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CONTIENE SATANA: “House” (2008)

La madre di famiglia Dolores Point Five è stata folgorata dall’exploitation cristiana di ultra-destra. Ora dice che questi film sono la nuova frontiera del cattivo gusto, più altre cose relative all’Industria del Cinema. Quello che c’è da sapere in generale lo trovate qui.

Nel primo capitolo abbiamo affrontato lo scottante tema dei credenti che fanno causa al  Diavolo mentre la moglie tossisce; nel secondo, i biker tossicomani che si convertono alla Chiesa del Pregando e Ammazzando; nel terzo, infine, le vite degli atei per come le vede il regista del film sull’Uomo Falena. 

 

 

Pochi minuti prima di iniziare la visione dell’horror cristiano House (2008) ho ricevuto un messaggio da un ottimo amico personale che si lamentava della – per lui – scarsa qualità del film The Amazing Spider-Man. Gli ho risposto, «ne deduco che manchi la scena di Andrew Garfield che si inginocchia sul pavimento e mi fa un pompino».

Ed ecco il resto della conversazione.

Lui. Oh, se è per questo manca anche la scena dove Emma Stone mi infila un braccio in culo.

Io. Gente senza rispetto per il loro pubblico.

Lui. Una volta mi feci una sega guardando la Béart nell’integrale di La Belle Noiseuse di Rivette. Quei tempi felici sono finiti per sempre.

 

Da questo scambio – autentico, tra parentesi – tu puoi dedurre che io conservi i messaggi che ricevo dalle persone care, perché meritano di essere conservati, e che io abbia conversazioni blandamente irriverenti dove si mischiano sacro e profano ogni giorno.

Sarebbero entrambe deduzioni corrette. E inutili, perché riguardano la vita di chi ti sta parlando, che con la tua c’entra – dimmelo tu. Secondo me, nulla.

Lo scambio citato nel prologo di questo pezzo ha comunque gettato una certa luce sul mio rapporto con House (2008), il primo film cristiano a inserirsi con determinazione nel filone horror che noi chiamiamo zombie redneck torture family. E poi, tra l’altro, quel messaggio lo puoi considerare il primo di due segni di poteri alti ricevuti durante la visione. Come dicevo settimana scorsa: segni che puoi  prendere come cenni da parte di Dio o del Diavolo con la stessa facilità.

 

Oh, il signor Satana era mio padre, chiamami Satana.

 

Note tecniche e poi si va: uscito anche in sala negli Stati Uniti, prodotto da una compagnia che si stava specializzando in questo filone ma poi pare aver perso qualche colpo e distribuito in DVD da Lions Gate, House (2008) è l’adattamento per il cinema di un romanzo scritto a quattro mani da due autori cristiani di grande successo commerciale, Ted Dekker e Frank Peretti. Mai letta una riga di nessuno dei due, ma ciascuno ha un rispettabilissimo numero di fan attivi online, pronti a giurare che il romanzo è migliore del film. È rassicurante vedere come certe cose sfondino le barriere di fede.

Prego, a te la parola.

 

 

Citazione biblica prima dei titoli di testa?   John 1:5.

Genere laico sfruttato senza pietà? Casa maledetta più zombie redneck torture family più l’assassino matto che fa i giochetti in stile Saw.

Non è possibile avere una versione cristiana della zombie redneck torture family.  Ti ricordi quando siamo andati a vedere Die Hard 4.0 e tu hai guidato per tre quarti d’ora sulla statale quasi completamente buia mentre cantavamo una canzone che non era necessariamente Ain’t No Mountain High Enough, ma ai fini di questo paragrafo funziona lo stesso? Questo film è quello che ci sarebbe successo se avessimo distrutto la tua macchina nel tratto tra Pontedera e Calcinaia dove, per legge di Dio, non c’è mai campo. E a me Die Hard 4.0 non è neanche piaciuto tanto, alla fine. Non te l’ho mai detto.

Zombie Redneck Torture Family. Giusto. Due dei quattro cattivi sono interpretati da due attori feticcio di Rob Zombie, lui e lei, e un terzo cattivo faceva il morto nello stesso film. Messi insieme creano un nucleo familiare nella formazione tra quelle più prevedibili, e a noi in fondo più gradite, nel genere Gotico Americano delle Strade di Campagna – madre sputa-sentenze in abito nero, figlio scemo che annusa i capelli (rossi) alla più graziosa dei protagonisti sussurrando you’re purty, padre Bill Moseley. Lui a un certo punto, della stessa ragazza graziosa, butta lì un «…will you violate your woman in my house?» col tono di chi sputa per terra in casa sua. Piccolezze, ma il sapore del genere lì c’è.

 

you so crazy

 

Ma passiamo all’eroe senza macchia. Abbiamo quattro personaggi, di cui ci viene chiesto di tifare per due. Sono una coppia sposata di trentenni in crisi, lei cantante country lui scrittore non di successo. Non meritano il nostro affetto più degli altri, ma sono in crisi perché, come scopriremo entro i primi 25′ di un film che ne dura 80′, la loro unica figlia M’lissah è annegata in un lago ghiacciato, incidente di cui entrambi si incolpano per questioni di scarsa sorveglianza.

Quindi per arrivare vivo alla fine di un horror “cristiano” è necessario prima aver perso un figlio mentre si stava al cellulare col proprio agente, o altro motivo assolutamente evitabile?  Ma è la stessa dinamica di Orphan. E di Vacancy. E di Cimitero Vivente, che è la più gran puttanata io abbia visto prima di compiere i diciott’anni, ma quando penso al bambino stirato dal camion (era un camion?) con la scarpina da ginnastica che vola in aria e il padre che grida NOOOO, ecco. Sul serio, se tu genitore in lutto non decidi di fare subito un altro figlio alla faccia del buon senso e delle conseguenze, è al cimitero che finisci.

Satana esiste o è un simbolo?  Satana esiste, e fa i trabocchetti ai turisti in viaggio per l’Alabama, attirandoli in uno splendido albergo inizio Novecento che a noi viene chiesto di considerare creepy e fatiscente.

Come funziona il trabocchetto? Funziona che i nostri quattro eroi – due coppie lui/lei, per la cronaca, la seconda non è sposata – fanno un incidente piuttosto sospetto (tenaglie mollate in mezzo a una strada sterrata o simili) e, non potendo proseguire, cercano un posto da cui chiamare il carro attrezzi. Arrivano dunque all’albergo. Uh, fuori c’è una targa con scritto «Rest for the weary soul». Guarda:

 

Ma l’albergo. Bellino, eh.

 

 

Ma bellino sì. Ma infatti.

Altro che. A questo punto, Bibbia o fucile? Ah no no no, stavolta non è così semplice. Il lato thriller/horror è abbastanza insistito, serve a vendere il film almeno, e come tale, prima di abbozzare un tentativo di contro-attacco, i Buoni devono subire gli assalti del Male in varie forme e modelli.

Prima arriva la zombie redneck torture family, che insiste perché i quattro visitatori si fermino nel loro albergo per la notte. Da subito la casa comincia a fare i giochetti mentali ai due protagonisti, che vedono una bambina con giacca da neve, del ghiaccio sul pavimento e altre cose inerenti alla figlia morta. Poi si mettono tutti a tavola a mangiare del cibo fangoso – che tu pensi subito contenere dei sedativi, ma non è così – e lì volano battute tese, stranezze dei redneck, allucinazioni varie. Poi, non ricordo quale sia il passaggio logico, ma fuori dall’albergo appare un individuo mascherato e armato di fucile che i redneck chiamano Tin Man.

 

Arooooo.

 

Ecco, a quel punto Mamma Torture blinda completamente la casa con una serie di aggeggi metallici, facendo capire a noi e ai Buoni che il “Tin Man” è un pazzo assassino che gira nei dintorni, mentre Babbo Torture sibila  he must have smelled the guilty heeeeah, credo. Di vitale importanza appare comunque tenerlo fuori casa.

Ci riescono? No. In effetti la Torture Family due minuti dopo è in evidente combutta con l’uomo di latta, e gli dà man forte a più riprese. Addirittura cercano di chiudere i protagonisti nella cella frigorifera dell’hotel. Che è, prevedibilmente, magnifica. Io ci andrei ad abitare.

Cosa stai ascoltando? La Ciccone.

Tin Man e Satana sono la stessa persona? Sì. Qui arriva il bello. Tin Man fa precipitare in casa una lattina con su scritte queste cose:

– questa è la mia casa, Dio è arrivato e io l’ho ucciso

– ucciderò tutti voi che siete nella mia casa, come ho ucciso Dio

– … a meno che voi non mi facciate trovare un cadavere entro l’alba.

 

Suggestivo. A me piace.

 

E qui scatta la pista Saw. Se ammazzi un altro, ti salvi tu. In un certo senso. Va un po’ a momenti, anche se poi detta il finale. Sulle prime, tutti scappano e puntano a resistere. Intanto, a parte il Tin Man che è chiaramente entrato in casa, c’è la Torture Family che tende trappole ai protagonisti – ah, il figlio matto rapisce la ragazza con i capelli rossi – e c’è la casa stessa che fa i giochetti alle teste di tutti.

Allora Satana è…  Invincibile, o così pare: manovra tre redneck torturatori e pronti a tutto, più una quarta che è una ragazzina spuntata dal nulla che sembra buona ma chi lo sa, e può contare su una casa che fa venire ai Buoni le visioni dei loro PECCATI MORTALI quando non gli suggerisce il modo migliore di accoppare gli altri malcapitati.

let's do this thing

 

Inoltre: muri delle cantine pieni di citazioni bibliche e disegni satanici, con protagonista attonito mentre un giovane uomo destinato a morire perché si chiama Randy e guidava una BMW dice «ma questi qua sono adoratori del Diavolo!», permettimi di mostrarteli.

 

 

Per inciso, l’allucinazione della ragazza con i capelli rossi sta nel rivivere in forma abbreviata le violenze sessuali subite in tenera età da uno zio. Lei è truccata come Judy Garland.

 

Io non ci credo. E io ti anticipo.

 

 

Quindi, nella visione morale del prodotto, subire violenza è un peccato mortale ?   No, quello no, per fortuna, ma aver ammazzato il tuo stupratore recidivo è equiparabile all’aver lasciato annegare tua figlia in un lago ghiacciato, o aver seccato tuo padre a fucilate quando eri bambino perché lui voleva farti sparare a un cervo.

Cosa stai ascoltando adesso? Leadbelly.

Uuu. Uuuuuuuu.

In the pines. In the pines.

Where the sun. Won’t ever shine.

I will shi-i-i-ver the whole night through.

A libero arbitrio come siamo messi? Bene, direi. E’ qui che la parte Saw entra in gioco davvero.

I quattro, ancora vivi, si ritrovano chiusi in soggiorno dall’assassino matto / Satana / sceriffo locale Michael Madsen – sì, scusa, lo si era visto un attimo all’inizio, aveva in braccio una gallina – il quale gli ripropone con insistenza il giochetto «ammazzate qualcuno e vi lascerò andare». Grazie all’intervento della Bambina Redneck Buona, l’uomo e la donna destinati a salvarsi capiscono che Satana non rispetterebbe mai gli impegni presi, e quindi lasciano che siano gli altri due ad ammazzarsi tra loro. Subito dopo la loro morte, infatti, i Torture Redneck strillano YOU FOOL! YOU’LL BE HIS FOR ETERNITY!, e quando Satana tira una fucilata alla bambina buona i due destinati a salvarsi vedono una luce bianca sollevarsi dal corpo di lei, al che ci mettono un po’ il dito dentro e grazie a questo sono salvati, camminano nella Luce di Dio mentre l’hotel esplode.

La resa tecnica di quest’ultimo passaggio?  No, tipo episodio di Streghe.

 

 

Nel frattempo: disgrazie superflue messe lì per fare ancora più brutto? Ce ne sono?  Il buon gusto vorrebbe che io rispondessi «i traumi sessuali della ragazza con i capelli rossi», in realtà lei e il suo moroso (quello del cervo) hanno due backstory molto più interessanti degli eroi per cui dobbiamo parteggiare, e che, spiace dirlo, non fanno troppo per “meritarsi” la salvezza. Del resto, Christpo = sei salvato o compromesso da subito, il resto mancia.

Alla fine chi vince? Vince Dio, rappresentato dalla bambina redneck buona (che era una specie di angelo, o uno spirito): i due salvati tornano sul luogo dell’incidente, dove scoprono che è stata tutta un’esperienza metafisica, che l’altra coppia è morta, e loro fanno in tempo a riprendere vita. Ah, però mentre l’ambulanza li porta via si vede di nuovo Michael Madsen e di nuovo l’hotel all’orizzonte con dentro la Zombie Redneck Torture Family come non fosse accaduto nulla.

E con questa lasciamo l’Alabama, terra di querce, viottoli e falsi profeti, con la certezza che il nostro Diavolo dei crocicchi se ne starà sempre lì a tentare coppie infelicemente sposate e aspiranti bluesman senza denti. Dimmi che mi vuoi ancora bene.

Non lo so. Lo sapevo.

Cantami Little Jackie.  I liked you better / when you didn’t know no better / you didn’t think that I was, I was the Antichrist.

 

 

Che morale può trarre lo spettatore cristiano da questo horror cristiano?  Che i figli devono nascere anche solo per annegare, e chi non si sposa muore tra atroci sofferenze non solo spirituali. No, dai, sto esagerando. In realtà è tutto un bonario “segui la luce di Dio! Satana dice le bugie!”.  Insomma, il messaggio è nascosto, tutto alla fine. Niente di che.

Che piaceri può trarre lo spettatore non cristiano da questo horror cristiano?  Che non bisogna essere la Asylum per realizzare un mockbuster, se l’oggetto da copiare in prima battuta è Rob Zombie.

Questo è un piacere? Una soddisfazione, forse?

E un sentirsi nel giusto allungando il brodo?   Ma anche un bullarsi del saper riconoscere i generi su Netflix.

Ok. Quali razze non ariane potranno mai mancare all’appello, essendo l’azione collocata in Alabama? Almeno lì giochiamo in casa.

Ohi.

Ohi.   Eccomi. Scusa.

Cosa facevi? Niente.

Allora? L’hanno girato a Lodz, Polonia.

 

 

Come si fa l’Alabama in Polonia?  Gli serviva una casa, un bosco, tre strade isolate. Lì un po’ ne hanno. Ci fai pure la Val d’Aveto, in Polonia. Andiamo in Polonia? Potrebbe essere gradevole. La Polonia.

… non si vede mezza faccia non ariana che sia mezza, vero?   No.

Non mi sento bene.  Mettiti nei loro panni. Per fare una parte del cazzo – tipo il paramedico alla fine del film – tu chiami un attore nero dall’America, o peschi una scheda dal catalogo del casting agent locale, tanto poi lo doppi? E non dire Malcolm Jamal Warner, che ancora non si sa bene com’è messo.

Tony Todd.  Ha famiglia.

Ken Foree.  Ha da fare.

Sid Haig.  Senti Lorenzo, se Sid Haig è nero io sono Wesley Snipes in un penitenziario federale, adesso non è che siccome sai usare  un motore di ricerca io capisco che siamo diversi ma in fondo uguali, non –

Foschi presagi? Grazie. All’inizio la donna che si salva si sta mettendo lo smalto rosso sulle unghie dei piedi mentre il marito guida la macchina – male – e le si sbrodola tutto lo smalto sulle dita.

Foto. Foto.

 

I piedi nudi di attrici non famose servono a raggiungere un pubblico più ampio? Di certo non guastano. Siamo davanti a un horror cristiano dove non muore quasi nessuno, ma ricalcato sui tempi e sugli scenari dell’horror più violento, e con due volti che Repubblica definirebbe “cari al genere” ben sistemati in ruoli-chiave – tra l’altro: Bill Moseley l’anno prima aveva fatto l’assassino matto che poi risulta essere una proiezione simbolica del Male in un altro thriller cristiano della stessa casa di produzione, dello stesso regista, sempre girato in Polonia, Thr3e, a cui avevo all’inizio pensato di lasciare uno slot in questa breve serie di conversazioni.

Lo farai?  No.

Perché?  Perché, se lo facessi, copierei e incollerei la frase «sono la stessa persona tutti e tre» lungo dieci schermate, come ho ripetuto a voce alta mentre lo guardavo, ogni due o tre minuti, dal minuto 21 al minuto 106.

Scusa, mi prendo qualche momento per gustarmi la scena da fuori.  Fai, fai. Io intanto canticchio con aria assente un vecchio pezzo di Drake.

Sono tornato. Avevo anche avuto la visione, nettissima, di me che dopo due pagine descrivevo con sospetta abbondanza di dettagli alle lettrici donne dei 400 Calci i mesi della mia unica vita in cui mi sono fatta 0.8 seghe al giorno pensando a Christian Bale nei Giorni dell’odio.

Ma lui lì strozza la moglie. AHA! Lui non l’ha mai sposata.

 

Ecco la prova dell’esistenza di Thr3e:

1no

 

2ue

 

 

4ua77ro

 

Voglio sapere subito chi è la vecchia della foto (2ue). La zia pazza e hoarder compulsiva del protagonista. Il suo sarebbe stato l’unico omicidio motivato del film. Si chiama Balinda.

 

Dio che imbarazzo.  Perché non hai visto la scena – minuto 19 – dove l’assassino matto fa saltare in aria la cuccia del cane col cane dentro.
Senti, qui, invece, a imbarazzo? Personalmente io Michael Madsen non capisco più se è in imbarazzo o no per quello che fa, qui però non è gonfio come altre volte che mi è capitato di vederlo. Per dire, in Kill Bill mi sembrava più gonfio. Forse era la luce.

Forse era l’oscurità.

 

Rassegna stampa :

– «Its like turning the channel of your car radio to a station with music that sounds cool, until you hear what the lyrics are trying to convert you too.»

– “At least it was fun to mock, lol.”

–  «For me, House scares and terrifies, but it doesn’t remind me of the love of Christ shining through. Is that a success or not?»

 

 

oh me, what a fun guy

 

DVD-quote suggerita:

 

«Hai mai notato che il video di Self Control è identico alla scena dell’orgia di Eyes Wide Shut

(Dolores Point Five, i400calci.com)

 

Siamo arrivati alla fine anche di questa. La prossima settimana esploreremo il mondo parallelo di un altro horror cristiano, stavolta dedicato al tema dei falsi profeti. Un film dove Edward Furlong guarisce la gente con l’imposizione delle mani.  A presto.

 

httpv://www.youtube.com/watch?v=NwfpBVmrC2g

 

 

Uh, dimenticavo. Il secondo segno di un potere alto ricevuto durante la visione: a metà film mi è venuta sete. Il giorno prima avevo lasciato una bottiglia di Cola Cola Zero nel freezer e la stavo facendo scongelare al sole. L’ho aperta con troppa fiducia. Mi è quasi scoppiata in mano. Mi è schizzata un’onda di Coca Coca Zero sul braccio. Sono stata lì – ti giuro – due minuti buoni a voltarmi il braccio, a guardare le goccioline sulla mia pelle, e a cercare di decidere se somigliava più al braccio della moglie alla fine di Take Shelter o se sembrava che qualcuno mi avesse pisciato addosso dal secondo piano. Peccato non avere un cellulare che fa le foto.

 

 

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6 Commenti

  1. Magdalena

    Bentornata Dolores.
    I missed you so much.

    aver seccato tuo padre a fucilate quando eri bambino perché lui voleva farti sparare a un cervo.

    Epic Win.
    Per il resto non riesco a non amare Michael Madsen, e devo aver per lui un amore davvero solido visto il post; smanio per Edward Furlong guaritore.

  2. Luotto Preminger

    Fatti divertenti: il nome della città di Lodz, in Polonia, si pronuncia “WOODGE”

  3. La faccenda del cervo è la trascrizione paro paro di quanto viene ricordato da uno dei nostri protagonisti, eh! E’ il suo grosso problema non risolto.

    (Forse però era un tenero cerbiatto, non un cervo. Ora non ricordo.)

  4. Io la campagna polacca l’ho vista in un drammatico viaggio in treno di 6 ore da Varsavia a Danzica senza posto a sedere.

    E confermo che potrebbe essere anche Marte, per quello che si vede.

  5. Rainer Werner Fassbender

    Dolly cara, qui ti si vuole bene, ma se ci ridici con convinzione che Cimitero Vivente è una gran puttanata si potrebbe anche iniziare a ripensarci.
    A volerti bene intendo, non a Cimitero Vivente. Quello si conosce e ci garba.
    Ora torno a canticchiare i Ramones.

  6. Samuel L. Vimes

    “nel tratto tra Pontedera e Calcinaia”…
    va a finire che sono vicino di casa alla mia redattrice preferita…

    Adesso mi guarderò intorno con occhi diversi.

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