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Rivitalizzare il cinema di gemere, oggi anche in 3D: Paura. O anche no.

Ci vuole coraggio a intitolare un film horror Paura. Ci vuole ancora più coraggio a intitolarlo Paura 3D, come a crogiolarsi nella convinzione che aggiungere quella specifica sia ancora un punto a favore, un efficace trucchetto di marketing piuttosto che un repellente per spettatori.

L’ultima volta che sono stato al cinema a rivedere Quella casa nel bosco lo spettacolo è iniziato con venticinque minuti di ritardo, durante i quali sono state trasmesse reclame di squallidi motel sulla Paullese e di negozi di ottica con nomi imbarazzanti tipo Occhial House; e poi alcuni trailer, Chernobyl Diaries, 21 Jump Street e, appunto, Paura. Che, tra un «bella riga’», un «famose una canna» e donnine nude che corrono sullo sfondo mentre in primo piano un tizio che sembra uscito da un botellón in piazza Leonardo ansima terrorizzato, si chiudeva con uno dei momenti più incredibili della mia storia recente: la comparsa, bello in grande a tutto schermo, del titolo del film, presentato come

PAURA 3D ANCHE IN 2D

Fosse successo durante una puntata di Mai Dire Qualcosa avrei riso meno.

«Bella riga', troppo ride Zelig!».

Ciascuno è legittimato ad avere le opinioni che preferisce sui Manetti bros. La mia è semplicissima: non mi piacciono perché ho visto qualche loro film e non ho apprezzato. Mi è piaciuto lo sforzo di (re?)inventare la fantascienza all’italiana con L’arrivo di Wang, ma la mia stima si ferma all’idea di partenza, visto che a conti fatti trattasi di film del cazzo che poteva chiudersi in venti minuti. A parte quello, il nulla. Non ho però nulla di pregiudiziale contro i due riga’, né vorrei che questo pezzo diventasse un processo alle intenzioni o un forum di discussione sulla vera o presunta disonestà intellettuale e creativa di Marco e Antonio. Paura (in 3D! Ma anche in 2D) è prima di tutto un film, e come tale va trattato.

Cominciamo quindi dalle cose buone contenute in questa pellicola del cinematografò:

1) A un certo punto finisce.

Bene, ora passiamo a quelle negative:

1) A un certo punto inizia.

L’idea di fondo di Paura è la stessa di L’arrivo di Wang: volemo fare er cinema de ggenere come nun lo se fa più in Itaja. Se con la fantascienza l’operazione era tutto sommato più facile, vista la carenza non totale ma comunque importante di grandi punti di riferimento nostrani, Paura fa un passo a suo modo coraggioso, visto che di slasher, dalle nostre parti, se ne sono più o meno sempre visti, e gli stessi Manetti non fanno mistero di voler omaggiare (tra gli altri) il Dario Argento pre-mantide – ingaggiando tra l’altro Sergio Stivaletti per trucco ed effetti speciali, tanto per ribadire che in Italia siamo sempre i soliti quattro stronzi che ce la contiamo su. Ma questo è ancora un processo alle intenzioni: di cosa parla, a conti fatti, Paura 3D? E soprattutto, fa paura 3D?

SPOILER: no.

La storia è quella di tre zarri della periferia romana: c’è uno che si faceva urlare in faccia da Favino in ACAB e che fa la parte di quello che porta «la grema buona» e gira con la maglia di LeBron James, un tizio di Freaks! che suona il metallo e ha la maglia degli Slayer ma poi si emoziona quando trova la chitàra di Joe Satriani a casa del marchese (ci arriviamo), e l’immancabile ombrosissimo Sfighy, propenso alla paranoia e appena mollato dalla tipa che lo trova noioso.

Inciso: la tipa in questione, tempo su schermo trentacinque secondi, ha più carisma di tutto il resto del cast.

La svolta nella routinaria vita degli zarri arriva quando LeBron, di mestiere meccanico, si ritrova in mano le chiavi della Maserati del marchese Lanzi, scappato dalla città la vita l’amore le vacche a bordo della sua Rolls Royce d’epoca per trascorrere un weekend a Lontanopoli. Nella Maserati ci stanno pure le chiavi di casa del marchese. Che culo!

Capitolo marchese: è il più clamoroso esempio di miscasting dai tempi di Nolan che ha provato a spacciarci Katie Holmes per figa*. Qualcuno deve aver detto ai Manetti «vardate che Servillo è uno bravo» e loro hanno capito male e hanno chiamato il fratello scemo, quello degli Avion Travel. Potete immaginare la tensione che trasmette un cattivo con questa faccia.

Perché sì! Il marchese in realtà è cattivo. E lo scopriamo dopo circa cinquantadue minuti di film, visto che prima i Manetti si dedicano a quella parte di film denominata “costruzione dei personaggi” o anche “FAMO VEDE’ CHE SEMO ITAJANI”. E quindi assistiamo a:

• i tre che decidono di stabilirsi a casa del marchese per farsi le cannette – hanno appena comprato 150 roiz di moffo – e di dare una grande festa con le fighe per ravvivare la quale chiamano il loro amico DIGGEI NEBBIA. E OK

• i tre che si scolano a canna una boccia di Dom Perignon e frugano in cantina tra i bottiglioni di Sassicaia. «Anvedi che bono ‘sto sciampagne». E va bene

• i tre che giocano a Guitar Hero sul 50” del marchese. E… WTF?

«Anvedi er vino...».

Dopodiché, all’incirca all’altezza del Sassicaia e poco prima di Guitar Hero, il film svacca e non si riprende più. Semplicemente non è salvabile. Anche facendo finta che tutto quanto successo fino a quel momento non fosse un patetico tentativo di suonare “giovani” e “aggiornati” e “de borgata” – con tanto di immancabile contorno di hip-hop capitolino, «Roma è la mia città, nun succede mai ‘ncazzo, la ggènte», e ora non venitemi a fare la predica sul fatto che quella particolare canzone è scritta dal particolare talentuoso artista che esprime il disaggio dei Sette Colli meglio di qualsiasi capolavoro neorealista italiano, perché ‘sta roba del disaggio nel 2012 è ridicola, punto – anche facendo finta, dicevo, che i tre non siano dei cani maledetti ma dei veri attori, anche facendo finta che vederli accendersi un barnello dopo l’altro sia DAVVERO un modo per sentirsi in comunione spirituale con loro, anche facendo finta che sia realistico immaginare tre personaggi del genere che non bestemmiano mai manco una volta (eh sì, va proprio così, NELLA VITA VERA), la discesa in cantina (reale) di Sfighy coincide con la discesa negli inferi (metaforici) del brutto cinema.

Perché in cantina, dietro alle bocce de rosso da centocinquanta euri, c’è Francesca Cuttica. Nuda. Legata al soffitto. Tutta pazza. Magra come un chiodo. Urla. Terrore. Brandisce delle forbici. Dammi violenza flash dammi torpore flash dammi PEPPE SERVILLO CHE MI RASA LA PATATA. Lo shock factor di Paura nasce e muore qui, in una vagina inquadrata in primissimo piano (e in 3D! Ma anche in 2D!) mentre il cantante degli Avion Travel la accarezza voglioso e ci spalma della schiuma da barba per poi eliminare i peli superflui (nota a margine: un paio di millimetri sopra il clitoride ne rimangono un paio, ostinati, eretti). Dice «ma come ce semo arrivati alla cantina che er marchese era sulla Rolls?». La sequenza di eventi è la seguente:

il marchese se ne va in macchina
=> i riga’ organizzano la festa
=> la macchina del marchese se rompe
=> i riga’ scolano lo sciampagno
=> il marchese torna a Roma in taxi («Sono centocinquantatré euri»)
=> i riga’ se ne accorgono e provano a scappare
=> ma Sfighy è ancora in cantina tra le bottiglie
=> Sfighy trova la Cuttica
=> il marchese trova Sfighy
=> il marchese rapisce Sfighy e rasa la patata alla Cuttica che si chiama Sabrina nel film
=> gli altri due, che già avevano telato da mo’, tornano indietro per salvare Sfighy
=> hilarity ensues 

Siamo a un’ora di film, e ancora non è successo un cazzo. Ma quantomeno la tavola è apparecchiata per un torture porn rape revenge slasher et cetera. E va proprio così! Solo che male. Malissimo. Inquadrature fighissime buttate nel cesso da attori cani. Tensione ammazzata da inserto di chitarre fintomeshuggah a caso. Servillo strappa con la tenaglia un capezzolo a Sfighy e tre minuti dopo Sfighy che nel frattempo s’è liberato si infila la maglietta e va avanti come se niente fosse. La tipa si riveste e comincia a mugolare e gemere (cinema di) a caso invece che assecondare i riga’ che vogliono farla scappare.

Ci sono decapitazioni e crani sfondati a colpi di pallettoni di fucile, eppure a nessuno degli spettatori frega né fregherà mai un cazzo di niente.

Perché i personaggi non sono interessanti – anzi, arrivano a irritare: che cazzo ti lamenti se il marchese ti impicca, sei tu che sei entrato in casa d’altri senza permesso, zarro di merda.

Perché la situazione non è interessante: si fanno continui accenni a orchi in cantina e a vere o presunte violenze e a mostruosità senza nome che non vengono mai veramente spiegate né contestualizzate – in questo senso il finale completamente privo di senso è un insulto al buongusto. Come insulto al buongusto è il fatto che le vicende sarebbero teoricamente ispirate al dramma di Natascha Kampusch. Ma su questo sorvoliamo.

Perché, soprattutto, la scrittura è talmente sciatta che il film potrebbe anche durare tre quarti d’ora in meno se solo non diventasse, a un certo punto, la miglior puntata di Piange il telefono dai tempi di So cosa hai fatto. Tipo: Sfighy è in cantina che ha liberato la tipa, gli amici sono su in macchina che lo aspettano, tutti e tre hanno un cellulare, nessuno si sogna di usarlo per chessò, organizzare la fuga in modo coerente e risolvere la situ in tre minuti netti.

PIANGI, STRONZO.

Il vero inghippo è che non c’è molto da argomentare sul perché Paura 3D sia un brutto film: lo è e basta. È scritto male, con trucchetti narrativi che sarebbero sembrati vecchi nel 1978, recitato peggio, anche se a onor del vero come geme e mugola la Cuttica nessuno mai, e particolare più irritante è girato pure piuttosto bene. Ottima regia al servizio di una storia risibile e fastidiosamente troncata a metà: l’unica paura è doverlo, un giorno o l’altro, rivedere.

DVD-quote suggerita

«Un brutto film»
(Stanlio Kubrick, i400calci.com)

«Rivitalizzami ‘stocazzo»
(Anonimo, cinemadigenere.com)

«AAAUHAHUH MMPFF GNUUIII»
(Francesca Cuttica, cinemadigemere.com)

IMDb | Trailer

*questa mi sa che l’ho già usata.

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57 Commenti

  1. miss glisso

    ma con un primo piano della patata mica si vedeva che arrossiva.

  2. abraxas de la vega

    magari le arrossiva la patata (che -pensandoci bene- avrebbe aggiunto realismo alla depilazione creando l’effetto pube irritato)

  3. Curiosamente (no) ho avuto la tua stessa esperienza, re: trailer sparato a buffo in mezzo a chili di Chernobyl Diaries e di Texas: Le Paludi Della Morte subito prima di una proiezione in ritardo di “Cabin in the Woods”.

    Quando però è uscito il titolo ho solo pensato fortissimo questo:

    http://www.youtube.com/watch?v=3nHV6MAA1K8

  4. taekwondo fighter

    Lammerda vera, filtro rosa spalmato su tutta la pellicola, che la rende inguardabile. Ma poi perchè il rosa??
    Anche gli effetti sono pessimi, tipo la testa decapitata, su cui si insiste con l’inquadratura, per offrire più tempo allo spettatore per chiedersi “perchè sto guardando sta cagata?”.
    Gli attori cani, in altri film non mi sono risultati così cani, quindi mi viene da incolpare anche per questo i registi.
    La colonna sonora non è malaccio e ci fa ascoltare brani di band dell’underground metal nostrano, ma dire che sono simil messuggah è come dire che i manetti sono dei simil Polansky.

  5. BellaZio

    Continuo il mio passatempo pre-vacanze preferite, ovvero fare commenti su film vecchi, visti in ritardo e che nessuno probabilmente leggerà.
    Ho visto questo film “grazie” a Sky on demand. Bene. E’ una merda ed è noioso oltre al tollerabilmente noioso (dura un ora e 40 mi pare, se durava 75-80 minuti era meglio tanto per iniziare). Gli appunti sono solo: gli attori non sono poi così cani (in Manetti ho visto ben di peggio), anche Servillo diciamo male ma non malissimo. E questa è l’unica nota positiva.
    E’ scritto a cazzo: nella prima parte la giustificazione a tutto ciò che fanno è “cazzo ce frega, famolo comunque” per far vedere sti tre buzzurri che fanno il bagno in piscina, bevono lo sciampagne der marchese, se fumano a crema condito da dialoghi stile Puttanic (Dj Nebbia?? L’han copiato da Beverly Holes probabilmente, quando Dylan chiama gli amici alla festa) e soprattutto, come dice Stanlio, giocano a Guitar Hero del marchese e a un robo formula uno del marchese, che c’ha tipo 60 anni e non dovrebbe avere Guitar Hero e una Playstation in un mondo normale ma “vabbè cazzo ce frega, famolo lo stesso”. Poi la chitarra di Satriani ma tanto non c’è un ampli… Sticazzi aò…
    Poi arriva il marchese e il film era meglio prima, quindi ho detto tutto.
    Il protagonista sfigato è uguale a Bonucci e questo aggrava la situazione.

  6. axel folle

    mai piaciuto nulla di loro e bene ho male ho dato uno sguardo a tutto, oltre ad evere una confezione dei film televisiva trovo girino pure come dei novellini, giusto per una fiction sulla rai si distinguono ma solo perché la concorrenza è pietosissima. In tutto questo l’ultimo loro film “Son e Napule” non è malaccio, anzi, si può dire, è pure carino, certo porta in seno tutti i limiti prouttivi che lo generano però si destreggia bene e ha dei buoni interpreti. Carino veramente.

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