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Per raggiunti limiti di grandiosità, la recensione di Django Unchained si fa in tre

"La bellezza"

“La bellezza”

Introduzione necessaria dell’ottimo Casanova Wong Kar-Wai

Ci sono qui film per cui si alza un fomento tale che non basta manco una nazione di milioni per tenerci buoni. Quando escono questi film – sono due o tre l’anno, nelle annate quelle buone – noi Calcisti ci ritroviamo a casa del Capo e, durante le nostre proverbiali riunioni (che ricordano i festeggiamenti di Sam Peckinpah e Emilio Fernández quando il primo finiva di girare un film), decidiamo chi deve recensire cosa. Solitamente funziona così: Nanni che tutto vede e tutto può, s’è fatto costruire una piccola arena come quella che si vede in John Carter e che ha riempito di fiere ferocissime. I redattori che si vogliono accaparrare la recensione del film in questione si cospargono il corpo (statuario) di senape e mostrada cremonese, canticchiano la loro canzone preferita, che è Eversleeping degli Xandria nella versione compresa nella colonna sonora de La Saga dei Nibelunghi, e poi se ne danno a vanvera di santa ragione. Quando abbiamo saputo dal nostro amico Quentin che ci avrebbe regalato Django Unchained, il sulfureo Quantum Tarantino, il feroce Stanlio Kubrick e il sottoscritto Casanova Wong Kar-Wai si sono subito scapicollati a rotta di collo verso la dispensa della Cobretti Mansion per tentare di agguantare per primi i barattoloni di senape e mostarda. Dopo una lunga battaglia durate una settimana in cui alla fine hanno perso la vita 74 koala, 93 panda albini e due pesci rossi comprati al Luna Park dell’Idroscalo, s’è così deliberato: i tre eroici redattori hanno fatto quel giochino a Megan Fox che le chiedi se le va di sentire che profumo hai messo sul collo, lei si avvicina e – tac! – tu ti giri di colpo e la limoni a tradimento. Megan Fox, ve lo dico giusto per la cronaca, è una presenza fissa delle nostre riunioni. Comunque: con Megan non è andata benissimo, ma per la recensione siamo riusciti a trovare un accordo maschio e fiero e ci siamo divisi il tutto da bravo fratelli. Ma d’altra parte è giusto che sia andata così: un film come Django Unchained merita tutta l’attenzione possibile e immaginabile e poi a noi ci piace scrivere. Per cui, ecco a voi, il trittico su Django.

«Quando io dico “Django” voi dite “Unchained”! Django!»
«Unchained!»
«Django!»
«Unchained!»

La parola a STANLIO KUBRICK

Il problema quando esce un nuovo Tarantino, quando si esce dalla visione di un nuovo Tarantino, è essere stati testimoni di talmente tanta/troppa roba che la voglia di raccontare, discutere, commentare tutto quanto si scontra con i limiti del buon senso. La soluzione è sconfiggere la logorrea e decidere di concentrarsi solo su qualcosa. Intendo dire: che Django Unchained sia bello, bellissimo, probabilmente un capolavoro, sicuramente un rappresentante eminente e difficilmente contestabile di quel genere cinematografico denominato “film di Tarantino”, è una roba che leggerete più o meno ovunque. Non so ancora – l’ho visto una volta sola – se mi sia piaciuto più o meno di Bastardi senza gloria, né sono convinto della sua perfezione assoluta: non tanto formale, quanto sostanziale, nel senso che non avrebbero guastato dieci minuti in meno di parole e dieci minuti in più di sparatorie. Ciascuno comunque si porta a casa quello che vuole; sono riuscito a mandar giù persino il cameo di Franco Nero (pessimo fanservice, ma sono convinto che gli americani apprezzeranno) e la comparsa a sorpresa di Tupac nella colonna sonora (diverso il discorso per Elisa, ma anche qui d’altra parte abbiamo gli yankee entusiasti), mi sono divertito follemente, sono uscito dalla sala carico di adrenalina e con la voglia di spaccare oggetti random e pezzi di mobilio possibilmente in mogano.

Solite cose, insomma.

Poiché ognuno ha le sue perversioni, comunque, per me Django Unchained resterà sempre “quel film dove Tarantino tira fuori il meglio di tutti”. Che Quentin sia eccezionale nello spremere fino all’ultima goccia di talento chiunque gli passi per le mani è banale, scontato e spesso quasi dimenticato; SI SA che chiunque finisca tra le mani di quell’uomo tira fuori l’interpretazione della carriera, sarà perché si diverte, perché su quei set si pippa come dannati, perché le storie che Tarantino racconta chiamano a gran voce caricature, macchiette, maschere, travestimenti, perché essere sempre sopra le righe è in fin dei conti più facile che modulare e sottrarre. Quando sull’interwebs è comparsa per la prima volta la faccia a luna di Leo DiCaprio in versione Calvin Candie, nessuno dico nessuno si è permesso di mettere in dubbio che Quello Che Si Scopa Solo Modelle Fighe si sarebbe mangiato tutto. Il problema (problema?) di Django è duplice: per quanto ricca, la torta non è infinita, e a tratti si ha l’impressione di vedere non un film, ma una Royal Rumble di fenomeni della recitazione che fanno a gara a chi riesce a tenere gli occhi dello spettatore incollati nei suoi più a lungo. E d’altra parte, se in passato il registro (linguistico, vocale) usato dai protagonisti di Tarantino era grosso modo sempre quello, si trattasse di uno yanke accoppa nazisti o di Bud in mezzo al deserto, questa volta il regista più amatodiato del mondo ha saltato definitivamente lo squalo e si è buttato nella filologia romanza del Grande Romanzo Americano.

Ho sempre avuto una fascinazione malsana per le seguenti cose: il deserto, il Sud degli Stati Uniti, gli accenti del Sud degli Stati Uniti, le piantagioni, il cotone, le paludi, i campi lunghi, i romanzi di Cormac McCarthy, i romanzi di John Steinbeck, il periodo a cavallo tra Ottocento e Novecento. Non avrei mai creduto – ciao ora sono a rischio licenziamento – che un film come Via col vento potesse piacermi, finché non ho scoperto quanta vecchia America rurale grondasse da quelle quattro ore e passa di mattone. Tutto questo per dire che quando Tarantino definisce Django «un southern» ha ragione, che quando in giro leggete che Django non è un western è tutto vero, che alla fine della fiera Django, più che essere un film sulla storia degli States filtrato dalla sensibilità di Quentin, è, tra citazioni di La nascita di una nazione e appunto di Via col vento, un film che riassume come l’intrattenimento americano dell’ultimo secolo abbia raccontato la storia degli States.

Quello che ho appena scritto è un mattone noiosissimo.

Oltretutto volevo parlare di tutt’altro, e cioè di come tutto il film sia sostanzialmente un porno per linguisti e/o appassionati e/o amatori. C’è un momento, non vi dico quando e non vi dico perché, nel quale Jamie Foxx si ritrova ad avere a che fare con un irlandese [UPDATE dell’ultim’ora: a fronte di tutta questa menata intellettuale sugli accenti, mi si fa notare che col cazzo che il tizio è irlandese, piuttosto aussie. Modificate quanto segue di conseguenza, mentre leggete, e perdonate il Vostro: a tutt’oggi nella mia testa la frase gira pronunciata con accento da birra e non da millepiedi velenosi]. Il quale bonariamente lo sfotte perché Jamie Foxx è DI COLORE (fonti non ufficiali hanno conteggiato il numero di volte in cui si pronuncia la parola “negro” nel film in 114). E quindi lo sfotte scimmiottando il suo accento DI COLORE. Oltretutto Django Foxx ci dà duro con il suo essere DI COLORE, riuscendo anche a modulare la sua cadenza DI COLORE in circa cinquanta sfumature di DI COLORE diverse, a seconda della situazione in cui si trova. Comunque, l’irlandese [cioè l’australiano]. Per tutta la sequenza, Jamie Foxx abbozza, finché al momento dei saluti, e all’ennesimo sfottò di O’Finnighan McBeatey Ryan Nguyen-Brown, lo fissa negli occhi e gli risponde con perfetto accento irlandese da tavola da surf. Istantaneo e folgorante. Due secondi di eiaculazione nerd che non tolgono né aggiungono nulla al film, ma per chi è così scemo da fissarsi sui particolari insignificanti perdendo di vista la big picture è un piccolo orgasmo. Per una cazzatina così che mi è rimasta impressa, chissà quante mi sono sfuggite.

Va da sé che non ricorderò Django Unchained come “quel film dove a un certo punto Jamie Foxx fa l’irlandese”. È solo che in un mondo così vivido e iperrealista, che soprattutto nel secondo atto dà l’impressione di essere dentro a un diorama piuttosto che a un film, l’unica reazione possibile è raccontare i dettagli e lasciare scoprire il resto, le cose grosse, le cose che contano, le sequenze da lacrime, le esplosioni giganti, LE PERSONE DI COLORE CHE SI MENANO, Samuel L. Jackson gigantesco e torreggiante e a tratti in grado di pisciare in faccia a chiunque compreso Christoph Waltz, il fatto che Django sia una satira feroce che ricorda più Mezzogiorno e mezzo di fuoco sotto steroidi che il Django di Corbucci, LE PERSONE DI COLORE, Nichole Galicia, insomma tutto il resto PERSONE DI COLORE compresi, a voi.

Fonti di ispirazione (true story)

Fonti di ispirazione (true story)

La parola a QUANTUM TARANTINO

Non so se sono la persona più adatta a parlare di Django Unchained di Quentin Tarantino. Sapete com’è: l’ho visto.

Perché, sì, l’arte ha il dovere di intrattenere — e Django Unchained è un film senza ombra di dubbio entertaining — ma a un livello più vero e più profondo ha soprattutto il dovere di intrattenerci con discussioni infinite e prive di senso costruite sul niente da persone che non hanno la minima conoscenza dell’argomento di cui parlano. Mi riferisco naturalmente — ma non solo — alla polemica sull’opportunità di trattare attraverso il genere dello Spaghetti Western (che poi Spaghetti Western non è) un tema spinoso come quello della schiavitù, polemica portata avanti principalmente da Spike Lee.

Spike Lee, regista afroamericano pluripremiato autore di Malcolm X, Fa’ la cosa giusta e un video di Michael Jackson, ha affermato di non poter esprimere un giudizio su Django perché non aveva intenzione di vederlo, poi spiegando che non aveva intenzione di vederlo perché lo giudicava offensivo. (Trova l’errore — ndR)

Nulla di nuovo, eh, questo bisticcio con Tarantino è una cosa che va avanti da un secolo: ai tempi di Jackie Brown — omaggio dichiarato alla blaxploitation degli anni 70 e recitato per la quasi totalità da attori di colore — Lee contestava il presunto abuso della parola con la N (“nunchaku”, suppongo) all’interno del film, chiedendosi salacemente se Tarantino non sperasse di diventare “un negro onorario” (parole sue, non mie). Per dirla in soldoni, non basta, secondo Lee, che a usare la praola con la N (“Nutella”, mi pare di aver capito) all’interno di un film sia un nero, deve essere nero anche il regista. (E che non venga in mente a un nero di contraddire questa logica: quando Samuel Jackson difese Tarantino, Lee lo definì un “house negro” — che è, guarda caso, il ruolo, meraviglioso, che Tarantino gli scrive in Django: ditemi voi se questo non è uno zinger da manuale) 15 anni dopo, la naturale evoluzione di questo soliloquio è che devi essere nero anche per parlare di schiavitù — che è un po’ come dire che devi essere un pirata per fare un film sui pirati, o un giaguaro per girare un documentario sui giaguari.

American slavery was not a Sergio Leone Spaghetti Western, it was a holocaust.

Facciamo finta per un attimo che questo discorso abbia un senso: ve lo immaginate un ebreo (nota a margine: Lee ne ha a pacchi anche per gli ebrei, che a suo dire controllano segretamente Hollywood. Folle, vero? Gli ebrei controllano apertamente Hollywood, lo sanno tutti!), dicevo, ve lo immaginate un ebreo che si lamenta di Inglorious Basterds perché la Shoah è una cosa seria e non un film di guerra alla Enzo Castellari? O un cattolico che ha da ridire su Pulp Fiction perché la redenzione è una cosa seria e non puoi trovarla in una tavola calda durante un mexican standoff? Ragionando in questa maniera Tarantino non potrebbe avvicinarsi a una macchina da presa, e non credo di dover spiegare perché questo per noi sarebbe una grave perdita.

Critici molto meno intransigenti hanno comunque portato alla luce un’iportante verità: la questione razziale può creare imbarazzi tali da spegnere completamente quell’area del cervello adibita a distinguere tra “politicamente corretto” e “privo di senso”. Tra le cose più folli che si leggono in giro, ho trovato giornalisti sostenere che se al cinema un bianco picchia un bianco è ok, se un nero picchia un nero è ancora ok, ma se un bianco picchia un nero È RAZZISMO; oppure che Django Unchained è un buon film, solo Tarantino avrebbe potuto evitare di usare così spesso la parola con la N (“Natalie Portman”, se non vado errato): ambientare cioè la sua epopea di diciotto ore piena di personaggi che parlano fittissimo in un’America razzista che ha però la prontezza di spirito di dire “afroamericano”.

Mi viene sempre in mente questa scena...

Mi viene sempre in mente questa scena…

Discorsi che per un attimo fanno rimpiangere la linearità di chi ai film di Tarantino imputa semplicemente di essere troppo violenti. Questione di opinioni e di personalissima sensibilità, almeno finché non arriva un dritto che piscia fuori dal vaso e riesce a mettere Django Unchained nella stessa frase di Columbine, Aurora, Newtown: la fascinazione per le armi da fuoco in film come Django è il detonatore delle stragi che colpiscono gli Stati uniti su base quindicinale, leggevo in un articolo di un qualche tabloid americano linkatomi dal buon Stanlio.

Non fa una piega.

A parte il fatto che Kill Bill celebrava le spade molto di più di quanto Django celebri le pistole eppure è un po’ che non sento parlare di stragi perpetuate per mezzo katana, che questo ragionamento faccia acqua ve lo può dire anche un bambino (ed è emblematico di un egocentrismo tutto americano): i film di Tarantino vengono distribuiti anche in Europa (duh!), dove il tasso di stragi (via armi da fuoco, spade, o tecnica dell’esplosione del cuore con cinque colpi delle dita) è nettamente inferiore: possibile che una fattore molto più determinante della filmografia di un cinefilo di Knoxville sia la possibilità di acquistare o meno un fucile d’assalto alle macchinette del caffè?

La gente si spara, quindi il film incoraggia la violenza. La gente dice la parola con la N (“nababbo”, senz’altro), quindi il film alimenta il razzismo. Sono preconcetti dettati automaticamente da un cervello che elabora in palese cattiva fede: a dimostrazione di ciò NESSUNO, vedendo il buon Quentin, nel cameo che si ritaglia nell’ultima parte del film, delle dimensioni più o meno di un ippopotamo (giuro che qualcuno al cinema ha urlato “o mio dio Tarantino s’è mangiato Muccino”) abbia fatto 2+2 e lanciato l’allarme obesità. E forse è proprio questa la chiave di lettura di tutto: da 20 anni Tarantino mette in scena personaggi di dubbia moralità abbuffarsi come maiali. Samuel Jackson che si gusta un cheeseburger, Kurt Russel che si strafoga di nachos, Hans Landa e il suo elogio dello strudel con crema… Razzismo e violenza sono fumo negli occhi per distrarci dal suo vero piano: Tarantino vuole trasformare il suo pubblico — bianco o nero che sia — in un esercito di ciccioni.

Oppure potremmo smettere di dire cazzate, gustarci un film straordinario e rimandare qualunque riflessione di ordine morale a dopo che lo avremo visto 18 volte.

"Fat Quentin"

“Fat Quentin”

La parola a CASANOVA WONG KAR-WAI

Ormai ho una certa età. Sono ancora un bel ragazzo e mia moglie Olivia Wilde Kar-Wai mi guarda ancora con gli occhi dell’amore e della passione, ma comincio ad avvicinarmi anche io verso l’onorevole e rimarchevole traguardo dei 22 anni. Ancora ricordo con piacere quando per me il mondo del Cinema era una passeggiata di salute e tutto ero bello e felicione e noi correvamo insieme, mano nella mano, nel felice parchettino della critica specializzata e non. Io sfogliavo avidamente Tv Sorrisi e Canzoni o Guida TV quando andavo a casa di mia nonna e mi leggevo le trame dei film che davano alle 22,30 su Italia 1. Quello. E quello mi bastava. Ero contento, spensierato e il mondo era un posto migliore. Poi un giorno, ricordo, ho comprato in edicola un quotidiano. E lì è cambiato tutto. Ho scoperto un mondo di gente ignorante che siccome pensa che alla fine andare al cinema è un bel passatempo, ha deciso che se ne può anche scrivere tentando di spiegare tutto a tutti. Ho scoperto un esercito di personaggi ai quali interessa farti sapere che, siccome loro una volta sono stati alla spiaggia, quando vedono il mare in un film si emozionano tutti e riscoprono sensazioni che credevano sopite per sempre. Esistono persone che parlano e sparlano di riferimenti cinematografici senza saperne un cazzo di niente. E la questione si fa più grave quanto più il film di cui vogliono parlare è grosso e importante. Perché quando non sai un cazzo, tendi sempre a tirare al meno ai 200 all’ora al sette anche se lo sport è, sadly, lo sci. Noi eletti de I 400 Calci, come vi dicevo nell’intro, siamo stati invitati all’anteprima del film Django Unchained. A fine visione ci siamo trovati fuori dalla sala tutti entusiasti della vita e, mentre sparavamo in aria con le nostre Remington del 1858 comprate per l’occasione, ci siamo abbracciati forte forte tra di noi per la felicità di aver visto un film così bello. Poi, mentre tornavo verso casa, nella solitudine della mia demenza, pensavo: “Cavolo, che fortuna che abbiamo noi che siamo vivi e vegeti nel gennaio del 2013 e che possiamo correre al cinema a vedere il nuovo film di Quentin Tarantino e assaporare quell’ansia pazzesca che ti assale da quando sei uscito di casa con l’idea di andare al cinema a vedere l’ultimo film di Quentin Tarantino fino a quando poi si abbassano le luci al cinema e diventa tutto buio e parte l’ultimo film di Quentin Tarantino! Che privilegio la nostra vita da spettatori che possiamo assaporare e constatare come il regista più influente della nostra generazione continui imperterrito a fare il cazzo che vuole senza che nessuno riesca a imitarlo neanche volendo. E ci hanno pure provato a imitarlo! Uff, se c’hanno provato! Ma tipo per almeno un decennio se non di più! E lui? E lui niente! È andato dritto per la sua strada. Che poi qual è la sua strada? Tu, amico mio, l’hai capita la strada che ha intrapreso Tarantino? Riesci a individuare in questo enorme mare magnum di materiale quello che questo film vuole essere?”. Io penso così, che cazzo vuoi? Poi il giorno dopo, mentre facevo colazione col mio classico double whopper cheesburger con ajunta bacon e formaggio e salsa BBQ e una bottiglietta d’acqua Vitasnella, comincio a leggere le recensioni di quelli che l’avevano visto con noi in anteprima. E leggo quasi ovunque: “Spaghetti Western! Violenza! Spaghetti Western! Dialoghi che parlano tutti!” E allora un po’ mi arrabbio.

Guarda le lucine!

Guarda le lucine!

Perché ci vuole veramente della bravezza ad andare a vedere Django Unchained e vedere solo lo Spaghetti Western e quelle due robe che avete incollato mentalmente al vostro file Tarantino. Perché? Perché il titolo è come quello del film di Corbucci che non avete visto, più quella parola che se anche non vi sforzate non riuscite a pronunciare ma che, guarda caso, è presente anche nel film del 1959 di Pietro Francisi (e Mario Bava) con il forzuto Steve Reeves, Hercules Unchained, e guarda caso, a un certo punto Christoph Waltz vuole cambiare nome a uno schiavo proprio in Ercole? È quello il motivo? O è perché siccome vi hanno spiegato al corso di Tarantino che avete biennelizzato all’Università della terza età dei Puffi, che a Tarantino piace il cinema italiano e allora avete fatto questa sottile analisi? O è perché non sapete praticamente un cazzo di nulla e allora dite che è uno spaghetti western perché avete letto da qualche parte, non mi ricordo più dove, oddio, forse era sul sito del Tg Com, sotto la notizia che hanno rapito Uan e Four e Five? A me dispiace risultare troppo nervosetti e troppo rancoroso nei confronti di questi poverinos, ma alla fine un po’ il sangue alla testa ti sale. Sì, c’è il cameo di Franco Nero a sancire il diretto rapporto con l’originale. C’è la musica di Trinità. C’è Morricone a buttare. C’è una parte che ricorda Il Grande Silenzio. Probabilmente ci sono altri 683 riferimenti a oscuri Spaghetti Western che lui ha visto e di cui io ignoro addirittura l’esistenza, ma questo non fa di Django Unchained un violentissimo omaggio ai nostri Spaghetti Western. Il problema con un cineasta come Tarantino è quello di stargli dietro. Non devi farti ingannare dalle lucine. Altrimenti rischi di fare la figura di quello che ha fatto l’intervista a Quentin e gli ha fatto la 9834698 millesima domanda del giorno sulla violenza nei suoi film e lui giustamente ha sbroccato. L’avete visto? Ve lo faccio vedere, dai.

Ci sta anche che alla fine Quentin la sera prima ne avesse bevute un paio e magari gli giravano i coglioni. E poi, oh, è Quentin: a lui girano spesso i coglioni. Ma sai che c’è? Lui può. Perché poi fa dei capolavori. Grossi così. Grossi come delle case. Django Unchained è un capolavorone che parla di tantissime altre cose rispetto a quello che vi hanno raccontato. Come era già successo per Inglorious Basterds, Death Proof, Jackie Brown e per Kill Bill, Tarantino adotta una forma, prende un modello, lo distrugge e lo utilizza a suo piacimento. Lui indica la luna, mentre tutti guardano il sito di Repubblica in cerca della risposta. Qui c’è ancora una volta, come sempre e come non potrebbe essere altrimenti, un amore nei confronti del cinema che diventa analisi e riflessione sul cinema stesso. C’è tutta la perplessità del nostro nei confronti dell’ingiustamente odiato John Ford, come c’è uno schiavo liberato che si trova costretto a recitare sempre parti diverse per poter sopravvivere. C’è la prese per il culo di un film come La Nascita di una Nazione, con tutto quello che questo implica in un film ambientato a soli due anni dalla Guerra di Secessione e allo stesso tempo, un chiaro richiamo ai Nibelunghi e alla storia di Brunilde e Sigrfido. C’è una discussione scomoda ed estremamente pericolosa sullo schiavismo culturale del popolo afroamericano, incredibilmente evidente nel confronto tra un gigantesco Samuel L. Jackson e la terza incarnazione di Django (che una volta vittorioso pensa solo a swaggare facendo il califfo a cavallo). C’è una cura maniacale, come già in Inglorious Basterds, nei confronti della lingua con l’accento tedesco di Waltz (in lizza per il nobel per la coolness), il niggaz, il francese d’accatto e i vari dialetti pre white trash tra Texas e Luoisiana. C’è un lunga sequenza d’interni con i fuori campi e la suspense che sembra quasi di vedere Via Col Vento che incontra Hitchcock e, in tutto questo, evidente come poche altre volte c’è una pacca micidiale che ti tiene incollato lì con gli occhi aperti.

Guarda come swagga

Guarda come swagga

Ho avuto la fortuna di laurearmi col mio amico Not(ori)us. P.O.L. Abbiamo cominciato e finito insieme e, oltre ad esserci divisi le ansie e le preoccupazioni che una tesi di laurea si porta appresso, ci siamo anche smezzati quei piccoli sprazzi di simpatia che ogni tanto, rarissimamente, accadono. Lui s’è laureato, con una tesi stupenda, proprio su Leone, sullo Spaghetti Western e sul rapporto che questo genere tende con l’originale. Un giorno, in uno di quei rarissimi colloqui che si riescono a fare con il proprio relatore, questo gli ha fatto un discorso bellissimo che ancora oggi sia io che lui ci portiamo nel cuore. All’epoca ci faceva più ridere che altro, ma col tempo ne abbiamo anche capito l’importanza. Il professore disse al mio amico: “Lo vede questo orologio? Lo so: sembra un Rolex. Ma non lo è. L’ho comprato in vacanza l’estate scorsa. L’ho pagato meno di 100 euro. Un Rolex vero, con il lavoro che faccio, non me lo potrei mai permettere. Quindi ho preso questo qui, che è finto. Però, pure se è finto, fa la sua bella figura e va pure sott’acqua. Il Rolex vero, no. Costa una cifra impensabile e non ci puoi manco fare il bagno, che se no lo butti via. Per cui, alla fine, è meglio il mio, no? Ecco, diciamo che questo mio orologio è un Falso Migliorativo. E con Leone è un po’ così: il suo cinema è un Falso Migliorativo. I film di Leone sono un po’ come quelli di Ford, ma sono meglio”. E secondo me, tutto il discorso che vi ho fatto, ammorbandovi la vita, su Django Unchained, il suo rapporto con gli altri generi e proprio la sua volontà di oscurare Ford (ricordate l’inquadratura di Inglorious Basterds in cui Landa, incorniciato da una porta, vede sfuggire Shoshanna?) ha a che fare un po’ con quest’idea. Il cinema di Tarantino è come un gigantesco prisma che riflette tutte le luci che lo colpiscono e che Quentin, con slancio godardiano, magicamente ricompone. Rendendo il tutto addirittura migliore.

Dvd-quote:

“Another Fucking Bingo!”
Casanova Wong Kar-Wai, i400calci.com

>> IMDb| Trailer

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266 Commenti

  1. Ho letto solo qualche riga qui e là – frega niente degli spoiler, ma voglio arrivare il più possibile vergine alla visione di stasera anche da un punto di vista diciamo teorico – però ho già sentito l’odore di gran recensione (x3) per le grandi occasioni. Grandi.

  2. Withered Eye

    Ok, chi di voi l’ha visto e s’era pure letto la sceneggiatura leakata su internet in tempi non sospetti, vi è sembrato che ci fosse un cambio veramente drastico al finale? Perchè s’era parlato di Tarantino che sul set ha una momento di illuminazione e decide di riscrivere il finale, ma ho visto il film ieri e non mi pare che abbia cambiato granchè rispetto allo script di quqlche mese fa.
    A parte questo il film è una goduria su più livelli.
    La primissima battuta del film col tizio che urla in camera è una citazione dall’Amleto o una roba metafilmica che non graspo perchè affogo nell’ignoranza?

  3. Colin Farth

    Recensione ganza al cubo.
    Devo vederlo a tutti i costi, mi avete messo una scimmia addosso enorme (e già prima non è che fosse così piccola).

    Menzione onorevole a Quantum per il discorso su Spike Lee: dovrebbero fare una categoria degli oscar apposta per chi ogni anno riesce a farlo incazzare.
    Va bene i film e la bravura come regista (Inside Man è la rapina filmica della vita), ma è riuscito a trasformare una questione sociale sacrosanta in una crociata sfrociacoglioni.

  4. Jax

    Niente da dire. Perfetta.

    Come ho detto a Stanlio dopo averlo visto (anche io in lingua originale): IZ DA BOOM.

  5. Past & Fasul

    sono riuscito a vedere solo mezzo trailer in tutto sto tempo e a non sapere nulla sulla trama del film,sta sera mi precipito in sala…volete che mi rovini tutto propio ora…xD

  6. pepato

    Mi avete commosso.
    Esiste qualche cinema – non dico a Torino, ma in Italia perdio – dove lo diano in lingua originale? Esiste una petizione da firmare per eliminare il doppiaggio dal mondo del cinema?

  7. Gaunt Noir

    Di Tarantino ho visto e adorato praticamente tutto, eppure dai trailer, Django mi ispirava davvero nulla. Ringrazio Stanlio per avermi riacceso l’entusiamo giorni fa e convinto ora con Quantum e Casanova a scucire il soldone! Anche se sarà doppiato in italiano. Ergo, nel weekend poi dovrò farmi un giro in seconda visione per torrenti per godermi i dialetti, in attesa dell’immagino DVD sulla mia libreria assieme agli altri!

  8. ugo piazza

    Lo script è rimasto praticamente invariato nel finale, mentre è stato snellito nella parte centrale (se non sbaglio manca un lungo flashback con Candie). Cmq

    SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER

    Candie che viene sparato al fiore all’occhiello se non sbaglio cita IL MERCENARIO di Corbucci, vero? Jack Palance muore piu o meno allo stesso modo…sarebbe la prima cosa che noto in 20 anni di Quentin.

  9. Oliver Die Hardy

    Le recensioni mi sono piaciute tantissimo… però… voglio dire…
    Vi siete resi conto che per un terzo delle recensioni parlate del film, per un terzo parlate di Quentin Tarantino e per il restante terzo parlate di quanto sono ridicolmente ridicoli, tipo “cioè sei ridicolo”, quelli che hanno criticato il film senza probabilmente (in un caso CERTAMENTE) essere neanche andati a vederlo.

    Ma a noi, che siamo lettori dei 400 calci e siamo troppo impegnati ad entrare nelle stanze passando dalle finestre, sparare a due mani con calibri 357 Magnum (che tutto il resto del mondo crede siano non automatici, AH! poverini!), calcioroteare nella faccia chi non ci piace e limonarci (non solo) nella faccia le gnocche, non c’avanza davvero tempo da impegnare per sapere quello che pensano i ridicolmente ridicoli, tipo “ma levati, ridicolo!”.

    E voi, che facevate tutto questo (tranne sparare a due mani, che voi lo fate con i Barret M82) prima di noi, non potete essere da meno.

  10. Sannazzaro

    Complimenti!

  11. @Oliver: noi vi si fornisce il contesto, abbastanza elementi da incuriosirvi (come se servisse con un film di Tarantino) ma non troppi da spoilerare o rovinarvi la sorpresa. Per tutto il resto c’è il cimena, per la sinossi c’è Kiwipedia.
    Tranquillo che se fosse stato un film di merda ve l’avremmo raccontato tutto da cima a fondo per farvi risparmiare soldi.

  12. Schiaffi

    Allora, innanzitutto è l’unica rece a 6 mani che ho letto e l’unica che rende giustizia a questo capolavoro della madonna. Come al solito nei 400 la banalità non è di casa, festeggiamo sparando in aria con l’AK47 talebano style.
    Forse è questa la differenza tra chi fa le cose per passione e chi le fa contandosi gli spiccioli di AdSense.

    Fatta la doverosa premessa aggiungo che Tarantino da Jackie Brown in poi mi ha sempre e solo fatto cagare, compreso Kill Bill che ho sempre considerato una paraculata mainstream fatta ad oc per l’esercito dei medioman, Death Proof lasciamo perdere e Inglorious Bastards noia mortale.
    Mi aspettavo l’ennesima ruffianata e invece mi sono beccato un capolavoro assurdo ma proprio roba che me lo sono già rivisto 2 volte e mi è piaciuto molto più di Pulp Fiction.
    Sarebbero troppe le cose da dire ma la rece dice già tutto e quindi chiudo con un cenno di assenso.

  13. Cacchio hype a mille…io lo vado a vedere domani in ita, ma ci starebbe troppo di piu’ la versione originale…chissa’ se hanno abbozzato in qualche modo Django l’irlandese..
    Cinque alto per il discorso di Quantum su Spike Lee e la sua logica bigotta e fuori luogo.

  14. Paletto Cromatico

    “Naggers” è da applausi. La recensione però la leggerò dopo che sarò andato a vederlo.

  15. Valerio

    Non ho visto il film, ma la rece è un capolavoro e potrebbe anche superare il film. E’ per questo che amo leggervi tutte le mattine da anni, anche senza guardare molti dei film che recensite.
    “Lui indica la luna, mentre tutti guardano il sito di Repubblica in cerca della risposta” IN CRE DI BI LE!

  16. Vabbuò, alla fine non ce l’ho fatta ad aspettare.
    Letta la triplice rece.
    Sappiate che potrei ritenervi responsabile di aver innalzato le mie aspettative da velocità luce a velocità smodata.

    PS Spike Lee imparasse da Tarantino come si gestisce il talento, piuttosto che rifilarci due film di merda per ogni film degno.

  17. Oliver Die Hardy

    @Stanlio: no ma tranquillo che quella parte delle recensioni mi va benissimo. E’ che però in mezzo c’è anche la parte in cui parlate dei ridicolmente ridicoli, tipo “nooo. Troppo ridicolo!” ed ho comunque dovuto leggerla mentre sono qui al Molo 5 a fermare il solito carico di droga solo io, i miei pugni, il mio sigaro acceso e 32 candelotti di dinamite a miccia corta. Per recuperare tempo dovrò lanciarli due a due.

  18. Steven Senegal

    Non me ne abbiate ma io come d’abitudine i primi minuti me li son visti sull’internet che li autogiustifico alla mia coscienza come una sorta di trailer allungato. Poi ho spento, quasi ho pianto, e stasera me lo vedo con gli amici dell’Anica che tanto invitano loro. Piccola parentesi però
    S P O I L E R
    C’è più crociata anti razzismo nello scambio iniziale al saloon tra Django e il dottore che in Mille miracoli a Sant’Anna a perdere. Il dottore lo ha “liberato”, gli da un cappotto, le scarpe, libera gli altri. Lo mette su un cavallo, gli versa una birra e se la bevono allo stesso tavolo. Per tutto il tempo Django è stato sulle sue, timoroso, reverenziale, lo sguardo basso o di sbieco. Poi gli dice una roba tipo che vuole fare un “accordo” con lui. E quello, per la prima volta, alza gli occhi e lo guarda in faccia, prima ancora di sapere che tipo di accordo. Da nero, posso dire, di una semplicità imbarazzante.
    F I N E S P O I L E R
    Non so come sia il resto, lo vedrò. O forse lo so, il sentore che sia grande me lo da la rece enorme.

  19. E'Stev'o

    Volevo andare a vederlo stasera in lingua che a Bologna c’è un cine che fa una rassegna… ma poi mi devo pippare anche tutta la retrospettiva Spaghetti Western e ne ho voglia mezza…

    Domani sera in Italiano da solo e pochi cazzi che non voglio gente che mi disturba la visione… E’ da Natale che bestemmio come uno che inizia con la N (ovviamente Nibelungo) perchè in tutti i posti seri al mondo l’hanno messo fuori a Natale e qui no…

    La versione in lingua ASAP… come per Inglourious Basterds… voglio sentire la gag dell’accento irlandese…

    Buona visione a tutti!

  20. Enea

    FILMONE
    in più parti si percepisce l’elisione di alcune scene…
    PRETENDO L’EXTENDED VERSION…E SUBITO!

  21. Naccio Jai Fox

    Non vedo l’ora che sia sabato per andarlo a vedere. Nel frattempo ottima rece, grandissimi as usual.

  22. Giakimo

    Grande recensione.
    Certo più che del film in sé (di cui si percepisce che sarà un filmone, che si spara, è pieno di N (forse Nostromi?) che menano e si menano), si parla giustamente e fantasticamente di tutto il resto che gira attorno al film. Compreso quel razzista al contrario di S.Lee.
    Hype a mille, peccato che dove sto io esce domani (mi consolo con il fatto che lo vedrò in lingua originale però)…

  23. Michael Jail Black

    Grazie 400 calci, mi avete tolto ogni dubbio domani mi fiondo al cinema!

  24. Stanlio Kubrick

    Vista la natura molto particolare dell’evento, si invitano tutti i fancalcisti a segnalare nei commenti i cinema che danno il film in lingua originale (e in quale città ovviamente, duh). Vi vogliamo bì,

  25. Triolocaust

    Roma, Nuovo Olimpia. Fatevi un favore e guardatelo in lingua originale!

  26. BellaZio

    Voglio un parere un minimo discordante uno però. Da chiunque. A qualcuno deve non essere piaciuto o piaciuto un pelino meno! (io non l’ho visto ancora). Le 2 ore e 45 non rompono un po’ il cazzo (non è troppo lungo)? C’è qualcosa che non va (dai c’è sempre qualcosa che non va!)? Riesce a stare alla larga da quel difettino che secondo me ha Tarantino a volte di piacersi troppo?
    Poi c’ho paura che lo guardo ed è davvero perfetto e non posso lamentarmi di nulla, e la cosa mi fa molta paura. Quest’anno m’è già successo con Bond (e io ho sempre odiato i Bond!) di non aver nulla da ridire, se mi succede pure con Tarantino (che ho odiato per la noia de i Bastardi e Kill Bill e che reputo grandissimo per meriti oggettivi ma non perfetto per gusto soggettivo) inizio a preoccuparmi!

  27. BellaZio

    In cineteca a Bologna dovrebbero darlo in originale prima o poi e il 21 gennaio al Chaplin sicuramente (senza retrospettive spaghetti western). Però solo il 21 gennaio perchè al CHaplin è il lunedì il giorno dei film in lingua.

  28. Non concordo. Ma è una bella rece.

  29. Schiaffi

    @BellaZio
    tranquillo, lascia passare qualche giorno e come per Skyfall arriverà la task force dei noiosi a lagnarsi di puttanate senza senso.

  30. E'Stev'o

    Allora, per i Calcisti felsinei, il Carlino e l’app Coming Soon mi confermano che Django Unchained lo danno in lingua originale solo oggi al Lumière con spettacoli alle 18:15 e 21:30… Il Carlino paventa anche pippone retrospettivo…

    Una volta i film in lingua originale li facevano anche in quel cinema di cui non ricordo il nome in Piazza di Porta Saragozza… però mi pare che avesse orari imbarazzanti (che tipo assieme al biglietto ti davano una Carta Imprevisti) e mai film usciti di recente al cinema… Boh!

  31. E'Stev'o

    Si, era proprio il Chaplin…

  32. Oboewithashotgun

    Ok premetto che, per quanto sia appassionato il cinema, ne so ancora pochino. Ho postato qualche volta qua perchè adoro questo sito che negli ultimi anni mi ha fatto divertire tutti i giorni e mi ha fatto scoprire molti film (molti dei quali sono ancora in lista d’attesa). Dopo questa captatio benevolentiae, anche detta paraculatio ad hominem, devo dire che ho visto Django e l’ho trovato perfetto, ma non di più. Non so come dire. Sarà che erano le due di notte, sarà che l’ho visto senza sottotitoli e probabilmente mi sono perso i 3/4 dei giochi linguistici, ma non mi sono riuscito ad esserne totalmente coinvolto. Sono rimasto incantato dalla fotografia, dalla cura per i dettagli delle scenografie e della ricostruzione storica e soprattutto dalle prove di tutti gli attori che sono semplicemente ENORMI (Samuele L. Jackson su tutti probabilmente). Ma forse il problema vero è proprio la mia ignoranza filmica. Forse il citazionismo è troppo spinto e prevale sul ritmo e sul coinvolgimento generale; cioè se non cogli le infinite citazioni e le sfumature linguistiche ti perdi inesorabilmente nei lunghi dialoghi (soprattutto quello a casa di DiCaprio), annoiandoti anche un po’. Il citazionismo entusiasta di Tarantino c’è anche negli altri film, ma nel caso di Inglorious Bastards era meno marcato ed ero riuscito a godere lo stesso il film ed in Kill Bill l’azione e i dialoghi erano talmente serrati che anche se non avevo mai visto un film di genere prima me lo sono goduto al massimo. Comprendo benissimo il discorso di Casanova, e forse apprezzerò di più questo film tra 20 anni con 20 anni di cinema in più sulle spalle.

  33. Stanlio Kubrick

    @BellaZio, ti rispondo su alcune cose:

    a) è troppo lungo? No, nella misura in cui non ci sono momenti che ti fanno pensare «questo poteva anche toglierlo». È molto lungo, quello sì, e si potrebbe obiettare che anche se hai tre ore di materiale di livello altissimo non devi necessariamente fare un film di tre ore, ma fa parte del gioco. Io ho apprezzato la scelta della sbrodolata diciamo al 90%.
    b) si piace troppo? Ancora, non saprei sul “troppo”, di sicuro si piace molto e a buon diritto.
    c) ci sono cose che proprio no? Per me sì: il cameo di Franco Nero (peraltro già svelato nel trailer), la canzone di Elisa, un’altra cosa sulla quale ho i miei dubbi ma che non rivelerò per via di quelle cose degli spoiler. Su tre ore, fanno cinque minuti di girato, io mi accontento.
    d) se hai odiato Bastardi questo ti farà cagare? Non saprei, fatico a concepire come si possa odiare Bastardi che per certi versi a me è piaciuto anche più di questo (ma questo l’ho visto una volta sola). Ha tolto gran parte della poesia caryna à la franscese che era legata alla presenza di Melanie Laurent sostituendola con l’epica classica europea dell’eroe e della fanciulla, se questo ti aiuta.

    @Oboe: secondo me DU è un film che ti puoi godere anche senza cogliere citazioni e riferimenti. Cioè io non credo che qui ammazzi il ritmo, di sicuro molto meno che in Kill Bill per dire; è infilato qui e là, ma non dà mai l’impressione di essere un gioco compiaciuto o che la tal scena sia costruita apposta per. Diverso il discorso su lingua, linguaggio, linguaggi e amenità: qui è più presente ancora che in Bastardi anche perché ogni personaggio racconta un mondo diverso, se non è una cosa che ti piglia bene ci sta che tu ti sia annoiato a tratti.

    Pensiero random: DiCaprio e tutta la sua corte sono un attacco ferocissimo all’aristocrazia americana dell’epoca, accusata neanche troppo velatamente di darsi un tono risultando con l’essere in pratica una parodia di quella europea (in Francia leggono Dumas, DiCaprio ama la Francia ma non parla una parola di francese). Samuel L. Jackson invece è l’argomento più forte di tutto il film contro lo stile di vita del Sud degli States all’epoca: un negro razzista verso i negri e odiato dagli altri negri perché prova a comportarsi come un bianco, che si illude di essere trattato alla pari dal suo padrone e di avere in pugno tutta la piantagione grazie alla sua saggezza, ma che appena riceve un ordine piega la testa ed esegue senza fiatare. È un’idea di una ferocia bestiale nonché un sonoro “fuck you” alla Mami di Via col vento.

  34. 1berto

    tutto molto bello, la rece i riferimenti ad altri film. stasera guardo il film e godo duro

  35. Oboewithashotgun

    Ah tra l’altro Jackson mi ha ricordato tantissimo il negro di The Boondocks.

  36. negri delle recensioni!!!!

  37. ops… non sono nero, non posso scusate

  38. ragazzi ne ho lette due su tre per ora ma mi sembra anche meglio di tree of life vs transformers

    ho preso nota delle parole con la N da usare per saltinmente

  39. Ryan Gossip

    non ho mai letto tante cose belle tutte in una volta.
    D’accordissimo sulla domanda idiota dell’intervistatore, come se Q fosse l’unico al mondo a girare film violenti… una mentata in faccia, doveva tirargli…
    Mi pare di capire dalla rece che non sono l’unico a quanto pare a giudicare i suoi film come “esperienze totali”, tipo dei vortici in cui farsi trascinare e poi uscirne meglio di prima (è la miglior metafora che ho trovato), e non solo prendere separatamente “la scena in cui l’Orso Ebreo gli spacca la testa” oppure “il portafoglio con scritto Bad Mother Fucker”… per carità, tutte cose che basterebbero da sole a tirar fuori del gran godimento, ma che se le metti insieme sono di più della somma delle parti.
    Sia chiaro che non l’ho ancora visto, nel weekend non mi sfuggirà, ma mi avete aumentato la fotta!

  40. leo

    Quello NON è irlandese, mai nella vita. Infatti non capivo di cosa si stesse parlando.
    E’ più o meno accento australiano

  41. Stanlio Kubrick

    @leo: ho controllato e sai che c’è? Hai ragione, John Jarratt è aussie. A mia discolpa l’ho visto una volta sola e se ci ripenso ora continuo a ripetermi la battuta con accento irish, ma mi cospargo il capo di cenere per l’errore e sistemo. Graz.

  42. luca steos

    il film è 1 cagata pazzesca di alto livello…tutto qui…è 1 film fatto x gente senza memoria, ignorante, non è neanche 1 pelo di un qualsiasi film di Leone(una bestemmia accostare il nome di leone a tarantino), e la cosa+triste è che vedi il trailer e vedi tutta la trama…..altro errore madornale: la sparatoria col pezzo hip hop è indigeribile….Quentin ha perso la genialità dei suoi primi 3 film, dove vedevi la sincerità che traspirava da ogni fotogramma….django unchained è 1 film già fatto dove nn si rischia nulla, dove le sparatorie sono coreografiche , il finale è realmente ridicolo(salta tutto in aria, lui si mette gli occhiali e parte la musica di “il mio nome è nessuno) se questo è 1 capolavoro…mah…capisco lo stato di oggi del cinema…gli “ultimi” 40 min. sono di uno scontato allucinante….ma come si fà?

  43. Steven Senegal

    BuonDIO

  44. BellaZio

    @stanlio:
    Ho sentito che c’è un cammeo orrido di tarantino stesso, la definizione che ne hanno dato era una cosa tipo “un pezzo di merda su un fantastico dolce” (traduzione a braccio). È vero?
    (Fonte: screenjunkies)

  45. @BellaZio

    [SPOILER]

    Non ci andrei giù così duro ma sì, la terza cosa a cui mi riferivo è quella. Non è che sia una merda, anzi fa parecchio ridere e la conclusione è da applausi, ma piazzato lì un po’ stona.

  46. BellaZio

    …intanto è arrivata una critica. Per fortuna..
    Mi è soggiunto un altro quesito: django soffre della sindrome di tarantino del mezzo film? Ovvero: il film è un capolavoro a metà? Nella prima parte parlano troppo e nella seconda il film parte (tipo death proof o anche bastardi ma anche pulp fiction in un certo senso)? Ci sono molti preliminari e poca penetrazione (capisco che la cosa possa piacere quindi non dico “troppi”)? Ha un che di diverso che lo distingue dal tarantino classico?

  47. Parlano più nel secondo atto che nel primo (che è quasi tutto paesaggi e campi lunghi e musiche e atmosfera). Nel terzo fanno quell’altra cosa che Tarantino fa sempre molto bene.

  48. Lazy Rebel

    Non vedo l’ora di spararmelo in vena sabato! Ma una sola volta non basterà mai!

    @casanova: il discorso del profe mi ha fatto venire le lacrime agli occhi, non sfigurerebbe come dialogo in un film. applausi!

    PS. dai commenti mi sembra quasi che metà della gente che segue il blog vede tutti i film prima che escano al cinema. O sono giornalisti per le anteprime o italiani emigrati all’estero. In ogni caso vi invidio/odio/stimo tutti.

  49. BellaZio

    @e steve o
    Il chaplin è da due o tre anni che da solo film appena usciti in lingua il lunedì alle 21. Direi che l’orario non è male dai… Se vuoi c’è questo lunedì alle 21, sennò te lo procuri già in ottima qualità dove sappiamo entrambi credo.

  50. BellaZio

    @lazy rebel
    Non credo, c’è solo un sacco di gente che non ha problemi con la pirateria… Me compreso (ce l’ho da due settimane solo non l’ho ancora visto)

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