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Il vostro pigiama party preferito: Avengers – L’era di Ultron (full trailer)

Ok...

Ok…

È incredibile come 30 anni di sognante attesa per un film che unisse in un colpo solo tutti i supereroi con cui sei cresciuto si trasformino in vaga preoccupazione quando di colpo minacciano di ingozzarti solo di quello da qua al 2020.
Qua non si rinnega nulla, nemmeno l’entusiasmo con cui accogliemmo il miracoloso risultato del primo film, raro quanto un supergruppo musicale che compone canzoni ascoltabili. Gli Avengers erano i Damn Yankees, e le scene con Hulk erano la loro Don’t Tread On Me.
E che puoi dire a un trailer così?
C’è tutto.
Si vede meno Hulk ma più catastrofismo, un accenno più preciso alla trama, i primi indizi che come ampiamente annunciato Iron Man farà incazzare Capitan America e come nel wrestling passerà da “face” a “heel“, una fazza rossa alla fine che chi ha letto i fumetti sviene di orgasmi e chi non li ha letti mantiene l’encefalogramma piatto, poche battutine, Thor che ha meno scene di Scarletta (cosa che porterà al licenziamento dell’agente di Chris Hemsworth), palazzi che si sciolgono bene a modo, spacconismi (moderati) a strafottere, un’altra città da pareggiare, e via.
Fondamentalmente, l’unico motivo per cui il mio entusiasmo non è alle stelle è che nel frattempo i film Marvel si sono talmente omologati che ad appena tre anni dall’originale mi sembra di aver già visto altri quattro sequel. E siamo appena all’inizio del piano quinquennale.
In ogni caso, a voi il nuovo trailer di The Avengers – Lines Ultra:

Prevedo una scena in cui Cap e Ultron se le danno sul ring e sono entrambi in difficoltà, ma all’improvviso parte Shoot to Thrill ed entra Iron Man correndo, tutti pensano che dia il colpo di grazia a Ultron e invece Shyamalan Twist! Tira una sediata a Cap. Segue clamoroso discorso al microfono tra le facce dei bambini basiti. CIVIL WAR.
A voi come sembra?

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The Woman In Black 2: l’angelo della morte che toglie i conflitti mondiali dal mondo

The Woman In Black 2 – Angel Of Death si apre nel 1941 mentre Londra viene distrutta dalle bombe; si chiude un mesetto dopo quando la seconda guerra mondiale è finita e Londra è di nuovo ricca e fiorente. Cosa sono quelle facce perplesse? Guardate il piccolo protagonista! Vi sembra cambiato dall’inizio del film? E’ cresciuto di, boh, un centimetro? No, è identico a prima. Quindi ho ragione io, anzi ha ragione quel genio della regia che è Tom Harper.

Sigla alternativa, dai, ché quella normale la conoscete tutti.

Dicevamo, il film si apre nel 1941 mentre Londra viene distrutta dalle bombe e un gruppetto di bambini deve essere messo in salvo insieme a due maestre. Dove? A Eel Marsh House, naturalmente, dove il fantasma di Jennet Humfrye ricomincia a fare bordello. In particolare se la prende con la giovane maestra Eve a causa del suo passato (una vicenda di cui lei peraltro non ha granché colpa e poi come cazzo fa il fantasma a sapere tutti ‘sti particolari, che cazzo è, la NSA?) e sfrutta contro di lei il Bambino Orribile(™) traumatizzato Edward, per il quale Eve sente un pizzico di istinto materno. Ah certo, brava Jennet, proprio tu che ti sbracci a dimostrare che ami i bambini, poi li ammazzi, li tormenti, li manipoli per farti i cazzi di una poveraccia qualunque. Questi sono gli scempi che accadono quando uno sceneggiatore (Jon Croker, ma va’ a scopare il mare, va’) deve per forza dare delle motivazioni a tutti i personaggi ma ha a disposizione solo il retro di uno scontrino del Lidl. E allora vai con le sequenze oniriche che si capisce benissimo dove vanno a parare ma bisogna ripeterle tre volte, vai a mostrare il bel pilota con le lacrime agli occhi perché bla bla bla non ce ne frega niente, vai ad arzigogolare un qualche straccio di trama e buttaci dentro pure un vecchio cieco e pazzo che nel bollito dà quel saporino speciale.

Hanno proprio messo tutto in questo film, Harper e Croker. Ma sapete cosa si sono dimenticati? La paura. Perché a differenza dello spaventosissimo originale, che aveva fatto sbarbellare me e Stanlio, qui non c’è uno spaventerello che sia uno; no, l’infermiera mostruosa non conta, anzi sembra uno scarto di magazzino da L’Altra Faccia Del Diavolo – e ho detto tutto.

Ceci n'est pas une spaventerelle

Ceci n’est pas une spaventerelle

Magari sono io troppo esigente. Ho già detto in passato, in apertura alla mia rece di The Babadook, che sono stufa di horrorazzi a base di orfanelli e lacrimucce, quindi magari è colpa mia. Però, in tutta onestà: sia in The Babadook sia in questo film c’è il trucchetto del protagonista che si nasconde sotto il lenzuolo e sente le mani del mostro avvolgergli il volto; ma in The Babadook fa una paura della madonna, qui zero. Nel primo The Woman In Black la sedia a dondolo faceva una paura della madonna, qui zero. Nel primo The Woman In Black faceva tutto una paura della madonna, QUI ZERO! Penso che si sia capito. Questo film è un continuo, spudorato, pigro riciclaggio di idee già viste e metabolizzate, senza alcuna scintilla di spirito o di originalità.

Ma stiamo scherzando?

Nemmeno questo est une spaventerelle

Gli attori, poveracci, ci mettono tutto l’impegno che possono, fanno le faccette contrite e spaventate, tentano di infondere calore in quelle motivazioni che Croker ha fatto leggere loro direttamente dal retro dello scontrino del Lidl; soprattutto si sforzano di non ridere quando le giravolte della sceneggiatura impongono loro di sfidare qualsiasi legge della logica, dello spazio e del tempo. Le maestranze tecniche fanno il loro sporco lavoro e alcuni movimenti di macchina sono ben calcolati ed eseguiti, dopotutto Tom Harper è un semi-esordiente e magari col tempo potrebbe anche fare di meglio. Detto questo, occorre ricordargli che “fotografia brumosa e misteriosa” non significa “spalmiamo una bella manata di nero su tutto così non si capisce niente e facciamo finta che lì in mezzo si svolga un importante snodo narrativo che serve a reggere i prossimi dieci minuti di baracca fino a quando mi viene in mente dove ho messo lo scontrino dell’Autogrill su cui ho scritto la seconda parte di sceneggiatura”.

Bambino Orribile + Bambolina Inquietante = zzzzzzzz

Bambino Orribile

Non so cosa pensi di questa operazione Susan Hill, autrice del romanzo originale. Visto che ha collaborato alla sceneggiatura (forse con mezzo scontrino dell’Oviesse) immagino che la Hammer l’abbia pagata benino, e di questi tempi pecunia non olet per nessuno. Se però, come temo, ci sarà The Woman In Black 3, credo che la sua autostima comincerà a scricchiolare peggio della famigerata sedia a dondolo di Eel Marsh House.

Concludiamo con due parole positive: EYE CANDY

Concludiamo con due parole positive: EYE CANDY

DVD-quote:

“Meno orfanelli, più spaventerelli”
Cicciolina Wertmüller, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

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Ricercati Ufficialmente Morti: “Gli occhi del parco” (1980)

Quando vidi questo film ero un ragazzino, ne ricordavo poco ma avevo bene in mente che ad un certo punto del film non ci capii niente e che prima di vederlo avevo grosse aspettative perchè “ah, un film horror della Disney!”. Ma torneremo su questo dopo, partiamo da un altro punto, partiamo da quando uscì Taron e la pentola magica. Sigla.

 

Appena uscì Taron e la pentola magica andai al cinema con mia madre a vederlo, con lei ed altri ragazzini accompagnati da un’altra madre.

Nelle scene clou del film la platea di mocciosi cominciò a farsela addosso gravemente e i virgulti presero a frignare come indemoniati, compresi gli altri ragazzini che erano con me e che supplicarono la madre preposta come accompagnatrice di portarli via. Io invece supplicai la mia di rimanere ed ero assolutamente rapito da quell’armata di scheletri macilenti che avanzava in mezzo a miasmi verdi.

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Tenetevi quei due sacchi di pulci di Lilly e il vagabondo.

Qualcosa cambiò quel giorno, capii che ero un pelo fuori asse rispetto ai gusti dei miei coetanei e mi sentii un po’ fuori dal mondo. Che comunque era un mondo in cui ad un certo punto la Walt Disney Pictures faceva Taron e pentola magica indirizzato esplicitamente ad un pubblico di ragazzini, accollandosi serenamente torme di madri inviperite perché i figli di cinque anni bagnavano le lenzuola per notti dopo averlo visto.

Un mondo in cui nel 1983 aveva prodotto il buon Qualcosa di sinistro sta per accadere che non ci andava leggerissimo con l’horror e in cui, qualche anno dopo, la Disney a gamba tesa realizza il film per ragazzi più creepy del mondo, il temibile Nel fantastico mondo di Oz. Un film dal vivo dal titolo innocuo e che pare essere un film fantasy con i pupazzi buffi ma che è un vero incubo acido, come del resto il materiale originale di Frank Baum

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Qualcosa di sinistro sta per accadere ma oltre trent’anni fa

Una roba che si apre con elettroshock ottocenteschi su di una bambina in un fatiscente ospedale psichiatrico e prosegue dritta e spavalda tra teste mozzate che parlano, psicopatici a rotelle, scene di stop motion di facce di pietra in botta di salvia divinorum fino ad un lieto fine non proprio canonico.

Quel mondo che ricordo con piacere era l’ultimo annaspo -prima dell’invasione di odiose sirenette e fantocci buonisti canterini- di un’ondata iniziata qualche anno prima, in un periodo in cui un certo punto nel 1979 la Disney metteva in cantiere un film horror con il preciso obiettivo di fare “il loro L’ Esorcista”. Robe che in una sala riunioni della Disney sono parole forti signori miei eh, proprio come obiettivo viene da chiedersi perché mai la Disney avrebbe voluto avere il suo L’Esorcista. Ma vi giuro: questo è quello che dissero di volere gli esecutivi una volta letto il soggetto alla base de -e qui torniamo in tema- Gli occhi del parco. Ah, gli anni settanta.

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E fin qui: bravi

Decido di rivedermelo, perché come vi dicevo ho vaghi ricordi di cose veramente strane che avvengono in questo film e perché ci sta Bette Davis, motivo per il quale un po’ lo sovrappongo forse a Ballata macabraun horror sempre con la Davis e sempre su famiglie che vanno a vivere in case della madonna che sono troppo una svolta a costare così poco per non avere la magagna sovrannaturale. È ora di dirimere i ricordi, insomma.

La trama del film è di un lineare da manuale: famiglia benestante si trasferisce a due spicci in una gigantesca magione di campagna a patto di accollarsi l’anziana pazza che vi abita da sempre. Nude proprietà che puzzano di fregatura quindi e infatti la fregatura c’è, perché la figlia maggiore -sorpresa- ha il dono del vedere le cose del sovrannaturale e alè si scopre -ri-sorpresa- che ci sono i fantasmi.

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Ci sono i fantasmi e pure le inquadrature perfette, e fin qui: ancora bravi

L’abbiamo visto mille volte, no? Addirittura lo stesso anno in capolavori come The Changeling e Shining e poco prima appunto in Ballata macabra del 1978. Buttava così al cinema negli anni del riflusso: enormi stabili accessibili con poco sforzo, famiglie rovinate e fantasmi che non si sa bene che vogliono. Evidentemente anche la Disney voleva la sua fetta di spettri ad equo canone.

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“Affittasi a due spicci: vasta proprietà (disabitata) con bosco (fatiscente) privato, ricca di storia (riguardante la morte di qualcuno). Suggestiva e importante (presenza di fantasmi in tutta la) tenuta. Tel. ore ufficio”

Il film procede più che come un L’ Esorcista come un film d’atmosfera a medio budget della Hammer. Ci sono premesse interessanti e ad intervalli regolari scene inquietanti, ovviamente per gli standard Disney ma anche un po’ oltre quello, che tengono al giusto regime la curiosità nonostante il regista, lo stesso Hough del mio mini-cult automobilistico Zozza Mary, Pazzo Gary, giri tutto senza particolare verve e con tutti i difetti del cinema a basso costo degli anni settanta: silenzi insensati, le inquadrature a schiaffo, gli stacchi bruschi a casaccio, non manca nulla. Va avanti circa così per due terzi poi succede una cosa completamente a vanvera: da horror all’inglese diventa una sorta di fantasy con degli effetti alla Xanadu, inanella una serie di maccosa di pregevole fattura e perde il sottile filo che teneva assieme l’attenzione per il film, non lo ritrova più e diventa anche una discreta rottura di scatole.

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Con Bette Davis mi vedrei anche “I Cesaroni” però

Avrei potuto finirla qua e archiviare la pratica ma sono un puntiglioso, quindi mi sono andato a leggere un po’ di storia produttiva del film e, come sempre nei casi di film così strani, si scopre che alla base della stonatura ci sta una lavorazione travagliata. Accadde che fondamentalmente dopo la riunione in cui volevano “il loro Esorcista” alla Disney se la fecero sotto ad andare fino in fondo e, a film finito e nelle sale, reputandolo troppo inquietante per il loro pubblico decisero di ritirarlo, cambiare il finale e rigirare tantissima parte dell’ultimo terzo di film. Chiamarono scrittori di fantascienza e mistery per scrivere finali su finali -pare si fosse arrivati a produrre addirittura centoventi ipotesi diverse- e finirono col girare ben tre conclusioni differenti in fretta e furia per poterlo far tornare nelle sale l’anno seguente. Non senza passare per una versione intermedia così ridicola da essere derisa durante le proiezioni di anteprima e grazie alla quale Hough venne esonerato dal progetto e non concluse personalmente le riprese. Povero Hough, lui quantomeno nella prima versione del film voleva metterci i mostri alieni.

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Cosa potevamo avere e non abbiamo avuto: alieni insettoidi biomeccanici da un’altra dimensione.

La Disney quindi non realizzò per niente il suo L’Esorcista ma non realizzò neanche il suo Ballata macabra, a dire il vero.

Nonostante per la sua eccentricità e la sua strana storia produttiva sia diventato un piccolo cult, con Gli occhi del parco la Disney mena il cane per l’aia indecisa su che film stia facendo, producendo un film irrisolto e sprecando la meravigliosa Bette Davis in un ruolo puramente alimentare da vecchia star a fine carriera che mette un po’ di malinconia.

Si salvano alcune azzeccate scene un po’ gotiche nella prima parte del film più hammeriana e si apprezza anche il tentativo sulla carta di un horror sovrannaturale “made in Disneyland”, ma bisognerà aspettare Taron e la Pentola Magica per avere un assaggio della Disney “de paura”, con la sua torma di scheletri resuscitati pre-Raimi che per quanto sia disegnata e diluita in un film per bambini riesce a differenza de Gli occhi del parco ad essere incisiva e diventare legittimamente di culto.

DVD Quote suggerita:

“Altro che L’ Esorcista di casa Disney”

Darth Von Trier – I400calci.com

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Trailerblast: Scarlatti – Il thriller

>> IMDb

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Wyrmwood: Road of the Dead – Ho avuto un’idea pazzeschissima, un film sugli zombie!

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Voi lo seguite ancora The Walking Dead?
Io no, e non perché sia prevenuto verso il genere zombie, che considero in generale una gigantesca palla al cazzo, ma perché ne ho visto due episodi e l’ho trovato, non senza sorpresa, una gigantesca palla al cazzo.
Lo so che dovrei fare almeno finta di vergognarmi di questa cosa, ma fatti salvi quei titoli fondamentali che hanno definito e più o meno rivoluzionato il genere, la roba di zombie è qualcosa di cui proprio non ho mai capito l’appeal. Voglio dire, non posso essere l’unico che se n’è accorto, sono tutti uguali!
Tutti!
Uguali!

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Esaurita la sua carica eversiva, assolto il suo ruolo di gigantesco dito puntato contro la società occidentale, declinato e parodiato in tutti i modi e in tutte le salse (e badate che Shaun of the Dead e Zombieland sono tra i miei film preferiti degli anni Zero), lo zombie movie rimane un canovaccio sempre identico a se stesso che non riesce a dire niente di veramente nuovo o veramente interessante da diverse decine di anni, il sottogenere di un sottogenere riservato ormai quasi esclusivamente a catalogatori maniacali, praticamente una versione gore del collezionare bottoni.

Poi però qualcosa è cambiato. Non nel genere, ma nel mio modo di approcciarlo.
È successo che l’estate scorsa ho passato due settimane giocando quasi ininterrottamente a The Last of Us ed è stata un’esperienza fantastica nel corso della quale ho provato emozioni virili come il brivido di fracassare a mani nude la testa di uno zombie e sentimenti da femmine come “empatizzare con i personaggi”. L’apocalisse zombie come pretesto per raccontare un’umanità segnata che cerca di sopravvivere con le unghie e con i denti in un mondo ostile dove la morte ti aspetta dietro ogni angolo, è qualcosa che mi ha toccato profondamente e che mi ha fatto ritrovare fiducia nel genere.

E qual è, nel mondo reale, il luogo per eccellenza in cui la morte di aspetta dietro ogni angolo?

L’Australia, naturalmente.

Così, con la mente sgombra e il cuore pieno di speranza, mi sono visto Wyrmwood, film d’esordio dei fratelli Kiah e Tristan Roache-Turner, due giovani cineasti australiani così poco ambiziosi da essersi scritti da soli una dvd-quote del film che recita “Mad Max incontra Dawn of the Dead”.

Il soggetto è semplice (e la sceneggiatura identica, solo scritta con caratteri più grossi per sembrare più lunga): all’indomani di un’epidemia zombie che ha gettato il mondo nel caos, un eterogeneo gruppo di sopravvissuti deve spostarsi da un punto A a un punto B bardati come i cattivi di Road Warrior e a bordo di un fuoristrada pimpato con tanto di montaggio alla A-Team nell’Australia rurale infestata dai morti viventi. Protagonista e leader del gruppo è un affranto sosia brutto di Gerard Butler che dopo aver perso moglie e figlia, vaga alla ricerca dell’unica parente che gli resta, sua sorella, rapita dall’esercito che cerca una cura al morbo della morte zombie conducendo sulla pelle dei sopravvissuti una serie di esperimenti poco ortodossi e molto splatter.

Sarà un caso?

Sarà un caso?

Ora, io ho una teoria sui registi horror esordienti incapaci: si dividono tra stronzi e sognatori. I primi si lanciano su un’idea furbetta che minimizza i costi e gli sforzi e massimizza i risultato: un found footage in cui non succede un cazzo per un’ora e mezza salvo sporadici quanto evitabili spaventerelli e una rivelazione finale che generalmente fa cascare le braccia.
I secondi non sono meno incapaci, ma almeno ci provano a non sembrare dei completi figli di puttana: i sognatori sono cinefili incalliti pieni di buone intenzioni e sotto sotto convinti di avere le carte in regola per essere il nuovo Tarantino, hanno un’idea in cui credono fortissimo e, dovessero metterci tutta la vita e ipotecare la casa dei genitori, porteranno al Fright Fest il loro film di zombie carico di ironia e di citazioni, dal piacevole retrogusto di artigianato e il forte odore di marijuana.

Non che ci fossero dei dubbi, ma basta leggere una qualunque dichiarazione di Kiah Roache-Turner per capire in che gruppo cada il suo tipo di incapacità. Ho trovato una sua intervista in cui già dalla prima domanda (What is the Australian take on zombies?) è il più dritto di tutti e si vanta di avere avuto fin dall’inizio un progetto coi controcazzi perché, sapete, lui e suo fratello sono cresciuti guardando Mad Max e Dawn of the Dead ed è assurdo che a nessuno prima di loro fosse venuto in mente di metterli assieme in un film solo e già qui, cioè, Hollywood allacciati le cinture, ma poi è arrivato suo fratello con l’idea definitiva: ti immagini se gli zombie erano il carburante della macchine? Wooooohhh, pazzesco! Cioè, no, fratello, sei un genio.

"EH?!"

“…EH?!”

In pratica, per tutte le persone non drogate alla lettura, nel mondo di Wyrmwood gli zombie buttano fuori un gas verde combustibile dalla bocca e quindi, rimasti senza benzina, gli eroi attaccano un tubo alla bocca di uno zombie e fanno partire la macchina con quello.
Pazzesco no?
Vi immaginate un’ora e 38 di film su questo?
Io non ne ho bisogno, perché l’ho visto.

Kiah, Tristan, niente più canne per voi.

Non ho neanche veramente bisogno di infierire su cose come il montaggio sgrammaticato e fatto con l’accetta, la parkinson cam come unica soluzione per dare un’idea di pericolo e tensione, l’onnipresenza di filtri insagram su ogni fottutissima inquadratura, l’ossessione per il ritmo che porta paradossalmente il film a non averne — per fare a pezzi Wyrmwood è sufficiente incollare pezzi a caso da qualunque intervista del suo regista:

it was difficult to sometimes remember what the hell we were doing, and we started the project a very different script than we ended up making. We changed the script so much during the 3 and ½ years of making Wyrmwood that we felt schizophrenic, like, “What film are we making again?”

I am a massive, massive film geek; I love horror and drama, and some of my favorite films are from Orson Welles, Francois Truffaut, Terry Gilliam, David Lynch, and Ridley Scott. So I’ve got this awful obsessive-compulsive film brain that takes from all of these different sources.

it ended up transforming into this strange, almost RAIDERS OF THE LOST ARK-esque adventure story.

E così via.

Una delle mie citazioni preferite da Raiders (ma forse era Quarto potere)

Uno dei mie riferimenti preferiti a Raiders (o forse è Quarto potere?)

Ma il colpo di scena è che Wyrmwood ha ricevuto un’accogienza sospettosamente positiva ai vari festival dell’horror a cui i fratelli Turner sono riusciti a imbucarsi e non è difficile capire come tanto chi guarda 15 film di zombie al mese (Fangoria) quanto chi ne vede sì e no uno all’anno (Variety) l’abbia trovato tutt’altro che insalvabile: tanto per cominciare, c’è molto di peggio — che a casa mia non è una scusa ma posso capire che quando lo fai di mestiere e a catena di montaggio gli standard si abbassino drasticamente. E comunque, svuotato da ogni considerazione di ordine teorico sull’idea alla base del film (ovvero: ignorando l’arrogantissima tagline e qualunque cosa esca dalla bocca di Kiah Roache-Turner), Wyrmwood è bene o male un videoclip lungo 70 minuti in cui l’ambientazione è caratteristica (anche se da qui a vederci echi di Mad Max è come vedere echi di Fellini in ogni film ambientato a Roma), la messinscena non lesina arti mozzati, teste che esplodono e spargimenti di sangue realizzati più che dignitosamente e agli attori è richiesta una gamma di emozioni abbastanza ristretta da non rendere immediatamente lampante il fatto di essere tutti quasi esordienti pescati tra amici e conoscenti.

Se siete tra chi allo zombie movie non chiede niente di più che essere l’ennesima variazione su un tema che conosce a memoria, può anche darsi che vi possa interessare; per tutti gli altri, il remake di Mad Max esce tra poco, di remake dai film di Romero ne fanno ogni due settimane e da Kiah e Tristan Roache-Turner non accettate né film né sigarette strane.

DVD-quote:

“«Mad Max incontra Dawn of the Dead» un cazzo.”
Quantum Tarantino, i400calci.com

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Consigli per l’arredamento: Fantasmi

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Violenza Domestica: Marzo 2015

USCITE ITALIANE

The Tournament, Scott Mann (2009)

4020628886776Prendi 30 assassini e ogni 7 anni fagli fare a gara a chi resta vivo. Questa è la premessa di un film clamoro che mi ero abbastanza dimenticato, principalmente a causa del suo avere 6 anni suonati. Quando uscì la rece io manco ero in redazione, per mettere le cose in prospettiva. È un film vecchio quanto questo sito, e sarebbe fighissimo se con lo scadere dei 7 anni uscisse un sequel. Purtroppo nessuno ci sta lavorando, quindi resterà solo un’idea geniale che non avrà alcuno sfogo. È un gran bene, comunque, avere la possibilità di recuperare questa bombetta qui.
USCITA: 5 Marzo – Trailer IMDb Compra

Drug War, Johnnie To (2012)

8032134065176È uno degli ultimi film di Johnnie To che non è una commedia romantica, quindi una bella cosa. Non l’ho visto e in generale l’abbiamo un po’ trascurato, senza alcun motivo. Di fatto sembra un To bello solido, preciso e nel suo ambiente naturale: la polizia, i criminali, il doppio gioco, la corruzione. Nel mezzo, immagino, gente che si spara in una regia da lasciare a bocca aperta. Johnnie To che fa Johnnie To è quanto basta per rendere un film meritevole di visione. Poi magari non è una figata eh, ma secondo me sì.
USCITA: 19 Marzo – Trailer IMDb Compra

USCITE ESTERE

Clown, Jon Watts (2014)

_1415201206Jackie ne parlò così bene che me lo sono guardato prima di scriverne. Jackie è un po’ matto, ma non lo giudicheremo per questo. Clown invece poteva essere molto di più, e lo giudicheremo per questo. Parte dalla premessa scemissima per cui tizio si mette un vestito da clown e inizia a volersi mangiare i bambini, e finché fa il film un po’ scemo funziona alla grande. C’è il gore giusto e la direzione è quella che ne potrà portare solo altro. Poi però s’allunga, il ritmo è gestito male da un regista non proprio brillante e la mitologia sul clown diventa un paciugone. Fa il pavido in troppe scene che sarebbero potute essere clamorose, violentissime e immorali e non si spinge mai in terrori visivamente spietati. Insomma, diverte ma è pure un’occasione sprecata che fa un po’ girare i coglioni. Produce Eli Roth, e chi se ne frega.
USCITA: 2 Marzo – Trailer IMDb Compra

The Atticus Institute, Chris Sparling (2015)

Atticus-instituteQuesto è l’ennesimo finto-documentario su un caso di possessione ed esperimenti vari in un istituto di ricerca. Di solito una roba così non la consiglierei mai senza prima averne testato la qualità, ma in giro se ne parla bene. Le critiche positive sono probabilmente motivate dalla prospettiva con tutto il resto della terribile produzione found-footage/mockumentary che da tempo impesta il cinema, mentre quelle negative accusano il regista di non essere proprio granché, e ci credo: Sparling è famoso per aver scritto Buried, un film riuscito perché girato da un altro, e ATM, una merda. Non ci sono grandi premesse, quindi, ma il mese è scarso e la gente dice che forse merita. Vediamo chi per primo decide di perderci del tempo.
USCITA: 23 Marzo – Trailer IMDb Compra

Interstellar, Christopher Nolan (2014)

interstellar-posterDirei che non c’è bisogno di presentazioni. Lo conoscete tutti. Qui c’è la rece.
La mia in breve: NOLAN SEI UN COGLIONE.
Attendo con ansia che qualcuno lo monti come un documentario sul viaggio spaziale, senza dialoghi, librerie e gente che piange.
5 stellette su 5.
Ciao.
USCITA: 30 Marzo – Trailer IMDb Compra

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E James Bond tornò una cosa figa: Kingsman – Secret Service

La prima cosa che mi ha colpito del progetto Kingsman è che gli inglesi, all’improvviso, sono di nuovo carichissimi per James Bond.
Per anni la loro saga di maggior successo, un’icona, sinonimo di valori che dal finire degli anni ’80 ai primi anni zero avevano accusato il peso degli anni fino a diventare, al contrario, simbolo di staticità, di anacronismo, di incapacità di aggiornarsi, una roba da vecchi insomma.
E infine la recente resurrezione: una finta rivoluzione, ed ecco che di colpo si è scoperto che anche i giovani in realtà erano attratti da Bond e dalle sue caratteristiche più classiche: la sigla stilosa, le auto di lusso, le sue abilità seduttive, i gadget, i cocktail… Andava bene tutto così com’era. E Skyfall trionfava al botteghino.
È un tipo di parabola che conosciamo bene anche in Italia, anche se il nostro equivalente si chiama Festival di Sanremo.

Ve lo giuro, ho solo premuto CTRL+I

Ve lo giuro, ho solo premuto CTRL+I

E mentre Sam Mendes riscattava una carriera di puttanate trovando in Bond un progetto che si complementava meglio del previsto alle sue abilità, i due registi più stilosi del Regno Unito – gli amiconi Guy Ritchie e Matthew Vaughn – si buttavano sui migliori cloni a disposizione. Ritchie si è pigliato Man from U.N.C.L.E., imitazione di Bond nata negli USA che però può vantare la collaborazione di Ian Fleming in persona. Vaughn si affida invece al suo partner naturale, Mark Millar, portando sullo schermo quel The Secret Service che sulla carta, ipersemplificando, è James Bond con la sensibilità di Kick Ass.

La seconda cosa che mi ha colpito del progetto Kingsman è che mi sono reso conto di non aver mai visto un film con Colin Firth in vita mia. Ho anche controllato IMDb per essere sicuro.
Neanche uno! È grave? Mi sono perso qualcosa di importante?
Certo, ha un rispettabilissimo numero di film di successo e/o pluripremiati, ma avete visto di che cosacce si tratta? Il paziente inglese. Shakespeare in Love. Il discorso del re. Mezza bibliografia di Jane Austen, al punto che per anni sono stato convinto si chiamasse davvero Darcy. E poi Love Actually, Bridget Jones, Mamma Mia… Sembra che scelga copioni col mirino sulla base di quello che pensa che mi piaccia di meno. Forse mi odia? Può Darcy.

Non siamo esattamente in una tabaccheria

Non siamo esattamente in una tabaccheria

Kingsman pare un film perfetto per Vaughn.
Ci si trova davanti a quel raro e glorioso caso in cui l’autore si basa su un materiale pre-esistente ma, per energia, scioltezza e senso del divertimento, pare stia dirigendo un film tratto pari pari dal sogno della sua vita: l’oroglio truzzo del South East alle prese con i gadget e l’eleganza degli Avengers (quelli veri), e tutto lo spazio che desidera per le sue caratteristiche scene action esagerate e invenzioni varie. Si fa ispirare dal soggetto di Millar ma cambia quasi tutto, incluso il titolo e i nomi dei personaggi, e mantenendo solo il contrasto fra le sartorie su misura e le tute in acetato, gli ombrelli da passeggio e i berretti da hooligan, James Bond e Jack Bauer e tutta l’aperta cinefilia del caso, e sperimenta un modo tutto suo di girare le scazzottate, lunghi piani sequenza aggiustati in digitale con camera a mano che si muove rapidissima ma controllatissima, a lasciar godere di intricate coreografie pensate al dettaglio. Da perfezionare, ma bello. E vai a sapere come mai è forse l’unico oggi a fare film per teenager a cui viene concesso di sforare nel Rated R con i suoi discreti schizzi di sangue (finto, ma a volte meraviglioso comunque) e tante parolacce da buzzurro del pub e un’inquadratura finale da volgarissimi applausi.
Colin Firth è perfetto: un 80% di impeccabile eleganza posh, un Michael Caine giovane meno figo e molto più impettito, ma dal fisico ancora sufficientemente asciutto a renderlo credibile nel numero esagerato di risse a cui gli viene chiesto di prendere parte. Ed è sua anche la scena migliore del film, ambientata in una chiesa del Michigan con Free Bird in sottofondo.
Taron Egerton pare il fratello minore di Jack O’Connell e come tale è simpatico il giusto per reggere il ruolo da protagonista, ma niente per cui gridare al miracolo.
E poi c’è Samuel L. Jackson nel ruolo del super magnate dell’informatica.
È un altro caso in cui non puoi fare a meno di simpatizzare con il piano dei cattivi: di base vuole risolvere il global warming, e si è convinto che tutte le teorie al riguardo sono sbagliate e/o insufficienti e/o irrealizzabili, e che l’unica soluzione sia diminuire drasticamente la popolazione terrestre a partire, arbitrariamente ma non troppo, dagli imbecilli che si comprano i suoi prodotti. Certo, il film imbroglicchia e mischia le carte per non farti pensare troppo agli aspetti positivi di questa idea, ma come si fa a dargli torto? Salvare il pianeta sterminando gli imbecilli malati di consumismo? Non azzardatevi a guardarmi male, vi leggo augurarvelo su Facebook ogni santo giorno…
Comunque il Samuel si diverte un mondo, e per qualche minuto ti fa persino credere che stia interpretando un ruolo diverso dal solito, e invece ha solo un cappellino da scemo e una zeppola fintissima.

Nick Fury col berretto

Nick Fury col berretto

Sapete però chi è il migliore?
Mark Hamill.
Nel fumetto veniva tirato in ballo nei panni di se stesso, qua interpreta un teorico del global warming e si diverte a farci rimpiangere i trent’anni in cui è rimasto confinato fuori dal grande schermo in ruoli ingrati o a sfogarsi come (enorme) doppiatore. Ci siamo persi un caratterista impeccabile. Volete una scommessa facile facile? Lo preferirete qui a qualsiasi cosa gli chiederanno di fare nel nuovo Star Wars.

Kingsman non è il film che ti cambia la vita, ma è il tipo di prodotto ritmatissimo e liberatorio a cui è difficile chiedere di più. Un film per teenager che non fa sentire gli adulti fuori posto. Un Guardiani della Galassia se non ci fossero stati dodici avvocati costantemente sul set.
E sarebbe bello se Matthew Vaughn non si incastrasse più in un X-Men del cazzo e riuscisse a lavorare solo a progetti così.

DVD-quote

“Your teeth are offside,
Your teeth are offside,
Luis Suarez,
Your teeth are offside”
Nanni Cobretti, i400Calci.com

>> IMDb | Trailer

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Il fermo-immagini del lunedì

Tank_Girl

Tank Girl

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Premio Jimmy Bobo: Febbraio 2015

Rubrica periodica in cui NOI elenchiamo i nomi (veri) più ridicoli che abbiamo letto nei titoli di coda dei film recensiti nell’ultimo mese, e VOI votate il vostro preferito. I vincitori di ogni round si sfideranno ai prossimi Sylvester per il diritto di essere sfottuti e smutandati per un anno intero.
È il Premio Jimmy Bobo: chi, da mito, diventerà leggenda?

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[il vincitore dello scorso mese è Didier Buson]

Li fanno ancora o dobbiamo aprire una petizione?

Li fanno ancora o dobbiamo aprire una petizione?

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