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“Bravi tutti ma basta: the movie” A.K.A. “Glass”.

Negli ultimi anni ho maturato, sempre più forte, la convinzione che forse non mi piacciono i film tratti dai fumetti. Non così tanto, almeno; sicuramente non quanto credessi inizialmente, quando mi si è presentato il concetto e non mi sono ricreduto neanche ripensando a esempi virtuosi come Ant-Man o Doctor Strange, che anzi probabilmente sono le eccezioni confermanti la regola. Effettivamente tra i miei preferiti nell’ambito ci sono L’uomo ombra e Rocketeer, dove il primo è più un omaggio agli eroi pulp degli anni trenta (decisamente più oculato di Dick Tracy) e il secondo è tratto da uno dei primi esperimenti di meta-fumetto postmoderni (ha da venì Madman) ed è quella cosa lì, ma col cinema. Sono più dei film sui fumetti che dei fumetti trasposti a film; probabilmente mi piacciono più i film sui fumetti che i film dei fumetti, che continuo a preferire sui giornalini stampati. Un po’ perché ora che ci sono i mezzi vedo scarse capacità e idee, un po’ perché non tutto funziona anche quando dovrebbe o potrebbe perché “a ogni cosa il suo media“, probabilmente. Alla fine mi rimane veramente poco di memorabile di quella che doveva essere l’unione potenzialmente perfetta tra due cose che amo, una sorta di  PBJ sandwich dell’intrattenimento. Alla sua uscita amai Unbreakable perché era un film, forte del suo essere filmico, ma che parlava anche dei fumetti. Lo faceva con un certo acume nel raccontarne la mitopoiesi, dal basso e di lato, fiancheggiando il tema con una distanza che non era meta-gomitino-gomitino e con l’intelligenza di fermarsi esattamente dove ancora non avrebbe valicato il media congeniale, ovvero poco prima che il Mito diventasse manifestamente “gli eroi a fumetti” e lasciando anche dei dubbi su quanto fosse poi veramente così la faccenda.

“Fermarsi un attimo prima”

Capii la frustrazione di chi all’epoca uscendo dalla sala diceva: “ma come? Tutto ‘sto tempo per presentarti i personaggi e poi quando c’è da fare i supereroi si fermano?!”, li capivo ma non condividevo; forse sentivo che avremmo avuto tanti anni per fare brutti film didascalicamente tratti dai fumetti (e non abbiamo lesinato nel farlo, bisogna ammetterlo), boh! Comunque capii che Unbreakable stava facendo una cosa nuova, di cui oggi avremmo bisogno, prima ancora che ce ne fosse bisogno: faceva quel passo indietro dalle tutine e dalla CGI che serve per andare al senso ultimo dei fumetti, degli Eroi e degli Antagonisti. Un po’ come quando uscì Marvels, che portandoci fuori dall’azione e mostrandocela da terze parti, calati nel contesto, ce la fa capire meglio nella sua essenza e sicuramente più di quanto lo facessero gli ipercinetici (e tronfi) fumetti di supereroi Marvel degli anni novanta. Soprattutto Marvels, come Unbreakable, ci fa capire le conseguenze dell’azione, il posto degli Eroi nel mondo e il vivere con le conseguenze dell’esserlo. Poi, dai, ci sta Bruce Willis scazzato e stanco, vedrei qualsiasi cosa con Bruce Willis scazzato e stanco. Insomma: alla sua uscita nel 2000 divenne il mio cinecomic preferito, senza di fatto esserne veramente uno.

“la frustrazione del pubblico”

Saltiamo avanti di quasi vent’anni: non ho più i capelli lunghi, leggo decisamente meno fumetti, Bruce Willis è l’ombra di sé stesso e Shyamalan nel frattempo ha fatto più film loffi che auguri di Natale, ma in virtù di quella infilata iniziale di film bellissimi lo vado sempre a vedere e pare anche che questo Split non sia male. Effettivamente non lo è: un film che ha tanti registri quante le personalità del protagonista, che parte come un film drammatico poi diventa thriller poi vira nel sovrannaturale e poi –Shyamalan  twist!- è un film di supereroi. Anzi: è un film che avviene in un mondo di supereroi, di botto scopri che dopo tutti questi anni sei di nuovo in Unbreakable e che a queste condizioni un personaggio come quello di McAvoy può essere per forza di cose soltanto un super-villain. In pochi minuti realizziamo che abbiamo visto non è solo un thriller sovrannaturale ma una origin story da fumetto. PUM! Qui e lì teste che scoppiano in sala, per chi riesce a cogliere il collegamento con un film di quasi vent’anni prima. La mia sicuramente saltò e il mio primo pensiero fu: “che ficata!”, seguito una frazione di secondo dopo da “Oddio, speriamo si fermino qui e non facciano un sequel in cui il cinecomic si invera”. Il mio timore venne invece confermato via Twitter appena tornato a casa: il regista, intervistato in merito, diceva che voleva farne una trilogia e che il seguito era già previsto. Onestamente non lo volevo ‘sto seguito: l’idea di entrare nel merito di una questione che è sempre rimasta suggerita era troppo a rischio didascalia e solo il cielo sa quanto non abbiamo bisogno di film didascalici di supereroi, in AD 2019. Almeno Unbreakable lasciatecelo lì, anti-epico e “incompiuto” come lo ricordiamo, un intelligente divertissement collaterale al tema. Ma i tempi sono quelli che sono e non esiste che un potenziale franchise di cinecomic venga lasciato in pace, quindi… Saltiamo in avanti di un paio d’anni stavolta: sono circa identico a due anni fa, i fumetti continuo a non leggerli più granché, Bruce Willis è ancora l’ombra di sé stesso, Shyamalan però stavolta un film buono l’ha fatto nel mentre e, visto che non posso impedire che si faccia questo terzo capitolo, gli devo dare la fiducia sul fatto che possa farlo decentemente. E così, in larga parte, è stato.

In larga parte perché Glass è infatti un film ampiamente difettato: è pieno di incongruenze e maccosa evidenti anche per un film fantasy, sbaglia clamorosamente il crescendo finale, mette dei dialoghi da serie TV di seconda fascia in momenti cruciali, si prende tantissimo tempo per raccontare cose minime, anche ripetendosi, per poi andare di fretta su cose più riguardevoli e last-but-not-least è un film che non serve. Unbreakable andava benissimo così, Split sarebbe stato un ottimo thriller sovrannaturale di suo e non vive in funzione degli ultimi minuti del film, lo avremmo amato anche se non si fosse preso la briga di catapultarci dopo vent’anni di nuovo dentro Unbreakable. Glass nasce quindi pretestuosamente, senza un reale bisogno narrativo, quando nessuno se ne ricordava più e questo si sente durante il film. Nonostante queste grosse problematicità è un film che ho apprezzato, anche molto a tratti. Perché si vive anche di film imperfetti, signori.  Perché, a mio avviso, i meriti del film sono più incisivi dei difetti e perché se dopo dei difetti ciclopici come quelli summenzionati un film ti colpisce comunque positivamente allora vuol dire che ha qualcosa.

“Incisività”

Non so bene dire cosa, probabilmente come Unbreakable lo apprezzerò più consapevolmente cl tempo. Di sicuro ha il coraggio di perseverare con l’anti-epicità che caratterizza Unbreakable, quando la tentazione di fare un film coi supereroi fatti e finiti che si menano è forte, molto voluta dai fan (che tragedia, i fan) e che è assolutamente la cifra dell’oggi (“dagli quello che vogliono, sempre!”) ma alla quale viene concesso relativamente poco in termini di minutaggio. Mantiene abbastanza salda la formula “fermarsi un pelo prima che accada il fumetto”, quello stare fuori dai fumetti per capire come funzionano che fu croce e delizia di Unbreakable presso i primi spettatori. La differenza è che oggi Shyamalan sa che il pubblico è più consapevole, che i fumetti sono immensamente più popolari che nel 2000, che dire origin story non spiazza quasi nessuno perché un po’ tutti sanno come funzionano i fumetti e si prende delle libertà che con Unbreakable non si poteva prendere, per non limitare l’accessibilità del film. Ora i personaggi sanno di essere un fumetto e in un’orgia di meta narrazione, che oggi è molto meno meta di quanto sarebbe stata 20 anni fa, dipanano le questioni cruciali di un’epica fumettistica con la consapevolezza di un lettore. Sono tutti, per capirci, il ragazzino di Last Action Hero.

“PERÒ ADESSO BASTA!”

A molti ha irritato questa scelta, invece io trovo che questa dedizione all’analisi dei meccanismi “dal di fuori” sia il vero plus di questo film che altrimenti ha, nei momenti migliori, le stesse cose di Unbreakable ma con dei vecchi e nei peggiori sembra di stare a guardare una serie TV della DC. È un film sui fumetti ma alle estreme conseguenze, per questo lo ho trovato a suo modo coraggioso e quindi encomiabile, perché “supereroi”, “film” e “coraggio” non stanno spesso nella stessa frase oggi e bisogna rendergliene il merito. In un panorama di film giocattolo, per eterni ragazzini viziati, parlare di Supereroi trattandoti da adulto, senza accondiscendenza, è un atto forte e di rispetto sia per lo spettatore che per i fumetti. E l’anti epicità arriva alle estreme conseguenze, flagellando lo spettatore con tutte le scelte meno “soddisfacenti” possibili, facendo dire a tanti all’uscita della sala “Ma come, tutto ‘sto casino, dopo vent’anni, e finisce così?!” esattamente come li sentii borbottare dopo Unbreakable, e come Unbreakable mi auguro appunto che cresca a ogni visione successiva, anche se è meno bello, anche se è tremendamente imperfetto. Perché c’era bisogno di un film sui supereroi e non sui superpoteri, c’è bisogno di film che non bacino le chiappe al pubblico e forse oggi su un soggetto strangolato dal fan service l’unico modo per averne delle take interessanti è di crearne di svincolati da universi esistenti, per avere la libertà di vivere e morire da supereroi liberi, senza pendere dalle labbra dei fan e dalle aspettative dei focus group.

Però ora veramente basta Night, eh? La storia finiamola qui, perché continuare con l’operazione meta sarebbe stucchevole. Il tuo punto lo avevi provato vent’anni fa, lo hai ribadito abbastanza bene ma se continui vai verso il cinecomic e rovini tutto. È un attimo e ti ritrovi con le tutine e i green screen, che sono vent’anni che lo eviti e c’è già troppa robaccia in giro a riguardo. Lasciamo che altri facciano tesoro della tua intuizione.

IMDb | Trailer

DVD-Quote suggerita:

“Bravo Night, bravi tutti, ma basta.”
Darth Von Trier, i400calci.com

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42 Commenti

  1. Martino Scorsese

    Recensione molto interessante.
    Unbreakable (spero di averli scritto bene) lo direi il mio cinecomic preferito, se non fosse per il fatto che fondamentalmente non lo è: è un film realistico su due tizi totalmente opposti, talmente geniale da mettere un finale non solo anticlimatico, ma più vero possibile (dai, anche se avessimo i superpoteri, non avremmo fatto anche noi così per sconfiggere un cattivo).
    Split non mi ha fatto impazzire, più che altro perché, come Deadpool, se togli il personaggio il film che gli sta attorno è imbarazzante.
    Glass, al netto dei difetti di scrittura, l’ho apprezzato proprio perché ha il coraggio di rimanere sui toni realistici.
    Per il discorso fan a me basta pensare che moltissimi recensori (prevalentemente su youtube) dopo essersi ricordati magicamente di aver sempre adorato il film, lo hanno criticato prevalentemente per i momenti anticlimatici che contraddistinguevano il primo film. Ma va beh, parliamo degli stessi che elogiano Jessica Jones come “serie noir dell’anno” e poi quando escono veri noir come Bosch e True Detective non se li cagano di striscio o li criticano. Bah.

  2. Cicciput

    Io sono andato a vedere Glass consapevole del fatto che era stato stroncato da praticamente chiunque e pronto a trovarmi di fronte alla ciofeca dell’anno. Invece ho visto un film che parte benissimo, con (SPOILER) lo scontro fisico tra i due che davo per scontato a fine film e che invece Shyamalan te lo mette subito (/SPOILER), poi si assesta e vive dell’attesa che anche Sam J. spiccichi qualche sillaba, poi va verso un finale sì, magari non proprio pirotecnico, ma che poteva essere molto peggio. Vero che ha dei difetti, vero che sono evidenti, tipo il suddetto personaggio di Sam J. che non apre bocca per tre quarti di film e alla fine parla solo lui spiegandoti tutto il film per filo e per segno quando non ce n’era assolutamente bisogno, visto che, come dici giustamente nella recensione, non siamo più nel 2000 e cosa sia l’origin story lo sa pure mia madre. I pregi: è girato piuttosto bene con alcune scene degne di nota; sta sempre sull’orlo del ridicolo ma non cade mai e anzi conserva sempre una certa dignità e credibilità che ti fa accettare, tutto sommato serenamente, anche le diverse cazzate che si susseguono a schermo; alla fine fa quello che deve, ossia intrattenere. I difetti: è pedante fin quasi all’inverosimile, al terzo monologo di fila del dottor vetro implori pietà urlando allo schermo HO CAPITO CAZZO; considerato che c’è un personaggio che ne contiene venti – anche se sono molti meno in realtà – c’è comunque troppo poco spazio per tutti, e alla fine sembra un po’ una recita scolastica in cui la maestra, per non scontentare nessuno, ha dato qualche battuta a tutti i bambini pure quando non ce n’era bisogno; e sì, il finale è un po’ cringe.
    Per una volta, una via di mezzo: non un capolavoro, ma nemmeno nammerda.

  3. Cristoforo Nolano

    Sicuramente non al livello di Unbreakable ma, a valle di una doppia visione, posso dire che Glass è un gran film. L’atmosfera, il finale che calcia nelle palle i vari pigiama movie, il superamento dell’idea buoni contro cattivi… dopo The Visit, Split e questo posso dire che Shaymalan è tornato.

  4. Killing Joke

    Come avete detto, è inutile nascondere che questo film è imperfetto, ha dei bei difetti (io ci metto anche di ritmo)… però…. però è un film a cui non puoi non voler bene.
    Non gli puoi non voler bene perché in un mondo di mercenari e gente che fa film per pagare le bollette Shyamalan è uno dei pochi che continua a metterci il cuore, e te lo fa sentire. Ama visceralmente il materiale di partenza, c’è più amore sincero per i fumetti qui che in qualsiasi cinecomic. E il messaggio finale del film, dopo il suo classico twist, è una riflessione per nulla banale sull’omologazione e il conformismo

  5. Mi hai ridato fiducia nel film, stasera andrò a vederlo :)

  6. Axurexia

    No, ragazzi. Ma avete ripensato alla sceneggiatura per bene? Vi siete anche solo lontanamente resi conto di che capriola ha tentato di fare Shyamalan. Alla fine di Split mi è scoppiata la testa, lo ammetto. Senza la scena finale rimane un buon film, la scena finale mi ha costretto a riguardarmelo almeno 3 volte in questi due anni per cogliere tutto ciò che S. dice ma di cui non ti accorgi. A questo punto mi siedo e il film inizia e io penso: non tenterà un triplo carpiato… se no spancerà di brutto! E invece, si parte con un buon slancio e una buona carpiatura subito dopo, due belle capriole e già sono soddisfatto perché era quel film che volevo, volevo perdermi nei movimenti facciali di Glass, volevo l’umanità di Kevin e la rivalsa di Casey, che trasmette a Kevin l’idea che puoi rinascere senza diventare “Bestia” per dirne una delle mille. L’urlo della Ellie nel corridoio, da far venire i brividi… tantarrobba… ma poi cosa mi fa Shyalaman… mi tenta la terza capriola. Ed entra in acqua perfettamente. Wow!! Che posso dire di più? Certo, non potrò più guardare unbreakable come prima, lo so ma che diamine. Questo vuol dire chiudere un capitolo!! Tanto di cappello, è da tempo che non spendo volentieri i soldi al cinema.

  7. Giorgio Clone

    Fate come vi pare, il film l’ho goduto e mi è piaciuto molto… fino al finale di merda.
    un finale non proprio pirotecnico… una riflessione per nulla banale sull…. un cazzo.

  8. L’ho apprezzato molto, e vendendolo in lingua originale ho notato alcune finezze che mi hanno fatto capire un po’ meglio il punto di vista di Shyamalan, tra le quali,

    [segue SPOILERONE]
    mi pare che in inglese definisca il grattacielo dell’ipotizzato e coitointerrotto scontro finale “that marvel of a tower” (o comunque si usa il termine “marvel” per descriverla, non credo di sbagliarmi). Shyamalan è un nazi della sceneggiatura (del tipo “se l’ho scritta così, caro attore, dilla così, non ti pagano per essere creativo”) e credo quindi che la scelta non possa essere casuale.
    [fine SPOILERONE]

    Quindi ritengo sia proprio esplicito il grido “questo non è un cinecomic di quelli là”, e infatti mi sembra vada volutamente a rompere tutte le regole a cui ormai il pubblico è abituato, abusando, in questo senso, forse un po’ troppo, di anticlimax e verbosità varie.
    Penso però che alla fine sia un gran film, che ha il coraggio di essere una origin-story senza sequel (Shyamalan ha già smentito ogni ipotesi di seguiti e universi espansi), che è tutto dire.

    • Checco Stallone

      Lo SPOILERONE era il nome di un palazzo del film? Questa psicosi ci renderà schiavi nel giro di un secolo (quindi ‘sti cazzi). Per fare uno spoilerone si potrebbe dire che non ho gradito che il codice con cui Jackson Glass attiva la bombs atomica fosse il nome di sua madre come in uno Snyder qualsiasi (se solo questo nel film ci fosse davvero)

  9. No niente, del film in questione mi interessa sinceramente poco, anche se lo guardero’ prima o poi, pero’ batto il cinque a Darth su “L’uomo ombra”, uno dei piu’ sottovalutati e piu’ divertenti cinecomic anni 90 (anche se tecnicamente The Shadow non era un fumetto). Un po’ piu’ dubbioso su “Rockeeter”, fin troppo correttino e fatto per benino per essere davvero divertente.

  10. Blackporkismo

    Darth Von Trier sui film sei supereroi la penso esattamente come te rendono meglio su carta, perchè ogni fan ha in mente il “suo” cast preferito e “regista” essendo tutte poi delle copie perchè gli Studios non vogliono autori finiscono per essere sterili poi sono plagiati dal Pg 13 che rendono i film cut scene da videogioco a cui non puoi giocare e infine tra il 2008-2018 sono usciti facendo un calcolo tra 40-50 film delle tutine.
    Anche Leone e Hill facevano film fumettistici prima di tutti tra l’altro, i personaggi non avevano nome, ma la funzione che svolgevano.
    Piccola provocazione ma se Suicide Squad l’avrebbe prodotto la Marvel sarebbe stato cosi criticato? perchè a me sembra la stesso film : formazione della squadra, vari litigi, cattivo anonimo, boss battle da fine mondo finale, boh?
    si vede che conta più la reputazione che la qualità del film.

    • Danko2 la vendetta

      Beh ma Suicide Squad era la DC che voleva copiare la Marvel. E’ stata la mancanza di registro originale a penalizzarla. L’avesse fatto la Marvel sarebbe stato un film Marvel, del livello di Thor 3

    • Si hai ragione, ma a me nemmeno i film della Marvel fanno impazzire non riesco capire tutto questo entusiasmo, forse sono fuori target.

    • Djenco Unchained

      No raga non scherziamo, Sucide Squad è un “film” non finito, montato da chi ha montato il trailer e non dal suo autore, con riprese fatte prima ancora di finire la sceneggiatura e un finale improvvisato in cgi a cui si arriva senza coerenza narrativa. Non è questione di Marvel o DC o di film bello o brutto, ma di regole grammaticali di base dello storytelling che in quella roba non esistevano. Problemi simili nei film Marvel mi vengono in mente per alcune robe della fase 2 (Ultron, Thor 2, comunque più contenute di SS) ma ripeto non è discorso di film bello o brutto quanto invece di film finito o non finito.

  11. Danko2 la vendetta

    Gran bel film, e recensione obiettiva. Si, è vero, forse troppo verboso, forse troppo lento, forse… Ma Night ha ancora la forza di darci un film per farci riflettere, un film che ha il coraggio di finire in un modo che, se non hai capito il messaggio che ti urla, ti lascia di merda. Chapeau M.
    Alla fine il solo difetto è quella insopportabile psicologa.

  12. A me è piaciuto, magari DC e MCU facessero film così invece delle solite minestre.

    Sicuramente un capitolo non necessario dopo il più che elogiabile Unbreakable, ma resta degno di visione. Perché riesce nel suo ontento di raccontare una storia e lo fa semplicemente.

    Peccato che non abbia avuto più tempo per scriverlo forse colpa della Blumhouse? 2 anni sono pochi, per Unbreakable aveva avuto a disposizione una vita intera per elaborare quel piccolo capolavoro.

  13. “probabilmente mi piacciono più i film sui fumetti che i film dei fumetti”

    American Splendor, anyone?

    • Videostronz

      Lo vidi qualche tempo fa, molto interessante per chi segue il fumetto in generale, anche per come mischia finzione, cartoon e realtà. Prima o poi riuscirò a vedere anche il docu su Crumb che se non sbaglio è dello stesso regista

  14. dirty harryhausen

    Più leggo recensione e commenti che dicono più o meno tutti: “Film pieno di difetti, zeppo proprio, tremendi difetti ovunque eh, però dai manco poi malaccio alla fine, soprattutto se lo vedi 2-3 volte, se non pensi al finale, se rifletti un po’sul fatto che gli altri film di supereroi hanno sbracato, se lo lasci sedimentare qualche anno…” e più penso che questo terzo capitolo non lo vedrò mai.

  15. Steven Senegal

    più che altro presero un autore stimato per trucidare i suoi personaggi dopo che ti eri affezionato, livido e cinico e a riprese finite, al di là del materiale di partenza, aggiunsero inserti ridaroli così a caso. Di fatto era un’allegra brigata di cazzoni, nessuno dei quali davvero cattivo che si muovevano a tempo di soundtrack

    • Steven Senegal

      il commento era per i regaz di su alle prese con Suicide Squad.
      Glass ancora non l’ho visto, ho rivisto da poco Split senza sapere e ci son rimasto

  16. stefano

    Ahh Shamalano…visto al cinema pure questo e per un ‘ora e mezza buona ho atteso l’ennesimo shamalantuist e il film è volato….film superuomistico senza pigiami senza cgi senza mostri ad cazzum senza un bel cazzo di niente…eppure ..dopo 10 minuti di avengers dormo, questo invece lo riguarderei anche tre volte. Una lezione magari non di cinema ma di cultura cinematografica su come si possa costruire una mini epica in tre episodi quasi senza volerlo ma sotto sotto volendolo tantissimo (mentre marvel volli volli schifo al cazzo). Pubblico grazie a dio over 21 22 come minimo e nessuno che ciancica o caga il cazzo ..coincidenze? non credo

  17. Samuel paidinfuller

    Straight from my letterboxd (c):

    M. Night Shyamalan ci mette talmente tanto amore per il medium fumetto e quanto basta di autobiografico (sono veramente così speciale come credevo di essere?) da meritarsi abbastanza rispetto da parte mia da farmi scrivere il nome per esteso e bene.

    E, a differenza dei marvel movies, se non si ha un po’ d’amore per il medium e la sua destrutturazione, alcuni passaggi non arrivano con la stessa forza.

    E magari si è pure meno abituati a sospendere l’incredulitá e a farsi andare bene che basta mettersi un paio di occhiali modello fondo di bottiglia per non essere più riconosciuti.

    Curiosi alcuni parallelismi con (quella bomba assoluta di) fury road: il regista che lo gira come minchia vuole lui fottendosene di come lo stanno girando gli altri e ritrova il suo better self, il protagonista che da il nome al film che non parla per metà del film, il mastermind.

    Blum però poteva insistere di più per far vedere del sangue e qualche morte brutta, così come il direttore del doppiaggio ITA sforzarsi di più.

    Pe falla corta, pe falla breve, M. Night Shylaman ci crede veramente così tanto, che alla fine divento mezzo true believer anche io.

    Dico bene, Stan?

  18. seccalisca

    Oh magari vado off-topic ma sapete a cosa ho pensato quando Darth Von Trier ha scritto “… Unbreakable stava facendo una cosa nuova, di cui oggi avremmo bisogno, prima ancora che ce ne fosse bisogno: faceva quel passo indietro dalle tutine e dalla CGI che serve per andare al senso ultimo dei fumetti, degli Eroi e degli Antagonisti”? Al DAREDEVIL di Netflix! Non lo so se alla Marvel se lo sono dimenticato, se all’inizio è stato considerato più come esperimento per mettere un piede dentro le piattaforme streaming, oppure come uno di quegli investimenti “a perdere” (che tanto, sticazzi, co gli Avengers e i Guardians of the Galaxy tappiamo tutti i buchi di bilancio e pure la bocca di quei rompic…zi di fan che volevano una seconda occasione dopo il fiasco di Ben Affleck); sta di fatto che secondo me hanno tirato fuori un vero gioiellino.
    Se mi dite che 13 episodi a stagione sono troppi, concordo con voi (ma quella è colpa del dio denaro); sta di fatto che questi hanno fatto una terza stagione (l’ho finita da poco) su un SUPEREROE AMMEREGANO senza fargli MAI indossare IL SUO COSTUME! E con un antagonista gigantesco come Vincent D’Onofrio che è stato pure migliorato (secondo me eh!) dal doppiaggio italiano sussurrato che lo rende ancora più inquietante. Vi dico solo che mi è tornata la fotta per i fumetti

  19. Può essere che Glass non sia un capolavoro. Di certo però è meglio del pistolotto che ci ha propinato in questa recensione

  20. Quoto in pieno la bellissima recensione di Darth.GLASS ha un bel po’ di difetti,ma è un film da difendere con le unghie e con i denti.Questo accanimento critico nei confronti di uno che si scrive i propri film partendo da suoi spunti originali (spesso geniali) mi è sempre sembrato eccessivo,quando non prevenuto.

  21. Fiorello Mannaia

    Per me un film mediocre, che avrebbe potuto essere più che buono senza la parte verbosissima nell’ospedale, dove si cerca di convincere un uomo invulnerabile e super forte di essere un megalomane (e lo scemo ci crede pure), o dove si cerca di operare al cervello un genio per curarlo della sua super intelligenza. Ci vuole più sospensione di incredulità per sto film che per Suicide Squad. La parte finale del film, da molti criticata, è invece la più interessante. Non so, trovo che la recensione sia un po’ fuori fuoco stavolta.

  22. Dave Miaotista

    Grazie della bella recensione. Mi ha fatto venire voglia di rivedere il film, che mi ha lasciato molto deluso. Forse l’ho preso con lo spirito sbagliato, però…
    A me ha ricordato tanto l’operazione Wachowski, alla “doveva essere una trilogia fin dall’inizio”. Alla fine di Split, come dici tu, con tutto me stesso ho sperato che la scena post-credit fosse una meta strizzatina d’occhio e BASTA. Come per Matrix, non credo che la decisione di fare Glass sia stata commerciale: anche io sono convinto che Shyamalan segua davvero il suo cuore, e per questo gli vorrò sempre bene e staccherò il bigliettò pure di After Earth 2, se mai lo farà.
    Purtroppo, seguendo il cuore a volte si combinano dei gran bei merdoni, e questo film mi è sembrato il classico errore dell’innamorato perso. Il narciso, però, e non lo spasimante.
    Fino all’ingresso in clinica ero proprio gasato. L’amalgama Split-Unbreakable funzionava d-a-d-i-o, McAvoy sempre in stato di grazia, Willis sottotono il giusto per il suo personaggio. Poi è partita un’ora di film narrativamente NULLA. Ma non perché non succedeva niente: Shyamalan è molto più bravo a girare che a scrivere e sa costruire tensione usando anche una teiera, quindi la staticità me l’aspettavo. Il problema [SPOILER] è che non puoi costruire un arco narrativo su Bruce Banner dove un pirla qualunque gli dice “Ma no, non c’è niente di strano che diventi enorme e suoni le maracas coi carrarmati! Vedi, ci sono tanti culturisti superforti nel mondo, e la vernice verde traspirante la trovi al colorificio per du spicci”; e poi Bruce e tutti i suoi amici “Oh, però, non ci avevo mai pensato, magari sono solo molto in forma”. [/SPOILER] Non è credibile, nemmeno per un momento. Mi sono allontanato COMPLETAMENTE e ho purtroppo tolto il paraocchi che normalmente Shyamalan mi sbatte in faccia. Ho passato un’ora ad aspettare la svolta che innesca il vero intreccio, aggrappandomi disperatamente agli attori e alla shyamalanità… solo che poi è andata perggio, forse perché ormai ero girato male. I twist della seconda metà del film mi sono sembrati una parodia, un esercizio stilistico gratuito. Sprazzi di bellezza rovinati dai buchi, dai dialoghi estenuanti in stile “La patria!” di Dunkirk.
    Sono d’accordo sul fatto che non abbia baciato le chiappe ai fan, però se sei un pasticcere molto bravo non è detto che cucinare l’anguilla alla crema di mascarpone sia un atto di coraggio lodevole.
    Ciò detto, io ogni volta voglio disperatamente amare Shyamalan, e quindi il film lo rivedrò davvero e ci rifletterò su…

  23. Djenco Unchained

    Appena uscito dalla sala. Io l’ho trovato una puttanata indifendibile. Sono d’accordo con la recensione sul fatto che non ce ne fosse bisogno e sarebbe stato meglio chiuderla sul (bello) Split e concordo anche sui difetti rilevati, ma non pensò affatto che i pregi li sovrastino. A parte la solita attenzione alle inquadrature e qualche intuizione solo a livello di soggetto, qui siamo davanti a un film che cavalca il ridicolo involontario e ti spaccia la metanarratività lapalissiana sui fumetti come coraggiosa arrivando dopo vent’anni di cinecomic. Io la dico, trovo molto più onesto un film Marvel: dopo 10 ore di lavoro vai al cinema per vedere un personaggio della tua infanzia che mena il cattivo con un production design dignitoso è e una coerenza narrativa interna, ti diverti e morta lì. Qui ti annichiliscono di ritmi lenti e ridondanti trattandoti come un cretino che non ha ancora capito dove si vuole andare a parare e sfociano in un anticlimax manifesto della poverata, fallendo miseramente dove invece Unbreakable e Split azzeccavano l’equilibrio fra Meraviglia e Non detto. Per me bocciato su tutta la linea e sì, speriamo la chiudano qua.

  24. Ruper Tevere

    A me invece è piaciuto. Bravi gli attori e bravo Sciammannat e il triplo twist crescente. Non un capolavoro ma sicuramente godibile

  25. Ga

    Ho letto la rece, poi ho visto il film e ho riletto la rece e pure tutti i commenti…e sapete cosa? Sticazzi dei dialoghi da scuole elementari, sticazzi dei MACCOSA a ripetizione, sticazzi dell’anti-climax e della mancanza di super scontro finale… Io mi sono divertito, i twist mi hanno stupito, e l’ho trovato una fantastica alternativa alle pigiamate della Marvel, che ho amato per anni, ma che stanno iniziando a sminchiarmi

  26. jax
  27. Pizza Horror

    Trovo molto fastidioso il concetto espresso in questa recensione e in alcuni commenti che “fumetto” = “supereroi”.
    E’ come dire che la letteratura è solo Harry Potter, Camilleri e fumo grigio o come si chiamano quei libri lì.
    E no, non sto pensando ad Alan Moore o Neil Gaiman che sono gli autori che vengono sempre nominati da chi vuole farsi fico e dimostrare alla gente che il fumetto non è solo l’uomo ragno che picchia un “cattivo”.
    C’è un mondo da esplorare se solo lo volete. Il fumetto, mescolando “pittura” e “letteratura”, eredita gli stessi limiti creativi delle 2 arti genitrici: nessun limite. Ma bisogna scavare, scavare molto.

    Altrimenti,

  28. Nonnino

    Visto in aereo. Partito molto prevenuto leggendone, alla fine due orette che mi sono passate, aspettando con pazienza che la insopportabile psicologa facesse la classica fine brutta. Non proprio che l’abbia fatta, eh, avrei preferito qualcosa di piu’ truculento… ma non mi lamento.
    Il filone supereroi depotenziati – per scelta stilistica, per budget, per quel che vuoi – dopo il patrio jeeg, mi e’ molto piu’ simpatico

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