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Nessuno può sentirti urlare se non ci sente e basta, AKA la recensione di Il terrore del silenzio

Lo so che non tutti avete amato Oculus (noi sì, per inciso), è un peccato che sconterete a lungo ma non è materia per questo post, qui si parla del film successivo di Mike Flanagan, quello al cui trailer tutti i savi del mondo hanno pensato: “Ah ecco, e adesso vediamo se Oculus è stato un caso fortunato oppure no”.
La trama entra tutta in un portasigarette hipster che richiama quelli di inizio ‘900, tanto è esile e piccina. Una donna è assediata in casa da un killer. I perché e i percome non ci interessano, non scopriremo mai il motivo per il quale accada tutto questo, né ci deve interessare: c’è una preda e c’è un predatore. Fine. A rendere tutto vivace poi si aggiunga il fatto che lei, la preda, non ci sente perchè è sorda. L’idea è talmente vivace che lo stesso killer all’inizio ne è stupito e non ci può credere, fa le prove, le si mette dietro e fa i rumori. Ma lei niente. Bene, è sorda, il film può iniziare.

La trama entra tutta qua dentro e rimane spazio per un paio di sigarette

La trama entra tutta qua dentro e rimane spazio per un paio di sigarette

Flanagan è un ex-montatore promosso al rango di regista dal sempre geniale Jason Blum che ha visto in lui la luce delle forze del bene, ma soprattutto ha visto un professionista che avrebbe accettato di lavorare ai budget bassissimi dei suoi film (poi risultato, nel caso di Oculus, in un incasso 9 volte superiore, 44 milioni di dollari), il che vuol dire che la testa è quella di un montatore. Quando deve pensare a come risolvere una scena o a come svoltare una soluzione, Flanagan torna sempre al montaggio. Non userà una composizione particolare, non risolverà con un lavoro sofisticato sulla recitazione, né sfrutterà la colonna sonora. No, lui lavora di montaggio, e proprio questo (assieme ad una protagonista e ad una missione concepite alla grande) era ciò che aveva reso Oculus una bomba: l’alternanza di situazioni, piani, momenti e tempi, tutti montati benissimo.
Il Terrore del Silenzio non ha questo tipo di montaggio esagerato, la mano di Flanagan è decisamente più invisibile e, inutile dirlo, vista la situazione lavora tantissimo sul montaggio sonoro e sulla sua negazione.

Tutto troppo facile

Tutto troppo facile

Fin qui la scheda tecnica; il film invece è un po’ The Tribe (non l’avete visto? Vergogna, è il film che dimostra come non ci sia bisogno di poter parlare o di sentire per menare tantissimo) e un po’ Cane di Paglia, da cui prende quell’invenzione geniale che è la violenza risvegliata in una persona normale ma intelligente, messa in una condizione disperata (oltre ovviamente all’assedio casalingo), e un po’ ovviamente The Strangers di Bryan Bertino da cui riprende diversi elementi, non ultimo la maschera del killer (che ad un certo punto però si leva rivelando una faccia da sfigato epica). Insomma non è l’originalità il suo forte. Il suo forte semmai è la maniera in cui, date premesse e personaggi già noti, li agita per creare un film di pura tensione, senza motivazioni, spiegazioni o conseguenze ma fondato solo sulla caccia. Benvenuti!

La fatica nello spiegare le minacce a gesti

La fatica nello spiegare le minacce a gesti

In due parole Il Terrore del Silenzio è uno studio sul tema della suspense con un personaggio sordomuto: il candidato realizzi una serie di scene in cui un killer cerca di entrare nella casa di una sorda e questa si difende. Il film prende vita in questa maniera, va quindi da sè che stiamo parlando di cinema di serie B ridotto all’osso, di un film che non ha nemmeno senso giudicare per elementi come “sviluppo del personaggio”, questo è calcismo puro, azione e movimento e basta, le parole contano così poco che pure uno dei personaggi non le ascolta! Certo, forse non basta a rimanere impresso come il suo film precedente, Oculus è sicuramente un’opera migliore, più completa ed eccitante ma Il Terrore del Silenzio è quanto di meglio si possa chiedere da un film di rapido consumo, roba che non rimane impressa per sempre ma vi fa passare un’ora e mezza piacevole.

Volete odiare Flanagan? Potete, questo film presterà il fianco. Vi piace Flanagan? Potete continuare ad amarlo, Hush presta il fianco anche ad una sincera ammirazione della maniera in cui questo regista elimina sempre tutto il superfluo, quasi azzera premesse e implicazioni per allargare a dismisura quella che per altri sarebbe solo la “parte centrale” del film. E’ la soddisfazione di elevare l’azione a contenuto totale del film.
Se poi volete chiedere a me, io provo una grande ammirazione per la terribile aderenza che ha quest’uomo al concetto di plausibilità. Che le premesse della storia siano realistiche o fantastiche (tipo: c’è uno specchio che ti fa vedere quel che vuole e tu impazzisci e ammazzi tutti) Flanagan è attaccatissimo alle dinamiche causa-effetto, non è fantasioso per niente con quel che accade e come accade, con i tempi e le possibilità. Il Terrore del Silenzio lo dimostra di nuovo, ogni cosa che accade è coerente e nella sua essenzialità ad un certo punto finisce per creare un’atmosfera così concreta da far dimenticare di essere di fronte ad una storia già sentita più volte.

DVD-Quote:

“Le parole contano così poco che pure uno dei personaggi non le ascolta”
Jackie Lang, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

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