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Ripassi facoltativi: Halloween II – Il signore della morte (1981)

Ciao amici!

In Halloween c’è una scena di cui non avevo parlato nella mia recensione, ma che mi è molto utile per illustrare la differenza fondamentale tra l’originale e Halloween II. Parlo della scena in cui Loomis e lo sceriffo Brackett entrano nella villetta dei Myers per cercare Michael, e ci trovano un cane morto, di cui presumibilmente Michael si è cibato. Ma il cane non te lo fanno vedere. Carpenter si limita a inquadrare il reaction shot di Loomis e dello sceriffo. Questo per dire che Halloween è un film molto meno violento di quello che si pensa, in cui la tensione conta più del gore.

Halloween II, aka Il signore della morte, uscì appena tre anni dopo ma, nel frattempo, il panorama del cinema horror era talmente cambiato che una scelta del genere fu considerata impraticabile dallo stesso Carpenter. Violenza e gore erano diventati comuni, soprattutto grazie al genere slasher che Halloween aveva lanciato, e dunque, per competere con la concorrenza, era necessario alzare la posta. Nulla da dire su questo ragionamento, anche perché i problemi del film sono altri.

Sigla!

È l’autunno del 1978. Sei Irwin Yablans e hai appena prodotto uno dei più grandi successi dell’anno: Halloween ti è costato 325 mila dollari ma ne ha incassati 70 milioni. È ovvio che pensi subito a realizzare un sequel. Per te, e per il tuo compare Moustapha Akkad, è stato un investimento, e poco importa che quell’artistoide liberal mezzo matto di John Carpenter sostenga di non avere altro da raccontare. Il sequel si fa, quanto è vero che gli Stati Uniti sono il più grande Paese del mondo.

A Yablans va di culo che, quella che tu chiami una “prolifica botta di creatività come mai mi era capitata da che faccio questo mestiere”, Carpenter la chiama “un mercoledì sera” e, insieme a Debra Hill, qualche ideuzza niente male se la fa venire. Quella di far iniziare il film subito dopo l’originale è davvero spiazzante e geniale, bisogna ammetterlo. Una scelta del genere è stata fatta poche volte e, nel caso di Halloween, visto che parliamo di una festa annuale, Carpenter e Hill non avrebbero fatto nessuna fatica ad ambientare il sequel un anno dopo, o cinque. E infatti, inizialmente, l’idea era proprio quella: Michael avrebbe dovuto rifarsi vivo anni dopo per braccare Laurie nel suo nuovo appartamento in un grattacielo.

E invece no. Il signore della morte si apre con un rapido recap del finale del primo capitolo e prosegue da lì, raccontando il resto della terribile notte del 31 ottobre 1978. Praticamente tutto il cast ritorna (fatta eccezione dei morti ammazzati, ma neanche di tutti: Nancy Loomis appare nel ruolo del cadavere di Annie Brackett) e il direttore della fotografia Dean Cundey ricostruisce meticolosamente il look dell’originale. L’impressione è che questo sia davvero il secondo tempo di un film più lungo tagliato in due per ragioni commerciali – impressione tradita solamente dalla brutta parrucca di Jamie Lee Curtis che, nel frattempo, si era tagliata i capelli corti.

Parruccòn.

Le altre due belle idee che Carpenter e Hill si fanno venire sono corollari della prima. Da una parte, il passaggio dall’ambientazione “aperta” del primo Halloween a quella unitaria dell’ospedale, dove, ovviamente, viene trasportata Laurie dopo l’attacco di Michael. Dall’altra la trovata di mantenere Laurie in stato di shock per due terzi del film, riferimento neanche tanto velato a La notte dei morti viventi (che infatti viene trasmesso in TV nella scena in cui Michael ruba il coltello nella casa dei due vecchietti). Laurie, come Barbra nel film di Romero, è sopravvissuta a un evento traumatico e ora è affetta da PTSD.

Sulla carta, insomma, qualcosa di buono c’è. Ma allora qual è il problema?
Il problema, stringi stringi, è che Carpenter ‘sto film non lo voleva fare.

Nella foto: Irwin Yablans e John Carpenter durante il brainstorming.

È un canovaccio vecchio come il cinema, anzi vecchio come l’arte. Da una parte abbiamo un produttore che ha la fregola di battere cassa, dall’altra un autore nel vero senso della parola, che ha ammesso negli anni di essersi sforzato di cavare sangue da una rapa semplicemente perché gli avevano sventolato davanti un bell’assegno. Carpenter ha confessato che lavorare alla sceneggiatura di Halloween II fu un processo che incluse “principalmente molta birra e stare seduti davanti a una macchina da scrivere dicendo ‘Che cazzo sto facendo? Non lo so’”. All’epoca stava sviluppando The Fog e non c’aveva molta voglia di tornare a fare lo stesso identico film un’altra volta. E come dargli torto? Il cliffhanger finale di Halloween è perfetto per agganciarci un sequel, ma evidentemente lui e Hill lo avevano pensato più come spavento finale che altro.

Così, quando si decide a prendere parte al sequel, Carpenter si mette alla ricerca di un regista. La prima scelta ricade su Tommy Lee Wallace, montatore dell’originale e futuro regista di Halloween III. Wallace però rifiuta e così Carpenter seleziona un esordiente, Rick Rosenthal, sulla base di un corto che aveva fatto, The Toyer, e che a lui era piaciuto. Carpenter gli affida il copione e si limita a scrivere le musiche con Alan Howarth.

È un film pieno di brutte ragazze questo.

Ora, io odio fare il solito discorso su come “un sequel non possa essere all’altezza dell’originale”, anche perché spesso non è vero. Ma è esattamente quello che succede qui, e le musiche di Carpenter e Howarth, beh… cazzo se non sono una metafora perfetta di questo. Sono praticamente gli stessi temi dell’originale, ma suonati con un organetto anziché col piano. Sono musiche identiche, ma letteralmente meno incisive, perché suonate con un aerofono invece di uno strumento che percuote le corde. Cioè proprio fisicamente l’organo fa meno male del piano. È più attutito, come delle coltellate inferte attraverso un cuscino.

Halloween II è tutto così. Si affida al mestiere per tenere in piedi la baracca, ma non ha un briciolo della tensione dell’originale. Piazza qua è là qualche momento discreto, ma siccome abbiamo già visto tutto, sappiamo esattamente dove andrà a parare. E va bene che è scritto dalle stesse persone, ma è palese che Carpenter e Hill non ci hanno messo il cuore. Mentre Halloween procedeva svelto, aiutato da una scrittura snella che tagliava tutto il surplus per concentrarsi su pochi temi precisi e un’iconografia semplice ed efficace, Halloween II quei temi li ripete allo sfinimento (per bocca di un Loomis che ormai fa la parte di Mr. Spiegone) e sembra fare proprio fatica ad andare avanti, come fosse impantanato nella sua stessa mitologia.

“Michael Myers non è un uomo! È il male! Il male, capito? Non è umano! È il male incarnato. Mi spiego? IL MALE… ale…ale…”.
“Madonna che pesante.”

Oltretutto, per giustificare il sequel, a Carpenter e Hill tocca accettare un compromesso letale: i personaggi che si comportano da idioti. In Halloween, nessuno a parte Loomis sapeva che Michael Myers aveva fatto ritorno a Haddonfield, e questo giustificava tranquillamente i comportamenti avventati dei protagonisti. Stavolta tutti sanno che c’è un pericoloso serial killer ancora a piede libero, eppure si comportano come se niente fosse. È una roba a cui siamo abituati, ma qui brucia perché è la dimostrazione lampante di come la saga che ha iniziato tutto sia stata costretta ad accodarsi al resto per tirare avanti.

Carpenter ha dichiarato di aver dovuto intervenire in post-produzione per sistemare un montaggio da lui definito “tanto spaventoso quanto Quincy”, e non stento a crederlo. Non oso immaginare come sarebbe stato il film senza il suo intervento.

Bene, ora che lo abbiamo demolito, tentiamo un po’ di ricostruirlo.

Un sequel molto più SANGUINARIO, e il sangue è stato usato tutto in questa scena qua.

Se siamo qui a parlare di Halloween II è perché, in fondo, non è tutto da buttare. Le buone idee le abbiamo già elencate e quelle funzionano, dalla PTSD di Laurie all’ambientazione al chiuso. A queste si aggiunge la trovata della parentela tra Laurie e Michael, che Carpenter odiava (perché non era stata una sua idea), ma che in effetti aggiunge qualcosa di nuovo legando in maniera interessante i due avversari. Gli ammazzamenti sono creativi e violenti il giusto, ed è carina anche la trovata di trasformare Michael in una sorta di incarnazione del Samhain. Per questo il fuoco diventa uno dei temi ricorrenti del film, ed è ottima anche l’idea di prefigurare la morte di Michael nella scena dell’adolescente mascherato bruciato vivo.

Alla fine della fiera, Halloween II non avrebbe mai potuto ripetere l’exploit del primo, ma la gloria riflessa è sufficiente a impedire che sia un totale disastro. Ciò non toglie che, se lo rivedrete, capirete perché David Gordon Green abbia deciso di ignorarlo per ricollegarsi direttamente al primo. È una scelta con cui non sono ancora del tutto d’accordo, ma la comprendo un po’ di più.

DVD-quote:

“Non è Halloween”
George Rohmer, i400Calci.com

>> IMDb | Trailer

P.S.: fun fact, nel film c’è Lance Guest, il protagonista di Giochi stellari. Giochi stellari è diretto da Nick Castle, che aveva interpretato Michael Myers nel primo Halloween, ma che qui non tornò perché nel frattempo era diventato un regista. Castle scelse Guest proprio dopo averlo visto nel ruolo del paramedico in Halloween II.

Fun fact 2: il tizio che interpreta Michael Myers si chiama DICK WARLOCK.

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28 Commenti

  1. GGJJ

    Ricordiamo che Nick Castle, divenuto non solo regista ma anche sceneggiatore, scrisse la sceneggiatura di Hook – Capitan Uncino. Si, quello con Robin Williams che fa Peter Pan cresciuto e Dustin Hoffman che fa Uncino, due dei ruoli più tristi della storia dell’Universo, dalle tragedie di Sofocle in poi.

    • Imperatrice Pucciosa

      Che poi non ho mai capito perche’ Peter Pan passava dalla Londra inizio novecento ad essere un avvocato newyorkese di successo negli anni novanta.

    • toni randine

      Beh il film è quello ce è, ma se non l’hai mai capito (il che presuppone che tu lo abbia visto e che ci abbia provato) c’è qualche problema di comprensione :D

      Sull’isola che non c’è i bambini non invecchiano.
      Nel mondo reale i bambini invecchiano.
      Wendy andava a trovare peter pan, partendo dall’inghilterra. Poi smise perchè stava invecchiando.
      Poi un giorno la peter va nel mondo reale e incontra la [figlia/nipote non ricordo] di wendy e se ne innamora. Decide di smettere di cazzeggiare, va nel mondo reale e viene di fatto cresciuto in un orfanotrofio da wendy stessa.Essendo nel mondo reale, invecchia e si ritrova ad avere sui 40 anni negli anni 90.
      Questo spiega come mai sia ambientato nei 90 e come mai wendy e i suoi fratelli siano molto più vecchi di peter. Il film è comunque ambientato in inghilterra se non vado errato (se vede un lungo volo in una delle scene iniziali), non è dato sapere come mai peter sia andato a vivere negli usa ma penso che non sia influente

    • GGJJ

      Capisco la voglia di comprendere, ma in realtà è una questione che non mi appassiona granchè, trattandosi di un film che appartiene a quel vasto insieme di prodotti denominato LAMMERDA

    • Capitan Ovvio

      @GGJJ thumbup!

    • GGJJ certe affermazioni sono da appassionati di cinema assolutisti.

      A me una cosa che nonnpiace neanche la guardo e pensa un po’ te se mi metto a dare etichette come un giudice di American Idol.

      Certi discorsi non hanno ne capo e ne coda.

    • toni randine

      non parlo di “comprendere” nel senso i “capire i delicati meccanismi e simbolismi delle trame che vengono intrecciate come fili di seta dalla misteriosa mano della sceneggiatura”
      quanto di “comprendere” nel senso molto basico del termine..
      una cosa tipo:
      “Ahahaha ma dai, ma non si capisce come mai il tizio ha una forchetta in mano!”
      “L’ha presa in mano la scena prima,Fulvio”

  2. Ottima rece, che sottoscrivo in toto.
    L’ho rivisto poco tempo fa e ne avevo scritto su un forum, dicendo cose molto simili…

    “L’avevo visto una volta sola. Ricordavo vagamente solo l’ambientazione ospedaliera e il fatto di averlo visto con una tv portatile in b/n. Tanti anni fa quindi, abbastanza da non ricordarmi neanche se mi era piaciuto o meno. Con gli anni avevo sposato l’idea circolante di un sequel inutile e dozzinale. E invece no. O meglio un po’ inutile come tutti i sequel lo è, ma dozzinale proprio no.

    Intanto è un sequel decisamente atipico. Non un nuovo capitolo di un franchising, ma proprio la continuazione della stessa storia. Infatti la narrazione riprende esattamente dove si era interrotta nel film precedente e il tutto si svolge nella stessa notte iniziata nel film del ’78, di cui come prologo sono mostrati gli ultimi minuti prima dei titoli di testa. La sensazione è di vedere un lungo epilogo, un’enorme scena tagliata. La cosa ha il suo fascino e suoi limiti, a cominciare da un ovvio senso di diluizione, ma evita le solite tiritere dei sequel che devo giustificare il rientro in scena del mostro.

    La storia di Carpenter e della Hill ha però l’intelligenza di costruire un’ambientazione e un tono nuovi. Un po’ per l’ovattata ambientazione ospedaliera, un po’ per l’insistenza di scene con schermi video e televisioni, un po’ per la gestione corale dei personaggi e delle scene, tira un’aria da film di fantascienza, che diventa esplicita negli ultimi venti minuti del film, i migliori, in cui Michael Myers diventa praticamente l’alieno inarrestabile de “La cosa dell’atro mondo”, di cui l’anno dopo Carpenter dirigerà il celebre remake. Sotto certi aspetti ci sono quasi più elementi carpenteriani che nel primo Halloween.

    Regista non sprovveduto, che in seguito alternerà commercialate infami a film indipendenti e personali, aiutato da una bella fotografia notturna, Rosenthal dirige in modo fluido ed elegante, dimostrando di aver ben studiato la lezione di stile tenuta da Carpenter tre anni prima, ma pure di Dario Argento a cui ruba qualcosina. Per quanto oggi la meccanica degli omicidi risulti un po’ troppo telefonata, mette in scena fantasiosi ammazzamenti di ottima scuola slasher.

    Certo, anche se sangue e dettagli sanguinosi aumentano di un bel po’, l’alone da favola morbosa e glaciale del prototipo non c’è più e il tutto è appunto solo una lunga appendice che non aggiunge nulla al prototipo (la rivelazione che la protagonista sarebbe la sorella di Myers serve solo per arrivare alla resa dei conti finale con Loomis), ma se Myers fosse morto qui avrebbe chiuso molto dignitosamente la sua carriera di mostro, prima di diventare quel Jason Whoores qualsiasi dei troppi inutili seguiti.

    In tre anni Jamie Lee Curtis aveva perso tutta l’aria innocente e adolescenziale che l’aveva resa perfetta. Funziona molto meno bene. Comunque per un’ora di film la vediamo inferma a letto. In compenso tutte le infermiere del film sono ovviamente delle conigliette di Playboy in incognito.

    L’Halloween II di Zombie concentra il remake di questo film nel primo quarto d’ora, poi racconta una storia completamente originale, che riprende elementi anche dagli altri sequel della serie.”

    • Martino Scorsese

      D’accordissimo sul fatto che questo doveva essere il finale per Meyrs.
      Il vero problema di Halloween è che l’idea della serie antologica era molto interessante, ma prima di tirar fuori Halloween 3, che è una chicca per i fan dell’horror anni 50, dovevano tirar fuori un film carismatico come il primo, che facesse capire come una saga senza Michael poteva essere possibile.
      Peccato, perché invece dovemmo accontentarci di una copia di Jason (ladove questo partiva come copia di Michael!)

    • “In tre anni Jamie Lee Curtis aveva perso tutta l’aria innocente e adolescenziale che l’aveva resa perfetta.”

      Dopo averle mostrate in Trading Places di Landis non mi è mai sembrata più tanto innocente Che bombe è proprio la figlia di Janet Leigh

    • Errata Corrige

      Halloween III è un sequel un pò “sciolto”* ma ha la fortuna di avere la sceneggiatura del grandissimo Nigel Kneale, il creatore di Quatermass
      https://www.imdb.com/title/tt0085636

      *https://www.imdb.com/title/tt0085636/faq?ref_=tt_faq_2#fq0011536

    • Martino Scorsese

      Infatti il 3 è bello, ma è troppo di nicchia, soprattutto se venuto dopo due film più commerciali e vendibili.

  3. Martino Scorsese

    Personalmente un buon slasher che ho sempre apprezzato, anche perché è l’unico sequel possibile del film originale. Non arriva neanche lontanamente al livello dell’originale, ma personalmente ne è una buona conclusione.
    Infatti trovo stupido che sia stato scanonizzato per il nuovo: vedremo.

  4. In confronto al film precedente vi è poco di sbalorditivo George è stato molto chiaro in questo. Delle belle idee sono presenti solo che saltano male quando si cade in determinati cliché. Questo di Rick Rosenthal non è brutto come seguito (e mai lo sarà come il suo ulltimo capitolo chiamato Resurrection) l’inizio, le morti, il trauma della protagonista ed il finale con il sacrificio di Loomis sono stati girato bene solo che perde un po’ di fascino e questo è male.

    Un figlio bastardo non riconosciuto da Carpenter.

  5. Capitan ovvio

    Ripeto quanto già scritto: un Le Basi con Carpenter sarebbe non solo apprezzato ma quasi dovuto vista la grandezza di quest’uomo

  6. Capitano Donnie Danko

    Lo ammetto: Halloween II, come direbbe Gigi Proietti, ammè me piace. Pur con tutti i suoi limiti l’ho sempre trovato un buon film, non un capolavoro eh però lo ricordo con piacere al contrario degli altri sequel con Michael. Devo anche dire che, più che la sceneggiatura, a non esaltarmi è stata la regia davvero senza guizzi, si vede che il film era stato messo in mano ad uno con poca esperienza.

  7. Dan

    Dick Warlock = Premio Jimmy Bobo SUBITO

  8. Jena Pistol

    Io mi accontento dei lati positivi del film tra cui cito ” gli ammazzamenti sono creativi e violenti il giusto “. Hai detto niente.

  9. Cpt. Impallo

    Dick warlock? Ma non era Tom Tucker a fare Myers nel seguito?

  10. A me era piaciuto, via.
    Certo che per essere un film in cui tutti badavano solo a fare il compitino…direi che se la sono cavata in maniera egregia.
    Del resto, per i produttori, era un’occasione troppo ghiotta. Specie dopo gli incassi del primo, che a occhio e croce era come una robaccia buona per il circuito dei Drive – In, visto il budget a dir poco ridicolo.
    Ma il fatto e’ che per Carpenter certi sequel non funzionano. O forse i sequel in generale, vai a sapere. Per lui val bene sempre la prima, visto che dal suo punto di vista alcune cose riescono una volta sola. Bisognava dirlo anche a tutti quelli che hanno realizzato un’autentica ondata di seguiti uno piu’ scadente, sconclusionato ed inconcludente dell’altro.
    Qui si parte con la bella trovata di partire LETTERALMENTE dal punto in cui era terminata la vicenda del primo. Che in realta’ non era terminata per un tubo, come da tradizione Carpenteriana.
    Vengono ripresi i sopravvissuti del film precedente, ed il loro ruolo acquista persino piu’ spessore. Un po’ azzardata l’idea di rendere Laurie la sorellastra di Michael, ma plausibile. E ha un suo perche’. Di fatto, Myers torna nella sua cittadina per FINIRE IL LAVORO.
    Ci sta.
    E Loomis…qui la faccenda si fa complessa.
    Il dottore ha maturato una consapevolezza nuova, nel corso di questa vicenda.tramutandosi in una sorta di crociato.
    E’ lui che ha seguito Michael da quando lo hanno internato dopo l’omicidio. Sa tutto, sul suo conto. E sa che solo lui puo’ fermarlo. Anche a costo della vita. Anzi…DI SICURO CI ANDRA’ DI MEZZO LA VITA.
    E credo che ne sia conscio anche Myers di questo, nonostante la furia omicida. Dovranno affrontarsi in un’ultima, drammatica resa dei conti. E’ destino.
    Sono legati l’uno all’altro, indissolubilmente. Il loro rapporto trascende quello tra medico e paziente. E non e’ solo l’antagonismo tra due reciproche nemesi: la belva malvagia e sanguinaria da un lato e l’eroico e solitario giustiziere dall’altro.
    Qui c’e’ il mostro che vuol liberare la sua furia sul mondo intero (e potrebbe DAVVERO farlo), e la lotta col guardiano preposto a fermarlo. Dovranno perire insieme, per permettere al resto del mondo di continuare a vivere.
    Un seguito dignitoso, non certo dotato della gelida e chirurgica precisione del primo. Ma poteva andare peggio. Altri slasher non se la sono cavata cosi’ bene, col numero 2. Uno su tutti? NIGHTMARE ON ELM STREET.
    Si concede anche qualche escursione nel body count e nel gore. Una tassa necessaria, visto che la tendenza era quella. Ma almeno lo fa con stile (la siringata nell’occhio e’ la mia preferita), anche se il buon John ha avuto da ridire (e’ la sua filosofia: MOSTRA E SPIEGA IL MENI CHE SIA POSSIBILE!).
    In definitiva…UN SIGNOR SEGUITO, paragonato a certa fuffa.
    Un’ultima cosa su Rosenthal: il suo BAD BOYS (non quello di Micheluzzo Bay) e’ un film A DIR POCO STREPITOSO. Da recuperare, senza se e senza ma.

    • Diamine il sequel di Nightmare aveva una bella idea di fondo, ma era troppo strambo.

      Solo io mi ricordo la “tremenda” tortura nelle doccie con lo straccio?! Ridicola!

    • Martino Scorsese

      Infatti il vero sequel di Nightmare è nightmare 3.
      Comunque direi che, tolte eccezioni come appunto Nightmare, alla fine tutte le saghe horror almeno fino al secondo capitolo sono belle: Venerdì 13, Halloweem, Scream, non aprite quella porta, Hellraiser,…
      In genere è più probabilmente che si vada in vacca al 3.

    • Capitano Donnie Danko

      Concordo, Halloween II è molto più riuscito di Nightmare II (che pure ho rivisto volentieri in estate quando Paramount Channel ha trasmesso tutta la saga, lo ammetto). Devo spezzare però una lancia a favore della serie di Nightmare: lì ci sono stati due seguiti belli, il terzo e Nuovo Incubo; tra i sequel di Halloween invece salvo solo il secondo (il terzo, che pure m’è piaciuto, non lo conto perchè qui considero solo i film con Michael Myers).

    • I guerrieri del sogno e Nuovo Incubo sono usciti bene anchr perché fu coinvolto direttamente Craven: nel terzo capitolo Wes è solo lo sceneggiatore assieme a Frank Darabont ed al regista Chuck Russell, innvece Nuovo Incubo è totalmente di Wes

  11. John Who?

    “Quella di far iniziare il film subito dopo l’originale è davvero spiazzante e geniale, bisogna ammetterlo. Una scelta del genere è stata fatta poche volte”

    Beh, il sequel dell’altro film di quel periodo a costo zero e divenuto un classico lo aveva già fatto un paio di anni prima. Quindi, come al solito, il genio vero è Stallone.

  12. Hellblazer Joestar

    Sentivo quella strana sensazione di Deja vi, e infatti: http://www.i400calci.com/2010/03/menopeggio-tv-il-signore-della-morte/
    :D

  13. alucab

    Tu sei li che leggi la recensione di Rohmer e proprio alla fine ti piazza una citazione di Giochi Stellari.

    Ora quanti in Italia la capirebbero?

    Penso che siamo tutti qui.

    Grazie George stasera in viaggio per lavoro da solo in un paese straniero mi hai regalato bel ricordo, un pizzico di nostalgia e la sensazione che le mie passioni di oggi e di allora Hanno un senso.

  14. Throbs

    Adesso si critica halloween 2…fottesega di quello che pensa Carpenter,per me è meglio del primo

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