Fight Night: Top Gun

19/03/2010 | fight night | di Nanni Cobretti

Rubrica settimanale di colonne sonore da combattimento per caricarvi, emozionarvi o anche solo farvi battere i piedini in preparazione al weekend.

Artista: Harold Faltermeyer & Steve Stevens
Titolo: Top Gun Anthem
Dal film: Top Gun

Jason Statham. Professione assassino. Trailer.

19/03/2010 | media, news | di Nanni Cobretti

Secondo voi Jason Statham è uno che quest’anno si accontenta di farsi vedere in The Expendables? Macché: è già pronto il remake di Professione assassino (The Mechanic), un gustoso Charles Bronson del ‘72.
La trama: Jason è un assassino professionista (da qui il titolo italiano) che ama paragonare il suo lavoro a quello di un meccanico (da qui il titolo originale), e che un giorno decide di assumere uno stagista. Con tutte le gnocche che potrebbe avere, sceglie Ben Foster. Segue sequenza indistinta di inseguimenti, esplosioni e pizze in faccia. Nel cast c’è anche Donald Sutherland, per cui dò per scontato che sia in gran parte colpa sua. Alla fine Ben Foster si lamenta del suo contratto e va a protestare in piazza col megafono facendosi intervistare da MTV e Rai3.
Dirige Simon West, di cui ricordiamo volentieri Con Air e dimentichiamo altrettanto volentieri tutto il resto.
Uscita prevista per il 15 dicembre, data strategica per la corsa agli Oscar ai Sylvester.
A voi il trailer:

Menopeggio TV: Slevin – Patto Criminale

19/03/2010 | menopeggio tv | di Bongiorno Miike

Minirecensione in dieci punti da leggere stasera davanti al televideo

Slevin – Patto Criminale
(Lucky Number Slevin)

DOVE: Italia 1luckynumberslevin

QUANDO: 23.15 (a nanna presto questa volta)

1)  «pronto…?»
«Ohi ciao Paul sono io.»
«…»
«Jason»
«…»
«Smilovic…»
«…»
«Jason Smilovic… lo sceneggiatore»
«Oh! Jason! Scusa non ti avevo riconosciuto ma ho perso il cellulare due giorni fa quindi sai… la rubrica del telefono… ho perso tutti i numeri… non è che ti avessi cancellato… cioè…»
«No, no, capisco… anche a me… senti, ti chiamavo perché mi è venuta un’idea pazzesca per un film…»
«Guarda, sono in auto e…»
«Ti rubo solo due minuti»
«Sto andando ad un funerale…»
«un minuto…»
«è il funerale di mia zia…»
«Dai al volo: allora ci sono un negro, un rabbino e Bruce Willis che si dichiarano guerra…»
«Jason… va bene tutto ma le barzellette…»
«No! No! No! Senti: c’è la vendetta, la trama intricata, lo scambio d’identità e il colpo di scena finale tipo quel coreano che hai visto a Cannes e che ti è piaciuto tanto»
«Jason, guarda sono davanti alla chiesa… c’è il prete che mi sta salutando…»
«Lucy Liu fa una che la molla.»
«…»
«…»
«Dimmi dove sei che ti raggiungo…»

[sottofondo di archi a salire]

2)  I primi 17 minuti sono accelerazione pura all’insegna delle tre S: sangue, sesso e scommesse. Se li vedi ci rimani.

3)  Seguono 90 minuti all’insegna delle tre P: parodia, prevedibilità e pizza (quella che ordini, vai a ritirare, la mangi e la trama la segui comunque che è ‘na bellezza)

4)  In questo film ritroviamo l’indomito Josh Hartnett che, prima di divenire un animatrone con l’ascia in mano a caccia di zombiri vogue, faceva da cavia umana per una ricerca che poi avrebbe dato grandi risultati

5)  McGuigan ha avuto l’intuizione geniale di far intraprendere una gangsta-faida sanguinaria tra Nelson Mandela e il Mahatma Gandhi

6)  Un accenno alla fotografia: è bella e spalmata di giallo. E vale la pena. Davvero.

7)  A.B. Volto di A. Volto di B. Occhi di A. Occhi di B. Busto di A, Busto di B. Volto di A e nuca di B. Volto di B e nuca di A. Volto di B su voice over di A. Volto di A su voice over di B. Volto di A. Volto di B. Occhi di A. Occhi di B.
(Vero che da fastidio? Provate a vedervi un’ora e mezza di dialoghi tutti in campo-controcampo. A un certo punto ho sentito la mancanza dei videogiochi della Simulmondo.).

8)  La migliore interpretazione di Lucy Liu, il che non vuole in effetti dire tantissimo. Però…. (via Dolores Point Five)

9)  Ciò detto è un’ora e mezza passabile, il che, se si pensa al cast tipo album delle figurine “celocelobusomanca”, è quasi un insulto.

10) Ho visto di peggio: Gangs of New York

Belli, ma per il Sylvester ci vuole altro
Belli, ma per il Sylvester ci vuole altro

Consigli per l’arredamento

18/03/2010 | divagazioni | di Nanni Cobretti

The Expendables: il nuovo poster.

the expendables
Applausi scroscianti.

Sweet Gore Alabama: il cinema di Adam Wingard

18/03/2010 | recensioni | di Cicciolina Wertmüller
adam  wingard

Buongiorno.

Una volta, da piccolo, Adam Wingard si è ammalato. Non era nessuna delle classiche malattie esantematiche, non era influenza; il bimbo, da sempre dotato di un’intelligenza vivace, pareva perso in una catatonia che lo aveva rapidamente portato all’emaciazione. Furono chiamati dottori da tutto l’Alabama, ma non ci capivano niente. Ora, grazie all’evoluzione della medicina, possiamo dire che Adam si era ammalato dello stesso morbo di David Cronenberg, David Lynch, Alejandro Jodorowsky, Shinya Tsukamoto: il “mysticismum sanguinis”. Ma ai vecchi tempi si usavano vecchi rimedi: la mamma, visto lo stato di costante visionarietà in cui era caduto il piccolo Adam (unita ad un’insolita propensione per l’alta macelleria applicata sui membri di famiglia), ha pensato che la cura migliore fosse la distrazione. Gli ha quindi comprato una falsa Leica sovietica di contrabbando, un manuale di fotografia e l’opera omnia di Stan Brakhage e Maya Deren. Per giorni e giorni l’attonita signora Wingard ha visto il figlio dondolare la testa mormorando parole misteriose come “strobo”, “esposizione”, “montaggio”, “saturazione”. Solo in seguito, quando Adam si è iscritto alla scuola di cinema, ha capito di aver fatto, contro il parere del resto dei familiari, la cosa giusta: suo figlio era rinato sotto forma di regista deppaura.
home sickSi comincia con Home Sick (trailer), che Wingard gira nel 2007 mentre è ancora studente: e già si capisce che il giovinotto è eccezionalmente dotato per le sequenze d’atmosfera, la suspence e il delirio; e che non gliene può fregare di meno della trama. Home Sick è un gonzo-horror, una serie di vignette perverse connesse da un filo fragilissimo: la presenza di un assassino psicopatico che sfracella un gruppo di amici, uno a uno. I guai iniziano quando il gruppo, diviso al suo interno da rivalità inconfessate, si riunisce per una svogliatissima seratina: enter Bill Moseley nei panni di un misterioso commesso viaggiatore ghignante, provvisto di una valigetta piena di lame di rasoio. L’uomo chiede di confessare “Who do you hate?” ma nessuno dei presenti dà una risposta convinta e sincera. Da allora finiscono tutti male; teste sfasciate, piedi tagliati in due per il lungo, coltelli che entrano nel cranio ed escono dalla bocca. Ve l’avevo detto che il Wingard era malato. Il finale poi è un delirio di onnipotenza amerikana ricamata nell’emoglobina. Realistico nella messa in scena ma recitato volutamente sopra le righe, Home Sick fa anche discretamente ridere: guardandolo, ti sembra di stare in equilibrio instabile su di un piano inclinato che si inclina sempre di più – e tu non sai perchè.
popskullSeguono alcuni corti che Wingard realizza col suo team di collaboratori stretti, a cominciare dallo sceneggiatore E. L. Katz. Questi corti non li ho visti, ho preferito farmi paura da sola ammirando le inquietantissime foto simil-snuff e i dipinti sul suo blog. Minchia. Passiamo quindi allo sperimentalissimo Popskull (trailer) sempre del 2007, il fratello bastardo di Requiem For A Dream. All’inizo si avverte lo spettatore di non guardare il film se affetto da epilessia, uno pensa “esagerato” e invece stavolta è vero. Ancora Alabama profondo, ancora giovani protagonisti confusi. Daniel cerca di dimenticare la sua ex ingozzandosi di pillole e passando ore a casa del suo amico Jeff, terrorizzandone la morosa e vedendo i fantasmi di due uomini che tempo addietro avevano ucciso una donna nella stessa casa. Il tutto è girato con la mente di un tossico in pieno “high”: montaggio loopato e incoerente, colori lisergici, flash su primi piani sanguinolenti, strobo a pioggia, colonna sonora che inizia innocua, mescolando country e indie, ma poi si fa sempre più allucinata e sofferente. Il monologo di Daniel tenta invano di rimanere a contatto con la realtà – ma quale realtà? Quale delle molte, coloratissime, spaventose, che il protagonista vede?
Popskull è un horror lentissimo e atipico ma molto inquietante e cruento, e conferma il talento urlante di Wingard proprio perchè essenzialmente diverso da Home Sick. L’opera terza del nostro nuovo eroe si chiama A Horrible Way To Die e c’è da star sicuri che fa sul serio anche stavolta. E ora vado a dormire, cazzo.

Estetica e sociologia (e robot giganti)

17/03/2010 | divagazioni, media | di Nanni Cobretti

Sì, lo so che vi abbiamo già presentato Future X-Cops, e che l’uscita di un secondo trailer a prima vista può sembrare un po’ poco per mettersi lì a riparlarne.
Ma sul serio, guardatelo, e poi seguitemi in un discorso.

Il discorso

Adesso voglio che vi mettiate lì, seriamente, con tutta la sincerità di cui siete capaci, e ammettiate che l’unica cosa che separa questo trailer da un weekend d’apertura da almeno $70 milioni sono una serie di tranquillizzanti visi ariani al posto dei nostri stimati amici mangiariso.
Davvero: che altro manca? Ditemelo. Non mi interessa il film vero e proprio, concentratevi sul trailer. Togliete Andy Lau e mettete che so, Tortello Worthington.
Eppure, se il film di Wong Jing vedrà anche un solo schermo occidentale che non sia quello collegato al vostro lettore dvd/divx di fiducia, sarà già un miracolo.
E io mi chiedo: perché? Nel momento in cui ci sono robot giganti, braccia da cui fuoriescono serpenti metallici, proiettili con dentro altri proiettili, botte ed esplosioni varie, e tutto ciò si presenta ricco e patinato che in confronto Stephen Sommers è uno stagista della Asylum, si può sapere chestracazz di differenza fa la forma degli occhi degli attori???
Eppure, il problema è reale ed è tutto lì.
Non mi venite a parlare di sottotitoli che in America fanno tanto i fighi ma quando vogliono doppiano pure loro, al che io non ce lo vedo Joe Sixpack che davanti a un tizio con aculei metallici sulla schiena e un bazooka al posto di una mano mi salta su dicendo “mmm l’audio non mi sembra in presa diretta”.
Il mondo fa schifo.

Mostrologia: IL RAGNONE MECCANICO

17/03/2010 | mostrologia | di Wim Diesel
nell'atto di distruggere un monte a caso

nell'atto di distruggere un monte a caso

Nome?: IL RAGNO MECCANICO.
Chi gliel’ha dato?: Io.
È colpa degli americani?: Non proprio, ma anche sì. Diciamo che è colpa di un sudista pazzo che cerca di distruggere la federazione USA dopo la fine della guerra di secessione -e come direbbe il mio prof di economia dei paesi in via di sviluppo, se gli americani fossero gente a posto l’antiamericanismo non esisterebbe.
Altezza: Trenta metri al garrese.

"mecojoni!"

"mecojoni!"

Filmografia essenziale: Wild Wild West, di Barry Sonnenfeld.

Mitopoiesi: Il punto non è il ragno meccanico in sé, quanto piuttosto il concetto. Il ragno gigante è un topos narrativo che aspettava d’essere spalmato su un maxischermo dalla prima metà degli anni novanta, se non di più. Avete presente l’ossessione di Scorsese per il kolossal demilliano (non ho mai capito cosa significhi la parola demilliano quando si parla di kolossal demilliani)? C’era una volta Jon Peters, glorioso produttore mainstream hollywoodiano, l’uomo a cui dobbiamo il Batman di Tim Burton –a quanto si dice in giro. Comunque Kevin Smith va in giro da anni raccontando questa storia secondo la quale ai tempi in cui gli era stato commissionata la sceneggiatura di un nuovo Superman, c’era stato un incontro con Jon Peters (il produttore) nel quale era stato obbligato a rispettare tre punti chiave: Superman non avrebbe dovuto indossare il costume, non avrebbe dovuto volare e avrebbe dovuto ingaggiare una lotta finale con un ragno gigante. La cosa, parlando appunto di demillismi (che non so cosa siano), scaturisce dalla sincera emozione di Jon quando vide per la prima volta King Kong sul grande schermo. Ma perché un ragno? Nelle parole di Kevin Smith, sono i più feroci assassini del regno degli insetti. Tim Burton entra come regista, cambia fa riscrivere il film, ci infila Nick Cage come Superman e tutto il progetto va in vacca. Jon Peters incassa e ripensa il ragnone come main attraction del suo prossimo film. La pellicola si chiama Wild Wild West ed è film con il più alto valore assoluto nel rapporto soldi spesi nella realizzazione fratto ma quanto cazzo è figo ’sto film. A dire il vero non è colpa del ragnone, quanto dell’impianto costruito intorno al ragnone: una spy story ambientata nel vecchio west con un protagonista nero vestito Armani, cinque o sei strappone da ogni parte del mondo, Kenneth Branagh e Kevin Kline al loro peggio, SALMA HAYEK. Nessuna reale forza del bene.

Specifiche tecniche: Le otto zampe sono tipo dei tralicci dell’alta tensione, con due punti di snodo. Il corpo è formato da una sala macchine a carbone pilotata da zombi e drop-out assortiti (uno dei quali ha placche di ferro e viti al posto di tutte le ossa), con al piano di sopra la sala controllo (circa sette leve, quattro delle quali inutili, più i pulsanti che servono a sparare munizioni e palle di fuoco). Sopra c’è un comignolo grande come tutta New Orleans che butta fuori quantità di fumo quasi più spaventose del ragno stesso. L’epoca è quella che è, ma la progettazione è a cura di un’equipe scientifica di prim’ordine -tutta arruolata con metodi coercitivi.

mentre fa capolino nella scena prima

mentre fa capolino nella scena prima

Vittime preferite: Cose grosse. Nordisti, panamericani, montagne, eserciti, cowboy negri, scimmie d’amore e chiunque si trovi in mezzo alla strada.
Omicidio migliore: Un’intera legione di ex-soldati sudisti al soldo di un capitano barbone con un grammofono dell’amplifon al posto dell’orecchio sinistro. Al secondo posto la cittadina più sergioleonica (cosa significa la parola sergioleonica nell’espressione cittadina sergioleonica) che si possa concepire.

wysiwyg

wysiwyg

Mossa preferita: arrivare da lontano e farti cacare addosso. Camminare peso. Passarti sopra e farti vedere il popò. Sparare e devastarti. Mordere la rotaia con muscoli d’acciaio, tutte quelle cose lì.
Come si sconfigge: Nella parte alta è scoperto. Occorre planare sopra al mezzo, buttarcisi dentro, uccidere l’equipaggio un membro alla volta e guidarlo da qualche altra parte.

il designer.

il designer.

Ricorda una figa?: Metaforicamente sì, si richiama vagamente ad un’idea fallocentrica e misogina della società contemporanea.
Lo compreresti?: Ho valutato l’acquisto nella mia recente ricerca di una casa dove vivere. Il ragnone è abitabile e consta di due piani piuttosto larghi, il che significa che il costo degli zamponi può essere ammortizzato dal fatto che non ti serve di comprar terreno edificabile. L’unico lato negativo è che puoi connetterti ad internet solo con le chiavette adsl, e bisogna stare attenti alle tariffe.

It’s all over now, Baby Blues.

16/03/2010 | recensioni | di Casanova Wong Kar-Wai

baby bluesI Laghetto. Prima o poi la Storia della musica darà loro ragione. Sarà sempre troppo tardi, ma prima o poi il mondo – tutto il mondo – si fermerà, capirà di essere sempre stato in torto e darà loro quello che gli spetta. Erano troppo, troppo avanti… Avete presente quando nella graphic novel Una Donna Per Cui Uccidere di Sin City, a firma di un Frank Miller pre rimbambimento, viene presentato il personaggio di Marv? “Non c’è niente di sbagliato in Marv, niente di niente… salvo il fatto che ha avuto la sfortuna cane di nascere nel periodo storico sbagliato. Si sarebbe trovato bene a nascere un paio di migliaia di anni fa. Si sarebbe sentito a casa su un antico campo di battaglia. A piantare un’ascia in faccia a qualcuno. O in un’arena romana, a battersi con la spada con gli altri gladiatori come lui. Gli avrebbero dato delle ragazze come Nancy a quei tempi“. Se non avete letto il fumetto in questione e se non avete nemmeno visto il film, vi posso dire che Nancy è una megagnocca. Quanto detto per Marv, lo si può dire anche per i Laghetto. Se fossero arrivati qualche anno dopo, il mondo non li avrebbe premiati solo con l’affetto e l’adorazione di un manipolo di poveri pirla di cui mi pregio di far parte. Gli avrebbe riservato ben altri onori. Che ne so… tipo il premio Laghetto. Il laghetto Laghetto. L’aghetto Laghetto. L.A. Ghetto. Ecc…  La loro unica sfortuna è stata quella di essere troppo avantgarde. Perchè loro, per esempio, in tempi non sospetti, quando ancora i fratelli Wachowsky erano lì a discettare sulle nuove tecnologie, il reale, il virtuale, gli eletti ecc… loro, dicevo, erano già sul recupero della figura del Ninja. Con sei anni d’anticipo sull’uscita di Ninja Assassin e di Ninja, loro davano alle stampe il capolavoro Sonate In Bu Minore Per Quattrocento Scimmiette Urlanti, disco manifesto contenente la canzone Ninja Core. No, per dire… Sempre nello stesso disco era compresa la canzone Gioele Stai Attento, fulminante istant song strumentale sul caso Anna Maria Franzoni. Brano che, senza l’aiuto di plastici o di esperti criminologi o di Bruni Vespa, si faceva beffe di uno dei casi di cronaca nera più franzosi di sempre. Con altri sei anni di ritardo arriva Hollywood, sotto forma di due registi di nome Lars Jacobson e Amardeep Kaleka, e ci regala un film come Baby Blues.

Leggere la Bibbia nel patio della mia fattoria, mi permette di avere un'ottima visuale degli spaventapasseri della zona...

Leggere la Bibbia nel patio della mia fattoria, mi permette di avere un'ottima visuale degli spaventapasseri della zona...

Se i Laghetto non fossero stati così avanti, o se i due Lars Jacobson e Amardeep Kaleka non fossero stati così indietro, oggi potrebbero accadere cose incredibili. Pensate a una cose del genere: Bruno Vespa, plastico munito, a Porta a Porta che parla della Franzoni. A un certo punto suonano alla porta. Chi è? Chi sarà mai? È Mario Luzzato Fegiz! Il quale arriva e parla di un giovane gruppo italiano che riflette nelle proprie canzoni ciò che li circonda: Ninja, scimmiette urlanti e Gioele. A questo punto irrompe in studio Anselma Dell’Olio, che informa il popolo incline al terrorismo che c’è un film che inneggia al terrorsimo e che parla di Baby Blues. Anzi, si intitola propria Baby Blues. Di cosa parliamo di quando parliamo di Baby Blues? Scheda preparata dalla regia. Continua a leggere »

R.I.P. He Pingping

16/03/2010 | nanosservatorio, news | di Nanni Cobretti

he pingping

13 Luglio 1988 – 13 Marzo 2010

(Lo so che non aveva nulla a che vedere col mondo del cinema, ma gli si voleva un casino di bene lo stesso)

Croci rovesciate: Legion

15/03/2010 | recensioni | di Nanni Cobretti
Croci rovesciate, dicevamo.

Croci rovesciate, dicevamo.

Intro:
Appartamento di Peter Schink:
«Peter apri, sono Scott
«Eccoti finalmente! Allora com’è andata alla Screen Gems
«Ehm… così così.»
«Come così così?? Un remake di Terminator è un gol a porta vuota! Figurati se hanno detto di no!»
«Ma vedi, c’è che i diritti non li hanno loro, hanno perso l’asta. Non tutto è perduto però.»
«In che senso?»
«Beh sai, ero lì che proponevo Terminator… poi ho accennato a Terminator 2 – Il giorno del giudizio… e qui mi hanno bloccato e hanno detto “WHOA! Giorno del giudizio! Figata! Portiamo al cinema i fondamentalisti cattolici! Ce n’è una marea, e si tirano sempre dietro tutta la famiglia con la scusa del catechismo!”… e così mi hanno ingaggiato per scrivere un film a tema religioso.»
«Eh?!? Ma che dici? Abbiamo già girato il finale… la jeep nel deserto, la voce fuori campo che parla del destino ancora da scrivere, addirittura lei con la stessa bandana… avevo anche già noleggiato tutte le armi, e persino rifatto il tema musicale tutto a percussioni…»
«Eh, lo so. Ma dai, non ti preoccupare, vedrai che in qualche modo ci saltiamo fuori lo stesso.»
«Lo sapevo che dovevamo chiederlo a Michael Bay

legionIl pezzo:
Raccontare Legion è infinitamente più divertente che guardarlo, e una cosa è sicura: questo non è lo stesso Dio di cui mi parlavano a catechismo.
Questo Dio, alla facciaccia dell’infinita compassione, a un certo punto decide che si è stufato del mondo e lo vuole buttare in terra e spaccare e non giocarci più.
Io ero convinto che tutto ciò non comportasse grossi problemi: l’ha creato lui, tutto quanto, in appena sette giorni, che ci vorrà mai a spaccarlo? Non può semplicemente, che so, pestarlo con i suoi divini anfibi? O gettarlo fortissimo contro un muro? O schioccare le dita? Credevo fosse onnipotente. Ma pare di no. Il suo piano consiste infatti nel mandare un sacco di angeli sulla Terra a fare il lavoro sporco al posto suo. Lui collabora giusto con qualche estemporaneo gioco di prestigio, tipo un meganuvolone di insetti radiocomandati. Insomma, non mi sembra più potente di che so, Arnold Vosloo in La Mummia.
Ma c’è prima una cosa più urgente da risolvere: una donna è incinta di colui che scongiurerà la Fine del Mondo. Improvvisamente, Dio capisce cosa provava Erode. Continua a leggere »