Crea sito

Essere vecchi per queste stronzate: Tragedy Girls

Entrare nel mondo dei teenager americani potrebbe pure essere divertente. Giovanissimi ossessionati dalla propria posizione nella società, dal proprio aspetto, con tutta una voglia matta di farsi vedere, farsi valere. Non so se funzioni allo stesso modo anche qui: mi rendo conto che quando ero io un teenager a malapena c’era youtube, quindi figuriamoci anche solo un Instagram dove far vedere quanto mi sia vestito bene prima di prendere 2 in latino. È un mondo che dal punto di vista antropologico apre un sacco di opportunità, lo ha sempre fatto, e le dinamiche moderne fanno parte di un mondo nuovo, che conosciamo ma non in quel modo lì, perché è proprio una cosa mai vista prima. L’idea alla base di Tragedy Girls è quella di, semplicemente, applicarci sopra l’essere anche delle psicopatiche; in questo caso, due ragazze fissate con l’ammazzare la gente e il voler raggiungere la fama on-line attraverso vari omicidi e cose così. Fare i like su instagram, i followers su YouTube, i retweet su Twitter. L’idea è buona, ed è un modo facile di raccontare un Mean Girls di menare senza tanti fronzoli e del divertimento assicurato. E sono sicuro che la gente si sia divertita, basta andare a leggere un po’ di opinioni in giro, ma io per niente. È forse la prima volta (ma non ci giurerei) che un prodotto che in teoria dovrebbe piacermi mi annoia e mi lascia indifferente, e non perché chiaramente brutto (Tyler MacIntyre è un bravo cristo), ma perché troppo moderno e, sigh, giovane.
In un mondo giovanissimo dal ritmo scandito a suon di Vine e Snapchat, Tragedy Girls si incastra perfettamente: ritmo per la maggior parte a raffica (al netto di un quarto d’ora di troppo almeno), sequenze che si incastrano l’una con l’altra senza soluzione di continuità, Brianna Hildebrand e Alexandra Shipp  che parlano a manetta con un’energia e carisma anche un po’ invidiabili. Se c’è una cosa che salva ‘sto film dall’essere un’esagerazione continua e insopportabile è la loro irresistibile presenza. Ma non c’è molto di più oltre la gran superficie, proprio come in un mondo di sedicenni ormonali: il sangue e gli ammazzamenti, che sono un bel po’ e piuttosto grafici, passano sullo schermo senza lasciare traccia. Mostrata con la sfacciataggine che caratterizza tutti, a partire dalle protagoniste, la violenza è solo un capriccio, una comodità, che è utile perché fa scenografia, ma non ha valore e non significa niente. Anche le buone idee passano inosservate perché al servizio della superficialità e, peggio ancora, dell’esagerazione. Del gonfiare le cose finché son fatte solo d’aria, che a pensarci è il contrario dell’approfondire. Tutto il grosso che c’è su YouTube adesso, buona parte di quello che fa i soldoni, i vlogger americani che urlano e fanno cose solo per il click: le azioni delle protagoniste si basano su questo, in una critica/satira allo sciacallaggio della violenza, ma è anche lo stesso film a patirne, essendo girato con lo stesso appeal, più tutta una serie di cose come un montaggio a stronzate che butta carne sul fuoco tanto per fare, come fosse un video di Casey Neistat.
Sono sicuro che, film giovane per film giovane, Tragedy Girls sia meglio di tante altre cose brutte che si vedono. È anche un esempio migliore di cinema rispetto al grosso dei film per teenager, tipo Nerve, immagino. Solo che non fa per me, e temo anche per chi abbia più di vent’anni.

Negasonic Teenage Warhead e Storm metto i like su instagram.

DVD-quote:

“È ufficiale, sono un vecchio di merda”
Jean-Claude Van Gogh, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

Tags: , , , ,

Doctor Wu: la recensione di Kung Fu Traveler

(Sovr)Impressioni di settembre, ovvero un lungo power point sulla lezione di vita che Tiger Chen ha appreso da Keanu Reeves: non c’è onore più grande del mantenere dignità e compostezza anche in mezzo al più fesso dei film.  »

SIGNORE R.I.P. RONALD LEE ERMEY SIGNORE!

E se non vi va bene, strozzatevi da soli.  »

Rampage: Asylum meets Cinema coi soldoni.

In cui Dwayne Johnson nomina l’eletto che passerà la vita a costruire monumenti cinematografici in suo onore, e poi si mena con dei mostroni grossi.  »

Viaggio nella valle dei lens flare: la recensione di Annientamento

Dove Stanlio Kubrick si avventura nella Zona a caccia di metaforoni  »

Bando alle chiacchiere presenta: A Quiet Place, la recensione

Quando il cinema d’azione decide di giocare tutto in difesa ed essere grande lo stesso  »

Vivere e rubare a Los Angeles: Nella tana dei lupi

Cervello contro forza bruta. Cervello vince.  »

Quando finalmente ne combini una giusta: Terrifier

La bella storia di uno che faceva dei film brutti poi si è svegliato e ne ha fatto uno fighissimo.  »

Wind River e il ripensare la frontiera.

Dopo Sicario e Hell or High Water Taylor Sheridan chiude la sua trilogia della nuova frontiera americana e lo fa senza sconti.  »

Nostalgia canaglia – Il pezzo a sei mani su Ready Player One

Dance la Presidance, face the Spielberg Face.  »