Ong Bak 3: La gigantesca scritta Cock

02/09/2010 | recensioni | di Luotto Preminger

Riassunto:
2003: Ong Bak. Jaa e Pinkaew diventano famosi.
2005: The Protector. Jaa e Pinkaew diventano famosissimi. Ma Jaa inizia a stufarsi di fare il saltimbanco, per lui il muay thai è come il babbà per Marisa Laurito. Jaa vuol diventare regista e dirigere un film di arti marziali come Budda comanda.
2006-2007: Jaa e Pinkaew litigano. Jaa si allea con l’action director Panna Rittikrai e comincia a dirigere Ong Bak 2 con ambizioni spropositate. Ben presto gli sfugge tutto di mano: caricato di troppe responsabilità, si mette a piangere con la sua voce a trombetta e scappa nella giungla. Poi torna, va in TV, frigna di nuovo, giura che finirà il film, lo finisce a prezzo di grandi sacrifici.
2008: Ong Bak 2. Film di alte e seriose ambizioni ma difettoso e arrabattato, pallosissimo nello svolgimento della storia ma sempre molto lodevole quando c’è da menarsi con dei costumi fichi. Jaa però è ormai fuori fase, per contratto gli tocca fare un terzo film ma non ne ha più voglia, le pressioni lo schiacciano, piange di continuo.
2010. Ong Bak 3. Terza parte in cui Tony Jaa tenta il suicidio, non ci riesce e allora fonda i Joy Division.
Vediamo come.

Sembra fico, neh?

Sembra fico, neh?

Intanto è bene precisare che Ong Bak 3 non è stato concepito – o non del tutto – come film a sé: Ong Bak 2 era venuto fuori come una sbracata di 4 ore, scombinata e zoppicante, al punto che i produttori avevano deciso alla disperata di dividerlo in due film sperando di rientrare nelle spese. Ecco perché Ong Bak 2 si chiudeva di botto à la cazzo di cane, o se preferite à la Matrix Reloaded. Poi, come abbiamo appena detto, dopo Ong Bak 2 Jaa di tutto aveva voglia fuorché di mettersi a lavorare su Ong Bak 3. Che infatti è stato appiccicato con lo sputo con i rimasugli avanzati da quanto già girato, più altra roba messa lì perché si doveva. Ma a Jaa non gliene fregava già più nulla e – incredibile ma vero – anche il fisico iniziava a traballare, minato da tutti quei cazzi per la testa.
E questo era il mattino; passiamo al buon giorno.

La trama in breve: prima massacrano Jaa di botte e lo torturano un sacco rendendolo storpio, poi il re cattivo inizia ad avere delle pedanti visioni in CG, poi il re cattivo viene ucciso da un altro ancora più cattivo e con ancora più eyeliner, e infine c’è il duello tra il re eyeliner e un Jaa nel frattempo guarito grazie all’amore, alla religione e al comic relief di Mum Jokmok.

Lo abbiamo ritrovato: era in questo film

Lo abbiamo ritrovato: era in questo film

Ora, finché Jaa viene massagrato di botte tutto ok. Uno ci può anche vedere la volontà di autoflagellazione del depresso patologico. Dopo: una miseria pressoché totale. In piena crisi mistica, Jaa dedica un bel 40% del minutaggio totale a inquadrare sé stesso che fa le mosse di muay thai per guarire dalla zoppia con tanta forza interiore e molte più danze tradizionali di quanto io sia disposto a sopportare in tutta la mia vita. Non è un caso che Tony, dopo questo film, abbia detto ciao ciao al brutto e cattivo show business e sia entrato in convento (lo sapevate, no?).
Tanto scarsa era la voglia che le scene più cool e il personaggio teoricamente più carismatico vengono affidate a Dan Chupong, nel ruolo dell’ancora più cattivo tutto pittato di nero, denti inclusi. Costui è piuttosto ripetitivo nelle sue mosse di muay thai e quanto a presenza scenica se la gioca con le colonne del palazzo reale, quindi figuratevi su che popò di paia di spalle solide si regge la baracca.

Il magnetico Dan Chupong

Il magnetico Dan Chupong

Ma tutto questo, in fin dei conti, sarebbe anche sopportabile. Noi abbiamo sempre avuto fiducia in Jaa perché i suoi film altrimenti penosi venivano salvati e portati nell’Olimpo grazie a scene di combattimento verso cui fastforwardare avidamente, e da vedere e rivedere all’infinito (cazzo, nel primo Ong Bak era il regista stesso che ci offriva i replay). Qui invece, signora mia! Le scene di botte sono pigre, zero fantasia, mosse risapute, invenzioni riciclatissime, no spettacolarità, tutto già visto, niente da ricordare, chiusura attività, prezzi stracciati, fuori tutto, ci vogliamo rovinare. E ci siete riusciti.
Cristo Iddio. Potrei chiudere il discorso qui. Potrei semplicemente scrivere questa cosa, cancellare tutto il resto e fare una recensione di tre righe. Però uno spera sempre che il film si salvi su altri fronti: colpi di scena, colpi da maestro. Talento visivo. Musiche. I COSTUMI. Boh! Che ne so, poteva esserci un cameo a sorpresa dell’ippopotamo della Lines. A un certo punto il film poteva interrompersi per mostrare il trailer di Room in Rome. Non so, qualcosa. Qualcosa qualsiasi. E invece – colpo di grazia – c’è il finale.

Il making of

Il making of

Il finale secondo me è stato concepito da Jaa per far capire a chi non ci fosse ancora arrivato che LUI DI FARE QUESTO FILM NON NE AVEVA PUNTA VOGLIA. Quel finale lì, buttato via quant’altri mai, con uno dei peggiori duelli finali mai visti (di certo il peggiore se si tiene conto delle potenzialità di chi lo combatte), quel finale è un dito puntato al pubblico: è colpa vostra se mi hanno costretto a fare questa merda. Io sto male, lo capite? Ma voi continuate ad applaudire, ad acclamare, a darmi soldi. Tò, stronzi. Ve lo meritate. Beveteve ’sta sbobba. Già, peccato che grazie a questo atteggiamento da stronzino capriccioso il film sia venuto una mezza merda, e se questa è la direzione in cui doveva andare la carriera di Jaa, allora meglio il convento. Lo dico sempre io, che non ce n’è come un anno o due di convento per far rigare dritte le teste calde.

DVD-quote suggerita:

“Ma va’ in convento, va’”
Luotto Preminger, i400calci.com

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FF10 report: Monsters

01/09/2010 | recensioni | di Nanni Cobretti

monstersDiciamolo subito: a me tira il culo fare la rece di un film del genere, perché non è un horror.
Uno pensa che District 9 abbia già iniziato a fare danni e invece, un po’ a sorpresa, qua il maggior responsabile è Lasciami entrare. Già. Quello che presto verrà ricordato suo malgrado come il capostipite del “giro un film d’autore di seconda fascia, abbasso le aspettative spacciandomi per horror (e/o generico prodotto di serie B) e faccio la figura del talentone per contrasto”. Che dispiace dirlo di Lasciami entrare, principalmente perché la definizione non gli calza, in quanto lì l’orrore era effettivamente parte integrante della storia e del dilemma alla base dell’amicizia tra i due regazzini protagonisti.
Questo Monsters invece, pur non essendo il peggiore dei casi (sto tremando al pensiero del trend in arrivo), è un’altra faccenda.
È un po’ come se Povia, per paura di non essere preso a Sanremo, si facesse fare i cori da Cristina Scabbia, chiamasse il pezzo “Morte”, e pretendesse solo per questo di partecipare al Gods of Metal. Cioè, è un po’ meglio di così, ma il concetto è quello. Il concetto è che se a Monsters togli i mostri – paradossalmente padroni del titolo, senza nemmeno uno straccio di metaforone in vista – il risultato non cambia di una virgola. Tranne che il film non se lo filerebbe nessuno.
Caso vuole invece che Gareth Edwards, scrittore e regista e un mucchio di altre cose, sia un esperto di CGI in fase di rigetto, che si è chiesto (parole sue) “Cosa manca solitamente a un film di mostri? Storia e personaggi” e si è talmente concentrato su storia e personaggi da rischiare di dimenticare fuori ciò per cui avevamo pagato il biglietto. Giusto un rapido background, una comparsata o due in cui le creature sono perfettamente sostituibili con un qualsiasi generico cazzuto esercito nemico, e via a raccontare la storia di due sfigati bloccati in Sud America costretti a viaggiare verso casa attraverso un territorio brutto e pericoloso, con la prospettiva che la vita che li aspetta non sarà comunque la stessa di prima e un progressivo innamorarsi per disperata noia. Insomma, niente di sconvolgente in ogni caso.
Per cui dirò questo: il Gareth, per essere uno che ha fatto effetti speciali tutta la vita, è molto bravo. Ha la mano sicura e delicata, e riesce nel miracolo di impormi una love story che non mi ha fatto venire l’orchite.
Però ha imbrogliato, e lo odio.
Capitolo chiuso.

monsters

I mostri sono effettivamente disegnati bene

Raffica di DVD-quote:

“TI ODIO”
Lost in translation vs. Giant Octopus”
“Perfetto per la vostra fidanzata quelle sere in cui volete uscire con gli amici”
Nanni Cobretti, i400calci.com

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ARCA RISSA: The Protector

31/08/2010 | divagazioni | di Luotto Preminger

Quanto dura?
Dura quattro minuti.

Cosa succede?
Tony Jaa irrompe nel ristorante panasiatico più grande del mondo e sale delle gran rampe di scale fino in cima. Lungo la strada, Tony Jaa rovina una gran quantità di pezzi d’arredamento scagliandovi sopra qualche malcapitato. Alcuni malcapitati li butta giù dalle scale, altri li fa desistere lanciando poltroncine, molti altri vengono presi a ginocchiate o adoperati per saggiare la consistenza dei paraventi.
Oh, insomma, non prendiamoci in giro. Succede, in questi quattro minuti, tutto quello per cui una rubrica come ARCA RISSA può essere stata concepita: botte vere e dolorose e variegate e perfettamente coreografate, in piano sequenza e splendidamente fini a sé stesse. Prima ammirare, poi discutere:

Bello! Contestualizzamelo.
Siamo nel 2005. Il regista Prachya Pinkaew e l’attore picchiaduro e salterino Tony Jaa sono sotto le luci di riflettori grossi come tutta la Thailandia. Due anni prima hanno stupito il mondo con Ong Bak, e Tony Jaa si è ritrovato sulle spalle il fardello di dover dimostrare di essere l’erede di Jackie Chan, Bruce Lee e Oler Togni tutti insieme. Pinkaew, ancora convinto di poter usare Jaa come un burattino da circo e desideroso di battere il ferro finché è caldo, prende la stessa sceneggiatura di Ong Bak («Tony Jaa incazzato perché rivuole testa di statua di Budda. Tony Jaa picchia tutti»), si limita a sostituire la testa di Budda con un bel par di elefanti, e poi impone a Jaa di fare cose fuori del mondo. Ancora più fuori dal mondo che in Ong Bak. E lui le fa.
Poi cosa accade: tra uno stunt mozzafiato semi-circense e una gomitata muay thai, Prachya inizia a sentirsi inferiore al suo attore Jaa, virtuoso ginnasta, e decide di volere pure lui la reputazione di virtuoso. Quindi niente, si chiude in camera, elabora un piano sequanza della madonna, esce dalla camera, si reca sul set, espone la sua idea e impone a tutti di obbedire: zitti e sfiancarsi, si gira il piano sequenza di botte più impressionante mai visto.
Realizzarlo è così complicato che lo devono ripetere cinque volte, quasi sempre per colpa degli anonimi stuntmen che Jaa deve sollevare e scagliare lontano, oppure sfracellare contro paraventi: una volta uno stuntman vien lanciato sopra un tavolino e il tavolino non si rompe. Un’altra volta lo stuntman cicca il tappetino di sicurezza e si rompe lui. Insomma, uno sfinimento tale che le cinque riprese devono essere effettuate nell’arco di un mese.

Nel blu dipinto di blu

Nel blu dipinto di blu

Pendo dalle tue labbra.
In effetti non c’è da biasimare Jaa se poi ha litigato con Pinkaew: The Protector, e questa scena in particolare, sono puro gusto della spettacolarizzazione delle botte, puro “guardate Jaa che CAZZO sa fare senza fili né CG né inganno alcuno”, puro circo action violento e sborone. Purtroppo per Pinkaew, non era questo che Jaa voleva fare col suo muay thai. Ma ne parleremo in altra sede, presto.
Diciamo soltanto, come nota positiva, che se Jaa non se ne fosse andato sbattendo la porta, noi non avremmo mai avuto Jeeja.

E il resto del film com’è?
È Ong Bak coi soldi. E questo è un pregio, niente da obiettare. Abbiamo Jaa che spacca lampioni con un calcio, abbiamo Nathan Jones, che è alto dieci metri, nel ruolo del mostro dell’ultimo livello. Abbiamo il piano sequenza. Abbiamo elicotteri, signori e signore, abbiamo gente che parla l’americano come nei film, scene girate in luoghi occidentalizzati, grattacieli, l’Australia! Insomma, abbiamo fatto il salto, non siam più del morti di fame. E questi son tutti pregi: quanto ad azione, esimio signor duca, a The Protector non glielo ficca in culo nessuno. D’altra parte però Pinkaew sta iniziando ad avere le velleità da regista serio, oltre che virtuoso, e piazza qua e là delle lunghe sequenze dialogate che non sono piaciute nemmeno ai più cari amici di Pinkaew (ce lo vedo, lui che chiede cosa ne pensano, loro che abbozzano, il gelo). Risultato finale: The Protector è un film nel complesso molto più tedioso di Ong Bak. Tra il pubblico è tutto un fast forward alle scene di botte. Il resto -- TUTTO il resto; tutto quanto non sia Jaa che fa i miracoli -- è una palla unica girata male e sbagliata in partenza. E questo è un difetto, non c’è cazzi.

Ecco, QUESTO è Pinkaew

Ecco, QUESTO è Pinkaew

Ma il tipo che cade dalla balaustra a 2′10” è morto?
Bè, bene non sta. Però non lo si vede cadere fino a terra, quindi la mia idea è che nel frattempo abbiano piazzato un materassone per farcelo finire su.

Chi ne interpreterebbe l’eventuale remake italiano?
Nel ruolo di quello che cade a 2′10″, non so voi, ma io spero Ezio Greggio.

Fattore U:
UUUUUUUUUu

Scusate, volevo chiudere così.

Scusate, volevo chiudere così.

Consigli per l’arredamento: I Mercenari

31/08/2010 | consigli per l'arredamento | di Jean-Claude Van Gogh

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I Mercenari (Alta qualità)

Se questo non è il poster più bello di sempre allora il mondo non si merita The Expendables. Rispolverate le maschere che domani al cinema ci si va tutti vestiti da El Santo. Viva i messicani.

Cose molto tristi: Escalation

30/08/2010 | news | di Nanni Cobretti

Ricordate quando vi segnalammo il trailer di Devil raccontandovi di come il nome di M. Night Shyamalan veniva fischiato non appena compariva sullo schermo?
Ebbene, nel tentativo disperato di fermare l’imprevista ondata negativa, Shyamalan è stato costretto da un ingegnoso pubblicista a fingere autoironia girandosi da solo una parodia del suddetto trailer.
Il risultato si chiama Escalation e, come potete immaginare:
1) non fa ridere per un cazzo;
2) Shyamalan è il peggior attore sulla faccia del pianeta.
In compenso c’è Stephen Lang e una modella di Penthouse in mutande.
Eccolo:

Se se l’è pure scritto da solo, è ufficialmente da ricoverare.

Nightmare: Smells like a Puttanata

30/08/2010 | recensioni | di Casanova Wong Kar-Wai
Diamo il film in mano a quello lì col chiodo!

Affidiamo il film a quello lì col chiodo! Mi sembra un'ideona!

C’ho questa domanda che mi assilla. Ma secondo voi per quale motivo Michael Bay ha voluto Samuel Bayer per il reboot di A Nightmare on Elm Street? Cioè, a un certo punto si parlava di John McNaughton. Addirrittura per qualche secondo s’è fatto il nome di David Fincher. Poi, una volta che il progetto è finito nelle manone tozze di quel peperino di Michael, è arrivato Samuel Bayer. Chi? Grazie per la domanda. Samuel Bayer è il regista del video di Smells Like Teen Spirit dei Nirvana. Quando l’ho saputo sono andato subito a rivedermelo. Ve lo ricordate? C’erano loro che suonavano, dei babbei che li ascoltavano, le ragazze pon pon con la A di Anarchia sul top e un bidello vecchio con in mano un mocio vileda. Ricordatevelo.

Insomma, non propriamente una bomba. Cioè, all’epoca io mi ricordo la delusione nel constatare che la canzone più esaltante del mondo aveva un video a cui, essendo larghi di manica, si poteva affibiare un 6+. Poi, Samuel Bayer, ha fatto anche tantissimi altri video, tutti di gruppi diligentemente selezionati tra i meno influenti della storia della musica. Tipo i Papa Roach. Mamma mia, che gruppo di merda i Papa Roach. E niente, Michael Bay ha deciso che Samuel Bayer era l’uomo giusto per dirigere il più importante reboot della Platinum Dunes. Sarà stato per colpa del bidello e del suo mocio vileda? Non so, forse è per motivi personali, ma se chiedete a me qual è la serie horror più importante di sempre, io rispondo Nightmare. Già solo l’idea di poter plasmare un nuovo Freddy Krueger era talmente stimolante che alle prime notizie dal set (anche se sotto sotto già sapevamo che sarebbe venuta fuori una puttanata) ci eravamo fatti contagiare da timidi entusiasmi. Ma vuoi vedere che alla fine forse non sarà male? E invece possiamo dormire sonni tranquilli: il nuovo Nightmare è il più brutto dei reboot messi in piedi da Michael Bay e soci.

Andrew Form e Brad Fuller decidono che è giunto il momento di fare schifo

Andrew Form e Brad Fuller decidono che è giunto il momento di fare schifo forte forte.

Oh, e che sia chiaro: parliamo di una bruttezza totale, apocalittica, senza appello. Non Aprite Quella Porta 2.0 e Venerdì 13 2.0 sono brutti, lo sapete. Ma qui siamo veramente oltre. Andiamo con ordine: A Nightmare on Elm Street 2.0 non fa paura. Ma veramente MAI. Nemmeno i “momenti bubusettete”. Sapete quelli dove c’è una roba che spunta fuori dal nulla e spingono il volume a livello “sangue dal naso” e voi fate automaticamente un saltone sulla sedia? Zero. Manco quello. Non che non ci siano, eh? Ne ho contati almeno una decina. Solo che sono fatti male. La sceneggiatura non tocca nessun tema vagamente interessante. I dialoghi mettono serio imbarazzo. C’è questo scambio di battute che m’è rimasto particolarmente impresso: l’insopportabile Kyle Gallner (uno che è nato nel 1986 e ha il triplo mento) è in biblioteca per fare delle ricerche sugli effetti della mancanza di sonno. Ovviamente s’addormenta. Fa un incubino bruttissimissimo. Viene svegliato dalla bella Rooney Mara e subito fa quella fazza da triglia orribile che gli viene così bene. Lei lo guarda e gli chiede “Incubi?”. La triglia annusice. “Freddy?”. Annuisce di nuovo. “Vabbeh, mettiamoci a leggere dei libri sulla cui copertina c’è scritto grosso grosso SLEEP”. Niente, come se tutto fosse dato per scontato. Come se tutti sapessero già tutto. Il fatto che tanti adolescenti comincino a sognare tutti la stessa cosa e che muoiano uno dopo l’altro, non sembra stupire nessuno. Soprattutto gli adolescenti stessi che accettano tutto come se fosse una cosa normale.

Dai, oh, ti ho già detto che se muori nel sogno, muori veramente! Quante volte te lo devi spiegare!

Dai, oh, ti ho già detto che se muori nel sogno, muori veramente! Quante volte te lo devo spiegare! Sono scocciatissimo!

Non viene sviluppato nessun vecchio tema legato all’originale. In un’intervista precedente all’uscita del film avevo letto che gli sceneggiatori si bullavano di aver ampliato la parte riguardante il passato oscuro di Krueger. Il nuovo Nightmare prometteva di spiegare dettagliatamente la vita di Krueger pre-morte e di instillare addirittura dei dubbi sulla sua colpevolezza. Tutte cazzate: i dubbi non sono suggeriti, ma enunciati (”Ma allora forse non era colpevoleeeee!”) e durano qualcosa come 0,44 secondi (”Ma allora era veramente colpevoleeeee!”). Ma soprattutto, e questo è forse l’aspetto più incredibile della questione, non c’è nessun tentativo di esaltare/costruire la figura del nuovo Freddy. Il ruolo che ha cambiato la vita a Robert Englund, uno dei personaggi più importanti di tutto il cinema horror, viene trattato come se fosse un cattivello qualunque. Prendiamo il guanto, quell’oggetto così importante nell’iconografia del franchise, quel’invenzione così fortunata. Ecco, il guanto viene mostrato più o meno dopo 2 minuti di film. Così, come se nulla fosse. La suspense? Mi fai ridere, mi fai. Il tutto va a scapito del povero Jackie Earle Haley, il Rorsarch di Watchmen (ma soprattutto il drogatello di Semi-Pro). Al tempo del trailer avevamo apprezzato l’idea di rinunciare al lato comico di Freddy per presentarlo come un villain serio, silenzioso e realmente spaventoso. Rimane vero che non ci si è buttati sul comico, ma questo nuovo Freddy non fa veramente nulla. Ma proprio niente. Appare, si mette un paio di volte in contro luce, dice due frasine e basta. Ed è una pecca imperdonabile. E il nuovo make up? Brutto. Ma non quel brutto che almeno ti fa arrabbiare (come quello che indossava Englund in Wes Craven’s New Nightamare), ma un brutto inutile, fiacco.

Hot to apparire svogliato for dummies.

How to apparire svogliato for dummies.

E poi i sogni. Grossa parte del fascino e dell’originalità del primo film risiedeva nelle sequenze di passaggio da realtà a mondo onirico. Craven era bravissimo a gestire i tempi, a cogliere quell’impercettibile momento in cui si passa dalla veglia al sonno. Lo scivolare nell’incubo diventava quasi invisibile. Qui si inquadrano dei giovani (con le facce da vecchi. Cazzo, Katie Cassidy sembra sua madre…) che sbattono due volte gli occhioni per poi riaprirli e fare un’espresione tutta stupefatta. Avete presente la sequenza del flashback di Ecce Bombo? Ecco, una cosa del genere.

Sembro più vecchia di Accorsi in Jack Frusciante!

Sembro più vecchia di Accorsi in Jack Frusciante! Spaventosissimo!

Aggiungiamoci anche una mancanza TOTALE di qualsiasi tipo di fantasia nella rappresentazione del regno di Krueger. Sarà perché questi giovinastri sono dei dementi dalla vita particolarmente noiosa, ma fanno degli incubi di una piattezza senza precedenti. Cioè, secondo me uno che lavora da 45 anni al casello dell’autostrada a Pizzo Calabro fa dei sogni più interessanti. Quante ne abbiamo viste nei film della serie originale? Certo, qualche volta ci si lasciava prendere la mano e si buttava tutto in vacca, ma si tentava comunque di creare qualche collegamento interessante e ardito tra Realtà e Sogno. Qui calma piatta. Tutte le potenzialità di un mondo senza regole, governato dall’inconscio, vengono gettate alle ortiche in nome della pigrizia più totale. Samuel Bayer peggiora la situazione con una regia che più svogliata non si può immaginare. Ciliegina sulla torta, la riproposizione di due o tre situazioni copiate e incollate dall’originale (il guanto che esce dalla vasca da bagno, il body bag trascinato tra i corridoi della scuola, la corsa sul tappeto che diventa liquido) che dovrebbero far accendere una lampadina agli spettatori più sgamati e che invece aumentano ancora di più il grado di disagio. Brucia dirlo, ma questa cazzata fa apparire Marcus Nispel come un regista vero.Fortunatamente Samuel Bayer ha già detto che per il seguito di questa merda non è disponibile.

DVD-quote suggerita:

Un film che fa riflettere sulle similitudini tra i casellanti di Pizzo Calabro e Castaneda
Casanova Wong Kar Wai, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

Il fermo-immagine del lunedì

30/08/2010 | il fermo-immagine del lunedì | di Nanni Cobretti

non aprite quella porta
Non aprite quella porta

Cartoline dal FrightFest

29/08/2010 | divagazioni | di Nanni Cobretti

nanni cobretti gemma atkinson neil marshall

Aspettando Transformers 3 (con ansia)

28/08/2010 | news | di Casanova Wong Kar-Wai

T3

Prime immagini dal set di Transformers 3.
Vai Michael, fai esplodere tutto. Come se non ci fosse un domani.

(via)

Fight Night: XXX

27/08/2010 | fight night | di Wim Diesel

Rubrica settimanale di colonne sonore da combattimento per caricarvi, emozionarvi o anche solo farvi battere i piedini in preparazione al weekend.

Artista: Rammstein
Titolo: Feuer Frei
Dal film: XXX