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Posterbait: la recensione di Backtrace

Grugniti

Quant’è bella giovinezza, deprecando Mamma Mia! Quand’ero giovane io, come tutti saltavo i fossi per il lungo, avevo campagna tutto intorno a me ogni singolo momento della mia giornata nonostante abitassi in una città di medie dimensioni, si dormiva con la porta aperta e la combinazione scritta su un post-it attaccato alla cassaforte piena di migliaia delle vecchie lire e di quadri italiani non ancora saccheggiati dai francesi, l’inverno nucleare era una ancora una minaccia seria, così come gli 883, e sembrava davvero divertente accanirsi sul film brutto di turno, blastarlo (dicono gli sbarbatelli oggi) scrivendo il corrispettivo di una complicata e involuta coreografia di danza contemporanea che si conclude con qualcuno che caga sulla testa di qualcun altro indicandolo e ridendo. Non rinnego nulla e rifarei tutto da capo, ma a un certo punto si cresce, la campagna segue in recessione l’attaccatura dei capelli, Mamma Mia! ti spalanca le porte dell’intera discografia degli ABBA e ti fa sognare un duetto tra Pierce Brosnan e Russell Crowe, e prendere apertamente per il culo un regista scarso smette di essere un sollazzo. Ora, Brian A. Miller se n’è uscito in straight to video con Backtrace, ennesimo thriller di infausta mediocrità che procederemo sicuramente a ricoprire di contumelie, però prive di quel gioioso sadismo di una volta, e invece dense di quell’affetto che ci metti nel perculare un amico che va a un concerto dei Thegiornalisti. Sigla affettuosa!

Prima di tutto la genesi di Backtrace. Non tanto il perché della sua esistenza e tutte le implicazioni filosofiche sul concetto di Dio, bensì: come ci sono arrivati Matthew Modine e Sylvester Stallone a fare questo film? Hanno licenziato i rispettivi agenti dopo il primo giorno di riprese? È davvero così improbabile che Brian A. Miller sia solamente la punta dell’iceberg di un complesso sistema di riciclaggio di denaro sporco? L’unica spiegazione possibile per Stallone è che Bruce Willis si sia vendicato per la frecciatina dedicatagli in I mercenari 3 dando il numero privato di Sly a Miller. Sì, perché dopo aver litigato sul compenso per il terzo Expendables e aver salutato la compagnia, Bruce è finito a fare da musa a Miller per tre dei film più non visti dell’ultimo decennio: The Prince – Tempo di uccidere, Vice (senza Christian Bale ciccione) e Reprisal. Quattro anni e passa di telefonate mensili, messaggini, catene natalizie e inoltri di mail spam più tardi, Stallone si è fatto convincere a non denunciare per stalking il regista e a non andare a cercare Willis per pettinarlo con la roncola, accettando un ruolo in Backtrace. E che ruolo! Quello di personaggio accessorio, privo di personalità e le cui scene si possono girare in quattro giorni al massimo, ma che campeggia in primo piano sul poster perché il film va venduto a scatola chiusa altrimenti ciao che se lo piglia qualcuno. Fortunatamente, il contratto di Stallone non prevedeva uno standard minimo di entusiasmo durante le riprese e il nostro nume tutelare ha deciso di utilizzare per l’intera durata del film la seguente espressione:

Grugniti assonnati

Nel frattempo Backtrace ha anche una trama. Che in realtà è un soggetto gonfiato per 94 minuti. Matthew Modine rapina una banca insieme a due tizi, per conto di un misterioso committente che in cambio di una sostanziosa stecca si occuperà del riciclaggio delle banconote segnate. Le due parti scazzano per la divisione della refurtiva e contraggono il morbo della morte via pallottola. A Matthew va quasi peggio: un proiettile lo prende in testa e si scorda tutto tuttissimo, costringendolo a proseguire con questo film. Sette anni più tardi viene estratto dalla prigione/clinica in cui è rinchiuso: un terzetto misterioso, che ha messo le mani su un farmaco sperimentale che cura ogni amnesia, sa che lo smemorato ha nascosto la maggior parte dei proventi della rapina e vuole gentilmente convincerlo a ricordare dove. Tutto qui. Nel frattempo Stallone, nei panni dello sbirro locale che segue il caso da anni e ha un pannello di sughero dove attacca i ritagli dell’indagine e unisce gli elementi con dello spago rosso, naviga di scena in scena con la faccia di uno che sta cercando, scocciato, un orologio a parete perché consapevole che controllare l’ora su quello da polso potrebbe significare dover rifare la scena e rimanere per un’altra ora sul set.

Grugniti lens flare edition

Decidere di non cagare barbaramente sulla testa di un film scarso, non significa evitare di essere oggettivi. Brian A. Miller ha fatto un thriller le cui lacune vanno al di là della categoria critica “Vabbè, ma è uno straight-to-video”. Backtrace è la storia di una rapina (fuori campo) andata bene e di una divisione del malloppo andata male. Non c’è altro. I personaggi hanno a mala pena un nome, e le loro motivazioni, al di là di generici “L’ho fatto per la mia famiglia”, latitano. Quindi, per riempire la narrazione, ci si affida alla gimmick dell’amnesia e del processo per far tornare la memoria a Modine, le cui vaghe regole cambiano a seconda del momento del film. Quando c’è bisogno di smarmellare, Modine soffre e si lamenta e digrigna e zoppica e ha attacchi epilettici senza mai perdere la dignità di un attore enorme che paga le conseguenze di un commercialista cocainomane. Quando non serve più agitarsi perché il film ha raggiunto un minutaggio passabile, il protagonista può serenamente dichiararsi guarito e partecipare a una sparatoria schermandosi dietro a una borsa piena di contanti e ferraglia. Un film non è scritto bene quando parla per didascalie, sentenze (“Non puoi uccidermi, sono morto sette anni fa”, o qualcosa del genere) e superlativi assoluti: tutti i test noti alla scienza umana hanno mostrato che questa è la peggior amnesia retrograda di cui la comunità medica mondiale abbia mai avuto riscontro, questa rapina è la peggior tragedia nella storia di Savannah – una ridente cittadina della Georgia che dalla sua fondazione a oggi avrebbe anche ospitato il tassativo massacro di nativi americani, una Guerra d’indipendenza, una Guerra civile, la fottuta schiavitù, almeno un’epidemia di tifo itteroide e sicuramente un uragano che si è portato via fra le mille e le duemila vite. Un film non può riuscire bene con quella colonna sonora lì, tensione-generica-simil-Hans-Zimmer-volume-11.mp4, una partitura che è ancora più didascalica della sceneggiatura: come accompagnare l’establishing shot di un cambio scena sul quartier generale della polizia, se non con una marcetta con rullante. E soprattutto non può esistere davvero un film con un finale così platealmente stupido. Non c’è nemmeno bisogno di descriverlo o parlarne, ma non ho memoria di finali più “Qui abbiamo chiuso tutto, ce ne fottiamo e andiamo a casa?” di questo. Brian A. Miller, ti voglio bene e sono contento se ti diverti con il lens flare. Ma la prossima volta lascia stare Sly.

DVD quote:
«Dalla mente di Brian Anfame Miller»
(Toshiro Gifuni, i400calci.com)

 

Piuttosto un floppy. Ma nel 2019 i CD-ROM no, per favore

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19 Commenti

  1. Ciak Norris

    Caro Sly…
    Spazza via tutto con Rambo V..
    Sono certo che ci renderai ancora orgogliosi di te.

  2. Spitefix

    Recensione meravigliosa. A “commercialista cocainomane” mi sono ribaltato!

    • Ci vorrebbe un corto che mostra il dialogo tra Matthew Modine e il suo commercialista, quest’ultimo interpretato da Claudio Bisio nei panni di Micio (“Allora Matt, posso chiamarti Matt?, ascolta un cretino…”).

    • Stan Lee Donen

      Spite & Gigos, sono con voi.

  3. Past

    ma come c’è finito sly in sta roba qua…?

    cioè i sequel di escape plan, okkey cina ci mette i soldi, magari c’era un contratto per 3 film già firmato e pazienza…ma sta roba…?

    su rambo V…mah…speriamo bene…ma le prime immagini non è che fossero il massimo…

  4. avdf

    rambo 5… madonna sembra una barzelletta…

  5. Aspè, stai dicendo che i Thegiornalisti sono in tour a Valverde? E che questa cosa è ok?

  6. Anonimo

    Aspettate prima di giudicare!!!

  7. Axel folle

    Ma pure quelli con Willis facevano schifo giusto?

  8. Axel folle

    Rece molto bella

  9. Martino Scorsese

    scusate, ho sentito bene? Rambo 5? Ma che senso ha se John Rambo era una conclusione perfetta?

  10. John Blacksad

    Grande sigla

  11. pippoppero

    Recensione fantastica,e’ come aver visto il film

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