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Tanta nostalgia degli anni 90 quando il mondo era l’arca e noi eravamo Strange Days

cosa ti passa per la testa?

Ci pensate mai, agli anni 90? Io sì, sempre più spesso ora che sono ufficialmente i nuovi 80, in termini di spremute di nostalgia. E mi dico: beh, dai, gli anni 90, non male. Nei miei ricordi hanno la forma colorata e cazzona di un episodio di Willy il principe di Bel Air, il sapore chimico e un po’ bruciacchiato del Ciobar che mi preparava la nonna mentre guardavo i Power Rangers, una colonna sonora che le discoteche rock ancora ci campano dopo vent’anni. Chiudo gli occhi e mi si para davanti tutto un tripudio di pecore Dolly e comete Hale-Bopp, di Spice Girls e di Rage Against the Machine, di Sailor Moon e di Buffy, e di benvenuti al Jurassic Park qui non si bada a spese, di Bill Clinton con gli occhiali da sole che suona il sax, di Rabin e Arafat che si stringono la mano, la guerra fredda è finita, l’Europa è finalmente unita, c’è Windows 95, il mio primo modem, oh, il suono dell’internet! L’ottimismo! La pace nel mondo!

Mi dico: aspetta, vediamo che ne pensa Wikipedia. Uhm, la guerra del Golfo, okay. I conflitti etnici, ah già. I troubles. Il rigore sbagliato di Roberto Baggio. L’assedio di Waco, il caso O.J. Simpson, l’assassinio di Gianni Versace (qua non è Wiki, sono io che guardo troppe serie tv). Fiorello e il karaoke in piazza! La macarena! Il Millennium Bug! E un film della stramadonna come Strange Days che floppa di brutto al botteghino! Uhm.

Cosa ci insegna questa storia? Che del passato, soprattutto di quand’eravamo piccoli e stupidi, ci ricordiamo solo le cose belle. Che crogiolarsi nella nostalgia per un po’ va anche bene, ma è importante non perdere mai di vista il quadro generale. Che dovrei darglieli, quei fottuti 2 dollari a Wikipedia. Che spesso il pubblico e Nanni Moretti non capiscono una fava. Che a volte il futuro ti prende alla sprovvista e che proprio per questo è meglio tenere gli occhi bene aperti sul presente, right here right now. Esatto, oggi madame Lapalisse non vi parla di Stranger Things ma di Strange Days. Sigla.

(Il trivia che sapete già ma ve lo dico lo stesso: Fatboy Slim ha fatto questo pezzo campionando la voce di Mace/Angela Bassett quando ne dice finalmente quattro a quell’adorabile cialtra di Lenny Nero/Ralph Fiennes)

Ho detto che Strange Days ha floppato di brutto, ma il termine tecnico è probabilmente “bagno di sangue”: costato 42 milioni di dollari, negli Stati Uniti ne incassa meno di 8. Siamo nel 1995, esattamente a metà del decennio, e Kathryn Bigelow viene dal successo di Point Break, che con circa metà del budget di Strange Days aveva sfondato il tetto degli 80 milioni, lanciato la carriera adulta di Keanu Reeves, preparato una serie infinita di citazioni e parodie, e piantato il semino da cui sarebbe poi sbocciata la più grande e commovente saga famigliare di tutti i tempi. Il pubblico va a vedere altro, la critica (tranne qualche lodevole eccezione) non sa bene come comportarsi davanti a un film di fantascienza che dentro sembra avere pochissima fantascienza ma un botto di altra roba, e così – per non saper né leggere né scrivere – sfodera per Strange Days la sempreverde e tristemente generica etichetta di “film violento” (e chi l’avrebbe mai detto). Poi, fortunatamente, pian pianino, il destino rimette le cose a posto come può, e Strange Days si guadagna il meritato status di cult movie, eppure c’è ancora chi lo definisce «bello ma datato». «Ah, signora mia, un film così anni 90».

Voi dite? Vediamo.

tanto per cominciare: una cit.

Strange Days si svolge tutto in due giorni (anzi, quasi completamente in due notti), le ultime due dell’anno 1999, dunque le ultime due del millennio (sì, tecnicamente il millennio finisce il 31 dicembre 2000, bravi!, ma il reparto marketing del nuovo secolo e il nostro amico Millennium Bug di cui sopra hanno convenuto che lo scatto numerico tondo facesse molto più finedimondo), in una Los Angeles sfatta e decadente, con la criminalità alle stelle, l’esercito che pattuglia poche zone “sicure”, i ricchi che girano in automobili blindate, i poveri che si sparano a vicenda per strada, locali che si chiamano Retinal Fetish, anarchia varia, etc. Potrei dirvi che è il tipico futuro distopico alla Blade Runner, ma mentirei: quello di Strange Days è più che altro un passato prossimo, e pure abbastanza preciso, quello delle rivolte di Los Angeles del 1992, che Bigelow, James Cameron, il cast e la crew e tutti quelli che facevano il cinema lì in quel periodo hanno visto accadere, ci sono passati a fianco, o forse addirittura in mezzo, e si sono detti: «Ah, ecco, alla fine è così che è fatta l’apocalisse». A Bigelow basta una scena, una sola, per dirci con precisione tutto il mondo in cui ci stiamo muovendo: il nostro protagonista guida su quello che credo sia il Sunset Boulevard, guarda fuori dal finestrino e adocchia due ragazze, sul marciapiede accanto, che rincorrono un Babbo Natale, lo raggiungono, lo afferrano e lo saccagnano di botte. Benvenuti nel futuro! Benvenuti a La La Land!

city of stars, are you shining just for me?

Il protagonista in questione è Lenny Nero, che ha un nome meravigliosamente vecchia Hollywood e infatti è un antieroe da noir fatto e finito, sebbene sfoderi camicie e cravatte improponibili (SPOILER: una delle mie battute preferite è quando alla fine Ralph Fiennes dice a Tom Sizemore «non sapevo fossi daltonico» e lui gli risponde «solo così riesco a sopportare le tue cravatte»), una serie di falsi rolex (con cui prova sempre a corrompere la gente per non farsi menare, ma quelli poi usano appunto il falso rolex per menarlo), un discutibile taglio di capelli a tendina (quello sì orribilmente nineties). Lo interpreta il fratello bravo di Joseph Fiennes, ed è un ex poliziotto cacciato con disonore che per mantenersi smercia una nuova droga, da cui lui stesso è dipendente, lo SQUID.

… e buona camicia a tutti!

Lo SQUID (volendo, ci assomiglia pure, a un calamaro), nella sua forma fisica, è un’altra delle cose molto anni 90 di Strange Days: una sofisticatissima tecnologia sviluppata dall’FBI e passata al mercato nero, iper-avanzata e super futuristica, nella forma di… MINIDISC SONY. Evidentemente in quegli anni i minidisc sembravano il futuro, spero abbiano almeno sganciato un po’ di cash in product placement. Lo SQUID permette di rivivere pezzi di esperienze altrui: ricordi, a tutti gli effetti, ma come se fossero di nuovo qui, rewind e play nella corteccia cerebrale come se la mente fosse un videoregistratore. Come se io potessi rivivere quel momento in cui guardavo i Power Rangers a casa della nonna e ri-assaporare quel gusto un po’ bruciacchiato e chimico del Ciobar e ri-sentire cosa voleva dire stare in un corpo di dodicenne. Solo che, sospetto, alle altre persone frega niente del Ciobar e di mia nonna, le potenzialità commerciali dello SQUID stanno in gran parte nel vendere il proibito – uno spettro piuttosto ampio e soggettivo che va dal tradire il proprio partner all’ammazzare la gente – senza conseguenze (visibili) per chi compra, nell’offrire un’esperienza vicaria ma intensissima, virtuale ma a un soffio dall’autentico.

Questo lo scenario, lo sfondo: il plot di Strange Days è poi abbastanza complicato, seguire le cose che succedono pretende una certa attenzione.

state attenti

Essendo un noir prevede una meravigliosa femme fatale nella persona di Faith/Juliette Lewis, l’aggiornamento contemporaneo di Rita Hayworth più esatto che mi riesca d’immaginare: non si riconosce il confine tra i suoi vestiti e la sua pelle, se sono luminosi i lustrini oppure lei, che è bellissima e stronza ed eccitante e pericolosa, e poi ondeggia e canta PJ Harvey con tutta la rabbia di una creatura selvaggia in gabbia. Faith è la droga di Lenny, l’ossessione del passato da cui non riesce a uscire, e da cui si lascia consumare. Essendo Strange Days anche un giallo, Nero (ah ah!) ha poi una straordinaria compagna d’indagini e d’avventure, il mio idolo assoluto, Mace/Angela Bassett, che di lavoro fa l’autista di limousine in questa Los Angeles qui, dunque sa menare, sparare e guidare come una divinità cazzutissima, oltre a sfoggiare di default la faccia «non ho tempo per le tue cazzate». E poi c’è Max/Tom Sizemore, l’altro BFF ed ex collega di Lenny, che ha abbracciato così bene lo Zeitgeist da blaterare ininterrottamente perle cospirazioniste e aforismi tipo «Il punto non è se sei paranoico, il punto è se sei paranoico abbastanza».

ritratto di un’autista di limousine, los angeles 1999

Ed ecco dove volevo arrivare: è vero che in Strange Days ci sono i minidisc Sony e i cellulari grossi come il mio citofono, ma – prima che ci arrivasse qualcun altro – ha previsto a suo modo il nostro presente. I social network pervasivi in cui tutti spacciamo e riviviamo ossessivamente la nostra vita fatta a pezzettini (i pezzettini migliori, quelli più colorati, o più intensi). Il nostro quotidiano modo di esistere registrandoci e subito consegnandoci a un passato ripetibile in loop. E, di lì, tutte le manie del controllo e di persecuzione, la sorveglianza incessante e senza scampo (vedi il personaggio di Philo Gant, interpretato dal buon Michael Wincott, uno dei migliori cattivi anni 90). La paranoia collettiva, e chi ci sguazza. Tutto questo non solo Strange Days l’ha previsto, ma l’ha proprio visto: nei lunghi pianisequenza che servono a Bigelow per rimettere su schermo l’esperienza il più possibile precisa di stare dentro la testa, la pelle e i nervi di qualcun altro. Per realizzare i quali la nostra eroina e il suo direttore della fotografia Leonetti si sono inventati una camera apposta, un ibrido perfetto tra steadicam e camera a mano, leggerissima, e con delle ottiche capaci di adattarsi repentinamente ai cambi di luce, insomma, in pratica hanno ricostruito l’occhio umano in forma di macchina da presa. Ci hanno dato le nostre fottute videocamere dei telefonini in anticipo. E precorso tutta la cascata di horror POV che qualcuno avrebbe poi chiamato «lo stile cinematografico del nuovo millennio». E oggi, infatti, guardiamo e vediamo così: in pianisequenza lunghissimi che sono le riprese con l’iPhone delle nostre eccezionali e futili scemenze quotidiane. E, già nel 1995, Strange Days era quindi (anche) un meta-film: perché cos’è il cinema se non una serie di fantasie in playback, costruite per titillare i nostri desideri, in uno spettro piuttosto ampio che va dalla commediola romantica alla pornografia, dalle coreografie del musical a quelle di menare, dagli inseguimenti in auto alle sparatorie, da viaggi nel passato a esplorazioni del futuro a «qualsiasi cosa ti passi per la testa»?

Forte questa camera! Se non ci fosse bisognerebbe inventarla… oh wait.

Tutto questo, e comunque Strange Days non è assolutamente un film tecnofobo, è troppo intelligente, non fa del moralismo random, e anzi è proprio lo SQUID, alla fine, a “salvare il mondo”. Beh, okay, non a salvare il mondo. A immaginare di renderlo un po’ meno una merda (proprio come fa Lenny col suo amico rimasto senza gambe)? A suggerire un’ipotesi di speranza? Fate voi. C’è chi, di Strange Days, lamenta l’implausibilità del finale, sia dal punto di vista narrativo (tutti quei colpi di scena, così thrillerone anni 90, così M. Night!) sia dal punto di vista filosofico (davvero vuoi metterci un happy end in fondo a una storia così cupa?). Io no, io sono contenta: mi piace che ci sia una trama, e che sia anche intricata, che serva a spiegare il mondo che inventa, che faccia succedere cose invece che limitarsi a dipingere uno sfondo, per quanto evocativo (come spesso accade con le distopie o con quelle opere che fanno del raffinatissimo world building e poi si dimenticano di ambientarci qualcosa dentro). E mi piace, sì, mi piace quel lieto fine: tutte le storie profondamente umaniste, come questa, che colgono il proprio tempo diventando senza tempo, si meritano di finire con un limone duro sotto una pioggia di luci e di coriandoli colorati.

E con un mega-rave organizzato per davvero in centro a Los Angeles, costato 700 mila dollari, con fiumi di droga (allegedly) a scorrere, e sul palco Aphex Twin. Mi sembra il minimo, dai, per un film così anni 90.

oh, raga, allora a capodanno?

!!!VELOCE AREA SPOILER ATTENZIONE NON LEGGERE SE NON HAI VISTO IL FILM!!!

La parte sulla questione razziale la metto qui, perché rivelare il contenuto della clip registrata inavvertitamente da Iris (ovvero l’evento che origina il labirinto di trame del film) rovinerebbe la visione a chiunque non ha visto il film. Ed è l’ennesima cosa di Strange Days profondamente figlia del proprio tempo, di un film uscito tre anni dopo la “mondovisione” del pestaggio di Rodney King, e che contemporaneamente potrebbe essere stata scritta l’altro ieri, dopo i fatti di Ferguson, dopo le dirette Facebook delle uccisioni di Philando Castile e di altri afroamericani da parte della polizia americana. E nemmeno è un caso che la scena più insostenibile da guardare – quella più “violenta” che tanto disturbò i critici del 1995 – sia lo stupro e l’omicidio in POV di Iris, e senza nemmeno che si veda una goccia di sangue, ma solo per come ci obbliga, contro la nostra volontà, ad aderire alla prospettiva dello stupratore assassino mentre si nutre del terrore della propria vittima. E così, tra tutte le altre mille cose, Strange Days è pure un film politico (e su temi che a Bigelow non hanno smesso di interessare, tanto che l’anno scorso ci è tornata su con Detroit), schierato in modo semplice e netto, senza bisogno di urlarlo troppo, ma seminando bene, per esempio nel sottofondo così ordinario del chiacchiericcio da telegiornale (le scene in cui i protagonisti vedono la notizia della morte di Jeriko alla tv), e raccogliendo poi tutto, al momento giusto, per prenderti a mazzate nello stomaco.

Ah, e poi c’è anche Vincent D’Onofrio che fa quella faccia.

seven-six-two millimiters

Dvd quote suggerita: «Un film della stramadonna». Alternative quote: «Nanni Moretti puppami la fava». Xena Rowlands, i400calci.com

Trailer | IMDb

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69 Commenti

  1. Emanuelq

    Standing ovation, per questa recensione e per Strange Days.

  2. marco

    Straordinario. Grazie. E grazie per avere messo nero su bianco (io lo leggo per la prima volta da che vidi la scena in cui il film viene definito “questa cazzata”) che Nanni Moretti, di cinema, non capisce evidentemente nulla.

    • Frankino

      Se non ricordo male, forse non nella stessa scena ma comunque nello stesso film, definisce di fatto allo stesso modo Heat di M. Mann…..quindi direi confermato!

  3. fabio

    Un film stratosferico….insomma…quando un film lo scrive James Cameron e lo dirige la Bigelow…che gli vuoi dire?
    Mi ricordo ancora quando lo vidi al cinema…tra le due ore più fottutamente incredibili della mia vita cinematografica

  4. Bruce Wheelies

    filmone assoluto. capolavoro da recuperare quanto prima

    la scena dello stupro di Iris mi entra sempre sotto la pelle, per quanto é psicologicamente brutale e cattivo il modo in cui avviene. Ed é un uso fantasticamente geniale dello SQUID pienamente funzionale alla rappresentazione di quel mondo distorto

  5. Maxnataeleale

    Filmone

  6. Colin Farth

    Ho amato Strange Days per la parte Sci-Fi/socio-politica. Mi ha lasciato freddino per la parte thriller/noir.

    Ho sempre percepito le suggestioni, le anticipazioni e le tematiche di Strange Days come qualcosa di enorme (e non sono l’unico, giustamente, a pensarla così), al punto da diventare una parte del film così importante e rilevante (o rivelante) da rendere la scoperta del colpevole e tutto l’intreccio noir tremendamente manieristico.

    Voglio riguardarmelo.

  7. Andai a vederlo di corsa al cinema a Roma ed uscii dalla sala fomentato come pochi da storia, immagini, regia e colonna sonora.
    Ma quanto era bello uscire dalla sala provando sensazioni di stupore, straniamento, gasamento durante il ventennio ’80/’90?
    Se faccio mente locale paragonando questi primi 18 anni del 2000 rispetto a quel periodo i film che mi hanno impressionato sono veramente, veramente pochi.

  8. Rocco Alano

    Aveva floppato?
    Mi ricordo che, all’epoca, se ne parlava parecchio.

  9. Pronto MacReady

    bel pezzo, complimenti e grazie.

  10. venerabilejorge

    E uno straordinario James Muro alla steadycam… l inseguimento iniziale sui tetti è da infarto

  11. Poisoned Ivy

    Che dire. È il mio film preferito. Contestualizzo. Esce appena prima di Matrix, almeno nel cinema di provincia i cui vado a vederlo io, e mentre ai miei amici (anche a me sia chiaro, Matrix per molte cose e nel bene e nel male è pietra miliare) si intrippano la testa urlando al futuro che avanza io sventolo le mani e urlo MACCHECCAZZODITE la matrice non esiste ma QUESTA ROBA SI. Il futuro vero è questo. Ok poi la cosa come sempre succede si è evoluta in altro modo ma non è forse la vera fantascienza, quella alla Asimov, per dire, una cosa che si inventa il futuro, magari sbaglia, ma se guardi sotto sotto almeno a livello di società ci ha preso in pieno?
    Insomma. Il mio film preferito.
    Aggiunta per chi dice che Nanni non capisce nulla di film: al netto che dubito gli serva il mio aiuto, se conosceste davvero il background cinematografico del capo non fatichereste a capire perché non gli piace questo film.

    • Marlon Brandon

      Non ho capito a quale Nanni non sia piaciuto…

    • Errata Corrige

      Intendevano Moretti, non Cobretti, mannaggia a te.
      Figurati se a Nannibal non piace.

    • Poisoned Ivy

      Argh colpa mia che snobbo il secondo Nanni, mi tengo questo che preferisco di brutto e Aprile non l’ho proprio visto. Ma ricordo che anche il capo aveva, forse su FB, in parte almeno bocciato il progetto (è il film che gli chiedo di recensire tutti gli anni al suo compleanno ma Xena l’ha fregato!)

  12. arcibaldo

    Andai a vederlo al cinema e ne rimasi folgorato, se non piace strange days non piace il cinema. E’ un film bellissimo diretto dall’unica, o una delle poche, regista donna con dei coglioni così, anzi, per non essere sessista, con una vagina così!
    Film avanti di diversi anni, tutti bravi, tutti in parte, bellissimo e finale da brividi.

  13. Vado un po’ controcorrente.

    Credo sia un film che per sua natura tende ad essere o parecchio sottovalutato, perché facilmente fastidioso e attaccabile nella sua caoticità, o enormemente sopravvalutato, per via dell’accumulo visivo e sonoro, che se ti “prende bene” può senz’altro affascinare – come è accaduto a me stavolta.

    All’epoca fu in realta’ ANCHE pompatissimo, almeno da un certo tipo di critica, come il Blade Runner anni 90, cosa che mi caricò di aspettative assurde e poi provocò la mia stizza quando lo vidi e realizzai che, no, non era il Blade Runner degli anni 90.

    Non fosse altro: in BR la trama gialla era persino più inconsistente, ma si erano ben guardati dal metterla al centro del film, quasi annullandola e facendo in modo che lo spettatore se ne disinteressasse, puntando invece tutto sull’atmosfera e il mood. I SD invece, soprattutto nella seconda parte, il lato giallo prende troppo spazio tra spiegoni, lunghe sequenze di dialoghi in cui i personaggi ragionano su chi può essere l’assassino, con tanto di flashback didascalici degni della signora Fletcher. E quel che è peggio il tutto a favore di una trama da thriller qualsiasi, con l’assassino che c’ha stampato in fronte “colpevole” fin dalla prima inquadratura in cui appare. Il risultato sono un continuo alternarsi tra accelerazioni spettacolari e clamorosi tempi morti, tra sequenze potenti e scene di raccordo da telefilm anni 80.

    Ma se la sostanza narrativa è mediocre, i dialoghi sono spesso formidabili, sparati a mille all’ora da attori tutti in palla, pur sempre rischiosamente sulle righe e spesso al limite dell’isterismo recitativo.

    Con gli anni l’ho rivalutato riscoperendolo, più che il “nuovo Blade Runner”, come una specie di “Fuori Orario degli anni 90”, dove l’ambientazione fantascientifica di un futuro più che prossimo è la visione distorta e barocca del presente di allora, in alcuni punti già quasi passato (i disordini di Los Angeles erano già abbastanza storicizzati a metà del decennio). E in effetti il personaggio di Finnes è sballottato di qui e di là, menato da tutti e in perenne balia degli eventi al pari di quello di Griffin Dunne nel film di Scorese. I momenti in cui il film lascia perdere la farlocca trama gialla e segue il suo protagonista tra strade, locali, concerti, immergendosi nel caos e nel degrado urbano sono momenti di gran cinema.

  14. Videostronz

    bel film anche se non un capolavoro per me. dice bene tommaso, chi si aspettava blade runner rimaneva un po’ così.
    è vero anche che ai tempi creò perplessità: lo proposi alla cumpa dell’epoca dopo averlo visto e apprezzato, ma loro non ci capirono niente e lo bollarono come “noioso”.

    p.s. quando ho letto “Nanni Moretti puppami la fava” inizialmente mi è venuto un colpo!

  15. Rocco Alano

    Lo squidi e i floppy collegati al cervello saranno cinematograficamente anni ’90, però dai…. l’origine sono evidentemente i libri di Gibson.

  16. Vin Diesel30€grazie

    Quando ancora all’epoca di cinema capivo poco e non avevo ancora sviluppato un mio senso critico, questo film, senza capire bene il perché, mi piaceva da matti.
    La voce di Ralph Fiennes poi non ne parliamo proprio

  17. Revenando

    Storiella realmente accaduta:
    Correva l’anno 2000 e Boh: tempi di girotondi, tour promozionali de “la stanza del figlio” e festival di cinema malfrequentati.

    Dopo la proiezione, nel segmento dedicato alle domande del pubblico, Gaia de Laurentis compie l’errore di passare il microfono al mio BFF Theron che, schiarendosi la voce, rivolge questa semplice domanda all’altro Nanni: “Che problema hai con Strange Days? E’ un filmone, definirlo “cazzata memorabile” é francamente, una cazzata memorabile, perché questo odio?” (testuale, ho la frase stampata nella memoria)

    Silenzio e imbarazzo in sala…

    …che Nanni rompe lanciandosi in una balbettante, incerta e francamente ridicola tiritera dicendo che sí, Strange Days era un bel film ma era anche il primo che gli era venuto a portata di mano girando perció la scena di Aprile era rimasta cosí. Magari se avesse potuto rigirare la scena adesso ne avrebbe scelto un altro.

    Mai vista scena piú patetica.

  18. Bradlice Cooper

    Che articolo stupendo! Complimenti, Xena, davvero brava.
    Il film era fenomenale ed è fantastico pensare alla proporzione inversa fra successo di pubblico e stato di cult. Un film profondissimo che contiene un migliaio di cose, dei personaggi fenomenali e interpreti azzeccati (la Juliette Lewis di quegli anni era da infarto). Il lieto fine però non l’ho mai sopportato, stonava davvero troppo. Ma a parte questo dettaglio non si può che applaudire a ogni parola di sto pezzo.

    Ah, Nanni Moretti per quella scena di Aprile si deve VERGOGNARE. https://youtu.be/fhQHJ-aeKIw

  19. arcibaldo

    Molto spesso i film diventati cult al cinema hanno floppato di brutto, molti proprio perché avanti anni luce. I primi che mi vengono in mente sono proprio Blade runner, Fight club, Strange days…

  20. Nonnino

    Al tempo del film con gli amici riflettevamo su come avremmo trascorso il capodanno del 2000 … ci sembrava cosi’ lontano! Eh, quanti ricordi …

    All’epoca non l’avevo gustato troppo perche’ reduce da qualche passaggio in tv di brainstorm con walken giovine, e poi qualcosa sul tipo ghost in the shell era gia’ arrivata anche in Italia

  21. Zavits

    Strange Days…volevo ardentemente che fosse il Blade Runner del “mio” decennio, per poter dire che c’ero, che l’avevo visto al cinema e che avevo già capito tutto, nonostante (o forse anche grazie a) Nanni Moretti.
    Uscito dalla sala esaltato e rapito dalla storia, dai personaggi, dal mondo che ci aspettava, e Angela Bassett all’apice…di tutto!
    Grande, grandissimo film!

  22. Leggendo la dvd quote mi si è spalancata la mente su un mondo alternativo in cui esiste un sito di recensioni cinematografiche chiamato “i 400 colpi” in cui i redattori usano pseudonimi ispirati ai calcisti del tipo “Nanni Moretti”, “Casanova Wong” e “Lina Wertmuller”.

  23. Djenco Unchained

    Davvero complimenti per la rece e per la (ri)lettura a posteriori di ‘sto filmone, non mi sento di aggiungere nulla.

  24. Walter Hill Show

    Ma noi lo ricorderemo sempre per questo:
    https://youtu.be/fhQHJ-aeKIw

  25. Blackporkismo

    Per me film ambivalente, ottime le scene dello squid inguardabile Tom Sizemore con la parrucca escadente l’intreccio thrilller e finale da slasher purtroppo per me non del tutto riuscito.
    Ralph Fiennes ammazzato al doppiggio con lo voce di Tonino Accolla.

  26. Nero728

    Talmente grande per me questo film che il mio nick name con cui giro per il web è in omaggio a lui. E’ uno di quei casi in cui sono uscito dalla visione del film con gli occhi pieni di cinema.

  27. AnnaMagnanima

    mi inchino.

  28. Pitch f. H.

    Film devastante. Anche fisicamente: talmente frenetico e serrato che la prima sensazione uscito dal cinema era che tutto intorno si muovesse al rallentatore.

    Comunque fu un floppone al box office USA e non credo che con il resto del mondo sia andati in pari. Neanche con l’Home Video.
    Però in questo caso ho la coscienza a postissimo.
    Lo vidi con la morosa (Miss Pitch 0.1b) al cinema, per poi, dopo un paio di giorni, rivederlo sempre al cinema trascinandomi dietro quattro amici.
    Lo noleggiai da Blockbuster, restituendolo tipo 1 settimana dopo ma solo perché sono un cazzone.
    E anni dopo ne acquistai una versione DVD che ho tutt’ora.

    Per un total gross di:
    6 biglietti al cinema
    un milione di euro in noleggio da quei ladri del Blockbuster
    9.99 euro per il DVD.

  29. Sempre adorato, questo film.
    Ci sta il lieto fine, perche’ e’ una fiaba.
    Una truce e fosca fiaba di fine millennio (scorso).

  30. Troppo, troppo sottovalutato.

    Ma la gente ora preferisce i film del MCU o robe del genere. Si sa, ormai queste cose sono di nicchia.

  31. CJ

    Visto la prima volta in piena era Simpson, Tonino Accolla me lo ha rovinato non poco. Rivisto di recente in HD e in lingua originale, uno spettacolo.

  32. Concordo: film incredibile.

    Ottima analisi sulla sua metareferenzialità e su come non sia invecchiato (minidisc e tagli di capelli a parte).

    Anch’io ho amato il finale: una luce di speranza alla fine del tunnel più cupo e contorto che si possa immaginare; a chi lo critica, ricordo che anche “Balde Runner”, in tutte le sue 156 versioni, ha comunque un lieto fine.

  33. Aresio

    Uno dei film più belli di sempre, e Lenny è un personaggio straordinario

    • Shu-Shá

      Uno dei film che cito SEMPRE tra i miei preferiti di SEMPRE.
      Con Juliette Lewis ci stavo male fisicamente. Ma com’era.

  34. Killing Joke

    Per quanto riguarda il botteghino ricordarsi sempre che anche “La Cosa” di Carpenter floppò, per dire che conta veramente nulla nel giudizio sui film.
    Per il resto, credo che gli anni ’90 fossero fecondissimi per il fatto che si sapeva di essere all’inizio di una serie di cambiamenti che avrebbero cambiato per sempre la società e il nostro modo di vivere, ma essendo agli albori si respirava ancora il dinamismo e la speranza che tutti questi cambiamenti fossero positivi. Alla fine anche “Strange Days” pur essendo un film sporco e distopico ha comunque un finale che lascia intravedere un poco di speranza.
    Oggi invece si respira un’aria di depressione e rassegnazione generale, basta vedere una puntata di “Black Mirror”

  35. Cpt. Impallo

    Film stratosferico, rivisto oggi dopo aver letto l’ottima recensione. La Lewis in quegli anni era boh, ultraterrena; Wincott miglior stronzo degli anni 90, qui supera a destra il suo Top Dollar del Corvo, attore troppo troppo troppo poco sfruttato

  36. Buckaroo Furillo

    Visto tre volte al cinema, primo DVD comprato in vita mia, sono anche un lettore di Dampyr (fumetto il cui protagonista ha la faccia, ma per fortuna non i vestiti, di Lenny, e che nasce nei primi mesi del 2000), il film mi ha fatto innamorare di Angela Bassett (la donna che vorresti avere al tuo fianco quando sbagli strada la notte), arrapare con Juliette Lewis, diventare amico di Tom Sizemore (non sono mai stato portato per queste cose): il mio noir preferito (dopo The Big Lebowsky, of course). (Ho detto preferito, non migliore, cavolo!)
    Poi, chiaro, ci sono dei difetti: così a caso, si straparla, la scena dello stupro è sicuramente discutibile (ma raramente ho visto qualcosa di così disturbante in un film di genere, non per quello che mostra, ma per il fatto che se sei uno che va al cinema sei un guardone che si diverte a “guardare lo spettacolo di ombre che baciano o uccidono”, e questa scena è la tua perfetta nemesi, e ti piace pure), si è sempre a filo del pippone/metaforone politico/sociale (ma all’epoca era carne e sangue, non chiacchere, e non mi sembra che adesso si possa dire che il nuovo millennio, con l’Era dell’Acquario, si sia lasciato dietro certe cose). Insomma, questo film merita di essere visto, poi, legittimamente, può non piacere, però dà comunque buoni frutti (come dimostra questa recensione e anche la clip di Moretti, che per stroncare il film, lo cita, rendendogli omaggio).
    Grazie, Xena.

  37. Akira Kurozao

    Vorrei far sapere che la storia dello squid, con anche descrizioni paro paro di alcune esperienze che si vedono nel film, viene da un racconto di Primo Levi.

    • Walter Hill Show

      CI diresti anche quale e in che antologia si trova?

    • Elohim

      Un giorno riuscirò a non piangere la morte di Primo, morto prima che io nascessi, come fosse quella di un amico. Ma non è questo il giorno.
      (Per i curiosi, la raccolta è Storie naturali, il racconto “Trattamento di quiescenza”). Poi, se non l’avete fatto, fate un favore a voi stessi e leggete Il sistema periodico.

  38. Kairos

    Ho rivisto qualche giorno fa, e ancora mi chiedo cosa sia andato storto. Forse bastava accorciare il minutaggio, rendere tutto più asciutto e compatto. Forse bastava lavorare un po’ meglio sul personaggio di Tom Sizemore, talmente sopra le righe che sembra voluto, quasi a sottolineare l’irrilevanza della trama gialla e le ben altre ambizioni di cui si carica il film, sotto il cui peso finisce inevitabilmente per collassare. Forse bastava non eccedere nel rappresentare il caos di fine millennio con fuoco, fiamme e gran rutilar di comparse, neanche fosse un video di MTV. E tuttavia, nello sfilacciamento generale galleggiano numerose scene mozzafiato (tutte le soggettive, Juliette Lewis che canta PJ Harvey, la sparatoria nella stazione della metro…), e risplende un’Angela Bassett mai così bella. Nonostante i limiti evidenti, un altro film a cui non riesco a voler male.

  39. Leonardo Di Capri

    Capolavoro che ormai non può non far parte delle Basi. Recensione necessaria.
    Nota sul finale: non capisco per quale ragione un film dai toni cupi non possa concludersi con un evento che regala allo spettatore un briciolo di sollievo dall’orrore rappresentato, pena lo “stonare”.
    Se poi vogliamo guardare alla scena in questione con un minimo di spirito critico, è possibile anche immaginare che il bacio tra i protagonisti, più che una favola destinata a durare, suggelli l’approdo di due individualità afflitte l’una nelle braccia dell’altra, nell’ottica di un fugace sollievo da una vita di sofferenze. Più in generale, chi cazzo se ne frega.
    Strange Days è un film della madonna sotto ogni punto di vista, e una slinguata sotto un temporale di coriandoli non sminuisce questa inevitabile conclusione, a meno di non covare delle (ingiustificate) riserve che prescindano dalla “coerenza” di un finale che, concedendo al pubblico un minimo di sollievo, non fa in fondo che rispecchiare i molteplici toni di quello spettacolo complesso che è la vita. Delle persone e, perché no, anche dei personaggi.

  40. Leonardo Di Capri

    Ulteriore nota a margine: Blade Runner. Perché tirare continuamente in ballo Blade Runner? Che utilità ha? Che cosa cazzo c’entra Blade Runner con Strange Days?

  41. OFF TOPIC ma di brutto.
    Me la fate la recensione di HOLD THE DARK (disponibile su Netflix)?
    Cazzo, DOVETE FARLA! XD!

    • Shu-Shá

      Chiedo a gran voce anche quella di Darc, sempre su Netflix, chicca inaspettata del cinema di affrontare la mafia da soli.

      Ho scoperto, dopo aver visto il film, che il protagonista TONY SCHIENA è un ex spia del Sudafrica nonché contractor, e attualmente a capo di una organizzazione che opera in ambienti ostili e che si dedica a combattere il traffico di esseri umani, cosa che fa anche il personaggio Darc nel film. Vabbè ficata.

      Ah, contiene il grande Armand Assante (Rico in “Dredd”).

    • Ma davvero Darc merita? Ho visto i primi dieci minuti e le botte mi parevano fintissime. Gli dò una seconda chance?

    • Shu-Shá

      A me ha gasato lui che è rocciosissimo. Le botte non sono chissà cosa di coreografia, ma si fanno perdonare non lesinando su sangue, pistolettamenti e katanate in da la fazza.

    • Grazie della dritta: lo ripesco.

  42. La recensione che questo film si merita (intendo positivamente).

    Anzi, mi hai fatto venire voglia di rivederlo.
    Bravissima Xena, stai diventando una garanzia di qualità inarrivabile (i riferimenti ai tonni sono involontari, scusami).

  43. Oliver Die Hardy

    Film che venne così sottovalutato da farmi pensare che, dopotutto, il cinema non ce lo meritiamo.

    Mi fa anche sorridere, perdonatemi, che venga notato come “non era certo Blade Runner”. No, infatti, non era Blade Runner. Era un altra cosa, era Strange Days. E DOVEVAMO esserne contenti.

    Invece, boh… ancora adesso mi chiedo cosa si voleva vedere laddove c’era solo da vedere. L’altro Fiennes che tira fuori un protagonista così inutile e indegno da essere perfetto per la trama, Angela Basset che mostra a Hollywood come avrebbe dovuto essere la protagonista Cyberpunk ma, niente, come al solito Hollywood se ne sciacqua le balle e decide che ha ragione Jonny Mnemonic e la sua “action-principessa in pericolo”.
    Non menziono Juliette Lewis che altrimenti devo di nuovo cambiare mutande… maledette gif animate!

    E poi tutto un immaginario solido e definito, su cui avresti potuto fondare un intero genere cinematografico (lo faranno i giapponesi negli anime, alla facciaccia nostra), carico di violenza non “gratuita” ma “scontata” anzi “in offerta”, radicata nei marciapiedi e diffusa dai media tra una sfilata di moda ed una pubblicità.

  44. GGJJ

    Filmone storico, lo vidi al cinema. Cazzo quanto sono vecchio. Ma mi diede subito l’impressione che sarebbe diventato un classico eterno. Però concordo con altri utenti, forse incassò malino anche fuori dagli USA, per quanto probabilmente meno peggio che in patria, ma la critica lo recensì positivamente da subito.

  45. Gianluca

    Gran film ma tutto quello che c’è dentro in termini di visione del futuro, proviene dai romanzi cyberpunk usciti a cavallo tra i ’70 e gli ’80

  46. Anonimo

    Ma degli Skunk Anansie che in questo film ci fanno un live,ne vogliamo parlare?

  47. Lolly

    Rivisto da poco, mi son fatto il remux italiano dal Blu-Ray tedesco, una vergogna non sia ancora uscito in Blu-Ray in Italia.

    Il film perfetto della Bigelow insieme a K-19, quando ancora lei non era filo-establishment: poi se vogliamo qualche “idea” di come girare scene action glie l’ha data Cameron… unica nota stonata Juliette Lewis che essendo un mezzo mostriciattolo non giustifica l’innamoramento di Fiennes (che ne potrebbe avere a frotte oggettivamente, mod. invidia ON) ma vabbé.

    Sì, per me “era” il nuovo Blade Runner (come ambientazione e “sfondo”, più che altro). ed è superiore al sequel sonnacchioso di Villeneuve che non mi è comunque dispiaciuto, eh.

  48. Spantax

    Ah che film… ah che vecchio che sugno… visto al cinema più volte all’epoca, straordinario. Ricordo che se ne parlava tantissimo, pensavo fosse stato un successo, altrochè flop.

    Uno di quei film che ti OBBLIGA a guardarti gli end title ascoltandoti Peter Gabriel con i deep forest (che ne è di loro btw?)

    E di Battiato che c’ha rubato il titolo per una sua canzone ne vogliamo parlare?

  49. Skalda

    Capolavoro, visto al cinema.

    Fu un flop come tantissimi film che amai alla prima visione, per esempio Grosso Guaio a Chinatown…

    Pazienza. Evidentemente non sono tarato sui gusti della massa.

  50. Kiarostami La Rochelle

    Film che ho sempre adorato, e non ne ho mai capito l’insuccesso.
    L’ho sempre considerato di varie spanne superiore a Matrix, che è sì diventato iconico, ma non ha la profondità e la qualità di Strange Days.

    Devo avere ancora da qualche parte il cd della colonna sonora meravigliosa con Peter Gabriel che comprai dopo aver visto il film

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