Epilessia e metaforine: la rece di Get The Hell Out

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Secondo voi è più corretto scrivere “zombie” o “zombi”? Non so perché mi sia venuto questo dubbio linguistico quasi filosofico, probabilmente è perché il mio cervello ha bisogno di riposo e di concentrarsi almeno per qualche minuto su una questione che si possa ponderare con pacatezza e giudizio; sono fresco di visione di Get The Hell Out e sono ancora frastornato da un film che ci impiega esattamente un minuto e mezzo titoli di testa compresi per arrivare al momento in cui appoggia un sasso da svariati chili sul pedale dell’acceleratore e dà il via al delirio.

Get The Hell Out non è il sequel di Get Out ma l’esordio alla regia del giovanissimo (o così almeno deduco dalle foto) I.-Fan Wang, un tizio di Taiwan che a una prima occhiata non sembra avere un’opinione favorevolissima del governo locale, la cui sede diventa nel suo film lo scenario di un’apocalisse zombie (o zombi) scongiurata per miracolo e i cui rappresentanti, be’, diventano zombie (o zombi), come succede poi di solito nei film di zombie. I. è cresciuto a pane zombie videogiochi e meme, sempre a giudicare dalla sua prima pellicola cinematografica, e ha una voglia tremenda di farcelo vedere e una fretta altrettanto tremenda di ficcare nel minor tempo possibile tutto quello che è umanamente pensabile ficcare in un film, in termini di generi, linguaggi, trucchetti visivi, colpi di scena.

È un bordello allucinante come avrebbero scritto i Cahiers du Cinéma, che ha bisogno di un contesto di sala cinematografica o comunque di visione collettiva con urla rutti e pop-corn per esprimersi al massimo, e che arriverà in Italia grazie alla brava gente del Be Afraid Horror Fest di Gorizia, che quest’anno si tiene in streaming: se arrivati alla fine di questo pezzo su un film artisticamente molto divisivo decidete che vi interessa, vi consiglio se potete di riunire più persone possibili nel vostro salotto sempre nel rispetto delle norme anti-covid, o quantomeno di organizzare una visione collettiva su Skype o Zoom o Google Qualcosa. Cioè: non guardatelo in solitudine, perché è un peccato guardare Get The Hell Out senza altra gente a cui dare dei cinque altissimi. Ora eccovi una SIGLA!, che assomiglia molto ai primi tre minuti di film.

Li avete mai visti i video del parlamento, o meglio dello Yuan legislativo, di Taiwan? Questo è l’ultimo in ordine di tempo che ho trovato, ma non escludo che nel frattempo siano successe altre robe simili: il punto è che la politica della Repubblica di Cina, che è troppo complicata per essere riassunta qui (e da me poi!), funziona anche grazie a risse e grandi show pubblici, che da un lato servono per far vedere alla cittadinanza che i politici “ci credono” e “danno tutto” e “non mollano mai”, dall’altro servono a sollevare abbastanza polverone da impedire alla cittadinanza di capire per quale cazzo di motivo stiano litigando.

Get The Hell Out, che in quanto film dei morti viventi è anche film politico e polemico, è tutto costruito su questa bizzarra e in realtà spaventosissima idea, portata alle estreme ma tutto sommato logiche conseguenze: la storia è che durante una seduta del parlamento il Presidente comincia a comportarsi in modo ancora più aggressivo del solito, gli vengono gli occhi rossi, morde un altro tizio, lo infetta, e da lì va tutto a catafascio. Viviamo questa micro-apocalisse contenuta tra le mura del parlamento attraverso gli occhi di Hsiung Ying-ying (l’eccezionale Megan Lai di… no be’ sarei disonesto se vi dicessi che la conosco e l’ho già vista altrove), una tizia la cui casa si trova sulla spiaggia, proprio dove la politica cattiva e in particolare il signor Li Kuo-chung vogliono costruire una centrale di trattamento di scorie chimiche o roba simile: Ying-ying vorrebbe fermare lo scempio, ma purtroppo ha un caratterino che la rende complicata da gestire in contesti formali, come illustra questa serie di diapositive una in fila all’altra tratte dai primi cinque minuti di film.

OK? Get The Hell Out è questo genere di film, girato con stile ed energia, montato da un epilettico, ripieno strapieno ricolmo straripante di effetti effettini effettacci meme, scritte fluo in sovraimpressione, HUD presi da un videogioco, momenti karaoke (fidatevi ci sono); e non avete neanche sentito la musica! Ecco quindi che tutto il discorso politico/polemico sullo Yuan che antepone lo spettacolo agli interessi della cittadinanza viene immediatamente sepolto sotto tonnellate di stile, e le cose succedono a un ritmo tale che neanche lo si nota.

Ora voi direte “stai esagerando, hai preso una scena particolarmente assurda ma sicuramente ci saranno anche momenti più normali, tradizionali, non-post-moderni”, ecco, no: Get The Hell Out inizia con una parlamentare che abbatte un giornalista a colpi di arti marziali e non si ferma più; l’unica cosa che cambia è che a un certo punto arrivano gli zombie e quindi anche il sangue, sangue che ovviamente si manifesta sotto forma di spruzzi, fontane, cascate: l’ideale bilancia che tiene su un piatto l’elemento horror e sull’altro quello comico pende decisamente verso il secondo, il film di I. non fa paura né vuole farlo, vuole solo stordire e divertire e travolgere.

La quiete prima della tempesta

Dopodiché, certo, la struttura è la solita dei film di zombie categoria “intrappolati in un edificio” sottocategoria “gli zombie corrono veloci”: Ying-ying sopravvive all’assalto iniziale e deve trovare il modo di fuggire insieme al padre, alla di lui amante e al di lei… be’, il personaggio di Wang You-wei è vagamente più complesso e costruito del resto del cast, per cui quale sia il suo ruolo e che cosa ci faccia lì dentro lo lascio scoprire con piacere a voi che non siete stati respinti brutalmente dall’assalto visivo o dall’idea di vedere un film che ogni tanto sbatte letteralmente dei meme in primo piano per spiegare cosa sta succedendo:

Per cui Get The Hell Out non è un film che si guarda perché ci si affeziona ai personaggi o si vuole scoprire la conclusione del loro arco narrativo o perché lancia spunti di riflessione da rimanere incollati allo schermo grattandosi la pera e mormorando “wow, a quale ragionamento profondo ho appena assistito”. Get The Hell Out è un film di casino e di layer, fatto per esultare al cinema alzando una birra al cielo e lanciando pop-corn nel cappuccio del tizio seduto di fronte. È un party movie, girato e coreografato anche con grande maestria e inventiva come dimostra in particolare una STREPITOSA scena di combattimento di massa piazzata circa a metà film e che da sola vale la visione, ma comunque un film che esiste e resiste per accumulo, talmente spaventato all’idea di perdere l’attenzione di chi guarda da infarcire ogni inquadratura non solo di sangue e cose che succedono, ma anche di stronzatine, citazioni e piccoli dettagli che contribuiscono ad amplificare quell’aria di barocchismo, horror vacui e troppo pieno che era molto chiaramente il risultato finale a cui puntava I..

E quindi il risultato è che a un certo punto si corre il rischio di stufarsi, ed è difficile donare il 101% della propria attenzione a un film la cui visione assomiglia molto a scrollare TikTok se avete più di 20 anni; e così facendo ci si perderebbe peraltro le gag migliori, perché Get The Hell Out ha comunque l’enorme merito di andare sempre in crescendo e di inventarsi di scena in scena soluzioni sempre più assurde. Sicuramente vi piacerà in maniera inversamente proporzionale all’altezza della vostra soglia di attenzione, e in maniera direttamente proporzionale a quanto siete attirati da un film che pare l’incrocio tra una commedia di Stephen Chow e uno splatter giapponese di quelli tutti pazzi tipo boh, Zombie Ass, ma virato slapstick, oppure se preferite una versione sotto amfetamina e con gli zombie di Scott Pilgrim vs. the World.

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«OK ma stai calmo»
(Stanlio Kubrick, i400calci.com)

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6 Commenti

  1. Garu

    Nota: Se il film fosse montato da un epilettico sarebbe molto liscio perchè se ci fossero sequenza sparaflash non potrebbe fare il suo lavoro. Sarebbe meglio dire che il montatore sia un pazzo che vuole uccidere tutti gli epilettici sul pianeta.

  2. Raimondo Vinello

    Avevo intenzione di fare l’abbonamento e con questo film mi avete convinto definitivamente.
    Grazie

    • Alain Muffa

      Una recensione di Fried Barry sarà d’obbligo! Visto al Torino film festival è l’uomo che cadde sulla Terra sotto metanfetamine…uno spasso!

    • Raimondo Vinello

      Visto anche io al tff .. Gary Green lo vorrei come amico, soprattutto quando smascella.

  3. Akkas Kiarosmaki

    Mi hai convinto a “una versione sotto amfetamina e con gli zombie di Scott Pilgrim vs. the World”.

  4. Lars Von Trio Solenghi-Marchesini-Lopez

    Sono riuscito a visionarlo alla fine, da solo perchè non è facile trovare la compagnia giusta per questo genere di film. La scena di combattimento collettiva nel mezzo del film non mi è rimasta impressa e niente…Non sono pentito di averlo visto ma non lo rivedrei. Da un lato ho avuto l’impressione che ci siano molti dettagli che se non sei di Taiwan non puoi apprezzare. In quanto alla frenesia del film, ci sono anche momenti in cui, diciamo, rallenta in alcuni brevi dialoghi (quello tra il padre della protagonista e la malata di tumore, per esempio), e sono quelli che mi sono piaciuti di più. Il regista ricorre veramente a troppi trucchetti riempitivi, senza cui il film durerebbe forse mezz’ora di meno. Non mi è dispiaciuto per quell’aria idiota alla Shaolin Soccer o alla “Getting Any?” di Kitano, ma l’epilettico Fan Wang prima di produrre la seconda opera dovrebbe riguardarsi attentamente due classici di Hong Kong, Jackie Chan (Operazione Pirati) e lo Tsui Hark di “Zu Warriors”, senza cui non sarebbe MAI stato fatto “Grosso guaio a Chinatown”.

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