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Jackie Lang

È arrivato il momento di parlare di J. C. Chandor

Il momento in cui è diventato innegabile che quest’uomo aveva tutto chiaro in testa

Gli effetti del commettere violenza su un altro essere umano sono biologici e fisiologici. È il prezzo dell’essere un guerriero

Lo dice Charlie Hunnam ad una platea di reduci cui sta parlando all’inizio di Triple Frontier ed è anche la spiegazione migliore dell’azione (quella seria) al cinema: non è una questione di quante pallottole puoi sparare, ma di quanti problemi crei e quanti ne risolvi facendolo. Il prezzo di essere un personaggio d’azione in un film è il fatto di giocarsi la propria integrità, ovvero tutto quello che un uomo possiede per potersi dire davvero tale quando si guarda allo specchio e tutto quello cui gli spettatori tengono se ti sei guadagnato la loro stima.
J. C. Chandor la mette in palio sempre questa integrità e ha il raro merito di fare sempre attenzione a che la vera lotta sia tra uomo e paesaggio, cioè tra uomo e mondo. Che è una cosa fantastica, se la sai fare.

È arrivato il momento di parlare di J. C. Chandor perché al terzo film clamoroso su quattro (Margin Call era davvero un’operazione tanto per esordire, un film precisetto e instant come pochi altri, impossibile da rivedere oggi), alla terza eccezione meritevole su quattro film siamo dalle parti del predestinato. Non si guadagna i meme su Facebook, non è diventato simbolo di niente (né l’archetipo del nuovo cinema d’azione come sta diventando Zahler, né il nemico naturale del cinema d’autore come è Michael Bay), non vediamo interviste clamorose o dichiarazioni di incredibili progetti, anche se ogni cuore calcista ha saltato un battito alla scoperta che sta preparando una serie sulla parte francese di Il braccio violento della legge, cioè chi spediva la droga (“Vai, sei tutti noi”).

Sguardo senza parole di uomo in difficoltà in ambiente ostile #1

Triple Frontier l’avete visto tutti (altrimenti che state qui a fare?) e avete capito che è I Mercenari senza la retorica dell’eroismo di un’altra epoca che cerca di essere ancora grande e rilevante oggi, è Il Tesoro Della Sierra Madre con in più il tema del reducismo e degli individui abbandonati dalla società, è il cinema di menare di altissimo profilo che vuole battere un altro colpo per far sentire la sua presenza. E da metà in poi diventa una questione privata tra uomini e montagne, come 1981: Indagine a New York (il cui titolo originale, ricordiamolo, è A Most Violent Year) diventava gradualmente una questione privata tra un uomo e una città e come All Is Lost (questa era facile) era una questione tra un vecchio e il fottuto mare.

Dobbiamo parlare di J. C. Chandor perché era veramente tanto che non compariva qualcuno in grado di capire che nel cinema di uomini le vittorie personali spesso coincidono con le sconfitte pubbliche (e quando All Is Lost si materializzò per la prima volta in una sala cinematografica eravamo lì e il capo supremo già aveva capito tutto grazie ad una visita in sogno del fantasma dei calci futuri). Il pragmatismo è una cazzata, gli obiettivi da raggiungere e il guadagno personale facilmente finiscono in secondo piano e il bello è guardare i personaggi maturare un principio morale per poter finalmente compiere scelte controproducenti ma tutto d’un pezzo. Come Taylor Sheridan (assieme a Zahler il terzo angolo del triangolo delle mie speranze per il futuro) J. C. Chandor è una persona a cui interessa raccontare cosa occorre e cosa bisogna essere pronti a sacrificare per poter essere degli uomini. Lo fa con i colpi criminali, con la resistenza ad un nemico invisibile e con lotte che alla fine, essendo combattute contro gli ambienti, sono in realtà lotte con se stessi. Le uniche che valga la pena combattere.

Sguardo senza parole di uomo in difficoltà in ambiente ostile #2

Triple Frontier doveva essere un fallimento, era in lavorazione da più di 10 anni, era stato pensato per Kathryn Bigelow prima che andasse a fare The Hurt Locker e poi Zero Dark Thirty (Boal è il suo sceneggiatore di fiducia), e l’idea originale ha quasi 15 anni. Dovevano interpretarlo Johnny Depp e Tom Hanks (ma ce lo vedete? Io un po’ mi sono esaltato nel leggerlo, secondo me si impegnava e veniva una chicca) poi dovevano essere Sean Penn e Javier Bardem (e pure qui non era niente male l’idea, anche se Penn ne avrebbe fatto un veicolo per sé), poi doveva farlo Christian Bale e solo a quel punto è stato coinvolto Chandor. Il quale ad un certo punto lo doveva fare con Tom Hardy e Mahershala Ali (era il 2017) e infine quando la Paramount si è sfilata dal progetto è riuscito a farsi il cast che voleva. Quanto devi credere in un progetto per tenere duro così a lungo? Quanto può fare schifo un film così a lungo rimaneggiato?

Io voglio intavolare qui una seria discussione su J. C. Chandor perché in uno scenario che fino a 5 anni fa ci pareva asfittico per il cinema di menare riesce a girare regolarmente film in cui da un certo punto in poi diventa chiaro che l’unico possibile lieto fine non sarà l’arrivo a casa ma ormai è diventato il riuscire a dimostrarsi uomini di fronte alle incertezze della vita. Dimostrarsi uomini tramite l’azione e scelte incredibili, perdenti eppure inderogabili.
Dove può arrivare? A chi somiglia? All’asciutta serietà di Walter Hill (l’uomo che filma “uomini duri in situazioni pericolose”)? Alla passione per la grandezza di John Milius? All’umanesimo senza fine di Clint Eastwood?
In cosa crede Chandor? Nell’impronta dell’uomo sul pianeta? È il nuovo Sidney Pollack? E quanto lavora bene con Oscar Isaac? Quanto è bravo a capire e trovare il duro negli attori che meno lo lasciano intravedere?

Sguardo senza parole di uomo in difficoltà in ambiente ostile #3

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26 Commenti

  1. Bradlice Cooper

    Pezzo molto bello, complimenti.

  2. El mariachi

    Non credevo fossero dei filmoni, comunque ti credo..
    Io personalmente come registi contemporanei ho fiducia in Villeneuve che stimo molto, o anche in Sollima.

  3. Carpenberg

    Mi riprometto di recuperare gli altri perché finora ho visto solo Triple Frontier, del quale ho colto sicuramente perché sia da considerarsi “meritevole”, ma purtroppo anche perché “eccezione”, e mi è pesato non poco. L’azione fisica praticamente non c’è, e quando c’è viene mozzata sul nascere (che rabbia quando ha tagliato sull’incontro di lotta in gabbia appena suonato il gong iniziale!). L’azione, dunque, si limita al piombo, che se da un lato è davvero tanto dall’altro non è che stiamo proprio parlando di suono e godimento Manniano degli spari. Devo però ammettere che la suspance di diverse scene era davvero alta (probabilmente lo spettatore si immedesima comunque grazie a tutto il discorso sull’umanità che ha fatto Jackie) nonostante poi all’atto pratico si risolvesse in poco/niente.
    Come si sarà capito sono ancora indeciso se triple frontier mi sia piaciuto o no, ma magari tenendo a mente questo bell’articolo mi recupero gli altri e vedo di inserirlo dentro l’idea che Chandor sta sviluppando. Anche per me all’apice di oggi troviamo Zahler e Sheridan. Chandor, dall’unico film che ho visto, mi pare un gradino sotto, ma seguirò con curiosità.

  4. Stan Lee Ubik

    Una nuova speranza per l’umanità di menare

  5. fre.

    All Is Lost filmone mai troppo celebrato.

    Adesso recupero pure quello a New York.

  6. Attila Finch

    gli voglio sempre più bene ma in triple frontier non ho capito quanto abbia voluto fare lui un mischione e quanto stia cercando una propria direzione omaggiando i maestri data la base di partenza un po’ incasinata.

  7. Con Margin Call e A most violent year mi ha praticamente conquistato!

  8. @nicomadrulz

    Clap clap clap clap (in piedi!)
    Bravissimo Jackie!

  9. tommaso

    Assolutamente d’accordo con l’articolo.
    Se l’associazione con Zahler mi era venuta, in effetti ancora piu’ azzeccata quella con Taylor Sheridan. Tutti e tre mi sembrano usare il cinema di genere per raccontare delle “parabole”, umani e morali, sfrondandole da ideologie e metaforoni.

    Ah, io “Margin Call” l’ho visto solo l’anno scorso e mi e’ sembrato ancora potentissimo: il thriller economico e opprimente che Oliver Stone non riesce piu’ a girare. E potenzialmente mi sembra sempre d’attualita’.

  10. Axel Folle

    Non ho ancora visto nulla di suo. Manco TF che comunque ce l’ho salvato su Netflix e mi avete messo una certa fotta nel vederlo e spero di recuperare a brevissimo.

    Pezzo magnifico, davvero. Sentito e chiarissimo.

  11. Daniela Caneschi

    “sta preparando una serie sulla parte francese di Il braccio violento della legge, cioè chi spediva la droga” – una serie non credo sia stata ancora mai fat, ma un film su quel che succedeva dalla parte francese è stato girato recentemente. Si tratta di “French Connection” (“Le French” in originale), film del 2014 con Jean Dujardin e Gilles Lellouche.

  12. Woody Alien

    Complimenti, bel pezzo

  13. GGJJ

    TF l’ho visto ieri e mi è piaciuto un fracco. Ma la frase della citazione non la dice il personaggio di Ben Affleck?
    Charlie Hunnam fa il discorso per convincere i militari a rimanere tali e non entrare nel settore privato (appena prima di andare praticamente a fare il mercenario, ma questo è un altro discorso.. :D)

  14. martin scorsoio

    E pensare che li ho visti tutti “senza volerlo”: manca Triple Frontier che ce l’ho lì su netflix.
    La scena di lui che fa jogging in most violent year e, in generale, tutto il ruolo della moglie… che gran film.

  15. Shu-Shá

    E pensate che secondo tipo CHIUNQUE – su facebook – Triple Frontier fa semplicemente cacare.

    Per dire quanto avremmo bisogno di una guerra nucleare.

  16. Fabio Zaca

    Visto “All is lost” e “A most violent year” amore puro per il cinema, non solo di menare. Recuperare “Margin Call” e “Triple Frontier”.

  17. il film ti ha fatto pensare e pensare alla vita grazie

  18. il regista che ha girato questo capolavoro è un ragazzo eccezionale, solo un genio potrebbe inventarlo

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