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Le Basi: John Milius. Alba rossa (1984)

A voi LE BASI, la rubrica in cui stabiliamo e blocchiamo le fondamenta del Cinema da Combattimento in modo da essere tutti in pari. In questo primo, imprescindibile round fisso settimanale percorriamo la filmografia di una delle colonne portanti del nostro credo, il glorioso John Milius, attraverso le opere più importanti della sua carriera, sia come regista sia come sceneggiatore. Buona lezione.

«Se mi dessero lo stesso enorme potere che ha George Lucas, pensi che farei Howard il papero? Potrei fare qualcosa di orribile, persino nocivo per l’umanità, ma non Howard il papero. Potrei fare Il giovane Hitler, o qualcosa del genere.» – John Milius, intervista a IGN

Tre anni fa sono andato a vedere Roger Waters che ripresentava tutto il baraccone integrale di The Wall dal vivo all’O2 Arena di Londra.
Che ci volete fare, amo i disaster movies al punto che mi solleticava l’idea di assistere a questo enorme muro bianco collassare su un palco, con contorno di piacevoli canzoni, come vidi da pischello in tv nello storico live a Berlino del 1990.
E fui accontentato, eh? Non c’era solo il muro enorme che crollava: c’era una bella produzione coi controfiocchi di luci, proiezioni e pupazzoni, i famosi martelli marcianti del film di Alan Parker, un aereo che si schiantava e persino il mitico maiale volante, che in realtà proveniva da un disco diverso dei Pink Floyd ma Roger gliel’aveva messo lo stesso perché oh, fai un megashow di pupazzoni, non vuoi metterci il maiale volante? Crepi l’avarizia. Era bellissimo.
Ma non sono qui per fare la recensione del concerto.
Quello che mi rimase impresso, aldilà dei superlativi effetti speciali, fu l’abnegazione con cui Roger credeva ancora fortissimo nel messaggio di oppressione e ribellione di quel disco.
Il suo modo di celebrarlo consisteva infatti nel renderlo ancora più retorico e pacchiano di quanto non fosse già, con trovate tipo quella di farsi mandare dai fans nomi e foto dei loro parenti caduti in guerra (qualsiasi guerra) e proiettarli in slideshow su megaschermo nell’intervallo fra il primo e il secondo atto.
Il culmine, però, lo raggiunse quando a un certo punto incitò la folla a gridare “Fuck government”.
Davvero? Davvero, 70enne miliardario Roger Waters?
Davvero hai chiesto £80 di biglietto a testa per dieci show esauriti in un’arena da 25000 persone per poi chiederci di insultare quello stesso governo che ti ha concesso tutti i permessi del caso con tanto di security, agenti del traffico in servizio speciale, extra-navette, bus metro e traghetti in modo che chiunque potesse venire a vederti in totale comodità e pure comprare il tuo merchandising?
Come cazzo hai fatto a confondere il Millennium Dome per un centro sociale?
O meglio: chi esattamente sta prendendo per il culo chi?
Fa sorridere parecchio, ammettetelo.
Per qualche motivo è questo il simpatico aneddoto che mi è balzato in mente quando mi sono imbattuto in questa storiella che inizia nei primi anni ’80, in piena guerra fredda, con il giovane Kevin Reynolds che, fresco di scuola del cinema, scrive un copione intitolato Ten Soldiers.

Wolverines

Wolverines!

Ten Soldiers parla dei comunisti che invadono gli USA provocando la terza guerra mondiale, e di un gruppo di ragazzetti del liceo – noti come Wolverines, per via della squadra di football della scuola – che si salva, si nasconde sulle montagne, e passa dalla resistenza al contrattacco. Dritto e secco.
Hollywood (= in questo caso un responsabile della MGM) lo legge, dichiara “che bello questo copione che narra dei comunisti che invadono gli USA e dei liceali USA che li ricacciano indietro! Ci piacerebbe moltissimo che diventasse un film dal budget sostanzioso da distribuire in estate a sfidare i grossi blockbuster della stagione!” e si muove alla ricerca di un cast artistico plausibile.
La loro mossa seguente consiste ovviamente nel cercare un regista che si concili con i valori della storia narrata, e guarda un po’ come viene comodo uno come John Milius, fresco delle controversie morali ma anche – è questo che importa – del successo di Conan il barbaro?
Milius, che da ragazzo aveva sognato la carriera militare e speso diverso tempo nelle montagne a sperimentare la vita avventurosa del sopravvissuto, con materiale del genere ci va effettivamente a nozze: chiede come suo solito il permesso di ritoccare lo script e accetta. In accordo con tutti, il film cambia il titolo in Red Dawn (= Alba rossa).
Fast forward: il film esce, è un grande successo ma, come e più di Conan il barbaro, scatena grandi polemiche ideologiche, al seguito delle quali la reputazione di Milius a Hollywood viene pesantemente intaccata, iniziando il lento ostracismo nei suoi confronti e il conseguente declino.
Rinviamo per un attimo il discorso su quanto queste polemiche fossero ragionevoli o meno e su chi fosse esattamente responsabile di cosa: rimane il concetto che Alba rossa fosse di fatto un film su commissione, che gli studios stessi approvarono e svilupparono e poi affidarono al grande John, cercandolo attivamente proprio sulla base della consapevolezza che ne avrebbe onorato le inequivocabili premesse.
Fa sorridere parecchio, ammettetelo.

Wolverines!

Wolverines!

Poi John ovviamente arriva e trasporta tutto sul territorio di suo interesse.
E il problema con uno come John è che gli amanti delle catalogazioni schematiche possono sicuramente incasellare alcune sue specifiche idee e comportamenti da una parte o dall’altra, ma che puoi stare sicuro che 1) le noteranno e ci si faranno le pippe sopra, perché sono molto forti ed evidenti, e soprattutto che 2) non le potranno mettere tutte sotto la stessa comoda etichetta.
Ad esempio, c’è il parallelo con la storia degli indiani d’America, già dettagliata dal collega Darth Von Trier in altra occasione e riassumibile in “non solo è abbastanza facile intuire l’inversione di ruolo tra invasori e invasi e indizi sparsi come la precisa location storica, rituali riprodotti uguali e svariate didascalie fatte col pennarellone, ma c’è pure una fottutissima scena in cui i russi esplicitano tutto a voce alta davanti a un cartello raccontando il massacro che ebbe luogo in quei posti e facendocisi una stracazzo di foto davanti, e più di così cosa volevate, Patrick Swayze con le penne in testa che diceva AUGH?”.
Poi ci sono tocchi come la caratterizzazione dei cattivi, mostrati non tanto in scene che ne evidenzino un’ideologia in contrapposizione o anche solo una generica malvagità, ma per lo più a discutere di tattiche militari e di psicologia di guerra, con il generale cubano particolarmente simpatizzante con i ribelli in quanto lui stesso abituato tutta la vita a stare dalla loro parte. Lo stesso cubano che risparmierà onorevolmente la vita a Patrick Swayze, con un semplice e rapido gesto, quando lo vedrà passare per caso con il cadavere dell’amico in braccio. Il cubano buono.
Il problema è che il grande pubblico vuole la proverbiale botte piena e la moglie ubriaca, ovvero un film di guerra con i comunisti invasori in cui il popolo resiste e in qualche modo ribalta la situazione MA riuscendo a mantenere la propria coscenza liberal intatta. Vogliono vedere la violenza, ma anche sentirsi rassicurati sul fatto che essa è frutto di rabbia, trance agonistica o inevitabilità. “Non ero in me” e/o “non avevo scelta”. Anche se guarda caso per una balla o l’altra va sempre a finire nello stesso modo.

Wolverines!

Wolverines!

A sentire Milius, lo script originale assomigliava più a qualcosa tipo Il signore delle mosche, in cui i ragazzini passavano del tempo a interiorizzare la situazione, a riflettere e a impazzire lentamente.
Lui invece ci mette le manone sopra e se la gioca dritto per dritto.
Il governo ha passato gli ultimi vent’anni a instillare il panico nel popolo e prepararlo a una potenziale invasione? Beh, Jed Eckert è pronto.
I ragazzini che si tira dietro un po’ meno: hanno bisogno di svegliarsi, crescere, capire che a volte non c’è tempo per piangere, ma no, stavolta l’eroe non è l’introverso obiettore di coscenza che vaneggia sulla follia della guerra in voice over, scrocca la protezione sopravvivendo passivamente per due ore grazie alle azioni degli altri, spara – toh – due colpi per autodifesa andando in crisi esistenziale e infine si riscatta salvando una ragazzina innocente.
Questo personaggio, tipico dei film di guerra americani in cerca di Oscar, non c’è proprio.
L’eroe è Jed. Gli eroi sono i Wolverines.
E la scena madre è quella in cui Eckert Sr., interpretato da quel gigante di Harry Dean Stanton, da dietro le reti del campo di prigionia urla “Boys! Aveeeeenge me! Aveeeeenge me!” (ascoltatevelo in originale, è roba da trasformarvi tutti in Capitan America).
Perché la guerra è follia e qua non si manca mai di tenerlo presente – cito a caso la scena in cui i Wolverines fanno fuori uno dei loro, l’unica in cui Jed esita e si paralizza – ma una volta che ci sei dentro non cambi certo la situazione rimanendo a guardare.
O meglio: siccome alla fine dei conti l’obiettivo principale di Milius è quello di sfogare anni di paranoia intrattenendo con una fantasia liberatoria – una fantasia che se guardiamo a come giocavano i nostri padri da bambini non è poi molto distante dall’effetto che ha avuto su di noi Pacific Rim – perché minchia dovremmo tifare per gli impacciati riflessivi? O per caso quando giocate a Call of Duty c’è un bottone che serve a nascondersi in trincea a scrivere “l’orrore, l’orrore” sul Moleskine?

"Wolverines!"

“Wolverines!”

Alba rossa, nella sua ostinazione ad essere stimolante su più livelli, nella sua impossibilità di essere incasellato sotto un’unica etichetta, è un film comprensibilmente fastidioso. Decidete pure voi se in senso positivo o negativo.
È fastidioso perché ti butta la sua inafferrabilità in faccia: è epico, spettacolare, ma anche profondo, a tratti sentimentale, è apparentemente patriottico ma anche critico e con un finale amaro, mette in scena politiche e strategie fantasiose ma riempie i dialoghi di osservazioni da vero appassionato di storia e tattica militare, ti fa vivere sia il senso di oppressione, angoscia e isolamento del vivere in tempi di guerra che la soddisfazione giocosa e liberatoria dello sparare ai cattivi spuntando all’improvviso da buche camuffate e abbattere elicotteri a colpi di bazooka.
È altrettanto comprensibile quindi che, rifiutando le sfumature di grigio, poiché alla fine a prevalere è comunque il lato disimpegnato, si scelga di dare punteggio doppio all’aspetto più immediato e superficiale – “i cattivi sono i comunisti!!!1!” – e bocciarlo di conseguenza come fascista ignorando tutto il resto. Non aiuta né che l’equilibrio fra le parti sia effettivamente imperfetto, né che Milius non sia esattamente il tipo da lasciarsi scalfire da questo tipo di definizioni e sentirsi spinto a controbattere, anzi.
Eppure Alba rossa è l’ennesima dimostrazione della sua fondamentale profonda, istruita, incontenibile anarchia.
Anarchia tra l’altro perfettamente sintetizzata da un’unica sequenza: quella che inizia con un primo piano su un’auto con il famoso adesivo dell’NRA con scritto “I’ll give you my gun when you pry it from my cold, dead hands”. L’inquadratura si allarga e mostra un soldato russo mentre esegue il messaggio alla lettera strappando la pistola dalle mani del cadavere del proprietario. È morto in modo eroico o stupido? È una scena compassionevole o strafottente? È di destra o di sinistra? Non lo sapremo mai. E, di base, fottesega.
E ora, parlando finalmente di qualcosa di strettamente filmico: l’incipit è ancora fra i più potenti della Storia del Cinema tutta.
Ho finito.
Wolverines!

Il Generale Milius e i Wolverines!

Il Generale Milius e i Wolverines!

>> IMDb | Trailer

P.S.: l’autore del soggetto originale Kevin Reynolds esordì alla regia l’anno seguente con il cult Fandango, poi girò The Beast of War, un film ambientato durante il conflitto URSS – Afghanistan in cui Jason Patric interpreta un soldato russo riflessivo e coscenzioso che, scosso dai crimini di guerra perpetrati dal suo sergente e lasciato a morire dallo stesso sotto l’accusa di ammutinamento, finisce per unirsi ai mujahadeen e riesce nel miracolo di vendicarsi senza sporcarsi le mani.

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67 Commenti

  1. Le polemiche sul manicheismo di Miluis sono sterili, ma comprensibili visto il periodo in cui è uscito (possibile invasione dell’Afghanistan da parte dell’Urss); meno comprensibile è il fatto che mentre tutti si indignivano di fronte ad “Alba Rossa”, correvano galvanizzati a venerare “Rambo II” e la sua retorica militarista oltranzista, ossia il vero fascismo applicato al cinema americano degli anni ’80; un pò come successe qualche anno fa quando uscì “The Hurt Locker”, che i critici più miopi e (per questo) idioti etichettarono come “Rambo a Baghdad” senza cercare di comprenderne il significato.

    Nanni, solo una domanda: ho visto il film parecchi anni fa quindi potrei non ricordare a dovere, ma il cadavere che Patrick Swayze porta in braccio durante la scena con il colonnello cubano non è quello di suo fratello?

  2. John Matri

    @cobra: considera anche che The hurt locker ha vinto agli oscar(che non valgono niente) più per la sua natura politica(guerra iraq brutta), che per meriti reali.
    E questo indipendentemente dal fatto che la bigelow parlasse in generale della guerra o meno.

  3. @cutter: hai rajone.

    @cobra verde: nessuno si scandalizza di Rambo 2 perché Rambo 2 non tira frecciatine (solo frecce esplosive), non invita alla riflessione e funziona su un livello solo. Idem per Invasion USA, che è Alba rossa con Chuck Norris al posto dei Wolverines.
    E sì, quello alla fine era suo fratello, che ho scritto? Ops.

  4. La faccenda Hurt Locker è molto più buffa e ne ho parlato nell’apposita rece. Sintesi: in realtà quando uscì a Venezia fu stroncato da tutti proprio perché non era schierato abbastanza e non si capiva se era pro o contro la guerra. Da apprezzare per una volta il fatto che non l’abbiano incasellato di violenza da una parte o dall’altra, ma che ritengano lo schierarsi una cosa importante/decisiva è comunque frutto degli stessi ragionamenti bacati.

  5. Hayao Mikakazzi

    Io non ci posso credere che qualcuno ha scritto “i combattimenti di The Warriors erano scrausi” nel post che celebra Red Dawn. O in qualsiasi altro post in assoluto.
    A ogni modo oggi ho scoperto che esiste speechyard e sono comunque felice.

  6. samuel paidinfuller

    @hayao
    che ti devo fa?
    me l’ho so rivisto e le botte in senso stretto mi so sembrate goffe e palesemente finte, anche perche non sono stati usati stunt e controfigure per gli attori.
    l’unico che mi ha fomentato è cleon prima di essere sommerso dai riffs (SI CAPO!)

  7. samuel paidinfuller

    aggiungo: c’hai presente la frase “è invecchiato male”…ecco per i warriors per i combattimenti vale, per tutto il resto assolutamente no

  8. @samuel: scusa se ti interrompo amico ma volevo rettificare che, contrariamente all’impressione che temo tu abbia avuto, no, non gradisco gli off topic gratuiti. Grazie per la gentile collaborazione.

  9. John Matri

    @nanni: a rileggere il messaggio di prima si vede che mi sono spiegato male(non sto facendo il paraculo,giuro).Volevo dire che il film ha trionfato per il presunto messaggio sulla guerra dell’iraq, quando la bigelow interessava altro.

  10. samuel paidinfuller

    oooooooooooooooooooooooooook però un minimo di associazione di idee c’era: film degli 80s, argomento di guerre diversamente combattute, regazzini contro tutti, la W di wolverines e warriors

  11. Avrei tanto da dire a favore di Alba Rossa, ma vista la discussione accanita di cui sono stato partecipe sul post di recensione di quell’aborto del remake… mi limito a : “John has a long mustache”

    Cordialità

    Attila

  12. @john matri: per l’appunto ribattevo che per una volta invece la critica (europea, almeno) aveva colto l’assenza di un messaggio, ma per motivi incomprensibili si lamentavano proprio di quello. Quando ando’ agli Oscar secondo me fu avvantaggiato proprio per il fatto che non rompeva particolarmente il cazzo su quanto fosse giusto o meno giusto partecipare a una guerra che era ancora in corso e che il governo ancora sosteneva. Concordiamo tutti pero’, porca puttana, che anche quello alla fine era solo un (gran) film d’azione.

  13. Fra X

    Rispetto agli altri di Milius che ho visto “Alba rossa” è quello che mi è piaciuto di meno non emozionandomi e coinvolgendomi come queste. Magari dovrei rivederlo.

    “(che non valgono niente)”

    E ti pareva. XD

    “”etichettarono come “Rambo a Baghdad””

    Ma veramente!?! °_O

    “”Ma ve l’immaginate Howard il papero diretto da Milius?
    “Howard! Qual è il meglio nella vita!”
    “Schiacciare il nemico, inseguirlo mentre fugge, e ascoltare gli starnazzi delle femmine.””

    :lol:

    “Eppure Howard il papero e Alba rossa hanno vari punti in comune:
    – Lea Thompson
    – invasori ostili
    – la pettinatura di Howard e quella di Patrick Swayze sono identiche”

    Vero! XD

    “su howard, inutile dire che prima o poi una recensione la dovete far uscire, scegliete voi la rubrica: pesce rosse, ufficialmente morti…ecc…ma fatelo, film troppo importante.”

    XD

  14. jena123

    Howard diretto da Milius scoperebbe come un riccio,parolacce e sangue a volontà. Oppure,avete presente il discorso che fa Tyrion Lannister alle truppe che si vogliono ritirare nel trono di spade,mi pare che dica… Siete meno coraggiosi di un nano per caso?? Pungendoli cosi sull’orgoglio,immaginate il discorso di Howard alle truppe prima di una carica,come Captain America passerebbe da mascotte a leader.

  15. @Nanni: certo, nessuno si scandlizza per Rambo 2, eepure se in quegli anni c’è stato un film che celebrava la violenza, la guerra e il machismo yankee è stato proprio quello; il punto è che quando Milus ha diretto Alba Rossa ha ricevuto tutta una serie di critiche che invece non hanno toccato il film di Stallone; è questo che mi sconcerta.

  16. Lars Von Teese

    Rivisto stamane. Che dire, i 30 anni si sentono tutti, specialmente nelle ingenue scene di combattimento, che purtroppo non aiutano a rendere credibili 6-7 ragazzini male armati, mal equipaggiati e mezzi morti di fame che irrompono come gli pare nella base nemica di turno e fanno fuori centinaia di russi che si aggirano tutt’intorno strillando come pazzi e avendo cura di agitare le mani per farsi impallinare meglio. E questo secondo me e` l’unico punto debole del film, per il resto sempre a mio avviso e` sottovalutatissimo, e condivido pienamente il punto di vista sia di Nanni che di Darth nella rece al remake (che mi rifiuto di guardare).

    Questo film sta al fascismo esattamente allo stesso modo di un ipotetico film su dei partigiani (che, ricordiamolo, in moltissimi casi erano ragazzini come i wolverines) che combattono i nazisti invasori nella seconda guerra mondiale.

    E rivendendolo ho notato il modo in cui John Milius ce l’ha messa tutta per enfatizzare il discorso invasore americano : indiani = invasore sovietico : wolverines

    I ragazzi combattono per mantenersi vivi e liberi, la guerra la disprezzano (Patrick Swayze lo esplicita durante la scena dell’aereo AMERICANO che bombarda a tappeto le file russe: “E` questa la guerra?”) ma non hanno scelta. E infatti affrontano una lunga serie di scelte che di eroico, non hanno niente.

    Il pericolo “retorica becera” che poteva ovviamente venir fuori a palate da un soggetto del genere viene tenuto estremamente sotto controllo, anche perche` alla fine secondo me Milius la retorica, quella delle bandiere sventolanti e degli inni cantati con la mano sul cuore l’ha sempre odiata.

    E` un film non di guerra ma sulla guerra, concordo perfettamente. E naturalmente, come sempre accade, c’e` chi si limita a dire che la guerra fa schifo, e chi la combatte perche` ci sia qualcuno che possa continuare a dire che fa schifo.

    Trivia: Howard il papero in italiano si chiamava Orestolo il papero. Sapevatelo…

  17. Lars Von Teese

    *rivedendolo, cazzo

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