Ti meno in the dark: la rece di Don’t Breathe 2

«Ora che ho perso la vista ci vedo di più»

Per come la vedo io il rischio più grosso nell’accettare di scrivere di Don’t Breathe 2 (in italiano “Man ancora una volta in the dark” mi pare) era quello di ritrovarmi a compilare una copia carbone del pezzo di JCVG sul primo capitolo: divertente, competente, teso, professionale ma senza veri guizzi al di fuori dei centimetri quadrati della faccia del sempre mastodontico Stephen Lang, e tutto sommato corretto e digeribile a un pubblico più ampio di quello che si nutre solo di video nasties. Bellino, ma nulla di sconvolgente: in fondo era un modo per Fede Alvarez di confermarsi dopo Evil Dead e rimpinguare il curriculum e il portafogli, ed era quindi scritto e realizzato con una certa attenzione a non andare troppo al di là di un qualche limite ideale, reale o metaforico.

La mia impressione è che a Rodo Sayagues al contrario non freghi granché di farsi bello e coltivare il proprio brand; il ragazzo lavora con Alvarez dagli esordi, ha co-sceneggiato il primo capitolo di questo che fatico a pensare che non diventerà un franchise, e alla fine si è meritato la regia di questo sequel, che ha di nuovo scritto insieme all’amico Fede. E secondo me il Rodo non è uno con le stesse ambizioni del sodale; sa che sarà sempre al suo fianco nella sua scintillante carriera – tanto è vero che l’imminente ennesimo Texas Chainsaw Massacre l’hanno scritto loro due -, che si è tutto sommato sistemato dal punto di vista economico e professionale, e che quindi quando come in questo caso gli capiteranno occasioni per esprimersi a tutto tondo gli conviene godersele e farne quello che più gli piace invece di ragionare troppo con il misurino su parametri tipo la vendibilità o la memabilità.

«Oh no, ancora sti meme»

E invece no, cara piccola Phoenix: Don’t Breathe 2 è un film che fa veramente il cazzo che vuole, sempre mantenendo coerenza stilistica e una certa continuità con il capitolo precedente, ma esagerando, alzando il volume e facendo genericamente molto più casino del suo predecessore. E pensa che al centro di questo turbine di mazzate ed esplosioni ci sei proprio tu: la nuova buffa intuizione di trama che fin dall’inizio sembra spostare il film in territori improbabili, e che invece pian piano entra nella logica di questa storia di un veterano cieco e iperviolento e se ne impadronisce, abbandonando il set dopo un’ora e quaranta con il futuro saldamente tra le mani.

Sto dicendo che Don’t Breathe 2 è la storia della piccola Phoenix più di quanto sia quella di Norman Nordstrom, e per qualche bizzarra e imprevedibile alchimia questo eleva tutto il film invece di affossarlo sotto tutti i problemi che solitamente si porta dietro l’introduzione di un minore in una faccenda di home invasion più o meno classica. E che il Rodo è andato in esplorazione in quelle zone che Alvarez aveva evitato accuratamente per non esagerare. Don’t Breathe 2 invece esagera. Accetta di avere tra le mani un personaggio che è di fatto un supereroe, Old Psycho Daredevil come me l’ha definito Nanni, e alza di conseguenza il volume di tutto il resto: dei cattivi, delle loro motivazioni, anche e soprattutto della violenza che poi è quella cosa per cui facciamo il tifo più di tutte le altre cose guardando un film del genere. Se di Don’t Breathe avevate apprezzato il tentativo di rimanere aggrappato a un minimo di, chiamiamolo così, “realismo”, di prendere una vulnerabilità e provare a trasformarla in una forza sempre però muovendosi all’interno di un recinto di plausibilità, probabilmente troverete Don’t Breathe 2 eccessivo e scriverete sui vostri social robe tipo “il film di Rodo Sayagues perde quella concretezza che faceva del precedente un ottimo thriller e preferisce lasciarsi andare alle assurdità nel nome dello spettacolo”. Lasciate che la SIGLA vi dica cosa penso della vostra opinione.

Don’t Breathe 2 è un film sulla pistola di Chekhov e su quanti modi diversi si possano trovare per usarla efficacemente.

Sono passati sette anni da quella volta che Jane Levy sopravvisse all’home invasion peggio pianificata della storia e alla furia non vedente di Stephen Lang. Che fine abbia fatto non lo sappiamo; sappiamo però che nel frattempo Nordstrom ha compiuto un gesto all’apparenza inusuale per lui ma che acquista senso se vi ricordate tutta quella faccenda che nel primo capitolo veniva buttata lì e poi un po’ abbandonata. Ha cioè salvato una bimba da un incendio e l’ha adottata, crescendola come fosse suo padre e facendole anche credere di esserlo. Ora i due vivono, relativamente felici ma pieni di paranoia, in una casa isolata nei paraggi di Detroit, dove Nordstrom educa la piccola Phoenix, risorta dalle fiamme, a sopravvivere nel crudele mondo nel quale si ritrova.

È un cambio di tono nettissimo rispetto al primo capitolo, addirittura Nordstrom è semi-integrato nella vita locale, coltiva piante che vende grazie all’aiuto della simpatica Hernandez, e addirittura occasionalmente permette a Phoenix di farsi un giro in città a giocare con gli altri bambini. Siccome però il mondo è un posto orrendo e Detroit è pure peggio, il Rodo fa casualmente cascare a terra la prima delle milleottocentosette metaforiche pistole del suo film: c’è un dottore che va in giro a rapire bambini per rivendere i loro organi sul mercato nero!

INFAMOUS
BUTCHER

La povera Phoenix viene anche avvicinata da un individuo inquietante mentre è nel bagno del parco a fare pipì: è chiaro che Don’t Breathe 2 ci sta dicendo che sta per fare quello che già faceva il primo film, ma sostituendo i topi d’appartamento con della gente che vende organi interni al miglior offerente. E se fosse tutto così semplice andrebbe già bene, voglio dire: ci sarebbe il materiale per un sequel da manuale, con le stesse situazioni rese più pericolose dalla contemporanea presenza di criminali veri e di una bambina da proteggere. E per una buona mezz’ora, più o meno all’altezza di un eccezionale (finto) piano sequenza che marca a botte di virtuosismo d’interni l’arrivo degli homeinvasori nella vita di Nordstrom e Phoenix, sembra che il Rodo e il Fede abbiano scelto esattamente questa strada.

Poi le cose si complicano, su svariati livelli. Il più evidente è il coinvolgimento diretto di Phoenix nei fatti della serata: lungi dall’essere un oggetto di scena che viene conteso tra Stephen Lang in canottiera e i ladri di pupi, Madelyn Grace fa la faccia incazzata e si carica una buona fetta del film sulle spalle; per cui Don’t Breathe 2 è principalmente una parabola di crescita, un ingresso con shock annesso nell’età adulta, e in ultima analisi un dilemma posto alla protagonista su cosa voglia fare da grande e cosa voglia essere, o ancora meglio chi voglia essere.

«In che senso non posso fare l’astronauta?»

Importante segnalarvi che tutto questo avviene nel modo giusto: con pochissime parole e molti fatti. E qui il merito è anche della scelta svergognata di prendere Stephen Lang e fargli trascendere ogni limite, e renderlo quasi invulnerabile grazie al potere dell’incazzatura. È l’unico modo per mantenerlo all’altezza dell’opposizione: questa volta a entrargli in casa con pessime intenzioni è un gruppo di ex soldati armati fino ai denti e dotati persino di canino feroce annusapersone (personaggio molto importante, segnatevelo), e Nordstrom deve adeguarsi al nuovo livello di difficoltà.

E per una buona ora lo fa con gusto e sadismo, seppur sempre in ambienti troppo poco illuminati per il loro bene – ma è pur sempre un film su un cieco che fa il culo ai vedenti, per cui per questa volta gliela perdono, anche perché il Rodo ha una mano fermissima e si muove con estrema eleganza negli spazi angusti di casa Nordstrom: come valeva per il predecessore, Don’t Breathe 2 è un thriller molto ben girato e visivamente piacevolissimo e mai confuso, e con un gran gusto per le inquadrature a effetto.

Le vedete le ondine?

Se gli si può muovere un appunto è la già citata sovrabbondanza di armi da fuoco di origine sovietica. Che vanno bene quando sono briciole di trama disseminate qui e là e che acquistano un senso mezz’ora o un’ora dopo, un po’ meno quando sono letteralmente delle pistole (o machete, o forconi) che ci vengono letteralmente mostrate con una bella strizzata d’occhio all’inizio di una scena per farci sapere con largo anticipo come finirà il prossimo massacro. Eppure anche lì il Rodo e il Fede riescono spesso a salvarsi in corner con un pizzico di originalità: metà del secondo atto di Don’t Breathe 2 è una lunga attesa per il prossimo primo piano di un oggetto di scena che diventerà centrale nell’omicidio seguente, ma nella maggior parte dei casi tale oggetto verrà usato in un modo diverso da quello che è più facile prevedere. Sono cosette, ma contribuiscono a tenere alta la tensione e a non sgonfiare la violenza.

È chiaro, e se non lo è ve lo sto dicendo io ora, che se trovate respingente un termine come “cartoonesco” forse Don’t Breathe 2 non fa per voi; arriverà il momento in cui capirete quali sono le vere motivazioni del cattivissimo Brendan Sexton III e quali sono i dettagli pratici del suo piano, e lì avete il mio permesso di mandare tutto a cagare, lo capirei. Io personalmente ho esultato: stiamo parlando di film su un tizio non vedente che quando entra in azione è funzionalmente indistinguibile da John Rambo dal secondo capitolo in avanti, al quale viene concesso dai servizi sociali di allevare una bambina trovata per caso fuori da un palazzo in fiamme. Metteteci tutte le altre assurdità che volete, di sicuro non stoneranno.

DEVI STARE MUTO!

Sì, quella è colla e ho deciso che per convincervi definitivamente uno spoiler posso permettermelo: è appena il primo (o il secondo?) omicidio del film, e forse, chi lo sa, non è neanche un vero omicidio, fatto sta che stiamo parlando di un cieco che tappa bocca e naso a un tizio con della supercolla e lo guarda soffocare. Cosa ce ne facciamo del senso del pudore e dell’attenzione a non esagerare? Anzi datemene di più, il mondo è pieno di oggetti che si possono trasformare in armi per colpire i tuoi nemici con il morbo della morte. Datemi spazzolini da denti, spray per capelli, mestoli e pignatte, datemi le chiavi della cantina, un poster di Hevia e il modem di Fastweb. Datemi Stephen Lang che brontola e grugnisce e mostra umanità e fragilità e poi ritorna il caro vecchio pluriomicida che abbiamo imparato a conoscere.

Datemi ancora questa straordinaria bambina (nel film ha 11 anni, nella realtà immagino anche, più o meno, giù di lì, non so giudicare) che a un certo punto partecipa a una gara di urlacci in faccia con Stephen Lang e ne esce vincitrice; che poteva essere il delicato fiore che rovina la mattanza e che invece alla fine alla mattanza ci partecipa e pure con gran gusto. E soprattutto datemi più sequel del genere che sfanculano la prudenza per alzare il volume, tanto ormai alla franchisizzazione di ogni cosa non si sfugge più, per cui tanto vale urlare più forte e fare il doppio del casino. Per quanto mi riguarda Don’t Breathe è già dimenticato.

Coso quote suggerita:

«Perché “2”?»
(Stanlio Kubrick, i400calci.com)

IMDb | Trailer

Tags: , , , , , , , , , , , , , , ,

16 Commenti

  1. Tommaso

    Ma quella lieve sfumatura del personaggio che nel primo film risultava essere (anche) uno stupratore e torturatore, con la sua bella scorta di sborra personale, viene in un qualche modo ripresa o glissano fischiettando?

  2. Rupert Everest

    Peccato perché la scorta di sborra era senza dubbio l’elemento più originale e memorabile del primo film.
    Se mi permetti una leggera dose di puntalcazzismo in italiano la traslitterazione dal cirillico sarebbe Cechov (quella che hai usato tu è inglese) e il buon Anton Pavlovic non è vissuto abbastanza per vedere la Russia diventare URSS
    Ottima rece, come sempre!

  3. Rema999

    Shout out per la citazione Slayer

  4. Trapador

    Lo guarda soffocare?

  5. RED

    Mi vergogno molto perché la prima cosa a cui ho pensato quando ho letto “Ora che ho perso la vista, ci vedo di più” sono i Dream Theater…
    Devo proprio decidermi a vedere Nuovo Cinema Paradiso.

    Parlando della recensione, mi trovo più affine al buttamo in caciara del secondo che al realismo del primo, quindi lo vedrò sicuramente (anche se la domanda è: a chi frega del realismo in generale? e, soprattutto, a chi frega del realismo in questo tipo di film?)

  6. fre

    Me lo avete venduto.

    Che personaggione Theo!

  7. Another suggested Sigla!
    https://www.youtube.com/watch?v=Yk8wi4XcQgk

    Ovvero musica di menare (vabbe non proprio HC ma ogni tanto bisogna anche rivolgersi alla plebe)

  8. Ubik

    Se si pensa che tutto il primo film si fonda sul maccosa secondo cui quando spari in un luogo chiuso NON ti fischiano le orecchie e puoi percepire qualunque minimo suono attorno a te… Accetterò qualunque follia nel seguito, anche perché il primo mi era piaciuto, gran bella tensione e ritmo.

    Venduto alla grande! Attendo con ansia di godermelo. Grazie per la rece!

    • Ubik

      Visto e confermo che mi trovo al 100% d’accordo con la rece. Bello, teso, violento, divertente.

      Bella la trovata…
      .
      .
      .
      .
      SPOILER
      .
      .
      .
      … del passaggio da “home invaso” ad “home invasore”. Ed ho anche apprezzato il finto spoiler di Stanlio sul tizio ucciso con la super colla.

      Grazie come sempre!

  9. manusgamo2012

    Se fossero passati direttamente a questo saltando il primo film ne avrebbe guadagnato tutto l’insieme

  10. goat

    Furia Cechov.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *