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I predatori della dignità perduta di Jackie Chan: la recensione di Kung Fu Yoga

Dov’è la dignità? si domandava profetico Christian De Sica completamente nudo e coperto solo da un mazzo di fiori in una scena storica di Vacanze di Natale 91: è più o meno la stessa cosa che mi sono chiesto mentre osservavo Jackie Chan col golfino e gli occhialini da lettura circondato da modelle ventenni esibirsi nella peggiore imitazione di Indiana Jones mai vista a memoria d’uomo. Kung Fu Yoga è l’ultima fatica di chi si ostina ancora a guardare film con Jackie Chan, nonostante tutti gli indizi sembrino urlare DANNAZIONE SMETTILA DI GUARDARE FILM NUOVI CON JACKIE CHAN, NON LO VEDI CHE È COMPLETAMENTE BOLLITO.

Ormai è chiaro cosa c’è da aspettarsi, da anni Jackie-boy è il testimonial ufficiale della “Repubblica” “Popolare” Cinese, il volto rispettabile di una dittatura ripulita il cui compito principale è andarsene in giro per il mondo a convincerci di quanto è moderna la Cina, quanto è tecnologicamente avanzata, quanto è illuminata, quanto è rispettosa della propria tradizione e quanto è ansiosa di essere tua amica. L’unica cosa che chiede in cambio Jackie-o — e non si può certo dire che non venga accontentato ogni singola volta — è che i film siano diretti da registi-fantoccio completamente subordinati a lui, che i personaggi che interpreta siano tutti suoi alter-ego, virtuosi, infallibili e, sebbene avanti con gli anni, sempre in grado di compiere imprese sovrumane e, soprattutto, di non dividere lo schermo con nessuno. Certo, in questi film compaiono regolarmente idoli pop con un terzo dei suoi anni in ruoli da co-protagonisti perché bisognerà pure vendere qualche biglietto anche ai millennials, ma si tratta sempre di gente senza futuro e senza carisma, scelta accuratamente per non minacciare il fragile ego di uno che, poverino, domina la storia del cinema del proprio paese da solo 40 anni.

Jackie Chan e, boh, un tizio, credo

Insomma, la filmografia più recente di Jackie Chan è uno showreel autocelebrativo di spottoni di automobili ed enti del turismo con un vago retrogusto da pubblicità progresso su pace, armonia e proficui rapporti commerciali fra le Nazioni; l’unica differenza tra quest’ultimo Kung Fu Yoga e, chessò, quello in cui la Cina era super amica degli Stati Uniti o quello in cui la Cina era super amica della Gran Bretagna, è che a questo giro la Cina è super amica di — riuscite a immaginarlo dal titolo? — l’India.

Dopo un prologo in CGI che non ha niente da invidiare al filmato introduttivo di Tekken 3, il cui scopo credo sia soddisfare la fantasia nostalgico/narcisista di mostrare un Jackie Chan 30enne in digitale che spicca salti mortali e picchia i suoi avversari dieci alla volta, inizia il film vero e proprio e diventa immediatamente chiaro che nessuno si è disturbato a scrivere veramente una sceneggiatura. Jackie Chan viene presentato come “l’archeologo migliore della Cina” (e non so se sia più irritante l’insistenza con cui la cosa viene ripetuta ogni circa 10 minuti o la falsa modestia con cui ogni volta Jackie ribatte “ma no, sono solo uno dei tanti…”), un professore di storia e avventuriero, ma anche esperto di arti marziali, amato e rispettato da tutti a cui un giorno viene commissionato, così, a muzzo, di trovare un tesoro leggendario perché, boh, c’è una principessa indiana che ha trovato una mappa in soffitta mentre faceva le pulizie. Perché no?

Segue un giro del mondo in 80 foto di Instagram (con tappa obbligatoria a Dubai, altra meta turistica che sta spendendo i fantastiliardi per comparire in ogni megaproduzione dal sapore esotico) in cui Jackie e un esercito di modelle intercambiabili, tutte tanto belle quanto tragicamente incapaci di recitare, raccolgono indizi e risolvono enigmi osteggiati dal malvagio Randall, un ballerino di Bollywood senza scrupoli e senza caratterizzazione. Il tutto condito da combattimenti senza fantasia, stunt loffi e comunque ormai quasi totalmente demandati alla CGI e gag idiote e prive di senso persino per gli standard dell’umorismo demenziale cinese (Jackie si getta all’inseguimento dei cattivi a bordo di un’auto, salvo accorgersi a metà strada che sul sedile posteriore è seduto… un leone?! Che senso ha questa cosa? E perché dovrebbe fare ridere?).

Notate come la locandina furbetta alluda (fuori tempo massimo) al salto del palazzo con le auto di Fast & Furious 7

Considerando che la regia del film è di Stanley Tong, era legittimo aspettarsi un qualcosa di più del disastro totale a cui veniamo sottoposti: Tong è un buon mestierante e un vecchio amico di Jackie, lo ha diretto in film rispettabili come Terremoto nel Bronx e un paio di seguiti di Police Story, ma soprattutto è uno stuntman lui stesso, con un occhio e una sensibilità maggiori almeno per botte e acrobazie, ma qua siamo veramente al minimo del minimo sindacale. Persino la trama, quando con la scusa della “citazione” non ruba a piene mani da I predatori dell’arca perduta, è l’apoteosi della pigrizia: la premessa è la stessa di The Myth, film del 2005 diretto sempre da Tong, in cui Jackie interpretava un super-archeologo di nome Jack (yep, ormai è così pigro) che si scopriva la reincarnazione di un valoroso generale vissuto ai tempi della dinastia Qin, ma più che un seguito, possiamo parlare di un vero e proprio riciclo dello stesso pitch.

Credo che la cosa più originale di tutta la pellicola, l’unica peraltro con uno straccio di valore artistico, sia il finale/titoli di coda, in cui i personaggi, impegnati fino a un attimo prima nel combattimento finale, letteralmente guardano l’orologio, vedono che è ora di chiudere tutto, fanno pace (ormai nei film di Jackie Chan non ci sono neanche più dei veri cattivi perché alla fine l’amore e la propaganda devono vincere su tutto) e in puro stile Bollywood si mettono tutti a ballare come se fosse la cosa più naturale del mondo. Se non altro questo, a Jackie Chan, non gliel’avevo ancora visto fare.

E all’improvviso: Bollywood.

L’unico motivo per cui Kung Fu Yoga non è pura spazzatura è che la spazzatura dovrebbe durare molto meno di un’ora e 47 minuti, ma a parte questo ha tutte le qualità per essere ricordato come uno dei momenti più insignificanti della carriera di Jackie Chan e del cinema cinese tutto. Per i masochisti del genere, il film è disponibile su Netflix, in italiano o in cantonese e inglese con sottotitoli completamente inventati.

DVD-quote:

“Bollywood trema: l’ego di Jackie Chanè arrivato fin lì!”
Quantum Tarantino, i400Calci.com

IMDb | Trailer

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26 Commenti

  1. Zen My Ass

    Che il Jackie Chan amico e ambasciatore del CCP sia bollito e venduto lo sanno tutti anche qui in Cina (dove, tra l’altro, abito dal 2010), ma i suoi film funzionano (eccome se funzionano, questo Kung Fu Yoga ha incassato 250 milioni di dollari solo qui, e qui solo perche’ non e’ un prodotto da esportazione)… e tutti i torti non glieli do’ dopotutto, meglio continuare a essere una star a casa propria che un supporto di lusso a Hollywood (Karate Kid anyone?).

    Questo Kung Fu Yoga e’ il classico filmaccio per il pubblico locale che non ha accesso a Internet, non guarda film stranieri e si sciroppa tutto quello che il governo dice. Jackie Chan ha deciso di stare al gioco, vuoi per tutti i soldi che guadagna, vuoi per spirito nazionalistico (anche se, credo, in misura minore).

    In quanto alla Cina come dittatura ripulita, e’ un discorso molto molto complesso… io stesso ho dovuto ricredermi di molto… La Cina non e’ perfetta, ma non e’ cosi’ malaccio come vi dipingono in Occidente.

    • Ciao Zen, leggo sempre con piacere i tuoi insight da dentro l’impero, purtroppo il polso di come vengono accolti certi film nel mercato per cui sono stati pensati è qualcosa che spesso ci manca e che invece farebbe molto comodo avere.
      Comunque se non ci metterei la mano sul fuoco che KFY non sia un prodotto da esportazione: è già su netflix (doppiato!) e lo hanno proiettato qualche giorno fa a FEFF di udine; insomma, un pensierino sul mercato occidentale devono esserselo fatto (anche perché JC fa otto film all’anno, se ne volevano spingere un altro avevano l’imbarazzo della scelta).

      Sul discorso della dittatura non pretendo certo di fare qui un’analisi geopolitica esaustiva, e sono d’accordissimo che esistono sistemi peggiori come che anche il mondo occidentale ha le sue magagne, però dai, ai fini del discorso che si fa qui: la Cina non è un paese libero.

    • Zen My Ass

      Tieni conto che Netflix e’ un network americano e la sua presenza in Cina dipende da precisi contratti che prevedono si’ la possibilta’ di sfruttare il mercato locale, ma anche la clasuola di promuovere film cinesi sui mercati internazionali: quindi la presenza di KFY e’ assai presumibilmente parte di un pacchetto di film cinesi che Netflix deve offrire per rimanere in Cina… cosi’ la vedo io e considerando che Facebook, Youtube, Twitter etc sono bloccati qui, l’equilibrio e’ molto molto instabile.

      Tornando a KFY, uno dei principali problemi (oltre al fatto che sia un film di merda) e’ che i Cinesi stanno cercando (invano) di fare breccia sui mercati mondiali… sogno bagnato dell’industria locale e’ di fare concorrenza a Hollywood, ma non sta’ succedendo e non succedera’, almeno per parecchio… I film cinesi non hanno personalita’, inseguono pedissequamente mode e cazzate in voga, e recitazione e SFX fanno generalmente schifo…

      The Great Wall (quello con Matt Damon) e’ una co-produzione voluta dai cinesi nel tentativo di incassare un botto, non riuscito a quanto pare… il film e’ un prodotto americano (SFX, sceneggiatura, produzione) ma finanziato quasi del tutto dai cinesi… Fuori dalla Cina (dove ha incassato decentemente, ma meno di KFY), non se lo e’ cagato quasi nessuno…

      Scusa per il pistolotto… ma questo argomento mi prende sempre tantissimo.

  2. Ace Sventura

    La cosa più interessante di tutto è l’ultima foto.

  3. Anonimo

    ahah la locandina furbetta

  4. supertramp

    Io sono uno di quelli che si ostina nonostante tutto a guardare ancora i suoi film. Io sono uno che può benissimo difendere anche molti dei film americani, pensate un po’. Negli ultimi anni Jackie Chan ha provato l’impresa impossibile di rendere credibile un film con Adrien Brody e John Cusack nel cast e si, effettivamente Skiptrace è il suo peggior film che abbia mai visto, battuto solo da quella bestemmia di Protector, ma comunque salvo i film diretti da Sheng Ding e sono fiducioso per la loro ultima collaborazione, Railroad Tiger, insomma non è tutta merda. Nell’ultimo capitolo della serie Police Story Jackie interpreta un poliziotto sessantenne che corre e picchia come un sessantenne, che scritto così suona male, ma non posso non salvarlo, almeno c’è dignità, sempre buonista ma guardabile senza vergognarsi.
    Kung Fu Yoga non lo guarderò mai e poi mai, ma sono ancora in grado di esaltarmi per “The Foreigner” diretto da Martin Campbell, io ci credo tantissimo.

    • Donnie Harlin

      No, aspé, ferma i manzi…Martin Campbell ha diretto un film con Jackie Chan?!?! E c’è pure Pierce Brosnan nel cast?!?!?
      “The Foreigner” mi era sfuggito, ma visti i personaggi coinvolti mi sembra assai interessante, grazie per la segnalazione!

    • supertramp

      Jackie Chan vs The IRA. Quasi non sembra vero.
      Un progetto così non me l’aspettavo proprio, non più almeno, e con
      Martin Campbell che di sicuro non vorrà certo fare un filmettino senza pretese.

  5. Maiti Gion

    Visto un pezzo l’altro giorno su Netflix perché cercavamo un film “senza impegno” per un’oretta un famiglia….
    Durante l’intro mi sembrava davvero di vedere il trailer di tekken (del primo tekken dico, per la poverinata che era), poi sono arrivati gli attori veri ed è molto peggiorato! Dai su i “combattimenti” accelerati glie li si poteva perdonare quando almeno le coreografie erano belle, qua fanno veramente tristezza. La scena in cui si allena al manichino tipo Bruce lee e poi fa le flessioni in verticale in cui si vede benissimo che lo tengono da su per i piedi poi…
    Niente, io a Jackie gli voglio bene, faccio finta che questa cosa non l’abbia mai fatta e gli assegno il mio personale premio John Turturro dell’anno.
    Ho mollato a metà e l’unica cosa vedibile del film sono le suddette modelle. Stop

  6. Non ci voglio credere. L’ho visto per caso proprio due sere fa, ho dormito per un buon 90% di pellicola, tanto che ho chiesto al mio ragazzo di recensirlo sul blog al posto mio.
    Confermo: l’unica cosa buona è la danza Bollywood finale, per il resto il povero Jackie è talmente bollito che potrebbe giusto venir bene per farci un saporito ramen!

  7. Barone Meshuggah

    Qui a Londra mi sono visto nello stesso pomeriggio questo e Journey To The West 2 di Stephen Chow ed è stata palese la differenza di caratura. A proposito, pensate di recensirlo? Mi pare che non abbiate recensito nemmeno il primo.

  8. Xena Plissken

    Visto al FEFF e confermo che l’intro era pessimo, ma in realtà il film visto con le aspettative giuste (buona tolleranza per le gag stupidine*, “Jackie nei film è perfetto e basta”, trama dimenticabile) è tranquillamente guardabile. Personalmente l’ho preferito a Dragon Blade che invece avevo trovato un pò soporifero

    A proposito del FEFF: recensirete Jailbreak?

    *Nessuna menzione alle faccette che fa il leone? :P

    • Donnie Harlin

      Ho visto ieri il trailer di Jailbreak ed è praticamente “The Raid” in un carcere, il che mi sembra un’ottima cosa. Spero anch’io in una rece.

    • supertramp

      Il regista è Italiano, porca troia, un italiano con un nome americano che va in Asia per fare il regista. In una nazione più famosa per i criminali di guerra che per il cinema gira un film d’azione come Gareth Evans, lo gira tutto in una location come Gareth Evans, poliziotti nei casini come Evans, “nuove” arti marziali sconosciute al cinema come Evans.
      Copiare The Raid come fosse gratis, boh, magari è bellissimo ma così mi passa la voglia.

    • Xena Plissken

      In realtà si sente l’influenza di The Raid (metà delle domande fatte al regista nell’intervista del giorno seguente l’hanno menzionato, suo malgrado), però essendo “il primo film d’azione della Cambogia”TM doveva avere appeal per il pubblico locale e quindi c’erano svariati siparietti “comici” (e la versione trasmessa era quella internazionale con meno gag…). Comunque l’azione era abbondante e ben visibile, e se davvero l’hanno girato in una trentina di giorni con basso budget mi pare un ottimo risultato

  9. Il Reverendo

    ”i personaggi, impegnati fino a un attimo prima nel combattimento finale, letteralmente guardano l’orologio, vedono che è ora di chiudere tutto, fanno pace (ormai siamo al punto che non ci sono neanche più i cattivi: l’amore e la propaganda vincono su tutto) e in puro stile Bollywood si mettono tutti a ballare come se fosse la cosa più naturale del mondo.”

    ah, quindi finisce esattamente come il primo guardiani della galassia!

    BADUM TISSS

    • Anonimo

      il primo? io mi ricordo solo Baby Groot. che poi la cita all’inizio inizio durante la sigla del secondo.

  10. Rocky Escobar

    Jackye prolifico come la Cannon dei bei tempi andati (ma dalla qualità media molto più bassa direi…)

  11. Oliver Die Hardy

    Ho iniziato a leggere dicendo: “facciamoci due risate su Charlie Chanplin a fine carriera”.
    A metà dell’articolo ero al livello: “E’ troppo trash! Me lo segno da vedere con amici e birra a fiumi”.
    A fine articolo ho realizzato che difficilmente esisterà abbastanza birra da rendere vedibile sta fumante [non è cioccolata].

    Di questo film resterà solo uno dei tag migliori di sempre: “cina + india = 3msc”

  12. Sakurambu

    C’e’ Disha Patani… che fa Morning Yoga… quanto basta.
    E Muyi Miqa che esce dall’acqua… momenti che valgono il fast skip per trovarli.

  13. CIcciopasticcio

    Già detto che è una via di mezzo tra F&F e Indiana Jones?

  14. Kaiser Zozzo

    Da fan e intenditore di Jackie di lungo corso, deco costatare la deriva baracconesca e paracula dei suoi ultimi film, fatti di situazioni slapstick rifacendo se stesso 300 volte ma, soprattutto, la pubblicità stucchevole e il lecchinaggio verso gli altri paesi asiatici; con questi spot visivi e star locali tanto per accaparrarsi il pubblico di quel contesto. Kung fu yoga è l’ennesima rivisitazione di armour of god 2 dopo già il moscio chinese zodiac. Mezzora finale sono andato di velocità sul telecomando per finirlo. Meno male che c’era railord tigers ho pensato, un altro film recentissimo di jackie. E invece siamo sempre li anche se un po meglio. Una sorta si shanghai express mischiato a inglorious bastards. Cè da dire una cosa. Che a più di 60 lavora come un pazzo e ancora si muove abbastanza bene non risparmiandosi quasi nulla. Poloce story lockdown per ora è la cosa fra le ultime che spicca di più ;peccato quel maledetto finale sentimentale alla solita maniera di jackiestyle che rovina sempre tutto.. un po come in new police story (anche se li aveva dei fight niente male) little big soldier e shinjuku incident sono per ora altre 2 cose fighe e coraggiose con il jackie vecchio che prova a fare qualcosa di diverso che autocitarsi facendo la parodia di se stesso e spoottoni all’india ecc ecc. Neanche ritrovare stanley tong è servito (police story 3 rumble in the bronx) vabè già con quella porcheria di the myth avevano fatto schifo.

    • Donnie Harlin

      Ho acquistato di recente Police Story Lockdown e Little Big Soldier perché mi sembrava potessero essere decenti, mi fa piacere sapere di non aver preso due sole. Uno di sti giorni dovrò anche trovare il tempo di guardarli.

    • Kaiser Zozzo

      PSLockdown cala nel finale buonista stucchevole, ma merita um occhio. Il secondo è caruccio dall’inizio alla fine. Vai tra.

    • Donnie Harlin

      Bene, dai, allora sto sereno e me li guardo appena posso, grazie!

  15. Antonio

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