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The Golem: una roba pesante e ottusa che non si muove mai, ma quando si muove fa danni

Lo so che ve lo state chiedendo: sì, il titolo sopra si riferisce sia al Golem sia a The Golem the movie (disponibile sul Netflix Italia). Che arguzia! Che acutezza!

Che palle, amici. Sono ancora qui tutta annoiata a morte due giorni dopo aver visto The Golem. E dire che fino a due giorni fa a me i fratelli Paz stavano simpatici! A me era piaciuto tanto JeruZalem! Era pieno di inventiva, di ritmo, di spaghetti, non arretrava di fronte alla violenza della situazione politica israeliana (anche se non si schierava necessariamente) e alla fine sapeva mescolare miti veterotestamentari e zombi odierni. Bello! Peccato che i fratellini siano poi stati contagiati dal vir illuminat insomma abbiano deciso che d’ora in poi loro avrebbero fatto gli AUTORI. E allora hanno tirato in piedi questa opera terza ambiziosa, allegorica e poco riuscita che sinceramente è una palla d’argilla al cazzo.

Ma no, ho causato soltanto una doppia strage, cosa vuoi che sia?

The Golem parte con un prologo completamente slegato dal resto dell’azione ma che serve a spiegare che creare un Golem è un po’ pericoloso: inevitabilmente la Creatura, che è in sostanza un mostro di Frankenstein scemo fatto d’argilla, si rivolta contro il suo creatore e finisce per ammazzare gli ebrei più che i loro nemici. Considerando che gli ebrei sono stati perseguitati ingiustamente per secoli in tutta Europa (ecco, vorrei sperare che chiunque abbia aperto un libro di storia in vita sua questa cosa la sappia. Ma siccome il mondo in questo momento storico sembra essersi scordato certi punti chiave, mi concedo il beneficio del dubbio), un Golem diventa un’arma a doppio taglio a essere generosi. Comunque diciamo che di questo prologo si poteva anche fare a meno.

Il film principale, ambientato in Lituania, ruota attorno a Hanna, che vuole imparare la kabbalah di nascosto dal rabbino, e che prende i contraccettivi di nascosto perché non vuole più figli dopo che la prima volta è finita male. Intorno al suo villaggio c’è la peste nera e un gruppo di Gentili che gentilmente vogliono mettere il villaggio a ferro e fuoco. Con un salto logico non indifferente, Hanna decide che è ora di tornare mamma; mamma di un Golemino, nel caso specifico, che liberi il villaggio dai Gentili. Ovviamente vanno un po’ tutti nei cazzi.

Sono il Golemino e mi piace sentire il violino

Girato a Kiev, ambientato in Lituania nel 1673, parlato in inglese con accento vagamente straniero: e già qui io sento puzza di ipocrisia, perché mentre JeruZalem era sincero nell’esporre le differenze fra turisti e nativi, questo è un East-Europudding prodotto e impacchettato per il pubblico anglofono che va al circo a vedere gli “stranieri”. Ed è lento come la morte! D’accordo, è anche vero che ormai noi dei 400 Calci siamo tutti viziati, perché come ha recentemente dimostrato la #400tv è possibile fare film eccezionali in cui succede di tutto nei primi 10 minuti; ma i Paz Bros no, loro vogliono fare lo “slow burner” – e quando comincia davvero a bruciare, ci pisciano sopra. Quando finalmente arriva la resa dei conti, i personaggi hanno già smesso di essere interessanti e la vicenda ha preso una piega prevedibilissima che mette impietosamente in luce la scarsa perizia dei registi nel filmare scene d’azione come si deve – e questo è un peccato mortale! Stando ai nostri standard, quando hai la gente fatta a pezzi, la gente splosa, cuori strappati dal petto e peste nera sei a posto; ci vuole un bello sforzo per tirarci fuori un film noioso.

Si capisce che sono il cattivo? Eh?

Non solo: grazie alla scrittura superficiale dei personaggi e delle loro motivazioni, The Golem ottiene, ahimé, anche una stupida banalizzazione del dramma delle persecuzioni antisemite. Ce n’è proprio bisogno? Suvvia, fratellini, tornate a fare i begli horror splatterosi di prima.

DVD-quote:

“Altre due vittime del virus dell’autorismo”

Cicciolina Wertmüller

>> IMDb | Trailer

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18 Commenti

  1. Film tanto noioso da non prestarsi ad alcun commento. Inserisco il mio giusto per simpatia.

  2. Attila

    Dopo averlo visto, è apparsa davanti a me la parola CONTRAPPASSO in caratteri fluorescenti:

    Mettere i due fratellini inginocchiati sui ceci davanti alla prima scena di “6 Underground” (visto che è sempre su Netflix) in loop continuo per almeno 3 settimane.

    Cordialità

    Attila

  3. Pitch f. H.

    Non solo non lo vedrò.
    Ma mi vanterò per tutto il weekend di non essere la persona che se lo vedrebbe, magando improvvisandone un’apologia talebana.

    Era un NO già dalle brevi note di Netflix (non è il mio genere), figuriamoci ora che Cicciolina W. ci ha scagazzato sopra.

  4. Alessandro propone la sua controrecensione

    Non è un film facile da capire. Ma a me è piaciuto da morire. L’ho trovato una bellissima parabola sui dualismi nelle persone, la protagonista che non vuole fare figli col marito perché è ancora traumatizzata dalla perdita del primo bambino, che però ne crea uno artificiale e se ne innamora pure, come a dire che non era vero che non voleva figli, odiava piuttosto (forse senza nemmeno saperlo) il marito in quanto figlio del Rabbino e incarnazione della patriarcalità che lei odiava. Infatti, le smorfie di soddisfazione quando il Golem inizia ad uccidere chiunque la minacci (nemici o paesani non conta) sono quasi sadico/sessuali. Per non parlare delle microscopiche scene in cui si allude velatamente ad una sua preferenza lesbica. C’è tutto un rimando segreto a Sophia, dea femminile inviata sulla Terra dall’Unico e Vero Dio per prendersi cura degli umani, che in un impeto di arroganza, crea (letteralmente “partorisce da sola”) un semidio che si rivela stronzissimo e incontrollabile perché ha la severità morale dell’Unico (a cui Sophia si è ispirata) ma nemmeno un briciolo della Sua lungimiranza e misericordia (che nella sua inesperienza Sophia NON ha saputo replicare) e da lì partono tutti i disastri del mondo. No scusate per me è un capolavoro.

    • Praticamente un controrecensione, o meglio, una alternativa. Magari gli darò una seconda chance (mi sono fermato a metà) una volta esaurita la frenesia Bollywoodiana di cui non riesco a liberarmi…
      Magari se vieni su FB capisci chi sono dalla pagina di Nanni e ci scambiamo l’amicizia (ma non come i tizi di WAR).

    • Sempreché sia fattibile.

    • Alessandro risponde a Vandal Savage

      Per uno come te scalerei l’Everest. Ma non ho Facebook, e non credo che mai lo metterò. Ho inoltre rivelato tantissimo di me su questo forum, le mie frequentazioni occulte, il mio amore per l’esplorazione del proibito che non sempre fa totale attenzione alla linea che separa legale da illegale, eccetera. Preferisco… non rivelare in nessun modo chi sono. Ti do il più fraterno, e colmo di ammirazione, degli abbracci.

    • Grande! Un Abbraccio.

  5. The Mat(Bat)

    Io sentendo “Vecchio Testamento” spero sempre in un approfondimento di Klaus Schicchi.

  6. Brusco

    Io mi sono rotto il cazzo di sentire ogni tre minuti qualcuno che ti ricorda che gli ebrei hanno sofferto.
    Pare che è colpa mia.

    • Alessandro risponde a Brusco

      No guarda non c’è niente a riguardo nel film. Solo marginalmente e di contorno. Senza voler offendere la Wertmuller, ma semplicemente lei il film non lo ha capito. Un recensore dovrebbe spiegarti un film, non descriverne la crosta. Se lui, in questo caso lei, per prima, non lo capisce, come fa a spiegartelo? Per capire un film bisogna capire cosa il regista voleva dire. E poi giudicare se ne ha tratto un bel film o no. Non si può analizzare un film senza sapere questo. Ed è ciò che da sempre contesto alla Redazione, seppur in amicizia: non sempre capiscono i film che stroncano.

    • Djenco Unchained

      Povero piccino si è rotto il cazzo lui. Ricordare è responsabilità e c’è una bella differenza fra colpa e responsabilità. Capirla questa differenza è utile per evitare commenti del genere.

    • Brusco

      Ecco n’artro piagnone.

    • Brusco

      Aspetto il film “la sofferenza ebraicha durante il lockdown da covid”

    • Robert Redford

      Scusami brusco ma che discorso è? Ieri c’è stato il ricordo di falcone. Tanta retorica per carità ma se si ricorda un martire nella lotta alla mafia, una mafia che ancora esiste e fa danno lo trovi sbagliato?
      Posso capire che alcuni toni paternalistici possano infastidire, ma il ricordo non è fine a se stesso ma permette di comprendere quali errori sono stati fatti e non sarebbero da ripetere.
      Poi sulla questione ebraica ci sono alcuni momenti che urtano pure me (l’esempio lampante è la serie the hunters con al Pacino dove un gruppo di ebrei individuano ex nazisti intanto scappati negli usa e mettono su una banda per ammazzarli. Non ti spoilero nulla ma i metodi e le finalità sono discutibili e ogni volta si pone un dilemma morale la risposta troppo semplificata è: ma i nazisti ci hanno fatto troppo male per cui siamo in diritto di fare ogni cosa) ma ciò non toglie che anche una nostra responsabilità ricordare e affrontare certe pagine perché ci riguardano tutti, nella nostra intolleranza e nei nostri pregiudizi. Basta traslare ebrei con emarginati/migranti/bullismo, ecc, ecc e comprenderai che far comprendere il valore della non discriminazione renderebbe tutti noi più liberi

    • Per rispetto della “questione ebraica” lassamo perde “Hunters” che è fatta col culo.
      Brusco: nel contesto giusto i tuoi commenti farebbero del tuo dentista un uomo ricco.

  7. Manente

    Rece divertentissima! ode a cicciolina

  8. Kobayashi Mario

    I fratellini sono in debito con me per tutti i soldi che ho speso in alcool e psicanalisi……eppure JeraZalem era una vera chicca!!!! La “Sindrome dell’Autore colpisca ancora!!!!! 😢

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