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Braid: un film uno, trino e suino

C’è questa cosa che mi turba, ed è la presenza dell’ansia nel mondo. L’ansia altrui mi rende ansiosa, quindi figuratevi come sto tranquillona coi tempi che corrono. Ma per fortuna c’è il cinema. Il cinema, come tutta l’arte e come anche altre cose che non vi sto a dire, mi rilassa. Mi riconcilia col mondo, e più sangue contiene, più io mi sento bene. D’accordo, questo è pane per il mio psicanalista, ma ci siamo capiti.

Ogni tanto, però, capita che mi arrivino fra le mani certi film fatti da persone ansiose, persone che vogliono assolutamente dimostrare al mondo che loro sono brave a dirigere i filmi, eh, sono intelligenti, eh, e soprattutto NON HANNO MICA BISOGNO DI MOSTRARE IL SANGUE per dimostrare che ci sanno fare coi filmi. Ecco, a quel punto davvero mi cadono le braccia e l’ansia del mondo ricomincia a scorrermi nelle vene. Perché la loro ansia diventa la mia, le loro insicurezze diventano le mie, i loro brevi, patetici trionfi tipo su Rotten Tomatoes non riescono a mascherare il vuoto dei loro sforzi inutili. La vita si rivela per il non-senso che è sempre stata. L’abisso si spalanca dinanzi a me, io lo guardo, lui mi guarda e mi chiede “Ti è piaciuto Braid?”. Ma vaffanculo, va’.

“Sì, qui c’è un po’ di sangue ma guarda che sono brava lo stesso”

Mitzi Peirone, io te lo dico col cuore in mano, col cuore di quel tizio che finisce fatto a pezzi fuori campo nel tuo film: potevi anche farmi vedere quelle tre tipe che lo squartavano, dai. Lo sai che io sono qui che aspetto solo quello: un po’ di sana violenza, di carne martoriata, mica solo le gocce di sangue finto che volano in giro che a ‘sto punto sono bravi tutti. Tu sei brava, Mitzi Peirone, non ti preoccupare – io fino a un certo punto ti credo sulla fiducia, poi però devi dimostrarmelo.

E invece tu cosa fai? Perdi coraggio e ti rifugi nei luoghi comuni, nelle cazzatine tipo la statuetta delle Tre Grazie che simboleggia l’amicizia fra le tre protagoniMA DAVVERO PAZZESCO, proprio come il titolo che vuol dire “treccia” e la treccia è fatta di tre ciocche inseparabili di capelMA DAI ASSURDO, nei buchi di sceneggiatura che vabbé pazienza, nella musica lirica perché solo una donna pazza secondo te può apprezzare la lirica, nelle lesbicate all’acqua di rose perché solo una donna pazza secondo te può apprezzare la figa, nei modellini e le bambole e tutto quello che hai letto sul Bignami dell’Unheimlich. E dire che la materia prima non ti mancava: una buona fotografia, tre attrici bravine che si impegnano al massimo e qui noi premiamo l’impegno (non sempre, eh, ma in questo caso chiudiamo un occhio), una location coi fiocchi e un guardaroba che minchia, averne la metà – a proposito, ma come ti è venuta in mente l’idea di far legare le due vittime della tipa psicopatica e inguainarle con quelle meravigliose guepières di Bordelle che starebbero benissimo anche a me ma costano un patrimonio? Davvero, cosa cazzo c’entrano? Dalle a me piuttosto. Lettrici, attenzione: si tratta di queste.

“Saranno mica sane di mente queste due?”

Che poi la storia potrebbe anche essere interessante, eh: le due spacciatrici in fuga che si rifugiano dalla loro ricchissima amica d’infanzia un po’ matta per svaligiarla, le dinamiche psicologiche, le alleanze che si alternano, i giochi fra gatto e topo (anzi, fra gatta e tope). Bastava così, riuscivi tranquillamente a tirarci fuori qualcosa di interessante. E invece ti sei fatta prendere dall’insicurezza e hai aggiunto quelle menate coi flashback sul treno che non si capisce una sega, i colori matti presi paro paro da Hellions; ma soprattutto hai deciso che il tuo film non doveva prendersi troppo sul serio, doveva essere dopotutto scanzonato e darsi di gomito nelle costole da solo. “Dai, facciamo una cosa DA RIDERE, mettiamoci l’UMORISMO e il commento musicale IRONICO”, hai pensato, o forse ti hanno convinta le tue amiche invidiose del tuo talento che per questa volta è rimasto parzialmente inespresso, uh!, l’hanno scampata bella. Senti, ti presento le mie amiche? Sono più simpa delle tue.

“Ma alle ragazze piace il rosa!”

Dai, non piangere che ci rivediamo. Vai tra. E comunque mi hai regalato un bellissimo momento sui titoli di coda:

Dulcis in fundo

DVD-quote:

“Dai cazzo fai vedere un po’ di sangue”
Cicciolina Wertmüller, i400mestrui.com

>> IMDb | Trailer

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