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La seconda vita di Van Damme: Swelter

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Mi piacerebbe passare una settimana o due di fianco a Jean-Claude Van Damme e scoprire non tanto come sceglie i ruoli, ma come gli capitino in mano.
È abbastanza chiaro che il film JCVD sia stato un punto di svolta: il nostro si è riscoperto attore, ritrovando una certa voglia di fare cinema seriamente come aveva sempre sognato da ragazzo mentre le arti marziali gli spalancavano le porte ma restringevano le vie.
Da quel giorno in avanti, il suo agente ha avuto il chiaro ordine di valutare anche eventuali ruoli diversi dal solito.
Varianti impazzite: dopo gli eccessi degli anni ’90, Jean-Claude ha imparato a mettere la famiglia al primissimo posto anche a costo di opportunità potenzialmente ghiotte; una bipolarità diagnosticata che non dev’essere sempre piacevolissima su un set.
I suoi filoni oggi sono tre:
1) i film d’azione che lo vedono come star, il classico prodotto di cassetta fatto in serie per tenere buoni i vecchi fans e assicurarsi un solido ritorno minimo (Assassination Games, Six Bullets);
2) roba casuale che ha iniziato a capitargli sotto il naso solo post-JCVD, ruoli insoliti che accetta pur di misurarsi con qualcosa di diverso, o per favori che deve a qualcuno (UFO, Welcome to the Jungle);
3) progetti a cui tiene molto, di cui lui stesso è il motore principale, e che tematicamente incrociano le altre due categorie (Enemies Closer, l’imminente Pound of Flesh su cui sta da tempo riversando un sacco di hype).
Swelter si assesta secco nel filone n. 2.
Trattasi di film corale, un thriller malavitoso con tinte da western moderno, scritto e diretto da tale Keith Parmer già autore di un altro film dalle tematiche molto simili.
Si narra di una grossa rapina a un casinò di Las Vegas che finisce con gente sparata, colpevoli catturati solo in parte e soprattutto il malloppo nascosto: dieci anni dopo i protagonisti della vicenda si ritrovano a Baker, paesello sperduto nel deserto poco distante e specie di purgatorio per vittime di Sin City, per cercare i soldi e chiudere i vari conti aperti.

Fin qui, tutto bene

Fin qui, tutto bene

La prima cosa che colpisce è il cast.
C’è Alfred Molina, un signor attore che ai tempi di Spider-man 2 sembrava potesse avere una carriera di tutto rispetto e invece guarda dove ce lo ritroviamo.
E c’è Catalina Sandino Moreno, che ero sicurissimo fosse l’arbitro di Italia – Uruguay, e invece dopo aver controllato IMDb ho scoperto che era la tizia che fu candidata all’Oscar 10 anni fa per il ruolo della teenageressa incinta che diventa corriere della droga (Breaking Bad puppa) in Maria Full of Grace.
E segnaliamo anche Lennie James, esperto caratterista conosciuto soprattutto per una particina in Walking Dead.
La seconda cosa che colpisce è la confezione.
Uno si aspetta il solito DTV scrauso o pacchianamente presuntuoso, e invece Keith Parmer sa fare il suo mestiere decorosamente e riesce ad essere stiloso con la giusta moderazione. Casca nello stereotipo di presentare i personaggi con fermo-immagine e nome in sovraimpressione, ma lo fa con un modesto bianco e nero con font sobrio. Casca nella slow motion del tizio che spara con due pistole insieme ma è più o meno l’unica tamarrata plateale che si concede, e se ne rimane a una certa distanza di sicurezza dai videoclippari cresciuti con Robert Rodriguez. E anche la fotografia di Michael Mayers è decisamente extralusso per il Van Damme moderno medio.
Ma veniamo appunto a Van Damme.
Swelter si presenta con un numero piuttosto importante di personaggi.
Abbiamo i rapinatori. Abbiamo lo sceriffo. Abbiamo la morosa dello sceriffo.
Abbiamo la figlia della morosa dello sceriffo e il suo rispettivo moroso.
Abbiamo il giovane vice-sceriffo e il dottore del paesello, e questi sono i personaggi dotati di un proprio arco narrativo, cioè escludendo quelli secondari ma comunque protagonisti di una o più scene (fra i quali il sempre gradito vecchietto sdentato interpretato da Tracey Walter): capite anche voi che per 96 minuti sono troppini.
Van Damme è uno di loro.

"È lei o non è lei che doveva espellere Suárez?"

“È lei o non è lei che doveva espellere Suárez?”

Van Damme è uno dei rapinatori, e inizialmente la cosa prende bene perché pare un ruolo importante.
La cosa bella di Swelter è che capisci più o meno al minuto 1 che Jean-Claude non tirerà un calcio in fazza a nessuno, ma tutto sommato ti può andare bene perché l’aria che tira sembra avere il suo perché e sia mai che è finalmente questo il ruolo in cui mostrare tutta la sua classe inespressa.
Van Damme è praticamente l’Alain Delon della situazione: il suo solito personaggio malinconico con il volto segnato dall’esperienza, il più vecchio e posato della banda.
Scatta la classica rissa al bar e mentre volano sedie lui se ne sta seduto comodo a rimorchiare la barista, tranne giusto disarmare il primo che passa e spaccargli una bottiglia in testa dichiarando “un vero uomo dovrebbe saper reggere il whisky” con l’aria di chi ha appena regalato ai presenti una delle dieci fondamentali verità della vita.
Poi, a parte un altro breve monologo in cui sintetizza la sensazione di trovarsi fuori di prigione dopo 10 anni e durante il quale gli trema la bocca in maniera meravigliosa, più o meno sparisce.
Sparisce e il film continua ad essere una cosetta fatta benino in cui Al Molina impreziosisce le sue scene, Lennie James le sue, l’arbitro di Italia – Uruguay idem e Van Damme pure, ma il resto è in mano a signori nessuno che risultano guardabili solo grazie a un Parmer che li sa tenere a freno ma il cui carisma rimane inesorabilmente bloccato a livello “comparsata in un episodio stanco di CSI”.
E Parmer stesso si incarta in una sceneggiatura senza guizzi che più va avanti e più ti rendi conto che avrebbe funzionato solo con un cast di prim’ordine che non poteva avere la speranza di chiedere.
E ogni spunto promettente affoga inesorabile in un mare di apocalittica noia.
Ennesima uscita semi-inutile per Jean-Claude quindi, ma gli va dato atto che non tutti i suoi colleghi marzialisti sarebbero risultati credibili in un ruolo simile e che, come al solito, dispiace più per la sua impossibilità (clinica?) a trovare un altro progetto capace di sfruttare le sue qualità come si deve piuttosto che demeriti artistici suoi.
In un mondo perfetto, sarebbe di nuovo a Hollywood a invecchiare dignitosamente nel ruolo di un Jean Reno più cazzuto e meno imbecille.
E invece, pazienza.

Dai ragazzi, niente musi lunghi, sarà per la prossima

Dai ragazzi, niente musi lunghi, sarà per la prossima

DVD-quote:

“Per curiosi professionisti”
Nanni Cobretti, i400Calci.com

>> IMDb | Trailer

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18 Commenti

  1. samuel paidinfuller

    nella locandina jcvd è u-guale a kevin spacey
    michael mayers senza la maschera me lo immaginavo diverso

  2. John Matri

    “in un mondo perfetto, sarebbe di nuovo a Hollywood a invecchiare dignitosamente nel ruolo di un Jean Reno più cazzuto e meno imbecille.”
    Cazzo, quanto è vero. Jean claude sarebbe perfetto per i ruoli crepuscolari, altro che arnie in the last stand.

  3. Nero728

    Del resto in Expendables 2 il migliore era proprio Jean-Claude

  4. Past

    van damme comunque ha avuto una carriera molto al di sotto delle possibilità…ha fatto tante scelte sbagliate…

    • Enrico

      Se basi una carriera sui calci volanti non vai lontano, l’unico che poteva salvarlo era John Woo che in hard target gli aveva dato un ottimo ruolo e un film di alto livello, ma lui non l’ha capito.

  5. Dévid Sfinter

    Spiace davvero perché questi sono film non tanto brutti quanto completamente inutili. Dovrebbe alzare il tiro e magari rinunciare a mettere la sua faccia in primo piano in tutte le locandine. Visto anche alcuni film in cui ci viene presentato come protagonista e poi lo vedi si e no 6 minuti su tutto il film. Se solo avesse un po’ meno bollette e più amor proprio…

  6. Ma lasciando perdere la copertina, ovvio risultato del fatto che lui e’ il nome del cast che fa vendere piu’ copie, io mi chiedo cosa lo spinga ad accettare certi ruoli. Che senso ha sperimentare con ruoli nuovi in film che sai gia’ che non si incula nessuno se poi pure il minutaggio e’ scarso? Non si fidava di se stesso? Gli altri non si fidavano di lui? Il ruolo in originale era piu’ corposo ma ha fatto il matto sul set e la sua parte e’ stata accorciata? Cosi’ com’e’, e’ roba che viene utile al massimo per uno showreel. E giustamente, come dice Dévid, fa incazzare il doppio perché il film e’ girato molto meglio della sua media, ma e’ una professionalita’ che non fa che incartare di carta luccicante una scatola semi-vuota. Boh.

  7. Giovi 88

    Pensavo che con EX2 ci fosse una svolta per Van Damme, visto che aveva interpretato un ottimo villain (anche John Woo lo ha elogiato pubblicamente) e aveva mostrato finalmente che oltre il fisico c’era anche un signor attore. Cosa che gli è sempre mancata nella sua carriera, e che per anni lo ha tenuto lontano dai vari mostri sacri del genere come Sly, Willis, Schwarzy.
    Invece è tornato nell’habitat dei DTV con le classiche scelte sbagliate e con nessuno che gli ha dato delle opportunità valide, filmetti dove non è neanche protagonista… La cosa paradossale è che la vera svolta (comunque piccola) per lui si ha avuta con l’ormai celebre Epic Split, infatti Swelter e Welcome to the Jungle hanno trovato distribuzione e un minimo di curiosità grazie proprio allo spot. Ma dopotutto c’è di peggio, basta guardare cosa sta facendo Steven Seagal..

  8. samuel paidinfuller

    @giovi 88
    con peggio nel caso di seagal intendi aver rilasciato un’intervista ai 400c?

  9. Vabbe’ adesso non diamogli addosso solo perché era emozionato, capita a tutti

  10. Dévid Sfinter

    Lo so, è chiaramente sfruttamento d’immagine che va bene ad entrambe le parti… La parabola è quella dei DTV stile Seagal e Lundgren con produzioni un filo più solide alle spalle. Un filo che però non fa la minima differenza a conti fatti. La paura è che JC si accontenti di questi DTV deluxe… Mah, è tutto molto triste.

  11. Giovi 88

    @Samuel Paidinfuller
    No, mi riferivo a DTV sempre più vergognosi…

  12. Beh no la differenza e’ che Steven Seagal si fa degli auto-monumenti sempre uguali e che Dolph e’ contentissimo di fare la spalla in qualsiasi progetto paghi abbastanza. A Jean-Claude va concesso il fatto che sperimenta davvero ruoli diversi. Qua non mena nessuno a parte una bottigliata, non usa minimamente le sue skill piu’ note, potevano davvero metterci anche un Michael Madsen sotto sedativi, per dirne uno a caso. Forse a Dolph scappa ogni tanto della roba cosi’, ma a Seagal mai e nemmeno a un Chuck Norris.

  13. Dévid Sfinter

    JC sperimenta perchè è in grado, diversamente dai sopracitati. Il problema è che la sostanza cambia poco. E’ in quella via di mezzo tra cinema e DTV medio senza vie d’uscita. Ultimamente sembra che la formula sia: “ehi vieni a fare sto film? va che ci sono un paio di ex giocatori di serie A che sono già della squadra, dai che ti diverti!” e lui ci casca come un pesce lesso.

  14. Steven Senegal

    mi sa che era un discorso che avevamo già fatto ma continuo a preferire l’impresentabile idea romantica di seagal di continuare a fare dtv orrendi come se fosse ancora un boss.
    Per jcvd boh, magari un tempo poteva pure valere il discorso sperimentare/ambizione altri ruoli (con capacità da guascone che sicuramente cova/covava im più di molti suoi colleghi). A questo punto credo conti soltanto il fatto che s’imbarcherebbe su qualsiasi cosa, pure sulla tirrenia con posto-ponte carico di bagagli. Non a caso qualcuno ha citato la spaccata là: mi sa che ha tirato fuori pure l’action figure perchè c’era il rischio che ci lucrasse poco (cit. vespertime).
    E cmq almeno seagal sul barcone expendables non c’è salito per questione di principio perchè c’era quel produttore lì ed ha continuato a fare il suo prodotto semi onesto come se fossimo ancora nei ’90 rinunciando ad una ribalta forse anche meritata. Van damme ha pianto, ri-pianto, preso parte e pippato tutto quello che avanzava per poi tornare nel limbo del dtv.
    Quanto all’ottima carriera da villain che gli si poteva prospettare, ha deciso di mangiarci sopra subito e male con quel filmetto che è enemies closer dove strafà, combatte al buio e forse pure con controfigura

  15. BellaZio

    Bah… Troppe domande per una risposta così semplice: lo fa per i soldi e lo fa per lavorare. Jean Reno ha impostato la sua carriera dal giorno 1 in modo diverso, è costruito in maniera diversa. Jean Reno oggi è la logica conseguenza di Jean Reno ieri. Van Damme non ha mai avuto uno ieri in cui aveva un minimo di credibilità come attore e tantissima come atleta. Ora è vecchio, il genere in cui spopolava lui non tira più come tirava e a nessuno (tristemente ma anche logicamente) interessa constatare come recita, quindi se lo vuole fare lo fa per il DTV e di sicuro i 20 minuti qua gli fruttano economicamente di più di JCVD.
    Seagal proprio non è in grado di recitare e ora è pure grasso: cazzo volete che faccia? Fa bene lui a fare l’unico lavoro che sa fare come lo sa fare.

  16. AndreaGnarluz

    GianClaudio Returns: Libbra Di Carne (molto meglio Di Calci) https://www.youtube.com/watch?v=azGjitaDyYA

  17. cristian

    Da maximum risk in poi mi è piaciuto fino all’inferno e hell, poi non male jcvd, until death, pattuglia di confine. Val la pena citare the legionary, double team e il replicante. Tutto il resto per me sono pellicole che nn danno nulla, di serie b e con un basso budget di produzione e dove appare un van damme sciupato.Chiaramente da prima di maximum risk, questo compreso, sono pellicole da vedere e rivedere, magari anche hell e fino all’inferno compresi.

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