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Film di botti con macchine europee presenta: Autobahn

È proprio un viaggetto indietro nel tempo Autobahn. Un viaggio verso un’epoca del cinema più spiccia e senza troppe moine, in cui i protagonisti degli action movie erano uomini e nei quali le donne servivano solo a motivare un po’ di azione, vittime da salvare, oggetti da desiderare. Sembrano gli anni ‘90, quelli dei film ripetitivi ma galvanizzanti, molto modaioli ma in fondo gioiosamente tutti uguali. Lo si capisce da come è introdotta Felicity Jones, molte poche parole e tanta pelle ignuda.
In particolare siamo di fronte ad uno dei pochi esemplari ancora in circolazione di “film di botti con macchine europee”, categoria tutta a sé del cinema americano in trasferta, fatto come dice la definizione stessa di una perversa voglia di distruggere mezzi europei, possibilmente noti e sportivi.

Comprimari del film

Non che il cinema americano non distrugga auto anche in patria eh, ma quando decide di spostarsi in Europa per farlo ha tutta un’altra eccitazione del mezzo e del brand, una voglia di far vedere e scegliere molto bene quali lamiere massacrare, quali motori far saltare e automezzi accartocciare. In buona sostanza non è tanto lo sfascio quanto la mania di mostrare cosa è sfasciato, di strizzare l’occhio e dire “Bella sta macchina eh! Mo’ vedi…”. Come nelle fantasie bagnate di un lettore di Quattroruote non solo questi film si permettono ogni categoria d’auto (dalle utilitarie alle sportive) ma lo fanno solo per il gusto di ammassarle le une sulle altre ad alte velocità sulle stradine interstatali oppure su (preparatevi che arriva): l’Autobahn!

La sparatoria nell’area di sosta. C’è anche quella

Per gli appassionati la parola è un programma, l’autostrada tedesca nota per un solo dettaglio: non esistono limiti di velocità. Ovviamente fa molto ridere che un film d’azione sembri essere in grado di promettere azione ad alta velocità solo perché è ambientato su strade in cui i limiti non esistono (come se rispettare la legge fosse davvero un’esigenza), tuttavia la promessa è la promessa.

Nella foto il ricordo dorato di un botto

Così Nicholas Hoult, che solo pochi anni fa ha conseguito con lode un master in “Mezzi, automezzi e denti cromati” all’università di George Miller con una tesi su “Ammirami, autopercezione del self e definizione del divino”, ora ha trovato quest’impieguccio come corriere della droga. Ma è stanco vuole uscire dal giro, ha incontrato una ragazza con i capelli tinti ed ora è tutto casa, risvegli nei letti con le lenzuola bianche, famiglia e un lavoro regolare. Almeno fino a quando non si scopre che lei c’ha “la malattia” e servono tanti soldi per “l’operazione”. Quello della riunione di sceneggiatura in cui si è deciso il movente dev’essere stato il giorno successivo ad una festona in cui non andava a nessuno di lavorare.

Un momento dalla discussione della tesi

Tutto a posto. Riprende contatti con il vecchio boss drogatissimo e in deficit di attenzione (Ben Kingsley, bravo! No davvero, i miei complimenti, bravo!) che giusto giusto ha un lavoretto per lui: bisogna andare a rompere il cazzo al grande capo della mala tedesca, un inglese dai modi raffinati e i tirapiedi cattivi (Anthony Hopkins nel ruolo di Anthony Hopkins, anche tu: bravo, davvero!) e rubargli una borsa di soldi (anche qui, la riunione di sceneggiatura dev’essere stata un inferno di proposte eh?!). Tutto facile, mettiamo a punto il piano, rubiamo tipo una serie di camion e una serie di auto solo per prepararci e poi eseguiamo. Le cose vanno storte (ma va!?) e parte l’inseguimento su (a-hem): l’Autobahn!

Ben Kingsley, in un momento di pausa delle riprese

Ora è evidente che arrivati qui siamo solo a metà film e finalmente entriamo nel vivo. Casello-casello Hoult si fa mezza Germania cambiando macchina di continuo con una serie di pretesti da GTA di cui il mio preferito è “Ne ho appena rubata una che però non ha benzina, invece di fare il pieno ne prendo un’altra”. Passando tra paesini mittleuropei con utilitarie, e poi appoggiandosi ad un range di grandi marchi storici dell’automobilismo continentale, cerca di arrivare in tempo a consegnare il denaro rubato.
Addirittura questo film fieramente antico, ma così dolcemente tenero con le esplosioni, ha anche un gran buon finale. Uno che retrodata ancora di più la pellicola e da che sembrava di stare negli anni ‘90 passa gli anni ‘80, ai film di ragazzi in cui due giovini innamorati e vogliosi di stare insieme contro tutti, combattono un mondo intero per stare insieme e stringersi le mani. Che carini.

Non correre, a casa ti aspetto con “la malattia”

DVD-quote:

“Consigliato dal vostro concessionario di fiducia”
Jackie Lang, i400calci.com

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