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Endhiran: il mio superamico indiano


Sapete che qui a Londra arrivano un sacco di film indiani? Il motivo è che ci abitano un sacco di indiani, e che gli indiani amano andare al cine. Per cui quando vai nelle multisale del centro capita quasi sempre di vedere poster di film che non hai mai sentito nominare, spesso con titoli che non riesci nemmeno a leggere, sempre comunque a loro modo intriganti e coloratissimi. E io ero attratto da tutti quei poster indiani colorati. Che ci devo fare, sono attratto dalla roba colorata, come gli animali buffi nei video di Youtube.
Ma contrariamente a quanto Danny Boyle ha contribuito a farvi credere, i film indiani non parlano di gente povera che canta e balla e si tuffa nella merda. Cioè: sì, cantano e ballano, è innegabile, ma trovi più spesso roba di danza moderna stile Step Up, o normalissime commedie romantiche, e tanti film d’azione, tutti quanti caratterizzato da un fighettismo e tamarraggine che sono l’esatto contrario degli slumdog di Boyle e rivaleggiano più che altro con l’estetica di Fast & Furious. Ma soprattutto – ed è questa la fondamentale differenza culturale che mi ha sempre bloccato – durano tutti immancabilmente tre (n.3) fottutissime ore. Per cui, pur avendo barcollato per il remake di Fight Club, o per quel film in cui compaiono Stallone e Brandon Routh, non avevo ancora osato avventurarmici.
Fino ad oggi.
Cari gentilissimi e pazientissimi telespettatori: sapete che io non perderei mai tutto questo tempo per voi se non ne valesse la pena. Mi pare opportuno ribadire che non capisco nulla di nulla di cultura indiana (pur avendo più di un amico indiano) e che pertanto non conosco la differenza tra Bollywood e Tamil: quello che so però è che il film di cui vi parlo oggi si chiama Endhiran, o Superstar Rajni, che è un film Tamil di tre ore in cui cantano e ballano, e che soprattutto è fighissimo. Ve l’avevamo già presentato: in sintesi, è una produzione dal budget mica da ridere che ha a che fare con un androide indiano mezzo Terminator e mezzo Poliziotto Superpiù.
Checcazzo succederà mai in tre ore di film? Seguitemi nel post più lungo di tutti tempi e lo scoprirete.

Innanzitutto il primo fotogramma del film è un messaggio di servizio che spiega che bere e fumare e fa male alla salute. Tenetevelo a mente, ci torneremo poi.
Sui titoli di testa c’è un pezzaccio cantato col vocoder, e dai sottotitoli non capisco se e’ un riadattamento di Mr. Roboto degli Styx o della sigla di Ufo Robot.
Vediamo tre buffi scienziati al lavoro su un robot che li prende continuamente a calci senza motivo facendoli volare dall’altra parte della stanza. Uno di loro è identico a Deep Roy ma alto normale: è Vasigaran, detto Vasi (interpretato da “Rajnikanth“) ed è la star del film. Gli altri due sono inutili macchiette. Insieme, stanno costruendo un avanzatissimo androide grassottello, di mezza età e con i capelli tinti: l’esatta copia di Vasi. Tranne che balla come Michael Jackson, salta come Scott Adkins (ok, peggio) e si mette in posa come Bruce Lee.
Vasi, pur assomigliando pericolosamente a Pino Insegno, ha una bella morosa, Sana. E visto che Rajnikanth è la star del film e che gli piace trattarsi bene, Sana è interpretata da Aishwarya Rai, che nel caso non lo sappiate è tipo la donna più bella nella Storia dell’Universo. Roba che l’ho vista e ho pensato “cazzo, è identica a Aishwarya Rai, ma Aishwarya Rai ha quasi 40 anni mentre questa ne dimostra al massimo 22”, e invece era proprio lei. In ogni caso, Sana è molto gelosa del fatto che Vasi passa tutto il tempo in laboratorio a costruire un robot brutto come lui, per cui minaccia di mollarlo. Lui però da vero nerd ha contato tutti i baci che si sono dati e sostiene di essere in vantaggio di quattro, e prima di mollarsi vuole indietro quelli che avanzano. È una gag divertentissima se vi piacciono i film con Kate Hudson, ma soprattutto è l’introduzione al primo stacchetto musicale che, alla facciaccia delle pacchianate esotiche che vi potevate aspettare, consiste semplicemente in un video di Biagio Antonacci.

Mi fai stare bene

Nel frattempo il robot colleziona figuroni per via di essere superintelligente e per saper leggere più in fretta di Rain Man, per cui Vasi lo porta a un congresso di scienziati a farlo ballare come una marionetta e rispondere a domande del cazzo tipo “dimmi il numero più alto che conosci” (giuro) e “io ora canto qualcosa stonatissimo e tu indovini che pezzo è”. Lui LE SA TUTTE. Ma il convegno è principalmente l’occasione per conoscere il cattivo della vicenda, il professor Bohra (Danny Denzongpa), ex-mentore di Vasi impegnato anch’esso nel costruire un robot, tranne che il suo robot è malvagio (lo si capisce perché l’ha costruito scuro e con lo sguardo accigliato) e che soprattutto funziona male. Per cui Bohra è geloso.
In ogni caso: great success! Vasi porta il robot a cena dai suoi insieme a Sana, con cui ha fatto pace, e qui il nostro testa di latta si guadagna il nome “Chitti”, diminutivo di “Chittibubu”, che in Tamil significa “tenero e coccoloso quanto Chris Evans vestito da Capitan America“. Con Vasi impegnato, è Sana a tenere a bada Chitti tutto il giorno: prima lui spacca lo stereo a dei bulli che lo tenevano troppo alto, poi spacca lo stereo a degli altri bulli diversi che lo tenevano troppo alto (eh…), poi l’aiuta a barare all’esame di ostetricia suggerendole le risposte via radio incorporata nella sua testa robotica, infine la salva da un’imminente gang bang su un treno ad opera di alcuni bulli che volevano vendicarsi dello stereo rotto. E qui amici miei abbiamo la prima scena d’azione della madonna, con coreografie acrobatiche inventive e divertenti. Quello che ti aspetteresti da Stephen Chow – cioè, da uno che aspira a calcarne lo stile e che non è che sta esattamente al suo livello ma lo fa comunque ben meglio di quello che ti aspetti, ma anche qui ci torniamo dopo. È il momento di un’altra canzone: “Boom boom robot – zoom zoom robot” (bellissima).
È qui che ho capito una cosa importante: non sapendone un cazzo di indianismo non so se questo vale per tutti, o per i film Tamil piuttosto che Bollywood, o solo per Endhiran (non penso), ma le canzoni non sono usate come nei musical tipo con i protagonisti che a un certo punto si fermano e invece che dire le cose le cantano. Si tratta invece di una cosa più strettamente correlata alle tre ore di durata, nonché una pratica usata tranquillamente in cose come Rocky IV o Baywatch: sono normali intermezzi in stile videoclip che dividono la storia in piccoli capitoli, che quindi non aggiungono nulla alla narrazione ma aiutano piuttosto a rendere il ritmo più sostenibile (nonché a vendere la colonna sonora). Ce n’è in media una ogni 20/25 minuti, e probabilmente sono i momenti in cui tradizionalmente gli spettatori ne approfittano per andare in bagno o al bar.

Hearts on fire

Torniamo all’inizio. Ricordate il cartello che avvisava che bere e fumare è nocivo alla salute? Ecco, dopo “Boom boom robot – zoom zoom robot” troviamo i due buffi aiuto-scienziati che pigliano per il culo Chitti perché non è un essere umano, e per dimostrarlo lo incoraggiano a bere e fumare. Chitti dissente e li picchia con le loro stesse ciabatte. È tutto qui. È l’unica scena che giustifica tale precauzione.
Ma è il momento di un altro test importante: Vasi vuole brevettare Chitti, e lo porta davanti a una commissione di scienziati fra i quali il suo ex-professore cattivo. Quest’ultimo tira una supercazzola incredibile a Chitti e per poco non gli fa accoltellare Vasi: è la prova lampante che Chitti non riconosce il valore della vita umana e si confonde facile, per cui il progetto è da bocciare. Vasi implora pietà, e guadagna un mese di tempo per insegnare a Chitti questo nuovo difficile concetto.
A un certo punto scoppia un grossissimo incendio in città: non essendoci pompieri americani in India è l’occasione d’oro per utilizzare l’ignifugo Chitti al meglio delle sue possibilità e mandarlo dentro a salvare le persone. Tutto va alla perfezione fino a quando il povero robot non commette un errore clamoroso, svelando contemporaneamente la più grossa differenza culturale tra l’India e noi buzzurri occidentali. In pratica, Chitti salva una ragazza nuda. La poveretta era stata colta di sprovvista dall’incendio più grosso nella storia di Chennai mentre stava facendo il bagno: è bloccata nuda nella vasca e non vuole essere salvata perché è nuda. Chitti, ridotto a scheletro robotico dalle fiamme che gli hanno bruciato tutto, risponde candidamente “E allora? Pure io sono nudo” e la salva lo stesso portandola fuori. La gente, che fino a un secondo prima stava esultando, rimane ammutolita dal nudismo (pixelato anche se laterale!) della ragazza in lacrime. Anche Vasi ammutolisce e scuote la testa sconsolato. C’è una breve discussione: “ma ti rendi conto che è nuda? come ti sei permesso?” “sì, ma porca puttana*, è viva!” “no, non hai capito, è NUDA”. La ragazza scappa in lacrime e viene investita da un camion e muore. Giuro. E prima ancora che si abbia il tempo di tastarle il polso, Bohra telefona al volo a Vasi e lo canzona “Ha-ha! Il tuo robot ha salvato una ragazza nuda!” e gli boccia il progetto. A questo punto io avrei bisogno di una canzone per riposizionarmi la mascella al suo posto originale, ma non vengo accontentato.

Salvataggio a luci rosse

Vasi quindi si arma di pazienza tentando in tutti i modi di insegnare a Chitti il senso della vita, e che qualche volta i vestiti sono più importanti della vita stessa, ma è tutto inutile.
Fino a quando, dal nulla e senza grosso clamore, un fulmine colpisce Chitti.
Seconda possibilità! Siamo nell’ospedale dove Sana ha trovato lavoro fisso come ostetrica pur avendo totalmente barato all’esame, e una donna sta per partorire di parto complicato, di quelli dove è tutto tragico e potrebbero morire bimbo, madre o entrambi. Chitti dice “FACCIO IO”. La capo-reparto risponde “Oi, ti serve un diploma da medico – cioè, se lavora da noi qualcuno che in realtà non ha studiato una ceppa noi non ce ne accorgiamo, ma gradiremmo lo stesso vedere un pezzo di carta”. Chitti le tira una supercazzola provando di essere intelligente, e lo lasciano fare. Chitti, da bravo robot intelligente, salva entrambi. Sana emozionatissima lo bacia sulla guancia e lui per la prima volta ha uno strano sussulto: FINE PRIMO TEMPO (ci viene proprio scritto “Intermission”, giuro).

Nel secondo tempo si capisce che le cose sono cambiate. Chitti salta in camera di Sana salvandola da una zanzara, e poi pretende in cambio un bacio. E’ chiaro che il fulmine gli ha messo in testa strane idee. Sana gli dice “ok, se mi trovi la zanzara che mi voleva pungere e fai in modo che non lo faccia più”. Chitti allora individua la zanzara e la insegue, ma questa chiama i rinforzi. Al che Chitti inizia a parlare in zanzarese e a trattare diplomaticamente. Le zanzare sono scettiche, per cui il nostro deve passare alle minacce e a qualche dimostrazione pratica di potenza: alla fine le convince e l’insetto responsabile chiede scusa a Sana, la quale concede il bacetto promesso a Chitti. E giuro che non ho fumato.

S. Francesco puppami la fava

La situazione degenera, e io faccio meglio a farla un po’ più breve per arrivare al piatto forte: Chitti è sempre più arrapato e geloso di Vasi, Sana canta in un video cyber-sexy stile Rihanna, Vasi chiede a Sana di sposarlo nel tentativo di troncare la questione, Chitti (mal consigliato da Bohra) fallisce un test per essere assunto all’esercito mettendosi a recitare poesie hippie invece che mostrare di essere un superfigo con le armi, Vasi s’incazza duro e lo smonta. Vasi e Sana litigano e c’è questa scena inquietante in cui lei dichiara “ora mi metto col primo che passa” e lo fa davvero, ferma un contadino brutto e ciccione il quale prima si emoziona e poi, quando lei cambia idea, si offende e si trasforma in un maniaco sessuale con delle pretese finché Vasi non interviene e la salva, introducendo così un’altro videoclip alla Biagio Antonacci.
Bohra rimonta Chitti infilandoci un microchip cattivo e cambiandogli pettinatura, e il nostro robot ribelle si presenta al matrimonio di Vasi e Sana, ferisce lui e rapisce lei, dopodiché si costruisce un esercito di cloni a protezione del suo regno uccidendo Bohra perché pure lui aveva delle pretese.
A questo punto bisogna smantellare la situazione. Vasi si traveste da Chitti per salvare Sana e tutti i robot ci mettono un buon venti minuti per capire qual è l’idea più furba per individuarlo (indizio: con Linda Blair non avrebbe funzionato); Vasi scappa lo stesso, intervengono i militari e scoppia un macello. E raccontare l’epica orgia di invenzioni ed effetti speciali che ne segue è impossibile, ma grazie a Vishnu abbiamo un video di Youtube che ci viene in soccorso:

Com’è? Ammettetelo, non vi aspettavate fosse così figo. Il regista di Endhiran, S.Shankar, è considerato un po’ il Michael Bay indiano, e lo dimostra eccome. Il vero Michael Bay dovrebbe prendersi qualche appunto.
Comunque: Vasi riesce a disattivare Chitti e a toglierci il microchip della malvagità, ma il danno è fatto, Chitti viene ritenuto pericoloso e costretto ad autosmantellarsi. Lui lo fa con piacere, ma non prima di aver infilato un pippone moralistico insensato su come la società non sia pronta per i robot per cui, anche se li sappiamo fare, per ora è meglio non farli e metterli fuorilegge. Quando si potrà farli, e secondo quale criterio non siamo pronti, rimane un mistero. Vent’anni dopo evidentemente ancora non lo siamo: la testa di Chitti è in un museo, e una bambina chiede “maeeestra, ma perché è stato smontato?”. Chitti di colpo si rianima, sorride, e risponde “Perché ho iniziato a pensare.”
Titoli di coda. Whoa.

Ora, il ragionamento finale che vi serve sapere è questo: il film, nella mia modesta opinione, sarebbe tranquillamente godibile anche da un pubblico occidentale. La produzione è più che all’altezza, e l’umorismo e i valori rappresentati – tranne rari shock culturali tipo la condanna senza appello del nudismo anche a costo della stessa vita – sono sempre piuttosto classici, semplici e universali. Ho trovato tutto sommato meno ostico questo Endhiran che tante osannate cose cino-giappo-coreane o anche solo francesi. Quello che lo fotte è la durata. Le tre ore sono gestite con naturalezza e si reggono bene, ma rimangono pur sempre tre ore e per la materia trattata sarebbero esageratissime anche se si trattasse di Stephen Chow, di Will Smith o di Roberto Benigni (per citare qualcuno più “box-office friendly”). Per renderlo commerciabile andrebbe come minimo dimezzato, a partire dall’ovvia esclusione degli intermezzi musicali: si rischierebbe probabilmente di rendere le svolte della vicenda un po’ troppo schizofreniche, ma potrebbe valerne la pena per mostrare al mondo che gli indiani sono meno strambi di quel che si pensa e che, soprattutto, hanno ideissime mica da ridere. Se poi Endhiran sia un caso isolato o meno non ne ho la più pallida idea, ma consideratemi decisamente incoraggiato. Potrei quasi recuperarmi il remake di Fight Club, o quel film dove compaiono Stallone e Brandon Routh.

Commando chi?

DVD-quote:

“Give India a chance!”
Nanni Cobretti, i400calci.com

P.S.: comunque mi riguardo Endhiran tre volte piuttosto che un capitolo a caso del Signore degli anelli

>> IMDb | Trailer

* il “porca puttana” l’ho aggiunto io, mi sembrava il minimo

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32 Commenti

  1. Scusa Nanni, ma davvero c’è quello stacco netto tra l’inseguimento finale e il finale vero e proprio al museo?!
    Manco un bacio tra i due protagonisti? Manco un “finalmente tutto è finito”?
    la cosa migliore è il transformer serpente, di una inutilità imbarazzante!

  2. honkytonk_man

    Ohhhdddddio!!!! mi è presa una convulsione, dal ridere, per la storia della ragazza NUDA… che storia ragazzi. Devo vedere questo film assolutamente.

  3. <3

    nei miei viaggi indiani ho avuto modo di vedere centomillemila coloratissimi (vedi turbopacchiani) posteroni ma soprattutto una pioggia di trailer improbabili.
    Scremando quel 95% di turbocazzate annuali rimangono fuori dei filmoni con un CGI di tutto rispetto e delle gnocche non indifferenti. Voglio precisare che quel rimanente 5% sono tipo 600.000 filmz ma chiedermi di ricordare un nome è impossibilissimo.

    P.S.: l'ultima volta mi hanno chiesto se volevo fare la comparsa a Bollywood. True story.
    P.P.S.: lo chiedono a tutti gli stranieri…

  4. @elpollodiablo: no in effetti e’ stato effettuato un montaggio che elimina due o tre dialoghi in mezzo, tra cui il pippone moralistico di cui scrivo poco sotto

  5. LiDongAn

    Qui nell’Estremo Oriente, due anni fa ha furoreggiato “Chandni Chowk to China”, ovvero, l’eroe dei film d’azione indiani che si sposta in un contesto cinese. E c’era pure Gordon Liu! Era una tamarrata niente male.

  6. LiDongAn
  7. Jane Plissken

    @elpollodiablo

    Nel cinema indiano mainstream i baci sulla bocca sono proibiti.
    Anche nei film d’amore il massimo che vedrai in 3/4 ore è l’abbraccio finale e/o il bacetto sulla guancia.
    La tensione sessuale viene sublimata coi numeri di ballo, dove vale tutto (costumi ridottissimi, acqua e olio a gogò, coreografie tantriche, ecc), ma il bacio no, checcavolo!

  8. @Jane Plissken: effettivamente me l’ero dimenticato…l’abitudine occidentale ha avuto la meglio! :-)

  9. Porca. Puttana.
    Sono esterrefatto. E chi l’avrebbe mai detto ? Mentre vedevo il robottone pensavo: cazzo, ma è mille volte meglio di Transformers! e infatti qualche riga sotto… La gestione delle armi a raggiera del medesimo, è qualcosa che rimanda direttamente al poster degli Espandibili.
    La cosa che più mi ha sconvolto e reso felice è quando dici che il Signore delle Arselle ti fa cacare. Ok, forse non proprio così diretto, ma il mio cuore è pieno di gioia lo stesso.
    Cobra vision you made my day.

  10. Pau

    “….Sana canta in un video cyber-sexy stile Rihanna…”

    Però il crudele titolare ben si guarda dall’allegare link esplicativo.
    :-)

    La faccenda del nudismo è di raro interesse, soprattutto perchè, se non ho capito male, nel film viene sbolognata come un dato di fatto, senza nessun intento satirico o critico: “nudo è male”; in un film occidentale la stessa valenza verrebbe assunta da una sequenza in cui il protagonista robotico picchi una vecchietta, rubi il gelato a un bambino, o guardi con gusto un qualsiasi show condotto da Maria De Filippi.
    Una cortesia per un ignorante come il sottoscritto: la differenza tra il cinema bollywoodiano e quello Tamil è una faccenda esclusivamente geografica e linguistica, oppure si tratta di scuole diverse, con tematiche differenti?
    Ammetto che, prima di leggere la recensione, avrei etichettato “Endhiran” come pura Bollywood.

  11. Luotto Preminger

    MA DIO SANTO.

    Se si cerca gente favorevole a far diventare i Calci un sito dedicato esclusivamente al cinema tamil, io alzo la mano. Quella del video era la scena d’azione migliore dai tempi di Eraserhead.

  12. @pau: l’ho cercato ma non l’ho trovato, sorry… se ci tieni appena ho un secondo piazzo uno screenshot ;)

    La faccenda del nudismo non solo e’ trattata come dato di fatto, ma drammaticissima. Cioe’, nell’istante stesso in cui vediamo la tipa nella vasca da bagno dovremmo pensare “beh, di certo non la puoi salvare cosi’ com’e'” e poi scuotere la testa come tutti quanti e probabilmente pure arrossire davanti al nudo laterale pixelato. Piu’ che picchiare una vecchietta lo paragonerei a salvare uno che ha una mano incollata a un giornale di animal porn e un’altra incollata al cazzo, o qualcosa del genere. E’ sicuramente una cosa religiosa-culturale che ha a che fare anche con cio’ che diceva Jane sopra, sul fatto che gli unici baci che si vedono in tutto il film sono sulla guancia (cosa a cui per altro non avevo fatto caso, e’ una commedia leggera, ci sta che sia casta).

    La differenza tra Bollywood e Tamil, lingua a parte, non la so, pero’ indicativamente mi dicono che i film Tamil hanno in genere un budget piu’ alto e un gusto piu’ moderno. Ma potrei dire una cazzata.

  13. Ho la vaga

  14. Cicciolina Wertmuller

    A quanto ho capito durante l’ultima Venezia, avendo lavorato ad un film in doppia versione Tamil e Bollywood (e confermo che anche in quel caso solo bacini sulla guancia fra Aishwarya e suo marito tamarrissimo), la differenza è che la versione Tamil taglia i pezzi musicali e li sostituisce con veri e propri pezzi di sceneggiatura. Per cui magari la versione Tamil è meno colorata e danzante ma ancora più lunga di quella di Bollywood – però anche un po’ più seria e ben scritta, sempre che ve ne freghi qualcosa.

  15. …sensazione che il buon vecchio Lynch abbia fatto qualche sgarro a qualche buon bevitore di caffè espresso. 

  16. Comunque in merito ai remake indiani, in un ristorante indiano ho visto il remake di Tutti pazzi per Mary, vecchia lampadata e gag del cane con i fili elettrici compresa. True Story.

  17. Carlo

    L’ho visto settimana scorsa e sono stato tentatissimo di mandarvi una recensione pensando “figurati sei i 400 calci vanno a curiosare nel cinema indiano!”
    Ovviamente mi avete preceduto.

    Volevo solo dire due cose:
    – gli scienziati chedono a Chitti “dimmi il numero PRIMO più alto che conosci”. La domanda così ha molto più senso.
    – l’attore protagonista nella vita very ha ben 62 anni. A confronto Aishwarya Rai che sembra 22enne è nulla

  18. Past & Fasul

    altro che sanremo…

  19. @Carlo: e’ vero, chiede il numero primo, ma non ha un cazzo di senso lo stesso come giustamente sottolineato dalla risposta di Chitti: “ti ci vorrebbero anni per controllare”

  20. Ingmar Van Peebles

    Io ho appena visto la scena. Molto interessante. Il mio unico dubbio esistenziale è capire come fanno la gente dell’est a tollerare il loro lektor. E lo dice uno che detesta il doppiaggio, ma il lektor no, anche se il film è in lingua Tamil!

  21. DoneBabyDone

    Il film con più morti ammazzati è ancora Die Hard II? No, perchè in questi 9 minuti se ne contano a centinaia…splendido Nanni!

  22. Honkytonk_Man

    @Ingmar Van Peebles: la questione del lektor ha sempre creato molto stupore in me.
    Mi pare che all’est ormai ci sono talmente abituati a uno (o due se maschio e femmina) che legge le battute che non ci fanno mica caso, anzi mi sa che se lo gustano meglio che se doppiato… mah. Preferiscono (ad es. mia moglie e le mie figlie che sono russe) una monoespressività da interpretare, piuttosto che avere la possibilità di beccarsi doppiatori cani fastidiosi.

    Di certo si risparmiano i costi di un doppiaggio integrale.

  23. @honkytonk: e’ una cosa affascinante. In un certo senso e’ come preservare un po’ della magia dei libri che ti lasciano immaginare le cose come minchia ti pare invece che presentartele fatte e finite…

  24. Ingmar Van Peebles

    @Honkytonk_Man
    Secondo me il discorso delle preferenze di queste pratiche barbariche è una questione abitudinaria. Quando sono arrivato in Italia ho litigato con praticamente tutti i miei amici DMSiani sostenendo che i film doppiatti facessero schifo, o meglio, che tradissero l’opera, ricevendo un sacco di nomi. Ora, da quando è cominciata la moda delle serie tv fanno tutti le fighette che non possono sentire i doppiaggi.

    vorrei capire se alla gente dell’Est può accadere qualcosa di simile, ma paragonandolo al film originale. Certo, se io dovessi vedermi Batman Begins non so se preferirei il Lektor o Santamaria …

  25. E’ anche/soprattutto questione di alternative. Io personalmente sono tra quei buzzurri che dopo un po’ si fiaccano di leggere i sottotitoli e pertanto sono felice di essermi imparato l’americano, altrimenti probabilmente continuerei mio malgrado con i film doppiati…

  26. Honkytonk_Man

    Sì probabilmente non hanno alternative, ecco un parallelo tra l’est è il bel paese, come noi in italia dove praticamente nessuno si sogna di sapere, …o si sogna di sognare di sapere, l’americano o l’inglese o più semplicemente il tamilloidese.

    Io del doppiato non posso farne a meno, specie se vi sono effetti speciali o scazzottate, altrimenti sto li a leggere e non mi godo niente. Invece se già son film che o sono tranquilli cerco il sottotitolato. Un giorno spero di imbuzzurrirmi tanto anch’io…

  27. Luotto Preminger

    Che casino, ho trovato 2 versioni del film: una nei titoli di testa ha scritto solo SUPERSTAR RAJNI e dura 2h46, l’altra ha dei titoli di testa completamente diversi, più lunghi (coi nomi degli attori e tutto quanto) e il titolo è appunto ENTHIRAN THE ROBOT, e dura 2h55…

  28. Io ho visto Superstar Rajni… A questo punto sarebbe carino se tu ti guardassi l’altro e ci confrontassimo sulle differenze

  29. Oh, pero’ nella mia i titoli erano completi…?

  30. Tapirolese

    Ma restando sempre in tema Bollywood e affini, avete mai avuto modo di vedere Commando – One Man Army?
    Perchè è una cosa davvero pazzesca!!
    Una specie di Tony Yaa indiano con il fisico di Scott Adkins fa cose al limite della follia, roba che non vedevo dai tempi del primo Ong Bak o da Born To Fight…

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