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Del perché Blair Witch è il miglior Blair Witch possibile – ma non è un complimento

Una volta ho partecipato a un’orgia organizzata da un cretino che, per creare atmosfera fra gli ospiti, aveva messo su il DVD di The Blair Witch Project; pensa te. Poi il mio accompagnatore galante lo ha convinto a mettere su un porno qualsiasi. Siamo tornati a casa tutti vivi – almeno credo.

I miei compagni di orgia

I miei compagni di orgia

Oh, Adam. Non ci credo che non lo sapevi che era una scommessa persa in partenza. Non ci credo che improvvisamente sei diventato un cretino, perché non lo sei e si vede: quando vuoi fare le cose bene, tiri fuori delle sequenze belle tese, come quella sull’albero o quella nel cunicolo – che dopotutto però sono facili perché giocano con due paure ataviche, quella dell’altezza e la claustrofobia. Ma voglio essere generosa, quindi diciamo che sono entrambe merito tuo e della tua perizia registica; perché altrimenti davvero non so cosa altro possa essere merito tuo, lavativo che non sei altro. E ora scusami ma devo spiegare il film ai lettori, e con loro sarò un po’ meno gentile. Tu stai lì nell’angolo e non guardarti indietro (wink wink – l’hai capita, Adam?).

Ti devo propio spiegare tutto, eh?

Ti devo proprio spiegare tutto, eh?

Allora, amici, dovete sapere che Blair Witch è un sequel-reboot-remake decisamente brutto; ma allo stesso tempo non c’era alcun modo per farlo meglio, perché i paletti del found footage e della trama (una ripetizione pedissequa del primo, i ragazzi tornano nel bosco maledetto etc.) sono troppo rigidi per permettere persino a Wingard di far risaltare la sua inventiva. Confrontarlo con l’originale sarebbe impietoso e ingiusto, perché questo film chiaramente non può contare sull’aura di mistero e sulla credibilità che lo avevano reso un fenomeno di massa. E Wingard lo sa; piuttosto che provare a dire qualcosa di nuovo su un formato, quello del ff, che ha smesso da tempo di fare paura, si prende la libertà di fare un po’ quello che vuole, di divertirsi a costruire omini coi legnetti e di far uscire schifezze da una gamba; recluta un cast di fighetti stereotipati dai denti candidi e per un certo periodo riesce ad infondere elementi di curiosità nei loro rapporti:  si vedano i continui screzi fra la coppia di neri e la coppia di nazionalisti con la bandiera confederata in casa. Fin qua tutto benino, senza entusiasmi; ma quando si tratta di far spaventare davvero gli spettatori, i quali sanno già perfettamente che cosa accadrà, Wingard e il fido sodale Simon Barrett devono trovare spunti nuovi e sempre diversi – solo che per qualche ragione scelgono tutti quelli sbagliati.

In sostanza, Wingard prende il primo film e ne confeziona la versione 2.0, con più tecnologia, più telecamerine, più attori, più decibel sparatissimi, più omini di legno, più urla, in un parossismo talmente calcolato e freddo che lascia del tutto indifferenti; e più gli attori urlano e il Bosco Maledetto fa BOOOM! BAAAAM! SCRAAAATCH!, più ti viene voglia che crepino tutti in fretta. Con buona pace di un sound design sicuramente ben fatto, ma pochissimo efficace.

AAAAAAAH! UUUUUUUUH!

AAAAAAAH! UUUUUUUUH!

Come se gli spaghetti fossero l’unico modo di spaventare la gente. Come se il regista di You’re Next e di The Guest, un maestro perverso della messinscena e dell’atmosfera, non trovasse di meglio da inventarsi che spingere stancamente tutti i bottoni up to eleven e lasciare che l’azione proceda d’inerzia verso la fine che tutti già sappiamo.

Ma non è tutto: perchè se da un lato l’atmosfera del film è ulcerata dalla corsa all’eccesso sensoriale, la trama non se la cava tanto meglio. La misteriosa infezione che colpisce una delle protagoniste è uno spunto narrativo lasciato a marcire come la gamba della malcapitata, una red herring involontaria che ha visto la luce nel montaggio finale giusto perché l’effetto speciale è venuto bene, non perché abbia alcuna effettiva ragione di essere lì; Blair Witch non è un body horror, e cinque secondi di schifezza che fa SBLORCH francamente non servono a nulla se non a rovinare credibilità della sequenza immediatamente successiva, basata su un’impresa fisica che con quella gamba martoriata dai insomma figuriamoci. L’immancabile momento “piange il GPS” ve lo raccomando.

Soprattutto, la scelta più infelice e più stupida è quella di far vedere la strega. La strega di Blair! Che nel primo film funzionava proprio perchè invisibile! Come tutti i villain della storia del cinema, che meno li vedi e più li temi! E invece quel cretino di Adam Wingard ti fa vedere la strega! La quale ovviamente è la solita vecchiazza che strilla, con gli arti lunghi e la pelle putrefatta.

OOOOOOOH!

LA STREGAAAAAAAAAA!

A questo punto, quando ormai capisci che Wingard ti sta prendendo per il culo e che non gliene frega niente, vuole solo i soldi della Lionsgate e andare a nanna, ecco il miracolo: la scena del cunicolo (fa anche rima). Zero effettacci, zero spaghetti, zero baccano, solo una ragazza intrappolata che si fa strada nel fango, in cunicolo sempre più stretto, respirando a fatica. È una sequenza relativamente lunga, senza interruzioni, e dannatamente insopportabile – finalmente.

Poi sbrocca di nuovo e vaffanculo.

Insomma questo film è un’idea sbagliata fin dall’inizio, destinata a uscire male, data in mano a uno che ha già ampiamente dimostrato di saper fare il suo mestiere e che qui risulta svogliato e sciatto, determinato a ottenere il meno possibile facendo il meno possibile. Il risultato è molto “meh”, come si dice da noi; anzi è molto “MEEEEEEEH!!!!!!”, urlato facendo le boccacce.

P.S. Comunque se il footage dei protagonisti di entrambi i film viene ritrovato in seguito nel Bosco Maledetto, vuol dire che la strega ogni tanto va in vacanza e i personaggi hanno solo avuto sfiga.

DVD-quote:

“Una scommessa persa in partenza”
Cicciolina Wertmüller, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

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