e non solo i personaggi! Quello che irrita è che questo edificio un po’ fumoso serva solo per confondere e dare importanza, per gonfiare grottescamente il petto di quello che, alla fine della fiera, è un film horror con le protagoniste che muoiono, la final girl e lo scontro con il mostro, e che tutti gli spunti e gli ammicchi e gli accenni di significato vengano abbandonati a morire con il passare dei minuti.

La spedizione nell’Area X, che è poi il cuore di Annientamento, è senza ombra di dubbio la cosa migliore del film, probabilmente perché è la più scolastica. Il minimo sindacale di Garland è comunque meglio del massimo sforzo profuso da parecchi suoi colleghi che fanno sci-fi, ma fa un po’ tenerezza vedere con che pervicacia l’uomo si aggrappi alle stesse tre soluzioni di messa in scena per tutta la durata del secondo atto: se togliessimo tutte le “suggestive inquadrature delle Nostre Eroine che camminano da sinistra a destra in un paesaggio fatato” e le “suggestive inquadrature delle Nostre Eroine che camminano da destra a sinistra in un paesaggio fatato” ci ritroveremmo con un cortometraggio. Restano però due o tre sequenze – quelle più francamente horror – costruite ed eseguite alla perfezione, e una in particolare, che coinvolge l’uomo orso maiale di South Park, che da sola sarebbe valsa il prezzo del biglietto al cinema, se il film non fosse andato direttamente in streaming. E resta il talento, questo sì, di Garland nello sparpagliare i necessari spiegoni così da integrarli con naturalezza nella struttura narrativa, invece di farli spiccare come brufoli il giorno del ballo della scuola (qualcuno di voi è mai andato a un ballo della scuola? Perché io no). Più di tutto resta la sensazione che a Garland interessasse soprattutto fare questo, con Annientamento, e che tutto il resto ce l’abbia dovuto mettere per completezza e un po’ controvoglia.

Sopra: fare questo.

Sul finale, sul modo in cui Annientamento passa dall’essere un monster movie al citare La guerra lampo dei fratelli Marx e i trip da LSD salvo poi tornare frettolosamente a fare l’horror con un occhiolino del diametro dell’occhio di Sauron, si potrebbe discutere per ore, se solo il film facesse venire voglia di farlo. Introdotto da un monologo di Jennifer Jason Leigh che travalica i confini del ridicolo per tracimare nel sublime, il terzo atto è contemporaneamente un pezzo di bravura e creatività di Garland e una raccolta di soluzioni estetiche raccapriccianti, uno dei momenti di cinema più inspiegabili degli ultimi anni.

È un po’ l’apoteosi della confusione con cui è stato affrontato Annientamento, il cui più grosso difetto in definitiva è quello di voler essere troppe cose, alcune delle quali non particolarmente interessanti. Inevitabilmente deve sacrificare almeno una parte di quello che VanderMeer ha voluto raccontare nel suo romanzo, perché troppo strettamente letterario e meta-linguistico per funzionare in un altro linguaggio. Ma Garland, che oltre a dirigere ha curato personalmente la sceneggiatura, non ha avuto il coraggio necessario per andare fino in fondo nell’opera di sfrondamento della fonte, e ha tirato fuori un film appesantito da intellettualismi inutili e mal sviluppati e da metaforoni un po’ sciocchi e gestiti goffamente, e che avrebbero funzionato solo nel contesto di un’opera invendibile e forse anche invedibile.

Dite che ho rovinato tutto parlando del romanzo dopo che avevo giurato che non l’avrei fatto? Boh che cazzo volete, non ce l’ha fatta Garland, perché dovrei farcela io?

DVD quote:

«C’è un buon horror sotto tutti questi metaforoni»
(Stanlio Kubrick, i400calci.com)

IMDb | Trailer

*potrebbero essere di meno.

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92 Commenti

  1. Diavolo Lansbury

    Concordo al 100%.
    I momenti peggiori sono i flashback, che proprio non c’entrano una mazza con il resto del film e sembrano quasi girati da altre persone, per un altro film, in un altro contesto.
    Non ho letto il libro, per cui quel che so di Annientamento l’ho appreso dal film (e dalla vostra recensione), e devo dire che al termine non è che possa dire di saperne molto di più, proprio perchè il film dice tante cose, ma male.
    I momenti horror sono carini, ma tutti già visti enormemente… e bestemmio troppo se dico che SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER la fine di ‎Jennifer Jason Leigh mi ricorda terribilmente la fine che fa Cate Blanchett in Indy4?

    In ogni caso un buon intrattenimento, forse un po’ troppo lungo ma vabbè. Se l’avessi visto al cinema mi sarei incazzato, ma a casa sul divano si è tutti più buoni.

    Menzione d’onore a @Stanlio che nella recensione infila questa perla: “colore venuto dallo spazio”, direttamente da Lovecraft.
    L’abbiamo pensato un po’ tutti, noi adepti di Cthulhu.

  2. Pitch f. H.

    Non avrei comunque visto il film perché: Natalie Portman.

    Ho visto il trailer esteso su Imdb, che è praticamente la versione bignami del film e il metaforone (il flare che ricrea una natura bella e stronza VS l’uomo che sta rovinando il pianeta) te lo sbatte proprio in faccia. A gratis. Quindi non lo vedrò anche perché: interesse <=0

    ps: Set the world on fire è il peggior disco degli Annihilator; quei pochi pezzi salvabili vengono rovinati dalla voce sbagliatissima di Randall.

  3. Eddai, non l’ho trovato COSI’ male.
    È vero che i flashback non c’entrano una fava e fanno scendere la uallera sotto i livelli di guardia, ma la parte peggiore è forse proprio lo scontro finale: imbarazzante come una recita di teatro sperimentale amatoriale.
    Cioè: la tutina in spandex e il ballettino del vicino di casa di Lebowski.

    A parte questo i riferimenti a Stalker, le seghe mentali di fondo e la scena degli intestini me l’hanno fatto fatto apprezzare mica poco.
    Fantascienza così non ce n’è tanta in giro. Probabilmente questo Annihilation dovrò farmelo bastare per un bel po’…

  4. Bradlice Cooper

    A me è piaciuto! Nonostante sia d’accordo al 100% con la rece, e cioè che il film è un pastrocchione. Però tutto sommato ha portato a casa il risultato.

    Due cose non mi sono andate giù:
    – Il modo in cui le eroine imbracciano i fucili (che poi nessuno spiega perché delle scienziate vadano armate, vabbè)
    – La cgi, specie dei mostri, raccapricciante e poveryssima

    Però la scena del SPOILER SPOILER bestio cangiante psichedelico l’ho trovata molto bella, un bel riferimento a 2001, così come la trasformazione in pianta della fisica, un passaggio molto poetico e toccante.

  5. Riccardo

    E poi, se non bastasse, c’è anche la questione del tatuaggio col serpente che appare e scompare nei vari protagonisti dirante il film che boh vabbè ciao

  6. sniffo

    Io ho letto da qualche altra parte che il film è una metafora del cancro. E sinceramente pare anche a me una buona interpretazione. Come nell’area X la natura viene modificata, così i tumori sono cellule umane mutate. Nel caso umano sono mutazioni maligne, nel caso dell’area X, non sempre.
    E la granata al fosforo è come la radioterapia.

  7. Therewolf

    Io l’ho trovato frustrante, proprio perché tira in ballo tante cose diverse, anche con del potenziale, ma poi non le porta fino in fondo. Il metaforone Area X – cancro te lo butta lì, ad esempio, salvo poi non proseguire su quella strada.
    Se vuoi dire le cose, dille fino in fondo. Se non vuoi dirle, non dirle. Dirle a metà, un pezzo sì e uno no è moooolto difficile e sotto questo aspetto in questo film sbagliano male.

    • Il problema del metaforone sul cancro è che esiste e basta, e non va da nessuna cazzo di parte. OK, l’Area X trasforma la realtà come il cancro trasforma le cellule. E poi? Una volta stabilito il parallelo dove dovrebbe andare a parare il metaforone? Che cosa ci sta dicendo, a parte che se ti curi (con le granate, come in Taken 2) il cancro sparisce? Però forse no e sei rimasto infetto? Ma no, quell’ultima inquadratura non serve a nulla se non ad ammiccare a un potenziale sequel, il cancro a quel punto non serve già più a un cazzo.
      Non basta scrivere un metaforone su un foglio di carta per farlo funzionare.

    • Vespertime

      Mi pare ovvio che i cancro serva a parlare di mutazione delle cellule ma, a mio avviso, è messa lu come ester egg in una storia che parla di comunicazione. Senza contare che quella cosa li, del Cancro dici, ha un rimando anche sulla questione Annientamento e il portare avanti la propria vita con la (quasi) consapevolezza della morte. Insomma i personaggi si vogliono un po’ annientare e questo è uno dei tanti suggerimenti che da per portare a casa la sua tesi (che PER ME non è il Cancro). Avete ragione a dire che il film è pieno di cose e che solo alcune funzionano più di altre ma io non riesco a vederla come una cosa negativa. È denso, e va bene così calcolando che riesce ad esserlo con pochi dialoghi (in modo diverso da quel capolavorone di Stalker, che era si un vagare e filosofeggiare).

    • Videostronz

      Solo a me stalker ha annoiato a morte?

    • Samuel paidinfuller

      Il metaforone arriva a dire che il cancro è a suo modo la creazione di una nuova forma di vita, anche se a discapito dell’ospite.

      Alla fine anche il cancro shimmer viene in qualche modo curato, perché crea nuova vita ( Portman seconda cellula creata a partire da isaac) senza dover distruggere ospite.

    • Il metaforone, IMHO, può riguardare il cancro, ma da alcuni passaggi espliciti del film si può intendere anche come una riflessione sull’identità, su quello che siamo, su come possiamo farci influenzare dagli altri (che è inevitabile) e cosa ne resta di noi quando accettiamo di cambiare noi stessi.
      Da questa lettura emerge un film idealmente reazionario, ma non privo di riflessioni oneste e piuttosto profonde.
      Questo per dire che sì e no, il cancro è solo una delle possibili letture (e ce ne sono altre a mio parere più vaste, e quindi più interessanti)

    • E no, @Videostronz, Stalker ha ammazzato anche il mio senso del tempo. Nei miei ricordi quel film dura oltre quattro ore, e non passa più.

    • Samuel paidinfuller

      @magari

      Hai ragione.
      Il film affronta e tocca diversi temi senza vincolarsi necessariamente ad uno .

      Da alcuni questo è stato visto come un difetto per mancanza di approfondimento .

      Da me invece come il voler offrire diverse chiavi di interpretazione e spunti di riflessioni.
      Quella del canchero sicuramente non è l’unica.

  8. Il Reverendo

    in linea di massima ho gradito molto, non mi hanno infastidito i flashback e amo alla follia natalie portman.

    due robe però mi hanno lasciato perplesso al limite da farmi quasi incazzare. la prima è che ci sia quest’area misteriosa pericolosissima da cui nessuno esce e ci mandano ste cinque con gli zainetti? ma a nessuno viene in mente di mandarci un cazzo di carroarmato e dieci marines corazzati in tenuta antiradiazioni armati fino ai denti?

    e l’altra cosa è SPOILER il colpo di scena finale telefonatissimo e brutto.FINE SPOILER

    per il resto l’ho trovato un bel filmetto d’avventura con i mostri e alcune trovate psichedeliche gradevoli.

    • Ho solo letto i libri e la prima missione era proprio supervirile, con mega armi e tecnologie e soldatoni addestratoni. Purtroppo l’area X non aveva gradito e li aveva massacrati in modi orrendamente innominabili. I libri grondano lacerti spiaccicati delle prime spedizioni, forse erano quelli i flashback da fare.

    • Vespertime

      Lo dicono anche nel film che questa missione è stata formata perché quelle prima (con la gente armata dura) ha fallito e quindi mandano “gente di Scienza”. Che però nonostante questo due fucili magari glie li dai uguale.

    • Il Reverendo

      vero, in effetti mi è tornato in mente leggendo i vostri commenti. però di incongruenze di quel tipo ce ne sono parecchie, un’altra che mi ha infastidito è quando dicono di non riuscire a conservare il ricordo dei giorni passati dentro l’anomalia.
      la prima cosa che farei io, che sono l’ultimo degli scemi, è scrivere su un foglio di carta ”giorno 1”, appuntare quello che succede in quel giorno e alla fine scrivere a me stesso di fare la stessa cosa al risveglio, e improvvisamente avrei una mappa precisa del numero di giorni passati e di ciò che è successo.
      però ripeto, al netto di queste cose, a me il film ha fatto godere, e amo sempre di più natalie portman.

    • Capitan Ovvio

      Ma perchè te hai visto Memento!

  9. Imperatrice Pucciosa

    Io lo salto proprio, dove c’e’ Natalie Portman non ci devo essere io.

  10. Cristoforo Nolano

    Molto, molto meglio di quella merda di libro.

  11. Il demone Tranzollo

    Questo film mi è piaciuto proprio tanto. Non sapevo nemmeno fosse tratto da un libro e adesso ho la curiosità di leggermi tutta la trilogia.

    Indubbiamente vuol dire troppe cose, ho letto di tre piani di lettura differenti; il metaforone sul cancro, la quest sci-fi e il percorso di crescita (o decriscita) del personaggio della Portaman narrato nei flashback che sono fiacchissimi, ma per il resto, per me, rimane una festa per gli occhi e…

    SPOILER – SPOILER – SPOILER

    La forma di vita aliena più convincente della storia del cinema.

  12. GGJJ

    Devo essere sincero, è uno dei rarissimi casi in cui non mi trovo d’accordo con la recensione, a me è piaciuto, è vero che è un minestrone di diecimila cose (attenzione: non ho letto il libro, forse se l’avessi fatto sentirei la mancanza di tutto quello che non han messo nel film) ma mi è sembrato riuscito ed equilibrato tra le sue varie anime, e la Portman non è male a fare la stronza. Condivido il fatto che questo, come tutte le opere precedenti citate debba TUTTO a “il colore venuto dallo spazio”, ma non scopriamo certo oggi che Stanlio Kubrick è, come dovrebbe essere chiunque, un fan di HPL. L’unica cosa che mi aveva dato fastidio è
    [SPOILER]
    :
    :
    :
    :
    il finale, basta dargli fuoco per sconfiggere questa terrificante minaccia? Poi ho capito. Non è stata sconfitta. Ha “infettato” un uomo e una donna, non gli serve altro.
    [/SPOILER]

    • Vespertime

      Ma il punto è proprio che questa creatura aliena non era terrificante. Non era li per fare del male ne per distruggere un pianeta. Era semplicemente un entità arrivata li e che cercava di fare il suo, migliorando a suo modo le cose. Trasformando il paesaggio e tutto il resto in altro cercando di capire il nostro mondo. Era solo curioso e non capito. È infatti di questo che parla il film, di comunicazione. Motivo per cui i due personaggi di lui e lei, che non erano più in grado di capirei e comunicare all’interno della loro relazione dopo i fatti, mutati, ritrovano loro stessi, uguali e finalmente pronti a capirsi in un mondo che non li capisce più. L’alieno sarà pure morto ma ha messo il seme per qualcos’altro.

    • @Vespertime: sottoscrivo questa lettura.
      È in questa accezione che il film acquisisce significato e forza universale (nel caso in cui gliela si voglia dare oltre all’esperienza filmica “come Stalker ma meglio”).

  13. avdf

    non mi ha esaltato, ma non mi ha neanche fatto schifo.

  14. Interrompo la lettura delle recensione solo per sollevare un punto – cosi’ come ho sollevato un sopracciglio leggendo:

    “Neuromante quando si arrivò in zona Matrix…”

    Matrix per me ha piu’ a che fare con le eresie Gnostiche di Plotino e soci che con il Cyberpunk.
    Gli occhiali neri (anche mentre dormi) e schermi di computer ovunque non fanno automaticamente cyberpunk – Nirvana (con tutti i suoi limiti) e’ molto piu’ vicino ai (primi) lavori di Gibson di qualsiasi film (o anche singola scena) di Matrix, inclusi videogiochi e cartoni animati.

    Ora torno a leggere….

    • Oddio al netto delle ovvie differenze tipo che Matrix è un film postapocalittico l’idea di cyberspazio alla base è grosso modo la stessa, cioè, diciamo che Matrix l’ha razzata senza vergogna.

    • Dissento (civilmente) anche su questo: nella trilogia di Neuromante (e nei racconti dell’antologia “Burning Chrome”) il cyberspace non ha un “aspetto” da Realta’ Virtuale, bensi’ e’ tutto luci colorate, solidi platonici, e insomma piu’ stile Tron (ma anche li’ la differenza e’ che chi si muove nel cyberspace non ha un “corpo” ne’ realistico come in Maxtrix ne’ “a pixel” come in Tron).

      Matrix a me non piace molto per svariati motivi, ma di sicuro non li accuso di aver scopiazzato il mondo della matrice da Gibson (al massimo gli hanno preso il nome, ma l’aspetto, il funzionamento e il significato non sono per nulla simili: poi magari hanno piratato anche quelli, ma da fonti diverse e che personalmente non saprei nominare).

    • Non dico che tu non abbia ragione eh, il mio punto era però più sulla percezione del pubblico che sull’effettivo contenuto dei due film. Quando uscì Matrix per un attimo sembrò che tutti avessero riscoperto Gibson e il cyberpunk (al di là dell’effettiva aderenza della trilogia al genere) e che Neuromante sarebbe diventato quello che invece di lì a due anni diventò Harry Potter.

    • Ok, this makes sense.

  15. Ho finito di leggere – non penso mi interessi vederlo ma la visione del trailer mi aveva fatto tornare alla mente, piu’ che “Il colore venuto dallo spazio”, il meno celebre “Foresta di Cristallo” di Ballard (https://it.wikipedia.org/wiki/Foresta_di_cristallo) – qualcuno che lo ha letto e che ha anche visto il “film” puo’ magare dare un parere su eventuali somiglianze?
    (Ancora meglio se avete letto sia Ballard che VanderMeer…)

    • La differenza principale è che VanderMeer nasconde il metaforone sotto una gran ricerca linguistica e stilistica mentre Ballard è più sfacciato (e secondo me efficace), ma le idee sono simili.
      L’ispirazione principale comunque rimane il Picnic che citavo nel pezzo.

    • Billy Bob Torto

      In Ballard, che ho letto un po’ di tempo fa, mi ricordo che c’era anche tutta una questione sulla sospensione del tempo. La cristallizzazione rimaneva percepita dall’occhio osservatore dei protagonisti senza cercarne una spiegazione logico razionale. È un’opera fortemente permeata di simbolismo e andrebbe valutata nell’interezza della sua produzione letteraria che wikipedia chiama tetralogia degli elementi. Personalmente non ci ho trovato molte analogie ad esclusione della contaminazione di un luogo. Gli effetti sono molto diversi.

  16. jax

    Mi ha cancellato il commento precedente :(
    Sostanzialmente per me è un film sul mutamento, su come sia un fatto della natura (terrestre o extraterrestre), su come sia un fatto spesso doloroso (tutte le eroine hanno un qualcosa che le ha cambiate – marito disperso, cancro, figlio morto etc. – tutte hanno difficoltà ad accettarlo più o meno forti) ma che è ineluttabile e va accettato in un modo o nell’altro per poter anche essere in pace con se stessi, pur trovandosi cambiati (il finale).

  17. First197

    Severo ma giusto. Non avessero gettato una manciata di spicci a Natalie, ANNIENTAMENTO THE MOVIE sarebbe arrivato dritto nel cestone della LIDL con una copertina disegnata da qualcuno che non ha due ore da buttare. La mia teoria è che Garland ha detto FIGATA FACCIO IL FILM PSICHEDELICO ma poi si è dimenticato di smettere con lsd e mdma, e quando si è svegliato il montaggio dello scontro finale era già a metà, così ha pensato “massì, sticazzi” e s’è svuotato in faccia il flaconcino arancione che gli yankee usano per introdurre il tema della dipendenza da drugz.

  18. AnnaMagnanima

    Stanlio dopo tutto quello che ho letto sento il bisogno irrefrenabile di dartela giusto per dare un epilogo naturale all’ empatia che sento in questo istante.
    dopodiché, vogliamo parlare della Torre che era la parte più cinematografica del libro e Garland se l’è dimenticata proprio?

  19. Giordy

    Dopo Ex-machina e la lettura del primo libro l’hype era a mille… che delusione! Concordo con AnnaMagnanima, la parte più bella del libro è stata stralciata completamente.

  20. Anonimo

    Ma nella prima immagine (le eorine allineate viste viste di spalle) imbracciano anche i fucili protonici????????

  21. Fortebraccio

    Ma nella prima immagine (le eorine allineate viste viste di spalle) imbracciano anche i fucili protonici????????

  22. mki

    ex machina a me ha fatto cagare quindi salto anche questo

  23. Roberto Furio

    sono d’accordo, la scena del’alieno imitatore è forse, ma complessivamente siamo dinanzi ad cagata somma. Già Ex Machina mi era parso un vorrei ma non posso, Garland è un plateale cazzaro, ma un conto è scrivere cazzatone per Danny Boyle, un altro è avere la presunzione di passare alla regia pensando davvero di avere qualcosa da dire.

  24. ezze

    Io dopo aver letto la trilogia e averla adorata, e dopo aver letto che di mezzo c’era quel giusto di Garland (cosa cazzo non era Ex Machina) sia dietro la macchina da presa che alla sceneggiatura, avevo aspettative troppo alte e questo era praticamente il film che aspettavo più di tutti.
    Ho fatto una fatica del diavolo ad arrivare alla fine.

  25. Samuel paidinfuller

    Me pare d’ave un deja vu con le reazioni al film di Death Note.

    Questo film è una bomba.

  26. Vespertime

    Boh, a me pare che tu sia stato troppo cattivon fregacazzi del libro, che non ho manco letto, ma io invertirei a piacimento quello che tu pensi sui film di Garland, sai? Per me Ex Machina era un filmetto. Carino ma pur sempre un filmetto perché di base quello che raccontava era banale e stravisto. Questo, a mio avviso, è un film decisamente superiore e capisco poco alcune critiche. Dire che i flashback sono inutili non mi pare vero, così come dire che ci sono solo personaggi che vagano sullo schermo e che poteva essere un cortometraggio. Lo trovo un po’ ingiusto perché, nonostante lo abbia visto una sola volta, ricordo bene tutti i passaggi e la loro utilità nello spiegare una storia che passa veloce. E questa è una cosa che riguarda la critica generale (altrove) che lo ha definito un po’ noioso. Io (forse uno dei pochi) nel film ci sono entrato a pieno e mi è sembrato volasse via colpendomi molto più di altra roba. Tra l’altro Garland se non erro si è affidato a un espertone scientifico per far si che tutto risulti vero (lo stesso che lo aveva aiutato per Ex Machina, mi pare). Per questa volta direi che non sono d’accordo con il sito. Meglio per me sicuramente che mi sono goduto un film ma mi spiace sempre quando a qualcuno non arriva qualcosa che mi ha colpito.

  27. Kurtz Waldheim

    Premesso che non ho visto il film, mi e’ subito venuto il dubbio che i flashback che tanto hanno annoiato siano il tipico espediente che gli sceneggiatori usano per “coinvolgere il pubblico femminile” in un film di fantascienza (oltre alla premessa del girl power, ovviamente). Certo Ripley non aveva bisogno di esibire l’occhio commosso ed i suoi turbamenti sentimentali per essere eroina e donna insieme.

    • Capitan Ovvio

      Ma perchè Ripley era pensato per essere un PERSONAGGIO, figo e ben riuscito, a prescindere dal genere (come Furiosa in Mad Max, tanto per parlare di film di poco tempo fa).
      Ora le protagoniste devono essere per forza “belle dentro e sensibili, come uno sfacciottino di papà Barzotti” (cit)

      A fare i moderni e i rispottesi della parità di genere per me si ghettizza molto ma molto più che in passato, ma è una mia opinione

  28. Formillus

    A me è dispiaciuto tantissimo che questo film sia stato denigrato e criticato ai limiti dell’assurdo da così tanta gente, perchè personalmente l’ho trovato un prodotto, nella mia ignoranza, molto notevole! Credo che il problema alla base sia stato come il film è stato venduto: Blockbuster di fantascienza con i canonici alieni che cercano di invadere la terra e distruggere tutto prendendo le sembianze degli umani. Chi se lo aspettava così inevitabilmente si è sentito deluso e schifato, ma a mio avviso “Annihilation” non è un film sugli alieni o, per lo meno, la parola “alieno” non indica qualcosa che viene dallo spazio ma qualcosa che non conosciamo e non sappiamo come interpretare (forse anche per questo dei continui “non lo so” nei dialoghi). Vi daró la mia interpretazione, senza ritenere che sia l’unica plausibile, ma parlando anche da biologa e quindi leggendo tutto quello che ho visto in una chiave ben specifica: Quella del tumore! Il film stesso, da principio, ci presenta le cellule tumorali: Cellule del corpo che per un qualche motivo, a seguito di ripetute mutazioni, ad un certo punto cambiano atteggiamento e aspetto, diventano “altro”=aliene ed iniziano a ribellarsi all’organismo. Restano le stesse cellule ma sono qualcosa di diverso e questo è ció che succede a tutti i personaggi del film che entrano nell’area X: Derivano dallo stesso organismo ma sono qualcos’altro perchè il loro genoma è stato cambiato, mischiato,mutato. Le protagoniste rappresentano, con i loro caratteri e i modi di morire, le diverse possibilità con le quali si affronta il tumore: Si muore implorando aiuto (come l’ultima frase gridata ed assimilata dall’orso mutante), dilaniati figurativamente da una belva feroce ed “aliena”, ma si muore anche accettando il proprio destino…Oppure si combatte e combatterlo vuol dire combattere sè stessi! Ho spiegato in questo modo la scena con Lena che affronta l’essere informe: Un essere nato dal suo stesso DNA (e credo sia particolarmente importante questo passo, come ce lo dimostra il regista facendoci più e più volte vedere, per tutta la durata del film, la divisione cellulare) che ha le sue stesse caratteristiche ma che non è lei, è qualcos’altro che se non fosse sconfitto determinerebbe la morte stessa della protagonista! Il tumore quindi puó essere sconfitto ma alla fine dei conti ti annienta e ti cambia (“nulla si distrugge tutto TI trasforma” citava la locandina del film) ed ecco spiegato l’abbraccio finale fra Lena ed il marito: Sono entrambi sopravvissuti, chi in un modo, chi in un altro, ma non sono gli stessi e non lo saranno mai più. Potremmo discutere sull’utilità di fare un film, che tratta un tema simile, con allusioni così evidentemente poco chiare e mascherato da film di fantascienza, (dall’altra peró potremmo anche discutere della genialità di trattare in questo modo un tema simile), ma d’altra parte credo che il tumore, anche ai giorni nostri, sia un’entità ancora difficile da trattare, capire e possa reggere il confronto con qualcosa di “alieno”.

  29. Yo Mama

    A me va benissimo se usi un genere, la fantascienza, per dire altro (cancro, mutamento, quello che volete), ma deve funzionare prima il film ad un livello base. E lo capisci subito che è scritto male appena vedi la scena dell’interrogatorio alla Portman, in cui i dialoghi e pure la messa in scena, fan cagare. E così tutto il resto si dipana male, i rapporti tra le componenti della squadra, i flashback e così via. Fino ad arrivare ad un finale lunghissimo e sinceramente estenuante. Si salvano quel paio di momenti che avete detto e basta.

    • Capitan Ovvio

      Concordo al 100% con quello che dici e per me vale in ogni ambito in cui si racconta una storia, che sia narrativa, cinema, serie TV, etc: vanno benissimo i vari piani di lettura, le metafore e il voler dare dei messaggi, ma il nucleo e la cosa principale deve essere la storia narrata, che deve stare in piedi e avere dignità in se. Altrimenti uno scrive un trattato non racconta una storia

  30. Past

    alcune trovate visive fighe: il tizio esploso, le piante umane, il mostro che imita le voci la tipa specchio ecc…oltre al fatto che ho apprezzato gli omaggi a tartovsky e a quel cinema di genere, però per il resto non mi è sembrato un prodotto riuscito, non quanto il mute di duncan jones che pareva un copia lovoro più che un film.

    ecco, questo comunque sarebbe un film che rivedrei volentieri in blu ray, ma con netflix non si può, spero cambi spesso questa politica.

  31. Munky

    Io Annientamento l’ho letto e, francamente, mi ha annoiato che è una cosa da non credere. D-A-N-O-N-C-R-E-D-E-R-E

  32. wuwazz

    Madò che film odievole!

  33. Stefano

    Il film ha Delle buone trovate (immagini particolari, suoni azzeccati, soprattutto nel finale) però ecco trovarne dei significati in generale e per di più profondi (ammesso che ve ne siano) è veramente dura…bisogna essere sinceri non si capisce nulla del perché o del percome di quasi tutti i protagonisti alieno compreso (l’unica è Daisy Domergue che poi fa una fine che boh..
    Ricorda molto l’ultimo Alien come atmosfera (passeggiate zaini in spalla in mondi alieni non sapendo cosa può succedere senza essere preparati al peggio) però il mondo di Alien qualcosa da dire ce l’ha sempre e puoi sempre collegarlo a un filone solido …qua al netto di alcune trovate visive particolari puzza molto di occasione sprecata o talento inespresso se vogliamo essere più buoni.

  34. dirty harryhausen

    grande delusione, avevo amato Ex Machina mentre questo è un film senza idee con due/tre belle sequenze immerse in tanto nulla, e dura un’ora di troppo.

  35. Anonimo

    MD

  36. scivolone829

    vabbè fate passare come grandissimi film quelli con Boyka e il vecchio gonfio di adkins con scene di azione girate di merda e bocciate questo film che oggettivamente è gradevole, diretto bene come al solito da Garland.

    complimentoni.

    • scivolone829

      Dite che ho rovinato tutto parlando del romanzo dopo che avevo giurato che non l’avrei fatto? Boh che cazzo volete, non ce l’ha fatta Garland, perché dovrei farcela io?

      SI, porca la merda, libri e film sono due media un pò differenti.

    • Ti svelo un segreto, reggiti forte: chi ha scritto la rece di Undisputed e chi ha scritto quella di Annientamento non sono la stessa persona.

  37. Pitch f. H.

    Paragonare film di generi diametralmente opposti non era passato di moda già nel 2000?

  38. albano vitali

    Film veramente strambo per alcune soluzioni, mi sono piaciute molto alcune trovate estetiche(ma in scenari aperti e naturalistici si gioca abbastanza facile, lo ammetto) e l’idea del “nel mondo in cui viviamo basta attraversare un muro per trovarsi in un posto sconosciuto e pericoloso” che poi è la base di stranger things tanto per fare un esempio. Di contro i personaggi sono effettivamente abbozzati e un po’ troppo didascalici e i flashback della Portman col marito più espressivo del mondo e con quell’altro ti cadono sulle palle come mattoni, decisamente un po’ troppa carne al fuoco. Comunque anche in star wars la Portman vive in funzione del marito, infatti muore anakin e lei semplicemente si spegne perchè senza il suo maritino bipolare non sa vivere, quindi mi viene da supporre che lei nella vita di tutti i giorno sia davvero così.
    Ma quanto sono belli i mortician?

  39. odhinn

    ma porca troia, ma paracadutarsi sul faro direttamente no, eh?

  40. Io l’ho trovato visivamente allettante, ma di poca sostanza. C’erano tanti spunti su cui costruire qualcosa, ma poi si è preferito un finale frettoloso e scarno. È stata una promessa non mantenuta. Un peccato, considerando la bravura dell’attrice, il potenziale del film e la riuscita visiva.

  41. #NonHoVistoIlFimMaRompoIlCazzoLoStessoPerchèHoLettoIlLibroeFaccioIlFigo
    Il Mondo é bello perché è vago.
    A partire dalla vostra rece, ho iniziato a leggere Annientamento, poi Autorità poi Accettazione. Li ho divorati in una settimana, é la cosa migliore del genere che abbia letto negli ultimi 3 anni…e questi 3 anni includono The Dome di Stephen King che era mio autore di riferimento e dio dell’adolescenza (che ho dovuto ridimensionare a deità indù di secondo piano dopo quest’ultima cocente delusione). La Trilogia dell’AreaX é una superbomba.

  42. Diodo Cane

    A quando il remake dei dieci comandamenti con Mosè donna?

  43. Shu-Shá

    Madonna che PALLA AL CAZZO di film.

  44. Anonimo

    #OraHoVistoIlFilmLettoIlLibroEMeLaTiroIlDoppio

    Si in effetti il film è una palla…non arriva.
    Il libro è montato e realizzato molto meglio e paradossalmente molto più veloce…
    Ci sono troppi Maccosa in questa trasposizione, a prescindere dal fatto che di trasposizione ha un po’ poco…

  45. Zen My Ass

    Lo ritengo meno compiuto di Ex Machina, ma comunque godibile anche se inconcludente. È vero che la storia va in parecchie direzioni in modo confuso e senza approfondire, è vero che il desiderio di fare un film alla Solaris/Stalker è oltre le (attuali) capacità di Garland, è vero che gli effetti speciali non sono all’altezza e il finale è un po’ ridicolo, ma alla fine il film scorre e riesce a impostare un discorso che ha una sua ragione d’essere. Il fatto che sia un po’ tutto abbozzato e solo accennato mi è piaciuto, conferisce un tono di mistero e tristezza alla storia. Non è un grandissimo film, ma funziona e intrattiene.

  46. Imperatrice Pucciosa

    Siete stati anche troppo buoni nei confronti di un film che io ho trovato pessimo.
    Innanzitutto non ha senso. Chi è il nuovo marito della protagonista? Un altro alieno?
    Cosa è questo alieno? Visto che si fanno costanti riferimenti al cancro, dobbiamo dire che l’alieno è un cancro venuto dallo spazio? Come ha fatto natalie portman ad essere senza alcun motivo la final girl, visto che prima di lei sono tutti morti? Solo perchè è una credibilissima veterana di un metro e venti per 39 chili?
    E poi vorrei stendere un velo pietoso su Natalie Portman, di cui ho sempre preferito la controfigura, Keira Kneightley (o come si scrive)
    Ha il carisma e la simpatia della figlia di papà che è la cocca dei professori del classico. Ho pregato fino all’ultimo che un pitone mutante le uscisse dalla bocca alla fine del film: manco sta soddisfazione.
    C’è chi ha il coraggio di classificarlo come uno dei migliori film di fantascienza del 2018 MA FATEMI IL PIACERE

    • Shu-Shá

      Concordo su tutto, anche ne Natalì Portman resta una grande attrice, nonché uno degli essere viventi più belli del pianeta.

      O forse è che assomiglia a una mia ex mai completamente dimenticata, boh.

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