Crea sito

Quel gran pezzo dell’Uganda: Who killed Captain Alex e l’avventura della Ramon Film Productions

La memoria non t’inganna, acuto lettore:
il titolo di questo post è lo stesso che abbiamo usato tanto tempo fa per commentare il trailer di Who killed captain Alex, che poi è il film che recensiamo oggi.
Da allora sono passati quasi cinque anni.
Come mai così tanto tempo è intercorso tra la presentazione del trailer e la recensione del film? Che cosa è successo nel frattempo?
Grazie per la domanda, curioso lettore.
Ti rispondo subito: nel frattempo sono successi I CORSI E RICORSI STORICI.

Yay corsi e ricordi storici!

Yay corsi e ricorsi storici!

Il trailer di Who Killed Captain Alex, sbucato da chissà quale anfratto dell’Uganda misteriosa, diventò un piccolo fenomeno virale a prescindere dal film in questione – che essendo ugandese ed essendo evidentemente girato con due lire non aveva alcuna speranza di distribuzione fuori dai patri confini. Ma gli abitanti di internet, si sa, son gente semplice, e quei due lancinanti minuti di trailer avevano tutte le carte in regola per fare il giro del sottobosco di Facebook. Punto primo: il girato era di un pedestre mai visto, amatoriale oltre ogni decenza, e quindi perfettamente in linea con i gusti di un universo dove tutto quello che fa cacare «è bellissimo» e la gente dice «oltre il trash» e la gente dice «so bad it’s good» e la gente si riprende con la webcam per quindici minuti di fila per incensare film di merda blaterando puttanate con una dizione incomprensibile. Poi vi lamentate se escono mostruosità come Birdemic 2 che era fatto male apposta per piacere alla gente che non riesce più a distinguere tra il bello vero e il bello perché brutto. Ecco. Diciamo che da un lato il trailer di Who Killed Captain Alex sembrava perfetto per questa gente qua, la gente che ha smesso da anni di distinguere tra i sapore di uno stronzo e il sapore di una Fiesta e divora tutto indistintamente perché l’importante è ficcarsi cose in bocca.
E ok.
C’era, però, in quel trailer, un’altra componente impossibile da trascurare: c’era qualcosa di GENUINAMENTE alieno e incomprensibile per noi occidentali di internet. C’era quella vocetta stridula e terrificante che sembrava commentare il trailer lasciandosene fomentare in allegria come uno spettatore allucinato. C’era il logo della Ramon Film Productions con tanto di numeri di telefono. C’era un montaggio insensato, ai limiti del subliminale, che lasciava disorientati. Boh, probabilmente non riesco a spiegarmi, però a me questo trailer non ha mai detto «LOL, guarda questi buzzunghi come fanno schifo, ridiamo di loro»; mi ha sempre dato quell’impressione che si prova quando assisti a una discussione accesa tra due persone che parlano una lingua che non conosci, e tu non capisci se stiano litigando o se siano solo molto gioviali, e questo ti provoca un certo disagio. C’era, in quel trailer, una FORMA riconoscibile (l’action, e un action obiettivamente di merda) filtrata attraverso una – chiamiamola così – sensibilità che nessuno di noi aveva mai visto e nessuno di noi sapeva spiegarsi. Captain Alex usciva da un retroterra completamente estraneo al nostro, e come tale io non sapevo comprenderlo, figurarsi giudicarlo. O meglio: era ovvio che pur con tutta la buona volontà del mondo non mi sarebbe mai sembrato bello, ma forse sapendone qualcosa in più avrei potuto coglierne lo spirito, lo scopo. Tutte cose che al momento mi sfuggivano.
Insomma, a me la voglia di deriderlo non veniva proprio per niente. C’era persino la possibilità che le vittime di tutto lo scherzo fossimo proprio noi, stranieri ignoranti in un mondo che sembrava il nostro ma non lo era.
Era questa, per me, la cosa interessante del trailer.
Tirando le somme: questo nuovo cinema ugandese era un vero mistero, e noi non eravamo i soli a esserne intrigati.

Establishing shot

Establishing shot

Alla fine del 2011 un tizio di New York di nome Alan Hofmanis vede il trailer e decide di partire subito per l’Uganda con i soldi risparmiati dal suo matrimonio andato a monte perché la fidanzata l’ha lasciato (storia vera, nonché la madre di tutte le decisioni matte prese per disperazione in un momento di crisi: complimenti).
Hofmanis arriva a Kampala e si mette subito alla ricerca di Nabwana I.G.G., fantomatico regista di Captain Alex. Lo trova nella slum periferica di Wakaliga: si chiama Nabwana Isaac Godfrey Geoffrey e vive in un casamento pieno di bambini, parenti e inquilini vari, con un solo bagno in cortile e zero acqua corrente.
Oltre a Captain Alex, Nabwana sta lavorando o ha già lavorato ad altri film, tutti girati nel cortile di casa con l’aiuto di amici e vicini, effetti speciali artigianali, green screen fatti con teli verdi appesi ai muri e una postproduzione in digitale che ve la raccomando – frutto di un corso d’informatica durato un mese. I mezzi sono tali che se va via la corrente (e va via spesso, a Wakaliga) non si lavora, e lo spazio sull’hard disk è talmente poco che Nabwana è costretto a cancellare i master del girato precedente per fare spazio al film successivo.
È successo così anche per Captain Alex, che era stato impietosamente cestinato dal suo stesso regista e si è salvato solo grazie all’esistenza di copie in DVD pirata. Per inciso, in Uganda i DVD pirata vanno per la maggiore e la qualità audio-video non è esattamente una delle massime priorità.
Vi basti sapere che una delle modalità più diffuse per proiettare i film, nonché l’unico modo per diffonderli nelle zone meno urbanizzate, è creare dei mini-cinema ambulanti e autoprodotti, che girano di villaggio in villaggio con locandine dipinte a mano e – all’atto pratico – tante sedie da piazzare intorno a un televisore. Tipo L’uomo delle stelle di Tornatore, ma senza i provini truffaldini. La cosa più inaudita di questi cinema viaggianti, però, è la presenza di VJ microfonati che commentano il film in diretta durante la proiezione: chiariscono la trama, fanno battute, riempiono i tempi morti… In sostanza, è come se i classici “rompicoglioni della poltrona dietro” al cinema fossero non solo incoraggiati dalla società, ma ricevessero un microfono e prendessero il sopravvento per acclamazione popolare. Questo è il punto in cui io dovrei dire «Eh, la passione ruspante, l’aggregazione, il cinema come fulcro sociale contro l’impersonale alienazione imposta dell’occidente», e invece penso che se mi trovassi in quella situazione mi metterei a zittire tutti con aria infastidita e verrei fatto oggetto di sassaiole tempo cinque minuti. Per fortuna non sono ugandese.
Ma torniamo a Hofmanis.
Il nostro agente a Kampala si trasferisce definitivamente in terra d’Africa e comincia a dare una mano a Nabwana per le sue produzioni. Nei ritagli di tempo gira anche un documentario dal titolo Wakaliwood (ossia la Hollywood di Wakaliga) e ci fa il giro dei festival. Anche grazie alla sua attività di promozione, la Ramon Film Productions inizia a farsi conoscere fuori dai confini dell’Uganda. Arrivano documentaristi, curiosi, turisti, e anche un giornalista di Vice il cui articolo mi ha fornito buona parte delle informazioni che state leggendo.

646x323-semangat-nekat-ramon-film-wujudkan-wakaliwood-150312q

Così.

Soprattutto, però, Hofmanis si dedica a recuperare Who Killed Captain Alex e crearne una versione sottotitolata in inglese da distribuire gratuitamente su YouTube e su Torrent a scopo promozionale. Ma non basta: vi ricordate i VJ di cui parlavo prima? Ecco: Hofmanis, che la sa lunga, chiama un rompicoglioni professionista di Kampala a commentare in inglese tutto il film, per un’autentica esperienza spettatoriale ugandese.

Il tizio in questione si chiama VJ Emmie. E la versione commentata da VJ Emmie è l’unica versione disponibile di Who Killed Captain Alex, ed è anche quella che ho visto io.

LA RECENSIONE!
Onestamente, volete davvero sapere se Who Killed Captain Alex è bello? Dai. Siamo seri.
Captain Alex è quello che avete visto nel trailer, moltiplicato per 60 minuti e commentato per altrettanti minuti da una specie di imbonitore matto. Con tutta la simpatia e la buona volontà, Captain Alex non è un film, più di quanto non lo fossero i thriller che giravamo il sabato pomeriggio per provare la videocamera nuova in casa dell’amico che aveva la casa libera. Gli attori balbettano e guardano in macchina, manca qualsiasi nozione di regia e/o montaggio, e la colonna sonora è costituita – ve lo giuro – dalla base per karaoke di Kiss from a rose di Seal e da un midi di Mamma mia sparati a caso nei momenti meno indicati. Non ha senso chiedersi se sia un film bello o brutto (è brutto), ma ci sono almeno un paio di cose che valgono la visione, al di là di un LOL più o meno legittimo.
La prima cosa è l’azione. Il VJ ripete in continuazione «Action!» e «Action-packed movie!» e «The first ugandan action movie» e «MOVIE!», e in effetti è vero che tutto il film è una scusa per girare scene action in allegria. Gente che sale e scende dai muretti, gente che fa a calci, gente che corre tra i cespugli (un’altra parola che il VJ ama ripetere: «Commando!»). La coreografia delle scene di lotta, se di coreografia si può parlare, è l’unica cosa che Nabwana sembra aver speso qualche minuto a pianificare. Quindi, come dire, lo spirito è quello giusto. In mancanza di qualsiasi competenza, il film punta tutto sull’azione, e va detto che non annoia mai. Ci si diverte più spesso insieme a Captain Alex che non alle sue spalle, e visto il contesto direi che è già molto.

maxresdefault

Vi ricordate quello che avevo detto all’inizio, parlando del trailer? Ecco, lo stesso vale per il film intero.
Da un lato era facilissimo che una roba del genere, non appena toccati i nostri lidi, scatenasse l’impulso al LOL beota di chi ride “perché è brutto”. Fate solo che Captain Alex circoli un po’ di più, e ve lo sentirete definire «Che trashata» dagli amici di cui vi vergognate. È il LOL colonizzatore e ignorante che trova naturale puntare il dito e ridere di chiunque abbia un’altra legge e un altro re.
Dall’altro, lato, però, c’è quella sensazione. La sensazione di un mondo ignoto che – almeno in origine – ha prodotto una roba del genere non per il sollazzo nostro ma per il proprio autentico divertimento, con i propri mezzi e seguendo regole proprie. Quel maledetto VJ Emmie, per esempio: quando mai l’abbiamo sentita, noi, una cosa del genere? Come possiamo riuscire a collocarla in una categoria conosciuta? Non possiamo.
VJ Emmie si inventa dialoghi comici, quasi sempre di bassa lega, che sovrappone ai dialoghi reali. Ci svela i nomi degli attori inquadrati, come fa mia mamma. Spara commenti a sproposito, riadatta la trama per scatenare la risata facile. All’inizio mi sembrava di vedere una specie di Mai Dire TV ugandese, con Emmie al posto della Gialappa’s, ma è tutto il contrario: la Gialappa’s sfotteva, mentre questo VJ non critica mai il film in sé, anzi lo esalta. Svia la tua attenzione dalla trama, ma al tempo stesso ti obbliga a guardare il film, a non distrarti.
Il suo commento ci sorprende, ci stranisce, ci infastidisce e solo dopo un po’ inizia a divertirci: siamo NOI che ci adattiamo alle SUE regole, noi che ridiamo agli stratagemmi comici di questo para-cinema ugandese. Ma non ridiamo a priori con il dito puntato, no: ridiamo solo dopo aver elaborato l’esperienza.

After-Bollywood-and-Nollywood-Uganda-brings-Wakaliwood-890x395

Poi, purtroppo, vai a fare due ricerche su Google e scopri come si sta evolvendo l’avventura della Ramon Film Productions nel mondo. Anche (immagino) grazie a Hofmanis e all’articolo di Vice, Nabwana I.G.G. si sta facendo conoscere nell’internet: la pagina Facebook della RFP ha quasi diecimila fan e pubblica aggiornamenti regolari, spesso a base di tormentoni, meme e hashtag mirati. È ovvio che i nostri amici hanno capito benissimo il potenziale virale – si intenda quest’aggettivo nel senso più deteriore possibile – dei loro film e della loro attività in generale, e il rischio è che diventino gli zimbelli di sé stessi. Vedere il sito ufficiale per credere. Sia come sia, per il momento la strategia paga: il video di Captain Alex termina con un “prossimamente” di almeno sei o sette nuovi film della RFP, e una recente campagna Kickstarter ha ottenuto 13.000 e rotti dollari a fronte dei 160 (centosessanta) inizialmente richiesti per girare un nuovo action-packed movie.

Insomma, per rispondere alla domanda iniziale: volevate sapere cosa è successo nei cinque anni intercorsi tra il trailer di Captain Alex e questa recensione? Ecco cosa è successo: è successo che nel frattempo siamo arrivati noi e le nostre zampacce bianche a contaminare la RFP a suon di YouTube e di LOL. Perché ora che conosciamo la storia di Nabwana e abbiamo tutto il film sotto gli occhi, ci appare chiaro che Captain Alex non era nato, in origine, per acchiappare clic. Captain Alex era nato senza sapere cosa fossero i clic e cosa fosse il LOL. Era nato per divertimento, certo, ma per il divertimento di chi lo aveva girato, di amici, parenti, concittadini, conterranei. E non tocca a noi sfottere una bella cippa di niente. Al contrario, mi sembrerebbe saggio entrare rispettosamente in casa d’altri, guardarsi intorno, e considerare cosa c’è di interessante, cosa di salvabile, cosa di assolutamente nuovo per le nostre orecchie ottuse.
E ben venga anche sfruttare biecamente il nostro becero gusto per lo sfottò, se i soldi accumulati con Kickstarter serviranno a perseguire un progetto proprio e non a sfornare una serie di video brutti apposta, nati per YouTube con lo spirito tafazzian-presenzialista degli ospiti di Dipré. Voglio credere che non sarà così. Voglio credere nella Ramon Film Productions.
Anche perché la dura legge del LOL noi la conosciamo bene: la roba di questo genere rimane a galla giusto il tempo di una sega o di un commento, e poi ciao, negher, tornatene a Bugunga.

movie-poster

Che vi devo dire? Aspettiamo e vedremo. Per il momento Nabwana ha girato per la pro loco Ugandese il video di promozione turistica più incredibile che sia mai esistito: «Venite in Uganda, crivelliamo i redattori di Vice e se volete spariamo anche a voi in green screen». Funziona alla grande, e provate a dirmi che non vi è venuta voglia di fare una gita sociale tutti insieme a Wakaliga.
Colletta? Ci state?

DVD-quote suggerita:

«Non buttare via questa occasione, Nabwana. Buona fortuna»
(Luotto Preminger, i400calci.com)

>> IMDb | Trailer | Film intero

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Consigli per l’arredamento: Survival Run

survival_run_poster_01 - CopiaSurvival Run (Alta qualitàCompra)

Tags: , ,

UltronMegaOk: la rece del sequel degli Avengers

Perché sì

Cos’è rimasto degli Avengers dopo il polverone alzato dall’effetto sorpresa della prima volta?  »

Fight Night: Thor

Thor-Coffee

Rubrica settimanale di colonne sonore da combattimento per caricarvi, emozionarvi o prendere a martellate qualsiasi cosa vi capiti a tiro.  »

#DearLucas: se George risponde, noi gli scriviamo

2015-04-23-22.42

Un bambino ha scritto a Lucas e Lucas ha risposto. PURE NOI abbiamo delle domande per Lucas.  »

Date retta ai vecchi: The Harvest

Ve lo giuro: lui è quello buono.

In cui Michael Shannon non è quello che tutti si aspettano, e di come John McNaughton fregherà sempre tutti.  »

Un tuffo nel passato Marvel: Nick Fury Agent of S.H.I.E.L.D.

"I'm here to chew cigars and kick Hydra asses. And I'm all out of cigars."

Quando la Marvel ancora ci provava duro senza grandi risultati.  »

Trailerblast: Zero Hour!

761a74388134a9546ba6bca1bc962feb

Zero Hour!  »

Jurassic World: il trailer giusto

jw

Mammamiacheddolooooore…  »

Cassaintegrati degli abissi: Black Sea.

Black Sea

Sottomarini, colpi grossi e la working class inglese che va al pub.  »