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Come un bicchiere d’acqua tiepida: Auguri per la tua morte

Chi continua a uccidere Laura Palmer?

Auguri per la tua morte, gran titolo italiano peraltro, è l’horror più innocuo dai tempi della puntata horror mai andata in onda di Settimo cielo.

Ieri guardavo con una certa curiosità The Babysitter, quel film dove McG si traveste da meme di Steve Buscemi che fa il vecchio giovane, e riflettevo: quanta strada abbiamo fatto, mi dicevo, da quando si copiavano spudoratamente gli anni Ottanta nel nome della nostalgia! Ora siamo cresciuti, mi dicevo, e viviamo in un mondo nel quale qualcuno, di fronte alla frase «è tipo Mamma ho perso l’aereo ma con il sangue», non ha battuto ciglio e, impassibile, ha dato il suo assenso al progetto.

Non so se Auguri per la tua morte, cioè «è tipo Ricomincio da capo ma con il sangue», sarà ricordato tra qualche anno come il capofila di una nuova ondata di nostalgia che schifa gli anni Ottanta come roba da vecchi cocainomani e riabbraccia il decennio successivo come unico vero profeta, o se sia invece il rappresentante di una stirpe di demoni immortali che non ci ha mai lasciato dai tempi di Scream e che ha tra le altre cose riportato persino Jeepers Creepers e Flatliners in sala. Nel 2017. Fatto sta che c’è più nostalgia degli anni Novanta nel film di Christopher “Mascella” Landon (che è già passato da queste parti con Scouts Guide to the Zombie Apocalypse) che nel baretto dove l’altro giorno ho sentito alcuni vecchietti parlare delle Notti Magiche e delle belle estati di una volta.

Sapete cos’altro c’era negli anni Novanta che per qualche motivo Mascella ha deciso questa volta di ignorare? Il sangue. Sigla!

Ho detto Ricomincio da capo e Scream ma davvero, si potrebbe giocare al gioco delle influenze per ore con Auguri per la tua morte, né dovete pensare che abbia citato Settimo cielo a caso: immaginate una lunga puntata di Buffy dove a fare da bussola morale al posto di Giles c’è il reverendo Camden e avrete un buon sunto del film. Sapete cos’altro ci vuole, giusto per ricordarci che a) gli anni Novanta non sono finiti con il 1999 e b) rimane uno dei film più influenti di sempre? Una spruzzata di Mean Girls, il che peraltro trasportato in un contesto di horror educato e per tutta la famiglia significa che Auguri per la tua morte è una lunga puntata di Scream Queens che omaggia Ricomincio da capo.

È, insomma, un fulgido esempio di horror interessato a omaggiare ma disinteressato a fare paura, uno slasher tutto concentrato sui corpi dei suoi attori e che racconta la sua ossessione con un linguaggio da teen drama invece che con quello della violenza, il che significa per esempio che la loro perfezione preferisce celebrarla invece che distruggerla. È costruito su un loop – la protagonista si sveglia il giorno del suo compleanno e la sera stessa muore, poi si risveglia il giorno del suo compleanno eccetera – che permette a Landon di giocare e rigiocare con i suoi personaggi e le loro idiosincrasie, di rivisitare la stessa situazione sotto angoli e prospettive diverse per scoprire la tridimensionalità di quelli che, almeno sulla superficie del primo loop, sembrano solo archetipi, o alla peggio cartonati di esseri umani. Di costruire un character piece sulle fondamenta di uno slasher dove la prima a morire è la bionda scema, e di dimostrare a botte di buoni sentimenti che la bionda in questione è tutt’altro che scema, e che messa di fronte a una situazione estrema è persino in grado di diventare una bella persona.

Nella foto: i cari, vecchi horror di buoni sentimenti di una volta.

È tutta roba che con lo slasher anni Novanta ha poco o nulla a che fare, se non superficialmente: Landon ne scimmiotta la grammatica ma gli interessa fare tutt’altro. Dalla sua ha il fatto di avere questo tutt’altro ben stampato in testa, e di avere al suo fianco un tizio, Scott Lobdell, che gli ha scritto una sceneggiatura a orologeria, talmente perfetta nel giocare al gioco dei loop da risultare quasi scolastica, o scritta da un robot. Il primo giro di giostra stabilisce, più o meno sottilmente, tutte le regole e i protagonisti manifesti e nascosti della Grande Indagine che Tree (la protagonista si chiama: “albero”, e tutti si comportano come se fosse normale) deve compiere, morte dopo morte, per fermare il suo omicidio: c’è il tizio con cui presumibilmente ha fatto sesso la sera prima e nel cui letto si risveglia alle 9:01 del mattino, le sue sorelle di sorority tra cui la queen bee stronzissima e la compagna di stanza menosetta che le chiedono com’è andato il sesso la sera prima, l’altro tizio che ci prova sempre con lei perché vuole fare sesso, una grande festa dove si beve e si fa il sesso ubriaco dei giovani, l’affascinante professore con il quale Tree fa il sesso fedifrago perché lui è sposato, e ovviamente c’è l’omicida con la maschera da bambino inquietante.

Indovinate un po’? L’ha disegnata il tizio della maschera di Scream.

Una volta schierati tutti i pezzi sulla scacchiera, Landon si diverte a fare un ordinatissimo casino nel corso del quale Tree muore svariate volte – sempre in modo molto educato e poco sanguinolento, quando non direttamente fuori scena o con un bel taglio sul coltello che sta calando – e impara, pezzo dopo pezzo, a venire a patti con la situazione e a rivalutare la sua intera vita, per trasformarsi in una persona migliore a colpi di buoni sentimenti e, se ci riesce, a scoprire come uscire dal loop. Per farlo, il nostro amico dalla mascella volitiva si appoggia quasi interamente a Jessica Rothe, protagonista del 100% delle scene e inquadrata per un buon 80% del film. È qui che Landon centra il jackpot e salva Auguri per la tua morte dall’anonimato completo: Rothe è mostruosa e si divora il film senza alcuna fatica.

È figlia delle già citate Sarah Michelle Gellar ed Emma Roberts: la scuola è quella sarcastica/annoiata, non quella terrorizzata/incazzata di Neve Campbell in Scream, e il repertorio di eccessi e faccette potrebbe irritare chi quando pensa a “donna forte dell’horror” ha in mente il modello Sharni Vinson, ma d’altra parte stiamo parlando di un personaggio scritto e costruito su tutt’altri canoni – la considerazione, per esempio, che Landon abbia fatto bene a scegliere non l’ape regina da redimere ma la sua spalla, quella pure più cool di lei ma abbastanza sfasciata da essere sicura di gravitare tutta la vita intorno allo scettro del comando senza mai ottenerlo davvero, è sicuramente interessante per chi apprezza l’analisi delle strutture di potere e dei rapporti di forza all’interno di un contesto adolescenziale privilegiato come quello del college per ricchi, ma non è qualcosa che trova normalmente la sua casa su questo sito, ecco.

Un horror di campi, controcampi, inquadrature strettissime e drama.

Rimane quindi, al lettore meno interessato alla teoria di quanto lo sia alla domanda «lo devo vedere o no?», la domanda: lo devo vedere o no? Facciamo così, immaginate che tutto quello che vi abbia detto finora non comprenda un killer e tante morti: vi interesserebbe comunque? Perché tutto il resto, la componente slasher appunto, non è pervenuta. O quasi, e le volte in cui perviene lo fa sotto forma di bignamino delle regole base dell’horror adolescenziale, al quale però sono state strappate le pagine sulle viscere esposte e le teste mozzate. Per ogni dutch angle sparato senza alcuna finezza per farci capire che Tree sta perdendo la testa c’è un omicidio troncato sul più bello, per ogni scena di tensione girata con la sicurezza di chi sta ri.suonando una cover identica all’originale c’è una scena madre che perde ogni impatto perché annega nelle sue buone maniere. Questo quando il climax non è solo un trucchetto del cazzo per convincerci dell’imminente arrivo di un po’ di violenza che poi si rivela essere appunto solo un trucchetto del cazzo per farci fare un saltino spaventerello sulla poltrona.

È anche difficile voler davvero male al povero Auguri per la tua morte, perché tra le altre cose si ride, a tratti di gusto, perché qualche sequenza comica è particolarmente azzeccata e perché comunque, come tutte le produzioni Blumhouse, sembra un film estremamente più costoso e raffinato di quello che è il suo reale budget – come operazione mimetica è scintillante, né si può accusare un film ambientato in un college di ricchi bianchi di crogiolarsi troppo nella sua patina dorata. Difficile anche prendersela con furbate tipo gli immancabili “poster di film che ci piacciono a noi” che campeggiano su ogni parete, se pensate che il luna park si chiude su un dialogo a proposito di Ricomincio da capo e Bill Murray. A un certo punto smette di essere sfacciataggine e diventa ammissione di colpa.

I graffi, però? I morsi, i pugni nello stomaco, metaforici ovviamente, qualcosa che lasci il segno sullo spettatore? Nessuna traccia, al di là della clamorosa prestazione della signorina bionda qui sopra. È un problema che va anche oltre il discorso horror/non horror, splatter/non splatter: nella sua furiosa ricerca della perfezione formale Landon si è dimenticato di dare vita alla sua creatura, di darle un’identità che non sia solo quella del sermone di un parroco di paese («Fa’ sesso responsabilmente; non bere troppo; studia; onora il padre e la madre»). Auguri per la tua morte, in altre, terribili parole, è un film carino ma innocuo, o se preferite divertente ma misurato; intrattenimento garbato ma senza eccessi. Volete esperire nuovamente gli anni Novanta? Eccoveli riconfezionati alla grande e senza un’oncia di disagio.

Tutto sommato per questa volta può andare ancora bene così, basta che poi non venga fuori che davvero era solo l’inizio.

«Ti ammazzo, spirito degli anni Novanta».
(foto tagliata per evitare spoiler, poi dite che non vi voglio bene)

DVD quote:

«Gli anni Novanta senza il disagio»
(Stanlio Kubrick, i400calci.com)

IMDb | Trailer

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Jackie Lang

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