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La Casa Delle Bambole: quando pensi che a quelli di Non Aprite Quella Porta alla fine gli aveva detto culo

La questione con gli horror è semplice per quanto complicata: non esiste uno standard del concetto di paura.
Non solo non esiste un metro obiettivo per valutarla perché ognuno ha la propria misura, ma non esiste nemmeno una tipologia di terrore universalmente riconosciuto come più spaventoso di altri, dipende dalle singole fobie degli spettatori.
Sappiamo bene che i meccanismi di tensione sono universali, rispondono a regole quasi matematiche (tipo: se lo spettatore sa una cosa che il protagonista non sa e a cui sta andando incontro c’è tensione, se sta avvenendo qualcosa che non vediamo ma che sentiamo avvicinarsi c’è tensione ecc. ecc.) mentre quelli di paura no. Solo il jumpscare è universale ma anche uno trucchi meno efficaci nel lungo periodo, dura l’attimo dello spavento e poi già infastidisce.

L’unica cosa che si possa chiedere ad un horror quindi non è tanto di spaventare davvero ma di riuscire a creare un’atmosfera lugubre e repellente, nella quale non si desidererebbe mai rimanere e da cui si vuole fuggire. Quel senso di scomodità che fa sentire lo spettatore il primo torturato, bloccato sulla sedia, costretto a guardare quel che non vorrebbe. Arrivare a questo è molto complicato e, paura o meno, dovrebbe essere l’obiettivo degli horror hard core, che siano o meno sovrannaturali, che abbiano a che vedere con demoni o con serial killer, che siano efferati o no.
La Casa Delle Bambole fa questo, mette gli spettatori in una situazione effettivamente allucinante assieme alle protagoniste e gli impedisce di fuggire, caricando di volta in volta l’accaduto di ancora più violenza.

I fondamentali

Il paradosso è che stavolta Pascal Laugier non replica Martyrs, non si dedica cioè alla pornografia della violenza, mostrando tutto il mostrabile, scoprendo nuovi confini di quel che è possibile infliggere allo spettatore facendogli vedere il martirio. Stavolta non fa vedere quasi nulla: qualche coltellata, qualche osso rotto… robetta. Stavolta va alla radice delle sue di paure, paure di subire violenza e le mostra benissimo.
Non siamo di fronte ad Hereditary, horror fenomenale che ricrea qualcosa di quasi inedito, un’atmosfera in cui il sovrannaturale è indubitabilmente lì, nell’aria che incombe, ma va invece nel più gretto degli ambiti, nella violenza insensata. Non è un horror politico, non è un horror visivamente raffinato, è un viaggio nella paura individuale.

E ora qualcosa di completamente diverso

Se state pensando “Ma quanto ci vuole girare intorno prima di scrivere di che parla sto film?!” è perché in realtà non voglio dirlo. Qualsiasi cosa di questo film è spoiler. C’è una madre con due figlie che si reca a vivere in una nuova casa, la casa della zia, in mezzo al niente (complimenti per la scelta!) e già nel viaggio sono seguiti da un camioncino dei gelati. È una specie di campionario degli stilemi dell’horror. Nello scenario di Non Aprite Quella Porta arrivano tre donne, sole in una casa che pare uscita da un film Blumhouse, arredata come la magione di Gli Invasati solo con meno soldi e un gusto per pizzi e bambole da Argento, a seguirli c’è qualcuno di psicopatico tipo Alta Tensione. Ci saranno 2-3 twist lungo il film, con sogni, proiezioni mentali e anche un H.P. Lovecraft che parla ai protagonisti. Più spoiler di così non ce la faccio.

Ambientato dentro gli stereotipi dell’horror

In questo mondo di stereotipi dell’horror le cose non possono che andare male, ma andranno così male da rivalutare i fatti e gli eventi degli altri horror dall’ambientazione simile. Pascal Laugier è un cineasta incredibile perché ha dei fondamentali da applausi, è capace di riprendere due persone che cercano di scappare con una terza che le segue e le cerca benissimo, con tensione, nessuna banalità e la capacità di andare dritto al punto senza perdersi in minutaggi inutili. Su questi fondamentali costruisce un viaggio molto più profondo degli altri che siamo abituati a vedere nella piega negativa degli eventi.
Come se si fosse chiesto tutta la vita: “Qual è la cosa peggiore che può succedere?”, in ogni film si dà una risposta con oceani di violenza. Martyrs era già una risposta abbastanza esaustiva, qui non va più in là di quel film (chi mai potrà obiettivamente superare quello e Men Behind The Sun?) ma comunque idea una situazione più radicale di quella di molti slasher o torture porn e lo fa a partire dalle immagini giuste.

classic chainsaw

Se vediamo poca violenza in realtà vediamo moltissime conseguenze, vediamo volti spaccati di persone ancora vive, vediamo simulazioni di cosa stia per avvenire, corpi tumefatti che devono ancora iniziare a subire. La violenza qui non è un colpo o una mazzata, è un processo molto lungo e lento che spaventa perché non vuole finire, non se ne può fuggire e continua, continua, continua, continua……
La Casa Delle Bambole è una porticina aperta nella testa di Laugier, una sbirciata nelle sue paure più oneste e concrete, così dettagliato, preciso e minuzioso da rievocare l’ossessione con la quale il cervello di una persona spaventata lo massacra ideando ipotesi allucinanti.

Dvd-quote:

“A quelli di Non Aprite Quella Porta in fondo gli aveva detto culo”
Jackie Lang, i400calci.com

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