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Del meglio del nostro peggio: Cynthia Rothrock in Undefeatable (1993)

Chad Stahelski ha fatto gavetta come scagnozzo nei sequel di Senza esclusione di colpi, Gareth Evans ha pubblicato su Instagram un pezzo di collezione bluray che include Resa dei conti a Little Tokyo… I maghi dell’azione di oggi si sono formati con i piccoli cult di arti marziali che popolavano le serate di Italia 1 negli anni ’90. Prendendo il via dal recupero di Mark Dacascos come boss finale in John Wick 3, vi aiutiamo a riscoprire alcuni degli eroi di quella bistrattatissima era. A voi i #FigliDiKickboxer.

Grandi speranze sgranate

Cynthia Rothrock era talmente avanti che stiamo facendo capolino solo ora (timidamente) in un momento storico che non l’avrebbe consegnata nelle mani di Godfrey Ho, il più buffo cialtrone della storia del cinema, ma le avrebbe chiesto in ginocchio di fare Atomica bionda. E invece, persa la cresta dell’onda della massima condizione atletica, oggi la chiamano a fare Mercenarie (la versione borsa cinese di GUCCIE di The Expendables) e nemmeno le fanno picchiare qualcuno. A lei, la lottatrice a cui si sono ispirati per Sonya Blade nei vari Mortal Kombat. Beceri. Rothrock negli anni ’80 era un’artista marziale (cintura nera in sette discipline) che dominava le gare miste di forma, quelle in cui si fanno routine per mettere in mostra precisione e fluidità dei movimenti. È diventata prima una stellina del cinema di Hong Kong: Cory Yuen la scopre per caso durante un tour negli Stati Uniti alla ricerca di talenti e la fa debuttare al fianco dell’altrettanto semi esordiente Michelle Yeoh in Yes, Madam; poi, dopo aver lavorato ancora con Yuen (Artigli di tigre – Il ritorno), con Wong Jing (Magic Crystal) e in un film prodotto e coreografato da Jackie Chan (The Inspector Wears Skirts), se n’è tornata in America a fare la regina dei film di calci in faccia in un periodo in cui, nel cinema di menare, anche i personaggi con nomi femminili andavano agli uomini – vedi Marion Cobretti. Non era così per Cynthia, che si muoveva solo per ruoli dalla co-protagonista in su e menava i suoi calci in prima persona facendoseli pagare profumatamente. Prima di appenderli temporaneamente al chiodo per concentrarsi sul ruolo di mamma nella vita vera, è stata lo sceriffo di provincia in China O’Brien e relativo sequel, una piedipiatti squadra speciale kung-fu in Codice marziale, un’ex agente CIA in Lady Dragon, una detective in Copgirl – Artigli di tigre, la nuova entusiasta partner del sergente a tre dì dalla pensione in Forza irresistibile. Ma tutti questi sbirri mettono a disagio la gente rilassata, quindi abbiamo pensato di rendere omaggio a Cynthia Rothrock con il suo film più cesso di sempre, Undefeatable. Sigla!

“Il film sarà brutto, ma comunque qualche culo lo striscio”

Undefeatable parte da una premessa che, in un modo o nell’altro, intossicati da sostanze psicotrope o meno, tutti abbiamo accarezzato almeno una volta nella vita: cosa succederebbe se a uno tipo Mike Tyson si chiudesse definitivamente la vena, quella grossa, e decidesse di andare in giro a stuprare, cavare gli occhi e ammazzare tutte le ragazze che somigliano alla moglie che lo ha appena lasciato? Alla premessa si aggiunga Rothrock, nei panni di una cameriera che è anche campionessa di incontri clandestini di arti marziali: tocca fare gli straordinari per pagare la retta universitaria della sorella, ammazzata abbastanza in fretta dal Mike Tyson rotto in testa. A Cynthia si unisce uno sbirro con la faccia e la pettinatura di un giocatore di basket bianco anni ’80 e, a sorpresa, il torso di Jean-Claude Van Damme, che dà una confusa mano alla protagonista in cerca di vendetta e infine si rivela fondamentale per rivelare la sostanza reazionaria del film: Undefeatable mette Rothrock gigantesca, fiera e solitaria su ogni poster e intanto dà di gomito a un amichetto film per maschietti lì accanto, gli fa l’occhiolino e dice “comunque la protagonista la facciamo salvare da un uomo che tanto lei ci serve solo a monetizzare sulla bizzarria di una donna in un film di menare, taaac”. La tragedia del personaggio forte abbastanza per dominare i minion, ma non per affrontare il boss finale.

“Quando scopre che non è davvero la protagonista, Cynthia ci apre”

Il film è stato correttamente malcagato all’uscita. Poi, nel 2006, in un clamoroso esempio di bue che dà del cornuto all’asino, la redazione di Cracked, pubblicazione online la cui poetica è “far scrivere i lettori”, stila una confusa classifica sulle sette scene di combattimento più schifose di sempre, in cui mischia Bayside School, Il padrino e Walker Texas Ranger. Al primo posto il maestoso, scalcagnato combattimento finale di Undefeatable, che come in tanti menarelli da trincea dell’epoca è un po’ il sunto filosofico dell’intera pellicola. È una scena girata in non più di due ore e senza prove, come tutto il resto del film, con i suoi momenti da “aspetta che ti sistemo bene per la prossima mossa” che di solito si vedono sui ring del wrestling, l’eroticissimo strappo contemporaneo (ma purtroppo non vicendevole) di camicia con urlo, gli errori di montaggio, una cagnitudine diffusa ed ecumenica, il tocco di splatter che dà sempre quel friccico in più, la conclusione con sentenze improvvisate malamente dai protagonisti e lasciate nel montaggio finale perché tanto chi se ne frega: tutto porta verso la resurrezione del film come scult da perculare, uno dei generi preferiti dai giovani di nuovo millennio.

Simboli fallici in un soggiorno minimalista

È pacifico che Undefeatable sia un prodotto piuttosto consapevolmente brutto, realizzato quando fare prodotti piuttosto consapevolmente brutti era un misto di menefreghismo e furbizia, non un’estetica ricercata per ammiccare a stocazzo. È uno di quei film che l’artista precedentemente noto come Yotobi ha recensito per il lol. Ma è anche una roba che se Federico Buffa la scopre ci spende sei speciali e si gioca l’intera discografia di Inti-Illimani e The Roots. Tutto pur di raccontare la ragguardevole carriera di Godfrey Ho, uno che non lo si può tanto chiamare regista: sarebbe riduttivo. Godfrey, la pace di dio, Ho è un Uwe Boll nato da Wanna Marchi, cresciuto come fantasista nella Cinecittà dei “maestri” – spirito guida: Sergio di Boris – e formatosi tecnicamente alla corte dei fratelli Shaw, stagista che aveva a sua volta uno stagista: John Woo, all’epoca in cui il logo ufficiale dell’industria cinematografica di Hong Kong era un caduceo con due piste di cocaina al posto dei serpenti. Negli anni ’70 e (soprattutto) ’80, Ho gira una quantità vigliacca di titoli grazie a un modello produttivo ben delineato: budget minimo da spendere tutto per un attore occidentale che ci fa vendere film ai musi bianchi; comprare a due soldi i diritti di film spazzatura che vengono dal resto dell’Asia e montarne le scene meno raccapriccianti insieme al mio girato generico; fare solo film di ninja, così tutti hanno il volto coperto e posso riutilizzare lo stesso materiale altre venti volte; titoli ignoranti. Ad libitum. E se Wanna Marchi in carcere ci è finita, almeno per un po’, Godfrey manco per ‘sta ceppa: si è ritirato, clamorosamente incensurato, dal cinema girato nel 2000, e da allora è professore di regia presso la prestigiosa Hong Kong Film Academy. La gioia. Undefeatable è stato solo uno dei tanti film (ben oltre il centinaio) che Ho ha girato a caso, in cui pur di avere la star del momento (Rothrock) ha usato l’intero budget della produzione per pagarla, facendo lavorare gratis le maestranze e scritturando come co-protagonista e antagonista due maestri di arti marziali – lo sbirro fesso e il cattivo psicopatico, il sosia enorme e spaventoso di Martin Sheen – che, poverini, di recitazione ne sapevano tanto quanto il loro regista. Uno che, così dicono, aveva solo due indicazioni di regia per gli attori: “Recita di più” e “Continua a urlare forte durante il combattimento”. A quando un biopic su Godfrey Ho, con Cynthia Rothrock a interpretare lo sbirro che finalmente lo pesca in flagranza di reato e lo rulla amorevolmente di calci?

“Urla, che altrimenti Godfrey ce la fa rifare”

DVD quote:

«Cynthia Rothrock al suo peggio vale comunque più di Godfrey Ho al suo meglio»
(Toshiro Gifuni, i400calci.com)

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9 Commenti

  1. Maxnataeleale

    Sono in vena di recuperi :quale sarebbe però il film in cui lei mena di più le mani (e i piedi)? Thanks

  2. Maxnataeleale

    Ah la rubrica è apprezzatissima siete i migliori!

  3. The Mat(Bat)

    Bella idea quella della rubrica del recupero.
    Di Cynthia ho un gran bel ricordo in “Righting Wrongs”, insieme a Yuen Biao.

  4. Sergio di Boris.
    Battuta cult: “Ah, no! Io al gabbio nun ce torno!”

  5. samuel paidinfuller

    quando ero adolescente cynthia mi attizzava non poco… ricordo anche un film con qualche sua scena pseudo hot

  6. Axel folle

    Ok ma se uno volesse recuperare il meglio della filmografia con la Rothrock migliore un paio di titoli su dove buttarsi?

  7. Il combattimento di questo film me lo sono beccato sul tubo anni fa alla voce LE DIECI MORTI PIU’ CRETINE DELLA STORIA DEL CINEMA, o qualcosa del genere. Ed era al PRIMO POSTO, vedete voi.
    La signora Rothrock me la ricordo soprattutto per i calci tirati ad angolazioni che rasentavano la fantascienza. Aveva una mobilita’ articolare impressionante.
    E parecchi anni fa aveva iniziato a collaborare con la ormai defunta rivista di arti marziali Budo International. Mi ha dato l’idea di una gran bella persona. Solare, umile, gentile e molto disponibile.
    Certo che ha girato un sacco di filmacci. Credo che le sia mancata la grande occasione. Ma a quei tempi, ed in quel genere di film, una donna NON POTEVA AVERE LA GRANDE OCCASIONE.
    Il triste destino dei pionieri.
    Ecco spiegato perche’ nonostante sulle locandine venisse chiaramente indicato che la protagonista era lei, alla fine il duello col cattivone toccava rigorosamente al personaggio maschile. Anche se era la spalla.
    Tipo in Artigli di Tigre, dove il killer (che mi pare fosse Bolo Yeung) viene affrontato da Jalal Merhi (o era Medhi? Ecco, mi piacerebbe una retrospettiva su di lui e su Billy Blanks). Nonostante quest’ultimo comparisse a meta’ inoltrata di film.
    E comunque, non ci andavano teneri con i suoi personaggi. Il piu’ delle volte prendeva una manica di botte. Oppure finiva imprigionata, sequestrata o brutalizzata. In un film finisce pure uccisa.
    Solo in uno sconfigge il villain. Ma dopo averne prese un sacco e una sporta.
    Insomma…ci vuole fegato anche ad accettare di farsi trattare cosi’. Anche se per finta.
    E comunque, un simile genere di sevizie su un personaggio femminile oggi verrebbe ritenuto a dir poco oltraggioso.

  8. Ahahah! Bellissima recensione! Lei la conoscevo da un episodio di Best Of The Worst di RedLetterMedia! X–D

  9. dio Kai

    certo che la locandina a quel non so ché di pulp fiction che non guasta mai…

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