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Sangue, fatica, lacrime e sudore: la rece di Dunkirk

Permettetemi di darvi un consiglio: prima di leggere qualsiasi articolo, recensione, critica su Dunkirk, guardatelo. Nel pezzo che avete sotto gli occhi non è presente nessuno spoiler – meglio: niente che tecnicamente possa essere definito tale – ma comunque si vanno a svelare dei meccanismi alla base del funzionamento del film. Tutta roba che, per quanto mi riguarda, è meglio scoprire in sala. Ripeto e ribadisco: non sto per svelare l’assassino, non c’è nulla da spoilerare. Meglio guardare il film prima di leggere qualsiasi cosa.

C’è una sequenza misteriosa in Dunkirk. È messa quasi alla fine del film. Si vede un soldato inglese che si sveglia di soprassalto. Da solo, sul molo di questa città francese, dove è stato per una settimana intera, ad aspettare una barca che lo riportasse a casa. Non c’è più nessuno, sono andati via tutti: lui è il solo rimasto. Apre gli occhi e si guarda intorno, come sperduto, spaventato. È circondato dal grigio: cielo, mare, nebbia. Sulla spiaggia ci sono tanti elmetti, come i cappelli abbandonati nel bosco di The Prestige. Il soldato si sveglia, sente una voce, si gira e vede alla fine del molo un suo superiore, il Comandante Bolton (Kenneth Branagh). Gli dice qualcosa come “Ragazzo, sempre meglio noi che i nemici: andiamo!”. Lui sembra non capire ma si alza e se ne va. Sembra quasi un sogno. E se tu mi dici “sogno” e poi Christopher Nolan, io penso subito a Inception. Eppure non ci sono due film più distanti tra loro. O sbaglio?

Ho fatto un sogno stranissimo…

Quanto Inception era complesso e stratificato, quanto Dunkirk è (apparentemente) semplice e immediato. Pressati dai tedeschi, i soldati inglesi si ritirano sulla spiaggia della città di Dunkirk. Davanti a loro c’è il mare. Lì in fondo, si vede quasi, c’è casa. Basterebbe salire su una nave per mettersi in salvo. Ma bisogna aspettare che queste dannate navi arrivino. E bisogna anche sperare di non essere colpiti dalle bombe o da una scarica di mitraglietta di un aereo nemico. Un film d’assedio, puro e semplice, di quelli che piacciono a noi giovani e a John Carpenter. Immaginate una sorta di Distretto 13: Le Brigate della Morte ma su una spiaggia. E con 300 mila persone al posto del manipolo di coraggiosi del film del nostro baffone preferito. Semplice, no? Certo. Ma poi arriva Nolan.

Per quelli duri di comprendonio.

La colonna sonora di Hans Zimmer è costruita su un rumore semplice quanto ossessivo: il ticchettio di un orologio. Lo stesso orologio che il pilota Tom Hardy controlla in continuazione mentre tenta di calcolare mentalmente quanta benzina rimane nel serbatoio del suo Spitfire. Il tempo è la chiave di Dunkirk. All’inizio del film Nolan presenta tre linee narrative e ci dice la loro durata. Una settimana nella vita dei soldati che stanno sulla spiaggia. Un giorno per raccontare la storia di un papà (Mark Rylance) che insieme al figlio e a un suo amico prendono la loro barca per andare ad aiutare i soldati. Un’ora di Tom Hardy che battaglia nell’aria contro gli aerei tedeschi. Tre tempi differenti che Nolan si diverte a scomporre, accorciare, dilatare, mettere in parallelo. Come le scatole cinesi dei sogni di Inception. Ricordate? Un minuto nella realtà equivale a un’ora nel sogno. E se entro nel sogno del sogno, quel tempo si dilata ancora di più. Allo stesso modo un “tic, tac” che sento nella carlinga del mezzo di Tom Hardy, equivale a una notte intera per il soldato semplice Harry Styles, intrappolato su una barca in mezzo al mare. Nolan riesce a gestire questi tre piani narrativi dislocati temporalmente in maniera egregia, perfetta. Non solo: ci costruisce delle sequenze in montaggio parallelo con un crescendo di tensione quasi insostenibile. Alcuni eventi chiave poi – l’ammaraggio dello Spitfire, il ribaltamento della nave – vengono raccontati più volte con punti di vista differenti. E mentre guardi il film pensi: “ma come fai, dannato Nolan?”.

Hey papà, guarda, il cinema!

E in mezzo a queste sequenze perfette, clamorose, studiate nei minimi dettagli, con migliaia di comparse stipate su un molto stretto e piccolo, ti rendi conto che questa storia d’assedio tende sempre di più all’onirico, a trasformarsi in un incubo. Tempi differenti che fuggono via o si dilatano all’inverosimile e, soprattutto, l’impossibilità di andarsene. Sembra di stare in un episodio di Ai Confini della Realtà: per i soldati esisterà sempre e solo la spiaggia di Dunkirk. Possono nascondersi sotto il pontile, salire di nascosto su una nave, mettersi a nuotare: prima o poi apriranno gli occhi e saranno ancora lì, nel nulla, su una spiaggia popolata da gente senza faccia e senza nome che, come loro, aspetta. Aspetta qualcosa che non accadrà mai, aspetta un nemico invisibile, che incombe dall’alto o da dietro ma che non si vede mai, se non alla fine, mezzo sfuocato, su una collina in lontananza.

Il nemico è scappato, è vinto, è battuto. Dietro la collina non c’è più nessuno

Ma non è solo il nemico ad essere invisibile, lo sono anche i protagonisti. Certo, li vedi, tutti bellissimi ed elegantissimi, ma non sai i loro nomi, non li conosci, non sai cosa hanno fatto prima e non sai cosa faranno dopo. Sono soldati anonimi e muti (anche perché se parli viene fuori che non sei manco inglese…), militi ignoti che nel momento in cui vengono tratti in salvo, vengono accolti da un cieco. Al loro fianco ci sono civili altrettanto anonimi, la cui foto – senza nome – verrà pubblicata su un giornale se le cose andranno male.

Dunkirk è una lezione di cinema. Un film rigoroso, preciso, matematico che proprio grazie alla sua perfezione formale si permette il lusso di puntare dritto verso il metafisico. Ragazzi, registi del genere non ne fanno più. Prima di Dunkirk hanno fatto vedere il trailer di Valerian di Luc Besson che per inciso non vedo l’ora di vedere. Una volta che si sono accese le luci m’è tornata in mente quella sequenza di Sogni d’Oro in cui Nanni Moretti incontra quello che sta girando il musical sul Vietnam che gli dice, “bè, in fondo siamo colleghi” e lui, secco: “No”. Ecco, una cosa del genere. Questo è Cinema. Onoratelo in 70mm. Più volte.

DVD-Quote:

“Miglior film di Nolan?”
Casanova Wong Kar-Wai, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

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146 Commenti

  1. jax

    Scrivo e sottoscrivo, un meccanismo a orologeria, perfetto. Poi sottolineo lo scarso uso del CGI e tante sequenze vere, soprattutto quelle con gli aerei non erano per niente scontate oggi nel 2017.

    Appena è finito ilfilm ho tirato il fiato perché non ci sta veramente un secondo di pausa. Sentivo ancora il rumore degli Stuka e delle bombe.

    Un film quasi surreale e che se fosse stato muto (no dialoghi solo sonoro) non avrebbe perso niente della sua Potenza.

    Mamma mia Nolan cosa hai combinato…

  2. Ruggero Deodorantato

    Beh sicuramente è un gigantesco vaffanculo a chi lo accusava di fare troppi “spiegoni” nei suoi film: una cosa tipo “toh, beccatevi un film che vive di sole immagini e state zitti” e la cosa mi piace parecchio.
    Miglior film di Nolan? Non lo so, per me Memento e The Prestige restano ancora le colonne portanti della sua filmografia.
    Vorrei parlare del finale con qualcuno. O meglio delle inquadrature finali.

    SPOILER

    Tutto il discorsone di Churchill e la gente fuori dal treno tipo Mulino Bianco tutti felici mi hanno fatto cascare le braccia, ma non mi spiego bene l’ultima inquadratura

    • Nicole Cage

      SPOILER.
      Pure io. Cazzo ha costruito una sequenza magistrale. L’aereo che atterra lentamente sulla spiaggia quasi deserta. Tom Hard che fa Tom Hard e e da fuoco allo Spitfire, rimanendo lì a contemplare le fiamme. Lui che viene catturato e lo Spitfire divorato dalle fiamme. Era magistrale.

      Poi stacco, il soldato che guarda il giornale e poi titoli.
      Cos.

    • Anonimo

      Direi che “cos.” è esattamente l’effetto che voleva ottenere con quell’ultima inquadratura. Stemperare il patriottismo con un po’ di incredulità da parte di chi la guerra l’ha vissuta, e non ne ha solo parlato

  3. Hedley Bull

    Ho visto il film, nel tanto declamato 70mm in sala Energia, e la sensazione una volta uscito dalla sala era abbastanza tangibile: delusione.

    Purtroppo non ho seguito il saggio consiglio di Casanova e ne avevo leggiucchiato prima, le aspettative altissime hanno sicuramente influito sul mio giudizio. Però da un film ad alto budget messo in mano ad un regista bravo come Nolan credo ci si debba aspettare molto.

    Condivido la lettura che voglia essere un film “metafisico”, o perlomeno, restando nel campo delle tematiche care a Nolan, il sogno di un film. Da quanto leggevo Nolan stesso ne parla non in termini di una vera ricostruzione storica ma della sua visione di un episodio simbolo per la storia comune in UK.

    Dunque un racconto personale che lascia da parte la verosimiglianza per scegliere quali elementi innalzare a paradigmi del suo ricordo (poche persone, navi e aerei l posto delle enormi folle e dei mezzi reali. Gli uomini in spiaggia con il desiderio di tornare a casa. I piloti d’aereo algidi, distanti e unici a combattere. I cittadini eroici e salvifici. Punto.)

    Eppure rimane la sensazione di un film perfetto tecnicamente (a parte la colonna sonora a tratti eccessiva e un po’ facilona per il mio giudizio, proprio nell’ottica di un film altrimenti asciutto ((la musica intendo, incredibili e bellissimi gli effetti sonori)), ma con poca profondità.

    Cerca l’essenza del cinema eppure non mi ha colpito una sola sequenza davvero originale o esteticamente ragguardevole, la caratterizzazione di un personaggio, una sensazione o la rappresentazione di un emozione o idea che vada oltre l’onnipresente ansia del tempo, ridotta però a mero ticchettio di orologio. Mi rimane in mente una sola bellissima inquadratura, un po’ poco.

    Nolan punta in alto, all’essenza del Cinema, e non la raggiunge. Forse perché Nolan fin qui può arrivare. Non è un musical vietnamita, è cinema di altissimo livello tecnico, ma il Cinema, per me, é altro…

    • Hans Cooper

      Concordo al 100%, manca in toto di drammatizzazione, caratterizzazione dei personaggi e loro evoluzione. L’unica cosa a differenziarlo da un documentario ad altissimo budget è quella trovata -buona e bella per carità- del montaggio su linee temporali che scorrono a velocità diversa. Ma manca del tutto la narrazione, e non sono sicuro che sia proprio proprio cinema. Ci sono molte sequenze di forte impatto ma nessuna vera e propria “scena madre”, molti personaggi ma nessuno di cui senti la mancanza una volta finiti i titoli di coda.

    • Il Reverendo

      ma cosa diavolo state dicendo?

    • Gabriel Puntello

      Quello che ne penso lo dirò dopo…
      Però non capisco che caratterizzazione dei personaggi si voglia cercare e quale profondità degli stessi, se lo stesso Nolan fa di tutto per rendere i soldati quanto più anonimi e ignoti possibili, e da qui anche l’assenza di scene madri. Eh sì, perché la protagonista assoluta è la guerra in quanto tale. Nolan prende UN SEGMENTO di un avvenimento storico, senza stare a vedere e/o spegare il prima e il dopo, ma solo i momenti di quel segmento, e ci costruisce il film… e prende TE, spettatore, e ti ci infila dentro.

    • Hans Copper

      Insomma, un bel documentario no?

    • jax

      Nn capisco l assenza di scene madri quando i 106 minuti sono sostanzialmente un’unica grande scena madre.

    • Christopher Dolan

      Praticamente tutte le critiche si riassumono con “Nolan ha preso la struttura a tre atti e se ne è sbattuto altamente il cazzo”. Tutto il film è un terzo atto, tutto il film è uno “snowball effect”. La caratterizzazione, la crescita dei personaggi, tutte queste robette da serie TV a cui vi hanno abituato anni di Marvel e Netflix (ma anche secoli di narrativa in effetti…) fanno parte dei primi due atti, in Dunkirk semplicemente non hanno posto, perchè lo spazio è tutto occupato dal Cinema con la C maiuscola.

      Il problema è vostro, non del film.

    • Hans Cooper

      Forse vi sfuggono i significati di “scena madre” “drammatizzazione” “caratterizzazione” etc. etc., chiamare “robette da serie tv” roba che occupa interi capitoli nei manuali di cinema (anzi, in alcuni casi uno solo di questi ambiti occupa più volumi) è un segno di pochezza. Ops.

      Comunque non ho mica detto che è un brutto film, via, mi sono pure divertito al cinema e penso che questa roba andrebbe mostrata ripetutamente a tutti quei dementi che ventilano azioni militari per risolvere i problemi dell’era contemporanea perché l’unica cosa certa e incontrovertibile che ti porti a casa uscendo dal cinema è la consapevolezza che la guerra è una merda.

      È solo che parlare di capolavoro e stracciarsi le vesti per un film che manca di alcune delle cose che rendono un film, per l’appunto, un film… forse è un tantino eccessivo?

    • Doctor Woo

      CODROIPO
      I manuali di cinema.
      I
      manuali
      di
      cinema

    • Dévid Sfinter

      Codroipo davvero a leggere certe cose. Manca l’ingervento di Mereghetti e sem a post.

    • Il Reverendo

      giuro che non capisco cosa dovrebbe avere in comune questo film con un documentario.
      ma poi anche: i personaggi non sarebbero caratterizzati? ma dove? li caratterizza la storia, le loro azioni e le loro reazioni. il pilota coraggioso, il cameratismo dei compagni di reggimento, il padre che in apparenza sembra solo patriottico ma in realtà ha motivazioni profonde, il soldato shellshocked, eccetera.

      boh giuro certi commenti faccio fatica a capirli. e la destrutturazione del tempo non serve esattamente a dare al film una struttura filmica, dove altrimenti si comporrebbe di una lunghissima attesa sulla spiaggia e poi di una serie di fatti che si concentrano nella parte centrale e poi un lungo finale noioso?

    • Hedley Bull

      È che io sono dispostissimo ad accettare che metta da parte tanti elementi tipici di un cinema più classico, a patto che in cambio riesca a darmi qualcosa che mi colpisca e rimanga. Sei il regista. Ti fanno, per una volta, scegliere le regole a cui vuoi giocare, utilizzando i mezzi che vuoi. Fammi vedere cosa ne tiri fuori.

      Mi piace l’idea dei tre tempi diversi che s’intersecano, prima di tutto perché è un’idea originale e intelligente da esplorare.

      Ma per me c’è troppo poco altro. Non ha molto da dire a livello di contenuti, né racconta nulla a livello di storia, né a livello tecnico o visivo ci sono grandissimi momenti, né esprime una visione del mondo in modo particolarmente pregnante.

      È sicuro anche l’hype che lo accompagna, come si dice più sotto, a complicargli la vita. Come l’aver tirato il ballo il Cinema, da parte di Casanova, che spinge a ridimensionarlo un po’. È un buon film. Fa tutto bene. Non arriva all’eccellenza cui ambisce.

    • Doctor Woo

      Hedley, per me la rece è centratissima e appoggio il commento del Reverendo quindi non aggiungo altro però

      “Sei il regista. Ti fanno, per una volta, scegliere le regole a cui vuoi giocare, utilizzando i mezzi che vuoi. Fammi vedere cosa ne tiri fuori”

      è un po’ ‘na strunzata perchè Nolan – anche se sta sul culo a molti perchè è un primo della classe e i primi della classe hanno nel DNA lo star sul cazzo – è uno che sia prima, sia dopo, quando è entrato nell’empireo vincolandosi in un recinto di grosse produzioni, ha sempre, nel bene e nel male, raccontato quello che lui voleva, come lui voleva. Lascia stare il risultato che può piacere o non piacere ma ‘sto regista ha praticamente sempre fatto un po’ il cazzo che gli piaceva dando il proprio tocco personale e riconoscibilissimo.

      E comunque io che sono ignorante e i manuali di cinema li uso per pareggiare i tavoli zoppi sono uscito dal cinema ubriaco d’emozione e con una voglia di pilotare Spitfire…

    • Axel Folle

      le critiche che non esistono, davvero….si smontano da sole.

    • Hedley Bull

      Vero, son stato poco chiaro. Il “per una volta” era più generale. Intendevo appunto che è uno dei pochissimi appunto a poter gestire grandi produzioni facendo un po’ quel cazzo che gli pare, come dici tu.

      Quando ho visto the right stuff volevo pilotare aerei, con Pacific Rim prendere a mazzate i mostri con le navi e con Inglourious Bastards di uccidere i nazisti.

      Qui boh. Io uscito dal cinema avevo voglia di silenzio e poi di vedere qualcosa di vivo.

    • Hans Cooper

      Hey ragazzi, guardate che per “manuali di cinema” non intendo ALMANACCHI del cazzo tipo Mereghetti & co. ma i testi su cui studiano e hanno studiato quelli che il cinema lo fanno (lo sapete no, che nessuno si improvvisa regista sceneggiatore etc?) nelle scuole in cui si insegna per l’appunto a fare cinema e -di riflesso- narrativa.
      Le storie non stanno in piedi da sole e non vengono quasi mai scritte di getto dall’inizio alla fine dall’autore ma seguono regole di sviluppo ben precise. Ora non menatemi il torrone con “regole merda, rivoluzione etc.” perché non è così che funziona e chiunque si sia mai cimentato anche solo con un corso di scrittura per dilettanti lo sa benissimo. In questo film gli effetti di quelle “regole” sono assenti o pesantemente ovattati, e onestamente l’ho sentito: al netto del fragore delle esplosioni la “storia” è molto debole e i personaggi quasi anonimi. Ripeto: non è necessariamente un male (abbiamo anche film totalmente privi di dialogo che si lasciano guardare) ma non me la sento proprio di unirmi alla schiera dei fedayn del “ca-po-la-vo-ro-!”.

    • Il Reverendo

      boh, continuo a non capire.

      ”racconta poco a livello di storia” ma come? c’è la Storia raccontata e ci sono le storie dei personaggi. a me interessava vedere se sarebbero sopravvissuti e come avrebbero potuto farlo. non mi spiego come qualcuno potesse invece pensare ”ah ok, ora arriva un bombardiere sganciando bombe sui soldati intrappolati sulla spiaggia tra cui il protagonista. beh, non è molto interessante. oppure ”ok, ora il pilota il cui indicatore del carburante si è rotto sta virando in direzione dell’aereo nemico sacrificandosi per salvare i soccorsi ai soldati. beh, chissenefrega se riuscirà o no as abbattere l’aereo nemico e a salvare sè stesso”

      personaggi anonimi?

      storia debole?

      boh.

    • Doctor Woo

      Hans, grazie di aver specificato, qui sui calci siamo dei trogloditi che non capiscono una fava e pensano che le storie si raccolgano dall’albero delle storie. Pensiamo altresì che nessuno mai si sia rifatto a tali regole, che se le regole esistono son fatte per essere abbattute dal primo bifolco che si trova a passare e che mai nessuno al mondo prima di Dunkirk avesse stravolto le regole della narrazione o la costruzione in atti di un racconto. Ma proprio mai, eh. E’ per questo che ci siamo fatti abbindolare, perdonaci.

    • Videostronz

      Ahahah

    • Hans Cooper

      Caro mr. Woo, ho cercato di spiegare perché dal mio (discutibilissimo) punto di vista Dunkirk sia una bella cosa da vedere ma sicuramente non un capolavoro della settima arte, tu insisti nel volermi trascinare in quel mondo di seghe e dita nel naso davanti al pc che sono le risse tra followers del web. Se vuoi possiamo discutere amabilmente di questo film per giorni e settimane, se vuoi continuare sul tono da crìaturi dei messaggi sopra prova a mettere le dita così: https://youtu.be/TJvwOOVQHk4

    • Gabriel Puntello

      Beh, io faccio lo sfaticato e dico che ciò che dice il Reverendo (qualunque cosa dica) vale pure per me xD!

    • Doctor Woo

      Hans, su “criaturi” ho scoperto che siamo fratelli di terronia e allora ti abbraccio e bacio.
      Non ti arrabbiare, il film può esserre o meno un capolavoro, non importa, per me è bello e sono a posto così. Io contesto l’appellarsi a stilemi e paradigmi che il lettore medio dei Calci conosce, anche grazie all’ottimo lavoro dei recensori del sito che ci ospita, per giustificare gusti personali. Come qualcuno più in basso ha scritto, spesso sembra guerriglia mascherata da critica cinematografica.

      Ciao zìnzl
      (non in senso letterale, non offenderti. Se becchi il termine restringi il senso di appartnenza geografica)

    • Hans Cooper

      Ah-ehm, confesso che in realtà sono di Bergamo e saccheggio termini da tutti i dialetti per darmi un tono (chino il capo)…!
      Però più di una volta ho pensato che avrei preferito nascere in terronia.

    • OnOff

      Non lo ancora visto, perché aspetto che esca in home video per poterlo vedere senza sgranocchiatori di popcorn e guardiani del daro/cellulare.
      Sono più portato a credere alle critiche che agli elogi riguardanti questo film.
      Il motivo è semplice: Nolan è un genio nel costruire (insieme al fratello) certi meccanismi (Memento, Prestige, Inception), ma non è un regista di talento nel senso a cui siamo abituati.
      Quando ha provato a fare film comuni (il primo e il terzo Batman) i suoi limiti si sono visti. Infatti appena ho sentito che stava girando Dunkirk ho pensato che erano due anni sprecati, in attesa che giri il prossimo capolavoro nel modo che lui sa fare.

  4. Mah. Come siete tecnici e professionali e superiori. A me è piaciuto moltissimo, mi è sembrato che tutto quello che Nolan ha fatto prima fosse un allenamento per questo. Forse perché la strada all’inizio è uguale a quella dove abitavo coi miei vent’anni fa? Per gli alberghi, che si vede che era un bel posticino, tipo Pinarella. O perché quando uno dice che la guerra è una cosa sporca, qua c’è nafta, schiuma, cadaveri, e la retorica è quella dei personaggi, non avrebbero fatto quelle cose lì se non ragionavano in quel modo. Poi boh, vedete voi, per me è un gran bel film.

  5. E’ bel cinema. Ma non ha quel che io chiedo al cinema.
    Perche’ e’ l’ennesimo film dei nostri giorni sul Ritorno a Casa.
    E Nolan e’ pure recidivo nel campo.

    Amo i film di fantascienza in cui si celebra il perdersi nello spazio.
    Amo i film d’avventura in cui si viene inghiottiti nella giungla.
    Amo i western dove la fine del viaggio e’ sempre oltre la prossima collina.
    Amo i noir in cui si superano confini morali senza ritorno.
    E amo i film bellici in cui personaggi vengono risucchiati dalla guerra.

    Oggi, invece, la grande ossessione sembra invece il viaggio di ritorno. Il tornare a casetta dai propri affetti come unica utopia e unico orrizzonte concesso all’avventura. Un grande McGuffin che pero’ pretende di essere preso dannatamente sul serio.
    Insomma, mi sembra che viviamo un’epoca molto borghese e un po’ cagasotto e i film riflettono fin troppo bene la cosa.
    E Nolan e il suo cinema sono lo specchio perfetto.
    Tipo che “Dunkirk” non e’ neanche un vero film di guerra, a ben vedere. E’ piu’ un disaster movie, parente stretto del “Poseidon” e “L’inferno di cristallo” piu’ che di “Il grande Uno Rosso” o “Apocalypse Now!”. Metti al posto dei tedeschi una tempesta, un terremoto o gli alieni e non cambierebbe poi molto. E i disaster sono appunto il genere piu’ salottiero, con le sue paure e angoscie da telegiornale.

    • karate chi?

      Grazie Tommaso. C’era qualcosa che non mi funzionava in Dunkirk, e mi hai aiutato a capire che cosa (oltre a quella cosa della tensione perenne dall’inizio alla fine del film che secondo me non funziona: può funzionare per una singola sequenza, ma non per un film intero: dopo un po’ mi sono assuefatto all’ansia e boh).
      Resta comunque un bel film, ma anche io mi aspettavo di più.

    • Paul Thomas Wes Anderson

      bel taglio sul sogno conservatore imperante nel cinema Tommaso. Nolan è molto elitista concettualmente, spero che almeno lasci un suo film andare per la sua strada senza utilizzarlo come megafono per il proprio desiderio di un mondo senza zozzoni riottosi e senza CGI. Sperem bene lo devo ancora vedere

    • Grazie. Quello che scrivi è condivisibile e giusto, anche se forse sostituirei “borghese” con “bigotto”. Con queste premesse era impossibile che Dunkirk ti desse qualcosa, e capisco che non ti sia bastata la faccia di Tom Hardy, alla fine. Ma non è questo il punto. Non è fantascienza e probabilmente,sì, non è neanche un film di guerra in senso stretto: è un film su come una disfatta può trasformarsi in una strepitosa vittoria popolare, coi soldati che si aspettano di essere accolti a sputi e insulti, e invece scoprono di essere “i nostri gloriosi ragazzi”, solo perché sono sopravvissuti. Non ci si può sempre sperdere, a volte bisogna pur vivere per combattere un altro giorno.

    • Orlando Furioso

      Oggi la grande ossessione sembra il viaggio di ritorno a casa, una moda recente iniziata con l’Odissea, passando attraverso la Ballata del Vecchio Marinaio e il Signore degli Anelli….

    • @Sciuretta, chiarisco meglio: a me il film e’ piaciuto, pur con qualche perplessita’: Branagh che fa il Personaggio Storico che dice cose Storiche come in un docudramma della BBC, il rilancio continuo della tensione a trattie esagerato, come dice Karate Chi?, e atratti persino un po’ facilone, come aggiungo io (tipo la scena cabina dell’aereo che si riempie d’acqua). Ma comunque bel film. Ma capolavoro – per me – no.

      @Orlando: dai su, OVVIO che il ritorno a casa (fisico o metaforico) sia un elemento presente in ogni storia di viaggio e avventura. La questione e’ quando l’intera storia si fonda unicamente su quello e la sopravvivenza dei personaggi diventa l’unica preoccupazione del lettore/spettatore.

      Aggiungo: mi stupisce che per altro vengano citati come paragone un casino di nomi e titoli alla cazzo (a partire dal solito Kubrick che con Nolan non c’entra NIENTE) e non venga citato il titolo e il regista piu’ ovvio: Ejzentstein e, naturalmene, “La corazzata Potiomkin”.

    • Doctor Woo

      Ma dai, cos’è, l’invasione dei fuoricorso al DAMS?

  6. CatarsiAddosso

    A me solo una cosa ha deluso, l’assenza totale di sangue e di scene, fisicamente, violente. La violenza c’è, è evidente, ma è molto più psicologica ed è fatta benissimo, però qualche arto, sbudellamento ecc ecc avrebbe impreziosito il film per i miei gusti

  7. Cristoforo Nolano

    Di registi così in attività non ce ne sono, pochi cazzi. Per gli altri ci sono le eccezioni meritevoli, per Nolan ci sono i film non proprio della madonna (Insomnia e Interstellar). Il resto è oro.

  8. AnnaMagnanima

    aggiungo ansia e apnea in ugual misura. una bomba.

  9. Simone

    Non sono un fan di Nolan, i suoi Batman li ho trovati troppo seriosi, Interstellar non mi è piaciuto, Inosmnia e Inception ok ma trovo criminale che in un film sui sogni il massimo che capita sono palazzi che si sgretolano e strade che vanno verso l’alto. Questo comunque è un filmone. I momenti finali, SPOILER con il discorso di Churchill e Hardy che viene catturato FINE SPOILER sono spettacolari e va detto che Nolan dimostra coraggio nel fare un film che non ha paura di essere patriottico, specie nel post-Brexit. Forse mancano le grandi scene di battaglia a cui ci hanno abituato film simili ma in ogni caso è da vedere assolutamente.

  10. Ramaya

    Se Nolan non è il più grande regista di questi tempi è solo perché i suoi personaggi avevano anche dei dialoghi. Sennò avrebbe sfornato un capolavoro dietro l’altro.

  11. X-Meh

    Film così ce ne sono pochi. Assolutamente da vedere. Tuttavia non mi è piaciuto come gli altri Nolan e non capisco perché.

    MEGA SPOILER MEGA SPOILER per chi volesse rispondermi:
    Perché Tom Hardy decide di atterrare tra i nemici invece di lanciarsi tra i suoi?

    • Vittorio

      Perché pilota l’aereo senza carburante sino all’ultimo per non cadere sulla spiaggia dell’evacuazione. Molto eroico, non so se retorico. Io di questo film ho amato l’eccezionale definizione e i duelli aerei che sono spettacolari e di grande realismo. Ma non sottovaluto affatto la vena metafisica. A noi stona Branagh che quando vede arrivare i battelli dice che vede La Patria, ma è la verità storica e psicologica. Per inciso, il “modello” di Bolton morì davvero su quella spiaggia.

    • Anonimo

      SPOILER SPO ILER
      Ma quando l’altro aviatore viene colpito, sembrerebbe esserci la possibilità di essere espulso e lui anche rifiuta.

    • Franco

      L’altro aveva ancora un colpo di reni del motore per raddrizzarsi ed ammarare. Tom Hardy no, se avesse provato a fare anche solo mezza manovra l’aereo sarebbe sceso in picchiata, col risultato di uno schianto frontale e col motore che lo schiacciava nell’abitacolo. Poteva solo planare nella direzione in cui si era già avviato.

    • Anonimo

      Tenete anche conto che gli Spitfire non hanno l’espulsione a razzo: il pilota apriva la carlinga e si lanciava di sotto, punto. Lowden poteva aprire il paracadute ma ha visto che il mare era calmo e ha pensato di ammarare. Tom Hardy era a pochi metri da terra, il paracadute non avrebbe mai potuto aprirsi. (Poi esperti mi dicono che non è tecnicamente possibile atterrare in quel modo su una spiaggia, ma alzo le mani)

  12. IoMeMedesimo

    Questo film mi é piaciuto molto, ho davvero apprezzato che sia tutto basato sulla tensione e non il solito film con le sparatorie.
    Chiariamoci, mi piacciono le sparatorie, però ho trovato molto interessante un modo nuovo di raccontare un pezzo di guerra.
    Forse l’unico appunto che farei…non é un film calcioso?
    Cioé, l’eco delle botte equivale a vederle?

  13. AnnaMagnanima

    no ma comunque TOM HARDY CHE RECITA SOLO CON GLI OCCHI lo diciamo?

    • Ruper Tevere

      Eh Anna, in realtà è più facile che usare tutto il corpo. Tom non si tocca beninteso, ma tant’è

    • Bradlice Cooper

      “In realtà è più facile che usare tutto il corpo”, ma direi proprio di no. Essere completamente paralizzati e poter esprimere gamme di emozioni solo con un dettaglio è molto difficile. Poi potremmo anche dire che si recita *sempre* con tutto il corpo, anche se quello che si vede sono solo gli occhi, o un qualsiasi altro dettaglio. I bravi attori usano sempre tutto il corpo anche quando devono muovere solo un dito.

    • Videostronz

      Mi sa che era ironico

    • Ruper Tevere

      “Poi potremmo anche dire che si recita *sempre* con tutto il corpo, anche se quello che si vede sono solo gli occhi, o un qualsiasi altro dettaglio. I bravi attori usano sempre tutto il corpo anche quando devono muovere solo un dito.”

      In realtà intendevo esattamente questo

    • Ruper Tevere

      Ah no, Anna era ironica. E’ vero. Ahah. Sempre un passo avanti.

  14. jax

    Il suono delle pallottole tedesche….

  15. Stephen Ciao

    Tutta bella la rece, il film non l ho ancora visto, ma che caduta di stile il confronto preventivo e pregiudiziale con il Valerian di Besson, che personalmente non mi interessa più di tanto, ma che molti sostenitori ti diranno essere altrettanto “cinema”.

  16. Ottimo pezzo: hai colto perfettamente lo spirito del film.

    Che è un capolavoro.

  17. Trapador

    Bel film , ma lo trovo un po’ sopravvalutato.

  18. IlGiovaneBorden

    Film da rivedere per quanto mi riguarda. Più che altro per capire meglio la linea temporale tra aria mare e terra. Due cose però voglio dirle. SPOILER SPOILER SPOILER Primo il bambino caricato in nave e morto male giù per le scale che alla fine sul giornale passa da eroe…metafora gli eroi non sono i VERI EROI? La guerra è brutta? Non dare passaggi a sconosciuti trovati in mare aperto? Secondo il tizio cieco al ritorno in patria…harrystyle pensa sia incazzato esclamando “non mi ha neanche guardato in faccia”…metafora ciò che sembra non è? I pregi del film secondo me sono: la durata, la solita cosa del “tempo” di Nolan, Tom Hardy che recita con gli occhi, il fatto che non sia proprio un film di guerra (sangue, sparatorie morti ammazzati assenti), assenza di personaggi, “assenza” di un nemico tangibile ma soprattutto manca L’AMERICANAGGINE (l’atterraggio e la cattura finale poca roba dai)…però mi sono reso conto adesso che forse sono anche difetti.
    Forse quando lo rivedrò mi pentirò di tutto quello che ho scritto.

  19. Ambirogortaicolsonertofo

    Come già sottolineato da alcuni, questo film manca di alcune regole formali che solitamente tendono a definire ciò che è il cinema rispetto ad altri tipi di arti visive. E’ davvero necessario rispettare queste regole? Chiaramente no. Ma forse lo è per Nolan.
    Un regista che ha scandito rigorosamente ogni sua produzione, sceneggiature logaritmiche, geometriche, dai tempi lisergici ma sempre rigorosi. Sceneggiature “prog”, per azzardare un paragone musicale.
    Anche in questo film non mancano le idee “originali”: la scala Shepard e i tre piani temporali intrecciati.
    Questa volta Nolan decide di sorprendere tutti, destrutturando un racconto di guerra (guerra?) fino al suo midollo, secondo una sua personalissima visione.
    Arriva a scomporlo nelle sue parti più essenziali, nel tentativo di scarnificare l’animo umano fino a raccoglierne il più intimo afflato. Poche parole, poca musica, poco sangue, poca CGI (nessuna?), poche grida. Nolan prova a scavare passando dagli occhi e se è vero che questi sono lo specchio dell’anima, affida ad Hardy un compito severo. L’interprete di maggior pregio viene relegato infatti alla sola recitazione oculare, confermando che Nolan deve davvero credere a quella storia dell’anima…

    Bella l’idea della scala shepard, ma dopo 10 minuti ci si assuefà alla continua tensione che finisce per sparire. Così come i ticchetti degli orologi dentro casa. E nei film di Nolan. Musica non pervenuta.
    La regia di questo film è il significato ultimo dello stesso, altro che la guerra o il ritorno a casa. Si va a vedere questo film per poi parlare della regia di Nolan. Anche perchè non c’è molto altro di cui parlare, a parte la mancanza di scene da ricordare e di quanto sarebbe stato meglio vedere il film in un cinema in grado di sfruttare tutte le potenzialità di questa super-pellicola (ahahahahahah).

    La guerra si percepisce a stento, quindi non è un film di guerra.

    E’ un film sul ritorno a casa? Ma chi è che torna a casa? Lessie?
    A stento i personaggi si distinguono, non conosciamo un nome (a parte il falso Gibson, RIP, vive la France). Per chi dovremmo essere contenti? L’unico personaggio positivo è proprio il povero Gibson, per quanto ne sappiamo.

    E’ un film sull’ansia del soldato? Sappiamo come va a finire, è un evento storico, e chi ha provato ansia è solo perchè non era in classe quel giorno al liceo.
    Ma l’ansia in teoria è del soldato, vediamo: ricordo nitidamente qualche centinaio di soldati su una spiaggia (ma non erano almeno 300.000?) che ogni tanto si abbassava all’arrivo di una bomba per poi rialzarsi, mettersi in fila e ricominciare da capo. Nessuno sguardo terrorizzato, nessun disordine mentale. Dunque niente ansia.

    E’ un film sulla banalità del male? Non si vede sangue, le persone muoiono senza troppi lamenti, nessuno sembra troppo turbato.

    Allora è un film sulla dura lotta per la sopravvivenza? Non sembra, a parte in una scena (Gibson, RIP, vive la France). Un po’ pochino.

    E’ un film su un vecchio e il suo rapporto con il mare? No, sarebbe plagio.

    Quindi, ne deduco, che questo è un film che parla di “cose varie che succedono in una guerra qualsiasi”: gente che muore, gente spaventata dalle bombe, gente che tenta di sopravvivere, eroi della domenica, qualche vigliaccata, inseguimenti aerei noiosi e per finire un chiusone patriottico.
    Tutte cose che già sapevamo della guerra e che per farsi apprezzare hanno bisogno di qualche trovata migliore di una scala Shepard presto dimenticata.

    Annullare i personaggi, le loro storie e i loro sogni ha reso la guerra quello che è davvero, una serie di eventi più o meno tristi che per qualcuno finisce bene e per qualcun’altro no. Ma questo è un FILM e come tale dovrebbe reinterpretare la realtà con il solo compito di trasmettere qualcosa in più rispetto ad una semplice ricostruzione storica, una narrazione distaccata ed atona, come invece sembra voler essere questo film. Si è forse sbagliata la storia da raccontare?

    Se si vuole fare del realismo non ci si può prendere delle licenze alla bisogna, come già tristemente fatto in Interstellar. Non si può far sparire il sangue, il dolore, le grida. Non si può nascondere la morte alla guerra, così come non si può nascondere la paura alla morte.

    Non rimane che relegare quest’opera alla categoria dei “documentari d’autore”.

    Sono le 5 del mattino, non so perchè sto scrivendo questa recensione su un blog di altervista, boh. Giuro che non vedo più un film di Nolan. Notte.

    • IlGiovaneBorden

      Applausi

    • Doctor Woo

      Dopo ‘sto pippone ho capito che hai fatto il liceo a Sparta nel periodo delle Termopili e quindi conosci l’ansia del soldato.

      “Un regista che ha scandito rigorosamente ogni sua produzione, sceneggiature logaritmiche, geometriche, dai tempi lisergici ma sempre rigorosi”

      Logaritmiche, anagoli, analoghi, ma anagoli de che?
      Facciamo un gioco: ‘sto film non l’ha girato Nolan, l’ha girato un altro regista, tale Richard Bachman: com’è? stiamo a farci ancora le stesse pippe?

    • Richard Bachman

      Non ho capito

    • Ambirogortaicolsonertofo

      Scusa Doctor Woo ma, esattamente, che risposta ti aspetti?

      Opzione 1: Nel caso l’avesse diretto il grande Richard Bachman l’avrei considerato un capolavoro.

      Opzione 2: Questo film hai dei limiti oggettivi, chiunque l’abbia diretto.

      A te la scelta.

      Ps: tutte le sceneggiature di Nolan possono essere trascritte in numeri.

      Glossario:

      Logaritmico: è l’inverso della funzione esponenziale e direi che descrive a grandi linee almeno un paio di sceneggiature di Nolan, in particolare la ricorsività della struttura di Inception. Interpretalo concettualmente.

      Geometrico: sai che vuol dire e può descrivere tutte le sceneggiature di Nolan. Interpretalo a piacimento.

      Lisergico: 1 chim. acido l., acido organico derivato dalla segale cornuta (un suo derivato di sintesi è l’allucinogeno conosciuto come LSD). 2 estens. Causato da stupefacente; in preda alle allucinazioni della droga. Descrive al meglio la percezione del tempo di Nolan, in ogni suo film. Interpretalo mentre ti giri una canna.

      Rigorosi: Condotti con meticolosità e precisione. Maniacale, aggiungerei. Proprio come, e mi ripeto, un tempo musicale complesso, ma pur sempre regolare. Interpretalo mentre ascolti “Pyramid song” o “Life in a glass house”, fumandoti la canna che hai preparato al punto precedente.

    • DavideLince

      Ma dai, cos’è, l’invasione dei fuoricorso al DAMS? Cit.

    • Doctor Woo

      Ambiro,

      Al punto 1 ti ha risposto Zen My Ass più in basso.
      Al punto 2 ti rispondo con “Ah” e “l’acqua è bagnata”

      Al resto ti ha risposto DavidLince

      PS1: grazie per tua spiegazione, io essere straniero, non capire italiano, quel giorno a liceo essere assente, non avere dizionario, google essere rotto
      PS2: la canna non è né lisergica né stupefacente; gli effetti psicoattivi dipendono dalla concentrazione e dal rapporto mutuale di THC e CBD. Non c’azzecca nulla ma è per restare in tema divagazioni slegate dal contesto.

    • Hans Cooper

      Ambirogortaicolsonertofo complimenti per l’analisi, non avrei saputo dire di meglio. Con permesso, vorrei salvarmela per farla leggere a qualche amico.

    • Ambirogortaicolsonertofo

      C’è un film di Nolan che piace anche a me, quindi la mia non è una crociata verso Nolan.

      Mi rendo conto che le recensioni negative sono un po’ scomode perché spesso tendono a sottolineare le mancanze e a dimenticare i pregi, ma più fastidiosi ancora sono i commenti di quelli a cui non va giù che qualcuno possa parlare male di un prodotto di Nolan.

      In sintesi a me piace giudicare un’opera/progetto nella sua interezza, tendendo a criticare, forse eccessivamente (forse no), i lavori con troppi difetti, disinteressandomi dei pregi. E’ come avere un attico in centro a Roma con un terrazzo da sogno ma poi scordarsi di costruire una porta per accedervi. Perdo immediatamente interesse per tutto l’attico, pur avendo indubbiamente preservato dei pregi al suo interno. E’ così che giudico l’arte e la vita in generale. Che a te piaccia o meno.

      Poi tu sentiti libero di apprezzare la pochezza di emozioni espressa da questo capolavoro. Anzi, ti do un consiglio: se ti esalti per due spitfire che si inseguono tanto vale che giochi ai primi Battlefield. Ma non so se ti reggerebbe il cuore.

      Vai e conquista Dunkirk. Riscrivi la storia, eroe:
      https://www.youtube.com/watch?v=EJiBGC8GNzI

      Io l’ho già fatto nel 2002.

    • Doctor Woo

      Ambiro, sarò vecchieggiante ma l’unica cosa che trovo scomoda sono le sedie un po’ troppo rigide e alcune paia di scarpe, figurarsi il parere di chi pensa, compiacendosene, di essere controcorrente con delle opinioni trite infarcite di giudizi pseudo intellettuali.
      Traduco: il “non mi piace perchè c’è poca figa” sarebbe un parere con più dignità.
      Per lo stesso motivo m’importa ‘na sega di Nolan. Normalmente vado al cinema sperando di non addormentarmi.
      Sarò di bocca buona e, ripeto, vecchieggiante ma ormai preferisco parlare di quello che mi piace anziché denigrare prodotti che non ritengo all’altezza del mio acume. Probabilmente tu vivi in un mondo in cui proiettano continuamente I sette samurai, io vivo in una realtà differente in cui uno sbarbo giudica con supponenza il lavoro di professionisti perchè, lui, giudica l’arte e la vita. Il problema non è naturalmente se il film piaccia o meno ma i motivi che sottendono a tale giudizio.
      Poi, avendo tu 16 anni, ti preoccupi per le condizioni del mio cuore davanti a Battlefield perchè pensi che tutto stia nel duello aereo e non nella messa in scena e io, allora, che posso risponderti?
      Buona fortuna per la tesina al DAMS

    • Ambirogortaicolsonertofo

      State in fissa co sto DAMS, eh?

      “Il problema non è naturalmente se il film piaccia o meno ma i motivi che sottendono a tale giudizio.” Mi sembra di aver argomentato anche troppo, al contrario di te che ti sei espresso solo con dei gemiti di piacere.

      Parlare di messa in scena presume che ci siano degli argomenti di cui parlare ma, come intuibile dal video che ti ho postato, il lavoro di Nolan con gli aerei non va oltre l’esperienza di Battlefield. Poi sei libero di ricamarci sopra quanto vuoi, ma quello rimangono.

      Vi rimando alla recensione di Francesco Alò:
      http://podcast.italiablog.online/badtaste-it-dunkirk-la-recensione

    • Doctor Woo

      Hai ragione Ambiro, voglio ricordarti così, scomodo e severo. Il mondo ha bisogno di vedute intransigenti come le tue.

      Gemente tuo

    • Emanuele

      Amen. Ti voglio bene.

    • Il Reverendo

      mi fa riderissimo la conclusione ”vi rimando alla recensione di francesco alò”

      come se fosse lo scacco matto della conversazione

      come se a qualcuno fottesse qualcosa della recensione di francesco alò

      ma poi chi cazzo è francesco alò

  20. Devo essere onesto, l’ho trovato pessimo. Ma vermanente. Come in altri film di nolan(penso ad ellen page che corre nell’ascensore in inception, senza alcun motivo se non darvi uno spiegonee, o jessica chastain con il campo di grano) i motivi per il conflitto sono a volte ridicoli, in particolare sulla barca, e utili solo ad avere uno scena in piú da aggiungere al montaggio intrecciato.
    Nolan non è buono a dirigire, detto senza alcun pregiudizo. Si vede che il dispiegamento di mezzi è imponente, roba d’altro tempi, ma semplicemente gli manca l’occhio da cinema, non importa che formato usi. E quindi ci sono momenti di transformers 5 che ancora ricordo( Bay fará anche schifo come narratore, ma ha l’occhio) mentre qua anche nella parte con Hardy, unica sequenza di qualsivoglia interesse, le scene so ripetono pedissiquamente, con piloti che aspettano di essere fatti fuori.
    One direction ridicolo, spero l’abbiano preso per aver le sue fan.
    Il ruolo di Branagh retorico da far schifo e spiegone vivente (perchè nolan ha sempre bisogno di sottilineare tutto, vedo anche inizio con i titoli inutili).
    Bravo Tom, zimmer da galera.

    • Non so se l’hanno fatto solo per quello ma ti garantisco che stasera al cinema ci saranno state tipo 20 ragazzine 14enni che “oh mio dio Harry, oh mio dio mi sento male” “LO SPERO” ho risposto io, ma sempre con la massima ironia

  21. Un ultima aggounta:ma come fa uno a citare Il salario della Paura come ispiraziome, quello sí un film con un’ora piena di silenzi e tensione, e uscire con ‘sta roba?

    • Hans Cooper

      Ogni volta che sento nominare quel film mi tremano le mani.

    • Axel Folle

      Madonna che commenti stronzi. Stronzi nel contenuto.

    • John Matrix

      Attenzione, ho fatto un errore coi titoli.Il salario della paura è quello di Friedkin(un grandissimo film), ma Nolan ha citato come ispirazione vite vendute, il primo adattamento, francese, del ’53. E quello è un film che, dopo la prima ora di presentazione, ne spende un”altra per esplorare i meccanismi della tensione. Qui l’unica scena ad usare un po’ di tensione e a funzionare piú o mene bene è Tom Hardy che prova a far atterrare l’aereo malfunzionante.Per il resto di tensione non ne ho vista.O zimmer che pompa i suoni(penso alla corsa con la barella) o Nolan la buca al montaggio(la sequenza coi soldati dentro e fuori la nave).
      Il film è stato Nolan a citarlo, avrebbe fatto bene ad impararne la lezione.

  22. Shadowfire

    D’accordo con chi sostiene che Nolan volesse trasmettere l’idea che per i soldati non ci fosse nulla “prima” e “dopo” LA SPIAGGIA, la vita compressa in un eterno “durante”. I soldati sembrano saperlo, rassegnati, che passeranno l’eternità in quel luogo, forse in attesa della barca di Caronte che li traghetti nell’Oltretomba. Questa sensazione che Nolan trasmette è per me l’aspetto migliore del film. Forse voleva veramente creare una metafora della vita.
    O forse voleva creare una metafora della vita di oggi in Occidente. I soldati sono lì ad aspettare una bomba, un proiettile, un siluro che sanno arriverà, non sanno quando, da dove e dove (o chi) colpirà. In effetti, molto spesso i colpi arrivano senza che si capisca immediatamente da dove: lo si capisce, semmai, dopo. Il nemico è onnipresente, pressante, tracotante, sceglie i tempi e i modi, ma non si vede mai. Se si sopravvive, lenti e rassegnati ci si rialza e ci si rimette in fila. Non siamo tutti un po’ così, ormai ?
    Per il resto, non so, sensazioni di già visto. Per carità, temi concepiti e girati al meglio, ma poco di nuovo. La guerra fa schifo, sopravvivere è già una vittoria, gli eroi sono persone che si sono trovate nel posto sbagliato al momento giusto. Due o tre scene criptiche per chi vuole passarci tempo (il cieco, il soldato che si sveglia, il dubbio se il francese abbia veramente ucciso o no l’inglese a cui ruba l’uniforme, e magari è stato punito per questo). Il dubbio atroce di una strizzatina d’occhio alla Brexit. Poco altro.

  23. F.lli Edgar Wright

    Ma non avete ancora detto che siete candidati ai macchianera!?

  24. Albert Speer

    Io credo in Tom Hardy, Padre onnipotente,
    Creatore del cielo e della terra.
    E in Tom Hardy,
    Suo unico Figlio, nostro Signore,
    il quale fu concepito di Spirito Santo
    nacque da Maria Vergine,
    patì sotto Stuart Baird , fu crocifisso,
    mori e fu sepolto; discese agli inferi;
    il terzo giorno risuscitò da morte;
    salì al cielo, siede alla destra
    di Tom Hardy onnipotente:
    di là verrà a giudicare i vivi e i morti.

    Amen

  25. Jean Drew Goddard

    Commento della critica pressoché unanime e dei 400 calci: filmone.
    Commento di blog vari e media dei commenti qui sotto: film pessimo, delusione.
    Certo che un hype così ormai distruggerebbe pure I Sette Samurai

  26. Norton Antichrist

    Tutto molto bello, ma quel “vi abbiamo deluso?” mi ha ucciso l’anima (cit.)

  27. Kairos

    Bel film: stilizzato, quasi astratto, bellissimo da vedere. Ma chi parla di metafisica e chiama in causa Kubrick imho non sa di cosa sta parlando.

  28. Axel Folle

    Visto. Ma che gli vuoi dire ad un film così? Spettacolo puro.

  29. Cate

    Sarà che lo ho visto a 70 mm, sarà soprattutto che non ho visto nessun altro film di Nolan prima, ma io ne sono stata sopraffatta. Dal punto di vista visivo, dal punto di vista emotivo, tutto. Per fare questo film bisognava non avere personaggi nel senso classico, ridurre al minimo la storia, offrire solo occhi e punti di vista, tenere insieme tutto con la musica, e alla fine farti pensare che sarebbe stato bello che fosse stato un sogno. È la guerra dove tutti sono uguali, dove non conta chi sei, come sei tornato, se hai abbattuto caccia o hai solo cercato di scamparla, se hai aiutato qualcuno o se sei andato con la tua barca a tirar su soldati, se sei stato il capitano retorico sul molo o uno qualsiasi di quelli che sono morti. E intanto tu guardi e sei ognuno di loro.
    Personalmente, ho trovato puro godimento la grana delle immagini, il montaggio, la qualità del sonoro, sembra di sentire gridare gli uomini che annegano ragazzi, anche se sott’acqua non puoi gridare.

  30. La Pescheria di Corrado

    Solo io non mi sono accorto che “alcuni eventi chiave (…) vengono raccontati più volte con punti di vista differenti”? Non ricordo nemmeno se ho fatto caso che aria, mare e molo viaggiavano a diverse velocità. Pensavo che quelli dall’inizio fossero titoli di capitoli, dei quali mi sono comunque ampiamente dimenticato già nei cinque minuti successivi.
    La cosa brutta è che il film mi era pure piaciuto.

    • Axel Folle

      Solo io non mi sono accorto che “alcuni eventi chiave (…) vengono raccontati più volte con punti di vista differenti”?

      Diamine spero di sì. cioè c’è pure la scena della nave svolta in notturna mentre per gli altri è giorno….

    • Christopher Dolan

      In sostanza hai visto il film distrattamente, non ci hai capito un cazzo e ci hai tenuto a farcelo sapere

    • La Pescheria di Corrado

      @Axel Folle avrò una soglia di attenzione bassa ma particolari così li rimuovo dopo pochi minuti. Ricordo lo spitfire che ammara vicino al natante e la scena successiva a bordo di quest’ultimo, mi domando “e lo spitfire?” al che deduco che la linea narrativa non fosse propriamente convenzionale. Però non avevo voglia di riprendere il filo e non ho dato importanza alla cosa privilegiando l’aspetto prettamente visivo, anche perché la storia di Dunkerque la conoscevo già (e sulla ricostruzione, pur preso atto del taglio onirico del film, avrei diverse cose da ridire, ma è un’altera storia).
      @dolan fly down

  31. uqbal

    Mi è piaciuto molto, pur avendo qualche difetto. C’è qualcosa di metafisico: il nemico non si vede mai, si vedono le sue macchine anonime, impersonali, ma capaci di catalizzare l’attenzione terrorizzata di tutti quando appaiono. E’ come se fosse l’epifania di divinità infernali, feticci primigeni allo stesso tempo feroci ed impassibili. E non è un caso che nel film non si dica mai “i tedeschi”, ma “Il nemico”.
    Quando una nave affonda portandosi dietro gente che annega miserabilmente la grandezza della nave, vista da chi è nell’acqua fino al collo diventa qualcosa di innaturale, ma allo stesso tempo privo di qualsiasi connotazione umana o emotiva.
    Qualcosa di sia pure soltanto vagamente simile lo fa anche Miyazaki, che con il Castello Errante o con Nausicaa (ma non solo) ci mostra macchinari giganteschi quasi goffi, o di forme quasi animali grottesche ma dotati della inaudita potenza della tecnologia.
    E questa metafisica rende Dunkirk un grande film. C’è una ragione per cui in questo caso a Nolan è andata bene: la trama gliel’ha data la storia, ed era semplice. Niente spiegoni, niente personaggi a fungo, niente strambi plot twist o trame inconsistenti (Interstellar, The Prestige)…libero da tutti questi pesanti fardelli, Nolan può dare sfogo al suo raffinato senso estetico e alla sua splendida fotografia.
    In tutto questo, la trovata della struttura temporale con linee narrative che vanno a velocità diverse è una scemenza intellettualoide proprio alla Nolan che darà soddisfazione a lui, ma non aggiunge niente al film…è una sorta di firma, che per fortuna non scempia l’insieme.
    E dura il giusto.
    In sintesi: bello, sono contento di averlo visto

    • Axel Folle

      Cosa significa non serve niente al film? è una scelta precisa e intrinseca alla narrazione come fai a dire non serve a niente…

  32. Zen on my Ass

    Qui dove abito io apre il 9 settembre e me lo voglio proprio vedere su uno schermo gigante in formato IMAX.

    Noto comunque che i peggiori dibattiti ultimamente ruotano intorno a Nolan e ai suoi film, e non solo sui Calci: ma proprio robe da barricate e guerriglia urbano mascherata da critica cinematografica. Chissà perché?

  33. GGJJ

    Io sinceramente non riesco proprio a capire come sia potuto non piacere un film del genere (concordo pienamente con tutta la recensione praticamente perfetta). E’ vero, Nolan si libera di tantissime delle caratteristiche che definiscono un film e lo fa proprio per renderci partecipi della storia che vuole raccontarci. I soldati non hanno nome, perchè rappresentano TUTTI i soldati; idem i salvatori civili ed in piloti da caccia. Il nemico non viene mai mostrato perchè è una potenza terribile ed impersonale, del tutto disumana, è vero, fosse stato un terremoto, un uragano o quant’altro sarebbe stata la stessa cosa, ma non è un difetto. I personaggi non hanno passato nè evoluzione perchè del loro passato e del loro futuro a Nolan non gliene frega niente. Lui vuole spiegarci cosa significa stare nella MMERDA, la MMERDA vera (sfido chiunque a non angosciarsi nelle scene di affondamento delle navi o a non esaltarsi e terrorizzarsi in quelle dei duelli aerei) e quanto bisogna essere grati a chi dalla MMERDA ti tira fuori, a rischio personale. E ce lo racconta come un incubo, perchè E’ un incubo

    • Ambirogortaicolsonertofo

      A dire il vero non ce lo racconta.

      Il Titanic ti mette l’angoscia dell’affondamento, non quella scenetta di due minuti debole e con pochissimo pathos.

      Non ti racconta nemmeno la storia delle barchette e non si percepisce la gioia data dal loro arrivo improvviso, visto che passa innanzitutto per gli occhi di chi già sapeva del loro arrivo (il capitano) che di certo non trasmette sorpresa. Aggiungici poi che già conosciamo la storia, ciao sorpresa, ciao emozioni, ciaone proprio.

      Non capisco con cosa riuscite a empatizzare. Forse con la Storia? Forse con Nolan? Boh.

  34. Manca la narrazione? Non manca niente in questo film perché se lo scopo del cinema é trasmettere emozioni, beh Dunkirk é un film assolutamente “empatizzante” se si può dire, travolgente. Io vedendolo ho avuto paura di annegare, cadere, precipitare e a tratti ho anche avuto sete. E grande Tom Hardy che parla con gli occhi.

  35. Zuck

    Sì, l’occhio (della madre) di Tom Hardy

    Nolan ha la pretesa, onorevole, di costruire un film facendoci precipitare in medias res nelle vicende dei tre personaggi chiave, senza caratterizzarli in alcun modo, oltre al dispiegarsi degli eventi intorno a loro e al loro rapportarcisi.

    Tentativi ardito, perchè per quanto molte scene funzionino alla grande, vedi il senso di claustrofobia trasmesso dalla spiaggia, l’iniziale tentativo di imbarcarsi del soldato, alcuni momenti sulla barca del vecchio patriota, resta il fatto che le vicende rimangono talmente distanti da sembrare inerti.
    Il risultato a tratti mi ha ricordato un documentario ad alto budget sulla II guerra mondiale di Dmax, per quanto risulta freddo e distante.

    Dal mio punto di vista, come altrove nei suoi film successivi a Il Cavaliere Oscuro, un film pensato al di sopra dei mezzi espressivi del regista, e quindi venuto male.

    Se poi vogliamo attaccarci alla fase masturbatoria scatenata dall’occhio (della madre) di Tom Hardy, beh, questo è un altro paio di maniche.

  36. John Stavolta

    Film con linee narrative dilatate, onirico. Le immagini intrappolano in apnea gli occhi, con sequenze scomposte di pura adrenalina, la colonna sonora ossessiva,con i suoi orologi da sincronizzare, assedia le orecchie. Visto al cinema (perché per resistere, il cinema ha bisogno della sintassi antitelevisiva di Nolan) e solo su grande schermo può essere pienamente apprezzato.

  37. Steven Senegal

    comparto tecnico della madonna tra suono fotografia e inquadrature che ti viene da dire “ohibò adesso riesco a immaginarmi cosa si prova a volare sul mare, sopra una distesa d’acqua infinita senza sapere se ce la faccio”
    dal punto di vista della narrazione: la roba dei diversi piani temporali carina ma alla fine la classifico come una pippa sua. Nel senso, il film veniva fuori una bombetta uguale se gli eventi hanno una piega lineare? Sì.
    poi, per come la vedo io ciascun film deve rispondere a una domanda, fondamentalmente. Salvate il soldato Ryan = riusciranno appunto a trovare il soldato Ryan? Fury = riusciranno a tenere l’incrocio e salvare la pelle etc etc
    La domanda drammaturgica fondamentale (che noia Nolan mi fai scrivere come una mezza sega) di Dinkirk è: riusciranno a tornare a casa
    SPOILER:

    ma già lo sapevamo. Solo che a parer mio la risposta a sta domanda non se la gioca per niente bene. Di chi ci frega alla fine in sto film? Giustamente tutti a dire “eh leva la personalità al milite proprio come fa la guerra”. Ok, ho capito. Ma se non si fa prendere l’ansia il vfb che è in fila in spiaggia come alla posta, perché me la devo prendere io? Quella roba poi me la devono spiegare. Boh cosa ci fanno tutti in fila e mezzo in acqua quando si sa che a) il fondale è basso b) si può andar via solo dal molo
    no loro in fila tutti ordinati e nessuno che fa il matto, poi file belle distanziate e dietro la linea gialla. mah
    a un certo punto mi sembrava di guardare three of life con i morti sulla spiaggia delle sequenze finali (il buon gesù mi perdoni per quel momento di debolezza quando vidi quel film) belle immagini per cornici digitali. E anche no Dunkirk come film d’assedio alla carpenter. Se Dunkirk lo è, Fury cos’è? Lì sì c’è davvero ansia claustrofobica e un nemico che è una minaccia quasi onirica e irreale. Dunkirk ogni tanto casino di motori nel cielo, gente che si accoscia, gente che ricordiamo era in fila al panificio all’aperto per una settimana intera senza na trincea o una galleria e si sdraia e “oh sir, beg ur pardon le è volato il cappello dannati tedeschi”
    Altra domanda a cui vorresti avere risposta è “la tensione a bordo dello yacht con l’ambiguo cillian murphy sfocerà in qual cosa? Sì, muore un ragazzo di cui non ti fregava nulla e tutt’apposto capo. Il personaggio di murphy sparisce lì.
    L’unica vicenda che ti tiene lì e per cui tifi davvero è quella del buon pilota spitfire. E lo fa con l’escamotage più vecchio del mondo: il carburante. Hai voglia a dire “tom hardy recita solo con gli occhi migliore in campo” no un cazzo, tom hardy ti è sembrato il migliore solo perchè il suo personaggio ha una storia ben giocata e del cui esito ti frega. E la roba degli occhi è pure una mezza minchiata tiene pure i vetrini da saldatore quello in certi momenti cazzo si vedrà.
    Alla fine posto che è chiaro a tutti che non è un film di guerra doveva essere la sua visione di un episodio epico di fratellanza nazionale ma boh quando arrivano i barchini a me è venuto da dire soltanto “tò sono arrivati”
    e mi viene da salvare il buon harry styles, per me lui sì il vero moglior in campo e bravo nolan che a lui il ragazzotto carino e perfettino fa fare il vero pezzo di merda che blatera di cameratismo e poi se la stava sgamando abbandonando il reggimento e voleva far fucilare il commilitone quando poi da sacrificare si poteva offrire anche il ciccione olandese oltre che il francese. Raga, il tizio olandese me lo dovete spiegare cosa ci faceva lì. Bravo Harry Styles che dopo tutte queste empietà si mette pure il problema di aver deluso la sua gente al ritorno in patria (lui quello che voleva rientrare a tutti i costi anche tradendo e a costi della vita di quello che gliel’ha salvata 2 volte. Esteta vero, con lui sì che s’è resa veramente e bene la follia della guerra.
    FINE SPOILER
    buon film, ottima tecnica, mezzo pacco

    • Hans Cooper

      Te la spiego io la presenza del ciccione olandese: a pagare il conto della produzione c’erano anche gli olandesi. Per il resto d’accordo su tutta la linea.

  38. Steven Senegal

    la butto lì: ma se per dare davvero un senso di pugno nello stomaco, tensione e trappola la spiaggia di dunkirk si fosse trasformata in quella di salvate il soldato ryan. Certo, non proprio la mattanza fuori scala ma almeno qualcosa di meno asettico?

    • Doctor Woo

      Steven, a me il film è piaciuto ma capisco le tue critiche.

      Sul discorso spiaggia/mattanza nin zo. Nel senso che l’assenza di sangue (e in tal senso per me sono utili anche i soldati in file composte) a mio avviso potenzia l’effetto -diomiperdoni- teatrale e straniante della spiaggia.

      Logaritmicamente suo

    • Steven Senegal

      @dottore: massì, mi rendo conto di essere una mosca bianca sulla roba della spiaggia, vedo che va a tutti bene così quindi pace, però che ppalle che occasione persa fanculo la spocchia autoriale

      geometricamente non so
      ma sicuramente lisergico tuo

    • GGJJ

      Giusto giusto due cose sulla spiaggia, anche per il confronto con Fury. Durante l’evacuazione “vera” la stragrande maggioranza dei soldati se ne stette sul serio tranquillamente in fila ad aspettare il proprio turno:

      https://i1.wp.com/www.historyofwar.org/Pictures/dunkirk_beach2.jpg

      per due motivi. 1) erano inglesi. Gli inglesi lo stare in fila ce l’hanno nel DNA, sono imbattibili in questo :)
      2) era l’esercito inglese del 1940. Nel 1940 la seconda guerra mondiale era ancora una questione “cavalleresca” o almeno ci si avvicinava, non era ancora del tutto precipitata nella follia che segui. Fury è ambientato nel 1945, era tutta un’altra storia

    • Steven Senegal

      hahaha fantastico
      “sir gradisce un the?”

    • Doctor Woo

      @ GGJJ
      mi hai aperto un mondo, grazie

      @Steven
      LOL

  39. Ciak Norris

    per info:
    quindi il nuovo corso prevede una rece a settimana?

  40. Cialtron Estro

    “Non ricordo nemmeno se ho fatto caso che aria, mare e molo viaggiavano a diverse velocità”. In effetti non me m’ero accorto neanch’io: adesso capisco il senso dei titoli…

    • La Pescheria di Corrado

      Ah ecco, cominciavo a pensare di essere l’unico pirla ;) a me un input previo sulla struttura narrativa, tipo una recensione senza spoiler, avrebbe giovato.

  41. Christopher Dolan

    Niente da fare oh, per una volta che Nolan non fa gli spiegoni, arrivate voi a dimostrare che purtroppo ce n’era bisogno…

    • La Pescheria di Corrado

      Se senti il bisogno di rivederti un film appena finito, è perché 1. è un film di livello, carico di contenuti che sfuggono ad una prima visione (presumibilmente lo fai volentieri) 2. ti sei perso un dettaglio chiave e te lo sei sputtanato (presumibilmente ti girano le palle, immagina se poi il dettaglio era all’inizio). E la seconda visione non è la prima.
      Se la premessa fosse stata più evidente, e non necessariamente didascalica, sarebbe un film da caso 1.
      Tu hai capito tutto alla prima. Bravo, sei meglio tu

    • sick a rio

      minchia Christopher, davvero… alla prima volta che non tratta il suo pubblico come una manica di ritardati, tutti a dimostrare che aveva ragione prima

    • La Pescheria di Corrado

      @iocan, ma siete parenti di Nolan? Uno che entra in sala ancora in fase “ho chiuso la macchina?”, mi sembra umanamente possibile che tre schermate di pochi secondi complessivi se le possa perdere.
      Per inciso, a fronte di tutte le considerazioni del caso, a me il film è piaciuto.

  42. bruce quee

    eh, ma qui ultimamente si batte la fiacca, però!!
    mica ce la possiamo cavare con una sola recensione alla settimana,
    altrime che mi leggo io al mattino?? :-D

  43. Fred

    Una mattonata interminabile.
    Ho capito il senso del film, la sua particolarità, la qualità, le scelte fatte etc…

    Ma rimane un mattone.

  44. marco

    Leggo ora tutto dopo avere seguito il consiglio di Casanova ed essere andato al cine ieri. Recensione centrata.
    a) film immenso, per me. Immenso non vuol dire perfetto. Vuol dire che entri in sala e ne esci sopraffatto, come ha scritto Cate; b) Ambirocoso e tutti i suoi colleghi molto preparati: tutto arricchisce, ma c’è un limite anche alle cazzate. Si vede che vi piace rileggere quello che scrivete, ma dovreste tenere presente che qualcuno, poi, legge. Liquidare con uno sbadiglio la pulizia delle scene aeree, solo per dirne una, è roba veramente da codice penale. Vi meritereste un commento di Monicelli.
    Nolan, senza fanatismi, che il cielo ce lo conservi.
    Imploro, in ogni caso, l’opinione del capo e di qualche altro recensore de i400calci: Nolan pare davvero l’unico che scateni risse regolarmente.

    • Steven Senegal

      buon uomo ti sei perso quando ci siamo fatti parecchie risate su film italiani recensiti. Allora sì che ci divertivamo contro membri della produzione cammuffati e loro parenti. Il tuo bel Nolan è stato in grado di scatenare qualche decina di commenti e al massimo i rebus di quel tizio che parlava complicato lassù, però diciamo tutto all’insegna di voltaire

    • Ambirocoso

      :D

    • Doctor Woo

      “Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire per poi trollarti”

  45. Stefano

    Mettiamola così..chiunque abbia fatto questo film è stato molto molto bravo e si merita successo e denari…chi commenta come sopra dicendo si però boh vabbè la trama i personaggi …dai vada a casa a guardare le serie TV che poi gira che ti rigira chissà cazzo guardano sto fenomeni…per fortuna che i registi bravi ci sono e la maggior parte delle persone non hanno la scopa nel culo quando vanno al cinema

  46. Visto ieri sera. Piaciuto molto molto alla grande. Commentatori, ditemi dove cazzo trovate sti famosi documentari cui questo film, in Vs opinione, somiglia: davvero, se voi avete visto documentari simili io voglio semplicemente sfondarmici.
    Le scene della calma irreale in spiaggia per me amplificano il senso di “irrealtà” di una situazione che sappiamo essere purtroppo realmente esistita (e soprattutto esistente) ma che a guardarla pensi solo a quanto sei fortunato a non averci a che fare. Ansia si, ma cazzo ne vorrei ancora. Hardy for president, occhi o non occhi non mi riesce mai di pensare male di lui, ma forse sono io che sono reción nei suoi confronti.

  47. Peppino DiCaprio

    Vi premetto ragazzi che io sono un’anima semplice che non si spella il cazzo né sull’accuratezza storica né su altre storielle di cinema che si studiano al dams.

    Io so solo che sono entrato e per le due ore del film sono stato con le unghie piantate contro il seggiolino, che la tensione alle volte era talmente esasperata anche grazie alla musica da mandarmi in apnea.

    Per me questa Dunkirk è un grande film perché è riuscito ad emozionarmi per due ore filate.

    L’ho trovato addirittura un’esperienza stancante, nel primo tempo aspettavo con trepidazione l’intervallo perché la tensione era veramente altissima.

  48. Bradlice Cooper

    Secondo me è un capolavoro. Avevo paura di essere deluso da una confezione troppo fredda, e invece no. Immagini di guerra vera, una desolazione urticante, una spiaggia che sembra davvero un confine (con tutte le metafore che ci volete vedere). Un commento sonoro magistrale, capace di riempire lo schermo, di dare fisicità all’azione e soprattutto – dettaglio sempre troppo sottovalutato – di costruire narrazione attraverso il tempo. Il cinema è movimento, e il movimento ha una “durata”, e tutto in questo film, a partire dalla colonna sonora, è un sapiente uso del tempo. I proiettili che vanno a tempo, cazzo, dai!

    Non capisco i commenti di chi si appella alle “regole della narrazione”, che si lamentano che i personaggi non sono stilizzati. A parte che lamentarsi che mancano “i tre atti” o “Il background dei personaggi” mi sa tanto di uno che ha fatto un corso serale di sceneggiatura e adesso non riesce ad applicare le regolette a quello che ha visto e si sente un po’ frustrato. L’intero film è un’unica potente sequenza talmente densa da non avere né bisogno di, né giustificazione da, alcuna premessa. Io vedevo davanti a me centinaia di soldati anonimi, di infermiere, di marinai, di ingegneri, di volontari, ed ero in apprensione per la vita di ciascuno di questi anonimi stronzi. Per un’ora e mezzo io ero in ansia per ognuno di loro. Persino la vergogna morale del soldatino bastardo, alla fine, mi ha colpito al cuore, e avrei voluto dirgli “ma no dai, fatti abbracciare”.

    Non ho visto alcuna retorica patriottistica né nazionalistica. Una battuta sola, sincera (che bello e semplice quel “la patria” detto dal comandante Branagh) e poi il discorso di Churchill che però è storia, non ruffianità (a me al massimo ha fatto scattare in testa Aces High degli Iron Maiden).

    Come con Mad Max, finalmente ho visto un raro esempio di “cinema”, di cose narrate con le immagini, il tempo, il movimento, anziché con le parole, le didascalie, le strizzatine d’occhio. Un film che mi ha fatto “vedere” delle cose (e sentirle) anziché semplicemente parlarmene.

    Ripeto senza esagerare: capolavoro.

    • marco

      Cinque alto.

    • dirty harryhausen

      Finalmente un commento da parte di qualcuno che ha occhi per vedere, cuore per emozionarsi, cervello per scrivere.
      Visto ieri sera e mi sono mangiato le unghie per tutto il tempo, alla fine ero stremato e non ho nemmeno trovato uno schermo sufficientemente grande per vederlo.
      Posso capire che il film non piaccia, posso anche capire che qualcuno lo detesti ma chi parla di personaggi non caratterizati e assenza di narrazione davvero ha qualche problema col cinema.

  49. Goffredo Fofi

    Dunkirk è un film brutto e detestabile per molti motivi, un fallimento anche spettacolare e
    anche per lo standard ruffiano ma solitamente efficiente del suo autore-demiurgo, un divo del
    jet set anglostatunitense come quelli di cui tratta Hanif Kureishi nel suo ultimo e splendido
    romanzo-farsa. So di irritare i suoi fan e gli pseudocritici del web, vittime consenzienti della
    stupidità programmata dai poteri (web = ragnatela, in cui il capitale contemporaneo cattura e
    divora o, al meglio, castra i moscerini che siamo), ma la perdita di senso dell’esperienza, e in
    questo caso dell’esperienza estetica e prima ancora morale, va combattuta con tutte le (poche)
    armi che si hanno a disposizione.

    Partiamo dal titolo, che i distributori italiani, genìa ipercolonizzata, hanno lasciato in inglese,
    fingendo di ignorare che la città di cui si parla sta in Francia e si chiama Dunkerque. È
    legittimo che gli inglesi la ribattezzino, come noi ribattezziamo, per esempio, London in
    Londra, Paris in Parigi. Ma non siamo nel Regno Unito e lasciare il titolo inglese è un atto di
    sudditanza altrettanto imbecille che se si ridistribuisse in Italia, che so, L’oro di Napoli
    chiamandolo L’oro di Naples.

    Questo, ovviamente, non è imputabile a Nolan. Il cui film, tronfio e meccanico e noioso, sta in
    piedi per la musica roboante e invasiva, ossessiva, di Hans Zimmer, più sound che musica. E
    un regista che si serve della musica per dare unità e pathos a una storia che altrimenti non
    regge, è, da sempre, un regista che non sa come emozionare, e che di emozioni vere non si
    intende. Effetti sonori più che effetti speciali, e comunque effetti, trucchi, tecnica, non un
    linguaggio autonomo e creativo. E siccome è più facile in laboratorio produrre effetti speciali
    con gli aerei (il cielo) che con le navi (il mare), dagli con le picchiate e con i primi piani degli
    aviatori, inespressivi perché il loro volto è nascosto da caschi e occhialoni.

    S’intuisce che Nolan, in assenza di ispirazione perché in assenza di convinzione, e avendo ben
    presenti le bravate del maestro numero uno tra i registi tromboni, Steven Spielberg (ben più
    astuto di Nolan) in Salvate il soldato Ryan, pensasse al suo film come a un oggetto compatto,
    come a una sorta di sinfonia sonoro-visiva circuente e stordente, dove il flusso dell’azione
    fosse appena interrotto da personaggi-guida che scandiscono la buriana senza però spezzarla,
    senza cioè che l’umano riesca a prevalere, sia pure per poco, sul dominio della macchina.

    Ma troppo miseri e pretestuosi sono i rappresentanti – diciamo così – dell’umano, anche
    quando, in mano ad altri registi, affidati a volti di per sé passibili di espressioni e sentimenti.
    Ed essi, gli umani, sono infatti marionette che esprimono – a uso e gloria dei cittadini odierni
    dell’ex impero britannico (che comprendeva un tempo quasi tutta l’America del nord) – una
    morale da Brexit, e nessuna verità, neanche l’ombra di un dubbio sui loro politici e sui loro
    generali.

    A dimostrazione della visione antiumanistica (e antipacifista) di Nolan è a mio parere il modo
    in cui egli affronta la storia, sottovalutandola, mortificandola con l’uso di una quindicina di
    barche contro le 3-400 che, di tutti i tipi e misure, dallo yacht al peschereccio, si mossero in
    una notte dalle coste inglesi per attraversare sessanta chilometri di mare e raccogliere sugli
    undici chilometri di spiaggia attorno a Dunkerque decine di migliaia di soldati assediati
    dall’esercito tedesco, mentre miseramente si inabissava l’orgoglio francese nella drôle-deguerre.

    Una storia già raccontata
    L’episodio delle little ships resta uno dei più emozionanti della seconda guerra mondiale
    proprio perché coinvolse persone comuni, civili solidali coi loro soldati, un popolo indignato
    dalla prepotenza nazista. A questo episodio il cinema e la televisione britannici sono tornati
    più volte, un episodio secondo solo a quello di Pearl Harbour nel cinema hollywoodiano, alla
    battaglia di Stalingrado nel cinema russo, all’8 settembre e alla Resistenza nel cinema italiano.

    Chi ne cercasse delle immagini rispettose e commosse, può trovare su internet le scene che lo
    raccontano in La signora Miniver di William Wyler (Stati Uniti, girato nel 1942, meno di due
    anni dopo la battaglia) o in un film britannico di cui sarebbe bello che qualcuno traesse un dvd,
    Dunkerque (titolo originale Dunkirk, 1958) di Leslie Norman, erede della grande tradizione del
    documentario britannico del tempo di guerra, realistico e partecipe, e che esaltava l’eroismo
    quotidiano contro le mitizzazioni guerresche. Norman non raccontava soltanto quel che
    accadde a Dunkerque, insisteva anche sul “dietro”, sul dibattito e le decisioni dei militari,
    mettendole in discussione, non accettando per buone tutte le loro vanterie. Ma al tempo di
    questo film il Regno Unito non era stato ancora distrutto dalla Thatcher e i laburisti si
    ricordavano ancora di essere stati una branca del socialismo.

    Vale la pena di ricordare un terzo film, che si può vedere per intero in rete. È francese e riporta
    il punto di vista dei francesi. Venne tratto nel 1964, a colori, da un romanzo molto
    documentato, pubblicato subito dopo la guerra, di Robert Merle, che era stato soldato a
    Dunkerque. S’intitola Week-end à Zuydcoote (Zuydcoote era una spiaggia di benestanti, in
    voga negli anni trenta, quasi alla periferia di Dunkerque) e fu diretto da una vecchia volpe del
    cinema commerciale, Henri Verneuil, con molti mezzi e con inatteso vigore.

    È forse il suo film migliore, ed è un bel film, con storie di esseri umani e non di macchine, con
    persone e non macchine, e con un fondo di dichiarato scetticismo nei confronti di quella e di
    ogni altra guerra, conscio dell’assurdità e mostruosità di tutte quante.

    Precisamente il contrario del film di Nolan, la cui maggiore odiosità sta nel cosciente o
    incosciente progetto di abituare i giovani spettatori a una visione della guerra imbecille e
    retorica e disumana. Quei giovani spettatori che ben potrebbero, in mano a governanti
    mascalzoni e a un capitalismo guerrafondaio che domina i mezzi di comunicazione e finanzia i
    Dunkirk, trovarsi a fungere da carne da macello per le guerre future, come già accade in molte
    parti del pianeta. E che oggi applaudono i filmacci kolossal che li abituano all’idea del
    massacro, pensando però che non saranno loro a crepare.

  50. Ryan Gossip

    Visto finalmente ieri sera.
    Non mi dilungo tanto, anche perchè arrivando adesso molte cose le avete già scritte.
    Nolan finalmente fa più il regista, cosa che gli riesce davvero bene, che lo sceneggiatore. Ho apprezzato le 3 fasi temporali e come sono state montate. E mi è piaciuto anche il lavoro di Zimmer sulla colonna sonora, che quando non è ticchettio è Vangelis.

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