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Eccezioni meritevoli: Rush, la Formula 1 senza le macchine che girano in tondo

Motori, casino, macchine, anni ’70, fica a palate, nudità, insulti, sfide al massimo e morte dietro ogni angolo. In fondo non ci voleva molto a capire cosa la gente ama vedere nella Formula 1 e per cosa attende giri e giri e giri ad oltranza. Ron Howard lo prende lo agita con violenza, anzi scusate ho sbagliato, ricomincio.
Ron Howard lo prende, assume qualcuno per agitarlo con una violenza estrema, poi paga qualcun altro per prendere tutti i personaggi a cazzotti finchè non gli viene voglia di fare a cazzotti tra di loro o con il primo giornalista che capita e filma. Il risultato è un film che se ne frega della Formula 1 in sè, uno di quelli in cui le gare sono riassunte in una partenza o in un arrivo oppure (ancora più svogliato e borioso) in un cartello con scritto chi ha vinto, chi ha perso e chi si è ritirato.
Una volta tanto Ron Howard fa un film così onesto che il titolone ad effetto, quello sparato, con la parola breve e incisiva che comunichi foga, ritmo e adrenalina è corretto.

La psicologia del personaggio #1

Indizi sulla psicologia del personaggio #1

A voi che siete fini intellettuali e arditi semioti dell’audiovisivo non sarà sfuggita la raffinatezza estrema di avere due rivali in scena che sono l’uno la rappresentazione dell’opposto logico dell’altro, cioè avrete notato da minuscoli dettagli come ad esempio TUTTO il trailer, che Lauda e Hunt qui non sono Lauda e Hunt ma sono uno IL secchione e l’altro IL quarterback, uno la personificazione del metodo e della ragione (“Dai se sei un pilota fammi vedere come sai correre” gli chiede una vogliosa tedesca con le tette grosse “Perchè dovrei? Non siamo su un circuito, non sono pagato per guidare questa macchina e prendere dei rischi” le risponde Lauda, però non temete lei fa uno sguardo ancora più esplicito e lì anche il secchione si convince – non me la sentivo di non dirvelo e lasciarvi così ammosciati) e l’altro la personificazione dell’eccesso, il dio della scopata libera, delle feste e delle vacanze che corre di puro istinto (“E’ un maledetto bastardo e maledirai ogni giorno che devi lavorare con lui, ma quando inizia la corsa beh allora sarai felice di averlo in quell’auto” è la molto ermetica definizione che dà di lui un meccanico).
Ecco Rush è così, un film di Ron Howard in cui tutto è chiaro fin dall’inizio e in cui i personaggi sono estremi anche nella rivalità (oh ma poi si vogliono bene eh!).

Indizi sulla psicologia del personaggio #2

Indizi sulla psicologia del personaggio #2

Però, è anche un film scritto da quel figlio di puttana di Peter Morgan, uno che sulle rivalità ci campa, che ha scritto prima la trilogia di Blair e poi Frost/Nixon, film che ovviamente non abbiamo visto perchè uno rapido screening della pellicola guardata controluce (lo facciamo ad ogni pizza che ci viene recapitata e anche ad ogni Blu-Ray, sempre controluce) ci ha subito fatto capire che non c’erano esplosioni o violenza, quindi che non si trattava di materiale interessante.

Che questo invece fosse un film da proiettare l’abbiamo compreso vedendo gente morta nelle macchine e sottoponendo la trama al test-Casanova, per il quale se almeno 2 su 3 donne protagoniste sono fiche e stanno nel film per essere viste nude (in questo caso Natalie Dormer e Olivia Wilde Kar-Wai, cioè scusate intendevo Olivia Wilde Kar-Wai), la pellicola si è guadagnata un giro nel proiettore della Cobretti Mansion.
Così abbiamo ammirato come Peter Morgan sia anche uno che ti ficca la gente decapitata dentro una monoposto a metà film, uno che per renderti il senso stesso della rivalità, la sfida e il testosterone, fa entrare di straforo in un film di Ron Howard le cose più dure, forti, l’asfalto che trema e la gente che è così incazzata nera da volere che gli venga pompato fuori il sangue dai polmoni attraverso un immenso tubo infilato in bocca lungo tutta la trachea (da sveglio ovviamente) tutto in un’unica sessione senza riposi da checche.

"E con queste due scene direi che abbiamo raccontato le parti più importanti della gara no?"

“E con queste due scene direi che abbiamo raccontato le parti più importanti della gara no?”

Alla fine di Rush non si capisce se qualcuno di tutti quelli che ci hanno preso parte abbia mai visto una gara di Formula 1, ma rimane un fomento forte e chiaro. Che poi è quello che conta. Fomento per la gente incazzata e fomento anche per i baffi di Favino/Clay Regazzoni, l’uomo con l’agente-che-piace-alla-gente-che-piace che gli fa fare i film americani. E lui sta lì e fa le facce da Favino, si fa crescere i baffoni anni ’70 e ti fomenta con un “‘fanculo“. Bene così. Fomento per “il topo”, soprannome dato da Hunt a Lauda, il vero underdog del film, lo scricciolo sempre torvo, esile e apparentemente fragile che non si fa spezzare da niente (e su questo applauso lento in piedi a Bruhl che capisce che nonostante sia a Hollywood per fare seriamente questo Lauda qui non deve recitare con la faccia soltanto ma con tutto il corpo diventando un “topo”).

Perchè Ron Howard (che lui di sicuro la Formula 1 nemmeno sa cosa sia, tant’è che all’inizio del film compare un cartello che lo spiega, probabilmente per ricordarlo al regista stesso) cerca di rendere la questione interessante in tutti i modi, mette le videocamere dentro i caschi, le mette sui cordoli, sui volanti, fa di tutto. Insomma si agita, ma alla fine non è quello che fa vincere bene Rush, è la sua forza reale e tangibile. Una potenza violenta, audace che mangia l’anima per la brama di vincere che ti fa sopportare anche una superflua conversazione finale tra i due in cui viene spiegato “il senso del film”.
Ecco se uscite 10 minuti prima del finale non perdete nulla, solo conversazioni stucchevoli e un primo piano di Lauda oggi, cioè il vero Nicki Lauda oggi (giuro), che guarda verso l’infinito (No sul serio. C’è).

Dvd-quote suggerita:

“Fomento. Forte e chiaro”
Jackie Lang, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

BONUS: per farvi sentire come se anche voi aveste la fazza in fiamme, lo score completo di Hans Zimmer

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70 Commenti

  1. Steven Senegal

    @Ciobin: ti voglio tanto bene. Sei speciale

  2. Ciobin Kosugi

    @Senegal Per me invece tu sei assolutamente normale. Anche se i film a casa tua di domenica pomeriggio non ci vengo a vederli. Specialmente quelli con The Rock.

  3. Steven Senegal

    @Ciobin: ti abbraccio forte

  4. Fabrizio FStarred

    Giusto per precisazione, il pilota decapitato dovrebbe essere Helmuth Koimigg. la macchina di Cervert fini capovolta quindi lo escludo

  5. Benedict Moriarty

    @steven Senegal sulla fotografia ti appoggio in pieno, mi dato una sensazione di finto molto fastidiosa.

  6. Biscott Adkins

    se non fosse stato per questa recensione non gli avrei dato 2 lire a sto film e invece mi è proprio piaciuto!
    #teamLauda

  7. Jackie Lang

    I400Calci > Servizio pubblico

  8. Mezza Seagal

    bella fotografia, gran colonna sonora alla Zimmer (di Zimmer), bravi sia Thor che Renato Zero, poche seghe mentali e grandi scene in pista… finalmente un FILM decente, grazie a Jackie Lang, io detestando la formula 1 avevo circa 8mila pregiudizi, ma ho fatto bene a darvi retta

  9. Ciobin Kosugi

    Impietosito da alcuni commenti, ho deciso di fare il grande passo. Dopo aver visto il trailer e la versione in loop da 15 minuti, mi sono spinto fino a vedere il film intero.
    E, come al solito, avevo ragione. Una telenovela. Siccome il biondo è nell’immaginario Usa il vincitore, si è fatto in modo che ne venisse fuori un coacervo di scemenze brutte e storte come un nano paraplegico. Si poteva tranquillamente fare a meno di usare i nomi dei due, specialmente quello di Lauda, visto il livello di incongruenza storica e la quantità di balle raccontate.
    Qualcuno dirà: I nomi servivano per attrarre quel pubblico là. Eh, sì, ma questo non è un film destinato a quel pubblico là, che ormai è vecchiotto, questo è un film per pischelli, che di Lauda nulla sanno e ancora meno gli frega.
    Quindi non si capisce perché scomodare Lauda per confezionare un prodotto contro di lui e la sua storia, che poteva solo scontentare i laudiani e lasciare indifferenti i veri spettattori, cioè i bimbomikia di oggi che al massimo conoscono Alonso.
    Peggio non si poteva fare, avendo lo stesso Lauda messo la fazza in una pagliacciata indegna. Se non erro in principio doveva dirigerlo Tarsem, che sicuramente avrebbe fatto meglio o, facendo peggio, lo avrebbe comunque migliorato.

    My quote: “Girato col culo, scritto col cazzo. Merda liquida”.

  10. Mezza Seagal

    e per fortuna dei “laudiani” non gliene frega una cippa a nessuno, considerando che si tratta di un film e non di un documentario sulla pallosissima formula 1.
    una telenovelas piena di incongruenze? se lo dici ci credo, anche se il vero Lauda sembra pensarla diversamente…..

    E quindi, sensazioni?

    “Quindi incredibile”.

    Due parole in più?

    “Quindi tutti i presenti l’altra sera l’hanno giudicato così: incredibile”.

    Con te c’erano i tuoi piloti, Nico Rosberg e Lewis Hamilton. C’era anche il patron del Circus, Bernie Ecclestone.

    “Nico e Lewis erano entusiasti. Non pensavano proprio si potessero rendere così bene le emozioni e le sensazioni di un pilota. Ma in generale tutti erano soddisfatti dal realismo emerso. Io, personalmente, mai visto qualcosa di così reale sul nostro sport”.

    Per la verità non c’era tutta questa unanimità. A parte Ecclestone, “ottimo film” che però ancora non si dà pace di non averci guadagnato visto che il 1976, l’anno raccontato in “Rush”, non è coperto dai suoi diritti, tra gli ospiti c’era chi ha conosciuto Hunt (è morto nel ’93, ndr) e l’ha trovato troppo ingentilito rispetto alla sua coriacea e affascinante schiettezza da playboy e figlio di….

    Niki, ma a James Hunt sarebbe piaciuto un film così?

    “Eccome. Ci sono grandi momenti che lo riguardano. E mi è dispiaciuto non fosse qui con me a guardare la nostra storia. Credo si sarebbe parecchio divertito”.

    Però quella F1 non c’entra con questa di oggi.

    “Ma molti appassionati che sanno poco di quegli anni, che nei Settanta neppure erano nati, avevano bisogno di un film che gli facesse capire com’era quell’epoca delle corse. E l’opera di Ron Howard con la sceneggiatura di Peter Morgan (fra le altre, The Queen, ndr) riescono in questo: a spiegare ai tifosi di oggi ciò che facevamo allora… e magari a farglielo apprezzare”.

  11. Ciobin Kosugi

    Ecco, sì. Se lo dice Lauda da vecchietto, allora va bene. Uno che pur di vedersi in un film avrebbe persino accettato qualsiasi cosa, anche passare per perdente. Già solo a vedersi impersonato da un giovine con il suo nome sul casco, ed era già capolavoro. Il resto non conta. 3 mondiali vinti, aver stracciato Hunt in ogni modo possibile, essere uno Sun Tzu della F1: finisce invece con Hunt Eroe che ha vinto tutto e per sempre, lasciando Lauda eterno sconfitto. È realismo questo ?
    Traduzione: se fanno un film su di te, sei l’ultimo in grado di giudicarlo. Il narcisismo ti offusca la mente. Poi nel mondo delle corse. Per questo motivo dicevo appunto che la cosa più triste era che Lauda si fosse fatto fregare in prima persona.
    #TeamLauda (quello vero)

    Ecclestone, poi, non ne parliamo. Aveva appena finito di fare i festini porno nazi ed era andato a vedere il film con un manganello ancora infilato su per il culo, stringendo la mano a tutti. Proprio un parere autorevole.

  12. Mezza Seagal

    Ok prendo nota che Niki Lauda “da vecchietto” non deve essere preso sul serio in base alla opinione del #TeamLauda (?) …. mi sembra di sentire il Berlusa che da del rincoglionito a Montanelli,ma tant’è.
    A prescindere dalla opinabilità di ciascun giudizio, io confermo la sensazione che un profano come me ha ricevuto da questa pellicola: film semplice ma tremendamente efficace, intrattiene e ti spinge a fare il tifo per i protagonisti. Musica tronfia e retorica,inquadrature frenetiche anche dal buco del culo dei piloti, qualche cliché di troppo, addirittura la morale finale del vecchietto Lauda…. That’s entertainment,non chiedevo e non volevo nient’altro. Rush é una vera eccezione meritevole per il piccolo fancalcista che sogna motori roboanti,belle fiche e incidenti spettacolari.
    Per tutto il resto, c’é history channel o sfide su Rai tre….ma,ripeto, io spettatore capra mi disinteresso di formula 1,voglio lo SPETTACOLO .

  13. pilota54

    Quello che faceva i festini porno-nazi non era Ecclestone ma Max Mosley, ex presidente della FIA. Lauda non appare affatto eterno sconfitto, ma ambedue i piloti rappresentati nel film sono personaggi positivi. A volte sembra che si vedano altri film, diversi da quelli commentati. Mi sono comunque iscritto per dire la mia.
    Quoto al 100% “Il presidente” e riporto la mia modestissima, personale recensione, aggiungendo che la scena dei due campani che riconoscono Lauda e si considerano “baciati dalla fortuna” per me è esilarante, forse la più simpatica del 1° tempo, recitata perfettamente, ed a miao parere è stata fatta apposta per dare un momento ilare a un film sostanzialmente drammatico (PS: sono siciliano).
    L’ho visto oggi. Sono tornato dal cinema 2 ore fa. Se avete un po’ di pazienza leggete quanto segue.

    Inizio subito col dire che per me è un bel film, che può essere bello anche per chi non ha mai visto un GP nemmeno in TV. Perché è soprattutto la storia di due uomini, completamente diversi, ma alla fine amici, due uomini che fanno lo stesso (rischioso) mestiere, con un approccio diverso e che hanno anche le loro storie d’amore. Ma anche due dominatori della stagione F.1 1976, due autentici fenomeni del pilotaggio.

    Per i grandi conoscitori della storia della F.1, nel film c’è qualche errore e qualche mancanza, ma trattandosi di “storia romanzata” si può soprassedere. Vorrei dire poi che non è vero che non c’è Merzario (o meglio la comparsa che lo impersona): lo si vede, di spalle, mentre estrae Lauda dall’abitacolo insieme a Edwards, Ertl e Lunger, ed è riconoscibile dal retro-casco bianco con strisce rosse. E l’immagine è esattamente analoga alla realtà. Non c’è peraltro la consegna del famoso orologio da Lauda a Merzario.

    Gli errori più importanti, parlo sempre per i fanatici e per chi ha una certa età e quel periodo di corse lo ha “vissuto”, sono altri:
    1) La gara di Monza non è girata a Monza, tanto che si vedono sali-scendi, mentre Monza è perfettamente in piano. E quella in Giappone non è in Giappone. Infatti, oltre al Ring, vengono utilizzati 2 circuiti inglesi
    2) I 2 secondi che Regazzoni rifila a se stesso con la macchina di Lauda modificata da Lauda sono troppi.
    3) Lauda non esordisce in F.1 con la BRM, come appare nel Film, ma con la March, dopo aver fatto anche 2 stagioni con la F.2 March.
    4) I guanti OMP (non esistenti all’epoca) sono stati utilizzati per la sponsorizzazione della stessa (italiana) OMP.
    5) Lauda al GP del Fuji non va via in elicottero a fine gara come si vede nel film, ma con una Rolls Royce già pronta nel paddock poco dopo il suo ritiro.

    Magistrali i “colori” anni ’70 e perfetta la ricostruzione dell’incidente del Ring, con vetture reali. Ottima quindi la sceneggiatura, che è di un vero maestro già premio Oscar. Anche l’atmosfera anni ’70 (quando il sesso era sicuro e la F.1 pericolosa……) è perfettamente percepibile. I rumori delle F.1 sono perfetti perché reali, sono le vere F.1 del 1975 e 1976 e col surround il tutto è molto realistico. Ci sono poi due o tre dialoghi/scene commoventi, non svelo ovviamente quali.

    Infine la recitazione: per me l’interpretazione di Hunt è eccellente, veramente bravi sia l’attore che il doppiatore italiano. Quella di Lauda è ottima sotto molti aspetti, soprattutto però “visivi” perché ho l’impressione che il doppiaggio italiano non sia dei migliori, soprattutto nel primo tempo. So infatti che l’attore (tedesco) ha lavorato molto per riprodurre l’inglese con accento austriaco di Niki Lauda.

    C’è anche una scena esilarante, con due eccezionali attori campani. Sono perfetti nella recitazione, tanto che la scena sembra vera …………………………………….

  14. @ciobin: magari ho frainteso a cosa ti riferisci, ma a me pare che il finale del film spieghi abbastanza chiaramente che James Hunt vinse solo quel mondiale semi-farlocco e passo’ il resto della sua breve vita a fare principalmente il pagliaccio… Lauda perdera’ nello specifico il mondiale in cui e’ ambientata la storia, ma si mangia il film senza se e senza ma.

  15. Ciobin Kosugi

    @Nanni Hai capito benissimo. Ed è evidente che abbiamo visto due film un po’ diversi. Quando tu dici:
    “Lauda perdera’ nello specifico il mondiale in cui e’ ambientata la storia, ma si mangia il film senza se e senza ma.”
    sono d’accordo con la prima parte, ma non con la seconda. Direi casomai che Lauda si mangia la Storia, senza se e senza ma. Pensa se tu avessi vinto 3 volte i mondiali (o 3 volte il premio per miglior sito :) ) E facessero un film che racconta per filo e per segno di quell’unica volta che hai perso, celebrando i fasti del tuo rivale, per quanto con luci e ombre, come ti sentiresti ?
    A me girerebbe il cazzo, non so a te ;)
    Nel Rush che ho visto io, si glorifica il cliché hollywoodiano del genio ribelle, di un Eroe pazzoide che rischia la vita e vince con sprezzo del pericolo: Hunt, il biondo. Lauda si capisce che è più serio ma passa per sfigato e codardo (pensa alla moglie e alle condizioni del meteo e si ritira). Di 3 volte che ha tagliato il traguardo come più forte del mondo non ne abbiamo vista manco una.
    Può anche darsi che io abbia visto l’edizione rimontata da Briatore, ma
    il Sun Tzu della F1 meritava ben altro che un accanimento sulla parte della sua carriera più proficua per la vendita dei quotidiani.

    Capitolo Mosley. Lo so che fu lui ad essere beccato. Ma l’amico Ecclestone non mancò di dichiarare subito dopo la sua ammirazione per il nazismo e per i campi di spennamento. C’èra anche lui, ai festini, ma aveva bisogno di levarsi di torno Mosley e lo impacchettò a dovere con le foto.

  16. Max Von Küstenland

    Ho 42 anni, Da bambino assieme a mio nonno mi incollavo davanti la televisione a guardare le gare di formula uno, il film mi ha riportato agli anni settanta, le macchine, le gare, Niki Lauda, me li ricordavo cosi, a Ron Howard che provenie da un Mondo in cui conoscono solo Andretti della Formula Uno, sia riuscito a ricreAre quegli anni “Europei” tanto di cappello!

  17. Fabrizio

    -Enzo Ferrari, nel suo libro Piloti, che gente! prese la vita agonistica di Hunt come perfetto esempio per spiegare la sua teoria sulla cosiddetta “parabola del pilota”: all’inizio egli è affamato di vittoria, spende ogni grammo della sua energia per raggiungere l’ambito obiettivo, spesso supera i limiti a volte evidenti del mezzo meccanico e in una specie di trance agonistica raggiunge la vittoria Mondiale ma poi, distratto e logorato dalla fama, dagli agi e dagli impegni sempre più pressanti e numerosi dovuti alle incessanti richieste di tutti, perde quel tocco magico e si avvia prima o dopo ad un lento ma inesorabile declino verso la mediocrità, fino quando decide di dire basta e ritirarsi. Per alcuni piloti ciò avviene più repentinamente, altri raggiungono ancora una, due o più volte la consacrazione, ma per tutti arriva poi il momento fatale di lasciare un mondo che non riconoscono più come proprio.-
    ( da Wikipedia )
    Questa è la differenza tra Hunt e Lauda: Hunt era una supernova che ha brillato e bruciato tutto nello spazio di una stagione, ma non sminuite il valore di Hunt come pilota, se nel ’76 avesse avuto in mano quella Ferrari ( e anche nel ’75 ) Lauda avrebbe masticato molto più amaro…

  18. Sono un totale ignorante di Formula 1, quindi non posso sapere quanto il film sia storicamente (in)esatto, però a me non è parso assolutamente parteggiare per Hunt e presentarlo come il figaccione vincente contro quel pirla antipatico di Lauda. Mi sembra anzi che faccia di tutto per provare a schivare quell’effetto (a cominciare dal fatto che usa proprio Lauda come voce narrante) e durante la visione mi sono trovato a fasi alterne tanto a considerarli due teste di minchia insopportabili, quanto ad apprezzarli e tifare per loro. Entrambi. Senza preferenze. E infatti nel finale l’emozione era, come dire, “divisa”, non c’è il tipico gasamento da film sportivo in cui il protagonista o la squadra protagonista vince contro delle sagome di cartone e/o dei cattivissimi (il che da un lato mi sembra un pregio del film, dall’altro un po’ un suo limite “emotivo”).

    Più in generale, ripeto, da ignorante, ne esco con l’immagine di Hunt stereotipo del talentuoso che butta un po’ nel cesso il suo talento causa sregolatezza e che ha avuto la sfiga di duellare contro un fortissimissimo e il culo di avere la chance giusta nell’anno in cui quell’altro ha avuto, ehm, problemi. Ma quell’altro comunque era uno fuori scala, dominatore e che ha raccolto i suoi titoli quando non gli è esploso il mondo attorno. Da appassionato di basket mi viene in mente il periodo in cui l’NBA era piena di poveri cristi che avevano la sfiga di essere contemporanei di Jordan e la capacità di Olajuwon di sfruttare i due anni del suo ritiro. Poi magari come paragone non c’entra nulla, ma che vi devo dire? :D

    P.S.
    Concordo con la recensione sul fatto che gli ultimi dieci minuti anche no.

  19. alex

    Mi sono imbattuto su questo sito nel cercare info su un film di zombie appena trasmesso in TV. Complimenti agli ideatori. Nel ’76 avevo 3 anni e mezzo, mi ricordo quelle auto, mi ricordo quelle corse, le vedevo anche io col nonno. Sono corso al cinema anche grazie al trailer: per la nostalgia di quelle auto tutte diverse l’una dall’altra per impostazione tecnica pur utilizzando quasi tutte il cosworth etc etc. Ecco, grazie al film ho conosciuto la storia di quella rivalità, di quei retroscena e di quelle atmosfere che non si riescono a percepire leggendo i resoconti delle varie enciclopedie dell’auto e della F1 e che a 3-4 anni non potevo certo comprendere. Il carattere dei personaggi, con le loro contraddizioni tra la maschera in pubblico e le debolezze nel privato secondo me non è da telenovela, mostra l’umanità dei due eroi. Non c’è un eroe ed un antieroe, ma due modi di vivere la corsa. Hunt che corre dalla moglie dopo aver passato settimane chiuso in casa aspettando una telefonata, supplicando per ottenere una guida. Lauda corre per professione, Hunt per passione, ma entrambi corrono. Le scene delle gare replicano quasi esattamente la ricostruzione delle vere gare (incidenti, sorpassi). Dopo aver visto il film ho passato la notte a leggere sul web tutte le info riguardanti piloti e corse dell’epoca: la parte iniziale delle 2 carriere è “accelerata”, non posso sapere quanto del privato sia romanzato o reale. I baffi del Favino mi son sembrati troppo grossi, unico neo, e di regazzoni pilota F1 non ne ricordo molto, se non che era uno forte, se passi in Ferrari sei di certo forte. La scena dei due “terroncelli” in una valle trentina vedo che ha lasciato un po’ tutti perplessi, pero’ è simpaticissima e chi vieta a 2 meridionals di esser stati da quelle parti? Tra l’altro per il mondo, l’accento identificativo degli italiani è quello, non certo quello del Manzoni, oltretutto bravi gli attori che certo ricordano l’Aldo di Mai dire gol, ma sta benissimo così, perchè la femmina teutonica si innamorata lì del topolino (almeno nel film), non sapeva chi fosse, credeva che l’auto si fosse fermata per lei (essendo bella), invece si è fermata per lui, il neo-assunto in ferrari. A me è piaciuto, ho portato una amica con me che è nata a fine anni ’80, e alla domanda “ma era davvero così?”, da un lato mi son sentito un vecchio reduce di altri tempi, dall’altro ho provato una gran soddisfazione di aver potuto sfiorare quel periodo della F1 che oggi nemmeno ci si puo’ immaginare. Invito, per chi ne avesse voglia, di cercare su youtube i filmati dell’epoca e le interviste alle mogli/fidanzate dei piloti. C’è una intervista alla moglie di Lauda che rende bene il carattere della signora. Non sono un “tecnico”, non capisco di fotografia, sceneggiatura etc, ma da “utente”, per diverse ragioni credo che questo sia un gran bel film: se ti emoziona è un bel film. PS: Lauda compare come Niki Lanz nel cartone animato Grand Prix ed il supercampionissimo, che essendo degli anni ’70 propone tematiche simili al film.

  20. felipe

    che dire, fa cacare, noioso, banale, senza nessun pathos, con pure, l’ennesima, insopportabile, macchietta dell’italiano come viene visto all’estero, che, anche se ci trova in provincia di Trento, è sempre un napoletano che gesticola come un idiota, mamma che disastro non vedevo l’ora che finisse, e dire che sono pure appassionato di formula uno e sono abbastanza vecchio da aver seguito in diretta i fatti narrati in questa ciofeca di film.

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