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No, fuck YOU, Uwe! The Uwe Boll Story

Per mettere subito in chiaro di cosa si parla quando si parla di Uwe Boll.

C’è una considerazione che emerge chiaramente durante la visione di Fuck You All: The Uwe Boll Story, il documentario del simpatico Sean Patrick Shaul sull’ex regista e produttore tedesco, ora ristoratore di successo, Uwe Boll*. Questa considerazione è: Uwe Boll è un coglione.

Ce n’è una seconda, ancora più importante e che di fatto è il riassunto di tutta questa operazione. Questa considerazione è: e allora?

Tempo fa, era il 2011 e ancora scrivevo usando un sacco di CAPS e grassetti, per Chtulhu come avete fatto a sopportarmi, grazie a tutti, grazie a tutte, dicevo che tempo fa, era il 2011, scrivevo così nella doppia rece di BloodRayne e Blubberella:

Immaginate di prendere un bambino di quattro anni e dargli un pastello a cera e un foglio. Se dopo un’ora non ha dipinto Il giardino delle delizie di Bosch, ma piuttosto una casetta con il tetto triangolare, decorata con due maccheroni incollati male e un po’ di bava sulle finestre, che fate, lo insultate perché non è buono a disegnare? No, vi immedesimate con lui e con il suo bizzarro senso estetico e siete felici come lo sareste dopo essere andati a una mostra d’arte con Philippe Daverio e aver ascoltato I SUOI CRAVATTINI. Uwe Boll è così: è un energumeno appassionato di birra e con la profondità di pensiero di Roberto Calderoli, fissato con le tette e i videogiochi, non particolarmente intelligente né brillante. Tipo il cugino non-sposato che viene da lontano in occasione dei pranzi di famiglia e mette tutti in imbarazzo ruttando dal naso e raccontando quanto sia bello il nuovo libro di Fabio Volo.

Ora, è chiaro che è roba scritta quasi più a uso ridere che altro, una di quelle esagerazioni che rendono i nostri pezzi così frizzanti e divertenti e poi li condividete su Facebook con la cumpa e noi diventiamo famosi. Eppure dopo aver visto Fuck You All mi sento di affermare che ci avevo involontariamente preso su tutto (quasi, la parte su Calderoli è esageratissima).

«Eeeeh…».

Cioè: è Uwe Boll il peggior regista del mondo? No. È un pessimo regista? Sì. È convinto di non esserlo? Sì. Gli piacciono le cose che fa? Sì. È mai stato in grado di ascoltare i consigli degli altri professionisti di cui si circondava che gli avrebbero consentito, con un po’ di cura e attenzione al dettaglio, di trasformare la sua carriera da barzelletta alla Ed Wood in qualcosa di dignitoso?

No.

Perché?

Perché è un coglione. Sigla!

Il grosso rischio di un’operazione come questa è di trasformarla alternativamente in un’apologia post-ironica di un cretino o in un’ora e mezza di bullismo post-Internet contro una persona che non se lo merita. Saggiamente, e immagino io con grande scorno dello stesso Boll, l’amico Shaul opta per la via di mezzo, quella che si chiama “girare un documentario come si deve”. E dunque niente eccessi né esagerazioni né trovate a effetto, solo uno sguardo clinico (fin troppo clinico) e spassionato alla carriera non eccezionale di un uomo non eccezionale che, con la sola forza di non essere eccezionale e di soffrire un botto per questo, è riuscito a diventare un personaggio, un simbolo, un’icona. Perché che tu lo voglia o meno, che tu lo sia o meno, essere “il peggiore al mondo” a fare qualcosa non è diverso dall’essere “il migliore”: sei comunque al centro di qualcosa, da qualche parte sei arrivato, anche se magari a un certo punto hai sbagliato strada per via del fatto che sei un coglione.

La roba migliore di Fuck You All è forse il fatto che, approcciando la biografia di Boll con piglio cronachistico, riesce comunque a confermare che tutto quello che sappiamo di lui è vero, e nella maggior parte dei casi – o almeno fino a un certo punto – non gli ha impedito in alcun modo di avere una carriera. Grande appassionato di cinema, sempre in cerca di una nuova storia da girare, produrre e distribuire, manager di se stesso, Boll è anche figlio della rivoluzione industriale e della catena di montaggio; è uno che ha approcciato il cinema con l’idea di farne il più possibile, che un progetto sia “di successo” quando lo porti a casa e grazie all’home video ti fa rientrare nel budget; avete presente Boris? Certo che avete presente Boris. Ecco, quello che si capisce di Uwe Boll guardando The Uwe Boll Story è che Boll è contemporaneamente René e Sergio.

E Michael Ballack pelato.

Una frase che si sente pronunciare durante una delle interviste è «non credo di aver mai fatto più di un take della stessa scena con lui». Uwe Boll è una persona estremamente sicura dei propri mezzi e convintissima di avere una visione, e che il modo migliore per realizzarla sia fare tutto di corsa senza fermarsi troppo a pensare. Perché il rischio è rendersi conto che no, suddetta visione fa in realtà schifo e ci vorrebbe un po’ di lavoro e di labor limae per renderla accettabile; il che potrebbe avere senso per il regista Uwe Boll, ma non lo ha per il produttore Uwe Boll, uno che nel 2011 per risparmiare girò contemporaneamente tre film sullo stesso set, due dei quali parlavano di vampiri mentre il terzo parlava di Auschwitz.

Il risultato è che Boll è un mix di persuasività («Non so come facesse ma trovava sempre il modo di farsi finanziare i film» dicono almeno tre persone diverse), urgenza creativa e mediocrità artistica con un carattere di merda e l’inspiegabile capacità di farsi amare da gente che è solito trattare a insulti e urlacci. Ci sono tutti i suoi fedelissimi, Brendan Fletcher che soffre del più clamoroso caso di sindrome di Stoccolma che abbia mai visto, Clint Howard, la polo viola e lo swag di Keith David, e ci sono tutti i suoi collaboratori più o meno stretti, e tutti concordano nel raccontare un uomo con una qualche forma di talento e l’assoluta incapacità di osservare con sguardo critico il proprio lavoro, uno scriteriato con un cuore grande così convinto che usare una blackface in un film per fare satira sia una buona idea e che si lamenta che «le attrici americane non vogliono mai mostrare le tette, è impossibile lavorare con loro»; e soprattutto un uomo fondamentalmente schiavo del dilemma “ci è o ci fa?”.

«È cinquant’anni che me lo chiedo».

Perché poi, è l’altro grande insegnamento del film, il punto è che il personaggio Uwe Boll è stato costruito tanto dall’Internet quanto da lui stesso e dalle sue reazioni all’Internet. Boll è per sua stessa ammissione uno che risponde sempre alle provocazioni, nonché un troll che si diverte a provocare flame come se fossimo in una message board del world wide web. È una specie di misantropo con l’attitudine punk, un Burzum senza il talento e con più controllo sociale, uno la cui carriera non è affondata a causa dei suoi brutti film (come dice mi pare Michael Paré, «ho lavorato con gente molto più scarsa di lui») ma del portato culturale che i suoi brutti film hanno generato. Gli acquisti in massa del Dvd di House of the Dead per organizzare serate ridarole con gli amici, gli youtuber che pubblicano rant, la nomea di “peggior regista di sempre”, è tutta roba che sarebbe cascata nel vuoto se Boll stesso non avesse risposto con i podcast, con l’incontro di boxe, con apparizioni pubbliche sempre più folli e fuori controllo.

Alla fine della fiera, insomma, l’idea di Boll che passa è quella di un bambino che corre in giro urlando CACCA! MERDA! PELI DI CULO! e si offende se nessuno ride; o come dice John Wilson, uno dei due inventori dei Razzie, «Uwe è un tizio che entra nella stanza, ti dà un pugno sul naso e poi ti chiede “ti è piacuto?”». E dunque è chiaro, ed è poi quello che Fuck You All vuole raccontare, il motivo per cui questo scherzetto ha funzionato finché non ha smesso di funzionare, e il motivo per cui Uwe Boll è diventato Uwe Boll invece di rimanere un Marcus Nispel qualsiasi.

Quindi, per tornare all’inizio: Uwe Boll è un coglione, e non è una persona particolarmente brava nel suo mestiere. E allora? Voleva fare dei film e li ha fatti, ha chiesto soldi in giro per fare dei film e glieli hanno dati, ha chiesto a Ben Kingsley e Ron Perlman e Billy Zane e chissà chi altro se volevano lavorare con lui e loro hanno accettato. Aveva un sogno e l’ha realizzato, nel modo più merdoso e mediocre e dimenticabile possibile ma l’ha realizzato. È un impostore, un truffatore? No, semmai è una piccola falla nel sistema che ha fatto talmente tanto casino da riuscire a farsi notare.

L’ha fatto perché è un coglione? Sì, però l’ha fatto.

Voi cosa avete fatto finora della vostra vita? Fatemi indovinare: di sicuro non questo.

Quote:

«PEOPLE = SHIT»
(Uwe Boll, ristoratore)

IMDb | Trailer

*POST SCRIPTUMONE

Mi rendo conto a posteriori che questo pezzo non ha alcun cazzo di senso per qualcuno che non conosca già almeno un po’ Uwe Boll. E OK, se siete capitati da queste parti due robe dovreste saperle (se volete potete ripassare qui), ma per farla breve: Uwe Boll è un coglione.

No, scherzo! Uwe Boll è un tizio tedesco che mentre studiava cinema incontrò un altro tizio tedesco un po’ più ricco di lui e pieno di triccheballacche del cinema; i due cominciarono a lavorare insieme e a girare i loro primi esperimenti casalinghi. Che piacquero, perché da lì la carriera di Boll decolla quasi subito. Il segreto del suo successo è: fare film in fretta e a basso costo; chiedere i soldi alla gente giusta; girare in Canada dove le tasse sono più basse; farsi finanziare i progetti dalla German Film Commission o qualcosa di simile; contattare uno/due attori famosi a un paio di settimane dall’inizio delle riprese, così da essere sicuro di trovarli liberi e di sentirsi dire «mah, sì, dai» perché tanto per il prossimo mese non hanno impegni; acquisire licenze di videogiochi mediamente poco famosi e sfruttarle per farne tie-in; puntare tutto sul mercato home video, dove è più probabile che una trashata tratta da Dungeon Siege attiri l’attenzione di un potenziale spettatore fattone a cui piace ridere dei film brutti.

Fuck You All è la sua storia.

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31 Commenti

  1. Zen on my Ass

    Se fosse stato attivo negli anni ‘60 e ‘70, sarebbe stato come un Jesus Franco o Corbucci, un professionista capace di lavorare in fretta e spaziare tra i generi. Spero che la ristorazione gli stia dando più soddisfazioni.

  2. Pitch f. H.

    Quando sei certo di non poter diventare un modello da seguire, fai del tuo peggio per diventare un esempio negativo.

    • Alessandro

      E se sei Boll magari non riesci nemmeno in quello
      A me alcuni dei suoi film hanno intrattenuto, sapendo cosa stavo guardando

  3. Past

    a quando un documentario su come si raccoglie la merda di cane…?

  4. Bread Beat

    Ricordo con piacere il suo primo Rampage in cui si vedeva la vicenda di Columbine più da vicino e con maggior rigore che in altri film più popolari (Elephant per dirne uno).

  5. Killing Joke

    Marcus Nispel ha fatto comunque un remake di “Non aprite quella porta” (in anticipo sull’ondata di remake arrivata qualche anno più tardi) molto convincente, è ingeneroso metterlo sullo stesso piano di costui

    • Past

      nispel è il MALE…ha smerdato 2 franchise come non aprite quella porta e venerdi 13, ucciso un personaggio come conan per chissà quanti anni al cinema, è rovinato un bombetta come pathfinder che in mano a qualsiasi altro regista decente, ogni tanto la visione ci scapperebbe…

      a boll, recrimino il fatto di aver buttato un tir di merda sulle trasposizioni di videogiochi al cinema, roba che la gente ancora oggi non si fida e chi dovrebbe mettere i soldi ancora non lo fa…speriamo le prossimo mortal kombat prodotto da james wan…joe taslim come sub-zero…mica male come inizio…

    • Killing Joke

      “Non aprite quella porta” del 2003 per me è un buonissimo film.
      “Venerdì 13” del 2009 è molto meno riuscito, ma credo che Nispel non sia l’unico responsabile di certe scelte di produzione e comunque non è pessimo ai livelli del remake di “Nightmare”.
      Ecco, Conan una roba bruttissima, sì.

    • Past

      se di un horror ricordo solo le chiappe della biel strizzate nei jeans, non è propriamente un bene…però si, di quelli citati il meno peggio sicuro.

    • Maxnataeleale

      Ah io ricordavo più che altro la canotta..

    • Alessandro

      Oddio QUEL Venerdì 13 è una CAGAAAAAAAAAAAAATAAAAA così tanto cagatAAAAAAAAAA che sembro Goku nelle puntate tv di Dragon Ball Z dove su 22 minuti di puntata 6 sono di riassunto delle puntate precedenti e 16 di AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA a caricare la KamehamehAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA

      (Ma che succede? Di recente mi capita di dire che dei film non mi sono piaciuti!)

      Non aprite quella porta del 2003 non mi ha fatto impazzire, ma non era un brutto film, era realizzato bene, robusto e ben recitato. Sul remake di Nightmare non saprei, Freddy è totalmente diverso, non è sardonico, ma solo puramente maligno. Non mi dispiaciuto, è solo diversissimo dagli altri…

      Conan di Nispel non è brutto, certo NON ha la spiritualità di quello con James Earl Jones come cattivo ma dai è molto sword&sorcery, non è così fuori target!!!

    • ste

      allungo l’off topic perché ci tengo al ricordo di Jessica Biel ..(unica prova d’attrice di cui mi ricordi qualcosa tra l’altro ma vabbè..)…film boh non era malaccio e un po’ mi aveva inquietato…gli altri s.v. non li qualificherei come film…

    • Alessandro

      Dai dai Jason Momoa non era malissimo come Conan, forse interpretava un personaggio meno sveglio del vero Conan (che era sveglissimo nei fumetti e sapeva rispondere a tono ai vari filosofi rottinculo), ma non è per forza un brutto film

      Sempre bello incrociarti Ste, ADORO i tuoi commenti taglienti, anche se qua e là mi trovo a volte a dissentire

  6. Alessandro

    AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    Oddioooooooooooooooooooooooooooooooo!!!!!!!

    La rece più bella di SEMPRE

    “Uwe Boll è così: è un energumeno appassionato di birra e con la profondità di pensiero di Roberto Calderoli, fissato con le tette e i videogiochi, non particolarmente intelligente né brillante. Tipo il cugino non-sposato che viene da lontano in occasione dei pranzi di famiglia e mette tutti in imbarazzo ruttando dal naso e raccontando quanto sia bello il nuovo libro di Fabio Volo”

    “Boll è un mix di persuasività, urgenza creativa e mediocrità artistica con un carattere di merda”

    “Uwe Boll è una persona estremamente sicura dei propri mezzi e convintissima di avere una visione, e che il modo migliore per realizzarla sia fare tutto di corsa senza fermarsi troppo a pensare. Perché il rischio è rendersi conto che no, suddetta visione fa in realtà schifo”

    “È una specie di misantropo con l’attitudine punk, un Burzum senza il talento e con più controllo sociale”

    ” l’idea di Boll che passa è quella di un bambino che corre in giro urlando CACCA! MERDA! PELI DI CULO! e si offende se nessuno ride; o come dice John Wilson, uno dei due inventori dei Razzie, «Uwe è un tizio che entra nella stanza, ti dà un pugno sul naso e poi ti chiede “ti è piacuto?”»”

    CAZZO Stanlio sei un genio.

    Ma la meglio in assoluto, la più alta vetta e il più profondo abisso, è questa:

    “Aveva un sogno e l’ha realizzato, nel modo più merdoso e mediocre e dimenticabile possibile”

    CAZZO guarda che questa tra cinquant’anni diventa un ipse dixit. Io per primo d’ora in poi la userò sempre, e se qualcuno mi chiederà da dove l’ho presa, serenamente dirò “da Stablio Kubrick” de I 400 calci.

    CAPOLAVORO DI RECE
    Santo subito

    • In the name of King 2, mi ha divertito non poco. Uwe + Dolph Lundgren in vena di cazzeggiare con un cucciolo di draghetto in grafica da prima PlayStation non ha prezzo, anzi si; dvd all’ Autogrill al special price di 2 €.

    • Alessandro

      CAZZO da come lo descrivi sembra un capolavoro del Trash
      E me nemmeno il primo aveva dispiaciuto troppo, era così COMUNISTA che il protagonista si chiama col nome del suo lavoro

      E gli autogrill sono una manna, la mia ragazza ci trova sempre qualche mega pornazzo in DVD a 1 euro e 50, cavolo!!!

  7. Landis Buzzanca

    (so che la faranno tutti, ciononostante)

    #RIPTorn

  8. Gianni Carpentiere

    Non ho seguito particolarmente la carriera del buon Uwe: ho visto solo “Rampage” e “Rampage: Capital Punishment”, e da entrambi questi film si evince (effettivamente!) una tecnica cinematografica “non eccelsa”…

    Però: entrambi erano passabili (e non ridicoli, soprattutto il secondo che a me è anche piaciuto) e avevano una “genuinità” di intenti e messaggi che molti film di Registoni delle Majors si sognano… (N.B. e la recensione calcista di “Capital Punishment” del Nanni era tutt’altro che negativa).

  9. avdf

    no dai… almeno un film bello (bello si fa per dire..però assurdo e cazzaramente divertente) l’ha fatto:
    Postal.
    la scena iniziale su terroristi e le vergini :D

  10. samuel paidinfuller

    ecco, gli accenni a quel paio di film decenti fatti da boll, tipo pure seed, nel documentario ci stanno oppure è solo spinto sul lato folcoristico

  11. Anonimo

    Dovreste salire su un ring, con questo signore, voi redattori di questo sito (e quelli che commentano OMMIODDIO CHE BELLA RECE!!!)
    Giusto per la soddisfazione di vedere spaccate le vostre faccette supponenti.

    • Alessandro

      Ti dirò, all’inizio anche a me i redattori di qui sembravano, come dire… non dico supponenti, ma… troppo spicci

      Poi però ho capito che si documentano molto e quando scrivono lo fanno con parecchie info alle spalle

      Poi oh, io per primo mi sono reso semi-ridicolo in più di un’occasione (sarà per questo che pochissimi rispondono ai miei commenti?) difendendo a spada tratta film che i recensori avevano stroncato (dai un’occhiata alla roba che ho scritto su Godzilla 2 per esempio), quindi non è che condivido sempre il loro operato!!!

      Ma un recensore deve essere colorito, e dire cose che altri non sanno… quindi capisco il tuo disappunto però dai non prenderli per qualcosa che non sono!!!

      Quanto ad un ring, infine, per me possiamo fare pure per la strada, a mani nude. Ma fa un male cane e non lo raccomando a nessuno (o forse a tutti? Chissà se sarei la stessa persona fossi cresciuto lontano da qualunque guaio…). Ormai ho troppo da perdere e preferisco chiarirmi a voce, giacché non è per forza da vigliacchi, purché ci sia rispetto dell’altro (e io posso giurarti che rispetto seriamente te e il tuo disappunto, per quello una risposta articolata)

    • sabbioneta

      ma questo è sempre lo stesso che si sveglia mattina sì mattina no con la sabbia nel culo o è un altro?

    • Alessandro

      In genere chi è arrabbiato si firma anonimo, ma magari è sempre lui, io non credo sai, la psicologia dei troll non è una cosa banale, a volte scrivere commenti un po’ troppo severi/aggressivi su internet è una terapia, meglio che gonfiare e poi dare un ceffone a qualcuno. Nessuno può sapere cosa spinge una persona a comportarsi male, per quello sono gentile con tutti. Io ci ho messo vent’anni a imparare a controllare la mia rabbia, quindi ora sono tollerante. Che non vuol dire che li tratto con condiscendenza, come dei ritardati, ma che prendo sul serio la loro rabbia ipotizzando che possa avere radici più profonde e serie, e offro rispetto in cambio.

      Va detto nel frattempo che le rece qui sono molto intense, anche a me molte sono sembrate supponenti e antipatiche finché non ho approfondito, solo dopo ho capito, magari però molti non ne hanno il tempo o la voglia o la tenacia.

  12. Ang Lì

    Ho visto un paio di pellicole di Boll (Seed e Stoic), più qualche spezzone di altra roba (Alone in the Dark, forse House of the Dead, boh). Se avessero fatto anche solo un po’ meno schifo oggi non se li inculerebbe nessuno, relegati nel mare magnum di prodotti meno che dignitosi che escono ormai a bancali di cento confezioni da dieci al giorno. Dovrebbe essere invece contento del fatto che le sue cagate non sono mai etichettate come cagate *e basta*, ma come cagate di Uwe Boll. Alla fine, è pur sempre un brand.

  13. Galon

    Rampage e Assalto a Wall Street
    Sono stati due bei film
    Mi spiace che si sia ritirato

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