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La porti un ciclone a Firenze, o di quella volta che Michael Bay è arrivato in Toscana e non tutti hanno reagito con l’entusiasmo che ci saremmo aspettati

La Toscana è uno dei più grandi malintesi d’Italia.

Non ci credi? Facciamo un esperimento.
Imita un toscano.
Ora, a bruciapelo, di fronte al tuo computer o dispositivo mobile. Imita un toscano.

Fatto? Bene.

Non ho visto né sentito la tua imitazione, ma scommettiamo che indovino?
Punto (1), molto probabilmente hai aspirato C a caso. E su huesto non hi piove. In qualità di non toscano tu hai, ahitù, un problema con le C, che siano quelle che sbagli ad aspirare (“A hasa”) o quelle che sbagli a contare (“Caciucco“). E pace, ci siamo abituati. Ma il problema della C impallidisce di fronte al
Punto (2), e cioè che tu, nell’imitare un toscano, avrai simulato un atteggiamento gioviale, da contadino rubicondo e smanaccante ma arguto – aspetta, com’era la parola? “Ruspante”. Ammettilo, te tu sei stato ruspante.
Bene. Il malinteso della Toscana è che la Toscana non è rubiconda e non è ruspante, e sant’iddio non è gioviale.
La famosa irriverenza toscana è solo un espediente vagamente più raffinato per nascondere un infinito senso di superiorità verso chiunque altro. E per “chiunque altro” non intendo “i non-toscani”, intendo CHIUNQUE ALTRO.
Forgiati da secoli di gare inter-comunali a chi ha il campanile più lungo, i toscani hanno raffinato l’arte di sminuire il prossimo con lo stesso impeto geniale con cui hanno rivoluzionato la pittura: e cioè prendendola che era bruta espressione di impulsi acerbi e portandola in pompa magna nella modernità. Rendendola immortale.
Rapidamente, e senza pretesa di esaustività, ecco un excursus delle città toscane che si stanno sui coglioni:
Firenze e Siena, Siena e Arezzo, Firenze e Prato, Prato e Pistoia, Firenze e Pistoia, Viareggio e Pistoia, Viareggio e Lucca, Lucca e Pisa, Pisa e Livorno, Pisa e tutti. Massa e Carrara non sono toscana, e Grosseto è oltre le colonne d’Ercole. E fin qui tutti d’accordo.
Ora.
Al di là di questi punti fermi, l’elenco continua all’infinito. In Toscana, ogni singola cittadina, comune, frazione e rione di frazione ama riversare su ogni altra cittadina, comune, frazione e rione di frazione uno scherno bilioso che non è scanzonato e non è punzecchiante, non è un modo simpatico per dire “al di là delle differenze siamo tutti fratelli!”, no: è un fervore represso che nasconde una diffidenza atavica ormai impossibile da debellare. Esemplare il caso di Siena, che in tempi antichi ha deciso che sui colli circostanti non c’erano abbastanza paesini turriti da odiare, e allora si è frammentata in sedici milioni di FAIDE ARBITRARIE coi nomi più stupidi del mondo. Io sono la cerva, tu le lasagne, lui la sedia a dondolo, loro il telecomando, questi sono i nostri gonfaloni, ora gonfaloniamoci di botte. Così da secoli.
E tu dici boh, son passati seicento anni, possibile che non si sia proprio riusciti a passare oltre alle diatribe comunali, ai guelfi e ghibellini, a Guidoriccio da Fogliano? Ok le colline pittoresche, ma è proprio inevitabile guardarsi tutti dall’alto in basso l’un coll’altro?
Per rispondere a questa domanda va detto, a discolpa dei toscani, che gli è toccato in sorte di vivere in città che sono bellissime PROPRIO PERCHÉ sono identiche a com’erano ai tempi dei comuni. Pensate a Lucca, che un bel giorno ha preso e si è rinchiusa in una cinta di mura dalla quale non è più uscita. Sarebbe fin troppo ovvio lanciarmi in una tirata su quanto sia difficile ampliare la mente in una città le cui strade sono ancora a misura di calessi e bovi operosi, ma provate a trovare parcheggio a Firenze e poi ditemi.
Se alla bellezza delle città e dell’ambiente si aggiunge il fatto che praticamente ogni genio sovvertitore dell’arti e delle scienze e 3 tartarughe ninja su 4 sono nate tra queste mura, se ne desume che il toscano ha secoli di ragioni per
(i) diffidare di,
(ii) sentirsi migliore di,
(iii) sentirsi in dovere di deridere
TE.

Tutto questo preambolo per chiarire ai non toscani cosa può succedere quando il più tracotante e spadroneggione dei forestieri tracotanti e spadroneggioni, cioè l’americanissimo Michael Bay dagli Stati Uniti iuesséi, entra a Firenze con gli occhialoni a specchio e il cappello da cowboy e dice “Smetti di ragionare e ingurgita, cignalona”.

I fatti: tra agosto e settembre di quest’anno, Michael Bay ha girato a Firenze e Siena molte scene del suo nuovo film 6 Underground. Ci sono stati rocamboleschi inseguimenti in piazza Duomo e pericolosi stunt tra gli antichi palazzi, per la gioia dei giornalisti locali che non avevano tante occasioni di utilizzare la parola “adrenalinico” in un articolo su Firenze dai tempi del tumulto dei Ciompi.
E mentre io mi mordevo le mani perché non ero in via Cavour a schivare le vetture scagliate in aria dalla potenza del bayhem, i residenti sfoderavano i telefonini: non per immortalare l’evento spettacolare, no, ma per denunciare i disagi portati dai nuovi barbari dell’incultura proprio dentro la hulla d’i’ Rinascimento. Sulla regione non si abbatteva un ciclone simile da quella volta che un pulmino pieno di ballerine di flamenco forò una ruota in piena campagna ruspante, e se già allora le reazioni erano state scomposte, figuriamoci adesso. Su Facebook e sui più svariati quotidiani locali, ma soprattutto su Facebook, si è scatenata una gara a chi si sentiva più legittimato dalla propria toscanità a condannare un film che “non rende giustizia a Firenze”.

Lo zoccolo duro degli Anti-Bay si divide in due gruppi principali.
Da un lato ci sono quelli che non nascondono la piccineria delle loro lamentele. La buttano in politica (“è colpa del tale assessore/sindaco/partito”), la buttano sui soldi (“è un film Netflix, non lo vedrà tutto il mondo, Firenze non avrà un ritorno economico sufficiente”, ossia il fondo del barile del dibattito curturale “Pole Netflix permettisi di pareggia’ co’ i’ cinema?”) e la buttano direttamente sull’orticello, proprio come si fa con la merda di cavallo (“Questi sgommano sui Lungarni e io non ci posso nemmen parcheggiare”).
Ma, per quanto emblematici di un panorama desolante, non sono questi i commenti stronzi che preferisco.

No, le mie rimostranze preferite sono quelle in cui i fiorentini fanno appello al passato glorioso della città e se ne escono con commenti che chiamano in causa le menti eccelse dei secoli d’oro, la toscana gloriosa, i medici la terracotta invetriata giotto benigni piero della francesca le rificolone beatrice e pontormo tutti insieme in un impeto di toscanità toscana dell’olio d’uliva firenze santa maria novella in festa, maremma ladraccia.
Michael Bay osa girare un film di esplosioni davanti al Battistero? Dai, “Brunelleschi si rivolta nella tomba!”. Dai, “Cosa ne direbbe Dante?”.

Davvero?
Vogliamo davvero avventurarci nella questione “Cosa ne direbbe Dante?”, Firenze?
PUNTO PRIMO, così a naso, se Dante si ritrovasse di colpo ad assistere alle riprese di un film di Michael Bay, la prima cosa che direbbe non è “Stanno rovinando la mia Firenze”, bensì “OH DIO DOVE MI TROVO? COME SIETE VESTITI? COSA SONO QUESTI ORDIGNI LUCIFERINI? L’INFERNO È REALE! OH ALTISSIMO E ONNIPOTENTE SIGNORE, TI HO FATTO INCOLLERIRE CON L’OPRA MIA!”. Dante avrebbe grossi problemi, prima ancora che con Michael Bay, anche con il telefonino da cui stai scrivendo il tuo discutibile commento su Facebook. “COS’È QUESTA MEMBRANA DEL DEMONIO CHE M’IMPEDISCE DI ADDENTARE IL MIO PANINO?”. Dante non conosce nemmeno il Domopak. Dante ha problemi pure con I POMODORI, te ne rendi conto? Ecco perché il parere di Dante sulla lavorazione di un film di Michael Bay ha lo stesso valore di quello di Prassitele sulla campagna acquisti del Novara: solo perché uno è un genio non vuol dire che non sia MORTO SECOLI FA.
PUNTO SECONDO, davvero, tra tutti, chiami proprio in causa Dante? Stiamo parlando di Dante-Dante, sì? Dante il visionario creatore di una trilogia che inizia con LUI STESSO che va ALL’INFERNO, vede tutti i diavoli e la gente che agonizza in modi fantasiosi, sopravvive, esce senza un graffio, attraversa un secondo atto che non regge il confronto col primo e poi conclude altissimo e senza vergogna salendo fino in cielo e incontrando DIO in un tripudio di effetti speciali tutti rigorosamente practical, dato che il green screen era ancora ben di là da venire? Uno che si è messo al centro di una gigantesca fanfiction strapiena di mostri, fiamme e morti famosi, a metà tra il film di quel miliardario cinese che menava tutti i suoi idoli del cinema di arti marziali e la scena di Kung Fu Hustle dove Stephen Chow sale in cielo e saluta Buddha? Quel Dante lì? Quello che viveva in quel medioevo in cui l’arte figurativa brulicava di pali nel culo e diavoli mangiacazzi che dovevano spaventare e coinvolgere il pubblico per fargli temere il demonio (Megatron) e fargli seguire i modelli incarnati dagli eroi del bene (Bruce Willis, Ben Affleck)? Quello che ha abbandonato il latino dei dotti per scrivere con l’eloquenza del volgare? Quello che da Firenze, alla fine, fu esiliato per “baratteria, frode, falsità, dolo, malizia, inique pratiche estortive, proventi illeciti”, cioè la trama di Pain & Gain? Cosa pensi che vorrebbe vedere, uno così, al cinema? Michael Bay o Un tè con Mussolini, santo dio?
In altre parole: se hai da portare avanti una posizione lamentosa e retrograda, se tutto quel che t’interessa è difendere il tuo orticello e il tuo posto auto, non tirare mai in ballo i geni del passato: è probabile che tu caschi male. Se Brunelleschi e Dante fossero stati come te, il primo anziché la cupola avrebbe costruito un bel parcheggio, l’altro al massimo avrebbe scritto una lettera di protesta contro quelli che suonano la ghironda dopo le diciotto. Per fortuna non è andata così.
Firenze è quella città che nella piazza principale ha teste staccate e sanguinolente, donne nude rapite, un centauro preso a bastonate e, a dominare tutto, una montagna di mattoni e tegole fatta con lo scopo più o meno velato di essere, di fatto, la ceppa di cazzo più immane del mondo, da ostentare a mani aperte a tutti gli stracciacoglioni che giuravano che un ecomostro del genere non avrebbe reso giustizia a Firenze e sarebbe crollato al primo alito di vento e invece PÈM, puppate, since 1436. La storia dell’arte e dell’architettura è in larga parte la storia di farsi dare un sacco di soldi per costruire quello che prima non c’era, e costruirlo più grosso e più duro degli altri. E adesso vienimi a raccontare che Michael Bay “è inadatto a Firenze”, FAVA.

Dove voglio arrivare con tutto questo discorso? Da nessuna parte. I più attenti tra voi l’avranno notato: questa roba che ho scritto non ha alcun intento informativo, e anche come invettiva polemica è quantomai stanca e inutile – la crew di Bay se n’è ormai andata dalla Toscana, le rimostranze del popolo non hanno inciso in alcun modo sulla lavorazione. Quindi, niente. È tutto a posto. È solo che, come dire? Finora il bayhem era sempre esistito sullo schermo, quel genere di schermo che “più è grande e meglio è”. Pochi altri registi esistono SOLTANTO sullo schermo come Bay, non so se mi spiego – per dimensioni, frenesia di montaggio, effetti speciali, sospensione dell’incredulità, pura STAZZA, l’universo di Bay è qualcosa che non mi sarei mai aspettato di vedere in corso d’opera, concreto, per le strade. MEN CHE MAI su strade che conosco, le strade della mia regione così spocchiosa perché così bella (molto più bella – per fare un esempio – della VOSTRA). Bene: un evento del genere, poter vedere il bayhem a chilometro zero, prima che entri in quella mega-filiera che lo fa diventare immenso e non-umano, e poterlo vedere quasi letteralmente dalla finestra di casa, è qualcosa che meritava non dico un post, ma quantomeno una rispostaccia a tutti quelli che non hanno trovato di meglio che lamentarsene. L’unico scopo di questo pezzo, alla fine, è dire “buon per voi” a chi ha assistito alla lavorazione di 6 Underground dalla finestra. Anche perché, diciamocelo: è Bay, mica Lav Diaz – quanto minutaggio effettivo pensate che avrà Firenze nel girato finale, con quel montaggio lì? Quanto mai si soffermerà Michael Bay USA sui portali a bugnato baciati dal tramonto?
È stato bello finché è durato, questo bayhem a misura d’uomo. Questo bayhem che dai suoi universi più grossi del vero è sceso per qualche giorno tra di noi, che bruchi siamo nati e bruchi si rimane.
La mia regione è la regione più bella del mondo, e da quando Michael Bay ci ha fatto scoppiare le macchine dentro, guarda un po’, è anche meglio.

DVD-quote suggerita:

“Hasta la vista, stelle” (Durante di Alighiero degli Alighieri, i400canti.com)

>> Tuttocittà | IMDb

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140 Commenti

  1. Chiara

    Tutto molto bello in ogni caso i firm di Maihol Bay fanno cacà

    • Lolly

      Chiara, mai quanto te con i tuoi post derkaz….

      NON tutti i film di Bay sono come dici tu, certo poi quello che scrivi dipende da quanto hai voglia di accendere il cervello prima di sproloquiare a vanvera….

    • Sandrokan

      no no chiara è stata anche gentile

      maicol bei fa schifo al cazzo. i suoi film sono lammerda. punto

  2. Pillio

    Accade fisso anche a Trieste richiamando costantemente Maria Teresa per ogni rimostranza (comprese quelle relative a disagi derivanti dalle riprese di film). Un atteggiamento che a me straccia la minchia oltre che essere di una vuotezza infinita.

  3. Ellie Arroway

    grande pezzo. La stessa cosa è successa più recentemente a Taranto, dove i negozianti di merda si sono lamentati per i “disagi” causati da Bay alle loro micragnose attività commerciali. L’Italia è tutta così, in definitiva.

    • Skywalker Texasranger

      Ma infatti. Quando i padroni del mondo ci fanno la grazia di lasciarci due spiccioli per venire a fare i cazzi loro a casa nostra abbiamo pure il coraggio di lamentarci. Micragnosi e provinciali.

    • Roberto

      “venire a fare i cazzi loro a casa nostra” è la frase chiave. Nessuno ci costringe. Evidentemente qualcuno gli ha dato il permesso, evidentemente qualcuno lo ha considerato un arricchimento, sotto molteplici aspetti, per la città. Solo il popolino deve SEMPRE avere da ridire, deve SEMPRE distinguersi per ottusità e provincialismo.

    • Steven Senegal

      troppo complicato, mi permetto di suggerirle una costruzione del testo più semplice. Ha bisogno di sostegno

    • Skywalker Texasranger

      Senegal, il sostegno fattelo dare nel culo, visto che hai detto che ti piace.

    • Steven Senegal

      ma scusa cretino, anche fosse, ti rendi conto che non è un’offesa? però ho visto che ti sei un po’ bloccato su sta cosa, strano

    • Skywalker Texasranger

      Non è un’offesa, infatti, stupido figlio di puttana. E’ un invito gentile. Visto che ti piace, vai a farti inculare, invece di rompere i coglioni a me.
      Ah, stupido figlio di puttana invece è proprio un’offesa. A te, non a tua madre.
      E dare del trans come offesa, che è quello che tu hai fatto, giustificabdoti poi con la storiella di bakeca, quello è omofobo.
      E scrivere che i toscani sono tutti campanilisti e presuntuosi e spocchiosi e razzisti, e che i commercianti di Taranto, quello è razzista.
      E ora tornaci, a farti inculare, ritardato del cazzo.

    • Skywalker Texasranger

      e scrivere che i commercianti di Taranto sono delle merde, quello è razzista.
      Avevo lasciato un pezzo.
      Che di già Senegal non capisce di suo, se no gli complico la vita.

    • Steven Senegal

      boh no guarda, in realtà mi ero accorto che avevi del potenziale e son andato a vedere. Tant’è che ti ho pure dato del pazzo che gira in bici ma non ti ha mica sfiorato. Poi vabè stai circa impazzendo da giorni e ormai abbiamo il quadro clinico completo

    • Enrico

      Considerando che ai commercianti brindisini gli hanno chiuso le vie d’accesso ai loro negozi e considerando che con quelle attività micragnose ci campano loro e le loro famiglie, forse non avevano tutti i torti.
      Del resto ti avrei voluto vedere al loro posto.

    • Anonimo

      Minchia quanto mi mancano Schiaffi e Ciobin.
      Complimenti per lo sforzo comunque.

  4. Skywalker Texasranger

    Roberto, la frase chiave è “venire a fare i cazzi loro in casa nostra in cambio di due spiccioli”. Spiccioli che verranno spartiti in prebende per gli amministratori, con il benestare delle sovrintendenze conniventi. Firenze è una città che vive di turismo, e dei soldi di Netflix se ne sarebbe potuta tranquillamente sbattere il cazzo. A Taranto, dove girano meno soldi, facevano chiudere i negozi ai commercianti per girare. Ovvio che gli girarassero i coglioni. Ma chiaro, secondo voi intelletuali è la plebe a essere ottusa, a voi basta che giri il circo con gli scoppi per farvi le seghe sui film. Ma guarda che le seghe sui film potete farvele anche se i film con gli scoppi li girano negli studios, lasciando il popolino micragnoso ai suoi conticini, che tanto mica se la meritano, la munificienza di Holiwood, quei caproni.
    O magari più saggiamente se ne fregano.

  5. Enrico

    Finalmente gli americani cominciano a capire che non stanno per niente simpatici agli italiani o per lo meno ad una buona parte degli italiani, per il resto speriamo che sia un film sul livello di 13 Hours o Pain & Gain, altrimenti non valeva neanche la rottura di scatole dei fiorentini per la solita cafonata americana.

  6. Sandrokan

    io se avessi avuto la possibilità glielo avrei detto di persona. “maicol lascia stare, hai messo da parte quei 300/400 mln di dollari che ti faranno vivere sereno. mo’ levate dar cazzo che il tuo cinema fa schifo e causa epilessia. e poi non ti vantà di non conoscere i classici. si vede. cojone. che pure i videoclip che hai girato sono tanta ma tanta merda”

    questo gli avrei detto. ma dovevo prendere italo o un frecciabianca e c’avevo da fa

  7. Carlito Brigante detto Charlie

    e Bay é pure dichiaratamente juventino, lo sanno tutti sul sunset boulevard

  8. Enrico

    Comunque gli anglosassoni fanno solo danni quando girano in Italia, in questa puntata di Top Gear hanno bloccato il centro di Lucca, con gli stessi effetti e al minuto 6:45 uno tizio di Lucca glielo ricorda.
    https://www.youtube.com/watch?v=c_eLViH7_YI
    Ma almeno qui è uscita fuori una cosa simpatica e veramente pubblicitaria per la città.

  9. Skalda

    Non entro nel merito della querelle. Dico solo che pure a Santa Margherita Ligure è venuta questa estate una troupe di Netflix. In questo caso per un più prosaico film di Adam Sandler.
    Beh, anche lì c’è stato chi ha avuto il coraggio di lamentarsi.

    Siamo un paese di vecchi, e i vecchi amano guardare i cantieri e lamentarsi su Facebook.

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