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ricercati ufficialmente morti: IL CORVO (1994, Alex Proyas)

Nuova estemporanea rubrichetta dei Calci in cui un redattore si rivede un film di culto dopo un sacco di anni, fa la conta dei vivi e dei morti e decide quanto e come e quanto abbia cambiato idea in merito al film stesso.

siamo negli anni novanta, bisogna fare prima una battuta. tipo "chiudi gli occhi e apri la bocca", o qualcosa del genere

1994

Sta per uscire Pulp Fiction. Jean-Claude Van Damme ha appena svoltato con Senza Tregua. Fausto Bertinotti diventa il segretario di Rifondazione, Kurt Cobain si spara un colpo di fucile a bruciapelo, Baggio sbaglia il rigore alla finale dei mondiali con il Brasile. Il mio genere cinematografico preferito è il poliziesco ambientato nei ghetti con un sacco di rap in colonna sonora. Il Corvo esce al cinema e ce lo andiamo a sparare la prima sera. La formazione è quella che schieriamo tutte volte che si va al cinema in quegli anni: io, il Grezzo, Pode, Mela, Mani, Licio, il Timido e Pantani. Pantani (nessuna parentela) lo chiamiamo così per il cognome perché è lo sfigato del gruppo e vogliamo tenere le distanze. Ci diamo appuntamenti alle sue spalle per evitare che ci si appioppi addosso, ma in realtà io sono contento quando c’è Pantani, perché nella classifica della sfiga vengo al secondo posto -questo è già di per sé un gruppo composto da scartati degli altri gruppi del paesino, quindi il livello di sfiga è a dir poco allarmante- e se Pantani non c’è mi becco battutine e tozze in testa che almeno durante il cinema vorrei evitare. Al cinema ci si va in motorino, con le birre prese al bar dello sport (marche incredibili tipo Dana Brau, Von Wunster e simili: sanno di postumi molesti, ma riusciamo a spuntare un prezzo decente). SIAMO un testo dei primi 883. Conosco Cure e Joy Division perché mio fratello è flippato di wave e simili. Il mio gruppo preferito sono i Rage Against The Machine, il mio scrittore preferito è Bukowski, il mio regista preferito è Hitchcock (ho letto il libro). La mia parola preferita è “strippare”. Il mio sogno nel cassetto è quello di essere assunto da Marvel per disegnare il Punitore. Il Corvo, dalle voci in anteprima, passa per una megaproduzione horror patinatissima e/o il miglior film mai realizzato. I ragazzi sono ENTUSIASTI della colonna sonora, nonostante Pode, Mela e Licio abbiano da tempo iniziato a sfottermi per i miei ascolti punk e metal. Al cinema quella sera non sembra esserci nessun fan dei Cure.

Il Corvo è piaciuto ad ogni under-18 che l’abbia visto, eccezion fatta per Pode, il Grezzo, Licio e Mela che hanno da ridire perché s’aspettavano uno spaghetti-horror. Io non è che ci sia andato fuori, diciamoci la verità: fu bello vederlo al cine, ma all’uscita magari pioveva e insomma alla fine Il Corvo mi sembrava una cosa sul genere Edward Mani di Forbice di menare con una colonna sonora troppo darksy fartsy. E persino a me che non avevo mai limonato tutte quelle smancerie da amore eterno tra Eric e Shelly facevano cagar sotto dal ridere. Più in generale la cosa che infastidisce è l’assunto di base: il Corvo è ambientato in una città americana in cui i criminali si vestono in modo pittoresco, amano giocare con coltelli/spade/macchine d’epoca e vivono in loft arredati da un fan dei Cabaret Voltaire (meglio se sopra un club di tendenza). Come in Batman o nei Guerrieri della notte. Per i tre quarti del film è lecito pensare che se uno di questi assassini entrasse in una qualsiasi crack-house verrebbe falciato a colpi di Uzi senza manco essere riuscito a pulirsi i piedi sullo zerbino. Nessuno dentro al Corvo fa un lavoro normale, a parte un tizio dentro al camioncino degli hot dog, e in linea di massima il fatto che la vittima di un omicidio torni dalla morte accompagnato da un corvo per fare una strage dei suoi assassini è la parte più plausibile del film. Comunque c’è qualcosa di positivo. Voglio dire, sempre meglio che Edward Mani di Forbice e il film di Batman, e poi piove per tutto il film e c’è tutta una decadenza di fondo che per contrasto prende benissimo, poi Eric Draven è comunque un sadico e un eroe con sfumature negative –e c’è una sparatoria di quattro minuti, e c’è un duello di spade sul tetto di una chiesa in cui blablabla. Sono moderatamente soddisfatto del Corvo, mi riprometto di rivederlo quando uscirà a noleggio (nel ’94 ci vuole un annetto). Non succederà: nel frattempo s’è deciso che Il Corvo è il titolo chiave per capire il rock nella nostra generazione, in giro per i posti aumentano esponenzialmente i tizi vestiti di pelle nera dalla testa ai piedi (occasionalmente qualcuno si trucca pure, certe feste di Halloween dalle parti del ’95-’96 sono state davvero imbarazzanti), molti di loro non sono al corrente dell’esistenza dei Nine Inch Nails. La nostra generazione al suo peggio, citando Victor Ward in Glamorama. Lo rivedo in TV e penso che sia un filmetto patetico. Segue un buon decennio in cui solo sentirlo nominare mi provoca la nausea.

ciau.

2011

Brandon Lee è morto nella lavorazione del film. Il suo mito rimane più o meno intatto fino ai nostri giorni: Il Corvo è il suo miglior film, seguono Drago d’acciaio e Resa dei conti a Little Tokyo. Michael Wincott ha scavato il suo ruolo di icona nel cinema degli anni novanta con perseveranza e stile. Gigantesco in Strange Days, debordante in Basquiat, geniale in Uno sbirro tuttofare. È l’unico motivo d’interesse della maggior parte dei film che ha interpretato da allora. All’epoca di Montecristo tornerà in scena con i capelli lunghi (OT: ma quanta SFIGA c’era dentro Montecristo?). David Patrick Kelly ha fatto cilecca nell’industria del cinema come qualunque altro attore uscito dai Guerrieri della notte, con l’ironica eccezione di James Remar. Ai tempi del Corvo era già un ripescato. Da allora non gli è andata molto meglio. Tutti gli attori di contorno, volenti o nolenti, sono spariti. La ragazzina che interpreta Sarah, tale Rochelle Davis, torna sul set per girare la scena con Brandon Lee di spalle e non reciterà più. In rete si trova qualche traccia di una condanna per droga. Quelli a cui è andata bene (tipo Ernie Hudson) fanno da comprimari nelle serie TV. La miglior fine l’ha fatta Bai Ling. Il Corvo è il suo primo film americano, e l’inizio di un’ottima carriera da tappabuchi asiatico a Hollywood con qualche puntata da protagonista (a 40 anni e passa, per dire, è la cinese matta e anoressica in Crank: High Voltage).  I Cure sono arrivati al Corvo in una serie positiva invidiabile: Wish, di due anni prima, era ancora un disco figo (c’era Friday I’m in Love, per dire). Dopo Il Corvo Robert Smith ha perso la bussola ed iniziato a inanellare un aborto dopo l’altro. Gli altri gruppi in colonna sonora hanno fatto quasi tutti la fine del topo: i più si sono sciolti, gli altri sono inattivi. Quelli che appaiono direttamente nel film (Medicine e My Life With the Thrill Kill Kult) sono stati giustamente dimenticati da chiunque non si sia bruciato il cervello di speed verso il ‘95. Probabilmente è dovuto più ai tempi fisiologici del rock’n’roll che alla presenza in colonna sonora. Alex Proyas lavora poco e –tendenzialmente- molto bene. Il suo primo film dopo Il Corvo è Dark City (ottimo), seguono Io Robot (la miglior cosa che potesse uscir fuori da uno stupro di Asimov con Will Smith protagonista), un rock-movie (che non ho visto) e Segnali dal Futuro (che purtroppo sì). Quello che ha fatto la fine peggiore è stato Il Corvo. La parte positiva del suo successo sono il suo successo, la ristampa internazionale in pompa magna del fumetto di O’Barr e poco altro. Nel 1996 esce un sequel chiamato City Of Angels. City Of Angels più che il seguito sembra il vice-Corvo: stesso plot un po’ meno avvincente, personaggi un po’ più caricati e attori un po’ (molto) più merdosi, dietro la macchina il regista dei video fighi dei Cure. L’unica vera idea alla base del progetto, a posteriori, è quello di fare interpretare la ragazzetta a Mia Kirshner e costringerla a fissare la telecamera per tre quarti delle scene in cui è presente con quei begli occhioni sbarrati stile Black Dahlia. Il film incassa un botto nel primo weekend, poi la voce circola e la bagarre finisce. A livello di recensioni City of Angels è il film peggio accolto dalla critica cinematografica negli anni in cui mi cagavo la critica cinematografica. Un paio d’anni dopo il Corvo torna alla ribalta nell’immaginario rock in versione MACCOSA: il terzo capitolo viene affidato armi e bagagli nientemeno che a Rob Zombie, la cui unica esperienza cinematografica ai tempi era aver diretto i video del suo gruppo. La cosa viene pompata dalle riviste dell’epoca come la COSA del nuovo millennio: il suo script verrà rifiutato, ma non abbastanza in fretta da impedire a Rob di diventare uno dei capisaldi culturali della nostra generazione, una specie di incrocio tra Tarantino e Marilyn Manson col cervello bombato di steroidi (La casa dei 1000 corpi, badate bene, uscirà solo cinque anni dopo). Salvation non l’ho mai visto, è uscito nel 2000. I motori di ricerca mi informano che c’è un altro episodio del 2005, Wicked Prayer, di cui non sapevo nulla. Il morto che ritorna è interpretato da Edward Furlong. LOLLONI. Mi informano anche che c’è una serie canadese intitolata The Crow: Stairway to Heaven con protagonista Mark Dacascos. LACRIME DI GIOIA. Non so se l’hanno tradotta in italiano, magari reintitolandola Le cronache di Corvia, ma so cosa fare nelle mie prossime serate. La minaccia più grande tuttavia è quella che viene dal remake in produzione in questo momento: a un certo punto sembrava un film diretto da quello scalzacani di Stephen Norrington, scritto dal medesimo in coppia con Nick Cave e interpretato da Mark Wahlberg. Al momento la cosa è stata degradata ad un livello di SFIGA tale che alla regia c’è quello di 28 settimane dopo (il quale, lo dico se vi vergognate del vostro nome, è Juan Carlos Fernadillo) con un possibilissimo Bradley Cooper al posto di Brandon Lee. Ai vecchi tempi a sentire ‘sta cosa sarebbe venuta giù la Curva, ma Bradley Cooper ormai minacciano di infilarmelo pure dentro ai cornflakes. Nel frattempo l’originale me lo sono rivisto. Per un motivo o per l’altro non l’ho guardato per un decennio. Ora ho concordato una terapia di coppia con la mia fidanzata che consiste -sostanzialmente- nel farle vedere tutti i film generazionali della mia generazione e darle modo attraverso di essi di capire le mie psicosi. Fondamentalmente Il Corvo è molto migliore di quello che pensavo, e svetta di gran lunga su gran parte dei film-spazzatura generazionali di quegli anni. C’è qualche sfondo di cartongesso, e la parte realizzata al computer dopo la morte di Brandon Lee fa un po’ Boris, ma il film tiene il tempo da dio, probabilmente per aver calcato la mano così tanto su una città inverosimile. Tra l’altro il dark come concetto (ripulito) è tornato di moda per via di Horrors e gruppacci simili, mentre se provate a vedere come stava vestita la gente in cose tipo Pump Up the Volume o Giovani carini e disoccupati vi si gela il sangue.

Cose su cui il tempo non è stato gentile con il Corvo: la principale è vedere volare l’uccello sopra le città con gli incendi al computer, e ok. Al secondo posto c’è che Brandon Lee è doppiato da Luca Ward. Nel post-Gladiatore è terribile sentirgli urlare trenta ore di sofferenza tutte insieme tutte per te (un velato riferimento, suppongo, al numero di sequel e remake che ci sarebbero toccati). Al terzo posto c’è rendersi conto che -appunto- nessuno degli interpreti l’ha sfangata in modo davvero degno, come se il film gli avesse portato DAVVERO sfiga. Al quarto posto tutte le scene con Michael Wincott a parte quando dice “signori, propongo un minuto di silenzio in onore del povero Tin Tin” e poi si sniffa una pista di coca lunga quanto la Puglia.

Cose su cui il tempo ha influito in positivo: quasi tutti i combattimenti. Non che siano chissà che, ma quello iniziale è un pestaggio vero e proprio, e la sparatoria nel pre-finale ha una gran botta vecchio stile (l’audio ti manda fuori, ancor oggi è difficile trovarsi una sparatoria cazzuta con sotto un sottofondo industrial). Poi: ci si trova col magone mentre Eric Draven si trucca allo specchio e si affaccia alla finestra avvolto di nero, come se ogni volta che passa il film sullo schermo fosse la sua messa in memoria. Terzo: nel corso degli anni si è capito che è quasi impossibile adattare un fumetto per il cinema cambiandone i contenuti MA rispettandone almeno parte della sostanza. E boh, più che altro è una cosa d’insieme. Il film funziona ancora, è drittissimo, non c’è nessun mistero, nessun rovesciamento del finale e chissà che altro. Come il fumetto: uno torna dalla tomba, dice un paio di filastrocche e li ammazza tutti come dei cani. Dovrebbe chiudersi dopo la sparatoria e la morte di Skank, questo sì, ma riesce comunque a non suonare troppo patetico.

Fine del primo episodio di ricercati ufficialmente morti. Lo dedichiamo idealmente a Peter Steele, a poco più di un anno dalla sua morte. Aveva l’occhio lungo e scritto la massima hit sugli effetti devastanti del Corvo per la nostra generazione, un anno prima che Il Corvo uscisse.

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110 Commenti

  1. Ci sono voluti 100 commenti ma alla fine la verità è emersa (mica siamo su Repubblica :P). Brandon Lee era persino imbarazzato dalle arti marziali, visibilmente, come emerge dalla intw (vero @Aldo ? ti sei ammutolito :) ). Van Damme, confermato ballerino dal @Nanni ad personam, il massimo. Il naso dei nostri eroi è ampiamente stonacato, così come spesso il loro culo è depilato. E a proposito, visto che è stato citato, anche Keanu fa parte dell’altra squadra. Per questo Matrix ha una sottotrama gay: Morpheus vuole l’eletto, l’eletto salva Morpheus, e le batterie del Silkepil si scaricano in fretta.

    Poi, vedo che in mia assenza, sono uscite fuori le colonne portanti come Seagal e l’inarrivabile Chuck. 

    @Phoenix
    Se pensi davvero che qualcuno sul pianeta Terra, possa davvero avere una chance contro Mike Tyson, beh, io ti ringrazio. Ma di cuore, eh ?
    @Cleaned
    Per non parlare di Volontè quando ha rinnegato l’Indio.
    @ratto
    le tue affermazioni sono esatte. Però ricordati che Tyson era molto più basso, ossia meno grosso, dei suoi avversari. Se ti riguardi gli incontri noterai che lui picchiava sempre dal basso verso l’alto.
    @Cobry
    vedi che discussione interessante è venuta fuori ?
    Detto questo, sul fattore “peso” hai parzialmente ragione ma fondamentalmente torto. Te lo dico perché io sono maestro di Wing Tsung. Quando ero allievo, facevo gli stage. E agli stage mi trovavo davanti Cuciuffo. Cuciuffo era un maestro, di quelli veri, però era alto la metà di me, meno muscoloso di me, e aveva un sorrisetto beffardo. Ah, aveva anche il doppio degli anni. Insomma, uno che ti fa sentire sicuro di vincere. Nonostante io fossi un promettente Street Fighter, non li vedevo nemmeno arrivare: non sapevo nemmeno se erano calci o pugni. Comunque facevano male. Tecnicamente parlando, era un nano da combattimento. Però della serie : impossibile vincerlo.
    13 anni ? io pensavo 17 :)

  2. Aldo

    @Harry

    Scusa Harry. Mi sono ammutolito perchè a me i discorsi su chi sia più forte tra Bruce Lee e Jacky Chan o tra L’Uomo Ragno e Ken il Guerriero mi hanno sempre fatto cadere le palle e ho trovato gli ultimi commenti inutili e poco interessanti.

    Però dal tuo ultimo commento è emersa una cosa importantissima: che sei maestro di Wing Tsung e solo da questo si evince la tua avversione verso Brandon Lee e la sua presa di distanza dai film di arti marziali. Diciamo che ti ha deluso e tu non gliela perdoni ;).

  3. > vedi che discussione interessante è venuta fuori ?

    bravo Harry! sono un tot orgoglioso :)

  4. @Aldo
    il concetto di interessante è soggettivo, come certamente saprai. Per esempio io trovo più penetranti gli ultimi commenti rispetto a quelli in cui non si riusciva a convincerti che Brandon fosse una marionetta.
    Brandon non mi avrebbe mai affrontato. E sai perché ? perchè per un attore (e come avrai capito a lui delle arti marziali non gliene fregava nulla) che vuol essere fico, l’integrità del volto è importante. E il Brandy aveva proprio un faccino profumato da angioletto.
    Il suo papi invece lo avrei evitato con cura.

    @Cobry
    orgoglioso di te stesso. Così mi piaci :))

  5. Aldo

    @Harry: Appunto… io ho detto che a me non interessavano gli ultimi commenti e quindi ne sono restato fuori. Sono tornato a scrivere solo perchè mi hai rimesso in mezzo :). A me interessa poco il lato agonistico dei personaggi di cui si parla. Io amo i film e quindi poco me ne importa dei risultati ottenuti da Van Damme se poi mi si appende alle suppellettili con una spaccata a 180 gradi perfetti.
    Stesso discorso lo faccio per Brandon Lee che ha dato il meglio di se in un film dove sfoggiava assai poche mossette. Come dicevo più sopra: Brandon era attore, Bruce un combattente.

  6. Phoenix

    Ok basta teorie ora tocca fare la prova del nove e prendere il nano che mena di Harry e metterlo contro Tyson e vedere che succede. Ci infilerei pure uno squalo e un orso che non fa mai male. E Justin Bieber, tanto per farlo morire male. :D

  7. Quando dicevo che quella di Brandon era tutta una farse nessuno mi credeva, poi avete visto l’intw e avete dovuto ammettere che stavo dicendo la verità (anche se nel frattempo erano stati scomodati concetti filosofici, l’ipotesi che non avevo capito niente io, la manipolazione della verità da parte di “certa stampa”, e persino Gesù Bambino). Infatti io dico sempre cose vere, cioè cose che so con certezza. È il mio carattere.
    Ora, il nano da combattimento, esiste. E fa cose impensabili. Per esempio una volta si è concentrato, isolandosi dalla realtà, e riducendo di circa il 30% la sua massa corporea (era davvero piccolissimo) ma aumentando del 300% la densità molecolare del suo organismo. Due allievi forzuti gli si sono avvicinati e, come lui aveva disposto, hanno provato a sollevarlo da terra. Beh, non ci sono riusciti. Sembrava saldato al pavimento.

    Un’altra volta, durante una dimostrazione in cui un pazzo aveva pensato di poterlo sfidare, ha fatto un salto, volando altissimo, a perdita d’occhio, e atterrando ha toccato con la punta del piede destro la testa dello sfidante, stando in verticale sopra di lui. Avrebbe potuto ucciderlo, ma si è limitato a toccargli la chierica, dandogli un buffetto. Poi, una volta a terra, si è accarezzato i baffi, nel silenzio che aveva creato tra noi. Infatti ha dei baffi molto lunghi.

  8. Phoenix

    Rotfl il nano da combattimento esiste, ed è americ… uhm…

  9. Aldo

    @Harry:
    No, Harry. Tu hai detto che fingeva. E’ diverso. E’ da questo che è partito tutto il casino. Infatti non ci si spiegava come avessi potuto affermare che il figlio di Bruce Lee potesse fingere di essere un maestro di arti marziali. Poi TU hai chiarito che ti riferivi alla sua poca voglia di essere inquadrato come attore di film di arti marziali e da lì sono uscite le interviste. Infatti il primo link ad un video con intervista l’ho messo io.
    Io ritorno a dire: non me ne importa se ha vinto coppe o medaglie o se fa o non fa film di arti marziali controvoglia. A me interessa lo spettacolo.

    Per quanto riguarda il nano coi superpoteri, voglio vedere un video… passate un link.

  10. ratto felino

    Harry: Tyson era più basso ma il peso era più o meno uguale ai suoi avversari. Ciò che lo rendeva un fenomeno era appunto la capacità di accorciare le distanze in un lampo, grazie a una mobilità incredibile di busto e un senso del tempo fenomenale.
    E una volta che ce lo avevi sotto ti scaricava addosso quei missili scud che aveva al posto dei ganci.
    Dopo la galera ha perso queste capacità (per mille motivi), e gli è rimasta solo la castagna. (che è sempre l’ultima ad andarsene)

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