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Mostrologia: Goro

Il bello di Mostrologia è questo: quando credevate di aver visto tutto con una puntata dedicata a un gigante con un occhio e due braccia, ecco che vi stupiamo con un episodio che si incentra su un gigante con ben due occhi e quattro braccia! Raddoppiamo tutto! E il prezzo rimane uguale! Chi offre di più? Perché io vi offro una SIGLA.

Nome: Goro, come quel piccolo comune in provincia di Ferrara. Se andate sul sito ufficiale di Goro il comune troverete la pubblicità della Sagra della Cozza. Se cercate semplicemente “Goro” con Google scoprirete come sta messo in Borsa il titolo della Gold Resource Corporation – al momento è sceso del 3,77%. Se cercate invece notizie sul suo vero nome, scoprirete che in origine si chiamava Gongoro, finché John Tobias, il creatore del personaggio, decise che suonava male ed era troppo lungo, e lo accorciò in Goro. In breve: anche sforzandosi, il nome “Goro” non offre spunti particolarmente interessanti, quindi passiamo oltre.

Chi gliel’ha dato? Per l’appunto, John Tobias, fumettista americano che, insieme a Ed Boon, è responsabile della creazione del franchise Mortal Kombat. Prima di inventare un universo nel quale gente vestita di giallo può strapparsi la maschera e sputare fuoco, Tobias lavorava al fumetto dei Real Ghostbusters – ve li ricordate? Facevano concorrenza a Ghostbusters quelli della Fantabuggy e di Malefix, concorrenza sleale nel momento in cui hanno deciso di usare come arma segreta un film con Bill Murray e Dan Aykroyd. Cosa questo c’entri con il nostro mostro non è chiaro, ma la quinta puntata della prima stagione di Real Ghostbusters coinvolge un gigantesco troll, inteso come “quei cosi che stanno a guardia dei ponti in nove romanzi fantasy su dieci”, quindi per lo meno siamo tornati in zona creature giganti.

Sopra: il lontano parente di un troll.

Sopra: il lontano parente di un troll.

È colpa degli americani? Teoricamente sì nel senso che John Tobias è un americano, ma non è di questo che stiamo parlando. E quindi la risposta è «no»: Goro è membro della razza degli Shokan, mostri a quattro braccia metà uomini e metà draghi, e da 500 anni campione del Mortal Kombat, torneo di lotta che schiera i migliori guerrieri della Terra e dimensioni adiacenti in uno scontro all’ultimo sangue, il cui obiettivo a breve termine è semplicemente “diventare campione”. Creato dai Grandi Antichi, il MK ha in realtà una ragion d’essere ben più apocalittica: studiato per limitare le guerre tra universi paralleli, si rompe dopo dieci vittorie consecutive da parte dello stesso guerriero, circostanza che consente al guerriero stesso e all’intero esercito della dimensione da cui proviene di invadere la Terra. Goro ha vinto il titolo nove volte consecutive ed è campione imbattuto da 500 anni, ed è a un ultimo massacro di distanza dalla possibilità di far tracimare l’armata del suo capo, Shao Khan, sull’intera popolazione di Los Angeles e dintorni. Per tornare a bomba, quindi, per una volta gli americani sono vittime più che carnefici.

Filmografia: Mortal Kombat del Migliore degli Anderson, uscito nel 1995 e ancora ben impresso nelle nostre memorie di sedicenni, catalogato sotto “delusione totale” e bistrattato forse più di quanto si meriterebbe davvero – come dimostra l’impeccabile recensione del Capo uscita su questi schermi meno di due anni fa. Se si esclude il bizzarro Shopping, MK è in pratica l’esordio assoluto di Paul Vuesse, e in quanto tale soffre di tutte le imposizioni e i divieti che un film così potenzialmente delicato si porta appresso. Fedele alla (vaghissima) storia del primo videogioco della saga, ovvero “c’è il torneo, Liu Kang sfida Goro e successivamente Shang Tsung, fine”, strapieno di riferimenti e citazioni grandi e piccole che dimostrano una certa affezione del regista al materiale d’origine, soffre innanzitutto una certa diffusa indecenza del cast principale. I tre protagonista (Johnny Cage, Liu Kang, Sonya Blade) sono rispettivamente uno che faceva uno dei fratelli di Kevin Costner in Wyatt Earp, uno stuntman e martial artist prestato alla recitazione e la moglie di Pete Sampras; sommati fanno il carisma di un cetriolo e il talento di una zucchina, anche se va loro riconosciuta una certa capacità nel menare le mani.

Più di ogni altra cosa, però, MK è trascinato giù da un’enorme contraddizione: il PG13. Trattandosi di film che andava venduto ai ragazzini sui quattordici anni che riversavano tonnellate di gettoni nei cabinati, non poteva pigiare troppo sul pedale di sangue e violenza per non correre il rischio di floppare clamorosamente a causa di carenza di pubblico in sala. In un periodo storico, però, in cui nelle sale giochi dominava Street Fighter II, ovvero il trionfo della precisione e del talento nel pigiare tasti e smanettare levette, Mortal Kombat non faceva successo per un sistema di combattimento particolarmente raffinato né per un gameplay fluido e a prova di nerd: rigiocato oggi è goffo e impreciso, anni luce dalla perfezione coreografica di SFII. No, si giocava a Mortal Kombat perché tuo cuggino ti aveva detto che la fatality di Sub Zero si faceva con avantibassoavantipugnoforte e poi tipo che gli stacchi la testa con la colonna vertebrale attaccata! E se gli fai il gancio quando c’è il Finish Him! e sei sopra il pozzo lo fai cadere giù e lui s’impala!

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Sopra: FATALITY!

E quindi Mortal Kombat uscì al cinema travestito da paradosso perbenista, e i ragazzini rimasero giustamente delusi da un film intitolato Mortal Kombat nel quale non si vedeva manco una goccia di sangue.

Dove però la quasi opera prima di PWSA brillava di luce propria era nella creatività senza freni riversata in set, costumi e ambientazioni. Anticipando l’inferno Bosch-iano e i corridoi lividi e bluastri della Event Horizon del capolavoro Punto di non ritorno, Anderson restituisce in ogni inquadratura quella sensazione di Mondo Altro che permeava tutte le arene di Mortal Kombat il gioco. Al netto della povertà della CGI, l’Outworld, la patria di Goro e Shang Tsung, è un incubo folle e quasi tolkieniano, fatto di enormi torri di alabastro nero (qualsiasi cosa sia l’alabastro) e vortici viola che inghiottono il cielo. Le cose migliori del film avvengono tutte qui, tra cui la trovata geniale di trasformare Reptile in un gargoyle mimetico sputaveleno in grado pure di prendere possesso dei cadaveri e trasformarsi in un lottatore fatto e finito.

Sopra: bù!

Sopra: bù!

Un vero peccato, quindi, che il vero re di questo inferno muoia in modo ridicolo prima ancora di poterci mettere piede. Nel novero dei mostri che abbiamo trattato in questa rubrica, Goro è a mani basse il più sfigato.

Altezza: tipo un uomo con due torsi impilati uno sopra l’altro, quindi sui due metri e mezzo? Tre? Diciamo due e mezzo che siamo persone modeste.

Specifiche tecniche: nel film è animato, unico mostro del lotto, tramite una combinazione audace di CGI e pupazzoneria passo uno – d’altra parte anche nel gioco il personaggio di Goro era l’unico a non essere un attore digitalizzato ma un pupazzo di argilla animato tipo Pingu. Pur essendo un gigante con quattro braccia e sangue di drago che gli scorre nelle vene, è sorprendentemente educato: si esprime in un inglese corretto e a tratti forbito, odia la maleducazione con cui Kano si abbuffa al banchetto dei re dell’Outworld, ha persino l’accortezza di non sporcare di sangue le arene dove macina vittorie su vittorie. Rispetto al suo boss, in grado di assumere le fattezze di più o meno chiunque, e ai suoi due scagnozzi preferiti, un tizio che congela la gente con le mani e uno scheletro vestito di giallo che sputa fuoco e spara dalle mani un tentacolo che termina in una sorta di pianta carnivora mutante, è privo di qualsiasi potere magico: per vincere non gli serve altro che i pugni che c’ha nelle mani.

«Tu questo ce l'hai, Goro?».

«Tu questo ce l’hai, Goro?».

Vittime preferite: chiunque gli capiti a tiro, da circa 500 anni a questa parte. Goro non fa distinzioni di razza, colore, età, sesso, fede religiosa o numero di diottrie: lui mena le mani e urla soddisfatto quando ha vinto, cioè sempre. In una sequenza presa di peso da un film con Bud Spencer, lo vediamo mettere al tappeto una decina di poveri cristi consecutivamente, o meglio: vediamo un rapido montaggio di corpi gettati a terra come stracci, senza mai veramente assistere al momento in cui Goro spezza loro il collo o trasmette in altri modi il morbo della morte.

Mossa preferita: i pugni in da la fazza.

Omicidio migliore: è anche l’unico a cui assistiamo realmente. Si tratta della morte di Art Lean, amico fraterno di Johnny Cage che dopo un combattimento magari non appassionante ma comunque meno clamorosamente squilibrato dei precedenti viene afferrato dai due braccioni inferiori di Goro e preso a cartoni sul cranio dagli altri due arti, fino al sopraggiungere improvviso di una versione fulminante di un ceppo letale di una variante incurabile del morbo della morte. Occasione sprecata: senza il PG13 avremmo assistito all’esplosione sanguinolenta di quella testa. Non è difficile capire perché dopo MK Anderson abbia deciso di fare un film troppo violento anche per un Rated-R e per questo macellato in postproduzione e accorciato di circa QUARANTA MINUTI DI SCENE TROPPO SANGUINOLENTE.

Come lo si sconfigge? Gettandolo nel vuoto, perché è così che Johnny Cage lo elimina. Anche se il punto di svolta di tutto il combattimento avviene quando Cage fa “giù + pugno debole” e gli allunga un cartone in mezzo ai coglioni. Da lì è tutto in discesa – letteralmente.

«Niente colpi sotto la cintura».

«Niente colpi sotto la cintura».

Assomiglia a una figa? Con tutta la buona volontà, no.

Se fossi un biologo, lo accarezzeresti? Non c’è alcuna prova provata della sua effettiva cattiveria: lui fa solo il suo mestiere, che è quello di tirare pugni a chi lo sfida. Io due coccoline ce le farei, anche per consolarlo della sua sfiga.

Bonus: come lo si sconfigge davvero? Così:

Altro bonus: cosa ci siamo persi davvero per colpa del PG13? Questo.

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60 Commenti

  1. Schiaffi

    @Marlon
    Ecco, pure sta cosa dei 6 tasti per i colpi non l’ho mai capita, ne avessero usati 3, max 4 ci avrebbero giovato. L’unico dove le mosse mi uscivano sempre era SF vs X-men, quello era ‘na meraviglia, ma SF2 normale nada. E comunque le mosse da 2 sec indietro + avanti che senso hanno?Non potevano fare indietro + avanti e fine? Dimmi te se devo contare i secondi mentre gioco.

    @Senegal
    Una merda + turpe non la potevi trovare mi sa

    Permettetemi di linkare un classico senza tempo allora: http://www.youtube.com/watch?v=2TXPFgRsVUE

  2. Marlon Brandon

    @Nanni puoi fare Superman vs Subzero, Green Lantern vs Skorpio, Joker vs Liu Kang etcetc…io mi sono divertito più’ che altro a fare dei gran doppi…è non ho sbloccato Goro…pero’c’e’ Barak…stanotte lo rispolvero…

  3. @Schiaffi: no spe’, io non sono fan di Street Fighter e dei picchiaduro in generale ma le combo temporizzate possono essere una figata, senza di quelle per esempio il combattimento dell’ultimo Devil May Cry (gloriosissimo) non sarebbe la stessa cosa.

  4. Il Presidente

    Sì, tra i film tratti da videogiochi anche Silent Hill (il primo) era venuto bene. Poi boh hanno fatto cose insipide come Max Payne, Hitman…non tragedie ma non robe che ti vien voglia di riguardare.
    Ripensandoci in effetti è vero: il gore del videogioco è assente dal film, però all’epoca non mi pesò particolarmente. Forse perché, appunto, lo standard di ‘film tratti da videogiochi’ era Street Fighter, Super Mario Bros e altre cose che ho rimosso.

  5. Schiaffi

    ma.nn sono combo, sono le mosse base di gente come guile e bison. Possibile che per sparare na merda gialla devo aspettare 2sec mentre altri vanno avanti a mezzelune a raffica? cmq io sono per #teamMK2 e #teamTekken3. tutto il resto è turpe

  6. Steven Senegal

    sapevo che vi sarebbe piaciuto, a cercare si trova pure Goro vs un po’ chiunque

  7. The Spew

    #TeamSuperStreetFighter4 anche se a livello di caratterizzazione dei personaggi MK è un gradino sopra tutto e Goro ne è un esempio, inoltre grazie a @Stanlio per avermi fatto ricordare i Ghostbusters con Malefix, Belfry e la Fanta Buggy tra i tanti. Avevo pure l’album delle figurine alle elementari. Madonna che momento amarcord.

    PS: Event Horizon/Punto di Non Ritorno cast mega e fottuto capolavoro depredato a piene mani dal gioco Dead Space

  8. Il Reverendo

    a me il film era piaciuto dabbestie, la cosa della violenza non l’avevo mica notata, ma in effetti quello è un vero peccato.

    questione videogiochi:
    io avevo mortal kombat 3 e mi piaceva un sacco, skorpion miglior personaggio di sempre (tra l’altro mi ricordo che nel film hanno tradotto ”COME HEEEERE”, che lui diceva nel gioco quando lanciava l’arpione dalla mano e portava a sè il nemico, con un orrido ”VIENI QUIIII”. scadente.)

    però avevo anche street fighter alpha 3, e cazzo, è più bello di mortal kombat 3 e anche di street fighter 2 (che avevo solo sul gameboy). pieno di scenari epici tipo le strade di hong kong, o tramonti su panorami giapponesi e cose così.. e poi in street fighter 2 non c’era fei long!
    tekken 3 gioco storico, il miglior tekken di sempre, ma il mio picchiaduro preferito sulla play1 era bloody roar 2! SPACCAVA I CULI QUEL GIOCO!

  9. Gatsu Io Gatsu Io

    Giusto per puntualizzare anche se sono del team tekken tutta la vita (e su tutti la famiglia mishima)le combo indietro avanti di Sf2 le potevi caricare anche in salto o da abbassato benche non ami i personaggi a carica c’e chi li usa piu che decentemente e sinceramente tra mk e street voto per quest’ultimo tutta la vita.Del film ricordo che lo vidi su tele+1 all’eta di 12 anni e ne rimasi estasiato ora come ora rivisto di recente credo di non aver superato i primi 10 minuti:-)

  10. eddy84

    Per mè Mortal kombat 1 il film è il migliore mentre il secondo si salvano solo le musiche.

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