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Solomon Kane: Pirata dei Caraibi puppami la fava!

25/06/2010 | recensioni | di Casanova Wong Kar-Wai
Quindi secondo te mi si vede di più se mi metto in controluce?

Quindi secondo te mi si vede di più se mi metto in controluce?

Per arrivare molto preparato alla visione di Solomon Kane non solo mi sono premurato di non aver mai aperto un libro o un fumetto della serie, ma addirittura ne ignoravo proprio l’esistenza. Preparatissimo. Il che è strano, non solo perché come ebbi più volte a dimostrare sono uomo di rara cultura, ma anche perché Solomon Kane esiste dal 1928. E soprattutto è stato creato da Robert E. Howard, la stessa mente magnifica che ha inventato Conan Il Barbaro, personaggio a cui noi de i 400 calci vogliamo molto bene (approfittiamo per ricordare che siamo molto molto preoccupati del nuovo trattamento che Conan subirà per mano di quel cazzaro di Marcus Nispel). Robert E. Howard, dallo sprofondo del Texas, tra gli altri, s’è inventato quindi questi due incredibili personaggi: un forzuto apparentemente privo di morale, perso in un tempo mitologico, protagonista di una vita fatta solo d’avventure e Solomon Kane. Cosa fa Solomon Kane?

Che mi venga un colpo se quello non è il vecchio Solomon!

Che mi venga un colpo se quello non è il vecchio Solomon!

Solomon Kane, volendo un po’ calcare la mano, è un po’ come William Munny ne Gli Spietati. Puritano, è stato uomo d’avventura alla fine del 16° secolo: ha guidato i suoi uomini ovunque in giro per il mondo, è stato addirittura al fianco di personaggi come il Capitano Drake… insomma, ne ha viste di tutti i colori. Come Conan, ci viene presentato come un personaggio totalmente privo di morale, deciso e determinato, mosso solo dai suoi interessi. Solomon Kane si sporca volentieri le mani: ammazza/affetta/squarta senza alcuna pietà, non ha nessuna esitazione e se qualcuno dei suoi uomini muore al suo fianco, beh, si vede che era destino… Ah, mi sono dimenticato di dirvi che Solomon Kane ovviamente non si batte contro normali nemici, ma ha a che fare quotidianamente con diavoli, streghe e spettri.

Entrata in scena ad effetto numero 25.

Entrata in scena ad effetto numero 25.

Durante uno di questi scontri, il vecchio Solomon affronta il dimonio in persona, il quale non vede l’ora di puntare il suo nodoso indice contro Solomon e dirgli: “You’re doomed, Solomon… You’re doomed!“. Per cui da questo assaggio di inferi il nostro eroe torna con la cresta bella abbassata. Ha capito che la perdizione è dietro l’angolo e che se non vuole dare soddisfazione a Belzebù è giunta l’ora di cambiare vita. Basta uccidere appena cambia il vento. Basta bagni di sangue. Basta perfidie e angherie. Come William Munny, Solomon si sforza di non fare più quello che gli viene meglio. E come William Munny – inevitabilmente – tornerà a essere il vecchio ammazzacristiani (beh… in questo caso ammazza streghe, mostri e demoni…) di una volta.

Cosa mai vorranno suggerirci?

Cosa mai vorranno suggerirci?

Il terzo film dell’inglese Michael J. Bassett (già dietro la macchina da presa per Deathwatch e Wilderness. Mancano tutti e due… la preparazione!) affronta con coraggio la strada del wannabe blockbusterone. La prima cosa che ho pensato alla fine della visione è che Solomon Kane è quello che la saga de I Pirati Salterini non ha avuto il coraggio di essere. Tolte le diverse genesi dei due progetti (da una parte una cazzo di giostra e dall’altra il frutto della penna che ha creato l’heroic fantasy…) questi due franchise rappresentano per noi il film d’avventura. E se I Pirati Simpaticoni buttano tutto in vacca puntando più sulla simpatia (la stupefattura di Johnny Depp) che sull’action, Solomon Kane mantiene quello che promette. La genesi (riscritta dal regista) di un eroe incazzoso e solitario, con un passato oscuro e doloroso che non vede l’ora di schiantare una bella accetta in fazza a quelche sporco demone. Una missione da compiere, nemici da sconfiggere, difficoltà da superare e tanti bei mantelloni che svolazzano con grazia al rallentì. E, in crescendo, un po’ di sequenze da “Alza il volume che qui adesso ci piazzo una scena che se avessi sedici anni domani mi appendo la locandina del film in camera!”.

Poco invasivo

Poco invasivo

Il merito maggiore del film risiede nelle location e nei set: sporchi, umidi, fangosi e bagnati come non mai. Colori saturi, sparati, belli pieni, sia per quanto riguarda gli interni (pochi) ma soprattutto nei bellissimi esterni. Altro grosso merito va a James Purefoy che porta sullo schermo un ottimo Solomon Kane. James, che è una specie di Hugh Jackman pre-cura plastificatrice hollywoodiana, è un attore, bisogna ammettere non particolarmente espressivo, che predilige – a ragion veduta – essere fisico, ingombrante e con una buona presenza. Metteteci anche dei buoni villain (soprattutto il misterioso cavaliere mascherato) qualche buon featuring di attoroni che hanno la decenza di non strafare (Pete Postlethwaite e Max Von Sydow), musica cafona e piena di archi e il giuoco è fatto. Certo, non aspettiamoci un capolavoro, ma un film d’avventura come dovrebbe essere fatto. Con tutte le sue belle  ingenuità, con un digitale iniziale che ti fa venire voglia di dire: “No vabbeh, ma magari esco con gli amici piuttosto che vedere questa cazzata”, ma decisamente più vitale dei corrispettivi hollywoodiani. E speriamo che continuino così, visto che sono già stati messi in cantiere ben due seguiti.

DVD-quote suggerita:

Quei bei film d’avventura dove a un certo punto c’è l’eroe che cammina, dietro di lui una tomba, archi a salire e poi via di ascia in fazza! Molto divertente!
Casanova Wong Kar Wai, i400calci.com

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Red And Revenge.

04/11/2009 | recensioni | di Casanova Wong Kar-Wai

Ci sono delle figure cinematografiche così imponenti, così gigantesche, che riescono a sovrastare i generi per dare vita a qualcosa di diverso. Guardando questo Red si ha l’impressione che sia un film pensato, scritto, ideato, immaginato per Clint Eastwood. Insomma, un film del genere Eastwood. Vediamo: un uomo vecchio e stanco, ma dall’eroico passato, si è ritirato a vita solitaria. Non si ritrova più nel mondo che lo circonda, con cui entra spesso in conflitto, e per questo si è isolato. Ma il “dannato mondo che lo circonda” entra prepotentemente e violentemente nella sua vita. A questo punto l’uomo non può fare a meno di difendere “i suoi valori senza tempo” con tutti i mezzi a sua disposizione per poi, una volta ottenuto quello che desiderava, tornarsene a “vivere come un fantasma”. Non vi si è materializato davanti agli occhi William Munny? Frankie Dunn? Walt Kowalski?

"chi vi dato il permesso?"

"chi vi dato il permesso?"

No, questa volta è la volta di Avery Ludlow, interpretato da un altro grandissimo vecchio: Brian Cox. Avery vive da solo in campagna. La moglie, prima di morire, gli ha regalato un cane (il Red del titolo) con cui il nostro uomo passa il tempo sulla riva di un fiume, ammirando la Natura, pescando e standosene fuori da tutto ciò che lo circonda. Fino a quando dei ragazzini odiosi non interrompono questo idillio, sparando in da la fazza al povero Red. A quel punto l’uomo non può fare a meno di sporcarsi le mani un’ultima volta, mescolarsi ancora con quell’umanità, con quel tempo presente, che aveva abbandonato. E una volta risolta la questione, senza preoccuparsi di sporcarsi le mani di sangue, l’uomo tornerà da dove era venuto… Vi torna?

Eccheccazz! Ma proprio in da la fazza?

Eccheccazz! Ma proprio in da la fazza?

Il film è tratto da un romanzo di Jack Ketchum, pseudonimo dello scrittore di genere americano Dallas Mayr (piccolo cameo qui per lui come barista), dai cui libri sono già stati adattati per lo schermo The Lost e l’inquietante The Girl Next Door. Oltre a Brian Cox nel cast troviamo Amanda Plummer, Robert Englund, il tricheco umano Richard Riehle e soprattutto Tom Sizemore (che non avete idea di quanto fa schifo… tipo che si vede che è giallo perché ha il fegato da un’altra parte, è flaccido come pochi ma al tempo stesso ha la faccia scavata di chi ha quei due o tre vizi di troppo… Impossibile non volergli tanto tanto bene). red_movie_poster_tom_sizemoreOltre a un’idea di base – me ne rendo conto – non proprio fortissima (”mi avete ucciso il cane e io ora mi vendico”) Red ha alcuni evidenti difetti. In primo luogo ha tutta l’aria di un film per la tv girato in estrema economia: una fotografia che in confronto Duccio Patané è Storaro e una staticità che dovrebbe suggerire classicismo ma che – sfortunatamente – rimane solo staticità e mancanza di fantasia. In più la revenge del nostro Avery è molto meno sanguinosa di quello che si vorrebbe far intendere. Ma ci sono anche tanti pregi: in Red si respira un’evidente onestà di fondo. Voglio dire: si sa che si sta facendo un film destinato al massimo all’home entertainment, si sa che il tutto è evidentemente derivativo e che molto probabilmente in molti snoberano l’operazione, ma a Lucky McKee (uno che aveva il successo in tasca dopo May, ma che poi si è perso e non ci si spiega come…) tutto questo non sembra interessare. E codirige insieme al norvegese Trygve Allister Diesen un film che mira ad essere un toccante ritratto di un uomo pronto a sacrificarsi pur di salvaguardare i propri ideali. E a noi uomini duri questo basta.

DVD-quote suggerita:

“Da vedere seduto sotto il portico sorseggiando un’american pale ale”

Casanova Wong Kar Wai, i400calci.com

IMDb | Trailer