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Sangue, cuoio e Satana: We Summon the Darkness

È successa questa cosa incresciosa per cui mi sono messo a scrivere l’intro del pezzo, quella che viene prima della SIGLA!, e a un certo punto mi sono accorto che non stavo più scrivendo l’intro ma il pezzo vero e proprio, per cui sono andato fino in fondo e ora mi ritrovo con un pezzo pronto nel quale dico sostanzialmente tutto quello che ho da dire su We Summon the Darkness ma senza un’intro per lanciarlo.

Di cosa volete che parliamo, quindi, mentre aspettiamo? Parliamo dell’attesa spasmodica per un film che qualche mese fa, per una ventina di minuti almeno, è sembrato che potesse diventare il nuovo film preferito del mondo, o quantomeno di chi ascolta il metallo. Guardate! C’è Alexandra Daddario metallara strizzata in un costumino di pelle, ci sono i pentacoli e il titolo del film ammicca a Satana! Sarà sicuramente il più bel film mai fatto, giudicando su una base esclusivamente ormonal-demoniaca! Chissà di cosa parlerà, forse di Alexandra Daddario metallara e le sue amiche che evocano Satana? Forse di Alexandra Daddario metallara e le sue amiche che sono delle spietate killer? O che rischiano di diventare vittime di spietati killer e riescono a sconfiggerli grazie alla forza di Bafometto?

«Mi sono perso»

Davvero, sembrava che il film potesse funzionare anche prima di essere un film, perché Belzebù solo sa quanto la nostra soglia di attenzione si sia abbassata e con lei l’asticella di quello che costituisce un presupposto interessante per un film – in fondo, nel mondo di Velocipastor, Alexandra Daddario metallara satanica è tipo Quarto potere con Max Rockatansky al posto di Charles Foster Kane. Poi ha girato qualche festival, è un po’ sparito dai radar, è uscito direttamente in digitale e ci siamo così persi per strada l’ennesimo film ooooh troppo fighissimo hai visto il trailer?!

Spiace, non tanto perché We Summon the Darkness sia un capolavoro o anche solo un film vagamente memorabile, quanto perché è un film onesto e modesto, e quindi simpaticissimo, che era, lo dico in tutta onestà, l’ultima cosa che mi aspettavo visti i presupposti. Per cui con questa iniezione di ottimismo passiamo alla preannunciata SIGLA!

We Summon the Darkness spende i primi venti/venticinque minuti della sua esistenza a spiegare in maniera sempre più dettagliata in che anno si svolge.

Si apre come Non aprite quella porta, con un gruppo di adolescenti in macchina su una highway qualsiasi nel mezzo del solito nulla del quale sono prevalentemente composti gli Stati Uniti d’America, o almeno così mi sembra di capire dai film che ho visto in questi anni. Possiamo quindi dedurre di trovarci dopo il 1974, perché tutti sanno che prima dell’uscita del film di Hooper nessun giovane americano si è mai messo alla guida di un’autovettura insieme alla cumpa in cerca di avventure.

«We’re on the road again du-dum du-dum du-dum du-dum»

Le adolescenti in questione sono tre ragazze, di nome Alexis (Alexandra Daddario), Val (Maddie Hasson) e Bev (Amy Forsyth), e sono vestite come delle vere ribelli ma anche molto sexy, con borchie, giubbotti di pelle e scollature vertiginose! E ascoltano la musica con le chitarre distorte! Sono sicuramente delle metallare, per cui arrivati a questo punto assumiamo di essere negli anni Ottanta, più che altro perché le ragazze portano anche toppe di vari gruppi fondati dopo il 1980 e ci piace pensare che We Summon the Darkness non sia così sciatto fin dall’inizio.

Non lo è! Perché improvvisamente il film diventa un road trip che in giro ho visto indicato con la generosa etichetta di “come se Richard Linklater stesse girando il suo primo horror”, che insomma, vedetela come volete sul regista di La vita è un sogno ma bisogna essere veramente molto annoiati dalla quarantena per arrivare a fare un paragone di questo tipo. We Summon the Darkness, diretto da Marc Meyers e scritto da Alan Trezza, è molto più modesto di così. Il primo si è fatto un nome con My Friend Dahmer, un film su Jeffrey Dahmer, mentre il secondo ha già avuto in passato la possibilità di scrivere un ruolo per Alexandra Daddario in Burying the Ex di Joe Dante, un film che il nostro Quantum ha definito “di una bruttezza ordinaria”. Nessuno dei due ha particolari pretese se non quella di divertirsi, e la consegna viene passata così, pari pari, alle tre protagoniste, che pur essendo tratteggiate con la delicatezza di tocco che era propria di Nigel De Jong quantomeno sembrano essere contente del trattamento loro riservato; in altre parole se la godono, si divertono a fare le buzzicone sessualmente provocanti, e sembrano genuinamente innamorate di Satana, che come ci insegna la dottrina è sempre cosa buona e giusta.

Abbiamo quindi tre metallare anni Ottanta che stanno andando a un concerto dei Soldiers of Satan, mentre l’America tutta è scossa dai brutali omicidi a sfondo satanico che da settimane terrorizzano la popolazione (questo lo scopriamo mentre le ragazze sono a un distributore a comprare schifezze, un’altra fermata obbligata lungo la strada dello slasher) e un predicatore con la fazza di Johnny Knoxville lancia anatemi contro la musica del demonio che ci porta via l’anima dei nostri ragazzi. Che ci sia un collegamento tra le nostre nuove amiche e tutto il resto? Andiamolo a scoprire al concerto dei SoS, prima del quale le tre rimorchiano tre ragazzi un po’ sfigati ma simpatici, pieni di droga e soprattutto arrapati come conigli. È chiaro che il concerto sarà solo l’inizio di questa pazza serata! E… cosa vedo? Uno dei tre ha un coltello in tasca? Uuuh signora mia, qui le cose si fanno pesanti! E la musica dei Soldiers of Satan assomiglia incredibilmente a quella dei Mercyful Fate!

In un certo senso quello che segue all’arrivo sul luogo del concerto e all’incontro tra i due gruppi è la parte migliore di We Summon the Darkness perché è l’unica che non ricalca con attenzione un copione già scritto da altri. Quantomeno questi sei personaggi in cerca di Satana interagiscono tra di loro in modo coerente e spesso divertente, le battute sono tutte al posto giusto, e nemmeno l’arrivo a Villa Spiegoni riesce a rovinare l’atmosfera.

Villa Spiegoni, interno

Ora vi spiego Villa Spiegoni, in pratica è la villa dove abita Alexis, con un enorme giardino e tanto nulla intorno, e le ragazze ci portano i ragazzi per continuare la serata, tanto i genitori di Alexis non ci sono. A Villa Spiegoni i regaz hanno, tra l’altro, modo di fare una battuta sull’assonanza tra la birra Busch e Bush, il vicepresidente: AH! ci troviamo dunque ufficialmente tra il 20 gennaio 1981 e il 20 gennaio 1989. A Villa Spiegoni poi i regaz parlano di concerti: il primo concerto di Val è quello del tour di Pyromania dei Def Leppard, quindi siamo tra il 1983 e il 20 gennaio 1989. Sempre a Villa Spiegoni, sempre i regaz fanno una conversazione sui Metallica e brindano alla memoria di Cliff Burton: AH! ci troviamo dunque ufficialmente tra il 27 settembre 1986 e il 20 gennaio 1989. Infine, a Villa Spiegoni i regaz discutono del fatto che di lì a un mese uscirà il primo disco dei Metallica con Jason Nestwed. Uff! Ce l’abbiamo fatta: siamo nel 1988 e il film ha finalmente smesso di dedicare gran parte della sua attenzione a immergerci nell’atmosfera del periodo. Può quindi cominciare il massacro.

Perché ovviamente uno dei due gruppi coinvolti è anche responsabile dei famigerati massacri satanici, e ovviamente l’altro gruppo resterà intrappolato nella villa cercando di difendersi da innumerevoli tentativi di omicidio. È tutto così ovvio che non fa neanche incazzare, anche perché qui e là spuntano un paio di idee carine, soprattutto per merito di Alexis e Val, la prima perché le hanno scritto le battute migliori, la seconda perché sembra la versione satanica di Madonna e regala novanta minuti di overacting che renderebbe fiera la prima Juliette Lewis.

«No non sono Sabrina»

C’è il sangue? Sì! C’è la violenza? Sì! Non troppa e non troppo fastidiosa, ma c’è. C’è una riproposizione pedissequa di tutti i trope dello slasher e della home invasion che ha un mm nella pss? Tantissimo, ma proprio tantissimo, ma nel senso che We Summon the Darkness non sgarra MAI, sembra un ballo in maschera nel quale le pazze fanno le pazze, i maschi arrapati fanno i maschi arrapati, il tonto fa il tonto, la timida fa la timida, e ciascuno di loro va incontro esattamente al destino che si portano marchiato in fronte fin da quando compaiono per la prima volta.

C’è a onor del vero, e pure piuttosto presto, una scintilla, un vago tentativo di provare a dire qualcosa o quantomeno a ribaltare qualche stereotipo, e non entro in ulteriori dettagli ma mi limito a dire che quando ribalti una cosa non la puoi però rimettere al suo posto con grande attenzione e facendo quella faccia un po’ imbarazzata un po’ contrita tipo “uuuuups scusate scusate non facevo mica sul serio”, che è esattamente quello che succede a We Summon the Darkness, il cui twist non è altro che una scorciatoia verso altri archetipi. Né vale granché come commento sociale, come forse vorrebbe fare, sulla religione e sulla differenza tra fede sincera e truffa ai danni del contribuente, perché il twist ha un controtwist che ammazza sul nascere ogni possibile polemica personalizzando la questione e privandola di qualsiasi carattere di universalità e aaaah ma cosa sto facendo, è ovvio che così non vuol dire nulla se non avete visto il film, per cui nel caso tornate qui a rileggere questo paragrafo dopo la visione.

La visione.

Visione che tutto sommato si può sostenere con discreto piacere, il che se ripenso agli ultimi, boh, trentasette slasher con adolescenti che ho visto negli ultimi anni suona quasi come un miracolo. Credo che sia il tono: Meyers non è un granché dietro la macchina da presa, o quantomeno non si fa notare, ma è molto bravo a tenere a freno le tentazioni di comicità stupida e a non mollare mai davvero la tensione; voglio dire che We Summon the Darkness poteva essere una cagatona invece si prende sorprendentemente sul serio e ha solo da guadagnarne. Tutto sommato poteva andare molto peggio.

Streaming quote suggerita:

«Poteva andare molto peggio»
(Stanlio Kubrick, i400calci.com)

>> IMDb | Trailer

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35 Commenti

  1. Sergio Beone

    L’unico difetto di Linklater è che non è calciabile. Non parlo di tutti i suoi film eh, parlo proprio di lui e di come tratta il mestiere del regista. Per me resta un figo mentre la D’Addario resta una figa finta

  2. Capitan Ovvio

    “Guardate! C’è Alexandra Daddario metallara strizzata in un costumino di pelle”
    Ok, stasera lo guardo

  3. Rocco Alano

    Sì, ok…ma fa paura?

    Voglio dire: ci siamo ormai abituati a quest’idea che gli slasher siano roba meta (senza “l”), da dimenticarci che dovrebbero essere horror o, almeno, thriller.

    • “C’è il sangue? Sì! C’è la violenza? Sì!”

      Da qui il fatto che sia uno slasher. Chiedere se faccia paura è una domanda oziosa perché il film non ha alcun interesse a far paura né ci prova. Sarebbe come chiedere, restiamo in tempi recenti, “Deathgasm fa paura”? Boh, no, non vuole neanche farlo. Idem questo: è un film di omicidi e tensione, non di paura.

    • Jesus strikes back

      Manca giusto “Ci sono le tette?”

    • ratto reietto

      “ci sono le tette?” era effettivamente un must negli slasher classici

  4. Raimondo Vinello

    Ma la Daddario è la tettona della prima stagione di True Detective ?
    Lo vedrò , ma non so mica tanto convinto

  5. Jaeger

    Ho controllato su just watch ma pare che nessun sito streaming in Italia ce l’abbia in catalogo, voi dove l’avete visto?

  6. Alessandro

    La costruzione in sé è degna di rispetto. Robusta, mai banale. Mai forzata. Ma è un film piacevole? Secondo me no, sinceramente. Sono arrivato alla fine con una tremenda sensazione di “Hey, ma quand’è che inizia?” che mi ha lasciato totalmente con l’amaro in bocca. La trama poi è allucinantemente patetica. Non è proprio credibile, perché, sebbene anche io non voglia inserire spoiler, condivido in pieno il pezzo della rece che parla in modo critico del twist e controtwist. Che è il punto mega debole di tutto il film e ti fa cadere le braccia e urlare “No, ma dai… ma che cagata!”. Sinceramente, a me ha proprio fatto schifo, vi ho respirato inconcludenza, vorrei ma non posso, potrei ma proviamo quest’altro, oddio c’è ancora mezz’ora di screentime da riempire riempiamolo a cazzo. Noioso e vuoto dall’inizio alla fine, nessun personaggio credibile o con cui si possa minimamente empatizzare, zero tette e l’unico accenno birichino è una delle tre che fa (senza che si veda nulla) pipì sul ciglio della strada, sono una bad girl ma mi nascondo comunque tra le frasche. Nemmeno lanciare il sasso e nascondere la mano: tenere il sasso in mano, sentirsi una bad boy, poi lasciarlo cadere a terra, e se qualcuno ti nota, dici che lo usavi per fare peso in mano mentre fai jogging, e non ci hai mai nemmeno pensato a lanciarlo. Però sarei disonesto se dicessi che è un brutto film. Perché la robustezza narrativa c’è tutta, non ci sono plot-hole o cambi repentini, a parte il twist irreale e sbagliatissimo, ma è irreale e sbagliato in quanto brutto e non-credibile, però non lo è in quanto mal gestito, è solo brutto, ma il regista non ha fatto un film sconclusionato. Inconcludente, forse, ma non sconclusionato. E la recitazione è passabilissima. Quindi sarei disonesto se dicessi che è un brutto film: un brutto film deve essere fatto male. Questo non è fatto male: mi ha solo fatto cagare più di un frescata post sbornia mentre ho da poco preso una purga. Per chi lo cerca, in italiano non si trova (e il malcapitato non si perde niente), chi invece lo vuole vedere per forza e gli va bene vederlo in inglese, può cercarlo dove si trovano le trote ovviamente…

  7. Pitch f. H.

    La Daddario in mezzo a ‘ste due shampe è un po’ come quella che esce solo con amiche cesse per sembrare più figa.

    Comunque film di merda.

  8. Videosbronz

    Sembra divertente, ha tutti gli ingredienti che mi avrebbero fatto sbavare 20 anni fa. Anche 10 anni fa. Anche l’anno scorso. Vabbè sto moderatamente sbavando.

    Ah, per quelli che “in mezzo alle cesse sembra più figa” boh, che dire, chissà a quali bellezze siete abituati raga

    • Pitch f. H.

      chissà a quali bellezze siete abituati raga

      Ho un discreto curriculum di frequentazione di donne che avrebbero tranquillamente potuto fare da controfigura ad un Salvavita Beghelli.

      Ma non è questo il punto.

      Ci sono le stesse probabilità che mi faccia la Daddario piuttosto che Gal Gadot o Margot Robbie [SPOILER: meno di zero], me la vuoi almeno lasciare la soddisfazione di dire -mi sembra di non essere il solo-
      che la Daddario è infinitamente meno figa di quanto sembri? :)

    • nicholas sage

      “in tempo di carestia ogni buco è galleria”

    • GGJJ

      Fermo restando che credo più o meno tutte le strafighe di Hollywood dal vivo risultino un pò meno “disumane”, perchè per tutte nelle foto, video etc. vale il discorso filtri, trucco, effetti, preparazione e chi più ne ha più ne metta, di preciso cosa vi fa pensare che la Daddario lo sia particolarmente? Ha un viso bellissimo, un corpo come si deve e, come True Detective dimostra, probabilmente il più bel seno naturale del cinema americano. Ma veramente la stiamo discutendo?

    • Alessandro

      Boh a me le donne del cinema piacciono quanto quelle per la strada. Son sempre donne, e a me il trucco stra-trucco non fa granché effetto. Quanto alle donne Salvavita Beghelli, Pitch mi ha ucciso di risate. Siamo tutti sulla stessa barca fratello, alla fine esclusi gli estremi (la mega gnocca che per caso vuole te stasera, e il cesso pubblico in cui dormono i barboni) nelle donne conta il carattere, se sono di legno o se je gusta la minkia. Tornando al film, c’è poco da sbavare, è un film che non ti prende granché

    • Io sto dalla parte di Pitch.
      La Daddario figa indiscutibile per gli strandard della vita reale, ma se devo pescare a Hollywood forse non sta nelle prime dieci.

    • Videosbronz

      Oh, liberissimi di esprimere pareri da sommelier della figa, ma a me fa abbastanza ridere che in una sola frase vengono date per cesse tutte e tre le attrici

    • Alessandro

      Pitch non ha fatto questo. E’ tagliente ma non un bruto. Rileggi meglio il suo commento. Siamo tutti d’accordo che è bella: il commento riguardava un certo modo di porla sullo schermo! Poi guarda nemmeno io ho notato tutto quello stacco: però è un’opinione che tiene. Io poi nemmeno le ho notate così tanto le ragazze: come ho scritto prima, non erano abbastanza audaci come metallare. Così mi sono concentrato sulla trama del film: e boh non era granché.

    • Mike last boy scout's friend

      Oh Raga io alla Daddario dó un bell’ 8 sulla mia scala digitale….

    • Come si mettono i “mipiace” ai commenti di Alessandro e Pitch? Non vedo l’icona col pollice alzato. Dovreste aprire un sito tutto vostro, raga…

    • Alessandro

      Dopo di te. Ancora le cose che lessi di te mi motivano dal profondo. Bellissimo rivederti.

    • Cialtron Eston

      “in tempo di carestia ogni buco è galleria” Amen Reverendo!

    • Easter Leeno Banphy

      cit: “…credo che le strafighe di Hollywood dal vivo risultino un pò meno “disumane”…”

      In realtà è vero il contrario: quando sono immerse2 nel loro habitat cinematografico, circondate da elementi che sono come figaggine quantomeno nel loro stesso ordine di misura, sembrano anche piuttosto comuni. Ma ti garantisco che se ti capita di incrociarle fisicamente diventano come il sangue per gli squali, ne percepisci la presenza a chilometri di distanza.

  9. “la versione satanica di Madonna”. Basta va visto.

  10. Bella Tarr

    A onor del vero all’inizio del film c’è un coniglio e la scritta: Indiana, 1988.
    Visto in lingua l’overacting della Daddario è da “cagna maledetta”.

    Il problema della Daddario è che non può essere totalmente zoccola ne’ totalmente santa: è intrappolata nella terra di mezzo, a meno che non diventi amica della Lohan.

    • Alessandro

      Perché non può essere né totalmente zoccola (a parte che non ne ha il carattere) né totalmente santa? Davvero non ho mica capito!

    • Neanche io sono sicuro di aver capito. Forse ha troppo poco carisma per il primo ruolo ed è troppo attraente per il secondo.

    • Alessandro si confronta con Gigos

      A me piace come attrice. E comunque fare la zoccola con credibilità è tanto ma tanto più difficile di quello che si crede. Tantissime attrici di gran beltà sono persone timide e morigerate nella vita pratica: una su tutte Gal Gadot. Si bisbiglia che Kate Beckinsale fosse un bel po’ diciamo “frizzante”, e che anche quella che ha fatto la Fenice nell’ultimo X men e che dio mi fulmini se mi ricordo il nome sia una gran zozzona (ma repressa), ma l’unica che di sicuro è una porcellona serenamente dichiarata (e molto femminista, del tipo ho una fica non vedo perché dovrei non dovrei giocarci, i maschietti già giocano col sesso da millenni) è Kirsten Stewart. E se non sei zozzona di tuo, non ti riesce far finta di esserlo. Si vede anche in discoteca chi se la tira e chi ti guarda con occhi così famelici che nemmeno It quando guarda Georgie.

    • Pitch f. H.

      @Bella Tarr

      Il problema della Daddario è che non può essere totalmente zoccola ne’ totalmente santa: è intrappolata nella terra di mezzo

      Mi associo a @Alessandro e @Gigos sulla richiesta di delucidazioni.
      Se ho capito il tuo ragionamento (e, in caso: concordo) la Daddario è, diciamo, un’attrice di seconda fascia. Senza offesa, non sarà mai un’attrice su cui può ruotare un progetto cinematografico ad alto budget (es: Charlize Theron).
      Quindi da un lato è costretta a capitalizzare la sua sensualità (leggasi: tette, anche quando non le mostra) e la giovane età, ma allo stesso tempo non può neanche svaccare totalmente pena l’essere declassata a macchietta.

      Insomma, Meg Ryan, la fidanzatina d’america, si inculò letteralmente da sola la carriera con “In the Cut”.

  11. David Kronenbourg

    Ma alla fine la cosa veramente importante non l’ho mica capita: Daddariona ce le esce o no?

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