Cop Out (Shane Black vs. the WTF team-up)

08/02/2010 | media, news | di Wim Diesel

10) ho visto di peggio: Zack and Miri make a Porno

Una persona che rispettiamo ha scritto recentemente un ottimo pezzo in cui sostiene grossomodo che l’umorismo caciarone di cazzi e scorregge à la cinepanettone/zoodi105/americanpie è una cosa che impedisce al maschio una piena comprensione dell’altro sesso, e viceversa. Naturalmente sono dispiaciuto di questo, ma

giuro su dio che non è un montaggio.

giuro su dio che non è un montaggio.

L’immagine proviene dal secondo trailer di Cop Out, il nuovo Kevin Smith, di cui ci siamo occupati brevemente nei Calcetti e più estesamente quando pareva si dovesse chiamare ancora A Couple of Cops o A Couple of Dicks.

Ora vedi, io vivo bene anche fuori di qui. Nel senso che dopo un certo periodo di malessere interiore per via degli sfottò dei miei coetanei (se di cognome fai Diesel è un problema, mio fratello l’ha cambiato in Rossi) riesco ad esistere in un mondo nel quale non devi sgamare il WTF o il LULZ o l’OMFG o il ROTFL o il NSFW. Non è roba per me.

Nel trailer di Cop Out, tuttavia, c’è una scena in cui Tracy Morgan è dentro alla stanza degli interrogatori con un sospettato, gli punta la pistola alla testa e gli sbatte la testa contro il finto specchio a parete mentre urla “NESSUNO PUO’ METTERE BABY IN UN ANGOLO”. Dall’altra parte del muro Bruce Willis disegna un cazzone sul vetro e fa finta di infilarglielo in bocca. La mia domanda è: come cazzo si fa a girare una scena del genere? Per me non esiste che LA SCRIVI. Più probabilmente sei sul set a fumarti qualche base, qualcuno pensa alla scena più stupida che potresti fare con quegli interni lì, uno la spara a caso e tutti iniziano a lavorarci come pazzi con l’idea di tornare in appartamento e postarla su twitter. O in altre parole, per il LOAL o il WTF. In un’altra scena Tracy pesta un bambino di dieci anni. In un’altra, uhm, se vi posto il video fo prima.

Terrò le considerazioni sparse per la recensione, naturalmente. Mi sembra piuttosto chiaro che siamo in zona Bad Boys o Showtime, o in una qualunque altra zona che preveda una buddy-puttanata che mischi coolness, abbronzature, demenza, Bruce Willis che disegna i cazzi sui vetri, Sean William Scott e Adam Brody. A vedere il trailer sembra che a girarlo si siano divertiti il triplo di quanto ci divertiremo noi a vederlo. E a me basta, anche perchè mentre soccombo a cazzi scorregge e WTF, ho deciso di voler ricordare questi uomini come appaiono nella foto di cui sopra. Liberi, felici ed innamorati della loro arte.

E infine accadde il miracolo. Universal Soldier: Regeneration.

08/02/2010 | recensioni | di Nanni Cobretti

Due settimane fa, per festeggiare il primo compleanno dei 400 Calci, Nanni Cobretti si è regalato un lettore Bluray. Come acquisto ideale per testare il baracchino ha pensato alla prima cosa a cui avete pensato anche voi: esatto, la neo-trilogia di Universal Soldier. Per cui, dopo aver ripassato i primi due capitoli e ignorato quelli apocrifi con Matt Battaglia, è giunto finalmente il momento di raccontarvi l’ultimo, clamoroso episodio.

universal soldier: regenerationVi è mai capitato di entrare al McDonald, ben consci del tipo di prodotto che viene servito, ordinare il solito menù cheeseburger sperando al massimo che il formaggio sia fresco e abbiano cambiato l’olio di recente, per vedervi invece serviti un bel pollo arrosto cotto, gustoso e aromatizzato a puntino con tanto di vinello bianco in omaggio come fanno nei migliori ristoranti?
È ovviamente una domanda retorica (o “metaforone”). Ma è più o meno la sensazione che ho provato nel godermi quella cosa incredibile che si è rivelata essere Universal Soldier: Regeneration. Nelle premesse: il solito DTV low budget della Nu Image, diretto da un semi-esordiente figlio di papà, da vendere a un pubblico di disperati come noi a cui basta vedere i nomi di Jean-Claude e Dolph sulla locandina ma anche uno solo dei due sarebbe bastato. Nel risultato: roba da far vergognare la quasi totalità di ciò a cui hanno appioppato l’etichetta “reboot” negli ultimi dieci anni, su tutti i livelli.
Ce ne si accorge già dal primissimo secondo: un lento piano sequenza che segue una giovane coppia benestante uscire da un edificio dove un improvviso, violento tamponamento fa scattare un sequestro di persona e un inseguimento in auto tesissimo e forsennato che pure Paul Greengrass ha preso appunti. E poi veniamo introdotti nella splendida location principale: l’abbandonata centrale nucleare di Chernobyl. È qui che si sono rifugiati gli autori del rapimento, i “separatisti del Pasalan”, con lo scopo di ricattare il governo ladro. La loro arma: il più potente UniSol di ultimissima generazione (Andrei “The Pit Bull” Arlovski), sgraffignato dal laboratorio dove ancora si ostinano a perfezionare quel solito vecchio progetto che ha sempre dato più problemi che altro. Il problema: Pit Bull è talmente superiore da bersi in un boccone tutti gli altri amici UniSol speditiglici contro in missione kamikaze. La speranza: rispolverare Luc Deveraux (Jean-Claude Van Damme, obviously). Continua a leggere »

Il fermo-immagine del lunedì

08/02/2010 | il fermo-immagine del lunedì | di Nanni Cobretti

il fantasma dell'opera
Il fantasma dell’opera

Aspettando la rece di Command Performance

07/02/2010 | divagazioni, media | di Nanni Cobretti

Signore e Signori: Dolphis Presley.
I sottotitoli non servono.

(ripensandoci, non sono sicurissimo di avervi fatto un favore a mostrarvelo…)

“The Box”: dieci cose che nessuno ha ancora avuto cuore di dirvi.

07/02/2010 | recensioni | di Dolores Point Five

Spoiler: non ci provano.

Fermo restando che l’esimio dottor Casanova Wong Kar-Wai ha ragione comunque, e che quanto da lui scritto qui corrisponde a verità, è ora di inaugurare il primo temporary store dei 400 Calci, uno spazio che potremmo chiamare NON AVRAI UNA SECONDA CHANCE. Mentre ci cantiamo sopra. Come il coro di incappucciati di Oxford University.

Prendete una torcia e seguitemi.

Prima, però, guardate questo contributo multimediale, che un benemerito lettore ci ha lasciato nello spazio commenti (grazie):

1. Il film The Box è TUTTO FOTOGRAFATO COSI’.

2.Il film è anche interamente SUSSURRATO. A parte Frank Langella che fa l’uomo con solo mezza faccia e perciò quando sussurra ENUNCIA, tutti gli altri bisbigliano anche quando sono in casa loro chiusi a chiave e il figlio sta giocando a Monopoli in un bunker a tre chilometri di distanza. Risultato: ho passato metà del film a spippolare col rewind e dire EH? EH?.

2/a. Non fate commenti tipo “infermiera!”. Io ho 29 anni e ci sento BENISSIMO.

3. Cameron Diaz interpreta una donna senza le dita di un piede. Dopo circa 40′ il marito scienziato le regala una specie di protesi da infilare dentro la scarpa, però fino a quel punto Cameron Diaz cammina come L’amico di famiglia.

4. La faccenda delle dita del piede, essendo che siamo nel 1978 e Cameron Diaz ha i suoi anni, non può essere stata causata dal Thalidomide, e viene infatti spiegato come il tristo effetto collaterale delle RADIAZIONI. Però mi sembrava il classico “dettaglio” messo lì per caratterizzare un personaggio a ufo. Un po’ mi incazzavo, poi mi ricordavo che -- ehi! -- a me i dettagli che NON SERVONO in un film PIACCIONO, e pure tanto, e quindi mi ci rimettevo in pace. Anche se continuavo a temere il METAFORONE.

5. Se in un tuo film la gente per fare dei misteriosi segnali segreti ammicco ammicco alza delle dita nel vuoto, e il risultato sono le immagini nel post di Casanova, io dovrei avere in automatico il diritto di venirti a rubare in casa. Mazel tov, bitch.

6. E sto volutamente tralasciando l’Amico Spiegazione che A DIECI MINUTI DAL FINALE salta fuori e riassume il film a James Marsden. Subito prima che un SUV degli anni ‘70 lo riduca in polpette.

7. Richard Kelly ha, con questo, girato tre film imperniati su una figura Christi che si sacrifica anche se non gliel’ha chiesto nessuno. Hai. Rotto. Il. Cazzo.

8. Noto con piacere che alcuni colleghi americani si sono arrazzati per le citazioni di Jean-Paul Sartre contenute nei dialoghi. Ok. Le citazioni sono inserite nei dialoghi con le seguenti modalità: “questo è davvero un brutto momento per la sua famiglia, mi risulta che lei abbia familiarità con l’opera di Jean-Paul Sartre, ripensi allora a quando egli disse”.

9. Se di simbologia catto-apocalittica si deve morire, io mi tengo tutta la vita il vituperatissimo Segnali dal futuro, un altro film che secondo gli internets avrebbe dovuto essere scritto e diretto da Richard Kelly, e che ti porta sì in zona Left Behind ma almeno prima ha la grazia di far scoppiare roba costruire set pieces non ESCLUSIVAMENTE finalizzati a far sentire chi guarda un coglione.

10. Vi ricordate le dita del piede? Beh. Alla fine ERA UN METAFORONE. E Cameron Diaz ha pure un monologo schiantacuore in cui lo spiega a Frank Langella. E considerando di COSA è un metaforone, e QUALI effetti ha avuto, il personaggio di Cameron Diaz si porta a casa la prima candidatura ufficiale dei Sylvester 2011 per la categoria “personaggio più stupido in un thriller/horror”. Battetela se ne avete il coraggio.

Ho finito, grazie.

Menopeggio Tv: Batman Forever

06/02/2010 | menopeggio tv | di Bongiorno Miike

Minirecensione in dieci punti da leggere stasera davanti al televideo.

Batman Forever

(Batman Forever)

DOVE: ITALIA 1!

QUANDO: 14.00 (sbrigatevi!)

batman forever1) Il titolo non è una promessa, ma una minaccia.

2) Il film intero si regge sul complesso di inferiorità: quello di Schumacher nei confronti di Burton, quello di Lee Jones nei confronti di Nicholson, quello della Kidman nei confronti di Michelle Pfeiffer in latex, quello di Jim Carrey nei confronti di Paperino.

3) La fotografia è in RGB: o è tutto ROSSO o tutto VERDE o tutto BLU. [per una serata più gustosa: procuratevi un amico daltonico. Grasse risate]

4) E’ uno di quei rari casi in cui il doppiaggio italiano salva una recitazione originale così sopra le righe da far venire il mal di testa. Per dire, in confronto ad alcune battute di Tommy Lee Jones, Muccino sembra Chabrol.

5) Non ho alcuna remora a dire che, tra tutti quanti, Val Kilmer è stato l’unico dotato del mascel du role per intepretare Batman/Wayne.

6) Ha costretto Seal a cantare a torso nudo davanti al Bat segnale. Questa è crudeltà.

7) Si vedono tutti i presagi di quello che sarà poi Batman & Robin ma fin qui tutto bene, fin qui tutto bene (o non così male)

8) C’e’ una comparsata di Don “The Dragon” Wilson nel ruolo di un tizio con la faccia da teschio che le prende dal duo meraviglia. (via Nanni Cobretti)

9) E’ un film godibile se quello che si vuole sono un centinaio di minuti di puro svago caciarone e oscuro come un marshmallow alla fragola.

10) Ho visto di peggio: Daredevil

batman forever

E questa è l'auto con cui Batman andava ai concerti dei Misfits

Fight Night: Over The Top

05/02/2010 | fight night | di Nanni Cobretti

Rubrica settimanale di colonne sonore da combattimento per caricarvi, emozionarvi o anche solo farvi battere i piedini in preparazione al weekend.

Artista: Sammy Hagar
Titolo: Winner Takes It All
Dal film: Over The Top

Rottendamn 2010: carcere e psichedelia

05/02/2010 | recensioni | di Cicciolina Wertmüller

un propheteDevo dire che dormire in un mulino a vento è più scomodo di quanto pensassi – piccolo, buio, freddo. Allora per tirarmi su di morale ho inforcato i pattini d’argento, solcato i canali ghiacciati e sono andata a vedere Un Prophéte del francese Jacques Audiard, che si svolge in un carcere. E proprio ieri esce la notizia che il film è candidato agli Oscar come Miglior Film Straniero, quindi tocca parlarne. Innanzitutto, questo film *non* è “il nuovo Bronson” come mi era stato venduto: è un buon dramma carcerario con un attore sconosciuto e molto intenso, Tahar Rahim, una sceneggiatura tesissima e tutti gli ingredienti chiave per fare un buon film mainstream che non ha paura del sangue. Il giovane Malik va in cella per motivi sconosciuti e si trova diviso fra le proprie origini arabe, che lo spingono a solidarizzare con i prigionieri musulmani, e il desiderio di essere accolto sotto l’ala di César (il grandissimo Niels Arestrup), capo della mafia còrsa. La sua prova iniziatica è tagliare la gola ad un progioniero indiano, il cui fantasma da allora in poi condividerà l’esiguo spazio della cella con Malik. Il quale riesce a conquistare la fiducia di César, ne diventa galoppino ogni volta che ha un permesso, e alla fine gira tutto a proprio vantaggio. Duro, sporco, polveroso con alcuni sprazzi surreali; ciao Jacques, ci si vede a Hollywood.

DVD-quote suggerita:

“Franza o Spagna purché se magna”
Cicciolina Wertmüller, i400calci.com

amerPerò ora basta con tutta sta fotografia desaturata e pellicola sgranata: è ora di Amer, primo lungometraggio psichedelico della giovane coppia belga Heléne CattetBruno Forzani. La storia qui è un mero pretesto per costruire un coloratissimo e fantasioso omaggio al “giallo” degli anni ‘70: un incubo che segue la protagonista dall’infanzia all’età adulta, fra la villa di famiglia infestata da presenze inquietanti e le vacanze al mare durante cui la ragazza si scopre oggetto del desiderio di tutti i maschi locali. La camera indugia sui dettagli e sulla consistenza delle superfici, che siano la stoffa dei vestiti della ragazza, la sua pelle nuda, bagnata, accapponata, o un inquietante paio di guanti di pelle, o l’occhio di un uomo misterioso mentre entra in collisione con un rasoio; come dite voi in Italia, “Bunuel puppami la fava”. Il montaggio astratto è accompagnato da un sound designing ricchissimo e frastornante che fa grosso uso di pettini di plastica (avete presente quando fate scorrere il pollice lungo i dentini di un pettine? Divertentissimo) e di colonne sonore vintage di Cipriani e Morricone. Ecco, ovviamente Amer fa tutto tranne che paura, però vi può riportare indietro all’infanzia quando guardavate i film in seconda serata e sobbalzavate alla vista del primo capezzolo e pensavate “Ora lo faccio anch’io un giallo!”; ecco, Cattet e Forzani hanno ascoltato i vostri lontani desideri.

DVD-quote suggerita:

“Souvenir d’Italie”
Cicciolina Wertmüller, i400calci.com

nekromantikSe Amer è una “song of innocence”, il celebrato Nekromantik di Jorg Buttgereit è certamente una “song of experience”. Sì, questa è una citazione colta e dimostra che ci si può ingozzare di formaggio con la crosta rossa e non subire danni cerebrali. Comunque Nekromantik è qui ad allietare la sezione “Back To The Future” del festival. Per chi non l’avesse mai visto, descrive i dolori del giovane Schmadke, che di mestiere pulisce le strade dai cadaveri morti negli incidenti. La sua ragazza Betty ha fantasie necrofile e fa i salti di gioia quando lui le porta a casa un cadavere nuovo di zecca. Per prima cosa lei correda il cadaverone di una bella sbarra di ferro fra le gambe, e per un po’ il ménage a trois funziona egregiamente. Ma quando Schmadke perde il lavoro, Betty se ne va col suo amichetto decomposto, consegnando l’ex moroso alla follia sanguinaria; alla fine Schmadke si ammazza mentre si masturba, insomma viene e va. Credo che ci siano in giro delle buone edizioni in DVD, se non ci sono organizziamo noi una petizione.

DVD-quote suggerita:

“C’è una volontà / che questa morte sfida / è la nostra dignità / la forza della vita”
Cicciolina Wertmüller, i400calci.com

Paranormal… wait for it… ENTITY. Sì, è la Asylum.

05/02/2010 | recensioni | di Nanni Cobretti

Ecco, sono esattamente progetti del genere che mi intrigano a sangue.
Prendete da una parte la Asylum, una casa di produzione che ha basato l’80% del suo catalogo in taroccate a basso costo di film di successo con lo scopo di guadagnare su chi è abbastanza disinformato/distratto da confondere un titolo per un altro.
Prendete dall’altra Paranormal Activity, un filmettino semi-amatoriale costato la miseria di $11.000 e diventato un incredibile fenomeno mondiale (lo sapevate?) che ha incassato oltre 100 milioni.
Quello che otterrete è una prima irripetibile: una scopiazzatura costata PIÙ dell’originale.
paranormal entityDa un certo punto di vista è quindi la prova del nove per la Asylum: non solo il budget a disposizione era superiore a quello dichiarato al fisco da Oren Peli, ma si trattava anche di una rara occasione in cui, non trattandosi di un successo annunciato da battere sul tempo come un Transformers o un 2012, per una volta hanno potuto preparare la loro versione dopo aver visionato il materiale di partenza. Unica scusa, quegli apparenti dettagli che chi crea fenomeni mediatici e chi è pronto ad esaltarsi di fronte ai “miracoli” del low budget trascurano sempre: la Asylum non aveva a disposizione nè amici da far sgobbare a gratis, nè cinque anni di tempo per poter limare ogni dettaglio a piacimento, nè tantomeno 18 finali diversi da testare con pazienza.
Vediamo quindi cos’hanno combinato.
Innanzitutto la finezza che fa istantaneamente eterna simpatia. Che alla Asylum non sono mica scemi e l’hanno capito che questa cosa per avere successo deve sembrare vera. E allora se vai sul loro sito non ne parlano come di un film, ma di filmati ritrovati e pubblicati grazie al permesso della famiglia delle vittime. E lo stesso fa l’enorme fascetta rossa sulla locandina, con scritto “Warning – Actual crime scene footage”. E non mi risulta si siano pubblicizzati altrove, ma cosa si sono ricordati di fare per dare a tutto ciò credibilità definitiva e inoppugnabile? …Non hanno creato la scheda IMDb. Genius.
Trama: la parola d’ordine è “di più”, e tanto per iniziare i personaggi insopportabili stavolta non sono due ma tre. Si narra infatti della famiglia Finley, composta da madre imparanoiata, figlio insostenibile e figlia sempre in canotta. Nella loro casa si sono verificati eventi assolutamente inspiegabili secondo le normali leggi della fisica (chiavi perse, calzini spaiati, quelle cose lì), per cui il figlio rompicoglioni ha comprato non una, non due ma QUATTRO telecamere da piazzare fisse in casa a riprendere qualsiasi cosa succeda.

paranormal entity

SPOILER: non succede NIENTE

Ora, è qui che i nostri autori di Paranormal Entity si sono divertiti un mondo. Il finto-amatoriale è un po’ il paradiso del film-maker insicuro, perché nel nome della “realtà” si può permettere di tutto, da riprese oscene a montaggi sballati a tempi morti lunghi come la quaresima. Per cui ecco che tecnicamente nessuno potrebbe dire nulla se a un certo punto, alla facciaccia della tensione costruita poco alla volta, il figlio inquadra la madre, le ordina “spiega tutto”, e lei vomita fuori tutto il background della vicenda in quello che è il più imbecille espediente di sceneggiatura che vi possa venire in mente, l’equivalente videoamatoriale dei lunghissimi testi scorrevoli che compaiono all’inizio dei film di fantascienza. È lì che scopriamo tutto ciò che ha portato alla decisione di documentare quello che accade in casa, e anche ovviamente che il marito di lei è scomparso in circostanze non del tutto cristalline (e qui mi chiedo chi potrà mai essere lo spirito misterioso che infesta la casa, ma proprio non ne ho la più pallida idea). Comunque più avanti nel film, per sicurezza, c’è un’altra scena identica.
La faccenda delle quattro telecamere poi è ugualmente maldestra, perché se in Paranormal Activity vedevamo Katie La Tettona (non ricordo il vero cognome) alzarsi ipnotizzata, uscire misteriosamente dalla camera e lasciare tutti in sospeso su cosa farà e cosa non farà (spoiler?), ecco che qua in una scena assolutamente identica vediamo in diretta che la madre scende in salotto a non fare assolutamente nulla se non lasciare due ditate sul tavolino. Sai che strizza. E quando la mattina dopo i figli si svegliano e vedono le ditate, e cominciano a urlare “OMG chi è stato WTF” e la madre “OMFG non ricordo nulla”, a noi non resta che guardare con impazienza l’orologio.
Comunque, un miglioramento rispetto all’originale c’è: tette! Quando ormai non ci speravamo più e pensavamo che la canotta fosse il massimo prurito concesso, ecco che la figlia va in para dura proprio mentre sta facendo il bagno nella vasca, e il fratello puntualissimo entra armato di telecamera meritando finalmente un motivo per esistere.

Bingo!

Bingo!

Il finale, oltre che ad essere spoilerato secco dalla locandina, è di un moscio e insignificante che intristisce.
Ma dopotutto anche questo film si basa su un’idea la cui forza stava all’80% nel concetto: chi non si è mai imparanoiato per rumori sospetti sentiti in casa, o su ciò che può succedere intorno a te mentre dormi? Per quanto l’esecuzione sia palesemente grezza e frettolosa, ciò non toglie che Paranormal Entity possa comunque funzionare decentemente, in modo quasi automatico/pavloviano, per il pubblico di non smaliziati a cui si rivolge l’Asylum. E non necessariamente solo per loro perché, non avendo idea di cosa può accadere, la camera a mano, il buio, il silenzio, la dilatazione dei tempi e la minaccia di uno scatto a un certo punto ottengono da soli l’effetto desiderato per pura questione di meccanica e indipendentemente dal contesto, esattamente come un colpo nel punto giusto del ginocchio vi fa alzare la gamba che lo vogliate o no. È ovviamente anche questione di sensibilità, ma vi basti il trailer per farvi un’idea di quello che intendo.
E questa è forse l’idea che mi intriga di più di tutta l’operazione, e fa di questo film la potenziale chiave per smontare definitivamente un genere.
Ma di massimi sistemi ne parliamo un’altra volta.

DVD-quote suggerita:

“Come Paranormal Activity, ma con più telecamere e più tette”
Nanni Cobretti, i400calci.com

>> IMDb (sì, dopo che il film è uscito l’hanno aggiunto) | Trailer

Trivia: la Asylum ha vinto il Premio Sylvester 2010 per Miglior Scena WTF con Megashark vs. Giant Octopus, uno dei loro pochi 100% originali. Asylum 1 – Martin Scorsese 0.

Lake Mungo: Don’t Believe The Hype

04/02/2010 | recensioni | di Casanova Wong Kar-Wai

Ok, non so se ve l’hanno già detto, ma Paranormal Activity è un po’ un fenomeno mondiale. Pare infatti che sia stato girato con pochi soldi e che ne abbia incassati invece tantissimi. Vi risulta nuova questa notizia bomba? È perché siete sul sito giusto. Noi siamo persone attente e sul pezzo, per cui siamo in grado di darvi informazioni così attente e accurate. Ma dato che siamo così attenti e accurati, ci è venuto un dubbio: possibile che in tutto il mondo rotondo, che gira che gira e che mai si fermerà, non sia stato girato un film simile a quello di Oren Peli? Magari un altra pellicola  – per dirla come Piero Ciampi -  con “tutte le carte in regola” per diventare un successo mondiale? Scava, scava e ovviamente, dall’edizione del 2009 del South by Southwest, viene fuori un titolo piccolo piccolo. Ancora più piccolo di quello lì che esce domani nelle nostre sale… Ecco a voi Lake Mungo.

lake_mungo

Ora, capisco che il titolo non suoni particolarmente catchy – a me fa venire in mente la sequenza di Tutti Pazzi Per Mary in cui Matt Dillon dice che conosce uno con una fronte grande come lo schermo di un cinema – ma vi posso assicurare che Lake Mungo non ha niente da invidiare a Paranormal Activity. Anzi. Cominciamo però dicendo che l’esordio di Joel Anderson è del 2008, per cui non iniziate  a scrivere nei commenti che Joel ha copiato. Amici armati di penna rossa, lo sappiamo anche noi che quello lì è arrivato prima, ma non è questo ciò che a noi importa. Ora, come detto nell’intervista, è impossibile non citare parlando del film di Oren Peli l’ormai vecchiotto The Blair Witch Project. Questo perché quello che vediamo sullo schermo è semplicemente il “riassunto” delle riprese fatto dai protagonisti. Certo, in questo caso manca un inquadramento iniziale – una sorta di preambolo/spiegazione (modello Cannibal Holocaust) – e le parti più interessanti sono riprese con m.d.p. fissa, ma il succo è quello. Lake Mungo invece è diverso. Si spinge un po’ più in là, giocando con lo spettatore e con la veridicità di quello che gli viene mostrato. Continua a leggere »