Viaggiare senza muoversi: la rece di Dune, quello strano

«OOOOH E ALORAAAA»

«Ciao Stanlio senti vista l’incresciosa situazione a causa della quale non potrai scrivere per tempo di Dune di Denis Villeneuve e dovrai probabilmente aspettare il mese di ottobre per vedertelo al cinema come si deve ti andrebbe invece di coprire il Dune di David Lynch nell’attesa, così da riempire un buco ormai decennale che da tempo una percentuale di pubblico vicina al 90% ci chiede a gran voce di colmare?»

«Certo Nanni, mi sembra un’ottima idea!»

Chi cazzo me l’ha fatto fare. Seriamente, perché non mi avete fermato? FABRIZIO! Fabrizio vieni qui non fare finta di nulla. Ti avevo chiesto di tenermi d’occhio, di avvertirmi, di fermarmi per tempo in situazioni come questa. Certo “come questa”! ESATTAMENTE “come questa”! «Fermami prima che io mi imbarchi in imprese assurde a proposito di film ancora più assurdi» ti dissi un giorno. E tu non lo facesti! Dannazione Fabrizio, ora mi tocca parlare di un film che è impossibile non definire “brutto” sotto un sacco di punti di vista, e “sbagliato” ancora di più.

I had an out of body experience the other day her name was JESUS

A partire da questo fatto: di quale Dune sto per parlare? Lynch ne aveva girata una versione di quattro ore (ci torno), al cinema uscì tagliata a due ore e un quarto ma da qualche parte, in ossequio al protocollo Blade Runner, esiste una versione con il voiceover di Mr. Spiegoni che dura quasi tre ore, tre minuti meno di tre ore, credete alla numerologia? Lynch probabilmente sì e quindi probabilmente questa Extended Edition, così come viene chiamata in certi circoli intellettuali, dura 2h57m perché 3-3=0=tutto o qualche altra puttanata del genere. Dune è un po’ un film di puttanate del genere, non numerologiche ovviamente, ma di gente che si deve risvegliare e misteri misteriosi, e sia che ne guardiate la versione più comune, sia che facciate come me in occasione di questo pezzo e tiriate fuori il DVD per sciropparvi la versione da tre ore, il risultato è che se potessero darvi un metaforico lanciafiamme che vaporizza tutto l’inutile space mumbo jumbo che appesantisce ogni istante del film sono sicuro che lo afferrereste al volo e senza pensarci un istante depurereste tutto quanto con il fuoco.

Lynch dice che quando gli venne affidato il film non solo non aveva letto il romanzo di Frank Herbert, ma non gliene fregava nulla della fantascienza in generale. La famiglia De Laurentiis dice che Lynch fu scelto perché Rossella De Laurentiis aveva visto Elephant Man e aveva deciso che il David con i capelli strani era l’uomo giusto. Che è un salto logico che a 38 anni di distanza – Dune è uscito nel 1984 quindi è stato girato nel 1983 quindi ha la mia età e dopo averlo rivisto non saprei proprio dirvi chi è invecchiato peggio – continuo a non comprendere appieno. Al di là del fatto che Elephant Man è ovviamente un capolavoro clamoroso e contiene un paio di sequenze oniriche che rimandano al Lynch degli esordi ma fungono anche da trailer per tutto il Lynch che verrà, al di là di questo non riesco a capire quale sia il collegamento che ti fa pensare “gli è venuto bene Elephant Man, sicuramente gli verrà bene Dune”, è e rimane uno dei grandi misteri di questa produzione.

«Ti lamo»

Produzione pluridecennale che parte con i tentativi di Jodorowski dei quali andrebbe discusso in separata sede, ovviamente accompagnando il dibattito con la visione di Jodorowski’s Dune; assumo qui che l’abbiate già visto, o che comunque sappiate già tutta la faccenda, e i giri produttivi che hanno portato l’infilmabile romanzo di Frank Herbert (SPOILER resterà infilmabile anche dopo l’uscita del film di Lynch, non so dirvi se il discorso vale ancora dopo l’uscita di quello di Villeneuve perché mentre la gente era a Venezia a vederlo io ero a casa a piangere e grattare le pareti) a diventare questo adorabile pastrocchio che avrebbe stroncato la carriera di gente con anche solo un pizzico di talento in meno di Kyle MacLachlan. Sto girando a caso, in omaggio e ossequio al Maestro e alle sue scelte creative per Dune; è il momento della SIGLA e mi toccherebbe mettere Brian Eno nella sua versione più indigeribile o ancora peggio i Toto, volete i Toto? Eccovi una letale catena di eventi che mi è stata suggerita da Nanni in persona:

a cui segue

“e come anello di congiunzione, qui un singolo dei Toto usato dritto com’era come sigla di una soap opera” mi spiega Nanni:

Questo potrebbe aprire una lunga discussione sulla colonna sonora di questo film che però non sono pronto ad affrontare, per cui facciamo tabula rasa così:

Dune, nella visione di Lynch almeno, è la origin story di un supereroe. Davvero, provate a guardarlo senza pensare alla fonte e a Herbert e alla fantascienza anale pluridettagliata dei romanzi suoi e del figlio. È un film trattato e sviluppato esattamente come un miliardo di film di supereroi odierni: c’è un protagonista senza talento, una situazione più grossa di lui, una tragedia che lo coinvolge, una resurrezione in un luogo a lui estraneo, un percorso di acquisizione di consapevolezza dei propri poteri e del proprio ruolo nell’universo, e c’è infine la prima volta che questi poteri vengono dimostrati al mondo intero, e incoronano il nostro protagonista come salvatore onnipotente testimone della parola di Dio, e di fatto sto dicendo che anche i primi capitoli del vangelo sono la origin story di un supereroe, e che una cosa che mi ha sempre turbato tantissimo di Dune e soprattutto di Dune il film di David Lynch è questa fissazione non con la divinità o la trascendenza ma letteralmente con DIO, la voce di Dio, persino gente che quando deve imprecare o gridare il proprio disappunto dice “OH MY GOD” o “FOR THE LOVE OF GOD”.

Splendida cornice.

Il Dune di Frank Herbert, dopodiché smetterò di parlarne per provare a trattare quello di Lynch come un film e non come un adattamento, è un’epica strana e a tratti indecifrabile, un melange (eh? EH?) di spunti filosofico-religiosi presi un po’ da ovunque e plasmati per creare un universo alieno ma che ci risulta comunque familiare per come si aggrappa non solo a certe strutture di potere tipicamente terrestri ma soprattutto a certe filosofie e visioni del mondo e dell’universo. Il Dune di David Lynch è questa roba trasposta su carta da uno che non aveva esattamente capito quello che stava facendo, e che probabilmente DAVVERO non ha mai letto il romanzo di Herbert e se l’è fatto riassumere per sommi capi da Jimmy lo Stagista prima di mettersi a scriverlo.

C’è quest’idea molto diffusa, anche tra chi ha partecipato alla realizzazione del film, che “se avessero fatto fare a Lynch il film che voleva fare ci saremmo trovati di fronte a un capolavoro”. Ora io non ho avuto modo di vedere il film che Lynch avrebbe voluto fare, solo quello che effettivamente ha fatto, e già che ci siamo ne approfitto per specificare che io a Lynch non sono degno neanche di allacciare i lacci delle scarpe che non usa, e che con l’esclusione del film di cui sto parlando non vedo alcun punto debole nella sua intera filmografia, solo film belli e film ancora più belli. Ma nulla mi toglie dalla testa che il problema del suo Dune non sia che non gli hanno lasciato fare quello che avrebbe voluto, ma al contrario che non sia stato inquadrato a sufficienza, arrivando al punto di licenziarlo e sostituirlo con qualcuno di più creativamente malleabile se necessario – il fatto che i primi nomi associato al film fossero stati quelli di Ridley Scott e H.R. Giger, reduci da quell’altro film di fantascienza lì e poi persi nel vento come lacrime nella pioggia, rimane il più grosso rimpianto e il più grosso punto di domanda su questo progetto da 40 milioni di dollari che ne incassò meno di 38.

«PEW! PEW PEW!»

Dicevo del supereroe. La storia di Dune il film è quella di Paul Atreides, figlio del duca di una delle due famiglie più potenti della galassia che sono in competizione per lo sfruttamento economico di un pianeta desertico abitato da grossi vermi delle sabbie e dal quale si estrae La Spezia, non la città in Liguria ma una megadroga potentissima che ti allarga gli orizzonti, ti espande la coscienza e se vai in botta seria ti permette anche di teletrasportarti in giro per la galassia. La famiglia rivale, quella degli Harkonnen, è segretamente appoggiata dal megaimperatore galattico, e con il suo aiuto e quello di Cavil di Battlestar Galactica compie un massacro ai danni della famiglia Atreides e prende possesso del pianeta Arrakis, Dune, Desert Planet, come viene ripetuto almeno tre volte nel corso del film. Paul sopravvive al massacro, fugge nel deserto, fa amicizia con i rivoluzionari del deserto, diventa il loro capo, prende un botto di droga, gli vengono i superpoteri, fa un culo così ai suoi rivali, ammazza Sting e diventa Superman.

In mano a un Jon Favreau qualunque questa storia avrebbe tutte le caratteristiche e i beat necessari per fare un Classico Film Moderno, l’equivalente intellettualmente carico del film di supereroi dove il supereroe indossa il costume per la prima volta nell’ultima scena madre. In mano a David Lynch diventa una cosa che faccio molta fatica a descrivere.

Mi ripeto: è chiaro che Lynch non aveva pienamente il controllo del materiale di partenza, e che la sua idea di prendere la sceneggiatura originale, scritta dallo stesso Frank Herbert, e gettarla in pasto ai dobermann per sostituirla con la sua era perdente in partenza. Dune era un film che avrebbe beneficiato di una collaborazione tra le due anime: quella più gelida e cronachistica di Herbert, che nei suoi romanzi mantiene sempre un distacco e una freddezza quasi ciniche anche di fronte alle situazioni più assurde, e quella più

onirica

visionaria

tossicodipendente di David Lynch, che di tutta questa storia di guerre stellari aveva capito solo “c’è una droga che ti espande la coscienza e vedi le cose”.

«GUARDATE COME SUONO BENE QUESTA FISARMONICA INVISIBILE»

Guerre stellari, dicevo: l’idea della produzione, stando a diverse testimonianze di persone coinvolte, era quella di fare di Dune il primo film di una trilogia, che sarebbe dovuta diventare “Star Wars per adulti”. Io non so se a Lynch abbiano detto esattamente questa cosa, ma ho l’impressione di sì e che lui l’abbia presa come una sfida e quasi come un’offesa, del tipo “ah state dicendo che non faccio roba per adulti? E ora io vi faccio Shakespeare con la droga, ma sotto sotto non ci credo neanch’io”. Dune è magniloquente, sovrabbondante ed eccessivo; è un film di spiegoni soprattutto nella sua versione estesa, dove ogni singola cazzo di cosa viene illustrata nei dettagli, e spesso più di una volta, da un odioso voiceover documentaristico che persino in inglese sembra un outtake dell’Istituto Luce. E Lynch lo prende molto meno sul serio di quanto dovrebbe, e questo suo approccio filtra in ogni aspetto del film, a partire dalla direzione del cast che è, almeno questo credo sia oggettivo e incontestabile anche presso il comunque nutrito fandom di Dune, il punto più basso dell’intera carriera del David.

Non arrivo a dire che non ce n’è uno buono, ma quelli su cui si appoggia gran parte del peso del film – Kyle MacLachlan soprattutto, e la povera Sean Young, e Francesca Annis, e Silvana Mangano santo cielo! – recitano ogni singola scena come se ne andasse della loro vita, come se l’overacting fosse l’unico modo per salvarsi da un destino orribile. Direte “certo, è Lynch, c’è del consapevole overacting, sai che roba”, ma è il materiale che non ne ha bisogno e francamente non se lo merita; l’impressione è che ogni volta che un personaggio declama frasi epiche con sguardo intenso e volto all’orizzonte Lynch si stia segretamente divertendo tantissimo a sfottere chi crede che le frasi epiche e gli sguardi intensi volti all’orizzonte siano buon cinema. C’è un approccio quasi parodistico a quelli che nella fonte originale erano complicati intrecci politici e misteriose profezie dal significato oscuro ma dalle conseguenze su scala cosmica. Non so se sia perché ho visto quello che ha fatto Lynch dopo Dune e queste visioni macchiano il mio giudizio, fatto sta che c’è una fortissima componente di presa per il culo sottesa a tutto il film, e non riuscirete mai a convincermi del contrario.

Mad Max Arrakis Road

Ovviamente il contesto è talmente caratterizzato e particolare che c’è anche chi ci sguazza: Patrick Stewart su tutti, che riesce a non risultare ridicolo per il semplice fatto di essere Patrick Stewart. C’è un nutrito gruppo di caratteristi che poi Lynch si porterà dietro in Twin Peaks e che affrontano l’ordalia non necessariamente con lo spirito giusto, ma con quello che il regista voleva (Everett McGill su tutti). E soprattutto, andando un attimo al di là del discorso attoriale e allargandomi a tutto il resto: è un film di David Lynch con i soldi, certo che ci sono grandissimi momenti e scene indimenticabili che solitamente sono quelle che vengono citate per salvare o addirittura promuovere Dune. Quante possibilità ci sono che David Lynch sbagli il 100% di un film? Se volete potete anche spiegarmi che le c.d. “sequenze oniriche” sono un gran bel trailer per quelle che userà poi nella prima versione di Twin Peaks, e che segneranno il resto della sua carriera, cioè la stessa roba che ho detto prima di Elephant Man, che fate, copiate?; che certi momenti di Dune esistono perché Lynch possa sperimentare e affinare la sua tecnica e la sua visione, e che senza Dune il resto della sua carriera sarebbe stata diversa.

OK, d’accordo, interessante. Ma Dune resta un film sbagliato e svogliato, sotto il quale probabilmente si nasconde davvero un’altra versione che funziona, ma sotto una tale quantità di strati che a quel punto fai prima a togliere il marchio e a cambiare tutti i nomi; perché se no il risultato è questo, un film con momenti di estasi cinematografica totale intervallati a lunghe sequenze che servono a giustificare narrativamente suddetta estasi, e che diventano quindi niente più che una litania di spiegoni e di cinema raccontato, non mostrato. Sono sicuro che nella testa di Lynch fosse tutto molto più chiaro, ma Dune è un universo che non si presta a questo tipo di racconto, che ha bisogno di redini più salde e che spesso beneficia del basso profilo, pur essendo una storia di vermi delle sabbie lunghi 450 metri.

Apprezzabile come anche senza Giger il film abbia comunque la sua quota di cazzovagine (v. foto).

Ci sarebbe anche da discutere del fatto che Dune è montato a cazzo, ma in questo caso la questione è più sfumata e macchiata dalla mia scelta di rivedermi la extended edition, quella che Lynch disconosce tanto che nei titoli di testa il film è accreditato ad Alan Smithee. Il problema è che le cose non cambiano granché tra le versioni: Lynch ha sempre voluto un film che procedesse in modo irregolare e saltellante, che inseguisse una sua non chiarissima visione invece della chiarezza narrativa, e non importa quanto materiale sia stato aggiunto o tolto, Dune resta un film che accelera e rallenta completamente a caso, che perde minuti e minuti su un dettaglio per poi mangiarsi interi anni con un rapido montaggio e due parole buttate lì. Che gestisce mille personaggi e se li dimentica, ritirandoli fuori alla bisogna e senza ulteriori spiegazioni; un film ambientato su un altro pianeta nell’anno 6000 nel quale c’è un carlino la cui presenza non è mai giustificata in alcun modo.

La domanda da porsi quindi è sempre quella, la più importante: Dune è un brutto film? Molto probabilmente sì, almeno stando a quelli che sono i canoni universalmente accettati per identificare un prodotto cinematografico accettabile. È un film che non dovreste vedere mai per nessuna ragione al mondo? Assolutamente no: è sgangherato e spesso non ha alcun cazzo di senso, ma è spesso sontuoso e sempre affascinante, di un fascino che nella maggior parte dei casi ricorda quello di un incidente in autostrada, ma bene o male l’importante è che se ne parli. È un film che si apprezza di più se lo si guarda con la consapevolezza di com’è stato concepito, realizzato e anche ricevuto, se lo si vede come un bizzarro pezzo di storia del cinema che è servito da punto di svolta per svariate carriere, e che è comunque riuscito qui e là ad azzeccare abbastanza momenti iconici da meritarsi citazioni più o meno dirette in opere più o meno inaspettate.

«Siamo qui in fila per dirti che sei stronzo»

È un casino. È un film che avrebbe potuto stroncare la carriera di Kyle MacLachlan, se la gente si fosse concentrata unicamente sulla sua prestazione invece che sul resto del delirio. È una collezione di MACCOSA, una gara a chi si mette più spesso le mani nei capelli. È il peggior film di Lynch e fatico a credere che Villeneuve possa aver fatto di peggio. Sono contentissimo che esista e di poterlo rivedere tutte le volte che voglio, sognando di possedere anch’io una pistola che spara se faccio PEW PEW con la bocca.

Viaggio astrale causato dalla spezia quote suggerita

IMDb | Trailer

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