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Tema: il mio Stephen King preferito al cinema – La Zona Morta

Svolgimento: io non sono mai stata appassionata di Stephen King. Lettrice vorace, sì; curiosa verso l’orrore, sì; kinghiana, no. Un Natale della mia infanzia mia cugina mi ha regalato L’Incendiaria che mi è sembrato prolisso oltre ogni limite, non mi ha fatto nessuna paura, non ci ho capito un granché. E da lì mi sono dedicata ad altro, stupendomi costantemente della mole sia dei libri sia della fama di King. Quanti cazzo di alberi hanno tagliato per stampare i suoi libri? Sono responsabilità mica da ridere. Per quanto riguarda gli adattamenti cinematografici delle due opere, la mia perplessità si è acuita irrimediabilmente: uno che disconosce la versione Kubrickiana di The Shining e promuove attivamente quell’altra versione imbarazzante per la TV col bambino più orribile di sempre, non può che essere un cretino.

Cazzo! Hai ragione!

Comunque: kinghiana no, cronenberghiana sì. E se Cronenberg dirige un film, io lo vedo no matter what; Cronenberg è una garanzia, anche quando sbraga non può sbragare tanto tanto male. In questo caso, il fatto che il regista e altre cinque persone siano diventate matte a furia di asciugare il romanzo d’origine La Zona Morta (che chiaramente non ho letto) e trarne una sceneggiatura che non fosse convoluta e spossante mi è sembrato subito un buon segno. Il risultato, anche visto oggigiorno, mantiene il suo potere inquietante; lungi dall’essere il miglior film di Conenberg, ha comunque varie idee visive potenti. Il logo del titolo che compare a poco a poco, stagliandosi come una serie di “interferenze” irregolari sullo sfondo; lo strambo suicidio del serial killer e la vendetta della madre in una casa dalle luci fioche e livide; l’onnipresenza dele sequenze delle “visioni” di Johnny, che grazie alla loro mistione di piani temporali e alla presenza fisica di Johnny sulla scena, richiamano l’analogo gioco di realtà parallele di eXistenZ. Nonostante gli effetti speciali e qualche scena bella sanguinolenta, si nota che il budget non è altissimo; ma Cronenberg non si perde d’animo e si concentra sui volti brutti e instupiditi dei personaggi di una provincia gretta, meschina, ipocrita e pronta a cadere fra le braccia del primo arruffapopoli di turno che si butta in politica per loschi fini.

Solo una mente gloriosamente perversa può concepire un suicidio di questo tipo

Il film non funzionerebbe se non potesse contare sul sempre magnifico Christopher Walken, dolente e confuso, vittima del proprio potere, tormentato da dilemmi etici e da un amore impossibile; la sua perfomance fa impressione per la quantità di tristezza che riesce ad esprimere anche col volto mezzo in ombra, i suoi sorrisi sono disarmanti e gli scoppi di violenza tanto incongrui quanto efficaci. Gli fa da comprimario uno strepitoso Martin Sheen nei panni del populista Stillson, con la sua parlata a mitraglia, l’ignoranza esibita e vari altri modi di fare tristemente profetici. Qualcuno si è divertito a mettere insieme questo video, e in effetti le somiglianze ci sono.

Brooke Adams è uno dei love interests più negativi della storia del cinema: la sua Sarah è brutta, stupida, ipocrita. Seduce e abbandona il povero Johnny ben sapendo di ferirlo. Si rende conto che Stillson è un cretino solo quando le rapisce il figlio. Non si capisce davvero cosa provi per lei Johnny, anzi forse la sua fissazione amorosa è essa stessa un segno di squilibrio mentale.

Mena iazza anche con lo sguardo

In breve, La Zona Morta mi è piaciuto ma non mi ha mai convinta a riprovarci con King. E’ una mia grossa lacuna, me ne rendo conto; ma la vita è breve e per ogni centinaio di pagine stampate c’è uno sguardo triste di Christopher Walken che mi convince di aver fatto la scelta giusta.

DVD-quote:

“Merito più del regista che dello scrittore”
Cicciolina Wertmüller, i400Calci.com

>> IMDb | Trailer

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