
Sotto la cintura o niente
All’angolo sinistro:
CLUBBER LANG, contendente di Rocky nel terzo episodio della fortunata saga (citando Wiki, ma la fortuna nella saga di Rocky non c’entra un cazzo). Cattivo, insidioso, pesante, metallico, impeto e cuore, coscienza di sè.
All’angolo destro:
APOLLO CREED, bello come il dio del sole di cui porta il nome e palloso come il gruppo rock americano di cui porta il cognome. Eterno sfidante/amico di Rocky Balboa, protagonista assoluto degli episodi I e II. Chiacchierone, riccioloso, baffuto, attento, agile, scattante. Ho già detto baffuto?
Il luogo dell’incontro:
Un tavolo, una conferenza stampa, un centinaio di giornalisti sportivi e non. Non riuscirebbero mai ad arrivare sul ring: Apollo parla troppo e Clubber s’incazza facile. Uno scontro tra titani sponsorizzato Don King, una cosa per lo spettacolo fomentata dall’ego di chi ce l’ha fatta e ce la farà. La lotta che avreste voluto e che non, per dare una particina anche a Dolph Lundgren -o quel che volete voi insomma.
Il vincitore:
Clubber Lang. Ci dispiace per via dell’aura di eterno romanticismo che circonda Apollo e la sua boccaccia, ma Clubber è un concreto. Nanni Cobretti mi suggerisce “immagina uno scontro Cassius Clay/Mike Tyson”. Immaginatelo. Non sarà una gara ai punti, uno scontro tra due scuole di pensiero: sarà rissa vera, botte in faccia, Clubber fa finta d’incassare un paio di jab e poi s’avventa, da lontano e senza pietà. Quelle belle risse cattive che finiscono al secondo round. Niente morsi all’orecchio, grazie.



