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Quella recensione di Quella casa nel bosco

*PING*

Commedia [com-mè-dia] s.f.
1 Rappresentazione teatrale di origine classica, caratterizzata da uno stile e da un linguaggio realistici, da un cominciamento tragico e da un lieto fine.
2 The Cabin in The Woods.

Un riassunto veloce per chi ha vissuto su Marte fino a oggi: Joss Whedon è un amico dei nerd, responsabile di cosine come Firefly e diventato di recente l’uomo più ricco di Paperopoli grazie a uno dei film dell’anno. Drew Goddard è il suo fedele sceneggiatore nonché ammanicato con la gente che conta nonché quello che passa dall’Autogrill a comprare le schifezze e la latta di Faxe quando lui e la cumpa fanno le serate horror e canne sul divano di casa Whedon. Un giorno, siccome le idee migliori arrivano sempre tra una caramellina gommosa e l’altra, i due decidono che si sono stufati di guardare sempre lo stesso film fatte salve alcune inevitabili microvariazioni, e si mettono di buzzo buono a scrivere il meta-horror definitivo.

Come da tradizione, il cominciamento è tragico: pur se scritto, girato e pronto all’uscita, il film finisce nel limbo a causa del quasi-fallimento della MGM. E poiché se guardi dentro l’Internet anche l’Internet guarda dentro di te, succede anche che qualcuno si legge lo script in anticipo e la sorpresa sembra rovinata. Poi la commedia, per fortuna, evolve come si deve, la sceneggiatura sparisce dalla circolazione prima di fare troppi danni, la Lionsgate compra il film e finalmente, nell’anno di grazia 2012, The Cabin in the Woods vede la luce.

Alle prime proiezioni per la stampa succede quello che molti (almeno io) temevano: le reazioni sono tutte del tenore «OMG è un game changer, è meta-, è intelligente, è una destrutturazione delle regole dell’horror, è il miglior film sul cinema di genere dai tempi di Scream». La paura torna: che Whedon e Goddard (il primo scrive, il secondo scrive e dirige) abbiano davvero inscenato l’ennesimo pastrocchio arguto, ombelicale e senza costrutto? Buone notizie: non che The Cabin in the Woods non abbia riflessioni intelligenti da proporre, ma è soprattutto un gran film, e il più divertente dell’anno. Non comico, non spiritoso, non da sganasciarsi: divertente, come una gita al tunnel degli orrori del luna park, come una double feature in un drive-in di periferia, come un romanzo di Lansdale. La commedia è finita, il lieto fine è servito, si va in sala.

«Ciao».

Parliamo di The Cabin in the Woods partendo (sentite qua) dall’inizio, da quel titolo che in italiano è stato tradotto in uno spettacolare Quella casa nel bosco. Non sono ironico: l’uso del dimostrativo che fa molto camp al posto dell’articolo determinativo, lo slittamento da “cabin” a “casa”, un intero immaginario di riferimento racchiuso in quattro parole. E in effetti The Cabin in the Woods lo è, un teen slasher, con tutto al posto giusto, dallo spunto triviale (weekend di adolescenti nella baita in montagna) alla location yellowstoniana alle facce dei cinque protagonisti. O meglio, le maschere: come nella commedia dell’arte, ogni personaggio racchiude in sé il meglio e il peggio dello stereotipo che vuole rappresentare. C’è l’Atleta zarro, il Secchione, il Fattone, la Gnocca mignotta e la Bella ragazza intellettuale. Sono tutti belli (dentro e fuori), tutti simpatici, tutta gente che non vedi l’ora di veder morire male – per poi dispiacertene. D’altra parte stiamo parlando di un cast che comprende Thor e la mia nuova amante. Difficile sbagliare.

E infatti fino alla fine del secondo atto il film cresce come un treno, con un paio di momenti da applausi. La mimesi del genere è perfetta, e lo è perché affrontata con assoluta serietà e amore per la materia. Non manca nessuno degli ingredienti davvero importanti: la violenza, la tensione, le trovate mostrologiche per perpetrare il massacro. Si vede persino un interessante paio di tette. Se anche fosse solo un teen horror classico, The Cabin in the Woods se la giocherebbe con i primi della classe.

«Sì, ma il temutissimo meta-?» ovvero la parte dove qualche spoiler diventa inevitabile

Se c’è un mestiere che non invidio ma che rispetto tantissimo è quello di chi ha dovuto costruire il marketing di The Cabin in the Woods, perché stuzzicare senza svelare troppo, in un film che fa del ribaltamento delle aspettative la sua arma principale, è un inferno. Ci sono riusciti: nulla di quello che si vede nel trailer è diverso da quanto si intuisce nei primi dieci minuti di pellicola. E cioè che, esercizio calligrafico a parte, c’è in ballo un secondo subplot, protagonisti tali Sitterson e Hadley (cioè Richard Jenkins e Bradley Whitford), due impiegati anzianotti che fungono da sceneggiatori e registi del tranquillo weekend di paura dei cinque ragazzi, guidandone ogni scelta, azione e reazione con suggerimenti e piccoli ritocchi d’atmosfera (il reparto chimica, ragazzi). Lo fanno di mestiere, con un apparente ironico distacco che malcela la passione, appena macchiata da un’ombra di quella noia ingrigita d’abitudine di chi sta perpetrando per l’ennesima volta lo stesso stanco rituale. Sono loro l’occhio che vede tutto della situazione, ma con i piedi ben saldi dentro la storia: non c’è nessun Jamie Kennedy che ci urla in faccia «queste sono le regole e non bisogna infrangerle» né lunghi elenchi di titoli di film horror o citazioni pop che fanno tanto sagace, solo due tizi che l’orrore lo creano in diretta, insieme al film, e solo perché pagati per farlo.

È una cinema che parla di cinema e lo fa come si deve, perché il Metamostro se ne sta buono buono sullo sfondo e lascia che a parlare siano i personaggi, le decapitazioni, i mostri, le ragazze seminude. Persino quel barlume di consapevolezza e di sospetto che qualcosa non vada – i.e. «perché i miei amici si comportano in modo bizzarro (v. sotto)?» – è introdotto nel modo giusto: il gibberish alla The Cube a base di «il sistema ci guarda» e «siamo sempre sotto controllo», utile ad alimentare ipotesi e speculazioni nei personaggi e di conseguenza nello spettatore, viene sbattuto in bocca al fattone, un cretino che gira con un bong telescopico che all’occorrenza diventa un thermos per il caffè; e chi di noi non ha un amico sballato ma laureato in filosofia le cui teorie sulla vita portano dentro di sé almeno il germe del complottismo? In questo modo si scampa il rischio “irritante editoriale da sedicenne che ha appena scoperto Orwell”, e scongiurata è la presenza dell’ombra di Kevin Williamson che metaforicamente guarda in camera e sorride ammiccante: Whedon e Goddard sono seduti lì con noi a tirare pop-corn sullo schermo, la quarta parete rimane sempre e miracolosamente intatta, le epifanie dei protagonisti coincidono con quelle di chi guarda piuttosto che precederle e spiegarle.

E mi fermo qui. Se vi sembra tutto molto criptico, se siete irritati perché vorreste capirne di più sulla trama, la vaghezza è voluta*: all’incirca a metà film, The Cabin in the Woods comincia pian piano a perdere la brocca, e collassa definitivamente nel terzo, strepitoso atto (parola chiave: Sylvester 2013). Azzardo: tutto il film non è altro che una lunga introduzione agli ultimi venti minuti/mezz’ora; fosse stata il film intero sarei comunque stato soddisfatto, e invece è nulla più che un abbrivio. Nel quale non mancano i difetti: dalla regia fin troppo scolastica (un guizzo o due non guasterebbero, a meno che anche l’anonimato non faccia parte del piano) alla fotografia troppo virata al “buio pesto in cui non ci si capisce un cazzo” che un po’ rovina un paio di scene in cantina. D’altra parte Whedon è ruvido, a modo suo; nessuna sua creatura è mai stata perfetta (né lo era, per dire, Cloverfield, scritto da Goddard), leccata (v. sopra) o in qualche modo patinata.

Come nessuna è mai stata seria fino in fondo: per cui se volete sentirvi “maturi”, “cresciuti”, “adulti” o “intelligenti”, se portate occhiali con la montatura spessa, se credete che il cinema sia fatto per stare male e farvi aggrottare la fronte in un cipiglio fiero e un po’ intellettuale, il consiglio è di girare alla larga, perché stiamo parlando di un film che è (anche) una commedia, che ha momenti e trovate da quindicenne scemo, che anche quando dipinge le pareti di una stanza con il sangue di decine di innocenti riesce comunque a scaldare il cuore e a far sorridere.

Long story short: il pregio maggiore di The Cabin in the Woods è che fa stare bene. Interessa la merce?

DVD-quote suggerita

«Un film che fa stare bene»
(Stanlio Kubrick, i400calci.com)

«Film dell’anno»
(V. sopra)

«Scream puppami la fava»
(Joss Whedon)

«E allora io dico che The Avengers fa cagare, gnè!»
(Kevin Williamson)

IMDb | Trailer

*a richiesta rispondo anche alle domande del pubblico, alzate la mano, mettetevi in fila, prendete il numerino, grazie.

PS CUM SPOILER

Lo metto in fondo per evitare di rovinare la festa a qualcuno ma, come mi ha fatto notare la sorella del Grande Capo, Buffy Cobretti, gran parte della trama del film ricorda molto da vicino quella dell’ultima stagione di Angel. Sono andato a controllare e, ehi!, è vero!, lo spunto è lo stesso preciso identico. È sfruttato per portare avanti una storia diversa, ma negare le somiglianze sarebbe miope. C’è da dire che a) la cosa non inficia in alcun modo la qualità di uno dei film dell’anno e b) almeno i due hanno avuto la decenza di plagiarsi da soli.

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85 Commenti

  1. Stanlio Kubrick

    Niente torno ora da Pioltello che son tornato a rivedermelo e sono felicissimo, per il film e perché piace più o meno a tutti. Mi ritorna la speranza nelle sorti dell’umanità.

    (ehi…)

  2. Giusto per riportarti coi piedi per terra, sappi che non piace a tutti, anzi, c’è tutto il gruppetto di (brutte) persone che “è ridicolo”, “porcheria”, “finale sbracato”, “non fa ridere”, “non è un horror” e blablabla.

  3. Sai che ti dico? CAZZI LORO. Piace alla gente che piace (= i lettori dei 400calci), per tutti gli altri c’è Dark Shadows.
    LE ASCENSORI PORCA TROIA. Come si fa a non amarlo?

  4. Eh, le grandi domande senza risposta.

  5. Bad Hat Harry

    Beh, anche io l’ho rivisto. E mi sono detto: perché dovrebbe piacermi ?
    Mi sono risposto così.
    Perché trovare un Gabinett nel Bosco produce un grande sollievo. Ma anche ritrovare Quella Nappa nel Bosco, produce un grande sollievo. Quindi è questione di sapere in ANTICIPO cosa vai cercando nel bosco.
    Ergo, dopo attenta visio, ho ded8 che ritrovare in un film tanti amici, quelli già visti, ma anche tutti gli altri, quelli nuovi, significa provare un grande sollievo. Come quando cerchi disperatamente un cesso e non lo trovi. Ne hai davvero bisogno di quel cesso nel bosco, faresti qualsiasi cosa, e sai che devi fare in fretta a trovarlo, altrimenti potrebbe essere TROPPO tardi. Poi, improvvisamente, scopri che qualcuno, quel cesso, non solo lo rende disponibile al momento giusto, ma anche che lo aveva predisposto per te, calibrato su misura. E sei felice. Cazzo se sei felice.
    Conclusione: non disturbare chi si chiude in un Gabinetto nel Bosco e non vuole più uscire.

  6. Anakin Rossi Stuart

    Finalmente sono riuscito a vederlo, cazzo…

    Joss ti voglio bene… ma tanto tanto…
    dai che il 2012 è il tuo anno, dai che stavolta hai fatto il colpaccio…
    sono commosso…

    «Un film che fa stare bene» è il commento perfetto.
    Non ho altro da dire, cinque altissimi e un abbraccio potente a tutti

  7. Ciao, (SPOILER), volevo fare un commento da Whedoniano all’ultimo stadio: colto da improvvisa illuminazione sulla via di damasco, mi sono appena reso conto che sì, ok, in questo film c’è molto del gran finale di Angel, ma c’è anche un 80% di quarta stagione di Buffy. Tutta la parte finale di Quella casa nel bosco è praticamente un remake con più soldi del penultimo episodio di quella stagione e in generale l’organizzazione alla base del film sembra quasi un what if dell’Iniziativa.

  8. fraxx

    Non capisco l’utilità di questo film. E’ una critica all’horror moderno? E’ un messaggio per registi? ok allora fai un corto ed ottieni lo stesso risultato..Ma non togli alla gente il costo di un biglietto per qualcosa che non è.. Quindi film decisamente patacca.. A me ha lasciato un senso di incompiuto, con un finale insoddisfacente, e tutto lo sviluppo del film è completamente al buio e non si capisce e vede nulla..Quando poi ho visto il pagliaccio discount parente lontano di IT ero tentato di sparare verso lo schermo se avessi avuto una pistola..Ma chiedetevi, l’originalità sta nell’essere demenziali? Un film horror deve fare paura..Siete proprio sicuri che non si riesca a raggiungere lo scopo ancora con i mezzi tradizionali? Io credo di si.

  9. Shozer

    Visto. Non piaciuto. Non mi sono nè esaltato, nè spaventato, nè divertito. Filmetto per ragazzi. Ecco prendetemi a 400calci nelle terga adesso se volete, ma ai titoli di cosa ho detto “bah…”

  10. l’ho trovato una grande stronzata, ed ancor più irritante in quanto venduto come film ‘tutto neuroni’ e ‘meta-fotonico’…ovviamente sono gusti personali…
    …non concordo con Mr.Pop sul fatto che bisogna avere una certa cultura horror per apprezzarlo…non millanto competenze stellari o cinevisioni enciclopediche, ma ‘una certa cultura horror’ ce l’ho, e a me questo film non è piaciuto per niente…
    l’horror, anche se può sembrare paradossale, non necessariamente deve far paura…
    ma se deve divertire, allora mi tengo mille volte Evil Dead, o Splatter-Gli schizzacervelli, vero helzapoppin gore, solo apparentemente decerebrato…se invece deve essere meta, allora viva Scream…
    se deve far paura, una storia semplice ed una realizzazione ottima come quella di The Descent sono la prima cosa che mi viene in mente…
    quanto a CITW, lo recensirei in due parole: ‘idiozia pretenziosa’

  11. amospal

    visto ieri.
    il fatto di portare “occhiali con la montatura spessa” temo abbia influito: si prende troppo poco sul serio per scaldarmi il cuore. sicuramente l’ultima parte è divertente, ma credo che fra tre giorni non lo ricorderò più

  12. Dildo Baggins

    Visto ieri sera. Non posso che quotare Stanlio: è un film che ti fa stare bene e ti rimette in pace col genere horror, dopo le molte brutture degli ultimi anni.
    Due soli appunti (con SPOILER anche se ormai lo hanno visto tutti):
    1) Ripley messa sotto da un fattone? Joss, questa non me la dovevi fare….
    2) Il prossimo che usa il prefisso “meta” lo vado a trovare a casa. Con un tritone al guinzaglio.

  13. @dildo: sono incuriosito da quest’ultima affermazione. Sono d’accordo, l’abuso del prefisso “meta” è una cosa fastidiosa come ce ne sono davvero poche, ma a un certo punto non usarlo per “Quella casa nel bosco” è come recensire un film di Van Damme senza usare la parola “calci”: più che una dimostrazione di ampiezza di vocabolario o che ne so, mi pare un’inutile acrobazia per girare attorno a quello che è apertamente uno dei punti centrali dell’operazione. No?

  14. Dildo Baggins

    Ok, ma, da Tarantino in poi, mi sembra che il suo uso sia spesso e volentieri uno “spararsi le pose”, da studente del Dams che ti vuol far vedere che ne sa a pacchi…Beninteso, non voglio flammare, è solo una mia impressione. Sarà che sono un tipo semplice e mi basta che un film sia divertente, le elucubrazioni sulla trama o che altro non mi interessano granchè.

  15. @dildo: sono d’accordo, la maggior parte delle volte ho la stessa impressione, ma bisogna anche saper riconoscere quando usarla e’ piu’ che legittimo

  16. Cristoforo Nolano

    Visto, finalmente visto (maledetto accumulo di film da smaltire). Non mi piaceva così tanto un horror da pareeeeeecchio tempo. Alla parodia dell’horror giapponese (e quanti me ne sono sparati senza mai capire checazzoavessero di così spaventoso) Goddard ha vinto a mani basse, da lì un poi è stato un salire fino alla manona catartica. Capisci di aver visto un ottimo film quando una volta finito non vedi l’ora di parlarne con amici/parenti/animali domestici.

    Questo weekend mi sono sparato I Mercenari 2 e questa chicca… ed esce pure il caro vecchio Nolan venerdì: miglior agosto cinematografico di sempre!

  17. al adamson

    (spoiler)

    arrivo in ritardo ma ho visto il film questa settimana

    non sono un whedoniano, anzi, ho scoperto che CITW fosse di whedon leggendolo ora qui. pero’ mi ricordo una stagione di buffy meta-, in cui ogni puntata era del tipo “ora facciamo questa trama qui” (memorabile la puntata tapparella/festa delle medie)

    sono rimasto deluso quindi da questo film. avevo quel poco di informazioni che vengono cmq svelate alla prima scena, e nessuna eco dell’hype che lo circondava.

    speravo di piu’, non vorrei aver capito male, ma tra visione del film e recensione, mi sembra poco la royal rumble del terzo tempo per avere tanto entusiasmo.

    alcune, forse molte, scene, prese singolarmente, valgono da sole. lo stesso vale per un gruppo di battute, ma l’insieme del film mi e’ sembrato “sbagliato”.

    c’e’ troppa roba, perche’ e’ giusto che ce ne sia tanta, altrimenti si perde la premessa, ma straborda. non e’ addomesticata.

    faccio un esempio: il tizio dell’esercito. sembra messo li’ per uno sviluppo inaspettato (rispetto al film, quindi classico volendo). messo li’ per alzarsi, ribellarsi e raddrizzare la spina dorsale della storia, per salvare i buoni o almeno gli innocenti. non lo fa. e basta. nel senso che non lo fa (come e’ giusto che sia nell’economia del film), ma la sua premessa si perde. e quindi non capisco perche’ inserirla. se non per quel “troppa roba” che in parte whedon riesce a gestire e in parte no.

    sarebbe un dettaglio, ma la maggior parte del film e’ lo sfruttamento di questo meccanismo: la sirena, le teorie del complotto del fumato, il dialogo sul camper all’inizio, etc etc. pochi elementi singoli che appoggiandosi ad un immaginario condiviso creano le premesse per una soluzione precisa durante la pellicola. con precisa uguale piu’ o meno a “la piu’ divertente possibile” (detto in senso del tutto positivo).

    pero’ da spettatore voglio tutto a questo punto. CITW non ci riesce. avesse mirato piu’ basso forse sarei piu’ soddisfatto, ma con tanta carne al fuoco, lo vedo come un film riuscito a meta’. sufficiente, talentuoso, ma con dei difetti evidenti.

    dopo ho visto piranha dd, e gli do’ 8
    adesso vado a vedere se l’avete recensito

  18. al adamson

    aggiungo che magari non si capisce: del meta- del film mi interessa poco o niente, anche perche’ non lo vedo tanto meta-. semmai ricco e intelligente, alla maniera di una buona puntata dei simpson, che non definirei una serie meta-

  19. Matteo Pascal

    @Al Adamson, per il caso in particolare del tizio dell’esercito io l’ho preso semplicemente come un mezzo utile per inserire gli spiegoni, e devo dire che ho apprezzato l’atmosfera di profonda e assoluta routine che vivono tutti i tecnici dell’esperimento, ma per far capire qualcosa allo spettatore serviva il classico “nuovo arrivato”… non ho mai pensato quindi che il militare potesse risolvere qualcosa, o che la sua inutilità facesse parte del gioco metareferenziale di CITW… ma se parli in generale ho provato qualcosa di simile per la scena degli specchi tra le stanze, che secondo me si poteva gestire meglio, o in poche altre occasioni. Troppa roba? Alla fine penso di no, se ci ripenso gli elementi con cui giocano Whedon e Goddard durante il film non sono tantissimi, anzi ho avuto la sensazione che il gioco potesse durare molto di più, e l’unico elemento di “troppa roba” voluta e totale è il finale con il suo tripudio di mostri, ma in questo caso non stiamo parlando di elementi narrativi. E questo lo dico pur avendo apprezzato il film molto meno della media dei fancalcisti, ma non posso negare che sia un film con molte frecce al suo arco.

  20. Marlon Brandon

    Visto finalmente ieri sera, in lingua originale, apprezzato per carita’, ma non mi ha spaventato nemmeno un po’, l’ultimo che ricordo esserci riuscito e’ stato Drag me to Hell. Non vorrei dire una banalita’, ma un film horror che non fa venire un po’ di caga e’ come un film porno che non te lo fa rizzare, poi magari puoi stare a discutere sulla bellezza degli scenari, degli omaggi al porno anni 70 o checcavolo ne so e cosi’ questo CITW almeno con me ha fallito. E mi ha davvero ricordato 13 ghosts con lo pseudo “Pinhead” dietro il vetro a fissare i protagonisti. Pero’ quando avro’ tempo mi divertiro’ a riguardare e classificare al rallentatore tutta la mostrologia presente…

  21. Withered Eye

    Visto ieri, piaciutissimo e

    SPOILERONE NON LEGGETE FERMATEVI SUBITO

    L’arto gigantesco che sbuca alla fine m’ha lasciato hungry for more (anche se il film doveva per forza di cose finire con quello stacco)

    FINE SPOLER

    Tutte le critiche del genere “non m’ha fatto paura” mi paiono un pò fuori luogo, il film è un esercizio di stile horror con ridarella incorporata fatto con i controcazzi e che sciorina una padronanza di clichè e genere che ti lascia di merda per come i vari ingredienti vengono usati senza creare una accozzaglia incomprensibile. Lamentarsi del mancato spavento è come dire “Ho visto This Is Spinal Tap e come rockumentary mi fa cagare”. Lo spavento puro e sordido non sembra essere l’obbiettivo principale del film, mi pare più un “guarda quanto cazzo siamo credibili sia nel crearti una base di film teen-horror ben girata (che già ci dovresti baciare le terga solo per quello) sia nell’aggiungerti il metacommento che invece di ammiccare allo spettatore riesce ad essere funzionale alla storia.” Un triplo carpiato quasi senza schizzi. Kudos to Whendon & Co.

  22. Oh comunque che bello, il pezzo è uscito a maggio, siamo a settembre e ancora arrivano commenti e gente che l’ha piaciuto molto! Vi vu bì amici.
    (anche a quelli che non l’ha piaciuto mica tanto)

  23. bello! bello! bello!
    c’è tutto ed è tutto come dev’essere. Lovecraft a piene mani, un po’ di the cube, tanto sam raimi miscelati con grande maestria!

    e poi, perdonate lo spoiler ma penso di potermelo permettere visto che il post non è appena uscito e questo è solo un commento:

    SSSSSIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII! I grandi antichi vincono!
    ma vieeeeeniiiiiii!

    Festa grande a R’lyeh per tutta la notte (cosmica)

  24. Magnum Pgreco

    Piaciuto anche a me che pure non sono un fanatico del genere e che questo film mai avrei visto senza l’input dei 400 calci.
    Il film scorre via piacevolmente per 90 min, non spaventa, ma intrattiene mirabilmente. Di gran lunga più sfiziosa la parte sotterranea rispetto a ciò che avviene in superficie.
    Chicca (SPOILER): uno dei 2 direttori che alla fine viene fatto a pezzi dal mermaid che tanto lo incuriosiva.

  25. Davvero notevole. Tre piani diversi per una pellicola che farà parlare di sè a lungo. Ammesso che si abbia la facoltà di lasciarsi trasportare dal plot.

  26. Phoenix

    Visto solo ora. A me non è piaciuto granchè, non lo rivedrei. Sono rimasto deluso avevo più aspettative.

    Speravo in un quarto atto. E forse avrei preferito che si tenesse più segreta la cosa all’inizio invece che usare un approccio così aperto. Ma quello già dal trailer s’era capito.

  27. fre.

    Visto solo ora, è stato divertente. Contesto l’idea che sia per ”Iniziati” al genere. Si può dire che sia il primo horror intero che abbia visto, ma la figura del montanaro sinistro, le pelli dubbie appese, i ganci da macellaio etc etc sono clichè condivisi.
    Così come le dinamiche del gruppo di vittime.

    Mi spiegate solo la faccenda dello specchio? Citazione o utile solo per il momento ”vedo-non vedo”?
    Grazie.

  28. Ubik

    Marò… visto ier sera… spettacolo… 2 volte di file, prima in ita e poi in eng. Poi stamane ripassata per ben due volte l’ultima mezz’ora. Non mi ero letto tutta la rece e/o i commenti perché stavate spolerando brutto e ne sono felice. Giunti alla scena del lago mi son detto “che spreco di mostri… hanno accennato a mille obbrobbri così a cazzo??? Non ce li fanno vedere? E come ce lo incastrano il tritone?” (quello sapevo ci sarebbe stato causa nomination nei Sylvester 2013).

    Comunque gran film. C’è da dire che di citazioni ce ne sono a secchiate. Ora, se Weddhon e Goddard sono nerd quanto penso, io c’ho visto pure una mini citazione del videogioco F.E.A.R. messa lì meravigliosamente.
    (http://www.youtube.com/watch?v=S1SV0LInE-s minuto 2:49… vediamo chi c’ha giocato :-P)

    L’ago del mio maccosometro ha vibrato un pochino solamente quando la mia nuova amante è uscita dicendo “non ci siamo resi conto che aveva dell’erba”… minchia, c’erano più cose verdi in quel camper che in tutto Parco Sempione, quello arriva con un bong grosso come un controfagotto e con tutte quelle telecamere nessuno s’era avveduto di tale presenza cospicua di cannabinoidi??? :-\

    Vabbé, dai, robina che si perdona di fronte a tale magnificenza.

    Comunque deciso: da grande voglio entrare nel “Reparto Chimico” (letteralmente). Nel caso non ci riuscissi cercherei impiego come testa di lupo -o alce- impagliata.

  29. Ubik

    P.S. Avete presente quella regola negli slasher per cui se uno/a ha paura… chessò… delle friggitrici (oppure va matto per il cibo fritto negli script dotati di ironia) alla fine il serial killer/mostro/fantasma/quelchel’è lo fa morire gettandolo in una friggitrice gigante come se lo conoscesse da sempre e fosse del tutto aggiornato sulle sue fobie/fissazioni/fisime???

    Ecco… quel “oh c’mon!!!” del dott. Sitterson dice tutto… LOL =-)

  30. Ubik

    p.p.s. Letto qualche commento in più… secondo me i due gestiscono tutto a meraviglia e non sprecano nulla. Tutto quel po’ po’ di bbestie non è messo lì per essere snocciolato, ma per creare caos e sangue. Chissene da dove provengono o come sono stati messi lì, no? (che poi all’inizio qualcosa sulla lor provenienza lo dicono, mi sembra)

    Anche il nuovo soldato appena arrivato secondo me non crea nessuna aspettativa di sviluppo particolare. E’ solo il “nuovo arrivato”, ovvero in assoluto il personaggio didascalico più comodo che esista. Le spieghe che gli fanno rendono superfluo persino lo spiegone finale della direttrice (che se fossimo stati negli anni ’80 non ce l’avrebbero messo, ma sembra che ora bisogna per forza chiarire tutto tre o quattro volte).

    Tra l’altro, nessuno scandalo: quando Ripley si veste con quei tailleur stile “una donna in carriera” si merita l’ascia nella nuca!!!

  31. bizy

    A me e’ piaciuto molto, solo che avrei voluto vederlo nelle mani di un regista “Non televisivo”, Un raimi diciamo, che con le invenzioni visive ti salvava la prima parte che diciamolo, e’ un po piatta nel suo seguire le regole dell’horror. Li manca l’ironia visiva. Poi perde completamente la testa e tu non puoi fare a meno di essere inebetito con un sorriso gigantesco :D
    FILM CULT

  32. Fortebraccio

    Visto ieri, spettacolo! ultimi 20-30 minuti da antologia!!!
    Peccato per un paio di scene “maccosa” che non ho apprezzato per niente e che mi hanno quasi rovinato il twister finale:

    SPOILER – SPOILER – SPOILER

    l’agente pisquano che, solo soletto, apre l’ascensore e si fa sopraffare come un idiota da un fattone, senza per altro aspettare l’esercito di s.w.a.t. in arrivo; la stanza di controllo, con i comandi di “autodistruzione” in bella vista, lasciata incustodita e alla comopleta mercè dei fuggitivi.
    Beneficio del dubbio: forse anche queste due ingenuità sono dei rimandi a centinaia di film in cui i “cattivi” si lasciano beffare dai buoni nel modo più idiota possibile…

  33. Fortebraccio

    P.S.
    la parte in cui gli impiegati prendono per i fondelli il veggente con il vivavoce è semplicemente strepitosa.

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