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Things are easy when you’re big in Japan, are you big in Japan…

Era il 1999, l’anno dopo l’uscita nelle sale dell’immortale musicarello Jolly Blu. Mauro Repetto qualche anno prima, addirittura nel 1995, aveva dato alle stampe il suo immortale ZuccheroFilatoNero (il concept album sulla figa di cui vi omaggiamo anche del video del singolo Baciami Qui). Questo per dire che ormai gli anni di Hanno Ucciso L’Uomo Ragno erano veramente distanti. Max Pezzali continuava sereno e tranquillo per la sua strada. Ormai aveva capito che il suo posto era lì, ai piani alti dello showbiz. Anche se rimaneva sempre il solito regaz di Pavia tutto moto, birrette e amicizia, ormai aveva raggiunto il successo e l’ammirazione di tutte il panorama musicale italiano. E possiamo anche sbilanciarci nel dire che l’ispirazione forse non era più la stessa. Niente più “Come un Ninja fai le scale“, ma un album sciapo e piatto come Grazie Mille. Che però ha un però. Apparte che il booklet – in tempi assolutamente non sospetti – aveva delle tavole in 3D e gli occhialini in omaggio, Max – che è uno che ne sa – ha avuto un’altra brillante idea: il Giappone. “Amici produttori del disco più scialbo della mia carriera, ho avuto un’ideona: siccome, si sa, in Giappone siamo famosi tutti, io faccio un disco con la mano sinistra (di un altro), ma faccio tutto in stile Japan! Anzi il primo singolo lo vado a girare lì. Ciao amici produttori del mio disco che nessuno si ricorda pur avendo avuto 10 tracce di cui 7 sette 7 singoli, vado. Parto. Anzi, mi pagate il biglietto aereo per me e per due che sono come nel video che non so assolutamente chi siano? Grazie.” E Max arrivò gonfio d’entusiasmo in Giappone. Fece il suo video con due figuranti che chissà chi sono, e fece un buco nell’acqua. In Italia in pochissimi se lo ricordano. In Giappone gli Anvil riempono i palazzetti alle 10 del mattino, ma se fermi un giapponese e gli dici “Quando torni a casa alle sei…”, lui non è che ti guarda, ti sorride e continua urlando felice “S’inkazza, s’inkazza” per poi abbracciarti come un fratello di sangue che anche se siamo persone dal colore della pelle diverso, ci unisce l’amore per la musica. Ecco, questo per dire che Max Pezzali, per quanto mi dispiaccia, non è riuscito a diventare famoso in Giappone. Ora guardiamoci tutti insieme il video di Viaggio Al Centro del Mondo e pensiamo fortissimo: “Ma chi sono quei due con Max?”

Sapete anche chi non è riuscito a diventare famoso in Giappone? Masaru Daisatô. Ed è stranissimo perché è potenzialmente l’uomo più famoso non solo del Giappone, ma di tutto il mondo. Fa un lavoro bellissimo: difende la sua patria. Si collega a degli enormi conduttori elettrici, diventa un gigante alto più di un palazzo di 30 piani e lotta contro dei terribili mostri che ogni tanto arrivano da chissà dove a spaccare tutto. Viene chiamato, arriva, mena il mostro a morte e se ne va. Ecco, se da noi in Italia ci fosse un uomo del genere io sarei contentissimo e avrei un suo poster in camera e anzi… mi comprerei un camion apposta per mettere dietro il sedile al posto della bandiera dei nomadi, la bandiera di Masaru Daisatô, detto Big Man Japan! Vai Big Man Japan! Sei tutti noi! Spezza le reni a questi dannati mostri che infestano le nostre città! E invece… e invece, nessuno ama Big Man Japan. Questa manica di irriconoscenti giapponesi non lo possono praticamente vedere. So che è strano da accettare, ma è così.

Io lo so non perché sono stato in Giappone, ma perché ho visto questo documentario molto bello che si intitola per l’appunto Big Man Japan. All’inizio pensavo che Big Man Japan fosse un semplice film con dei mostri che spaccano tutto e fanno casino, per cui ero tutto gasato… e quindi, quando ho scoperto che è un documentario, non dico che ci sono rimasto male, però… ecco, insomma: mi aspettavo un altra cosa. Perché sapete cosa si vede in questo documentario? Che la vita di Big Man Japan non è come pensiamo noi. Non è avventurosa, divertente, esaltante, rischiosa, appagante. Non è l’idolo di folle festanti pronte a servirlo per tutta la vita aggratis solo per stare di fianco all’uomo che con la sua forza fisica ha salvato la propria patria milioni di volte. Non è ricoperto di soldi e amato da donne bellissime. Non è amato nemmeno dai suoi familiari. La sua vita fa schifo. Sembra uno di quegli uomini già vecchi a 40 anni. Sembra… È un fallito.

"certo, se avessi fatto giurisprudenza..."

"certo, se avessi fatto giurisprudenza..."

Vaga da solo tutto il giorno. Nessuno lo riconosce. Ha pochi soldi perché nessuno è interessato a lui, alle sue lotte, ai mostri contro cui combatte. Ci sono interi gruppi di persone che sono scontente del fatto che ogni volta che lui si trasforma e diventa alto più di un palazzo di 30 piani si debbano spendere milioni e milioni di Yen in elettricità. Sua moglie l’ha lasciato. Sua figlia viene presa in giro da tutti a scuola perché suo padre è quel cretino che ha i capelli in piedi, è alto più di un palazzo di 30 piani e se na va in giro a picchiare mostri puzzettoni vestito solo con uno slippino blu. È fuori forma, ha un pancetta orribile. Forse beve troppo. Quando deve tornare piccolo, ci mette tantissimo ed è un po’ come un dopo sbronza pesante: si deprime, vuole stare da solo, diventa scorbutico, dorme per intere giornate…

"Vo ho detto di passare dopo che ieri sera ho fatto tardi e poi non mi ricordo neanche dove ho parcheggiato la macchina..."

"Vi ho detto di passare dopo, che ieri sera ho fatto tardi e poi non mi ricordo neanche dove ho parcheggiato la macchina..."

Le uniche persone che sembrano sopportarlo sono… dei gatti. Che non sono neanche suoi. Ah, no… c’è anche la sua migliore amica che è una povera alcolizzata che avrà 40 anni ma ne dimostra 70. La paga che percepisce per quelle due volte l’anno che viene chiamato a combattere non gli basta mai. La gente quando passa sotto casa sua gli tira i sassi. La sua manager non fa un cazzo dal mattino alla sera, gli trova degli sponsor imbarazzanti e sembra essere più interessata a spendere tutti i soldi che riesce a fare piuttosto che al suo protetto. I suoi sporadici combattimenti vanno in onda in televisione alle due e mezza di notte e hanno lo stesso gradimento delle nostre lezioni di algebra sulla Rai. Questo perché sono dei combattimenti di una noia sinistra: statici, sgraziati, lenti, meccanici…

"Ti ho detto di stare zitto! Io da qui non me ne vado. Cosa vuoi fare? Mi meni?"

"Ti ho detto di stare zitto! Io da qui non me ne vado. Cosa vuoi fare? Mi meni?"

E un po’ – non vorrei passare per scorretto – ma un po’, dicevo, se lo merita: francamente, Masaru Daisatô è noioso. Quando il regista del documentario gli fa delle domande, anche le più semplici, lui risponde come se avesse la verità (anzi, una serie di verità) in tasca, e invece dice solo un sacco di fesserie. Ha i capelli troppo lunghi per un uomo della sua età e sembra essere interessato solo a cose inutili. Gli piacciono gli ombrelli quelli piccoli che poi li allunghi e diventano grandi. Gli piacciono degli strani semini giapponesi che li metti nell’acqua e diventano grandi. Mi ha fatto venire in mente quelle magliette che all’inizio sono grandi tipo una saponetta, poi le metti in acqua e diventano grandi come delle magliette normali. Insomma, un montato triste e squallido. Suo nonno – uno che faceva il suo stesso lavoro tanto tempo fa – quello sì, era un eroe. Certo, all’epoca c’erano più mostri e la gente forse era meno abituata a vedere gente alta come un palazzo di 30 piani, ma io penso sia anche una questione di personalità. E se suo nonno aveva 50 servitori che lo adoravano, se era l’idolo dei bambini, se c’erano giochi, film, prodotti di qualsiasi tipo per lui e invece adesso al massimo quello che ottiene Masaru Daisatô è avere sulla schiena la sponsorizzazione di una sottomarca di noodles… un motivo ci sarà.

Quando Big Man Japan era Big In Japan

Quando Big Man Japan era Big In Japan

Masaru Daisatô , scusate il francesismo, ma non è degno nemmanco di pulirci il sedere a suo nonno. Ciò detto, è proprio quello che fa. Il povero nonnino infatti, dopo anni di onorato servizio, si è ritirato con il cervello un po’ in aceto a causa della quantità di scariche elettriche ricevute. Ora se ne sta in una casa di riposo a perdere le giornate guardando il vuoto, confortato solamente dalla presenza di quello scansafatiche di suo nipote che è l’unico che lo va a trovare… Poi, ogni tanto, il povero nonnino perde la brocca, si ricorda dei giorni che furono, e…

"uaaaaaaaaaaawwwwwwwwww! spim, spim spim!""

"uaaaaaaaaaaawwwwwwwwww! spim, spim spim!""

Insomma la fascetta sul dvd è questa:

DVD-quote suggerita:

“pensavo di vedere filmone coi mostri. Invece è venuto fuori un documentario di rara tristezza.”
Casanova Wong Kar Wai, i400calci.com

Sì, un documentario quasi grottesco nel dipingere un uomo che potrebbe essere il re del mondo e che invece passa le sue giornate sulla panchina di un parco giochi dove un tempo portava sua figlia giocare. E invece adesso sua figlia, anche se va ancora alle elementari, quando lo vede sbuffa.
Ah, non ho capito come mai, ma succede anche questa cosa. Il regista ha fatto questa scelta registica: tutto il film è girato come sono i girati i documentari, quindi in modo noioso, con la camera fissa e zero effetti speciali. Poi verso la fine si sceglie di fare vedere un combattimento sottolineando l’artificiosità di un uomo che diventa alto come un palazzo di 30 piani e, invece di usare le riprese vere – come ha fatto fino a quel momento – ricostruisce tutto come se fosse una puntata di Megaloman o quella famosa sequenza la di Crank High Voltage. Boh… Strano. Anche perché questo aumenta quel senso di tristezza che già pervade tutto il film.

"Piacere... Big Man Japan..." "Ciao... io sono Super Justice... Certo che potevi vestiri meglio..."

"Piacere... Big Man Japan..." "Ciao... io sono Super Justice... Certo che potevi vestiri meglio..."

IMDb | Trailer

Bonus…

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6 Commenti

  1. Miike Bongiorno

    Pezzali dal Giappone ha importato l’utilizzo degli accenti.

  2. Però in tutto questo mi è sfuggita una cosa. Al di là del fatto che pensavi di vedere filmone coi mostri e invece è venuto fuori un documentario di rara tristezza, è un documentario che tutto sommato ha un suo perché o è un documentario che tutto sommato non ha un suo perché?

  3. “pensavo di vedere filmone coi mostri. Invece è venuto fuori un documentario di rara tristezza che ha un suo grandissimo perché che è un perché bellissimo”

  4. Ottimo allora.

  5. Vespertime

    i due nel video di max erano i musicisti con cui si accompagnava il nostro max all’epoca. dopo l’addio di repetto e un primo periodo da solo il caro max provo a rimodellare i nuovi 883 mettendoci un sacco di gente. ma proprio tanta. tra cui anche i due loschi figuri presenti nel video. Ovviamente la cosa falli’ in poco tempo e max tornò a fare il non-più-giovane-nostalgico-solista che tutti noi oggi conosciamo. In quella formazione aveva anche due coriste arrivate successivamente al successo col nome di Paole e Chiara.
    eh eh.

  6. Vero!
    mi ricordo che paola e chiara
    – prima di fare dei video soft porno che neanche blue movie di cavallone –
    erano le coriste di max tanto tempo prima.
    ho ocntrollato su wiki.
    addio repetto: 1994
    paola e chiara: 1995 – 96 (solo un anno!!!!)
    grazie mille: 1998…
    quindi… chi sono questi due repetti?

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