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Vieni qui che ti faccio il cyberpunk degli italiani – Nirvana di Gabriele Salvatores

Per essere un Paese da sempre immerso fino ai gomiti nel cinema di genere, non si può dire che l’Italia abbia mai frequentato più di tanto la fantascienza: come si spiega questa macchia imbarazzante in un curriculum altrimenti perfetto fatto di poliziotti coi baffoni, delitti efferati e spiare Edwige Fenech dal buco della serratura?

Soldi, principalmente, perché pure con tutta la buona volontà e l’ottima tradizione di artigianato, la science fiction fatta bene (il che esclude quella fatta nella cucina di Ed Wood) richiede un’effettistica non esattamente affordable e per questo, oggi come allora, appannaggio quasi esclusivo dei porci capitalisti americani. E comunque ammettiamolo, noi italiani siamo sempre stati troppo occupati a guardarci l’ombelico per rivolgere lo sguardo alle stelle, troppo occupati a rimuginare sul passato per immaginare il futuro.

Da una scena di “Terrore nello spazio”: italiani #114 nella fanascienza, ma sempre #1 nello stile.

Da una scena di “Terrore nello spazio”: italiani #114 nella fantascienza, ma sempre #1 nello stile.

Chiunque mastichi l’argomento — o sia capace di cercare “cinema italiano di fantascienza” su Wikipedia — sa che per fare bella figura a una serata elegante con tutti i cineblogger che contano basta fare due nomi: Mario Bava e Antonio Margheriti. Del primo si ricordano le inevitabili contaminazioni horror, il genere che lo ha reso decisamente più famoso e leggermente meno povero, e un titolo in particolare, Terrore nello spazio (1965), il film che ha sostanzialmente offerto su un piatto d’argento a Ridley Scott la trama di Alien; il secondo ci sta troppo simpatico perché era fissato con le astronavi che si sfrociano contro pianeti (e viceversa), si firmava “Anthony Daisies” per darsi street cred ed è stato “interpretato” da Eli Roth in Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino.

eliroth-antoniomargheriti

In entrambi i casi si tratta, senza cattiveria, di autori di un cinema oggettivamente minore. E contando che in produzioni più ambiziose come, per esempio, La decima vittima di Elio Petri l’intento satirico scavalcava così platealmente la cornice fantascientifica da garantirgli l’appartenenza al genere del cinema politico, la prima vera pellicola italiana di fantascienza, pura e “di serie A”, è Nirvana del 1997, di Gabriele Salvatores.

Non è che non esista una saggistica, anche piuttosto vasta, attorno a Nirvana. Il fatto è che l’unica cosa che sembrava premere ai critici che se sono occupati era dimostrare che nonostante si fosse “sporcato” col cinema di genere, Salvatores continuava a essere un Autore.
Ho rivisto Nirvana di recente, e ci tenevo a tranquillizzarvi: nonostante ci abbia messo le mani un Autore, anche la fantascienza continua a essere una cosa divertente.

Luisa Corna truccata da dea Kali, da bambino mi faceva paurissima

Luisa Corna truccata da dea Kali, da bambino mi faceva paurissima

Blade Runner è dell’82, Neuromante di William Gibson dell’84 (si racconta che dopo 20 minuti di Blade Runner, Gibson uscì dal cinema incazzatissimo perché quella roba volevo scriverla lui): le istanze contenute nei due pilastri del genere cyberpunk hanno messo radici nell’immaginario collettivo per tutti gli anni 80, e nei 90 la comparsa di film come Johnny Mnemonic, Il tagliaerbe, Strange Days hanno convinto definitivamente il mondo che nel terzo millennio gli hacker sarebbero diventati i padroni di tutto e che internet fosse un reticolato nero e verde all’interno del quale avremmo surfato a bordo di tastiere e fatto sesso sicuro previo utilizzo di guanti e caschi per la realtà virtuale. Nirvana, che è del 1997, è figlio di tutto questo e, assieme, di un’attrazione morbosa nata in quegli stessi anni per le filosofie orientali, a causa di vari eventi atmosferici, il fallimento del capitalismo e Roberto Baggio.

‘spetta che metto il mio Casco Per L’Internet e controllo un attimo la posta

‘spetta che metto il mio Casco Per L’Internet e controllo un attimo la posta elettronica

Jimi (Christopher Lambert da giovane) vive nel grande “Agglomerato del Nord”, una megalopoli multietnica, inquinatissima e distopica che Salvatores ha ricavato dagli stabilimenti abbandonati dell’Afla Romeo dell’area Portello di Milano. Jimi fa il programmatore di videogiochi, che in ottemperanza delle regole del cyberpunk è circa il mestiere più rispettato e meglio pagato dell’universo, ma è depresso perché la morosa (Emmanuelle Seigner da giovane) l’ha lasciato e non si decide a finire il gioco, “Nirvana”, che dovrebbe consegnare per Natale.

Milano, area Portello prima della disintossicazione.

Milano, area Portello prima della disintossicazione.

Quando un virus infetta la versione beta di Nirvana, il suo protagonista (Diego Abatantuono da serio) acquista inspiegabilmente coscienza di sé, si prende malissimo e chiede a Jimi di ucciderlo/cancellarlo. Per fare ciò, Jimi mette assieme una banda di hacker composta da Sergio Rubini (con gli occhi bionici) e Stefania Rocca (coi capelli blu) per aiutarlo a penetrare nella blindatissima banca dati della Okasama Starr, la zaibatsu che ha prodotto Nirvana e ne conserva l’unica copia di backup.

Nominatene uno qualunque, i topoi del genere ci sono t-u-t-t-i: la megalopoli fascistoide e la periferia brulicante di emarginati, la “Matrice”, l’idea rozzissima e un po’ ingenua di come si sarebbe evouto internet, le riflessioni sulla vita dentro e fuori di esso, le intelligenze artificiali e gli innesti cybernetici, gli hacker trattati come rockstar, le multinazionali che se sono magnate tutto, Giappone ovunque, soldati armati ovunque, le droghe psichedeliche, il senso costante di paranoia e di mancanza di un futuro perché il futuro è già lì — e fa schifo.
Dal punto di vista della sceneggiatura Nirvana è a dir poco derivativo, può facilmente passare per un freddo compitino scritto col manifesto del cyberpunk a fianco, e i “prestiti” non si fermano alla trama: suggestioni visive prese di peso da Blade Runner riempiono, anche con una certa arroganza, quasi ogni inquadratura.

Manifesti pubblicitari animati.

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Non stai facendo bene il cyberpunk, se non ci metti il noodles bar per strada aperto tutta la notte.

Il colpo di genio, però, ciò che distingue Salvatores da un Antonio Margheriti e che ti ricorda, questo sì, che hai a che fare con un Autore, arriva a scoppio ritardato: pur con lo sguardo costantemente rivolto all’America e al suo cinema, Nirvana è un film profondamente, intrinsecamente italiano.

Attorno a Christopher Lambert, con la sua dizione e i suoi denti perfetti, elegante e posato in qualsiasi situazione, orbitano gli sgraziatissimi interpreti della commedia italiana coi loro tic, le loro battutacce, il loro accento e le facce da galera. “La commedia italiana è morta”, dichiara Salvatores nel 97, quindi per sopravvivere i suoi personaggi non potevano che migrare nella fantascienza. Se come doppio virtuale del protagonista, Salvatores sceglie un un Diego Abatantuono incredulo ed esasperato che affronta yakuza e cacciatori d’organi con una faccia di chi non ha la minima idea di cosa stia facendo, la spalla di Lambert per quasi tutto il film è un altrettanto improbabile Sergio Rubini con occhi bionici, che sproloquia sull’hacking e sbraita in barese contro le multinazionali.

“Forse vi ricorderete di me per Manuale d’amore e Manuale d’amore 2”

“Forse vi ricorderete di me per Manuale d’amore e Manuale d’amore 2

Se dovessi organizzare un cineforum domani, non avrei dubbi: il selling point di Nirvana è vedere la crème de la crème del cabaret milanese anni 90 interagire con Connor MacLeod truccati da cattivi di Kenshiro: da Claudio Bisio (tassista e spacciatore) con la faccia tatuata a Paolo Rossi (recensore di droghe sintetiche) con una cresta rossa e nera, passando per Bebo Storti col terzo occhio e Silvio Orlando col turbante. Meravigliosi, dal primo all’ultimo.

“Nanni Moretti? More like Nanni Cobretti.”

“Nanni Moretti? More like Nanni Cobretti.”

Non sono un fan del cinema italiano, o dell’Italia in genere, ma ormai sono qua: va bene aspirare a mete più esotiche, ma cerchiamo di non farne un dramma. Non c’è niente di cui vergognarsi nell’essere nati nella periferia dell’impero e, francamente, non riesco a immaginare un setting più decadente della Lombardia per raccontare un mondo in rovina. Salvatores batte Margheriti perché non ha bisogno di firmarsi “Gabriel Savers” per fare la fantascienza.

Oh sì, con Nirvana Salvatores affronta una quantità di temi che gli sono cari e che ritornano ossessivamente in tutta la sua filmografia (la fuga, il viaggio, l’amicizia virile, dare da lavorare a Diego Abatantuono), reinterpreta con ingegno e sensibilità principi della filosofia orientale, riflette sul senso dell’esistenza e permette a tutti gli insicuri cronici di potersi dire che il film è bello perché nonostante il genere è anche profondo. Ma Nirvana è principalmente un atto di sfida verso il cinema italiano, che guarda al resto del mondo ma non rinnega la sua italianità. È un mostro mutante che si imbuca a un party elegante, si mangia tutte le tartine (il film è costato circa 17 miliardi di Sesterzi o “vecchie Lire”) e poi sale in piedi sul tavolo e canta Anarchia in Italìa.
La storia ci dice che pochi minuti dopo quel mutante è stato portato via dalla security e gli invitati hanno continuato a sorseggiare prosecco facendo finta che non fosse successo niente, ma, ehi, è il pensiero che conta. Prima di essere cyber, bisogna essere punk.

DVD-quote:

“Il miglior film di fantascienza italiano di sempre. E, tipo, l’unico.”
Quantum Tarantino, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

120% done with sci-fi

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80 Commenti

  1. Colin Farth

    Voglio recuperarlo. A 7 anni quando uscì non potevo vederlo in quanto troppo piccolo i trailer non mi acchiapparono più di tanto (e forse è meglio così, non ci avrei capito una mazza).
    Grazie quantum!

    La riflessione salvatores + cinema di genere + cinema italiano mi era flashata parzialmente ieri sera vedendo il trailer de “il ragazzo invisibile”… Anche se però nutro dei dubbi piuttosto rilevanti a questo giro.

  2. LiDongAn

    Se uno guarda con attenzione il cast di bambini di “Io non ho paura” anche lì si scopre che sono sempre Gigio Alberti, Bebo Storti e tutti gli altri della Salvatores’ Crew, solo che in quel film li aveva travestiti da 12enni e qui da personaggi saiberpanc

  3. Bread Beat

    bellissima analisi, complimenti a Quantum. Da reghezzino mi comprai il dvd; per quanto non grande amante di Abatantuono le scene all’interno del videogioco mi presero parecchio (anche se non succedeva niente di che).

  4. Samuel paidinfuller

    Bel pezzo
    se mi dici nirvana la prima cosa che penso è la scena di stefania Rocca che si toglie la maglietta e esce le tette mandata in loop

  5. annaMagnanima

    io all’epoca delle vhs ci ho provato 7 volte a vederlo ma mi addormentavo sempre. poi, ho abbandonato.
    diciamolo pure che è una palla sto film. almeno fino a dove l’ho visto io.

  6. LouisT1000

    Da jovine dopo aver visto Nirvana entrai in fissa per StefaniaRoccacoicapelliblu.
    son passati 17 anni e non mi è ancora passata.

  7. Rocco Alano

    Lo vidi appena uscito in videocassetta e mi piacque. Però, crescendo l’avevo rimosso, convinto che non mi sarebbe piaciuto più (Salvatores è tutt’altro che una sicurezza!).
    Però Quantum, una tiratina d’orecchio te la devo dare: a Mario Bava andrebbe dedicato un monumento, altro che una tesi di laurea!

  8. Fortebraccio

    Quoto:
    la prima cosa che mi è venuta in mente di Nirvana è la Rocca – gnocca che si toglie la canotta!

  9. @Rocco Alano il mario bava di fantascienza, OVVIAMENTE. il mario bava horror/giallo/thriller è tutto un altro paio di maniche

    @annaMagnanima vorrei dirti che se resisti fino alla fine Stefania Rocca esce le tette, ma non so quanto possa interessarti

    @Colin Farth ora che ci penso, per la tv confezionarono un trailerino ad hoc completamente forviante che cercava di far passare il film per una commedia, alternando di continuo scene “serie” ad abatantuono, completamente decontestualizzato, che faceva facce e commenti buffi… una specie di robin hood – un uomo in calzamaglia sci-fi

  10. Colin Farth

    @quantum: questo può spiegare tante cose… Lo metto in lista recuperi in definitiva allora! Danke

  11. aisai

    No dai, l’elogio di Nirvana no.
    Quando l’ho visto al cinema mi sono imbarazzato (ero giovane, ancora mi entusiasmavo o imbarazzavo per le cose fatte dai miei connazionali, poi ho smesso). E’ una puntata di Zelig con uno schermo gigante che manda immagini pseudo giappo come sfondo (nel 1997, coi cinesi che erano già ovunque). Anche il livello di noia, inutilità e debolezza è da puntata di Zelig. I riferimenti al buddismo sono imbarazzanti. I cameo pure, quasi tutti (salvo Bebo Storti, ma solo perchè mi fa più simpatia).
    L’unico elemento di modernità autentico è un livello di maccosa che manco Lindelof (la lavagna e il cancellino, cazzo).
    E’ un film che “guarda al resto del mondo senza rinnegare la sua italianità”, nel senso che imita male gli stereotipi del cinema di genere aggiungendo le battute in dialetto e una marea di dozzinalità. In pratica Emma Marrone, o per prendere qualcosa dell’epoca, i Ragazzi Italiani. Ora, capisco che si tenda ormai a recuperare qualsiasi puttanata. Ma citare Bava, Petri e Margheriti magari no. E’ come paragonare Fabio Volo a Pirandello.

  12. BlackPorkismo

    Io conosco un signore che lavora come doppiatore soprattutto di videogiochi,che ha lavorato con Salvatores e mi ha detto che non sa dirigire devo chiedere sempre ai collaboratori…….

  13. Attila Finch

    Posso contestare l’accusa di non fantascientificità a “la decima vittima” ? È sicuramente satirico ma è anche fantascienza sociologica.

  14. Pronto MacReady

    bella rece!
    un film (ma devo essere ben sveglio!) che riguardo sempre volentieri, soprattutto, come scrivete, per la crème del cabaret milanese truccata in quel modo.
    e poi la rocca, certo!
    comunque Rubini con i suoi occhi bionici nulla da togliere rispetto ad altri film fanta ammericcani più “grossi”

    p.s.
    restando in fantascienza: ma anche “2047-Signs of Death” con il buon vecchio Rutger Hauer (e altro gran cast) è un prodotto tutto italiano? l’ho recuperato da poco, ma ancora non l’ho visto.

  15. Jax

    Decima vittima è fantascienza 100% (tratto da Sheckley).

    Nirvana ne ho un ricordo da ragazzino e mi hai incuriosito.

    Terrored dallo Spazio Profondo gran film, veramente gran film anche se evidentemente (e per ammissione di Bava) girato con due soldi, due cose di cartone, due pietre (sempre le stesse che muoveva sul set) e le mute da sommozzatore.

    @Quantum: Salvatores ci riprova quest’anno a sfidare il cinema italiano facendo uscire “il ragazzo invisibile”…occhio eh.

  16. alan bleach

    Di questo film ricordo due cose: Abatantuono che parla in camera con il programmatore e Sergio Rubini con gli occhi bionici che a un certo punto dice ad Higlander in bares’ “devi essere come l’acqua, che prende la forma delle cose e poi scivola via” (o qualcosa del genere).

    Manco le pocce della rocca mi ricordo.

  17. Giorgio Clone

    Nirvana mi mezzo piacque quando uscì, lo trovai mezzo noioso, mezzo ironico, mezzo italiano e mezzo internazionale, mezzo fatto bene e mezzo meh, mezza fantascienza e mezza commedia, MA l’unica cosa che mi ricordo per intero sono le TETTE di Stefania Rocca, che ringrazio per tanti momenti solitari dopo allora.
    Per questo di Nirvana ancora conservo il dvd.
    Mica perchè è fantascienza. Anche se mezzo lo è.

  18. Poisoned Ivy

    Oh, un regalo! Grazie Quantum!

    Senza togliere che il film è fatto all’italiana, e me ne ero accorta già intorno ai 14 anni, devo dire che rimane per me un piacevolissimo passatempo.
    E anche un tentativo di fare qualcosa di diverso almeno come contesto.

  19. Schiaffi

    Quella proto milf di Luisa Corna dopo che ha fatto venire l’infartino a Bossi non s’è + vista in giro

  20. A me da ragazzetto piaceva soprattutto perché l’avevo beccato proprio in un periodo che ero in botta col cyberpunk, romanzi di Gibson e Bruce Sterling a manetta e Blade Runner rivisto ogni due weekend, e nel filone ci stava perlomeno degnamente. Vero che “omaggia” un po’ troppo il film di Ridley Scott, ma pure Il Quinto Elemento di Besson (stesso anno tra l’altro) lo faceva con la stessa sfacciataggine. Erano quegli strange anni lì, e dopo la clamorosa ultima fiammata di Matrix del cyberpunk si sono tutti rotti il cazzo (o almeno io).

    Di Nirvana ricordo anche che avevo comprato il videogame tratto dal film e mi era piaciuto quasi più del film, tipo l’unico videogame italiano punta e clicca bello che ho giocato insieme a Dylan Dog Horror Luna Park (o forse proprio gli unici).

  21. Bruce Wheelies

    Dolci ricordi. stefaniaroccacapellobluezinnedifuori tanta roba. momento preferito:

    “stó meditando, cazzo!”

  22. Quoto @Samuel paidinfuller e tutti quelli che lo hanno seguito: ricordo il film, nebulosamente, come discreto, ma l’unica immagine davvero nitida che ne ho è la suddetta scena con la Rocca capelli blu, tra l’altro riapprezzata moltissimo in una recente visione fortuita di Viol@ (film di cacca nel quale si dona mooooolto generosamente)

  23. Bolo Young
  24. Ma lo pseudonimo di Margheriti non era Anthony M. Dawson?

  25. Al Bacino

    la Rocca ha sempre avuto due pere fantascientiFICHE…

  26. John Olmos

    In Viol@ la Rocca è da infarto, sottoscrivo. Nirvana l’avrò rivisto l’anno scorso per cercare di ricordare perchè l’avevo adorato da piccino.
    Ancora non sono riuscito a ricordarlo, ma ho apprezzato il tentativo di Salvatores. Che poi, pare ci stia riprovando con un film su un ragazzo invisibile, o sbaglio?

  27. Ceramiche Kobayashi

    Brutto o bello che sia ( a me all’epoca piacque) per me Salvatores va sempre elogiato perchè i questo film ha davvero osato.
    Sto addirittura pensando di andarmi a vedere “il ragazzo invisibile” anche se penso che lo odierò…

  28. Gennaro

    Che gran bella recensione. davvero.

  29. Gino Gremlin

    Il film è derivativo, goffo anche, ma cazzo è un’opera coraggiosa e affettuosa. Ce ne fossero almeno dieci, ma anche cinque all’anno di mezze cacate come Nirvana che si coprono di ridicolo affrontando il GENERE che negli altri paesi esiste, incassa e macina soldi e qui invece sembra non sia mai esistito (e di certo pare che non esisterà mai più).
    Dio santo, persino Eaters mi è sembrato un gran film. Gli snobbatissimi indipendenti ipersplatter della Necrostorm sono gemme preziose in mezzo a fondi di bottiglia. E noi sappiamo solo alzare il sopracciglio, e poi magari ci lamentiamo su youtube di come ‘ormai solo cinepanettoni e tremetrisoprailcieli e paoliruffini’.
    Io applaudo a Salvatores e a quella mezza sciordazza di cavallo che è Nirvana, e spero che un domani Sorrentino ci regali un bello zombie-movie o un sexploitation. Tanto l’Oscar ormai ce l’ha.

  30. umbem

    sinceramente uno dei migliori articoli che abbia letto in questo sito (e già il livello, anche se non serve che lo certifichi io, è molto alto).

    all’epoca mi piacque molto, ma ricordo l’approcciarmici con stupido fare scettico e snob in quanto film italiano – avevo 15 anni, recuperavo film di sly prima che diventasse famoso agli occhi di uno che a quell’epoca aveva 15 anni.

    peraltro non sapevo che quella in locandina fosse la corna (o eri ironico?).

    ricordo anche una sera organizzata di proposito per farsi due risate e vedere il pianeta errante – sì che sapevamo come divertirci e piacere alla gente noi.

  31. Ciak Norris

    Ma poi come andò al botteghino?

  32. La colonna sonora di Pagani (tra le altre cose, Ex- PFM di lusso) era grandiosa, e da grande amante del cyberpunk già da piccolo, quando lo vidi (e non sapevo ancora che “quella fantascienza lì” si chiamava cyberpunk) mi colpì tantissimo.

    Anche solo perché m’aspettavo un film d’Abatantuono periodo Attila (Mediterraneo lo vidi un bel po’ più tardi, e per me Abatantuono era associato a film anni ’70 passati da rete 4 e al panettiere in Fantozzi) e quando realizzai che c’era pure MacLeod rimasi totalmente di stucco

    film impegnativo da vedere e non certo ai livelli dei porci capitalisti di cui sopra, ma senzadubbio meritelevolissimo pezzo del cinema nostrano (sopratutto di quello post-anni ’70, ucciso dalla televisione), grande recensione

  33. Capitan Impallo

    Rivisto adesso è abbastanza imbarazzante, con tutti-TUTTI gli stereotipi del genere elencati nella recensione l’unica cosa che manca è che ad un certo punto parta “Narayan” dei Prodigy, anche se in un paio di scene ci sono pure i NOFX…inoltre sì, è pallosetto e Abatantuono c’entra come Eddie Murphy c’entrerebbe in Blade Runner. Grande Salvatores comunque, e grandissimo “La decima vittima”

  34. @Ciak Norris in Italia andò in pari (che è tutto fuorché scontato per un film italiano, di genere o meno) coi 17 miliardi che era costato. all’estero non sbancò logicamente i botteghini, ma qualche soldo deve averlo fatto. in ogni caso è stato il maggior successo commerciale di Salvatores

    @hkmovieposters anche, ma più avanti. all’inizio era proprio anthony daisies, plain and simple

    @BlackPorkismo di salvatores non sono in pochi a parlare maluccio, poi boh, senza info di prima mano io non me la sento di metterci becco. l’unica cosa che posso dire è che fece una figura da vero poverinos con happy family, il peggior film che abbia fatto e probabilmente il peggior film italiano uscito quell’anno: era una copia talmente sputata dei film di wes anderson da essere imbarazzante. confrontato sull’argomento disse prima che non aveva mai visto un film di wes anderson (seeeehhh) e poi diede la colpa ai suoi collaboratori. much much poverinos.

  35. samuel paidinfuller

    @bolo
    se mi metti la gif hai vinto

  36. Voglia di rivederlo, ma ne conservo un eccellente ricordo: un film di sci-fi niente affatto banale, con delle riflessioni sociali (telefonate) e umane (abbastanza originali). Ho sempre avuto il sospetto che Cronemberg gli abbia dato un’occhiata prima di girare eXistenZ (che rimane un film meglio riuscito)

  37. Woody Alien

    Ottimo articolo, e grande (e illuminante) frase di chiusura, però l’immagine dei manifesti animati è saltata, o perlomeno io non la vedo…

  38. Dévid Sfinter

    Bel pezzo. Il film mi piacque abbastanza, in alcune cose chiaramente povero ma salvabile. Probabilmente ai tempi non ci capì un cazzo. A me con Salvatores capita spesso di notare scopiazzature palesi su più livelli che me lo fa un po’ scendere. Oltre a Nirvana ora mi viene in mente una sua commedia con De Luigi in cui ogni due per tre sentivo rimbombare nella stanza WES ANDERSOOON! Insomma, bravo ma idee poche.

  39. Dévid Sfinter

    Io capii…

  40. BlackPorkismo

    @Quantum Tarantino probabilmente il doppiatore avrà fatto una particina in suo film quindi la info che mi dato e di prima mano.
    Poi non so a me Salvatores mi da l’aria di essere insicuro.

  41. Rash

    Ovviamente è difettoso, ma Nirvana non solo di apprezza, è anche uno di quei film per cui bisogna fare il tifo cultural/sportivo.

  42. Concordo al 100% con Aisai.
    Confesso che l’elogio a Salvatores e a un film ottuso e arragonate come Nirvana non me lo aspettavo, come pure il plauso generale nei commenti.

    Oh, prima o poi doveva succedere di trovarmi in totale disaccordo con i 400 calci ed ecco che è successo. Niente di grave. ;)

  43. Lars Von Teese

    La recensione e` scritta molto bene per carita`, ma anche io devo appoggiare aisai al 100%. Nirvana (che vidi al cinema a suo tempo) e` una sbadilata sui coglioni senza ritegno: banale, sciatto, ricolmo di maccosa grandi come transatlantici e volgarissime scopiazzature stilistiche a partire da blade runner per finire con i film che andavano a quel tempo (ma che citazioni? Per piacere, dai, siamo seri), con 4 scenette di computer graphic appiccicate con la saliva. Elogio della tristezza. E il fatto che sia stato l’unico film italiano di cosiddetta “fantascienza” con un budget di una certa rilevanza non ne fa di certo un bel film. Io sinceramente non lo definirei nemmeno fantascienza: la trama, al netto dei sushi cafe`, gli occhi bionici e la realta` virtuale messe li per puro contorno di colore e` la solita puttanata semiesistenziale e vagamente metafisica che avrebbe potuto benissimo essere girata ai giorni nostri senza cambiare una sola virgola della sceneggiatura. La fantascienza, quella vera, e` ben altro.

    Sad but true, la SF in italia non sappiamo farla. Ma ormai sono decenni che non sappiamo fare cinema, quasi piu` niente, giusto le pizzerie ci sono rimaste. Rassegnamoci.

  44. Hellblazer Joestar

    Bel film di genere, visto una volta sola – che, devo aggiungere, trovai esilarante perché avevo già visto, senza minimamente sospettare nulla, Millennium con Selen che di Nirvana prende tutto, ambientazione, “trama”, ecc.
    Fu una serata memorabile.

  45. LaurenceOliverOnions

    https://www.youtube.com/watch?v=_fXXjb0rqDs

    intervista a salvadores sul film

  46. GZI1999

    Ah, grazie x l’amarcord! Ma manca tutto il contesto di nerditudineanninovanta che accompagnò la visione del PRIMO FILM DI FANTASCIENZA ITALIANO che noi fighi con l’Amiga che andava in guru-meditation x otto ore con un Budda rotante in 3D quando lanciavi il rendering della tua pecora virtuale che poi arriva boncompagni coi commenti animati a nonèlarai e finalmente puoi dire che lo guardi x la tecnica e non per le ninfette perché la gara era a chi aveva più libri delle edizioni nord e non c’era bisogno di pasticche per passare la notte se ti mettevi in tre a fare l’esegesi della trilogia di valis con la sincera convinzione che se ci fossi riuscito saresti passato ad uno stadio superiore di coscienza. Quei tempi la, per dare l’idea a chi non c’era.
    Di Nirvana avevo addirittura il manifesto appeso nella cucina della casa apocalittica da matricola fuori sede: quando ho finito l’università l’ho usato x impacchettare i piatti del trasloco. Con tutto lammore, non regge lo sdoganamento. A parte le tette della rocca, sa va sans dire.

  47. 100% d’accordo con la rece; avrei aggiunto solo una nota polemica: con tutta la sua derivatività e qualche sciattura, resta uno dei film italiani più genuinamente interessanti degli ultimi 30 anni. Hai detto cotiche!

  48. Marlon Brandon

    Boh, affittai la cassetta e mi passo’ liscio liscio senza un’emozione, un sussulto. Ricordo solo il fastidio del dialetto in un film di “fantascienza”. E la locandina.

  49. John 4°Di Milius

    Rega mi dispiace,ma n diciamo cazzate era un film privo di mordente(in partenza)!,anche se ai tempi ho sperato il contrario.
    non sono d’accordo sul premiare qualcosa solo per lo sforzo o lo slancio,e n sono uno che tira merda sui prodotti,solo perchè sono italiani.
    a me è sembrata più un’operazione tipo sono un regista con la fiducia dei produttori/distributori,chiamo la cumpa degli amici del cinema impegnato/comico,e giochiamo tutti a blade runner e simili.

    @annaMagnanima
    per riallacciami a post precedenti;n sono l’unico che ti istiga!

    …ma stefania rocca faceva uscire le tette in ogni film n solo di quel periodo!

    @Lars Von Teese
    Ti quoto su tutto.

  50. vespertime

    Stefania Rocca dopo aver uscito le tette in questo film di fantascienza all’italiana prese il vizio e decise di uscirne ancora e ancora ripetutamente nel successivo e “cyper-erotico” Viol@ (mi pare si scrivesse così). Quello si una vera boiata di dimensioni bibliche.

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