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Quando papà blocca il bancomat: Superman IV – La ricerca della pace

“Superman IV: the Quest for Money”

Il pezzo di Nanni Cobretti

Sono un vecchio cinico grave.
Quando Greta Thunberg è comparsa sulla scena mondiale, prima ancora che aprisse bocca ero già sconsolato al pensiero di quanti adulti la stessero sfruttando e/o manovrando, perché sono operazioni a cui purtroppo mi è già capitato di assistere. Mica perché Greta non sia in grado di pensare autonomamente, eh? Ci mancherebbe, ha 16 anni, non 7. Solo che se stava su un palco è perché – sto per dire una banalità – qualcuno sa benissimo che una robetta semplice semplice detta da una regazzina funziona di più di un report ponderato, preciso e circostanziato declamato da un esperto specializzato nella materia. Ma indipendentemente da cos’ha detto e da come sia realmente arrivata a dirlo, per grazia divina conta il fatto che abbia puntato l’indice contro un problema vero e serio che grazie a lei sta ricevendo più attenzione di quando ne parlavano adulti preparati. E quindi, stando magari attenti a non confonderla per Margherita Hack clonata fatta e finita o cose simili, è doveroso tifare per lei e sperare che aiuti davvero a smuovere le acque.
Siccome però sono davvero un vecchio cinico grave, la seconda cosa a cui ho pensato è stato il piccolo Jeremy di Superman IV.
Il piccolo Jeremy di Superman IV a un certo punto pensa “cazzo ci vuole a fare la pace nel mondo? Basta che Superman rompa tutte le armi nucleari. Anzi, ora gli scrivo una lettera e ce lo dico”. Dopodiché la prima cosa che succede è, guarda caso, che l’antipatico magnate dell’informazione David Warfield vede questa lettera che altrimenti sarebbe stata ignorata, gli vengono gli occhi a dollaro come nei cartoni di Zio Paperone e dichiara: “trasformeremo questo regazzino in una star!” (ve l’avevo detto che l’avevo già visto succedere). Di conseguenza Superman si sensibilizza, dice “ah però, non ci avevo pensato a questa cosa del rompere le armi nucleari, che idea ingegnosa”, chiede il permesso alle Nazioni Unite e procede. Cazzo ci voleva?
Peccato poi ci si metta in mezzo Luthor con uno dei suoi soliti piani spaccamaroni, ma è un altro discorso.

“…e pertanto pensavo di rompere tutte le armi nucleari”

I flop di Superman III e Supergirl (SPOILER: ci torneremo) ebbero due conseguenze gravi: 1) Christopher Reeve era incazzato nero, e 2) i diritti del personaggio erano in svendita.
Ci volle poco alla leggendaria Cannon, che già collaborava con la Warner, per farsi carico della situazione: due spicci a buttar via di qua, permettere a Christopher Reeve di scriversi da solo il soggetto nel tentativo di recuperare lo spirito del personaggio (ma anche solo il ruolo da protagonista…) di là.
Levati i Salkind di mezzo tornano per sfregio pure Lois e Luthor e via, pronti a rimettere il treno sui binari.
Ma la Cannon è la Cannon: troppo avanti con le idee, troppo indietro con i soldi.
Furono i primi all’epoca a intuire il potenziale commerciale di supereroi e favole: comprarono i diritti di mezza Marvel, girarono i classici dei Grimm, entrambe le cose trent’anni prima della Disney. Ma era tutta roba troppo low cost per avere una chance di sfondare davvero.
Fino ad allora avevano campato spendendo poco e limitando le perdite anche negli insuccessi, ma il 1987 era l’anno in cui avevano urlato “o la va o la spacca” e scommesso grosso con Superman IV, Masters of the Universe e Over the Top (12 milioni spesi solo per convincere Stallone).
Per Superman preparano un budget di 35 decorosissimi milioni, ma tempo che iniziano a girare e, manco fossimo al Fyre Festival, diventano subito la metà.

“Non abbiamo soldi per i superpoteri” “Niente niente?” “Boh, posso farci crescere le unghie…” “Aggiudicato”

Ascoltate mai le tracce dei commenti sui dvd?
Quella di Superman IV è fra le migliori di sempre.
La fa Mark Rosenthal, sceneggiatore, il cui vago collegamento con il franchise di Superman è aver scritto un film con Helen Slater (la protagonista di Supergirl), e il cui ben più solido collegamento con i sequel fiacchi di franchise di successo è aver scritto Il gioiello del Nilo.
Rosenthal è nella posizione scomoda di chi ha scritto un film da 35 milioni e se l’è visto girare con 17, e a decenni di distanza è ancora talmente incazzato che inizia a insultare il film fin dai titoli di testa.
E ha ragione da vendere: se c’è una cosa che la Cannon non sa fare è camuffare la sua mancanza di budget.
Per cui ti colpisce in piena fazza al minuto 1, quando i titoli di testa non ce la fanno a rinunciare alla tradizione ma, invece che essere un volo nello spazio con credits in 3D, è una zoommata semi-impercettibile verso il pianeta Terra, con credits disegnati a cartoon che svolazzano con coda fatta in Amiga 500 e tema di John Williams che epicizza come se nulla fosse.
Ma il trivia simbolo di tutta l’operazione fu l’idea con cui, invece di girare nella costosa New York, ambientarono Metropolis a… Calgary? Macché, magari: Milton Keynes, Buckinghamshire (UK).
Milton Keynes non è una città qualunque. Fondata nel 1967 per risolvere la sovrappopolazione di Londra, si tratta di una specie di incubo razional-capitalista trasformato in realtà: spianata in mezzo a un pugno di cittadine di campagna per farne da pulsante cuore commerciale, si sviluppa in grandi vialoni ortogonali costeggiati da parcheggi infiniti, palazzi di vetro e un centro cittadino inesistente e rimpiazzato da un enorme e invadente centro commerciale con dentro tutti i negozi e gli intrattenimenti del caso. Con i suoi edifici moderni ma bassi, sembra effettivamente una specie di New York della Asylum.
L’arrivo di Superman rimase talmente impresso nella memoria degli abitanti locali, che qualche anno fa un artista ricevette £5000 per rifare tutte le scene nelle location originali (in gran parte adiacenti) per un video side by side in occasione del 30esimo anniversario. Vè che roba da Oscar:

Comunque: abitanti di Milton Keynes a parte, Superman IV fu un fiasco senza appello che venne umiliato in sala e portò la Cannon alla definitiva bancarotta.
Personalmente mi piace ricordarlo per le intenzioni tutto sommato apprezzabili, per un cattivo che pare un incrocio fra un glam rocker e un wrestler, per scene tagliate incredibili e per Gene Hackman che dice continuamente “nucular” invece di “nuclear”.

Il pezzo di George Rohmer

Qualche giorno fa, quando ero circa a metà della visione di Superman IV, io e il leader maximo Nannibal ci siamo sentiti per progettare questa recensione. Vi copincollo quello che gli ho scritto: “Mi sta un po’ stupendo il film, perché lo ricordavo peggio di quello che è (sono a metà eh)”. Ecco, ho ovviamente parlato troppo presto, perché è la seconda metà quella che fa di Superman IV una poverata senza se e senza ma. È la sua totale assenza di crescendo, il suo montaggio a tratti frammentato, come se intere sequenze fossero state tagliate (spoiler: è davvero così) senza che nessuno si preoccupasse dei buchi di senso che questo comportava, a rovinare del tutto un film partito con le migliori intenzioni.

Crederci vs. Non Crederci.

Perché comunque, nonostante qualche ingenuità e cialtronata di troppo, quei primi 40 minuti sono davvero interessanti, rivisti a distanza di trent’anni. Rivisti, soprattutto, per quanto mi riguarda, a così poca distanza da Superman III. Avete presente quella moda che impazza oggi, quella di produrre un nuovo sequel che ignori i sequel precedenti e si ponga come “vero sequel” di un film classico? Ecco, Superman IV aveva già fatto questo senza gridarlo ai quattro venti. Superman IV vorrebbe essere il vero terzo capitolo della saga, fa uno sforzo enorme per ricollegarsi alla mitologia di Richard Donner – cristalli, fortezza della solitudine, profezie kryptoniane, Lex Luthor con assistente scemo (suo nipote, interpretato da Jon Cryer, l’attore che adesso fa Luthor in Supergirl) – che era stata completamente dimenticata nel terzo film. Dove, per dire, Clark tornava a Smallville ma manco si vedeva la fattoria dei Kent, mentre qui c’è (anche se ricostruita in Inghilterra). In una scena in cui Clark parla con un amico di famiglia che vorrebbe convincerlo a vendere la fattoria a una multinazionale. Una sorta di maldestra eppure affettuosa chiusura del cerchio.

C’è insomma una chiara ambizione di fondo, quella di fare un film di Superman, su Superman, anziché un film di Richard Pryor con cameo di Superman. C’è la voglia di ridare dignità alla sua figura e ritrovare quel sense of wonder che si era perso nel film di Lester. Purtroppo, però, tra il dire e il fare c’è di mezzo “e il”.

Con Jon Cryer nel ruolo degli Anni ’80.

In questo caso, “e” si chiama Menahem Golan e “il” Yoram Globus. Due eroi che non smetteremo mai di celebrare per altre ragioni, ma che proprio per la natura della loro operazione erano forse i produttori più sbagliati per un film di Superman. Non solo perché, se l’idea è quella di rilanciarlo con un film all’altezza dell’epica del primo, il budget deve per forza essere adeguato, e con una casa di produzione come la Cannon era già un proposito irrealizzabile in partenza. Ma anche perché, avendo Golam e Globus il piglio dei produttori di serie B, quell’instancabile pragmatismo unito a cinismo che ti fa avanzare a cazzo duro attraverso le peggiori difficoltà per portare a casa un film, non gli fregava minimamente di dare a Superman IV una certa priorità rispetto agli altri progetti in lavorazione. Ce lo spiega benissimo Christopher Reeve in un estratto dalla sua autobiografia:

“Cannon Films aveva una trentina di progetti in lavorazione allo stesso tempo, e Superman IV non ricevette alcuna attenzione speciale. Per esempio, [Lawrence] Konner e [Mark] Rosenthal avevano scritto una scena in cui Superman atterrava sulla 42a Strada e camminava in mezzo alla carreggiata fino alle Nazioni Unite, dove poi avrebbe pronunciato un discorso. Richard Donner avrebbe coreografato centinaia di passanti e automobili e montato le reazioni di chi avrebbe visto Superman dalle finestre degli uffici. Invece ci toccò girare in una zona industriale in Inghilterra sotto la pioggia, con circa un centinaio di comparse, neppure un’auto e una dozzina di piccioni buttati in mezzo per creare atmosfera. Anche se la storia fosse stata brillante, non penso che avremmo mai potuto rispettare le aspettative del pubblico con questo approccio.”

Questa foto si intitola “Desolazione”.

Il risultato è un film che si scontra inevitabilmente con se stesso (momento metaforone: nel film Superman si scontra con un suo clone malvagio. Un caso??!?) e finisce schiacciato dal peso delle sue impossibili ambizioni. Un esempio perfetto è sicuramente la scena citata da Reeve, ma secondo me è parecchio indicativa anche quella in cui Lois Lane, la nuova capa del Daily Planet Lacy Warfield (interpretata da Mariel Hemingway), Superman e Clark Kent dovrebbero ritrovarsi per un appuntamento a quattro nell’attico di Warfield. Superman deve ovviamente fare i salti mortali per convincere le due donne che lui e Clark sono persone diverse. Vorrebbe essere una scena di commedia raffinata, evocare la vecchia Hollywood di Cary Grant (modello del Clark Kent di Reeve) e allo stesso tempo giocare con garbo con uno dei cliché più naif dei fumetti, quello della doppia identità. Ma è scritta col pennarellone e montata talmente male da risultare interminabile.

I miei maccosa preferiti: “Musiche di John Williams” sparato nei titoli di testa is the new “With Bela Lugosi” nel poster di Plan 9 from Outer Space; la metropolitana di Metropolis che assomiglia stranamente alla Tube di Londra; la ripresa di Superman che vola verso la macchina da presa che è sempre lo stesso identico ciak; Superman che sposta la luna e oscura il sole su tutta la faccia della Terra; Mariel Hemingway che respira nello spazio. Quest’ultimo, diciamocelo, batte il bacio magico di Superman (qui riproposto) 20 a 0.

Massì, in fondo è un filme!

Viene da chiedersi che film ne sarebbe uscito se la Warner ci avesse creduto un po’ di più e avesse investito qualche sporco dollaro extra. La ricetta per la course correction c’è tutta, ma se poi compri gli ingredienti all’IN’S, tanti auguri.

DVD-quote:

“Tra il dire e il fare c’è di mezzo “e il”.”
George Rohmer, i400Calci.com

>> IMDb | Trailer

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20 Commenti

  1. Fortebraccio

    “conta il fatto che abbia puntato l’indice contro un problema vero e serio che grazie a lei sta ricevendo più attenzione di quando ne parlavano adulti preparati.”
    Bravo, in due righe la risposta a mesi e mesi di assurde accuse e dietrologie: serve al bene del pianeta? sì; dice cose giuste e sacrosante? sì. E allora amen e così sia.

  2. tommaso

    Ammetto di non aver mai avuto il coraggio di guardarlo. Mai vista neanche mezza scena per caso in tv, mi sembra.

    Quando usci’ avevo 14 anni e di un nuovo film su Superman non poteva fregarmene di meno, ma ero gia’ abbastanza appassionato di cinema e mi ricordo che mi fece strano scoprire dell’esistenza di questo vedendo direttamente i trailer in tv. Cioe’, usciva un nuovo film di Superman come poteva uscire un nuovo film di Venerdi 13. Zero senso di evento, che pure circondava ancora il III (mi sono ricordato che c’era anche un concorso su Topolino a cui partecipai: bisognava andare a vedere il film al cinema per poi rispondere alla domanda: “come fa Superman a spegnere l’incendio di una raffineria?”… il mondo prima del web). E fin dal trailer, scuretto, sbrigativo e poco trasmesso, trasudava serie B fatta con un entusiasmo da serie C.

  3. Ho solo il flash della scena della luna che oscura il sole. Tutto il resto l’ho rimosso.
    Rifare Metropolis (cioé di fatto New York) a Milton Keynes é una dei maccosa piú belli della storia del cinema.
    Anche al netto di inflazione e tutto, fa molto sorridere pensare a un film di supereroi fatto con 17 milioni di dollari. Con quei soldi oggi DC e Marvel credo ci girino giusto le scene dopo i titoli di coda.

  4. El mariachi de Puerto

    Ahhaha il Fyre Festival!!! Offtopic: chi non l ha visto lo veda ora (netflix), bomba!

  5. Rocco Alano

    Nuculare! Si dice “nuculare”

    • Ciak Norris

      Da ragazzino ne rimasi estremamente deluso.
      Ma adesso, da adulto, la delusione è ancora maggiore, alimentata dal pensiero che Chris Reeve non abbia potuto dare al suo Superman il finale che meritava.
      Ho sempre sognato un quinto capitolo degno del più grande eroe di tutti i tempi, con Chris, Margot, Gene, Donner, tutti insieme per il regalo finale.
      Invece il destino non ha voluto così.
      Ma io, tutt’ora, con Christopher che ci osserva dalle stelle, non ho smesso di sognare.

  6. Fra X

    Il messaggio, decisamente attuale all’ epoca (ma inaspettatamente anche oggi visti gli ultimi sviluppi Trump-Putin!) annega come detto nel basso costo riuscendo nell’ impresa di sembra un film più vecchio dei precedenti! Il costume sbiadito di Superman ne è un pò l’ emblema così come il paragone soprariportato!
    Lol la scena con il primo Uomo nucleare! Avevo letto da piccolo di quei famigerati 40 minuti tagliati.
    Peccato perché lo scontro di mezzo è tosto con soprattutto la scena dell’ uragano e la sottotrama del Daily planet è interessante. Purtroppo lo svolgimento è quello che è!
    Lessi che questo e “I dominatori dell’ universo” da noi arrivarono con ben 3 anni di ritardo!
    Titolo de “L’ unità” all’ uscità: “Superman vai in pensione”. XD

    • Ridley Scotti

      L’ho rivisto proprio due sere fa, si vede che me lo sentivo xD
      Devo dire che lo ricordavo molto peggio e durante la visione mi ripetevo “Dai, non è poi così male! Ricordavo peggio!” e continuavo a ripetermi tra me e me che al netto di parecchie poveracciate era comunque un film dignitoso.
      Poi arriva LA SCENA: la Hemingway che respira nello spazio, che avevo rimosso completamente. Troppo anche per un b movie, inaccettabile dopo quella meraviglia dei primi due.
      Posso accettare l’uomo nuculare, mi sta bene tutto, ma la combo della tipa che respira nello spazio e la luna spostata me lo fanno crollare, purtroppo.
      Peccato perché era quasi più bellino del terzo

    • Ridley Scotti

      @Fra X

      Scusa, il mio commento voleva essere a parte, ma siccome sono molto furbo ho cliccato male e ho risposto a te

  7. Martino Scorsese

    Niente, questo film riconferma la legge delle triolgie, per cui il primo capitolo è un gran film, il secondo è pari o migliore all’originale, il terzo è carino ma non arriva al loro livello e il quarto, quando c’è, e una porcheria.
    Per il resto d’accordo su tutto.
    Per quanto riguarda l’Uomo Nucleare, dell’era vecchia dei super al cinema (prima che diventassero una moda, anche un po fastidiosa) è il peggior cattivo in assoluto: persino i vecchi Dr Destino e Kingpin erano più interessanti. Se la gioca solo con la strega di Supergirl.
    Chiudo con una provocazione/richiesta: che ne direste di rispolverare la memoria del pesce rosso per i film Marvel in vista di Avengers 4? Vorrei vedere le scene memorabili quante sono, e dimostrare che la moda dei supereroi è scoppiata coi Guardiani e i film prima è un po come se non ci fossero.

  8. Ciak Norris

    Da ragazzino ne rimasi estremamente deluso.
    Ma adesso, da adulto, la delusione è ancora maggiore, alimentata dal pensiero che Chris Reeve non abbia potuto dare al suo Superman il finale che meritava.
    Ho sempre sognato un quinto capitolo degno del più grande eroe di tutti i tempi, con Chris, Margot, Gene, Donner, tutti insieme per il regalo finale.
    Invece il destino non ha voluto così.
    Ma io, tutt’ora, con Christopher che ci osserva dalle stelle, non ho smesso di sognare.

  9. Film completamente caduto nel dimenticatoio.
    Al punto che nella maggior parte dei casi si sta facendo finta che neanche sia esistito.
    Il film ha i suoi difetti, e’ innegabile.
    Ma attribuirgli l’intera colpa del proprio fallimento e’ indubbiamente esagerato.
    Gli hanno sempre tirato tonnellate di fango addosso, piu’ di quante effettivamente ne meritasse.
    E’ che ormai si era nella parabola discendente. I supereroi non andavano piu’ di moda (almeno per il momento).
    Tra le cose che ho apprezzato c’e’ stata quella di aver dato vita ad un cattivo davvero forte.
    E ben piu’ forte di Superman, a dirla tutta.
    Si, Zod e company erano di un’altra categoria.
    Per carisma e presenza scenica. Ma, disparita’ numerica a parte, le forze in campo si equivalevano. E la vera difficolta’ era evitare a tutti i costi un confronto che avrebbe distrutto l’intero pianeta.
    Ma qui…dopo il primo round Superman quasi finisce ucciso. E negli scontri diretti ha sempre la peggio. Deve quindi inventarsi qualcosa per avere la meglio su un nemico che gli e’ superiore in tutto.
    Si, Uomo Nucleare non si puo’ sentire. E anche la storia della Luna e’ una bella pacchianata. Per non parlare del villain che precipita nel reattore di una centrale nucleare generando energia per gli anni a venire!
    Ma almeno il cattivo l’ho trovato efficace.

  10. Past

    concordo sul fatto che sia superiore al terzo…però, ecco i meriti finiscono qui…

    se non erro rimase allungo inedito da noi, arrivò solo col formato dvd…un film di superman…inedito…cioè…

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