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Per il potere del gimmick: la rece di Let’s Scare Julie

«Oh no, siamo prigioniere di un piano sequenza!»

Let’s Scare Julie è un film con il trucchetto.

Non lo dico io, lo dice il suo regista e sceneggiatore Jud Cremata nel suo profilo LinkedIn:

I’m a film and television producer, director and award-winning screenwriter. I directed “Let’s Scare Julie” (2020), the first American horror feature filmed in one real-time shot.

«T’hee capi’?»

Questo signore con la barba curatissima e gli occhialoni grossi da hipster è proprio Jud Cremata, che ha diretto “il primo horror americano girato in un unico piano sequenza in tempo reale”, e a parte che fatico a immaginare un piano sequenza che non sia in tempo reale a meno di non fare un film sulla droga e le percezioni distorte, sei sicuro, caro il mio Cremata, che Let’s Scare Julie sia il primissimo? Tipo, ti va di andare a rileggere questo vecchissimo (nove anni!) pezzo di Lu8? E poi, sei proprio certo che sia una grande idea presentare così il tuo film? Voglio dire, di fronte a tanta arroganza la mia prima reazione è quella di dire “ah sì? E allora vediamo se becco dove hai barato”, e astrarmi dal film in cerca di prove del fatto che no, non è vero che hai girato (cioè, non tu, il tuo amico Philip Mastrella) tutto il film in una botta sola, perché non ci credo perché non mi fido della tua barba.

E ovviamente non è vero, solo nella prima mezz’ora ho beccato tre o quattro stacchi un paio dei quali talmente evidenti che mi è venuta una gran voglia di tirare la barbetta del Jud e dirgli “pensi forse tu che io sia uno scemo?”.

E quindi Let’s Scare Julie è un film con il trucchetto che rischia di crollare rovinosamente dopo pochissimi minuti, a meno che non accettiate da subito che il virtuosismo è tutta fuffa e che dietro ci sarebbe anche un film da guardare, con i suoi personaggi, le sue robe che succedono, i suoi primi piani di culi a malapena maggiorenni e ovviamente i suoi spaventerelli, perché come suggerisce già il titolo Let’s Scare Julie è un film della paura, che sembra un found footage per come approccia la messa in scena, che parla di una casa infestata che viene per la maggior parte del tempo inquadrata da fuori, che è ambientato quasi interamente in un paio di camerette; un’opera strana e intimista oltre i limiti della claustrofobia, uno di quegli horror semi-sperimentali che faranno incazzare chiunque odia certo ipercinetismo iperrealista ma pure chi non si accontenta dell’atmosfera ma vuole la ciccia, un giochino irritante quando sacrifica la bellezza dell’immagine sull’altare del rispetto delle regole autoimposte ma che quando funziona riesce a elevare una storiella un po’ sciocca e regalare qualche genuino brivido lungo la schiena. SIGLA!

Let’s Scare Julie si apre con uno scherzone: Madison, Taylor, Jess e Paige spaventano a morte la povera Emma, che sta dormendo tranquilla nella sua nuova casa, fingendosi serial killer mascherate che sono venute a prenderla. Ah ah, che risate! Pare che fare scherzoni di paura, riprenderli e postarli sull’Internet sia l’hobby principale di queste quattro ragazze, e che Emma, cugina di Taylor che si è appena trasferita a vivere con lei dopo la morte dei genitori, sia solo la loro ultima vittima! È una scelta bizzarra ma che funziona come funziona tutto il primo atto del film: per una buona ventina di minuti, l’occhio vigile del barbuto Cremata si piazza nella cameretta di Emma con le cinque protagoniste e ce le fa conoscere nel modo più spontaneo e naturalistico possibile, cioè durante un canotta-e-pantaloncini party alimentato ad alcool e financo mariagiovanna. È un lungo momento quasi mumblecore, solo che al posto del solito gruppo di hipster che discutono di reiki e tisane, o della classica famiglia governata dall’odio, le protagoniste sono cinque zarre ignoranti e volgarissime, che si parlano addosso a suon di insulti e prese in giro e che non hanno rispetto per nulla e non prendono niente sul serio.

È fighissimo! Le cinque si divertono un mondo (Odessa A’zion in particolare si mangia la scena con la sua presenza, oltre ad avere il nome migliore del pianeta) e sono chiaramente lasciate libere di improvvisare e incoraggiate a comportarsi come se fossero davvero a fare casino a casa di un’amica, e il risultato sono lunghi minuti di confusione disorganizzata, caotica e divertentissima dalla quale emergono qui e là dettagli che indirizzano la storia verso i binari previsti. Scopriamo per esempio che Emma, vittima del simpatico bullismo delle sue nuove amiche, in passato si è ritrovata dall’altra parte; che il motivo per cui abbiamo a che fare con cinque sfasciate è che anche le loro rispettive famiglie non sono messe meglio (il padre di Taylor, la padrona di casa, sta dormendo al piano di sotto, ubriachissimo e con una pistola carica in mano); e che dall’altra parte della strada, nella misteriosa magione che fu di Ms. Durer, si è appena trasferita una nuova famiglia, che comprende almeno un padre e una figlia di nome Julie.

«Zie ma se andiamo a fare uno scherzone a Julie per presentarci? Ci sta?»

Ecco quindi svelato il mistero del fatto che non era ancora venuto fuori il nome “Julie”: ella è solo un MacGuffin, la vittima designata per il primo scherzo che coinvolgerà anche la nuova arrivata Emma. Ma è davvero una buona idea entrare in quella casa, visto che ci sono leggende metropolitane che parlano dello spirito di Ms. Durer che protegge la casa e punisce chiunque provi ad avvicinarsi? Non sarà meglio starsene in cameretta a farsi le canne? Il gruppo quindi si divide: Emma rimane in casa a vigilare sulla sorellina Lilly, le altre quattro vanno a casa di Julie per spaventarla – e ritornano in condizioni pietose, se ritornano, perché ovviamente nella casa è successo qualcosa di orribile e da carnefici le nostre eroine si sono trasformate in vittime.

Ricordatevi però del gimmick: Let’s Scare Julie sceglie Emma come fulcro della storia, per cui tutto quello che vediamo, scopriamo, impariamo lo facciamo indirettamente, tramite i racconti delle superstiti e quello che Emma riesce a intravedere dalla sua finestra. Il film non si sposta quasi mai da casa di Taylor ed Emma, tanto che il trucchetto del piano sequenza unico a un certo punto diventa un esercizio di contorsionismo per il povero signor Mastrella, costretto a girare intorno a mobili di ogni genere per tenersi sempre incollato alle spalle di Emma. È tutta camera a mano, ovviamente, per cui ogni volta che Emma deve muoversi da una stanza all’altra è tutto un trionfo di sfocature, immagini mosse, inquadrature sbilenche – Let’s Scare Julie è un film dove la ricerca del realismo documentaristico a tutti i costi trionfa sempre su quella estetica, tanto che quel paio di volte che il film azzarda un paio di movimenti di macchina più classici (tipo il dutch angle quando Emma comincia a sbroccare male) il risultato è fuori posto e artificiale.

Una classica immagine da film di paura.

Ma basta parlare di forma, parliamo di sostanza: c’è qualcosa in Let’s Scare Julie a parte la travolgente simpatia delle protagoniste e una serie di accenni più o meno approfonditi (più meno che più) a faccende tipo il bullismo e le armi da fuoco? Molto poco, in realtà: LSJ è costruito tutto sul non detto e sul non visto, è un film horror con il mostro perché sappiamo che è successo qualcosa di brutto a casa di Julie ma non vediamo mai nulla, e anche l’efficacia della figura di Ms. Durer in quanto babau di turno è proporzionale a quanto vi facciate tirare in mezzo dai racconti a mezza voce di Taylor e dalla presenza di una bizzarra bambola maledetta. È un film di minacce implicite e costruito sul terrore di non sapere, il che significa che soprattutto il secondo atto gira spesso a vuoto tanto quanto lo fa la povera Emma, che vaga di stanza in stanza cercando di telefonare a qualcuna e ogni tanto spaventandosi e facendo un saltino sul posto.

Va detto che con i venti minuti finali l’amico Cremata si fa un po’ perdonare perché sceglie una direzione e la segue fino alle sue logiche conclusioni, e ridona un po’ di senso a tutta la baracca. Ma va anche detto che è un film di un’ora e venti composto di tre/quattro sequenze interessanti e un’ora buona di girato riempitivo (o “che fa atmosfera” se preferite) tutto costruito sull’altare del piano sequenza. Provate a guardare i primi dieci minuti: se non vi è venuta voglia di spaccare alcuni oggetti fragili Let’s Scare Julie potrebbe fare per voi, altrimenti girate alla larga.

«Allora? Piace o no?»

Qualcosa-quote suggerita:

«Un film di Jud Cremata, premio Gimmick Bobo 2021»
(Il Comitato)

IMDb | Trailer

PS lo so, ho messo solo immagini prese dai primi venti minuti di film. Era per evitare di riempire il pezzo di roba sfocata e incomprensibile, ma se proprio ci tenete eccovene una:

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14 Commenti

  1. jax

    certo che pure Odessa A’zion come candidata jimmy bobo non da scartare

  2. Brusco

    Ma Prisoners of Ghostland lo prenderete in considerazione ? L’accoppiata Sion Sono e Nick Cage è da considerare a scatola chiusa.

    Sto LSJ mi sa che è da apprezzare come la carbonara con cipolle e panna.

    • Killing Joke

      A proposito di Cage, andatevi a vedere il trailer di “Willy’s Wonderland”, promette un Cage che più Cage non si può!

  3. Pitch f. H.

    Provate a guardare i primi dieci minuti” (cit. Stanlio Kubrick)

    I minuti li ho guardati tutti e 83.
    E a nessuno dei lettori qui deve capitare una disgrazia simile.

    SPOILER ALERT
    SPOILER ALERT
    SPOILER ALERT

    Finisce a cazzo come The Blair Project (a livelli di quasi plagio).

    So che mi odiate adesso. Un giorno apprezzerete il mio sacrificio.

    • Pitch f. H.

      Per Nanni & Co.

      Ma visto che ci avete i soldi, non potete far integrare i tag nei commenti?

      Chiedo per un amico.

    • Scusa ma passami direttamente il tuo amico che si fa prima, no?

    • Amico di Pitch f. H.

      Ciao Nanni,
      sono l’amico di Pitch f. H. prima citato da Pitch f. H. medesimo.

      Vi seguo sempre con grande interesse e mi piacerebbe commentare, ma sono affetto da una forma grave di spoilerite e mia madre si arrabbierebbe moltissimo (con me) se subissi pesanti forme di cyberbullismo, per altro giustificate.

      Mi chiedevo quindi se poteste implementare nell’area commenti i tag che consentono di nascondere/mostrare frasi che includono spoiler, come su reddit o disqus.

      Grazie per la cortese attenzione.
      Amico di Pitch f. H.

    • Oh, vedi che senza intermediario ci si chiarisce più in fretta.
      Allora: sì, abbiamo i soldi, e potrei o implementare i tag per nascondere gli spoiler, oppure potrei comprarmi la terza Lamborghini. Da una parte gli spoiler sono abbastanza facili da preannunciare con efficacia proprio come ha fatto il tuo amico Pitch f.H. qua sopra che mi sembra anche più pratico della media, ma dall’altra le mie due Lamborghini si sentono sole e quando ci parcheggio di fianco la Lotus o la Porsche mi giurano che non è la stessa cosa, capisci da solo che le Ferrari proprio no, stanno calme solo quando ci metto la vecchia Aston Martin per cui portano un rispetto reverenziale.
      Però non disperare, ci penso, non ho ancora deciso.

    • (scherzi a parte: grazie, l’ultima volta che ci avevo guardato era ancora una roba un po’ troppo macchinosa ma ora è abbastanza banale, frusto gli oompa loompa e glielo faccio fare il prima possibile)

  4. Capitan Ovvio

    Odessa A’zion, mezza ucraina e mezza barese

  5. Woody Alien

    you had me at “primi piani di culi a malapena maggiorenni”

  6. Gino Rattuso

    Dal nome e dalla foto questo Jud Cremata sembra un personaggio di Maccio Capatonda, tipo “Ivo Avido” o “Fabbio Di Ninno”. Peccato che il Premio Jimmy Bobo non esista più perché tutto il cast di questo film regala svariate perle: oltre alla sig.na A’zion (bel davanzale, se mi è consentito dirlo) abbiamo anche Dakota Baccelli e la produttrice esecutiva Jennie Frankel-Frisbie.

  7. Ah quindi il tizio della prima foto non è Stanley Tucci?

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