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Guida alla proiezione di un nuovo film di Guerre Stellari: Solo o come comportarsi in società

Tutti hanno un’opinione sui nuovi Guerre Stellari. Anche mia madre, cristo santo! Non è normale ed è il segnale più evidente del fatto che tutto è cambiato.
Contemporaneamente poi nessuno ha un’opinione sui vecchi, cioè gli originali 3. Tutti li amano incondizionatamente, quindi non hanno una vera opinione. Sono film ambientati nello spazio con delle eccellenti soluzioni di design e una puerilità contagiosa e gioiosa, unita ad una mitologia impeccabile tra west e fantasy (cavalieri neri e bianchi, spade, mostri, principesse, la Forza ecc. ecc.) e alcuni interpreti che vincono la partita. Fantastico. I nuovi (da Episodio I in poi) sono film che cercano di prolungare quegli altri film lì, levandogli però il west, il fantasy e gli attori che vincono la partita. Per supplire hanno lavorato sulla mitologia, ampliandola e completando gli aspetti mai narrati, finendo per scontentare molti (di certo i più rumorosi) ad ogni singola decisione.

“Questa lavorazione sta andando benissimo non ci separeremo maiiiii!!!”

Anche quando erano buoni film (Episodio I è un ottimo film) erano comunque dei pessimi Guerre Stellari. Anche quando rifacevano modernizzando e rendendo dinamici gli originali con maestria molto superiore a quella di George Lucas (Episodio VII) erano dei pessimi Guerre Stellari. Il migliore (secondo l’opinione comune), e quindi l’unica via che pare percorribile, è Rogue One in cui non c’è Forza, non ci sono cavalieri Jedi, non ci sono personaggi noti, in cui non si tocca praticamente niente del mito originale.
Ora Solo è il film che vi sbatte in faccia la vera verità che si può desumere da tutto questo: NON AVETE PIU’ 10 ANNI, NON LI AVRETE MAI PIU’ E NON VI GODRETE MAI PIU’ UNA SAGA FANTASY RIUSCITA IN QUELLA MANIERA!!!

30 minuti dopo

Con Alden “carisma zero” Ehrenreich nei panni di Harrison “sono tutto carisma e del resto non me ne frega una mazza dei film che faccio” Ford, un finlandese nel costume di Chewbacca, Childish Gambino nei panni di Lando Calrissian e Woody Harrelson nel personaggio meno Woody Harrelson possibile, Solo doveva essere il film per maschi del nuovo mondo di Guerre Stellari, là dove gli altri cercano di mettere i piedi in tutte le staffe, di fare action e fantascienza per un pubblico generico e ampio. Qui invece parliamo del giovane Han Solo, qui invece si fa azione, spari laser pìu! pìu!, salti, scappa scappa, donne, sorrisi malandrini ecc. ecc. Qui il classico è imposto, inventarsi qualcosa non ha senso e del resto Solo si inventa molto poco, sta più che altro attento a tagliare con cura il proprio target, per l’appunto quello dei bambini.

Davvero duro con problemi seri

Disney ha messo in piedi la fabbrica dei Guerre Stellari, ne fa uscire circa uno l’anno (più o meno) per sempre (cioè fino a che continuano ad incassare, cioè fino a che il pubblico non si stufa, cioè fino a che non hanno stiracchiato tutto così tanto che non ce la facciamo davvero più e nemmeno gli diamo una possibilità), praticamente è come se avesse creato un canale tematico da riempire di roba Guerre Stellari ex novo. A suo modo una follia, ma come tutte le follie fatte con tantissimo denaro è anche uno spettacolo da guardare.
Dunque siccome producono a rotta di collo, devono anche differenziare questi prodotti. Prima i Guerre Stellari erano i Guerre Stellari, ora ce ne sono alcuni indirizzati ad un tipo di pubblico e altri indirizzati ad un altro. Questo, come detto, è quello per bambini. Ciò non vuol dire che un adulto non ne possa godere, ma che è così che andrebbe guardato. E in questo senso è un film perfetto.

“YEEEEEEE!”

C’è davvero poco o nulla che possa essere oppugnato a questo film, nonostante una lavorazione infernale e un cambio di regia in corsa (ma tanto lo sappiamo chi comanda lì: Disney), Solo è un film privo di difetti, corretto sotto ogni punto di vista, equilibrato e impeccabile, come spesso sono i film di Ron Howard (un regista adorato ad Hollywood perché porta le scene a casa, sta nei budget e fa esattamente quel che gli è stato chiesto). Ma non ha personalità, come spesso capita ai film di Ron Howard. È un divertimento epidermico lontano dalla sofisticazione che può andare bene ad un adulto, ma non ha nessuna voce originale, non ha nulla che si ricordi. Il suo pregio semmai è di mettere mano ad una dimensione solitamente marginale, quella degli avventurieri della galassia, del piccolo crimine, dei truffatori e mafiosetti, insomma delle parti più basse e periferiche di quel mito, che non giocano nessun ruolo nella grande trama ma come in un poliziesco o nel west cercano di rimanere vivi in un mondo pericoloso. E tra l’altro lo fa con scene d’azione concepite benissimo anche se poi eseguite con blanda voglia di spaccare tutto (quella del treno che si ribalta è certamente la migliore, l’unica in cui il tempo gioca il ruolo che merita di giocare e nel quale davvero si avverte il pericolo e l’eccitazione di far parte del colpo).

Stima

Solo era a tutti gli effetti il Guerre Stellari di menare, potevano scegliere di farne un film durissimo, hanno scelto di farne uno morbidissimo. Possiamo davvero stare a questionare le decisioni di una multinazionale in materia di target? Vogliamo davvero invocare l’arte, la purezza di una saga fondata sul marketing (il primo, Episodio IV, fu finanziato prevendendo le action figures, cristo santo!)? La cosa più sensata è sedersi e vedere se vi piace questo film per bambini di oggi e se vi stanno bene un paio d’ore di azione impeccabile ma mediocre.

Missione compiuta

Del resto Han Solo è la spalla storica della serie, aveva senso perché aveva personalità, molta più del protagonista come vogliono le regole dei racconti epici. Qui però non ne ha, cerca di averne nella stessa maniera in cui i bambini si muovono come gli adulti pensando che quelle movenze abbiano lo stesso effetto e invece hanno l’effetto opposto (li rendono “adorabili”).
Han qui si guadagna inizialmente quel che conosciamo di lui (un mezzo, un amico di un’altra specie ecc. ecc.) e nel corso del film perde un po’ d’ingenuità per guadagnare il noto cinismo, ma non abbiamo l’impressione di conoscerlo alla fine come avevamo con l’Han originale. Ed il punto è un po’ lì. Senza un villain memorabile (Paul Bettany??! Dai…..) e senza un protagonista davvero potente non ci possono essere speranze di rimanere inciso nella memoria.
Ma in fondo se ci guardiamo dentro lo sapevamo da sempre che sarebbe andata così, quando finisci a parlare più della versione giovane di Lando che del protagonista un problema c’è. Spoiler: nemmeno Lando giovane ha personalità.

Il simbolo dell’indecisione: mettergli le cicatrici in faccia che lo rendano mostruoso ma non farne mai un mostro potenzialmente spaventoso

Questo rende Solo un brutto Guerre Stellari? Forse è il caso di smettere di farsi questa domanda. Nel momento in cui i film di Guerre Stellari non sono scarsi, anzi sono tantissimi e tantissimi ne arriveranno, forse non è più il caso di proteggerli come una reliquia, di preservare il canone e di pretendere che tutti si conformino ad un certo spirito. Tutto può essere Guerre Stellari, come tutto già è Marvel (che poi è sempre Disney). Un film molto comico e uno molto serio e grave, quello d’azione e quello di politica, quello più di femminismo e quello invece che mette più paura. È proprio la definizione di “un film di Guerre Stellari” che ha meno senso oggi, ed è buona più per la produzione (che la usa molto e molto si dilunga per affermare che “siamo fedeli allo spirito”) che a chi li guarda. Esistono soltanto film pensati per noi o non pensati per noi.

“Ragazzi siamo fichi, ve lo dico io”

Questo è buono per i bambini e basta, quindi magari anche molti tra di noi. Basta aspettarsi quello.

Dvd-quote:

“Per favore, mettetevi l’anima in pace”
Jackie Lang, i400calci.com

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