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Traumi Infantili: Nel Fantastico Mondo di Oz

ReturnToOz

Del cinema Arti di Milano vi ho già parlato. Vi faccio un piccolo riassunto, ad uso e consumo di chi non è stato bambino a Milano negli anni Ottanta. L’Arti era un cinema di proprietà della Disney – come testimoniava l’enorme castello di metallo che era stato incollato sopra la parete principale dell’edificio dove si trovava la sala – con una programmazione interamente dedicata ai bambini. Una sala di settore, di nicchia, di quelle dedicate alle mamme che avevano la certezza che all’Arti ci fosse un bel film per bambini. Che se hai un figlio tipo Danny La Minaccia, almeno puoi staccare la spina per un paio d’ore. All’interno era un po’ come essere in un parco giochi: vetrine con all’interno bellissimi giocattoli con marchio Disney, pupazzi e statue nel foyer, un piccolo palco sotto lo schermo dove i bambini erano liberi di correre e giocare durante l’intervallo, cochine ghiacciate e bomboniere mezze sciolte a uso ridere. Uno dei luoghi della felicità. Quanti pomeriggi passati lì dentro. Quanti film che hanno scaldato il mio cuore di fanciullo su quegli schermi. Eppure, ricordo, un giorno uscì da quella sala terrorizzato. La colpa? di Walter Murch.

Walter con Fairuza Balk.

Walter con Fairuza Balk

Ma chi è questo Walter Murch, vi chiederete voi? Si tratta di uno che dovreste conoscere e che invece rimane un po’ lì, nell’angolino, un nome a cui difficilmente accostiamo un volto e soprattutto tutte le cose che ha fatto. È un montatore audio e video, un regista e sceneggiatore, ha lavorato con Francis Ford Coppola, George Lucas, Kathryn Bigelow, Sam Mendes, Terry Zwigoff, è amichetto personale di gente come John Milius, Willard Huyck o Donald F. Glut. Quando han fatto Star Wars, lui era lì, faceva parte della ballotta dei regaz. Il Padrino, American GraffitiLa Conversazione? Tac, era lì. È l’unico montatore della Storia del Cinema ad aver ricevuto una nomination al montaggio con ogni tecnica e software dedicato possibile: Moviola, Final Cut, Avid e KEM flatbed. Tipo, è stato il primo montatore a vincere un Oscar per aver montato un film al computer, Il Paziente Inglese. Fun Fact: per quel film montò anche l’audio. E vinse l’Oscar. Due Oscar per un film (di merda) come Il Paziente Inglese. Il terzo Oscar l’ha vinto un po’ prima per quell’altro film lì, Apocalypse Now. Nel 2012 gli hanno dato il Nikola Tesla Award, un premio che danno a gente realmente visonaria. Non tipo Francesco Facchinetti che fa i telefonini del Capitano, ma califfi come Douglas Trumbull, James Cameron, Roger Deakins, Dennis Muren o George Lucas. Ecco, metà delle mie paure, dei miei traumi infantili e delle mie ossessioni derivano dalla sua prima e unica regia: Return To Oz, in italiano Nel Fantastico Mondo di Oz, del 1985.

Oz - Eine fantastische Welt / Return To Oz USA 1984 Regie: Walter Murch Darsteller: Fairuza Balk Rollen: Dorothy Gale

Nuovi e vecchi amici della fantasia

È il 1980 e Walter Murch si trova a discutere di lavoro con Tom Wilhite, pezzo grosso della Walt Disney. A un certo punto quest’ultimo fa una domanda al buon Walter: “Scusa, ma se tu potessi fare un film – quello che vuoi tu – così su due piedi, cosa faresti?”. E Munch dice: “Un nuovo film su Oz”. E la risposta è quella giusta. Perché la MGM, quella che aveva prodotto nel 1938 il vecchio musical di Fleming, aveva appena perso i diritti. Anzi, no, scusate, la questione è che il libro di L. Frank Baum era diventato nel frattempo pubblico dominio, cioè privo di copyright.  Certo, alcune cose, come le famose scarpette rosse erano ancora proprietà intellettuale della MGM ma il più era lì, libero. E la Disney non si tira indietro, anzi. Murch comincia a lavorare alla sceneggiatura del suo libro e prende spunto dai due libri di Baum successivi a Il Meraviglioso Mondo di Oz, il primo, quello del 1900. Parliamo di Il Meraviglioso Regno di Oz e Ozma, Regina di Oz. Ok, tutto sereno, quindi? Cioè, siamo sempre lì, nella Città di Smeraldo al caldo, bei serenoni, no? Non proprio. L’altro libro da cui prende spunto Murch non c’entra con i lavori di Baum. Si intitola Wisconsin Death Trip, è uscito nel 1973, ed è di Michael Lesy, un giornalista e professore di Letteratura presso l’Hampshire College in Massachusetts. Si tratta di una serie di scritti ispirati alle fotografie di Charles Van Schaick fatte nel XIX Secolo nella Contea di Jackson in Wisconsin. Disagio, malattia, povertà, alcolismo, pazzia. Una roba che se siete andati giù di testa per Carcosa e avete aperto un tumblr solo per riempirlo di fotine tratte dalla prima stagione di True Detective (Thanks to Darth), qui vi viene un infarto. Wisconsin Death Trip è l’immagine degli Stati Uniti che nessuno vuole vedere, quella con il fango, la povertà, la gente con la fazza storta e gli occhi da pazzi. Si tratta di un’opera di culto totale che ha ispirato altri scrittori, poeti, musicisti e cineasti. Certo, magari non è una di quelle cose che consiglierei di sfogliare a un bambino di otto o nove anni.

Fonte di ispirazione

Fonte di ispirazione

Tra i lavori di preproduzione e l’inizio delle riprese c’è un avvicendamento ai vertici della Disney: il produttore Wilhite, quello che ha dato il via libera a Murch, viene sostituito da tale Richard Berger. Inizialmente la cosa sembra essere un bene visto che il budget dedicato al film aumenta, ma dopo un po’ cominciano i problemi. Murch è piuttosto lento: si finisce quasi subito dietro la tabella di marcia e la direzione presa evidentemente non è tutta frizzi e lazzi. Dopo un po’ la Disney si trova costretta a licenziare il regista e sceneggiatore. Ma a questo punto entrano in scena gli amici che fanno brutto: arriva George Lucas. “Ragazzi state facendo un errore: questo è bravissimo, un genio. Garantisco io. Oh, facciamo così: se scazza ancora mi impegno a finirlo io, ‘sto film, ok?”. Siamo nel 1985, Lucas è tipo il Capo del Mondo e se arriva lui a dirti una cosa del genere, che cazzo devi fare? Il 21 luglio del 1985 il film esce finalmente nelle sale statunitensi. Non sfonda al botteghino e ottiene una serie di recensioni che mettono in evidenza un dato piuttosto importante: Return to Oz NON è un film adatto ai bambini. È cupo, spaventoso e inquietante. Ok, è fedele al lavoro di Baum – forse ancora di più del vecchio musical del 1939 – ma c’è qualcosa che non va. Ma cosa?

Kansas: terra di meraviglie, alberi spogli, chiese abbandonate e cani che muoiono di creapacuore

Kansas: terra di meraviglie, alberi spogli, chiese abbandonate e cani che muoiono di crepacuore

Dorothy ha sbattuto i talloni per tre volte, ha detto “There’s no place like home” ed è tornata a casa, lasciando il Leone, l’Omino di Latta e lo Spaventapasseri a Oz. Ma poi? Cosa succede? Succede che la casa della famiglia Gale è andata quasi distrutta da quel tornado che ha portato la bambina a Oz, che gli zii sono disperati e pieni di debiti e che la loro nipotina, un tempo simpatica e bella, da sei mesi a questa parte parla solo di un mondo fatato dove gli animali parlano, c’è una strada di mattoni dorati che ti porta fino alla Città di Smeraldo, di un Leone poco coraggioso, ecc… Insomma, gli zii sono molto preoccupati. Non è che questa è diventata pazza a causa del fatto che (non detto direttamente, ma…) il padre era uno che si scassava di moonshine e la madre era una battona del vecchio saloon di Shawnee? O è stata una tegola del tetto che l’è caduta in testa durante il tornado? Insomma, questa non è vita. Guarda qui: viviamo nel disagio e la nostra piccola nipotina è mezza scema. Sai cosa possiamo fare? Guarda qui sul giornale che dicono: “Cure elettriche: una scossa alla testa e tutto tornerà normale”. È un metodo nuovo, ma sembra funzionare alla grande. E poi, via, siamo nel 1900. Questo è il futuro! La zia di Dorothy la porta dunque in città, in una clinica. Dopo che un (mad) doctor ci spiega i rudimenti dell’electroshock, la piccola comincia a vedere il fantasma di una bambina bionda con la faccia triste. C’è anche un’infermiera con una faccia severa e cattiva che prima la chiude in una stanzina poi la lega a una brandina e la porta in sala operatoria. Proprio mentre stanno per friggerle il cervello però, un temporale fa saltare la luce e Dorothy insieme alla bambina bionda con la faccia triste riescono a fuggire. Si buttano in un fiume in piena, la bambina bionda forse affoga, Dorothy sviene su una zattera. La corrente la riporterà a Oz. Ma siamo sicuri sia un bene?

Certo. Perché no?

Certo. Perché no?

In questi sei mesi a Oz è successo di tutto. Adesso non vi sto a spiegare proprio tutti gli intrighi di corte, però lo Spaventapasseri non è più il Re di Oz, la Città di Smeraldo – come la Yellow Brick Road – è una landa desolata e in rovina e tutti i suoi abitanti sono stati trasformati in statue di pietra. Compresi il Leone e l’Omino di Latta. Ora, tra le macerie, si aggirano solo i Rotanti, folli servi della Regina Mobi, una pazza che ha una collezione di teste intercambiali che tiene chiusa in un’ala del suo palazzo. Dorothy, insieme alla sua gallina Billina, unica eredità del mondo reale, dovrà tentare di ristabilire l’ordine a Oz e poi tornare a casa sua, in Kansas. Lo farà grazie all’aiuto di Tik Tok, un robot militare goffo e tondeggiante che ha continuamente bisogno di attenzioni per funzionare, Jack, una zucca parlante che chiama la bambina “mamma!” e la testa di un’alce riportata in vita con una strana polverina. Boh, veramente. Io non so.

A Oz sono passati i Guerrieri della Notte

A Oz sono passati i Guerrieri della Notte

Ora, se non avete visto il film non vi posso dire molto altro. Vi posso dire ancora una volta che raramente s’è visto su grande o piccolo schermo un film per bambini così evidentemente “sbagliato”. La prima parte del film, quella ambientata in Kansas, è semplicemente di una desolazione e di una tristezza irraggiungibili. I campi lunghi con cui vengono inquadrati i paesaggi della grande campagna americana, la desolazione negli occhi di Piper Laurie (la zia di Dorothy), quegli alberi spogli di fianco a una fattoria distrutta dalle intemperie e soprattutto gli occhi sempre aperti della piccola Fairuza Balk che non riesce mai a dormire, mettono ancora oggi un’amarezza che sembra di essere in un film dei Dardenne. Il peggio però lo si raggiunge nel momento in cui la bambina viene abbandonata dalla zia in clinica. Qui le cose si fanno realmente inquietanti: sembra di stare a metà strada tra La Morte Corre sul Fiume e i film di Val Lewton. Ombre, specchi, scale, corridoi angusti e inquietanti, punti di ripresa azzardatissimi e una calma apparente che può portare solo ed unicamente a un risultato. Non un bel risultato.

Bambini abbandonate e teste mozzate. What else?

Bambine abbandonate e teste mozzate. What else?

Nel momento in cui poi ci trasferiamo a Oz succede quanto era già successo nel film di Fleming, ovvero gli elementi che Dorothy ha incontrato nel mondo reale vengono traslati e trasformati dalla fantasia della ragazzina che li immagina come personaggi di un mondo fatato. Ah, no, scusate. Non è più un mondo fatato, ma un cumulo di macerie e disperazione. Le barelle dell’ospedale si trasformano nei Rotanti, l’infermiera cattiva è una donna senza testa che taglia e ruba teste altrui, la macchina che serviva per bollirle il cervello è un goffo robot senza sentimenti. Un film incredibile che non solo rinuncia alla rappresentazione felice o giocosa di un mondo fatato noto come quello di Oz ma che rilancia con una serie di sequenze (vedi quella delle teste) che non sfigurerebbero oggi in un film horror. Di quelli fighi.

Prima apparizione di un rotante. Andiamo bene.

Prima apparizione di un rotante. Andiamo bene.

DVD-quote:

Come rovinare l’infanzia di un bambino in 3, 2, 1…
Casanova Wong Kar-Wai, i400Calci.com

>> IMDb | Trailer

 

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100 Commenti

  1. Ruggero Deodorantato

    E’ molto grave per uno del 92 non averlo MAI visto? Storia Infinita, Labirynth ecc. li ho sempre beccati in televisione e mi hanno sempre messo abbastanza angoscia, ma questo che sembra il più bello di tutti non l’ho MAI trovato! Meno male che a turbare i miei sonni nell’infanzia c’è stato il caro vecchio Pinguino di Tim Burton che staccava nasi a morsi

  2. Esperanza Villalobos

    Qualche tempo fa in un pezzo qui su i calci c’era il video dell’apparizione dei rotanti…qualcun’altro se lo ricorda? Credo fosse questo https://youtu.be/cGA4wW_2YLo
    La citazione mi aveva incuriosita, c’era qualcosa di famigliare…Rotanti…Rotanti…mmh…mi ricordano qualcosa…vediamoci sto video…..oddìììììo! Facevano paurissima questi!!!!!
    Insomma ero quasi riuscita a dimenticare. Quasi. Però prima credevo di essere l’unica ad essersi spaventata, almeno ora so che invece siamo in tanti ad aver avuto lo stesso trauma…

  3. Samuel paidinfuller

    confesso la mia mancanza (missato da piccino e mai riuscito a recuperare benchè lo conosca) e in preda a rimorsi di coscenza l’ho cercato in blue ray senza scuccesso.

    così me lo impresta il mio amico yify

  4. Mrs. Harry Powell

    http://vignette3.wikia.nocookie.net/ozwikia/images/0/08/1583824887_57504923e9.jpg/revision/latest?cb=20120720223652

    i rotanti / wheelers con quest’estetica steampunk-mutoide che li avvicina oltre al film the warriors (nella mia capoccia di bambina)anche al caro,dolce,vecchio mad max.

  5. Tony Mentana

    Cultone Dell mia infanzia, come tanti qui, lo ricordo con particolare affetto. Visto sicuramente prima del periodo delle elementari e devo ammettere, che per quando fossi un bambino con du palle cosí, all’arrivo dei rotanti e delle teste , il cuscino del divano mi copriva gli occhi, sempre. Ma c’è anche da dire che, quando ormai Dorothy inizia ad avere un “team”, l’orrore viene molto a meno.Poi vabbè Jack testa di zucca era bellissimo.

  6. BohBeh

    io sto film non lo conoscevo fino a pochi anni fa, avevo sentito di sto personaggio collezionista di teste che ha ispirato tipo QUESTO: http://castlevania.wikia.com/wiki/Headhunter

  7. andrea4381

    Grazie del momento “ricordo”! L’avevo guardato all’epoca con mia sorella, lei aveva 12-13 anni io 6. Tuttora me lo ricordo come uno dei film più inquietanti e spaventosi per un bambino e mi ricordo che me la facevo addosso prima di alcune scene (SPOILER – la scena in cui la regina è senza testa e la prima apparizione dei rotanti”).

    Comunque nel suo genere un cult.

  8. barbara

    Essendo verso gli “anta” rammento un po’ il film, visto alle elementari. Mi traumatizzò, è vero, non tanto per la regina cattiva e le sue teste (ricordo nulla di tutto ciò), quanto per l’atmosfera della clinica e soprattutto la scena in cui la bimba deve essere sottoposta a elettroshock. Agghiacciante, soprattutto per la sua violenza nemmeno troppo sotterranea e molto più autentica dei rotanti.

  9. Davidern85

    Complimentissimi per la rece. Approfondita moltissimo è riuscita a svelare tutte le dietrologie che han portato alla realizzazione di un film del genere! Anche io (classe 85) ne ho sofferto da piccolino, però ragazzi che figata!

  10. Io adoravo e adoro ancora adesso questa pellicola!
    Tutto ciò ce era inquietante, dark, soft-horror mi piaceva già quando ero piccola. *_*

  11. michelangelo

    Film indimenticabile.

  12. Lucrezia

    Grandissimo!! Per me il film si frappone tra il trauma infantile e il cult, alcune idee comunque sono veramente geniali, la cattiva che cambia le teste, la polvere della vita, l’albero con i cestini da pic-nic!!. Comunque ce l’ho ancora in videocassetta e da ragazzina l’ho visto talmente tante volte da consumarne il nastro :-D

  13. Antea

    Io ho tutt’ora il VHS di Return to Oz. È un capolavoro non per bambini. Visto centinaia di volte e non scorderó mai le urla delle teste: Dorothyyyy Gaaaaaaaaale e i rotanti(Vestito di halloween vincente) Brrrrr brividi.

    • Angela

      Anche io ho il VHS di mia mamma! Se solo funzionasse smetterei di guardarlo a ripetizione in streaming… il fascino del VHS è inimitabile, soprattutto per film del genere!

  14. Anonimo

    Film preferito di quando ero bambina. L’ho visto centinaia di volte tra i 5 e i 7 anni. Stupendo ancora oggi!! (classe 85). Da brivido, rivedendolo ultimamente ho provato le stesse emozioni di 25 anni fa.

  15. eras

    Film preferito di quando ero bambina. L’ho visto centinaia di volte tra i 5 e i 7 anni. Stupendo ancora oggi!! (classe 85). Da brivido, rivedendolo ultimamente ho provato le stesse emozioni di 25 anni fa.

  16. Angela

    Ho appena 16 anni e sono cresciuta con questo film. Lo adoro: è così macabro e decandentista! È l’Oz che immaginavo sempre anche prima di guardare i film, l’Oz che sognavo leggendo. E lo sogno ancora… Geniale!

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