Rimpiangere Chappie: la recensione di Demonic (2021)

Volumetria tutte le feste ti porti via

Demonic è frustrante. È più frustrante dell’ultimo Crash Bandicoot. Sul serio: io avrò anche l’intuizione, l’età, i riflessi e la coordinazione occhio-mano di uno che si fa spillare la cinquanta euro al gioco delle tre carte, ma l’ultimo Crash Bandicoot è davvero frustrante, anche per gli standard scrausi di una reliquia videoludica come il sottoscritto. Se non ci avete mai giocato e avete trovato modi diversi per sentirvi cognitivamente inferiori a un branco di tredicenni, trovo un altro paragone. Demonic è come se un tizio fosse andato dal suo produttore di fiducia con il soggetto di massima per John Wick, worldbuilding & russi cattivi compresi nel prezzo, e dopo aver incassato un entusiastico sì (più un discreto acconto) dal babbo con i soldi, si fosse poi ripresentato con una sceneggiatura in cui il protagonista è il meccanico interpretato da John Leguizamo e il resto, John Wick il Continental e compagnia assassinante, fosse una parentesi scenografica sullo sfondo, utile solo a sostenere una trama stitica (“Come faremo a consegnare domani questa macchina se ci manca lo spinterogeno? Andiamo a rubarlo all’officina degli irlandesi”) e a farla proseguire dal punto A al punto B. Ma che cazzo dico. Anche così, anche fosse Aurelio’s Pimp My Car, quel film lì sarebbe molto meglio di Demonic. Demonic è come se William Peter Blatty avesse preso una botta forte forte in testa, e invece di consegnare un adattamento cinematografico de L’esorcista fedele al suo romanzo, avesse deciso di farne un film con tutte quelle premesse diaboliche lì, ma che però poi si mette a raccontare i patemi d’animo del papà assente di Regan; il quale dal suo buen retiro romano riflette sul divorzio, sugli acciacchi della mezza età, e si cruccia per la sua impotenza tramite tediosi monologhi interiori intervallati da alcuni interessantissimi screzi burocratici relativi al prolungamento del visto. Bello eh? Arrivando al punto: Demonic è un film in cui ci sono dei preti, che sono anche esorcisti, che sono anche scienziati all’avanguardia, che sono anche un commando di soldati tatuati e attrezzatissimi sponsorizzati in segreto dal Vaticano per cacciare demoni, e che di fatto vengono quasi del tutto malcagati da un regista, Neill Blomkamp, che preferisce passare 104 minuti a romperci le palle con il simbolico percorso di guarigione emotiva di una protagonista della quale non è mai riuscito a farci importare nulla, nemmeno per sbaglio e neanche per mezzo secondo. Andiamo bene. Sigla!

O in alternativa

Anni di pilates e sacrifizi umani

Più che una protagonista, Carly è un personaggio senza caratterizzazione che serve da banale funzione narrativa per uno sceneggiatore (sempre Blomkamp) che o non ne ha voglia o è sinceramente incapace. La personalità di Carly viene comunicata giusto tramite un paio di dettagli e nulla più: ha i capelli colorati, odia un sacco la madre, ma non è un’adolescente. Fine. È una donna vicina ai quaranta, probabilmente irrisolta e tormentata da alcuni incubi abbastanza inquietanti. L’unica altra cosa che ci viene dato di sapere sulla tizia a cui, teoricamente, dovremmo regalare la nostra empatia (o comunque il nostro interesse) è che ha due amici d’infanzia che non vede più da molto tempo: l’Inutile vittima sacrificale e il Matto che alla fin della fiera, guarda un po’, ci aveva la ragione. Un bel giorno Carly viene contattata a sorpresa dall’Inutile, con cui avrà un rendez-vous riempitivo (pizza e vino rosso, iddio vi soffochi con l’ananas) buono solo a gonfiare il minutaggio, e al contempo anche dal Matto, che le rivela di avere riconosciuto sua madre – impazzita e incarcerata per omicidio molti anni prima – in una clinica privata, dove si trova in coma e sottoposta a non meglio specificati esperimenti. Carly va a fare visita a questo laboratorio pazzeschissimo dove alcuni scienziati dalla fazza poco scienziata stanno lavorando a una tecnologia che è tipo l’Animus di Assassin’s Creed, solo che invece di essere usato per accedere alle vite degli antenati serve a entrare nella mente di un’altra persona tramite un avatar digitale. I due alchimisti che stanno sfruculiando amigdala e ippocampo di mamma Carly, annunciano di avere attirato la giovane donna alla clinica perché la comatosa chiede di lei e loro vorrebbero tanto comunicare con la vecchia addormentata nel letto. Carly accetta (vien fuori che il suo unico scopo nella vita è far sapere alla mamma quanto la detesta) prima ancora di scoprire un’incredibile verità che vi scrivo qui di seguito non solo perché ho la certezza di non rovinarvi una storia che non sarebbe in grado di creare suspence nemmeno a beneficio del più boccalone degli spettatori, ma soprattutto perché il film si chiama Demonic, e Blomkamp non è di certo famoso per tagliarli giù sottili i suoi film. Fatto sta: dentro alla mamma della protagonista si nasconde (neanche troppo bene) un demone cattivissimo che ha attirato Carly per avere un nuovo corpo (funzionante) da occupare. I due scienziati, d’altro canto, sono in realtà preti con un dottorato in neuroscienze in una mano e un mitra carico nell’altra; i quali preti, per riuscire a esorcizzare lo spirito malvagio, devono riportare l’infestata nel luogo in cui è stata involontariamente iniziata alle gioie di Satana. Solo che invece di mandare una semplice mail alla figlia, hanno deciso di attirarla con l’inganno e di sottoporla a un marchingegno sperimentale perché, buon dio, qualcuno in questo film dovrà pur fare qualcosa di interessante per riempire il tempo.

Il catechista che avrei voluto

Ma perché poi tutto questo livore per un film insapore e, diciamolo dai, anche un po’ inutile? Si vede di peggio in giro. Si vedono cose attivamente malevole dal punto di vista cinematografico, e Demonic alla fine è girato da uno che va bene, non sembra più in grado di scrivere una sceneggiatura neanche per sbaglio, ma la grammatica delle immagini la conosce e quantomeno non toppa anche da quel punto di vista. Il problema, amici, è che per proteggere il mio fragile nucleo emotivo infiacchito dalla pandemia, da un po’ tempo ho deciso di attenermi a due regole fondamentali e piuttosto celebri. La prima è quella della salsiccia: se ti piace davvero qualcosa, non informarti su come è stata fatta; la seconda è più una costante, ed è quella dell’amicizia: quando qualcuno a cui vuoi bene scappella male il dolore sarà molto più intenso, uomo avvisato etc etc. E io al Neill Blomkamp ci ho sempre voluto bene.

La catechista che mi sarei meritato

Un rapporto che funzionava piuttosto ok sin dal primo momento, visto che già dai tempi di District 9 la retorica da Salvatore della fantascienza impegnata non mi era mai sembrata quella più adatta al sudafricano. Io, l’amico Neill, l’ho sempre interpretato più come un simpatico buzzurrone mago degli effetti speciali e dei modi migliori per renderli protagonisti ben amalgamati di storie futuristiche (vedi, ad esempio, i suoi esperimenti su YouTube); quindi la sua parabola lungo film progressivamente meno “impegnati” e più onestamente caciaroni (Elysium e Humandroid) non l’ho vissuta come sacrilega o fallimentare. Me li sono goduti, con tutti i loro difetti, Elysium e Humandroid. Demonic no. Demonic è proprio difficile da godere, con tutto quel didascalismo, quel piattume, quell’attorismo cagnesco e quel vuoto pneumatico di tensione che, in un film dalla trama stiracchiata come questo e con una storia che pretenderebbe atmosfera più che esposizione, non puoi proprio permetterti. Non so se credere ancora in Neill Blomkamp, uno che a un certo punto era a tanto così da dirigere tutte le cose potenzialmente più divertenti del mondo (Halo, Alien 4: a proposito di Chappie, Robocop) e invece poi ha preso la cittadinanza canadese; ma nel dubbio decido di girarmi dall’altra parte e far finta che Demonic non sia mai esistito. Ancora prima di dimenticarmelo per lasciare il posto in memoria alla pagina di Wikipedia che riporta la storia del batti cinque.

Lu catechistu che ho avutu

Sconsolazione Quote:

“Vai Neill, batti cinque! Ah, fregato

Toshiro Gifuni, i400calci.com

IMDb | Trailer

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