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Sympathy for Mr. White, o del perché tante persone adulte e intelligenti sono diventate matte per Breaking Bad

Nel mondo esistono anche persone che non guardano Breaking Bad. Lo so. Ne conosco alcune. Non le giudico, ma so che esistono. So che tipi sono. So che tipo di ragionamenti fanno. Le persone che non guardano Breaking Bad sono quelle persone che in questo momento roteano gli occhi e si domandano Ma come? Parlano di una serie TV sui 400 Calci? Ma come, pure a casa mia devo trovarmi circondato da bianchi infervorati che blaterano di questa roba? Perché non mi lasciate in pace? Pensate davvero di convincermi a passare SESSANTA ORE delle mia vita a macinare episodi come una casalinga disperata?
Mi piacerebbe molto rispondere a tutte queste legittime domande, cari amici, ma adesso non ho tempo. Non ho tempo e non ho voglia. Perché si dà il caso che io faccia parte della metà di mondo che Breaking Bad lo guarda – sigh, lo guardava – e adesso ho solo voglia di starmene qui sul divano, ad accarezzarmi pensoso la barba mentre fisso lo schermo nero di una TV spenta.
Breaking Bad è finito.
E questo è quel che ho da dire in merito.

Prima sezione

In questa prima sezione troverete il mio inevitabilmente arrabattato tentativo di raccontare Breaking Bad senza spoiler a chi non l’ha mai visto. Che è un po’ come cercare di spiegare il Rinascimento a una classe di bambini con problemi mentali usando un sussidiario senza figure. Ciononostante, farò il possibile; e una volta sbrigata questa pratica mi tufferò in un mare di spoiler per giudicare la serie a partire dal suo finale – o meglio, dei suoi due finali.
Ma prima, il dovere.
Allora, cari bambini, volete sapere perché noi, quaggiù, dall’altra parte del mondo, non facciamo altro che menarci il cazzo a vicenda con Breaking Bad e i meme di Breaking Bad e gli screenshot di Breaking Bad? Ve lo dico io perché. Fate così: prendete tutta la cultura pop da quando siete nati a oggi. Odio il termine “cultura pop”, ma è per farvi capire che dovete attingere a tutti i cassonetti: cinema, tv, videogiochi, fumetti, tutto. Ecco. Avete presente quando ci lamentiamo perché non ci sono più le grandi saghe «di una volta», quelle belle secchiate di robe fighe che hanno costruito il nostro immaginario e ci hanno tenuti svegli per anni a consumare VHS e citare battute all’infinito per ingannare l’attesa tra un capitolo e l’altro, tra un episodio e l’altro? Mi riferisco ai modelli più alti possibile: Indiana Jones, Guerre Stellari, le saghe archetipiche che non deludevano e ci forgiavano come i metalli semimolli che eravamo e che saremmo ancora adesso, se qualcuno si prendesse la briga di forgiarci ancora un po’. Ecco, io non scherzo, ma per me – e per tante persone dignitose e intelligenti che conosco – Breaking Bad è stato l’equivalente adulto, maturo e disilluso di quelle esperienze lì. Non che Breaking Bad e Indiana Jones abbiano qualcosa in comune, sia chiaro; non sto dicendo che una serie TV sulla metanfetamina ci faccia tornare all’ingenuità del fanciullino. Tutt’altro. Dico però che, così come quelle esperienze cinematografiche si sono impiantate nel DNA della mia generazione a una certa età, perché erano perfette e imprescindibili in quel particolare momento (sia personale che collettivo), così, allo stesso modo ma a un’altra età, in un altro momento storico e privato, Breaking Bad è riuscito a ri-forgiarci. E non è affatto escluso che tra tanti anni, quando ripenseremo a un’esperienza cinematografica o televisiva formativa (ri-formativa) e comune, a un linguaggio condiviso radicato quanto le lettere stesse dell’alfabeto latino, Breaking Bad sarà in prima fila nella memoria collettiva di una generazione. Una generazione che pensava di essere troppo vecchia per questa merda («Non è vero che i film sono diventati meno belli, siamo noi a essere più vecchi») e che invece adesso si ritrova sconsolata ad accarezzarsi la barba e ripensare a Hank nel deserto.

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Qualcuno di voi dirà «Le signore di mezza età fanno la stessa cosa con le telenovelas. Siete solo entrati nella fase deteriore della vecchiaia». Lasciate che vi risponda: «Non sapete di cosa state parlando, brutte teste di merda». Breaking Bad è il prodotto epocale che è – e ha l’effetto devastante che ha inaspettatamente avuto – per due motivi: primo, perché è una figata clamorosa. Nel senso più giovanilista e onnicomprensivo del termine. Innanzitutto è un thriller – tragico quanto si vuole, sì, ma fin nel midollo è il thriller più teso e rocambolesco che si possa concepire. È pieno imbottito di personaggi iconici, scritti con un intuito infallibile per il dettaglio memorabile e la battuta cool da citare all’infinito. È forse, tra tutta la roba che ho visto in tv o su uno schermo, uno dei più devastanti ottovolanti di emozioni su cui mi abbiano mai portato in giro – sin dalle prime stagioni Breaking Bad ha riscritto il concetto di ritmo della narrazione, lanciandosi in accelerate completamente folli per poi rallentare anche per svariate puntate di fila, salvo poi precipitare in cliffhanger pazzeschi, ammazzamenti matti, eventi astrusi e sempre sull’orlo di un grandguignol grottesco da mascella a terra (le reazioni degli spettatori di fronte ai momenti più MACCOSA di Breaking Bad sono uno spettacolo a sé. «In Breaking Bad non succede mai quello che ti aspetti che succeda, e se te lo aspetti non avviene mai nei tempi e nei modi che ti aspettavi»: è verissimo, accade puntualmente, ed è un concetto talmente proverbiale che viene persino messo in bocca a un personaggio nelle ultime puntate, per descrivere le azioni del protagonista).
Ma se queste continue altalene di colpi di scena matti non sfiorano mai, neanche da lontano, il salto dello squalo (pensate a che fine hanno fatto Dexter e True Blood, pensate a Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo: con questo materiale, il rischio di un MAI DIRE ALBUQUERQUE era altissimo) è solo grazie al secondo motivo della grandezza di Breaking Bad, ossia il suo rimanere saldamente, drammaticamente ancorato a un realismo psicologico senza compromessi; e questo è tutto merito dell’incredibile lavoro di scrittura nella creazione dei personaggi principali. Breaking Bad è la storia di Walter White, il professore di chimica malato di cancro che si dà alla produzione di metanfetamine per racimolare qualche soldo da lasciare alla famiglia e si ritrova sempre più invischiato nel sottomondo del narcotraffico del New Mexico, conteso tra l’amore per la propria famiglia e la sete di potere che lo spinge a scalare i ranghi della criminalità organizzata. Ecco: il modo in cui lo spettatore è portato, stagione dopo stagione, a identificarsi in un uomo che sempre più consapevolmente scivola nel baratro del crimine fino a macchiarsi di delitti orripilanti, è il fulcro di quel processo che rende Breaking Bad l’esperienza lacerante e dolorosa e sadicamente divertente che è stata per tanti di noi per sei anni.

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Parlavo poco fa delle grandi saghe archetipiche: Breaking Bad è una grande saga anti-archetipica, che rovescia le tipologie classiche facendoci parteggiare per un personaggio dalla moralità in caduta libera e prendendoci a schiaffi sempre più forti ogni volta che dimostriamo di perdere la bussola anche noi insieme a lui. Non è che siamo in assoluto troppo vecchi per farci forgiare da una saga; è che nel frattempo siamo stati forgiati da venticinque anni di VITA, lustri e lustri di sistematica demolizione degli spensierati ideali manichei che ci erano stati inculcati da Indiana Jones; ebbene Breaking Bad arriva a colmare questo vuoto, proponendoci l’unico eroe in cui possiamo ancora credere: un antieroe disfunzionale, disonesto e fallibile che, in modo miracolosamente credibile, pur soffrendo come un cane e mandando a puttane la vita di tutti (poi dice uno si identifica), riesce ugualmente a fare un botto di cose fighissime, ammazzare i cattivi in modi fantasiosi, indossare tute gialle e sciogliere i bambini nell’acido. E sotto sotto gli piace da morire. Non è sano – e dove ci porterà questo percorso di identificazione ve lo posso dire soltanto nella sezione spoiler – ma funziona a meraviglia, ed è divertente, e ne avevamo un bisogno folle. Ma c’è di più.
Breaking Bad è anche, al contrario di tantissimi altri prodotti del genere, una delle poche saghe la cui linea narrativa non è stata alterata, modificata, ampliata o troncata in alcun modo da interferenze produttive, cambi di showrunner o voglia di allungare il brodo per far soldi. Non ci sono false piste, non ci sono archi narrativi inutili, non ci sono Damon Lindelof né le ultime stagioni di Lost: il creatore Vince Gilligan aveva tutto chiaro sin dall’inizio, o almeno questa è l’impressione che dà, e mi prenda un canchero se questa serie ha un cedimento che sia uno. Anzi, più si va avanti più i nodi si stringono, il ritmo aumenta, e tutto converge in una stagione finale assolutamente inattaccabile. La direzione di Breaking Bad è chiara e segnata sin dall’inizio – nel primo episodio diagnosticano un tumore al protagonista e gli danno due anni di vita – ed è per questo che lo si guarda con lo stato d’animo di chi sta sul primo vagone dell’ottovolante che s’inerpica lemme lemme lungo la salita.
Infine, Breaking Bad è una serie in cui la testa decapitata di Danny Trejo viene ficcata sopra il guscio di una testuggine (viva) e poi fatta esplodere in mezzo a un gruppo di poliziotti.
E ora per favore andate a guardare la prima stagione e levatevi dalle balle.

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Hic sunt spoilerones

Oh, eccoci qua, finalmente soli. Si sta già meglio, vero? Senza gli STRONZI che non guardano Breaking Bad. Possiamo parlarne male quanto vogliamo, tanto non ci leggeranno mai. Hanno paura degli spoiler. Caccolette.
Comunque.
Come ho accennato ore fa, per come la vedo io Breaking Bad ha due finali. Uno è quello che tutti abbiamo visto lunedì scorso, Felina, il finale dichiarato, definitivo, dove tutto si chiude e lo spettatore applaude soddisfatto, con una lacrimuccia intenerita all’angolo dell’occhio. Su Reddit è tutto un dire “il finale perfetto”, e in un certo senso non ho di che contraddirli. Due settimane prima, però, sulla nostra testa di ingenui spettatori si era abbattuto Ozymandias, il terzultimo episodio della serie. E anche quello era stato un finale. Disperazione nera, barba infradiciata di pianto e un bel cazzo di niente da applaudire: Ozymandias era la fine della presunzione d’innocenza di noi spettatori. Eravamo stati tutti complici di Walt, e tutti ne pagavamo le conseguenze. Io, personalmente, sono uscito ad aggirarmi ramingo per il parco dietro casa, rimuginando furibondo e concludendo che in quel momento Breaking Bad era ufficialmente LA pietra miliare della storia della televisione.
Poi OK, ci sono state altre due puntate e ahimè il mio discorso si è notevolmente ridimensionato, ma l’effetto di quel quasi-finale non ne è uscito intaccato, e quel che ho pensato nel parco vale ancora. (È un bel parco, tra parentesi: ci sono i trabiccoli per giocare a disc golf).

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Ozymandias è la conclusione, la destinazione finale, del processo d’identificazione con l’antieroe: Walt perde tutto e nel peggiore dei modi; cinque stagioni di macchinazioni, crimini e piani machiavellici vanno in fumo, proprio come avevamo sempre temuto, sempre saputo, perché già da tempo il punto di non ritorno era stato superato, e già da tempo annusavamo la catastrofe inevitabile all’orizzonte. Ma la caduta era stata lunga, lenta, coerente; le decisioni di Walt, per quanto abiette, sempre comprensibili, sempre motivate; le sue scelte erano anche le nostre, perché lui era il protagonista, lui l’oggetto della nostra identificazione. E quando i nodi sono venuti al pettine e non c’è stato più spazio per i trucchetti, Vince Gilligan è venuto da noi e ci ha detto Bè, che cazzo vi aspettavate? È così che va a finire. Inizi con le migliori intenzioni, sbagli e cerchi di rimediare e peggiori la situazione e prima che tu te ne renda conto ti ritrovi a sbavare nella polvere mentre i nazisti del New Mexico ti seppelliscono il cognato in una buca e ti fottono i soldi. E in quel momento, nel suo concretizzare lucidamente tutte le nostre paure, nel suo negarci con vera cattiveria anche l’ultimo degli “andrà tutto bene” a cui avevamo tentato di appigliarci di puntata in puntata, Breaking Bad si era rivelato una trappola mortale, lo schiaffo nichilista di più vasta portata mai concepito ai danni di una platea televisiva. Vi siete immedesimati, ingenuotti. Avete condiviso. Avete scelto. Avete amato. Vi siete fatti infinocchiare da un buffo inizio con un buffo cinquantenne in mutande, dall’umorismo nero di un sacco di omicidi matti e fantasiosi, dal cancro che dai che forse recede, da una serie di cattivi sopra le righe (Tuco) o irrealisticamente fighi (sul fatto che Gus Fring SIA TERMINATOR siamo, credo, tutti d’accordo). E non avete dato troppo peso al fatto che Jesse, l’uccellino nella gabbietta del minatore, stava soffrendo come un cane già da mesi; non ci avete dato peso perché Walt continuava a vincere, e continuava ad addurre la propria famiglia come scusa, e se arrivano i soldi e i figli continuano a fare colazione sereni allora forse vuol dire che va bene, che il fine giustifica i mezzi, che è giusto così. Ci avete creduto, all’inizio, che Heisenberg potesse essere Indiana Jones col suo cappello, o Luke Skywalker con le sue SPADE BLU. E invece no. Non è questione di colpa. È questione che sbagliare è facile, e tornare indietro impossibile. E quando ti trovi circondato da cattivi che non sono più personaggi bizzarri e stravaganti ma banalissimi, dimenticabili assassini (zio Jack, certo, ma soprattutto il volto vuoto e amorale di Todd), e non hai più feticci, tute gialle e occhiali da sole dietro cui mascherarti, ma solo polvere da mandar giù a manciate, ecco, a quel punto è troppo tardi. Sei cresciuto. Apri gli occhi. Benvenuto nell’età adulta.

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A me Ozymandias ha ricordato tantissimo quell’altro capolavoro di pessimismo disperante applicato a un meccanismo inesorabile di immedesimazione: Sympathy for Mr. Vengeance. Pensate anche solo ai dettagli: la morte che arriva ex machina e in furgone sotto forma di gruppo di estremisti violenti in uno scenario desolato. Il taglio sul palmo della mano come simbolo del fallimento violento delle proprie aspirazioni. E sopra ogni cosa quel senso nerissimo, raggelato e furioso, di disfatta inevitabile; esseri umani che si credono burattinai e invece si mettono in scacco da soli perché nessun’altra mossa è possibile. Trascinando con sé lo spettatore che in loro aveva investito la sua sympathy.

In quest’ottica, i due episodi finali, pur non cancellando il segno dello schiaffo, fanno tutto il possibile per addolcire la pillola, ribaltando la situazione e regalando a Walt e ai suoi fan una vittoria pressoché totale, liberatoria, onorevole. I cattivi vengono puniti con un assurdo stratagemma alla McGyver che non sarebbe sfigurato nei migliori momenti di onnipotenza di Heisenberg; i soldi vengono consegnati alla famiglia; Jesse sfreccia libero verso il futuro e Walt, inevitabilmente, muore felice dopo un ultimo, tenero sguardo ai suoi macchinari del meth lab. È un episodio elettrizzante come al solito, per carità, diretto a meraviglia dallo stesso Gilligan, con almeno una sequenza (l’addio a Skyler e ai figli) perfetta per tono, compostezza, commozione. È un finale “perfetto”, che galvanizza il pubblico dandogli quello che non sperava più di ottenere. È un’ultima svolta narrativa coerente con certi percorsi a cui la serie ci aveva già abituati (abisso di disperazione nel prefinale, rinnovato trionfo nel finale: proprio come nella Stagione 4). Ed è pur sempre – non devo dimenticarlo – un finale in cui il protagonista MUORE, e muore odiato dai figli, braccato dalla polizia; una bolla di vittoria per un uomo sconfitto.

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Ma è indiscutibilmente un lieto fine, nei limiti (anzi, OLTRE i limiti) di quanto fosse possibile aspettarsi. La rinascita e la glorificazione finale di Heisenberg non mi danno noia di per sé, anzi, tutto è finito nel modo più figo, malinconia e rassicurazioni, speranza e leggenda. Però, senza storcere il naso, considero Felina un finale poco coraggioso in una serie che quanto a coraggio aveva sempre fatto piazza pulita di tutti. Avevamo toccato il fondo, non c’era più spazio per la redenzione, era tutto finito… non puoi volere le speranze distrutte e la moglie ubriaca; la serie che procedeva sempre a testa bassa verso il suo obiettivo, che costruiva catene di eventi ineluttabili e senza possibile rimedio, stavolta sembra contraddirsi, pretendendo di chiudere positivamente le stesse fila del racconto che aveva chiuso negativamente due episodi prima.
Mi piaceva, lo schiaffo collettivo di Ozymandias. Mi sembrava necessario, inaudito. E invece Vince Gilligan – anch’egli inestricabilmente affezionato alla sua creazione – ha deciso di rimboccarci le coperte e lasciarci cullare dai nostri sogni di gioventù. Tristi, provati, pieni di cicatrici, morti, ma soddisfatti. Walt – con tutti i suoi crimini e tutto il suo averci portato all’inferno con lui – è morto da antieroe, sottolineando bene sia anti che eroe. Un eroe che è un padre snaturato, un marito abominevole e un pluriomicida, eppure in fin dei conti avevamo ragione noi a volergli bene. Forse è giusto così.

Premietti sparsi:
Mio personaggio preferito della serie, a sorpresa: Hank
Miglior omicidio: Gus Fring tramite paralitico esplosivo
#wouldbang incontrastato: Jane
Personaggi peggio gestiti: Beneke, Lydia
Menzione doverosa: Huell
Video che vi mostro adesso: Todd che canta e suona nel suo gruppo indiefolk ridicolo:

Madonna quanto ho scritto. Nella mia mente questo pezzo era lungo almeno il doppio, ma me lo farò bastare. Il fatto è che – non so se è lo stesso anche per voi, ma per me quella di Breaking Bad è stata anche un’enorme, inedita esperienza collettiva. Breaking Bad esigeva la condivisione, la conversazione infervorata, il dibattito reale o virtuale con amici o sconosciuti, gli sms di sole bestemmie in piena notte, visioni e revisioni in compagnia, meme scambiati, tentativi di cucinare caramelle blu, gadget, insulti, POLLOS. Anche per questo è un risultato epocale. Guardate cosa ci ha fatto. Guardate dove ci ha portato. Ecco perché ci tenevo a chiudere l’esperienza su queste pagine.
Fate conto che mi sia rialzato dalla polvere, mi sia ripulito alla bell’e meglio la giacca, e abbia rivolto a tutti i miei compagni di visione (quelli che ci sono ancora e quelli che non ci sono più) un lieve cenno del capo, come Jesse quando guarda Walt per l’ultima volta. Questo post è il mio lieve cenno del capo.
Da adesso, ognuno per la sua strada. Have an A1 day.

L’immagine qua sotto potete vederla ingrandita qui, in tutta la sua carineria.

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Cofanetto-quote suggerita:

«Mi è piaciuto» (Luotto Preminger, i400calci.com)

>> IMDb | Trailer

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134 Commenti

  1. @Luotto
    Ola. Quel che 400calci dice, io dice, quel che 400Calci pensa, io pensa, e allora mi darò ad un enciclopedico recupero della serie.
    Ricambio con menzione d’onore per altre serie TV che sicuramente 400calci adorerà, o ha già adorato:
    1 foreverandever): Profugos
    2) House of Cards
    3) Orange is the new black
    4) Les revenants
    5) Top of the Lake

    per non parlare dell’ovvio American Horror Story.

  2. Barbaxas

    l’ultima volta che hanno parlato di serie tv fondamentale/generazionale parlavano di lost, credo che questo basti a inquadrare BB.

  3. umbem

    mi appresto a leggere l’articolo, ma avevo bisogno di ringraziarti subito. volevo proprio chiedervi se fosse possibile fare uno strappo alla regola e recensire una serie. il mio cuore è vostro – un po’ mal concio, ora che è finito BB, ma pur sempre un cuore.
    seguiranno commenti

  4. Luca

    E’ stata un esperienza mostruosa, mi ricorda il tempo di Lost, unica serie con Breaking dove vedersi 10 puntate di fila non provocava stanchezza o noia.
    Il suono dello sparo in Ozymandias lo ricorderò per i prox 50 anni.
    Clncludo rubando una citazione: “Breaking Bad è una serie che ha mantenuto per cinque stagioni una purezza del 92%. Come faremo ora ad accontentarci di serie che non sono blu e che non si avvicinano alla percentuale heisenbergiana di purezza?”.

  5. mei

    articolo doveroso. BB lascerà un vuoto nei nostri aridi cuori

  6. landolfo va lentino

    Gran bell’articolo, da sottoscrivere quasi dalla prima all’ultima riga!
    Personalmente, il mio giudizio sul finale è un po’ più negativo e mi chiedo anche perché non l’abbiano spalmato su un paio di episodi, magari per rendere il redde rationem con i nazisti del New Mexico meno mcgyverosa e per dare un po’ più di spazio al povero Jesse, che è stato un deuteragonista fondamentale nell’evoluzione verso il lato oscuro di Walt.

    Mi fa piacere, poi, di non essere l’unico che è rimasto strabiliato dal personaggio di Hank, costruito, e mi sbilancio, ancor meglio di quello di mr. White.

    Invece, a quanto pare, rimango l’unico che avrei dato il premio #wouldbang a Marie…

  7. Lazy Robi

    Standing ovation per Luotto. Bellissimo post.
    Di gente la fuori che non ha visto BB ce n’è tanta (e si meritano tutti gli insulti possibili) e io nel mio piccolo ho cercato di farla entrare in questa grande famiglia sentendomi quasi come un testimone di geova che citofona a sconosciuti la domenica mattina.
    Questa serie mi ha preso e mangiato e sputato nella sabbia e alla fine HA RAGIONE LEI. Mi danno quasi fastidio i paragoni che si fanno con Lost perché quell’infame serie alla fine mi ha fatto sentire preso per il culo, probabilmente vittima del loro meccanismo di flashback/flashforward e molto più probabilmente vittima di un’assenza della via da seguire…

    Bellissima la frase “Jesse: uccellino nella gabbietta del minatore”
    e come non approvare il #wouldbang definitivo con Jane???

  8. Rob Gallaurese

    Concordo su tutto, ma esprimo un parere (SPOILER, chiaro): anch’io ho avvertito la sensazione di un finale Giusto e Sacrosanto ma meno coraggioso di ciò che lo aveva preceduto, forse perché desideravo qualche colpo d’ala legato alla ormai incontrastata attitudine malvagia di Walter. Invece poi ho capito che BB non è altro che una serie sulle conseguenze delle proprie azioni. Fai una stronzata? O te ne assumi la responsabilità o la pagherai, forse quando meno te lo aspetti. Walter non si è MAI assunto le proprie responsabilità, mascherando la trasformazione in Heisenberg come conseguenza del cancro e del desiderio di lasciare soldi alla famigliola in bolletta. Per questo non ha fatto altro che mandare in merda tutto quanto e provocare catastrofi a se stesso e agli altri. L’intreccio è meraviglioso proprio perché non si perde di vista mai nulla e OGNI SINGOLA azione ha delle ripercussioni negli episodi (e nelle stagioni) a venire, tutto perché Walter continua a nascondersi dietro la panzana della famiglia (lo fa anche quando stanno per sparare a Hank…infatti guarda come va a finire!)
    Cosa cambia nell’ultimo episodio? Che Walter ammette con la moglie ciò che noi sappiamo da sempre: che lo faceva per se stesso perché gli piaceva. Gilligan non ha imbrogliato le carte perché questa cosa l’ha suggerita da sempre (ricordiamo Walter che prende a pugni il muro dopo avere scoperto di essere in guarigione dal cancro e, quindi, di rischiare di perdere la giustificazione-madre per i suoi traffici?) Ma nell’istante in cui l’ex-Heisenberg confessa a Skyler la verità ecco che, finalmente, si fa carico delle sue responsabilità…e solo allora può dare una conclusione vera, totale e senza conseguenze a tutta la faccenda. Per questo, a mio parere, BB non poteva che finire così, non con l’ultima impresa di Heisenberg ma con la prima vera impresa SINCERA e COSCIENTE di Walter White.
    (scusate la lungaggine, sono già in astinenza pure io…)

  9. bevoduroclub

    Non posso pronunciarmi su BB perchè non l’ho mai visto, ma posso dire che l’immagine con il gioioso quartetto fake mi ha fatto venire il mente il videoclip di ‘drugs’ dei Ratatat.

  10. applausi per Luotto e rispetto, grande articolo.
    Sono d’accordo su Hank, grandissimo personaggio e bravissimo attore (come quasi tutti i principali di questa serie), ti sei scordato di citare Mike che sicuramente è meno “reale” e “umano” di Hank, ma è comunque indimenticabile.
    Ti devo riprendere solo su una cosa: il wouldbang incontrastato a Jane, no no e ancora NO. A questo punto meglio la fidanzata successiva, quella ispanica con figlio o Marie o, per quel fascino malsano che hanno le frigide, Lydia, ma Jane proprio no. Ora, non vorrei sprecare il mio unico commento qui parlando delle fighe della serie – di fatto, è incredibile anche questo, non ne ha.
    Sono d’accordo sulla tua analisi del finale, non è un finale coraggioso, ma è un finale “giusto” per lo spettatore. Va bene nichilismo e disillusione, ma siamo stati con questi personaggi per cinque stagioni, se fosse finito alla terz’ultima credo sarebbero scoppiate migliaia di teste in giro per il mondo (tipo scanners).

  11. robba_m

    applausi.

  12. sonny

    SPOILER

    Ho una visione opposta dei “finali”. Ozymandias è quello in cui Walt viene in sostanza punito, un po’ come accade al protagonista di The Shield Vic Mackey, è il finale più banale e scontato, quello che soddisfa la logica del “crimine che non paga”. Non sarebbe stato un finale coraggioso ma, diciamo così, un po’ moralista e scontato (anche perché l’abbiamo già visto in The Shield). Probabilmente, se da spettatore stai ancora tifando per Walt, consapevolmente o meno, può sembrare un finale coraggioso. Invece nelle ultime due puntate, come ha scritto qui sopra Rob Gallaurese, Walter White diventa finalmente Walter White, un tizio molto più pericoloso di Heisenberg perché è uno che ha appena ammesso che gli piace fare il male. Se non tifi per Walt, quando capisci che, come ha spiegato lo stesso Vince Gilligan, non è possibile alcuna redenzione per lui, allora il finale è durissimo. E’ sicuramente una sorta di “lieto fine” ma è il lieto fine “del” male e non vedo nulla di eroico nel fatto che alla fine il male vinca e l’unico modo per fermarlo sia la morte. Capisco benissimo la “fighezza” del piano di Walt e la soddisfazione di uccidere i nazisti idioti, Lydia, ecc. oppure la gratificazione dell’occhiata che lancia a Jesse, ecc. Sono tutte cose gratificanti per qualsiasi spettatore, che sia o meno fan di Walt. Però a mio parere non vanno lette come elementi di una conclusione in qualche modo eroica ma come cose che, proprio perché esaltanti, ci mettono di fronte, per chiamarli così, ai peggiori istinti umani. E’ un finale senza compromessi e senza catarsi che ci lascia con una impossibile riflessione e per questo, secondo me, è perfetto ed era l’unico possibile per una grande serie come Breaking Bad.

  13. bpilgrim

    Entro un paio di mesi scadono i termini tecnici perché una citazione da BromoBario possa ancora definirsi “spoiler”, quindi i miei amici ancora indietro sono avvisati.
    Per quanto riguarda il premio #wouldbang, io vado controcorrente e dico che il mio va alla milfona Skyler, la bangherei con foga e infatti ho esultato quando alla fine di una delle primissime puntate Walt si infila a letto, gira inaspettatamente la moglie e se la bomba rudemente da dietro. Ho avuto voglia di dargli un cinque altissimo e ordinargli una pinta.

  14. oppio

    Ce l’avete fatta ad uscire dal binario e parlare di BB , se non l’avete mai fatto parlate anche di The Wire , come BB quando finisce scende la lacrima e dici : e mo che cazzo me guardo ???

  15. Terence Hell

    Una sera di qualche anno fa scrissi un sms ad un amico, una roba del tipo “ho visto il pilot di una serie nuova, il protagonista è il papà coglione di Malcolm ed è come ce lo siamo sempre immaginati, un attore della stramadonna”.
    Tutto quello che è venuto dopo l’ha già detto Luotto ed è inutile ripeterlo. Finalmente abbiamo avuto una storia in cui il protagonista cede al lato oscuro della forza e cazzo ne avevamo proprio bisogno.

  16. Che bello, anche il sito di cinema più bello del mondo ha recensito (e bene, senza manicheismi) la serie più bomba della tv!

  17. Il Reverendo

    non ho letto la parte con gli spoilerones perchè devo ancora (maledetta la mia lentezza) vedere la quinta stagione. però già la prima sezione mi ha reso felice e indimenticabile questa grigia giornata.

    ti voglio bene luotto, sei immenso.

    vi voglio bene, 400calci tutti!

  18. Señor Spielbergo

    Apprezzo la rece, doverosa per una serie che è più di una ‘serie’, è un lungo film fatto e scritto da dio e che non ti molla nè annoia mai. E che ho amato.
    Ma sono in disaccordo su Felina.
    Sinceramente, l’episodio è stato per me una ENORME delusione. Come quando hai da parte una bottiglia che ti è costata un sacco e la tieni lì per un’occasione speciale, e quando arriva il momento e la apri per fare il figo con la morosa la assaggi ed è andata in aceto.
    Ho visto l’episodio e per tutto il tempo ho pensato ‘ma davvero stà roba l’ha scritta Vince Gilligan? L’ideatore di tutta stà figata di serie tv?’
    Mi spiego.
    Lo sceneggiatore bravo (per me) deve riuscire a scrivere un copione che :
    – catturi l’attenzione dello spettatore senza essere condiscendente e nel contempo mostrargli non dico un’epifania di un concetto ma almeno un qualcosa di comunque interessante;
    – non lasciare nulla di irrisolto a meno che sia funzionale alla trama;
    – raccontare una storia riuscendo a dare un ritmo alle scene in modo direttamente proporzionale all’interesse che queste posso suscitare o alla loro funzionalità nel complesso del racconto.
    Fatta questa premessa forse inutile ecco cosa di Felina non mi è piaciuto :
    – nei primi 5 minuti di episodio c’è materiale per 6 puntate (seguendo il ritmo della puntata tipo di BB);
    – troppe (TROPPE) cose non vengono dette ma solo buttate lì solo senza alcuna spiegazione (i giri per tutta Albuquerque senza che nessuno lo riconosca o arrivi la polizia o chennesò, la preparazione della Stevia avvelenata di Lydia o della mitragliatrice meccanica, ecc);
    – il conflitto fondamentalmente irrisolto con Jesse (5 serie e tutto si risolve in 3 minuti di pistole puntate?)
    – la decisione non far usare a Walt come ultimo attacco la chimica ma un mitragliatore meccanico (per un attimo ho pensato di stara guardando Machete);
    – il ritmo e la scelta della durata delle singole scene.
    Su quest’ultimo punto davvero non ho capito come si possa scegliere di non mostrare cosa Walt stia facendo per preparare l’uscita di scena, il regolamento di conti, ma dedicare minuti a :
    – lui che vaga ninjescamente in casa di Gretchen and Elliot Schwartz;
    – la chiamata di Marie (che doveva morire dato che è il personaggio più odioso di sempre) che non serve a nulla nell’economia dell’episodio se non a mostrarla un’ultima volta.
    Potrei andare avanti ma mi fermo qui.
    Riassumendo : se sai da un anno di avere 16 episodi a disposizione e addirittura la AMC ti concede di fare gli ultimi due più lunghi di 10 minuti, com’è che ti trovi a comprimere al massimo e ammassare un milione di cose tutte nell’ultima puntata? Gilligan ha perso completamente la mano?
    FREE HUELL!

  19. solero

    Io grande grande fan della serie che ho seguito dall’inizio (sì lo so, before it was cool)..concordo su tutto.
    -SPOILER!-
    Mi sento però di segnalare, non certo come grave pecca o caduta di stile degna di nota, la trovata “ala McGiver” dell’M60 nel baule.. mi è parsa troppo passibile di variabili incalcolabili, anche da W.W., il quale ci ha invece abituati a non lasciare nulla al caso..
    lor signori che ne pensano?

  20. Terence Hell

    @Solero
    Sul non lasciare nulla al caso non sono d’accordo, Walter fa una cazzata dietro l’altra in ognuna delle cinque serie, rovina ogni cosa dove mette le mani come gli ribadisce più volte Mike. Vedasi ad esempio il libro di poesie con dedica lasciato tranquillamente in bagno.

  21. bpilgrim

    Penso semplicemente che [SPOILER] Walt avesse in mente di suicidarsi portandosi dietro il maggior numero possibile di nazisti, ma che la sottrazione della chiave della macchina lo abbia costretto a improvvisare tirando in ballo Jesse. Non è tanto diverso da quello che ha sempre fatto, non si è mai calcolato tutto al micron, ha sempre preso rischi ENORMI e improvvisato quando qualcosa andava storto e gli è sempre andata di culo. Se l’incertezza non fosse il tratto distintivo del suo “alter ego” criminale non lo avrebbe chiamato Heisenberg, dopotutto.

  22. Vespertime

    Io non so davvero cosa dire su BB. Ho ancora il cuore dolorante e solo a pensarci giuro che mi viene una lacrimuccia (vera e non simbolica). Una delle serie tv più grosse e obbligatorie della storia televisiva tutta. Una di quelle tappe che o sei uno che ha visto BB o sei uno stronzo che non puó davvero capire. E non lo dico con cattiveria ma con lucido amore per la serie che davvero consiglio di vedere a chiunque in modo da avere ancora più gente da abbracciare fortissimo. Ringrazio Luotto per aver condiviso su queste pagine tutto questo. Abbracci virili.

    Momento curiosità. Non ricordo bene i dettagli (dovrei googlare) ma BB è composto da 62 episodi. Il 62esimo elemento di quella tavola chimica/alchemica la è un elemento che viene usato per la cura del cancro ai polmoni. Queato per dire che SI! Tutto è dannatamente studiato e calcolato. Tutto è dannatamente una figata non lasciata al caso.

  23. BL'AST!

    Questo è semplicemente il blog più fico dell’universo. Veramente ho quasi i lacrimoni.

  24. Dembo

    Luotto, amico mio, posso chiederti se nella rece ci sono dei piccoli spoiler? So che non è vostra abitudine farlo ma dato che sto recuperando le ultime 8, rigorosamente in lingua originale, non vorrei incappare in nessuna anticipazione.
    Male che va l’articolo me lo leggo a visione ultimata.
    Un abbraccio e cristalli azzurri per tutti.

  25. solero

    @terence hell/bpilgrim: (SPOILER) sarei d’accordo con voi se non ci fosse stato di mezzo jesse..che walt VOLEVA SALVARE..se l’intenzione fosse stata solo far fuori più nazi possibile e magari pure sè stesso ok, ma come salvare il pinkman? se fosse stato presente rischiava la vita, se non fosse stato presente chi l’avrebbe salvato dopo?
    e cmq non sapendo dove fossero i nazi come faceva a sapere che non fossero sottoterra o al primo piano (cosa che avrebbe reso inutile la sua mcgiverata)..ripeto che non toglie nulla alla serie ma proprio nel finale questa soluzione non mi è parsa proprio idonea e adeguata a tutto il precedente

  26. Cleaned

    Io devo recuperare pure 24…

  27. vespertime

    Secondo il mio modestissimo parere

    SPOILERONI CHE LEVATI

    il problema del finale è che il finale. O meglio. Dopo tutto quello che era successo sapevamo tutti come sarebbe finita. Lo sapevamo da diverso tempo e il Gilligan ha solo eseguito. Concordo che sia stato davvero molto meno incisivo degli altri ma ormai era la fine, era la resa, era l’accettazione di tutto quello che era successo. Era il momento dei saluti e i saluti, sopratutto in questo caso, non erano per un cazzo elettrizzanti. Ci stava tutto ed era probabilmente l’unico possibile. Sul suo essere positivo si e NO. Nel senso che per noi spettatori che SAPPIAMO lo è ma per gli altri? Il mondo lo odia, la sua famiglia lo odia, i suoi amici lo odiano (non credo che Jesse lo abbia proprio perdonato). Insomma l’unica cosa che è rimasta di lui è quel nome, Heisenberg, che ha dato lustro con quel finale li, morendo per scelta in mezzo al laboratorio dando l’impressione che non ci siamo mai stati Nazi di mezzo e che la Blue sia nata e morta con lui. Si è ripreso in mano la sua leggenda e l’ha lasciata al mondo. L’unica cosa che gli sia rimasta come se fosse, alla fine, l’unica cosa per cui è valsa la pena che lui vivesse/esistesse. Così doveva essere.

  28. Matches Jena Malone

    Io da fan di Friday Night Lights non riesco a voler male a Todd, però il prurito alle mani me l’ha fatto comunque venire un po’ di volte.

    http://www.youtube.com/watch?v=XgIxixJjyHU

  29. Luotto Preminger

    @ Dembo (poi rispondo con più calma anche agli altri): sì, da “HIC SUNT SPOILERONES” in poi, evita accuratamente

  30. maya

    Applausi per Luotto, superba recensione… Da lunedì sera siamo tutti più soli! E in questo momento vedere Breaking Bad omaggiato dai 400calci mi dà la sensazione di un caldo abbraccio di conforto, un po’ come chi sa di affrontare una perdita circondato però dalle persone giuste… Il finale non è imprevedibile, è vero, ma neanche troppo consolatorio: il grosso della merda resta al suo posto, se ci pensate. E comunque non mi è dispiaciuto “riconciliarmi” col personaggio di Walter White (del resto la possibilità dell’empatia totale, che c’era all’inizio, dopo cinque stagioni di abiezione è inevitabilmente compromessa). Serie pazzesca, densissima, mai uno scivolone. Ora bisogna recuperare The wire…

  31. bpilgrim

    @solero: [SPOILER] ma Walt mica voleva salvare Pinkman, voleva regolare i conti con tutti. Per quanto ne sapeva Pinkman era socio dei nazi e quindi andava fatto fuori pure lui, senza poi contare che ne aveva ordinato l’omicidio mesi prima. Dopo aver visto come stavano le cose, con Jesse in catene in condizioni pietose, può aver cambiato idea all’ultimo momento. Non mi sembra che strida col carattere del personaggio.
    Per quanto riguarda le altre domande… direi che è la lezione fondamentale di BB: i piani perfetti non esistono, tutto quello che si può fare è organizzare le cose al meglio e poi rischiare :)

  32. bpilgrim

    Per dire, non è che il “piano” con la Pontiac Aztek fosse esattamente un orologio svizzero, eh. Era solo il meglio che potesse fare in quel momento.

  33. Terence Hell

    @Solero
    In altra occasione Walt salva Pinkman stirando con la macchina i due sgherri di Gas giusto un secondo prima che gli sparino, non proprio un piano infallibile.

    P.S
    Tra i premietti sparsi avrei inserito anche il mitico Saul.

  34. solero

    SPOILER
    guarda, ti do ragione su pinkman in effetti..però presumere che il nemico si trovasse a livello terreno mi suona come una scommessa un po’ azzardata, anche perchè non poteva prescindere da questo..ma vambehhh
    (oh ragazzi sia chiaro che sto solo a guardà er capezzolo)

  35. solero

    @terence: giusto! SAUL come dimenticarlo

  36. Luotto Preminger

    @ Sonny: bè, ma la tua interpretazione è l’opposto della mia semplicemente perché tu hai smesso di identificarti con Walt e io no.
    Se già da tempo lo avevi abbandonato, è chiaro che Ozymandias diventa una banale storia di “giusta punizione” e Felina una scioccante rivalsa.
    Per quanto mi riguarda, l’immedesimazione continuava a esserci, pur punzecchiata sempre più forte dalla consapevolezza di essere ormai irrimediabilmente nel torto. Immagino che, finale a parte, guardare la serie sia stata molto più noioso per chi aveva smesso di tifare per Walt.

    @ Rob Gallaurese: sono d’accordo! Infatti, come ho detto, il momento con Skyler è il mio preferito del finale. E quella ammissione è probabilmente il fulcro tematico della puntata, oltre che un vero punto d’arrivo per la serie. Ma infatti non dico che il finale sia campato in aria o immotivato: mi sembra solo troppo “riabilitante” nel suo chiudere perfettamente, e positivamente, ogni sottotrama. Non so se il percorso di Walt, per com’era stato fino a quel momento, giustifichi una simile vittoria solo per aver ammesso l’ovvio…

  37. Jean Pieri

    serie grossissima, con un finale IMHO pazzesco, per me sul gradino più alto del podio insieme al già citato The Shield.
    e per chi crede che sia anche solo avvicinabile a Lost (solo perchè ne parlano tutti proprio come ai tempi della fetenzia lindelofiana), non sapete cosa vi perdete
    Vince Gilligan caga in testa a quel becero di Lindelof. più e più volte.

    @Luotto, “gli sms di sole bestemmie in piena notte”: non sai quanti ne ho mandati, roba che a momenti mi aspettavo il Papa in persona che mi rispondeva di contenermi un attimino…

  38. Luotto Preminger

    @ Señor Spilbergo: sì, è un finale affrettato, soprattutto nel risolvere il rapporto con Jesse. Non sono critico come te, però visto che concludi il tuo commento con FREE HUELL ti faccio vedere questo:

    http://www.funnyordie.com/videos/5f24c5785e/huell-s-rules

    @ EDA & Terence Hell: Mike e Saul sono giganteschi, ovviamente, e Mike è stato per un po’ di tempo il mio preferito in assoluto… il fatto è che avevo iniziato a fare una classifica dei personaggi preferiti e mi sono dovuto fermare subito per eccesso di candidati… Gus, Hector Salamanca… troppa roba, troppa.

    @ tutti quelli della classifica del #wouldbang: il motivo per cui non ho fatto una classifica del wouldbang è che mi vergognavo di dire che al secondo posto c’era Marie. Poi Andrea, poi Lydia per esclusione.

  39. Luotto Preminger

    @ Jean Pieri: io non ho mai visto Lost, ma la mia esperienza “da esterno” è stata che, per le prime stagioni, la gente (anche la più insospettabile) era impazzita e non parlava d’altro. Poi, dopo il calo, c’è stato un grosso sfoltimento di pubblico, meno passaparola, atteggiamenti più circospetti. Fino a un vero e proprio silenzio imbarazzato. “Io? Non ero io che parlavo di Lost, ti sbagli” oppure “Ah, sì, che merda”.
    Qui invece c’è stato un andamento opposto ed è per questo che prevedo un posto duraturo nella memoria collettiva e non una rimozione forzata

  40. @ Señor Spilbergo: sei sempre il solito

  41. solero

    io ho seguito lost e non penso di dovermi vergognare: come molti ho sperato fino all’ultimo in una conclusione degna anche se sapevo di mentire a me stesso..in conclusione ancora mi brucia un po’ il bucio.

  42. Erri De Lucas

    Io l’ho mollato alla seconda puntata, mi annoiava, ma dopo questo pezzo proverò a recuperarlo. Al momento la serie più strafottutamente bella di sempre per me è OZ.

  43. Jean Pieri

    @Luotto: anche per me BB sopravviverà molto più a lungo di Lost. “da interno” posso solo concordare con la tua analisi: le prime stagioni erano una bomba atomica, roba da gridare al capolavoro e fissare l’orologio fino all’episodio successivo in totale crisi d’astinenza. poi però sono iniziate le magagne: troppa carne al fuoco, troppe cose che iniziavano a stridere e a non incastrarsi più, fino al finale che ha diviso il pubblico.

    comunque anch’io voto come miglior personaggio Hank: all’inizio pensavo fosse semplicemnte una macchietta, il classico poliziotto fessacchione che ogni tanto ne imbrocca una. mai stato cosi felice di essermi sbagliato
    e Dean Norris è un califfo anche nella vita reale: http://www.buzzfeed.com/oxfordist/18-funny-tweets-from-dean-norris-ezpd

  44. Più che il finale perfetto Ozymandias rappresenta il trauma che serviva a Walt per comprendere la gravita e soprattutto la ragione delle sue azioni. La decadenza totale non poteva infatti servire come finale perché lasciava aperto l’arco del personaggio, Walt da a Jesse la colpa degli ultimi eventi chiedendone la morte, vuole ancora conservare la sua famiglia, crede ancora di poter in qualche modo andare avanti. Nel finale Walt si mostra per ciò che è diventato e può fare ammenda. Non si preoccupa di mostrarsi come violento criminale ricattatore davanti le persone il cui giudizio temeva più di tutti (gli ex partner d’affari). Ammette finalmente con sé stesso e la moglie di aver fatto tutto per se stesso, per sentirsi vivo, che dopo tutto la famiglia per cui diceva di fare tutto, non lo rendeva affatto felice e realizzato. Salva Jesse perché ora sa prendersi le sue responsabilità e non ha bisogno di capri espiatori. Ozymandias sarebbe stato un finale inconclusivo e moralista, dove i cattivi perdono e vengono puniti per mano di altri cattivi e continuano a soffrire indefinitivamente. Felina ci fa vedere un uomo che muore in pace contornato dalla sua vera famiglia (i macchinari del suo laboratorio) con l’egoismo illusorio di chi pensa di aver messo a posto le cose che sempre lo ha contraddistinto in cinque anni (la moglie, la nuora, il figlio, il partner sentiranno sicuramente per decenni gli strascichi delle sue azioni e non avranno mai indietro le persone che gli sono state tolte, la libertà ritrovata di Jesse e i milioni che aspettano il figlio al compimento della maggiore età sono ben poca cosa).

  45. vespertime

    comunque #wouldbang Jane per sempre forever.

  46. umbem

    marò quante cose da dire.
    innanzitutto complimenti, gran pezzo (ci abbiam fatto l’abitudine).
    indi (SPOILER):

    premessa: questo commento avrà cedimenti di romanticismo.

    1) concordo in pieno su Hank grandioso. La battuta prima che gli sparino (“sei la persona più intelligente che conosca, ma così stupido da non capire che la decisione l’ha già presa 10 minuti fa”) è quanto di più azzeccato si potesse trovare. Ci ho visto una sorta di breccia a lasciar passare il perdono – opinabile, sicuramente;

    2) non concordo su lydia, per me personaggio gestito da dio: come todd, è disumana, e come todd hanno trovato un’attrice dalle caratteristiche fisiche perfette per il ruolo. personalmente l’odio per todd e il disprezzo per lydia hanno quasi superato l’empatia con Mr White (btw, sono nella categoria di quelli che si sono identificati fino alla fine). la sua isteria è perfetta.

    3) il finale. concordo sul fatto che i finali siano 2, ma li ho trovati entrambi perfetti. sulla terzultima puntata niente da aggiungere a quanto splendidamente hai scritto tu.
    il secondo l’ho visto come un grande gesto d’amore per Walt: ci han dato il grande colpo, climax che a momenti faceva il giro. Poi però ci han permesso di salutare Mr White, poche scene rapide ed efficaci. Ci ho visto una carezza a noi e una al personaggio. Quasi una standing ovation all’89esimo. Per me era necessario.

    4) da qui l’ultima considerazione, personalissimo motivo della mia immedesimazione.
    Nelle brevissime scene di commiato ai figli, in quella ancora più breve del cenno del capo a Jesse così come nelle veloci carezze ai macchinari, ho visto paradossalmente un realismo incredibile. è quello che tu hai espresso meglio parlando di bolla di gloria (o giù di lì).
    Pochi cerimoniali. Ogni momento, per quanto uno lo possa immaginare e (volendo) organizzare, quando si concretizza ha sempre una sterilità, o meglio, una rapidità nello svolgersi, deludente. Non c’è alcuna parata e in questo ci vedo un netto contrasto col finale 1, in cui, per il dolore, il tempo è molto più dilatato.
    E’ insomma genaile che alla figlia sia riservata una e solo una carezza, al figlio uno sguardo. persino a jesse, dopo tutto quello che han vissuto assieme, un solo cenno. La confessione di Walt a Skyler (“tutto quello che ho fatto, l’ho fatto per me”) non produce nessun abbraccio, riavvicinamento, nulla. l’ha ammesso, niente di più.

  47. Roddy Ultraleggero

    Trovata dell’M60? Riguardatevi l’incipit della quinta serie, 5×01, forse vi siete dimenticati da dove vien fuori quell’M60.

  48. Botte & Costello

    Grazie. Avete esaudito il mio sogno bagnato: poter leggere la recensione della miglior serie tv di tutti i tempi nel miglior blog cinematografico di tutti i tempi.
    Voto Lydia per la 2° posizione del #wouldbang. E anche Marie. Ma anche la preside.
    Volevo dare anche il mio premio al miglio morto ammazzato, ma me ne sono venuti in mente troppissimi e quindi lascio stare…
    Lieve cenno col capo per Luotto, il Gilligan delle recensioni.
    Cinque alti per tutti, bithces!

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