Rubrica settimanale di colonne sonore da combattimento per caricarvi, emozionarvi o anche solo farvi battere i piedini in preparazione al weekend.
Artista: Harold Faltermeyer & Steve Stevens
Titolo: Top Gun Anthem
Dal film: Top Gun
Rubrica settimanale di colonne sonore da combattimento per caricarvi, emozionarvi o anche solo farvi battere i piedini in preparazione al weekend.
Artista: Harold Faltermeyer & Steve Stevens
Titolo: Top Gun Anthem
Dal film: Top Gun
Secondo voi Jason Statham è uno che quest’anno si accontenta di farsi vedere in The Expendables? Macché: è già pronto il remake di Professione assassino (The Mechanic), un gustoso Charles Bronson del ‘72.
La trama: Jason è un assassino professionista (da qui il titolo italiano) che ama paragonare il suo lavoro a quello di un meccanico (da qui il titolo originale), e che un giorno decide di assumere uno stagista. Con tutte le gnocche che potrebbe avere, sceglie Ben Foster. Segue sequenza indistinta di inseguimenti, esplosioni e pizze in faccia. Nel cast c’è anche Donald Sutherland, per cui dò per scontato che sia in gran parte colpa sua. Alla fine Ben Foster si lamenta del suo contratto e va a protestare in piazza col megafono facendosi intervistare da MTV e Rai3.
Dirige Simon West, di cui ricordiamo volentieri Con Air e dimentichiamo altrettanto volentieri tutto il resto.
Uscita prevista per il 15 dicembre, data strategica per la corsa agli Oscar ai Sylvester.
A voi il trailer:
Minirecensione in dieci punti da leggere stasera davanti al televideo
Slevin – Patto Criminale
(Lucky Number Slevin)
DOVE: Italia 1
QUANDO: 23.15 (a nanna presto questa volta)
1) «pronto…?»
«Ohi ciao Paul sono io.»
«…»
«Jason»
«…»
«Smilovic…»
«…»
«Jason Smilovic… lo sceneggiatore»
«Oh! Jason! Scusa non ti avevo riconosciuto ma ho perso il cellulare due giorni fa quindi sai… la rubrica del telefono… ho perso tutti i numeri… non è che ti avessi cancellato… cioè…»
«No, no, capisco… anche a me… senti, ti chiamavo perché mi è venuta un’idea pazzesca per un film…»
«Guarda, sono in auto e…»
«Ti rubo solo due minuti»
«Sto andando ad un funerale…»
«un minuto…»
«è il funerale di mia zia…»
«Dai al volo: allora ci sono un negro, un rabbino e Bruce Willis che si dichiarano guerra…»
«Jason… va bene tutto ma le barzellette…»
«No! No! No! Senti: c’è la vendetta, la trama intricata, lo scambio d’identità e il colpo di scena finale tipo quel coreano che hai visto a Cannes e che ti è piaciuto tanto»
«Jason, guarda sono davanti alla chiesa… c’è il prete che mi sta salutando…»
«Lucy Liu fa una che la molla.»
«…»
«…»
«Dimmi dove sei che ti raggiungo…»
[sottofondo di archi a salire]
2) I primi 17 minuti sono accelerazione pura all’insegna delle tre S: sangue, sesso e scommesse. Se li vedi ci rimani.
3) Seguono 90 minuti all’insegna delle tre P: parodia, prevedibilità e pizza (quella che ordini, vai a ritirare, la mangi e la trama la segui comunque che è ‘na bellezza)
4) In questo film ritroviamo l’indomito Josh Hartnett che, prima di divenire un animatrone con l’ascia in mano a caccia di zombiri vogue, faceva da cavia umana per una ricerca che poi avrebbe dato grandi risultati
5) McGuigan ha avuto l’intuizione geniale di far intraprendere una gangsta-faida sanguinaria tra Nelson Mandela e il Mahatma Gandhi
6) Un accenno alla fotografia: è bella e spalmata di giallo. E vale la pena. Davvero.
7) A.B. Volto di A. Volto di B. Occhi di A. Occhi di B. Busto di A, Busto di B. Volto di A e nuca di B. Volto di B e nuca di A. Volto di B su voice over di A. Volto di A su voice over di B. Volto di A. Volto di B. Occhi di A. Occhi di B.
(Vero che da fastidio? Provate a vedervi un’ora e mezza di dialoghi tutti in campo-controcampo. A un certo punto ho sentito la mancanza dei videogiochi della Simulmondo.).
8) La migliore interpretazione di Lucy Liu, il che non vuole in effetti dire tantissimo. Però…. (via Dolores Point Five)
9) Ciò detto è un’ora e mezza passabile, il che, se si pensa al cast tipo album delle figurine “celocelobusomanca”, è quasi un insulto.
10) Ho visto di peggio: Gangs of New York

The Expendables: il nuovo poster.

Applausi scroscianti.

Buongiorno.
Una volta, da piccolo, Adam Wingard si è ammalato. Non era nessuna delle classiche malattie esantematiche, non era influenza; il bimbo, da sempre dotato di un’intelligenza vivace, pareva perso in una catatonia che lo aveva rapidamente portato all’emaciazione. Furono chiamati dottori da tutto l’Alabama, ma non ci capivano niente. Ora, grazie all’evoluzione della medicina, possiamo dire che Adam si era ammalato dello stesso morbo di David Cronenberg, David Lynch, Alejandro Jodorowsky, Shinya Tsukamoto: il “mysticismum sanguinis”. Ma ai vecchi tempi si usavano vecchi rimedi: la mamma, visto lo stato di costante visionarietà in cui era caduto il piccolo Adam (unita ad un’insolita propensione per l’alta macelleria applicata sui membri di famiglia), ha pensato che la cura migliore fosse la distrazione. Gli ha quindi comprato una falsa Leica sovietica di contrabbando, un manuale di fotografia e l’opera omnia di Stan Brakhage e Maya Deren. Per giorni e giorni l’attonita signora Wingard ha visto il figlio dondolare la testa mormorando parole misteriose come “strobo”, “esposizione”, “montaggio”, “saturazione”. Solo in seguito, quando Adam si è iscritto alla scuola di cinema, ha capito di aver fatto, contro il parere del resto dei familiari, la cosa giusta: suo figlio era rinato sotto forma di regista deppaura.
Si comincia con Home Sick (trailer), che Wingard gira nel 2007 mentre è ancora studente: e già si capisce che il giovinotto è eccezionalmente dotato per le sequenze d’atmosfera, la suspence e il delirio; e che non gliene può fregare di meno della trama. Home Sick è un gonzo-horror, una serie di vignette perverse connesse da un filo fragilissimo: la presenza di un assassino psicopatico che sfracella un gruppo di amici, uno a uno. I guai iniziano quando il gruppo, diviso al suo interno da rivalità inconfessate, si riunisce per una svogliatissima seratina: enter Bill Moseley nei panni di un misterioso commesso viaggiatore ghignante, provvisto di una valigetta piena di lame di rasoio. L’uomo chiede di confessare “Who do you hate?” ma nessuno dei presenti dà una risposta convinta e sincera. Da allora finiscono tutti male; teste sfasciate, piedi tagliati in due per il lungo, coltelli che entrano nel cranio ed escono dalla bocca. Ve l’avevo detto che il Wingard era malato. Il finale poi è un delirio di onnipotenza amerikana ricamata nell’emoglobina. Realistico nella messa in scena ma recitato volutamente sopra le righe, Home Sick fa anche discretamente ridere: guardandolo, ti sembra di stare in equilibrio instabile su di un piano inclinato che si inclina sempre di più – e tu non sai perchè.
Seguono alcuni corti che Wingard realizza col suo team di collaboratori stretti, a cominciare dallo sceneggiatore E. L. Katz. Questi corti non li ho visti, ho preferito farmi paura da sola ammirando le inquietantissime foto simil-snuff e i dipinti sul suo blog. Minchia. Passiamo quindi allo sperimentalissimo Popskull (trailer) sempre del 2007, il fratello bastardo di Requiem For A Dream. All’inizo si avverte lo spettatore di non guardare il film se affetto da epilessia, uno pensa “esagerato” e invece stavolta è vero. Ancora Alabama profondo, ancora giovani protagonisti confusi. Daniel cerca di dimenticare la sua ex ingozzandosi di pillole e passando ore a casa del suo amico Jeff, terrorizzandone la morosa e vedendo i fantasmi di due uomini che tempo addietro avevano ucciso una donna nella stessa casa. Il tutto è girato con la mente di un tossico in pieno “high”: montaggio loopato e incoerente, colori lisergici, flash su primi piani sanguinolenti, strobo a pioggia, colonna sonora che inizia innocua, mescolando country e indie, ma poi si fa sempre più allucinata e sofferente. Il monologo di Daniel tenta invano di rimanere a contatto con la realtà – ma quale realtà? Quale delle molte, coloratissime, spaventose, che il protagonista vede?
Popskull è un horror lentissimo e atipico ma molto inquietante e cruento, e conferma il talento urlante di Wingard proprio perchè essenzialmente diverso da Home Sick. L’opera terza del nostro nuovo eroe si chiama A Horrible Way To Die e c’è da star sicuri che fa sul serio anche stavolta. E ora vado a dormire, cazzo.
Sì, lo so che vi abbiamo già presentato Future X-Cops, e che l’uscita di un secondo trailer a prima vista può sembrare un po’ poco per mettersi lì a riparlarne.
Ma sul serio, guardatelo, e poi seguitemi in un discorso.
Il discorso
Adesso voglio che vi mettiate lì, seriamente, con tutta la sincerità di cui siete capaci, e ammettiate che l’unica cosa che separa questo trailer da un weekend d’apertura da almeno $70 milioni sono una serie di tranquillizzanti visi ariani al posto dei nostri stimati amici mangiariso.
Davvero: che altro manca? Ditemelo. Non mi interessa il film vero e proprio, concentratevi sul trailer. Togliete Andy Lau e mettete che so, Tortello Worthington.
Eppure, se il film di Wong Jing vedrà anche un solo schermo occidentale che non sia quello collegato al vostro lettore dvd/divx di fiducia, sarà già un miracolo.
E io mi chiedo: perché? Nel momento in cui ci sono robot giganti, braccia da cui fuoriescono serpenti metallici, proiettili con dentro altri proiettili, botte ed esplosioni varie, e tutto ciò si presenta ricco e patinato che in confronto Stephen Sommers è uno stagista della Asylum, si può sapere chestracazz di differenza fa la forma degli occhi degli attori???
Eppure, il problema è reale ed è tutto lì.
Non mi venite a parlare di sottotitoli che in America fanno tanto i fighi ma quando vogliono doppiano pure loro, al che io non ce lo vedo Joe Sixpack che davanti a un tizio con aculei metallici sulla schiena e un bazooka al posto di una mano mi salta su dicendo “mmm l’audio non mi sembra in presa diretta”.
Il mondo fa schifo.
I Laghetto. Prima o poi la Storia della musica darà loro ragione. Sarà sempre troppo tardi, ma prima o poi il mondo – tutto il mondo – si fermerà, capirà di essere sempre stato in torto e darà loro quello che gli spetta. Erano troppo, troppo avanti… Avete presente quando nella graphic novel Una Donna Per Cui Uccidere di Sin City, a firma di un Frank Miller pre rimbambimento, viene presentato il personaggio di Marv? “Non c’è niente di sbagliato in Marv, niente di niente… salvo il fatto che ha avuto la sfortuna cane di nascere nel periodo storico sbagliato. Si sarebbe trovato bene a nascere un paio di migliaia di anni fa. Si sarebbe sentito a casa su un antico campo di battaglia. A piantare un’ascia in faccia a qualcuno. O in un’arena romana, a battersi con la spada con gli altri gladiatori come lui. Gli avrebbero dato delle ragazze come Nancy a quei tempi“. Se non avete letto il fumetto in questione e se non avete nemmeno visto il film, vi posso dire che Nancy è una megagnocca. Quanto detto per Marv, lo si può dire anche per i Laghetto. Se fossero arrivati qualche anno dopo, il mondo non li avrebbe premiati solo con l’affetto e l’adorazione di un manipolo di poveri pirla di cui mi pregio di far parte. Gli avrebbe riservato ben altri onori. Che ne so… tipo il premio Laghetto. Il laghetto Laghetto. L’aghetto Laghetto. L.A. Ghetto. Ecc… La loro unica sfortuna è stata quella di essere troppo avantgarde. Perchè loro, per esempio, in tempi non sospetti, quando ancora i fratelli Wachowsky erano lì a discettare sulle nuove tecnologie, il reale, il virtuale, gli eletti ecc… loro, dicevo, erano già sul recupero della figura del Ninja. Con sei anni d’anticipo sull’uscita di Ninja Assassin e di Ninja, loro davano alle stampe il capolavoro Sonate In Bu Minore Per Quattrocento Scimmiette Urlanti, disco manifesto contenente la canzone Ninja Core. No, per dire… Sempre nello stesso disco era compresa la canzone Gioele Stai Attento, fulminante istant song strumentale sul caso Anna Maria Franzoni. Brano che, senza l’aiuto di plastici o di esperti criminologi o di Bruni Vespa, si faceva beffe di uno dei casi di cronaca nera più franzosi di sempre. Con altri sei anni di ritardo arriva Hollywood, sotto forma di due registi di nome Lars Jacobson e Amardeep Kaleka, e ci regala un film come Baby Blues.

Leggere la Bibbia nel patio della mia fattoria, mi permette di avere un'ottima visuale degli spaventapasseri della zona...
Se i Laghetto non fossero stati così avanti, o se i due Lars Jacobson e Amardeep Kaleka non fossero stati così indietro, oggi potrebbero accadere cose incredibili. Pensate a una cose del genere: Bruno Vespa, plastico munito, a Porta a Porta che parla della Franzoni. A un certo punto suonano alla porta. Chi è? Chi sarà mai? È Mario Luzzato Fegiz! Il quale arriva e parla di un giovane gruppo italiano che riflette nelle proprie canzoni ciò che li circonda: Ninja, scimmiette urlanti e Gioele. A questo punto irrompe in studio Anselma Dell’Olio, che informa il popolo incline al terrorismo che c’è un film che inneggia al terrorsimo e che parla di Baby Blues. Anzi, si intitola propria Baby Blues. Di cosa parliamo di quando parliamo di Baby Blues? Scheda preparata dalla regia. Continua a leggere »

13 Luglio 1988 – 13 Marzo 2010
(Lo so che non aveva nulla a che vedere col mondo del cinema, ma gli si voleva un casino di bene lo stesso)