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C’era una volta Tarantino – La recensione di Once Upon a Time… in Hollywood

Il pezzo di Casanova Wong Kar-Wai

Questione spoiler: raga, dico poco o nulla, tranquilli, ma è comunque un film di Tarantino. Se non l’avete ancora visto 1) siete matti 2) fossi in voi non leggerei quanto segue per arrivare come vergini come Maraglia Carrey al matrimonio. Pronti? Via.

“Working in this town is all about being on the list.
You’re either on it or you’re not”.
Rick Fuckin’ Dalton

Il dubbio principale è uno e uno solo: C’era una volta a…  Hollywood è un film calciabile? Anzi, ho un altro dubbio, vostro onore. Forse un filo più frivolo ma non da poco. Posso? Vado. Perché il titolo originale è Once Upon a Time… In Hollywood mentre quello italiano è C’era una volta a… Hollywood? Chi decide dove mettere i puntini di sospensione? Prima dell'”In” o dopo la “a”? È stato chiesto a qualcuno dell’Accademia della Crusca questa cosa? C’è una motivazione di ordine grammaticale o è solo perché qualcuno ha deciso che suona meglio strascinare la “a” mentre nella nostra testa subvocaliziamo il titolo nella nostra testa? Tipo: C’era una volta aaaaaaaaaaaa… HOLLYWOOD! O era meglio C’era una volta… AHOLLYWOOD! Non lo sapremo mai. E a me questa cosa non va giù.

Thanks to la pagina facebook Il cinéfilo nell’era dell’Internét

Comunque, il dubbio principale rimane. Ed è un dubbio non da poco. Once Upon a Time… in Hollywood (preferiamo il titolo originale, dai. Così com’è preferibile, se non addirittura mandatory, vedere il film in lingua originale e, se possibile, in pellicola) è un film di quelli che interessano ai ragazzi de i400Calci? È giusto che sia recensito nel tempio dei film di genere, sulla rivista di Cinema da Combattimento? Bè, ma perché questo dubbio, vi chiederete voi. Presto detto: perché se fino ad oggi il mondo di Tarantino ha avuto a che fare con cani da rapina, ammazzanazisti, gangster ciarlieri o outlaws in cerca di vendetta, questa volta non è così.

Praticamente quest’immagine è la sinossi del film

Los Angeles, febbraio del 1969. Rick Dalton (un Leonardone in una forma strepitosa) è un attore oggi principalmente famoso per la sua parte nella serie televisiva Bounty Law, dove interpreta il cacciatore di taglie Jake Cahill. Eppure Rick ha fatto una bella gavetta, un tempo era facile vederlo al cinema tra filmetti di guerra e qualche vecchio western. Adesso invece è un po’ fermo al palo. Ma d’altra parte è anche normale. Hollywood sta cambiando. Ormai la golden age è passata, i produttori si sono stancati di fare i nostalgici, ritrovarsi in qualche bar sulla strip per parlare di un cCinema che oggi evidentemente non esiste più. Non è un caso che tra le colline, a Cielo Drive, dove Rick tempo fa si è comprato una bella villa con piscina, sia appena arrivato un nuovo vicino di casa. Sì, prima il dirimpettaio di Rick era Terry Melcher, il figlio di Doris Day. Adesso invece c’è Roman Polanski, il bizzarro e lanciatissimo regista europeo che si è imposto al botteghino con un film come Rosemary’s Baby, in compagnia della sua bellissima compagna, Sharon Tate. Aria nuova, ragazzi! E Rick? Bè, glielo ha detto pure il suo produttore, Al Pacino: il treno è passato, Rick. Se vuoi ancora recitare in qualche film, non ti resta che andare in Italia, a girare con questo Sergio Corbucci. Certo, non è Sergio Leone, però…

“L’ultima occasione e me ne androoooooò (in Italia)”

Rick non la prende bene. E quando Rick non la prende bene solitamente fa due cose. La prima è bere come una spugna. Non che solitamente al ragazzo non piaccia alzare il gomito, eh? Cavolo, è ubriaco un giorno sì e l’altro anche. Ma quando è preso male, bè, semplicemente beve di più. La seconda è confidarsi col suo unico amico, Cliff Booth (Brad Pitt). Cliff è lo stuntman di Rick. Lavorano insieme da una vita e a definirlo semplicemente uno stunt, gli si potrebbe fare un torto. Cliff è uno stunt, un amico, un assistente, un tuttofare. C’è da ricordare a Rock che domattina dev’essere sul set per girare il pilota di Lancer insieme a Timothy Olyphant e Luke Perry? Ci pensa Cliff. C’è da mettere a posto l’antenna della televisione a casa? Cliff è già sul tetto a torso nudo con una cassetta degli attrezzi pronta ad ogni evenienza. C’è da andare a prendere Rick a fine giornata agli Studios? Cliff è già lì fuori con la macchina accesa.

BFF

Once Upon a Time… in Hollywood non parla di una vendetta o di una rapina andata a male. Parla di questo. Nella sua prima parte, racconta due giorni nella vita di un attore e del suo double. E nel fare questo parla inevitabilmente di quel posto lì. Ci fa vedere i neon di una città che era abituata a sbrilluccicare di notte, ci mostra come si gira un pilota di una serie televisiva, come si muovono gli attori sul set e cosa fanno tutti quelli che lavoravano dietro. Ci svela i retroscena di una grande produzione, le feste alla Playboy Mansion, i poster giganti dei film che dominano le strade. Ma non solo questo: ci fa vedere anche come quella città, la Mecca del Cinema, sta cambiando. The Times They Are A Changing, no? E allora oggi Los Angeles non è più quel posto dove ti poteva capitare di incontrare uno della famiglia Barrymore o, che ne so, Cary Grant. Oggi per strada ci trovi i freakettoni, ragazze scalze, coi capelli lunghi e i pantaloncini troppo corti, che predicano “pace e amore” e razzolano tra i bidoni della spazzatura in cerca di qualcosa da mangiare o da rivendersi per qualche cannetta o per un cartone di LSD. O per una canna pucciata nell’LSD, ma sì, che ce frega.

La nuova Hollywood che avanza

Prima di riuscire a vedere Once Upon A Time… in Hollywood, ho visto decine di articoli che si affrettavano a individuare ogni riferimento televisivo e cinematografico tirato fuori dal sapiente e profondissimo cilindro magico di Tarantino. Un giochino al solito bello e utile, ma se dovessi dire io un titolo a cui mi ha fatto pensare questo nono film di Tarantino… oh, a me verrebbe da citare Amarcord. Perché qui Quentin parla della sua infanzia, di quello che ha visto da bambino quando si sporgeva dal finestrino della macchina della sua famiglia quando attraversava la città dove abitava. Forse aveva i braghini come Titta a Rimini. Una volta cresciuto ha messo in fila i suoi ricordi in un film che a un primo sguardo, certo, può sembrare non andare da nessuna parte ma che forse è semplicemente un’operazione nostalgica di uno che, come pochi altri al mondo, conosce e ama il Cinema. Un film filologicamente ineccepibile che ha poi il coraggio e l’ardire di lasciarsi andare a un sentimentalismo, un amore, una nostalgia che non può non conquistare. L’affetto con cui ci mostra una giovane e innocente Sharon Tate in un cinema, bella come Margot Robbie, intenta a riguardarsi in un vecchio film al fianco di Dean Martin (The Wrecking Crew o in italiano Missione Compiuta Stop. Bacioni Matt Helm) è palpabile. Ed è il vero cuore di questo film.

Il <3 del film

E allora cosa rimane a noi dei Calci? Perché ne pariamo qui? Bè, prima di tutto perché comunque Tarantino anche se domani girasse una puntate remake di Love Me Licia a me tremerebbero le mani dall’emozione e lo inserirei a forza tra le nostre eccezioni meritevoli, e poi perché, qua e là, qualche elemento calciabile c’è. Se cercate sangue e ultra violenza c’è tutta la sequenza finale lì per voi, tra testate, sangue, cani assassini e morti scomodi. Ma poi c’è anche la CLAMOROSA sequenza in cui Brad Pitt porta Margaret Qualley (mio dio… la bellezza) allo Spahn Ranch, dove risiedevano i membri della Manson Balotta. Qui, in un secondo, dopo averci portato a spasso per non so quanto tempo in giro in macchina per le strade di Los Angeles sostanzialmente a ciurlare nel manico, Tarantino realizza un piccolo film thriller perfetto, con una gestione degli spazi e dei tempi incredibili. Dite che è poco per finire sui 400 Calci? Per quanto mi riguarda, se la pensate così, non siete miei amici.

Margaret Qualley. Punto.

Ah, prima di lasciarvi mi preme dirvi che avere un cast del genere è un conto. Saperlo usare in questa maniera è un altro. Leo e Brad sono stellari, Margot fa poco ma quel poco che fa lo fa con le giuste lucine negli occhi. Impossibile citare poi tutti gli altri milioni di attori che compaiono, ma tanto siete bravi quanto me ad eccitarvi in sala e urlare: “Wow, Bruce Dern vecchissimo!”. Ok, amici, io vado in sala a rivederlo, ma prima di uscire lascio la parola a Nanni Cobretti che dice la sua sul vero momento CALCI del film. Vai Nanni.

Il pezzo di Nanni Cobretti

Driiiiin
Driiiiin
Signora? Signora?
Driiiiin Driiiiin
Signora? Ha un minuto? Le vorrei parlare del nostro Signore e Salvatore Piccolo Drago Bruce Lee.
Signora posso entr–
Vabbè io parlo di Bruce Lee lo stesso.

Funziona così: Tarantino con la storia e le persone vere ha sempre fatto il cazzo che gli pareva, lo sappiamo da Bastardi senza gloria.
Lo fa anche in questo.
Lo fa nel suo stile: plateale, ma non telefonato.
Non fa una magica dissolvenza sbrilluccicante grazie alla quale capisci che stai per assistere a una scena onirico-fantastica di soldati che sognano di ammazzare Hitler: ammazzano Hitler e basta.
Non ti mette la didascalia gigante con scritto “INIZIO SCENA INVENTATA” e “FINE SCENA INVENTATA”: fa come se niente fosse. Se non lo sai, non te ne accorgi. Se lo sai, l’obiettivo è farti godere il doppio.
C’era… una volta… a… Hollywood (metto i puntini ovunque per non sbagliare) non fa eccezione e anzi, pieno com’è di personaggi reali, si diverte a mischiare fedeltà e fantasia senza soluzione di continuità. Rick Dalton è inventato, Sam Wanamaker è davvero un attore/regista shakespeariano che a un certo punto si è ritrovato a dirigere western, ovviamente non hanno mai fatto un film insieme. Pussycat è inventata, Squeaky Fromme e George Spahn sono realmente esistiti e la descrizione del ranch è fedele a livelli abbastanza ricercati. Cliff Booth è inventato, Bruce Lee è realmente esistito.

Storia vera.

Avete mai letto nulla su Bruce Lee?
Siete sui 400 Calci, quindi è facile di sì. Qualcuno di voi probabilmente ha persino letto più cose di me su Bruce Lee (sto scherzando, è impossibile).
A pagina 1 di un qualsiasi testo biografico su Bruce Lee, voi ben sapete, si scopre che Bruce aveva una sua personalissima filosofia di combattimento.
A pagina 2 Bruce dice puntualmente qualcosa che, a seconda dei punti di vista, può suonare incredibilmente illuminata o un pochettino arrogante.
A pagina 3 capisci che, per motivi che fanno parte integrale del nucleo stesso della sua filosofia, mai neanche per l’anticamera del cervello a Bruce Lee sarebbe venuto in mente di tirare un calcio volante in un contesto che non fosse un film, roba che pure nei film gli sapeva dichiaratamente fatica.
Di conseguenza, se hai letto un qualsiasi testo biografico su Bruce Lee fino ad almeno pagina 3, sai che quello che si vede in C’era… ecc… ha attinenza zero con la realtà, è a malapena la sua imitazione del Bagaglino, e ha chiaramente l’unica funzione di agevolare ulteriori tratti descrittivi del personaggio di Brad Pitt.
Ne esce malissimo Bruce, talmente male che non gli assomiglia nemmeno di striscio. È una plateale barzelletta, talmente caricaturale che non ho onestamente trovato la forza di offendermi.
Ora, ci sono diverse scuole di pensiero.
Una è appunto quella di non farne una tragedia: è un film, è un’interpretazione libera, bla bla bla, e allora quella volta che hanno ammazzato Hitler al cinema, e poi se c’hai fatto caso è un flashback di Brad Pitt che magari si sta inventando tutto per bullarsi da solo, ecc…
È legittima. È chiaro che è legittima. È anche la mia preferita se devo essere sincero, innanzitutto perché mi permetterebbe di finire il mio pezzo qui e passare a fare altro nella vita, tipo finire di guardarmi Warrior.

Sì come no.

Però ce n’è un’altra.
Innanzitutto: Bruce Lee non è un personaggino qualunque, è una cazzo di leggenda. È un personaggio storico la cui portata rivoluzionaria sulla cultura odierna non è limitata ai suoi film, ma si espande al mondo delle arti marziali e arriva a resistere a continui episodi di razzismo e infine a contribuire in maniera fondamentale, decisiva, al modo stesso in cui la cultura orientale tutta veniva vista in Occidente. Probabilmente era anche arrogantello, eh? Ma come dire… probabilmente pure Gandhi ogni tanto era un po’ maleducato.
E insomma, nascono un paio di problemi.
C’è che Bruce Lee in Oriente è una delle figure fondamentali della loro intera cultura, mentre in Occidente la gente sa a malapena che ha fatto solo quattro film e non centoquindici.
C’è che un’apparizione nell’ultimo film di Tarantino è il suo momento di maggior esposizione mediatica mainstream da parecchi anni.
C’è che tutti quanti sanno che Hitler non è morto sparato in un cinema con un pezzo di David Bowie in sottofondo, ma chi è che sa distinguere un Bruce Lee fedele da uno caricaturale, se il contesto è ambiguo e lasciato all’interpretazione?
Fottesega, qualcuno di voi dirà, ma siamo sicuri? È davvero il caso di prendere un personaggio di tale portata, in un momento storico in cui il suo esempio sarebbe più importante e rilevante che mai, e dipingerlo con leggerezza come un povero cazzaro? Cosa sarebbe successo se, al posto di una scena del genere, ce ne fosse stata una in cui Brad Pitt corregge ridendo i discorsi di quel semianalfabeta di Martin Luther King?
Questa seconda scuola di pensiero è probabilmente meno preferibile, è complessa, problematica, costringe a fare una serie di riflessioni che fuoriescono dall’ambito cinematografico, ma se devo essere sincero non me la sento di snobbarla. È altrettanto legittima e la capisco.
Se n’è fatta portavoce Shannon Lee, figlia di Bruce, oggi a capo dell’organizzazione che promuove la figura del padre, sicuramente, certo, poco propensa in generale ad accettare macchie di qualsiasi tipo sulla sua immagine.
Ma Tarantino, invece di risponderle “capisco ma ho dato una mia interpretazione fantasiosa funzionale al contesto narrativo” (o stare zitto), ha detto “no oh io mi sono documentato e secondo me invece ne ho dato un ritratto plausibile”.
Della “coreografia” del “match” non ne parliamo. Nessuno si aspettava il nuovo Urlo di Chen, ma da un presunto fan che aveva omaggiato Bruce regalandone la tuta alla Sposa di Kill Bill ci si aspettava sicuramente un trattamento un po’ più affettuoso, e non qualcosa che nel migliore dei casi è sorvolabile e nel peggiore fuorviante in negativo.
Ma amen: se non vi interessa, non vi accorgerete di niente.

In ogni caso, signora, ho finito.
Mi scuso per averla disturbata suonando il campanello così, senza preavviso, ma non sapevo come altro fare.
Posso ripassare domattina per Steve McQueen?

DVD-quote:

“Oh, non ne sbaglia uno”
Casanova Wong Kar-Wai, i400calci.com

>> IMDb |Trailer

 

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259 Commenti

  1. Carpenberg

    Comunque raga, ho capito tutto: nella scena di Bruce Lee Tarantino sta citando Bud Spencer contro Anulu in “Chi trova un amico trova un tesoro”, che guarda caso è di Sergio Corbucci. Tutto torna.
    https://www.youtube.com/watch?v=2yP2bTjJmtc

  2. dirtyfour

    Vedeteci pure tutti i riferimenti e le citazioni che volete ma tutta la prima parte è semplicemente: BORIS.
    c’è TUTTO. la fiction di serie b, l’attore spostato, il tuttofare, il regista finito a fare i telefilm alimentari, alla Shakespeare anziché alla Lars Von Trier e dai dai dai che la portiamo a casa.
    C’è pure Pannofino

  3. Ingram Bergman

    A Tarantino piace il buon soldato americano come li faceva la nonna.
    Si vede che da piccolo andava pazzo per Indiana Jones che fredda con la pistola il tizio che rotea con le sciabole. Ora che può permetterselo, ci costruisce sopra scene intere dei suoi film.
    Riderone, ma dopo un po’anche basta.

  4. annadeimiracoli

    Bello eh, ma non ho capito bene la storia…forse perchè non c’è (e quel poco di storia che c’è, non è importante)
    Però orgoglio cine italico a mille

    • Ale

      “Rick Dalton, attore televisivo di telefilm western in declino, e la sua controfigura Cliff Booth cercano di ottenere ingaggi e fortuna nell’industria cinematografica al tramonto dell’età dell’oro di Hollywood.”… e alla fine ci riesce.

  5. Cicciput

    Parto subito con la scena di Lee: sono uscito dalla sala un paio d’ore fa, ho il film freschissimo nella mente, non avevo voluto vedere manco mezzo trailer prima né leggere una riga di qualunque recensione, e io l’ho interpretata fin da subito come una fantasia/ricordo distorto di Cliff, che immagina/ricorda come più gli piace di quella volta che ha mandato Bruce Lee a schiantarsi contro un auto. Per me non c’è nulla di reale, è un parto della mente di quel cazzone di Cliff e quello non è il vero Bruce Lee, ma il Bruce Lee che abita nella testa di Cliff. Non ci ho visto né poco rispetto né presa in giro, semplicemente Quentin è uno dei più grossi e geniali troll della storia del cinema.
    Per il resto, che dire, c’è tutto. C’è Tarantino in tutte le sue sfumature, mille cambi di registro, dalle scene quasi sognanti con la Robbie alle sequenze praticamente horror con gli hippies (anche quelle in cui fanno l’autostop), le citazioni infinite anche a se stesso (Leo al citofono con Margot che si muove come John all’interfono con Uma), inquadrature e movimenti di macchina da estasi, un montaggio clamoroso; ci sono attori incredibili che recitano in modo incredibile; c’è pure il contentino per tutti quelli che “eheheh tarantino sangue violenza eheheh”.
    Non so ancora come inserirlo nella mia personale classifica dei film di Tarantino, mi servono almeno altre tre o quattro visioni, e comunque la classifica cambia ogni dodici secondi circa. Fatto sta che Tarantino renderebbe un orgasmo cinematografico pure una pubblicità del tampax.

  6. Justin lynch

    A me la scena con Bruce Lee è sembrata caricaturale ma non implausibile, Lee non perde e non viene umiliato, finisce su una macchina solo perché gli viene chiesto di rifare la stessa mossa(mossa che tra l’altro aveva appena steso Booth).
    Il buon vecchio Bruce da guerriero d’onore quale é certo non si aspettava una risposta sleale, nonostante la botta epocale si rialza in piedi come nulla fosse (dopo na botta così, solo lui) e quando si mettono a combattere sul serio vengono interrotti. Non c’è un vincitore, non si è stabilito che Cliff sia più forte di Bruce Lee, ma si è visto che tipo è.

    • Davide Locatelli

      La sfida di Lee con Cliff pare racconti quello che successe tra Lee e Gene Lebell sul set del Calabrone verde. Parè che Lee avesse l’abitudine di essere troppo violento con gli stunt così Gene gli diede una lezione. Gene era uno dei precursori delle mma e un capo stunt.

  7. Almo Dover

    Sono l’unico che c’ha visto J Edgar in Di Caprio star di FBI?

  8. Easter Leeno Banphy

    Once upon.. è un film stupendo e non c’è nulla che possa aggiungere a quanto scritto nella rece. Rubo solo alcune righe per un appunto a Nanni: Tarantino con la storia e le persone vere ha sempre fatto il cazzo che gli pareva, è vero, ma nemmeno ha mai la pretesa di fare documentari. Sono film, è intrattenimento, nulla di più. Al contrario i cine sono zeppi di biopics “tratti da una storia vera” che la storia se la inventano ma hanno la pretesa di portarci la verità. Chapeux, Quentin.

  9. Matthew

    Nessuna storia, nessuna trama. Uno spaccato di vita Hollyvudiana. Eccessiva, bizzarra,violenta ed assuefatta ad alcool e droghe. Non è un film in cui cercare qualcosa solo in cui divertirsi

  10. Alberto

    L’episodio di bruce e’ ispirato a un fatto realmente accaduto fra lee e un famosissimo stunt-man diventato poi suo amico .
    Informati prima di sparare a zero.

  11. Nonnino

    Ciao mi chiamo Nonnino (coro di risposta dei Calcisti Anonimi seduti in cerchio “ciaaaao Nonnino”), e vorrei condividere il mio contributo ai commenti:

    (SPOILERS)

    Visto ieri, direi abbastanza bello, forse non da rivedere domani, pero’ non ne sono deluso.
    Sensazioni Amarcord in pieno – insieme al solito retrogusto ben definito di tarassaco torta della nonna e mela ranetta -, in questo d’accordissimo con Kasanova, evidente il fatto di essere immersi nella favola personalizzata dell’autore, e nell’ambiente magico di quegli anni. Il lanciafiamme: usato all’inizio del film e alla fine, guarda caso per far fuori i cattivi che rovinano tutto… non e’ successo nella realta’ (bastards per hitler, questo per i seguaci di manson), ma questa e’ una favola, e’ “C’era un volta …” e Tarantino puo’ sognare come vuole, e metterlo sullo schermo assieme al suo omaggio per Sharon Tate, che e’ bellissima, innocente, gentile.
    Alla scena di Bruce abbiam riso tutti, saremo mica blasfemi? Ma no, chissenefrega, e’ una favola, “C’era una volta…”

  12. sbarabaus

    c’era una volta… tarantino

    è tutto molto bello, sono tutti molto bravi, ma (a parte il finale) per essere un film di tarantino è noioso

  13. Charlie Chan Spencer

    Ok è caricatulare, ma come in ogni buona caricatura si prendono dei tratti distintivi e negativi di una persona e li si ingigantiscono.

    Bruce Lee era arrogante e lo si capisce da ogni suo stralcio di intervista.

    Inoltre anche la scena del combattimento contro il personaggio interpretato da Brad Pitt è ispirata a qualcosa di reale.

    Nella realtà Bruce Lee sul set del Calabrone Verde stava infliggendo colpi troppo forti agli attori stuntman, Gene LaBell (uno degli stuntman) gli diede una bella lezione.

    Non lo buttò su una macchina come avviene nel film… Lo immobilizzò e lo mise sulle spalle.. quindi lo ridicolizzò anche peggio di quanto si vede nel film di Tarantino se proprio dobbiamo dirla tutta.

    Lo stuntman non venne licenziato.
    Bruce Lee ammise di avere delle mancanze nelle prese dimostrando di essere quantomeno meno arrogante di quanto possa sembrare ad un non adulatore con gli occhi bendati e le orecchie tappate a fasi alterne.

    Bruce Lee insegnò a Gene LeBell alcune cose del suo Jett Kun Doo e Gene LeBell invece lo aiutò con le prese.

    Il ritratto caricaturale di Tarantino è oltraggioso solo per un super fan di Bruce Lee, non per un qualsiasi amante dei film di arti marziali, sebbene spesso chi ama il genere sia anche adulatore di Bruce Lee. Non nel mio caso…

  14. Carlito Brigante detto Charlie

    sono andato a vedere il film solo ieri, dico la mia in palese ritardo ma vabbè: mi è piaciuto molto questo OUATIH, non aggiungo nulla perché avete detto tutto nei commenti che ho letto, tanti ma non tutti. Forse avremmo potuto capire al 100% la scelta artistica di Quentin se avesse girato un film sulla cinecittà degli anni 60/70, con i nostri personaggi del cuore. Che figata sarebbe vedere quel nostro mondo cinematografico con gli occhi magici e dotati di Quentin…ma Tarantino è americano, il suo mondo immaginifico era quella Hollywood, lui l’ha riportato in vita in maniera anche autoreferenziale e manieristica forse, ma con enorme sapienza e ironia. Dandoci come sempre una carezza con la tanta cinematografia italiana che ha messo dentro anche questa volta. Ti voglio bene Quentin, a prescindere.
    PS ma in fatto di citazioni avete notato che il ritratto di Rick nel suo parcheggio è clamorosamente la faccia di Jack Nicholson in Shining nella scena della porta spaccata? forse qualcuno l ha già scritto…a me ha sfiziato parecchio :-D

  15. Past

    ah, che goduria sto film…non mi divertivo cosi tanto col taranta dai tempi del primo killbill…non vedo l’ora di consumare il blu ray.

    sulla questione lee..#teamshannon…mi spiace, ma ne esce proprio come un povero cojone bruce da sto film…

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