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Saint Maud: dice “non vuol peccare”; però, si sa, lo fa.

E Maud, in effetti, vive nel peccato, in quel peccato dal quale cerca di fare penitenza ma che si ripropone in vesti sempre nuove. Dal “peccato originale” mostrato in un flashback che è un omaggio sfacciato e scintillante a La Cosa, al sesso frettoloso e inutile che non la fa certo stare meglio, alla suprema arroganza di investire anima e corpo in una missione che nessuno le ha imposto. O sì? E chi è stato, Dio? Quel Dio che le parla in gallese?

Siamo appunto in Galles (non è vero, però parlano gallese ugualmente), a Scarborough per la precisione, una di quelle cittadine marittime di una tristezza squisitamente tipica della costa britannica; Maud (Morfydd Clark) è del posto e vive da sola in una stamberga piena di amennicoli religiosi. Si è convertita da poco, ha l’ardore del neofita, non disdegna il fantasioso martirio della carne, vede la sua professione di infermiera privata come un’estensione della fede. Quando la sua agenzia le trova un lavoro a domicilio presso l’ex ballerina e coreografa Amanda Köhl (Jennifer Ehle), dissoluta e moribonda, Maud finalmente vede un segno inequivocabile: la sua missione è salvare l’anima (il corpo ormai è agli sgoccioli, e comunque chi se ne frega del corpo? Basta un po’ di fisioterapia e di bagnetti, facile) di Amanda per espiare, per rendersi di nuovo Giusta di fronte a Dio. Quel Dio che le parla in gallese.

Are you going to Scarborough Fair?

Che cosa le dice Dio? Ovviamente, le dice le parole che lei vuole sentirsi dire; la religione, e la preghiera in particolare è un’esperienza solipsistica, Dio è creato a nostra imagine e somiglianza e sostanzialmente funziona da superego collettivo. Fin qui niente di insolito o di patologico; ma Maud è anche vittima di allucinazioni che le fanno mettere in bocca agli altri le parole che lei vuole sentirsi dire – insulti, scherni, tutto ciò che serve a nutrire le sue manie di persecuzione e l’odio di se stessa; c’è molto di Le Onde Del Destino, ma ancora di più di Taxi Driver, per stessa ammissione della regista con la frangetta Rose Glass. La quale manipola le inquadrature e i movimenti degli attori per celare la loro bocca quado vuole farci capire che no, in questo momento non sono Amanda o il ciccio del pub a parlare: è Maud. E’ il Dio di Maud, il diavolo di Maud (che poi sono la stessa cosa). Un escamotage semplicissimo ma efficace che fonde realtà e allucinazione con grazia stupefacente.

Il diavolo, probabilmente

Bon, quindi è un film sulle paturnie religiose di una povera squinternata? E allora cosa ci fa sulle pagine dei 400Calci? Ci fa che Saint Maud è un body horror di tutto rispetto: per la struttura narrativa, per il volto gommoso di Morfydd Clark che si contorce e distorce nei parossismi dell’estasi mistica, per la puzza di morte che invade le immagini, per la tensione che sai che prima o poi esploderà, e il modo in cui lo fa è una lunga, improvvisa mitragliata di violenza, montata benissimo, in cui realtà e allucinazione sono costrette a scontrarsi e a distruggersi totalmente a vicenda. Il finale è dove il film, che per tutta la sua durata è stato addosso a Maud e ai suoi pensieri, si apre al mondo esterno; che cosa vede il mondo esterno? Sicuramente non un Dio che parla gallese. Cioè dai, non è distribuito dalla A24 per caso: la ruffianissima A24 ha visto questo filmetto prodotto dal BFI e girato da una neolaureata della National Film and Television School, quindi tutti i canali perbene, e ha pensato “Ah però, non me l’aspettavo. Bombetta”.

Qui finisce tutto a schifìo

E ora il momento politicamente corretto: Rose Glass ha dichiarato che non le interessa l’etichetta di “regista donna”, e ci mancherebbe!, ma io trovo inevitabile che la questione del genere permei il risultato finale di un’opera così sfacciatamente priva di uomini (ne appaiono solo tre e sono di carta velina), vedasi il trattamento riservato a due personaggi femminili di contorno: solitamente, in una sceneggiatura qualsiasi, sarebbero state vittime designate della follia di Maud; invece, saggiamente, la regista decide di risparmiarle. Forse perché sa che il suo personaggio ha davvero una missione più alta e non vuole perdersi in quisquilie? O perché siamo nel 2021 e c’è un rispetto diverso per le donne? O perché Glass, come Maud, ha una missione (filmica) più alta e tiene la briglia corta a una sceneggiatura già complessa, che altrimenti rischierebbe di disperdersi in troppi filoni? O perché, appunto, Glass è anche lei una donna? Sì, lo so che è una questione oziosa, ma se c’è un solo elemento che mi fa dire “questo film viene da una mente femminile” è proprio questo. In ogni caso è una boccata d’aria fresca. Un ultimo respiro prima della catastrofe.

 

DVD quote:

“Non me l’aspettavo”
Cicciolina Wertmüller, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

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16 Commenti

  1. Bandini

    Non avendolo visto, in omaggio a regista, attrici e soprattutto all’autrice della recensione, mi sento solo di dire paraculamente viva le donne.
    Meglio ancora se non assassine maniache ossessive in preda a deliri religiosi.

    • Brainiac

      È il ventesimo film con lo stesso andazzo: personaggi maschili inetti/ inesistenti e personaggi femminili matterelli/ sensi di colpa ddaaa soccietà sbajata/ mezzi cannibali/ mezzi lesbici. Richiamatemi quando ci sarà voglia di fare un film con personaggi complessi, giusti o sbagliati in funzione della storia raccontata e non del gender. Io strapasso alla grande.

    • Punisher per i tuoi denti

      Il ventesimo da quando, nella storia del cinema?

    • Brainiac

      Certo, ci sono stati Possession e Repulsion e via dicendo, ma io parlo di questa new-wave alla Thelma (2017) e altri 50 film usciti ultimamente che hanno tutti lo stesso impianto filosofico e di approccio al genere.

    • Caden

      In effetti concordo in parte. Cioè alcuni di questo filone sono anche molto fichi (vedi The Hunt, Revenge, oppure anche il recente Hagazzussa, e anche Saint Maud non è affatto male) ma ce ne sono molti altri che sono una ciofeca.
      Insomma chissene se i protagonisti sono uomini o donne, meglio pensare a scrivere bene i personaggi, curare i dialoghi e portare innovazioni narrative piuttosto che calcare per forza l’onda del gender gap.

    • Brainiac

      Ma io non ce l’ho col personaggio femminile protagonista tout-court, che pure nell’ultimo lustro è fastidiosamente insistito. The hunt ad esempio non è sto granchè ma almeno diverte. A me hanno stancato questi mezzi trip neon/ refn/ droga/ lesbo chic tipo apounto Thelma, The perfection, Bliss

  2. Dave

    Visto giusto giusto l’altro ieri e mi è piaciuto ma se uno si aspetta l’horror fatto e finito forse rimane un pò deluso.
    E’ un film drammatico con alcuni elementi horror piazzati nei punti giusti.

  3. tommaso

    Vendutissimo.

  4. Dio, il Diavolo… del resto è solo questione di prospettive effettivamente… mi interessa molto da questo punto vi sita.

  5. Gorillaz
    • Punisher per i tuoi denti

      E ci hai fatto aprire queste dodicimila pubblicità per cosa, esattamente?

    • Hugo Drodemberg

      A me non s’è aperta alcuna pubblicità… forse dovresti usare altri filtri anti-spam :D …ma se non vuoi usarli non ti perdi niente di che: c’è solo una tipa che fa il dito medio a Nadal XD

  6. Hugo Drodemberg

    @Cicciolina: film bello e rece bella, ma io tutto sto femminismo posticcio non ce l’ho mica visto. Me pare un film abbastanza dritto-per-dritto, cosa che sui 400 è sempre apprezzata. Sono tra i peggiori allergici al politically correct al woke e quelle robe lì, potrei scriverci ore contro (e forse l’ho fatto) però se una regista vuol raccontare una storia su una ragazza e i personaggi secondari sono pure donne, anche chissene, basta che la storia funzioni. Tra l’altro nessun personaggio mi pare così approfondito, quello che conta sono le allucinazioni, no? Dritte-per-dritte :)
    PS poi secondo me la regista è una femminista fatta e finita, ma non pesa sul film. Solo che una donna che non sia femminista, boh, ma che senso ha? Devi essere la Santanchè per non essere femminista XD

    • Hugo Drodemberg

      PPS mi definirei femminista pure io, ma poi c’è una CERTA frangia di femministe che s’incazzano perché in quanto maschio non posso essere femminista. Che è uno degli argomenti più livorosi che mi siano mai stati mossi contro… cioè, in quanto bianco non posso essere anti-razzista? In quanto etero non posso essere anti-omofobo? Alla fine ho coniato il termine “anti-maschilista”, così non s’incazza nessuna X’D

  7. Jane

    Scarbourogh però è nello Yorkshire.

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