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Pensavo fosse tonnara, invece era P-G 13: la recensione di Shark – Il primo squalo

Belle speranze

È l’estate del 2016. Da qualche parte, nella piscina olimpionica con trampolino da dieci metri di una villa a Beverly Hills squilla un cellulare. È impostato su silenzioso, ma lì accanto è seduto Bob Geldof. Imbraccia una chitarra e intona The Great Song Of Indefference. È ben pagato per essere la suoneria vivente dell’uomo che sta uscendo dalla piscina dopo l’ennesimo quadruplo e mezzo avanti carpiato. I giudici a bordo vasca premiano il tuffo con una sfilza di dieci, mentre l’uomo, Jason Statham, fa cenno a Bob Geldof di chetarsi e risponde al telefono.
«Facciamo una cosa rapida, che oggi pomeriggio vorrei farmi una nuotata fino alle Hawaii».
«Jason. Scusi, signor Statham. Sono Jon Turtletaub. Forse si ricorderà di me per essere stato discretamente razzista con Quattro sotto zero o per aver fortemente contribuito alla depressione clinica di Nicolas Cage con Il mistero dei Templari, Il mistero delle pagine perdute e L’apprendista stregone. In realtà sono un regista che non fa del male a nessuno, le produzioni spesso mi riempiono di soldi per fare enormi puttanatone estive e sono l’adorabile versione con prognatismo di Jonah Hill prima che dimagrisse e smettesse di essere simpatico. Ma sono cambiato, e ho un film per lei signor Statham. So che non le piace molto allontanarsi dall’action puro a medio budget e senza troppo green screen. So che la sua tazza di tè sono i film di menare vecchia scuola, quando bastava un quintale di carisma e due schiaffi ben assestati per avere un Clint Eastwood o un Charles Bronson o uno Stallone. Però lei è stato davvero bello in Fast & Furious e persino in Spy. Quindi mi ascolti: dei cinesi mi hanno regalato 150 milioni di dollari e una sceneggiatura con uno squalo preistorico lungo dai 23 ai 27 metri, l’adattamento di un romanzo horror-fantascientifico. Riempiamo lo schermo di budella, interiora, morti assurde, sangue a ettolitri e ci spargiamo sopra tutto il testosterone che lei è in grado di produrre. Le giuro, è scritto qui sul copione che le sto mandando».
«Mi piacciono le tonnare. Va bene, firmo. Ma vedi di non fregarmi quando monti il film Turtletaub. Vedi di non trasformarlo in una roba semi-buffa vietata ai minori di 13 anni non accompagnati».
«Lo giuro sull’anima di Alfred Molina, me l’ha venduta prima di girare L’apprendista stregone. Sto già pensando alla colonna sonora. Pensavo a qualcosa di cattivo e ominoso. Non lo so. Tipo la cover thailandese di quel pezzullo anni ’80 che hanno usato anche in Glee».
«Cosa?».
Sigla!

Come?

Per godersi Shark – Il primo squalo, il percorso è quello di tanto altro cinema ad alto budget che prende in prestito le persone a cui vogliamo bene: è necessario abbandonare la zavorra non solo dell’ideale che galleggia nell’iperuranio calcista (Jason Statham in acqua + orrida bestia preistorica = Sylvester a scatola chiusa); ma anche dello spirito che aveva in parte guidato le riprese del film. Apparentemente c’era la voglia di fare una cosa correttamente gore, piena di gente squartata male da un mostro spaventoso riemerso dopo milioni di anni dai più profondi abissi oceanici. Un anno e mezzo di post-produzione e montaggio più tardi, dopo svariati meeting con il reparto marketing e gli investitori cinesi, e The Meg è stato rivoltato in un rassicurante e innocuo baraccone di fine estate. D’altronde ne aveva parlato anche il boss nella recensione di Homefront: tanto cinema d’oggi viene foraggiato da una generazione per la quale Stallone è solo il regista di The Expendables. E, aggiungo, per la quale il film di squali più significativo della storia del cinema è Sharknado. I risultati dei primi test screening di Shark dicono che la gente saltava sulla poltrona nelle scene più toste – accanto a me, Bob Geldof è pagato per mimare le virgolette – di questo film sdentato con mostri grossi. Poi ti informi un attimo e scopri che quelli che si spaventano guardando Shark sono gli stessi che non hanno mai visto Lo squalo. E sono tanti. E tutto torna.

C’è la pesca con la mosca e la pesca con lo Statham

Ma una volta smessa la posa da umarell al cantiere con le mani incrociate dietro la schiena e abbracciato con riluttanza lo zeitgeist del cinema odierno, Shark diventa un balocco abbastanza godibile. Giasone interpreta Jonas Taylor, il più tostofigliodiputtana fra gli esploratori subbaqui, quello che si prende carico delle più pericolose missioni di salvataggio negli abissi e, perdio, fallisce solo quando viene attaccato da un mostro preistorico considerato estinto. Ma nessuno gli crede, e dopo aver sacrificato la vita di due colleghi per salvarne un’altra dozzina dall’attacco del megalodonte, viene considerato pazzo e ostracizzato. Finisce in Thailandia, dove dopo cinque anni di alcolismo ha ancora bizzarramente il fisico di un atleta olimpionico. Viene rintracciato dallo scienziato a capo di una piattaforma adibita allo studio degli abissi. Doc e compagnia, finanziati dal miliardario Rainn Wilson, hanno scoperto che quello che si pensava essere il fondale marino a 11mila metri di profondità è solo uno strato gassoso, al di sotto del quale esiste un ecosistema inesplorato e comandato con zanne di ferro dal megalodonte, l’enorme squalo preistorico lungo dai 23 ai 27 metri che cinque anni prima aveva rovinato vita e carriera a Jonas. Per non saper né leggere né scrivere, il batiscafo mandato a esplorare il nuovo mondo e rimasto vittima dell’attacco dello squalone è guidato dall’ex moglie di Jonas, che viene convinto in tempo zero a partire per la Cina e immergersi per salvare la situazione. Sopravvivono tutti gli umani, anche grazie al sacrificio di Hiro di Heroes – accanto a me, Bob Geldof è pagato per ridacchiare come una scolaretta – ma la risalita d’emergenza libera un corridoio d’acqua calda che permette a Meggie di riaccompagnarli in superficie. Da qui in poi è caccia grossa allo squalo grosso, con resa dei conti finale in una sovraffollata spiaggia di Sanya, la Gabicce cinese.

Fottesega dello squalo, c’è una cheerleader da salvare

Previa accettazione della premessa di cui sopra e del fatto che Shark è ambientato in un sogno erotico di James Cameron – in cui per scendere a 11mila metri di profondità bastano cinque minuti ed è sufficiente fare quella cosa che ti chiudi le narici e soffi forte per stapparti le orecchie – l’affronto di Jon Turtletaub alla carriera di Jason Statham è il corrispettivo di un grosso pallone gonfiabile colorato che la gente si passa pigramente mentre galleggia in acqua: divertente, e ci ricaschi tutte le volte che te lo trovi davanti; ma, scegliendo, io e Giasone avremmo preferito qualcosa di leggermente più intenso. Cosa peraltro ben chiara anche a Turtletaub, che non è per niente uno stupido ma solo un regista che ha un lavoro da fare e una pagnotta da portare a casa. Ci sono svariati momenti in cui si avvicina di soppiatto al gore, prima di scappare spaventato perché gli è sembrato di sentire uno della produzione entrare nella stanza dove stava montando il film. C’è la morte – devo scrivere davvero spoiler? Lo faccio: SPOILER – di Rainn Wilson che è buffa, montata con cognizione e coinvolge una balena detonata e qualche falange residua. Ma si ferma un centimetro prima del traguardo. Ci sono tutti i pasti umani di Meggie, scientemente resi in maniera il meno grafica possibile. C’è lo scontro finale tra Giasone e il mostro, pieno di fantastiche idee maccosa che non possono mai arrivare al climax perché è più importante essere family friendly e non incappare nella fastidiosa censura cinese. C’era una delle più ghiotte occasioni di sempre per trasformare finalmente in realtà il secondo sogno più importante di sempre dopo Fonopoli, quello di Fast Animals Slow Children. Ci si accontenti di vedere Jason Statham un po’ più ricco e sempre più a suo agio nel ruolo di Jason Statham, un mostro di carisma e fisicità che parla solo per sentenze: ogni sua singola battuta è un epitaffio da ultimo eroe dell’action. Ho anche la netta sensazione che Turtletaub abbia istruito gli altri attori a fare una pausa di mezzo secondo ogni volta che devono rispondere a Giasone, giusto per dare il tempo allo spettatore di accompagnare le sue sparate con il suono di un gong, o di una tibia spezzata, o di una donna molto bella che ha un orgasmo, o di un uomo molto bello che ha un orgasmo.

DVD quote:
«Giasone bene, Turtletaub così così»
(Toshiro Gifuni, i400calci.com)

Che occasione sprecata

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23 Commenti

  1. Zen My Ass

    Immagino che i soldi cinesi significano che il film avra’ la Cina come primo mercato (dove difatti ha incassato 50 milioni, mentre ne ha fatti miracolosamente 44 negli USA, con previsioni che davano il primo weekend attorno ai 30…). In Cina film horror o troppo violenti sono proibiti o non semplicemente distribuiti, e penso che il PG-13 sia stato imposto proprio dalla produzione cinese in vista di una distribuzione in patria (dopotutto, soldi loro, regole loro). Non voglio pensare che il pubblico USA si sia rimbambito a tal punto da saltare sulla sedia per gente mangiata da uno squalo…
    Curiosita’: le scene sulla spiaggia sono state girate a Sanya, città nel sud della Cina, dove io ho abitato per due anni. Mi ricordo la settimana in cui la spiaggia principale della città, Dadonghai, venne chiusa per le riprese. Vedere una produzione comunque hollywoodiana all’opera è impressionante… 1 chilometro di spiaggia chiusa con una crew di centinaia di persone, elicotteri per riprese aeree… Solo seconda unità purtroppo, niente Jason (che comunque era in città). Queste avvenne nel gennaio 2017, e mi fa strano che il film sia uscito solo ora.

  2. Past

    benvenuto in seria A, jason….ce ne è voluto di tempo eh…

  3. Maxnataeleale

    Beh allora io passo.. Se proprio devo vedere una roba pg13 magari vado con i miei figli a vedere ant man poi quando torno a casa li metto a dormire e mi sparo il dvd di crank 2 per ripigliarmi.. Subbaqui e ‘mbuti x tutti

  4. Gabriel Puntello

    Beh, io un po’ l’ho già spiluccato e credevo di essere nel bel mezzo del prossimo “Sharknado” con Ian Zering camuffato da Dwayne Johnson che a sua volta era camuffato da Jason Statham… e invece no!
    Peccato, davvero…

  5. Lorath

    Film divertente, mi ha sorpreso non poco.

    Oh domenica prossima esce Sharknado 6.

    ps: io sono rimasto folgorato dalla canzone thailandese anche perchè conoscevo l’originale ma non mi sarei mai aspettato di sentirla in un’altra lingua lol.

  6. Gigi Proiettile

    Il film sarà pure così così, ma se ci regala recensioni come queste è tutto grasso che cola.

  7. E'Steev'O

    Gabizze, comunque, é la pronuncia cinese corretta di Gabicce, che è una ridente cittadina cinese vicino a Rizzone…

  8. Martino Scorsese

    Scusate l’off topic: David Ayer sta realizzando un nuovo, con shia labeouf (scritto di merda ma pazienza) e che dovrebbe essere più sullo stiledi Street Kings e Traning Day che su quello di Suicide Squad e Bright. Un ritorno alle origini. Ecco, solo io ho una fotta incredibile (shia a parte)?

  9. Attila

    Solo una domanda: perché Cool Runnings sarebbe razzista?

    Cordialità

    Attila

  10. Federico

    Bel film davvero,certo avrei preferito più la scelta del “non vedo lo squalo fino alla fine” stile LO SQUALO del 75, perché a me crea più hype.

  11. GGJJ

    Quindi in questo film non ci sono scene nelle quali il megalodonte salta atterrando di peso sul ponte di una portaerei e distruggendola senza riportare alcuna ferita?

    Allora la Asylum sta mille anni avanti..

  12. Killing Joke

    OT: Ho visto gli zombie romani di “The End? L’inferno fuori” e devo dire che ho apprezzato, spero che al ritorno dalle ferie ne parliate

  13. Alessandro

    Ma sono davvero l’unico stronzo a cui è piaciuto? Vero che certe cose sono poco scientifiche, e io amo la scientificità nella finzione perché è come se la trasportasse nella realtà, facendotela sentire possibile.

    Però io l’ho trovato piacevole. Lo temevo più caricaturale, con più CGI oscena, più ammiccante (in senso negativo) come i mockbuster mal recitati, o quei film (spero di riuscire a far capire cosa intendo) in cui un personaggio deve farci capire che qualcuno è suo fratello e dice, totalmente senza coerenza con come parlerebbero due persone reali, “Perché sono tuo fratello!”

    Invece NON è andata così. La scena in cui il Meg compare è maestosa, e da quel momento in poi, le scene d’azione sono a misura del colosso, ma senza mai scadere in scene come GiantOctopusVsMegaShark con uno squalo di trecento metri che salta fino a dieci chilometri di quota e azzanna un bombardiere nucleare al volo, che vola a quasi mille chilometri all’ora.

    Temevo sarebbe stato solo una serie di situazioni coerenti con Statham in Spy, e invece è filato tutto sufficientemente liscio.

    Sapete, io ne ho un po’ le palle piene del cosiddetto “failure porn”, dove porn va inteso con l’accezione moderna di “a tutti i costi” o “fighissimo” tipo in “food porn” per dire del cibo che fa sbavare da quanto sembra gustoso, o “Car porn” per indicare una macchina super veloce, credo siano termini che avete sentito anche voi. Oggi va il failure porn: i Power Rangers fanno inciampare il MegaZord, e anche il Gypsy Avenger (nome pacchiano, ma forse Gypsy Danger, cioè “Pericolo zingaresco” suonava troppo lamentela di destra estrema) in Pacific Rim 2 inciampa e i piloti scherzano: “Poteva essere epico… e invece no”

    Va bene sfrondare le corone di alloro, anche Nietzsche lo diceva, ma ridicolizzare qualcosa che in teoria dovrebbe ispirarci alla grandezza? Un po’ sì, Respice post te, hominem te memento, però dopo un po’ è masochismo puro, senza la grandezza finiamo a vivere come Norton che interpreta un Tyler Durden non ancora risvegliato, e si chiede quale tavolino di Ikea lo descriva meglio come persona.

    Parimenti al failure porn, va di moda il “tutti i film fanno cagare [per forza]”, ho perfino sentito gente dire che Black Panther è razzista perché il cattivo alla fine è un uomo di colore e per essere davvero avanguardista avrebbe dovuto essere un bianco schiavista sconfitto dall’eroe nero. Siamo all’assurdo. Black Panther porta, nascosta sotto una patina di hollywoodianità, più black pride (dignitoso, non rivoltoso, per di più) di quanto ne abbia visto dai tempi di Amistad

    (io non sono nero e non sono un new age fratello di tutti, ma praticando il Vodun -volgarmente chiamato voodoo oggi- ho avuto molto a che fare coi neri e ho toccato con mano tante cose sottili e non affatto scontate, non sono mai stato razzista ma avevo quell’atteggiamento del tipo “ogni etnia ha la sua croce, non rompere”, oggi non l’ho più)

    Sapete quale film davvero sopravvive a se stesso e dopo due ore che lo guardi ti chiedi “Due ore per arrivare qui? Anche coi flashback da Holly&Benji bastavano venti minuti!!!” e invece tutti lo acclamano? L’ultimo Maze Runners. Mamma mia che palle di film. Ma la critica lo ha apprezzato.

    A me, Shark è piaciuto un botto. Esagera entro il giusto e l’onesto, impressiona quel tanto che basta senza mai citarsi addosso, e perfino Statham riesce a non rovinare tutto, io lo adoro, in Spy è stato qualcosa da Olimpo del Cinema, ma mi sarebbe dispiaciuto che fosse uguale in Shark.

    Il film fila, fa vedere un bel mostro gigante, la recitazione non è caricaturale, per quanto mi riguarda è stato un bel film! Che ci crediate o meno, è andato fuori strada rispetto alle mie aspettative, molto ma molto meno di quanto non lo abbia fatto Jurassic World Il Regno Distrutto, alla fine quell’IndoRaptor, che a me fa venire in mente un velociraptor dell’Indonesia, fa delle acrobazie che nemmeno Bruce Lee, e ha un’intelligenza maligna che ti viene da chiederti se è un A-N-I-M-A-L-E o il diavolo.

    No, a me Shark è piaciuto un botto. Non serve il gore per far grande un film. I film più paurosi del mondo non ne hanno nemmeno una goccia. O forse, a furia di praticare l’Occulto, sono io che ho molta più paura di ciò che non si vede, piuttosto che di un po’ di morte fisica.

    • @Alessandro: quindi sei un Houngan? Mi piacerebbe saperne un po’ di piu’, in caso trovi il mio indirizzo di mail sul sito (cui dovrebbe rimandarti se fai click sul mio nick qua sopra).

    • Alessandro

      Perdonami ma sono terribilmente guardingo sull’espormi. Non potrei autoproclamarmi Houngan perché sebbene proprio proprio SOLO autodidatta NON lo sono, non sono stato ufficialmente rayato da un appartenente ad un Rama

      Le mie esperienze magiche sono variopinte, diciamo che il cuore è la stregoneria indiana legata al culto di Kali, a cui aggiungo la Kiumbanda brasiliana sebbene filtrata in un’ottica di magia “bianca”, non sono un abbraccia-alberi che canta kumbaya però se leggi i miei commenti su Hereditary, non ho simpatia per i demoni, né per chi li crede amici.

      Non me la sento di espormi di più, ma ti ringrazio tanto per la gentilezza.
      Se uno sa approcciare la Kiumbana ignorando oltranzisticamente TUTTO il materiale internet che parla di oscurità o di equilibrio tra bene e male e VA DRITTO ad invocare le entità, che ti assicuro di oscuro non hanno nulla, sono assertive, furbe, un po’ sinistre, orgiastiche e passionali, ma sono BUONE, se uno fa così, entro qualche anno un po’ di magia la mastica.
      Se inizia a perdersi nei meandri degli pseudomaghi falliti che ci aggiungono la Goezia (per carità del porc***io!!!) allora è fottuto, non solo in questa vita (e molto in fretta) ma in tutte le successive…
      un abbraccione… cerca la tua verità (ma sta lontano da chi ti da a bere che i demoni sono solo entità incomprese e che sono la via verso il potere)

    • Intanto grazie per la risposta.

      Veramente a me non interessava “approcciare” la Kiumbana o qualsiasi altra pratica, invocare entità etc.
      Il mio interesse è puramente teorico: sono (moderatamente) curioso nei confronti di alcune discipline o culture, per cui mi sarei limitato a qualche domanda relativa a come si fa ad avvicinarsi a discipline che sono molto lontane sia geograficamente che culturalmente dall’Italia (senza contare che ci sarà di sicuro da scansare anche una discreta quantità di ciarlatani).

      Grazie comunque, e buon proseguimento.

    • Alessandro

      Allora ti dirò, i puristi sono peggio dei ciarlatani. Devi capire che l’occulto non è una cultura, negli umani ci sono poteri psichici repressi, e attorno a noi, esseri invisibili, tutt’altro che onnipotenti o onniscenti, ma potenti abbastanza che vale la pena averci a che fare.
      In genere, so che suona da Harry Potter infatti all’inizio non ci credevo, ma semplicemente dopo un po’ che pratichi, succede “qualcosa”, e inizi a incontrare persone. Il problema più che i ciarlatani o i puristi sono i goeti (demonisti). Io i demoni proprio non li sopporto.

      La verità è che i più grandi occultisti, quelli veri, sono tutti schivi e paranoici, potresti vedere una coppia che sc**a su una panchina mentre bevono grappa come acqua e pensare “che figata” e magari sono due maghi che sono appena usciti vivi da un esorcismo e festeggiano così. Forse ne hai incontrato uno vestito da hawaiano mentre sghignazzava guardando sul cellulare una puntata di PeppaPig. Non c’è un esame vero. A parte il fatto che hanno tutti un’oscurità solenne negli occhi, sembrano reduci del Vietnam, sono stanchi, cercano di essere dolci ma dentro sono selvaggi e feroci.

      Non li trovi su internet, né per le strade o nelle “Case di Medicina”. Quelli veri si nascondono. Sempre dubbiosi se quello che vedono è reale o sono malati di mente. Sempre impressionati quando i loro riti portano risultati. Sempre intimoriti quando un oggetto si sposta dal nulla durante un vero rito.

      Per la Kiumbanda in stile magia bianca, sono gentilissimi e discretamente potenti i tizi di UmbandaItalia, cercali su internet.

      Il Vodun vero e proprio non esiste più, solo la Makumba ne era l’erede, e oggi la Makumba è splittata tra Umbanda (cioè la versione New Age) e la Kiumbanda, cioè la versione aspra, da molti mescolata a varie correnti cazzatose di satanismo o goezia e altre cazzate varie.

      Non do molto peso al “Voodoo” moderno, sono potenti ma anche un po’ campano di inerzia.

      Io non ho mai cercato la dimensione culturale della magia, solo quella pratica, senza nome, che collega il buddhismo tibetano al kiumbanda brasiliana (in ambedue si invocano occultisti morti e ritenuti ascesi a condizione di perenne disincarnato… in teoria nemmeno chiama in causa forze non umane, se uno non vuole crederci che esistano anche quelle!)

      Prova il sito che ti ho dato, io non li ho mai contattati ma ci ho trovato un clima peculiare, non contano le info scritte, conta quello che emana, e loro emanano, per quello li ho salvati sui preferiti tanti anni fa, quando ancora cercavo quelle cose su internet (ora sono Quelle Cose che cercano me ogni volta che dormo) e dunque ancor oggi ne ricordo il nome. Sono italiani e hanno molti contatti. Oddio, chissà se esiste ancora quel sito!

      Comunque un abbraccione, sono andato mortalmente offtopic, mi fermo qui! Ciao!!!

  14. stefano

    che robaccia…brutto in tutto…sembra una puntata della serie dove saltavano fuori animali dal passato e poi dovevano ricacciarli indietro…che pena

  15. Anal Pacino

    Una cagata senza se e senza ma. Manco er cane s’è magnato..

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