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Niente lacrime, poca pioggia: la rece di Blade Runner 2049

Blade Runner 2049 mi ha ricordato quei sequel di capolavori indiscussi del cinema che, una volta, si facevano con molta più nonchalance e venivano anche benino, erano dignitosi nonostante il confronto impari con l’originale. Roba tipo Il braccio violento della legge n° 2 o 2010 – L’anno del contatto. A differenza di quelli, però, invece di optare per una “normalizzazione” o “hollywoodizzazione” dell’originale, Blade Runner 2049 fa quello che forse pochi si aspettavano. Sigla!

Vi avverto che ci sarà qualche lievissimo spoiler. Niente che possa rovinarvi la sorpresa, ma se siete di quelli che vogliono sapere nulla prima di vedere un film, magari leggete dopo averlo visto.

Tagliamo subito la testa al toro, o il corno all’unicorno: Blade Runner 2049 è troppo lungo. Avessero sforbiciato venti minuti, probabilmente il film ne avrebbe giovato alla grande e sarebbe stato molto più compatto. Specialmente nel terzo atto, che a un certo punto si dilunga in una fuga interminabile che, francamente, è la parte del film che ho rimosso più in fretta, quella che resta meno impressa e quella che denuncia in maniera evidentissima lo scarto tra un film perfetto e un’ottima ma in fondo un po’ superflua appendice.

A parte questo, Blade Runner 2049 è un piccolo miracolo (una parola importante nel film, su cui torneremo). Il miracolo, compiuto da Denis Villeneuve e dallo sceneggiatore originale Hampton Fancher (che ha scritto un ampio trattamento del film e poi lo ha consegnato dicendo “A posto, non rompetemi più il cazzo”), è quello di essere riusciti a integrare Theatrical Cut e Director’s Cut fino a rendere inutile la domanda “Ma allora Deckard era un replicante?”. La risposta è: nì. Scoprirlo non era così importante come sembrava e 2049 si mantiene sullo stesso grado di ambiguità, svelando cose e mettendone in dubbio altre. Non conta che Deckard fosse un replicante, conta che con una replicante ci si sia messo e ne abbia sposato la causa. Magari lo era anche lui, ma che un umano adesso non può decidere di sposarsi con una replicante? Razzisti.

“Replicante? Umano? Non chiedetemi queste cose appena alzato.”

Fortunatamente, Fancher non si è dimenticato di essere lo sceneggiatore di Blade Runner e ha accuratamente evitato il trappolone che era stato preparato per lui dal Grande Satana hollywoodiano. In parole povere, avrebbe anche potuto scrivere una copia carbone dell’originale e l’avrebbero girata comunque, anzi addirittura l’avrebbero prodotta con la stessa felicità dei capoccia della rete quando scoprono che René Ferretti ha trasformato La casta in un cinepanettone. Col simbolo dei dollari negli occhi, avrebbero volentieri dato in pasta alle masse un film identico all’originale, con una vagonata di strizzate d’occhio e un gustoso topping di nostalgia. Perché in fondo siamo nell’era di Stranger Things e Kung Fury, laggente vuole le colonne sonore synth, vuole sequel/prequel/remake/mash-up che ricordino loro quanto gli anni Ottanta fossero meglio di questo orribile presente in cui hanno scoperto di dover pagare le tasse e ogni mattina, davanti allo specchio, trovano una ruga d’espressione nuova.

Blade Runner 2049, toh, salta a pie’ pari tutto questo, alza un grosso dito medio alla nostalgia e fa ben altro. Integra l’originale in un ambito moderno, ne è, come si diceva, un’appendice che conclude dei discorsi (e risponde alla famosa domanda: cos’è successo a Deckard e Rachael dopo il finale del primo? Sono finiti all’Overlook Hotel?) e ne apre altri. È un film che ne abbraccia in toto la narrazione lenta ed enigmatica (io sono del partito No Voce Off, portate pazienza, per me meno si dice in un film meglio è) evitando un’altra trappola in cui era facilissimo cadere, ovvero come si diceva la normalizzazione di Blade Runner. La mia paura era che 2049 sarebbe stato un comune blockbuster d’azione ambientato nelle scenografie di Syd Mead, giocato su un ritmo più serrato e moderno perché vuoi mai che gli spettatori di oggi si addormentino in sala o inizino a smessaggiarsi con gli amici.

“Dai Denis, quando arriva il mio monologo?”. “Quale monologo?”

Se abbiamo evitato tutto questo lo dobbiamo sicuramente a Fancher, ma anche e soprattutto a Denis Villeneuve. Che si conferma un regista della madonna e uno che capisce i tempi della science fiction seria. Pochi dubbi su questo già dopo Arrival, ma il rischio che si facesse condizionare dal “marchio” e dalle pressioni dello Studio e di Ridley Scott c’era. E invece Villeneuve ha tenuto duro, è andato dritto per la sua strada e ha lasciato il suo marchio sul film. In linea con Fancher, ha adottato una messa in scena che lo distanziasse il più possibile da facili paragoni: per dirne una, in Blade Runner 2049 ci saranno sì e no due scene ambientate nei bassifondi di Los Angeles disegnati da Mead. Il resto si svolge fuori dalla città, in ambienti originali disegnati per l’occasione. Il primo incontro tra K e Deckard si svolge addirittura a Las Vegas ed è immerso in una nuvola di sabbia rossa che ricorda più Marte della Terra. Soprattutto, Villeneuve evita per buona parte del film le ambientazioni notturne (anche se il cielo è quasi sempre coperto) e la pioggia. E si sbarazza dei costumi anni ’40 perché, in fondo, sono passati trent’anni dagli eventi del primo film (e infatti c’è quasi un reotrogusto anni ’70 in certi costumi e ambienti). Insomma, riesce a evocare lo spirito di Blade Runner tagliandone quasi completamente fuori gli elementi più iconici e immediatamente riconoscibili, e scusate se è poco.

Tutta questa ricerca di una propria identità, oltre che essere assolutamente appropriata rispetto ai temi del film, paga alla grande quando 2049 si ricollega direttamente a Blade Runner. Quando usa stralci audio, immagini e sì, persino personaggi dell’originale, il nostro cervello ha già accettato di trovarsi in una realtà nuova ed eccitante e non interpreta questi stimoli come cadute di stile ruffiane ma come necessari rimandi all’interno di una saga di ampio respiro.

“Poi a un certo punto, oh, c’ho un monologo pazzesco.”

Villeneuve comunque non si accontenta di sciorinare la solita retorica del replicante che vuole farsi uomo e dell’uomo meno umano del replicante e, anzi, quando lo fa (dicendo cose come “Più umano dell’umano” e accennando a una rivolta di replicanti in fieri), cade un po’ in un territorio sci-fi già visto e banalotto. Dove invece brilla è nell’attualizzare i temi di Blade Runner per parlare di razzismo e schiavitù, robette che nell’America di oggi risuonano forse ancora di più che in quella dell’82. In sostanza, Villeneuve baratta l’infilata di momenti iconici e indimenticabili dell’originale in favore di un’opera attuale. Sa di non poter competere e non ci prova nemmeno, preferendo usare la sua posizione privilegiata per dire qualcosa di importante. Come dovrebbe sempre fare la fantascienza.

In mezzo a tutta questa abbondanza di livelli, a questa impressionante stratificazione, non mancano riferimenti religiosi che fanno il paio con quelli del primo film. Là c’era Roy Batty che dibatteva di creazione e senso della vita, qua si tirano in ballo rimandi cristologici vari (il “miracolo” di cui vi dicevo sopra). Ma Villeneuve e Fancher si spingono addirittura più in là: in questa totale confusione tra umani e replicanti, in questo mondo futuro in cui l’Uomo è diventato Dio e ha creato qualcosa di vivente, la tecnologia diventa qualcosa di magico e miracoloso. Un concetto perfettamente esemplificato dal personaggio di Ana de Armas, l’ologramma Joi, che non solo è ben più di una catena di 0 e 1, non solo prova dei veri sentimenti come i più avanzati replicanti, ma, in una scena bellissima sotto la pioggia, sembra addirittura interagire con l’ambiente circostante. Lo sta facendo davvero? O è solo programmata per simulare l’impatto delle gocce di pioggia sul suo corpo olografico? Non lo sapremo mai, ma come nel discorso sulla natura di Deckard, anche qui il punto è proprio l’ambiguità.

Una foto di Ana de Armas va messa, because Ana de Armas.

Ecco, lo sapevo, c’è talmente tanta roba da dire su questo film che alla fine non ho praticamente mai citato gli attori. Ryan Gosling regge tutto il film su di sé, con un assist di lusso da parte di Harrison Ford, che però appare molto avanti. Il suo personaggio è molto diverso da Deckard (anche qui, grazie a Fancher), molto meno cinico e quasi sussurrato. La cosa ha senso ed è importante ai fini della narrazione, perché Blade Runner 2049 assume la struttura di una quest eroica. Se Deckard era un “vecchio” poliziotto indurito, K è un giovane sbirro impegnato in una ricerca molto personale, è il vero eroe del film a differenza del suo predecessore, che era un antieroe, anzi quasi un villain. Non posso poi non citare Dave Bautista in un ruolo tanto breve quanto memorabile, con cui dimostra ancora una volta di essere un attore estremamente sottovalutato. Invecchiato e disilluso, mena come un fabbro ma sfoggia uno sguardo triste di una tale profondità che ti chiedi davvero quando gli daranno qualcosa di più succoso su cui lavorare.

Il finale svela come Villeneuve sia molto più ottimista di Scott (o, per lo meno, in un momento molto migliore della sua vita) e possibilista sulla redenzione dell’umanità: basterebbe ritrovare un po’ di empatia nel prossimo, capire che a volte è necessario sacrificare la propria unicità per il bene collettivo, e forse ci si potrebbe ancora salvare dal baratro. Lì, proprio in quel momento, parte il tema “Tears in Rain” (uno dei pochissimi temi di Vangelis utilizzati nella colonna sonora di Hans Zimmer, altrimenti un bel po’ generica) e, ancora una volta, la sua presenza è sensata e guadagnata.

“La vuoi smettere? Ti ho detto che non c’è nessun monologo!”

Sono sicuro che ci siano migliaia di altre cose che ho tralasciato: l’importanza degli occhi, i cavalli di legno al posto degli origami, i rapporti padre-figlio e madre-figlio. Altre cose non ve le posso proprio dire per non rovinare il film e mi limiterò a dire che c’è almeno un momento OMFG che vi farà cadere la mascella e una svolta narrativa tanto potente quanto understated che ribalta completamente il punto di vista del film. Comunque, in definitiva, la morale della favola è questa: se vuoi realizzare un sequel di un film di Ridley Scott che non faccia schifo ai cani, non lo devi far dirigere a Ridley Scott. Ci posso stare.

DVD-quote:

“Un sequel che noi umani non potevamo immaginare”
George Rohmer, i400Calci.com

>> IMDb | Trailer

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225 Commenti

  1. Gianni Carpentiere

    Un grande film per un grandissimo regista. Villeneuve ha dimostrato (nel caso ce ne fosse ancora bisogno) di essere un Autore con la A maiuscola, probabilmente il migliore in circolazione. Uno che non sbaglia un colpo (e, da questo punto di vista, mi ricorda un altro grandissimo, M.Mann).
    Sono un grande estimatore del “Blade Runner” originale (specialmente della versione “The Final Cut”), quindi ero un po’ preoccupato per questo sequel. Poi la preoccupazione è svanita quando ho visto che l’avrebbe diretto Villeneuve, che, infatti ha fatto un film personalissimo che è un degno successore dell’originale.
    Cambio un po’ una frase vista nei commenti: “Per fare un sequel di un film di un FUORICLASSE come R.Scott ci vuole un altro FUORICLASSE”, uno come Villeneuve, appunto.

  2. Nonnino

    SPOILERSSS

    Vabbe’, mi accodo a chi lo ha gia’ scritto, per me e’ piu’ no che si’

    In ordine sparso: la colonna sonora: imbarazzante. Le citazioni di vangelis buttate qui e la’ non fanno altro che aumentare il senso di disagio. La lunghezza: ok, e’ di moda il minutaggio abbondante, ma riempire quella mezz’ora e piu’ che separa l’originale dal sequel con lungaggini che si possono riassumere in “lui guarda” “lui cammina” “lui cammina e guarda” senza aggiungere altro al plot, e’ fastidioso. E poi, secondo me soprattutto la storia: non regge il film; la trovo volutamente complicata da semplice che poteva essere, senza pero’ le varie sottotrame e suggestioni che caratterizzavano il suo prequel (se vogliamo chiamare cosi’ l’orginale). Leto: e’ insopportabile oltre che cagnaccio, un pasticcio irrisolto (vogliamo un personaggio luciferino che riesce a creare solo esseri sterili, personaggio vestito impeccabilmente stile De Niro in angel heart? Va bene. Ma non prendiamo Leto). Infine, l’ho trovato patinato: saranno i 4K-soni-che-bello-il-digggitale, pero’ e’ tutto … si’,patinato, puzza di nuovo o cgi davvero troppo. E’ patinata pure la polvere, la cenere, la pioggia, la rumenta … tutto.
    Scena iniziale con Bautista riciclata da scarti di sceneggiatura dell’originale: ed e’ una delle scena piu’ belle.

    Infine … vogliamo parlare delle scelte stilistiche al riguardo della sciura Ana, che sappiamo essere felicemente incline allo sbiottamento, la quale NON e’ inquadrata in tutto il suo fulgore nella scena di seduzione Mackenzie featuring Ana, mentre appare come-mamma-l’ha-fatta solo verso la fine del film, alta venticinque metri e tendente all’azzurrino? Mah.

    ***

    Sulla coppia K & Joi sono d’accordo con giopep e poi il reverendo, sposo l’idea del simmetrico, direi evoluto, di quella Deckard & Rachel, allora c’era una replicante e un .. a me piace pensare un replicante (pero’, chissa’…) questa volta un replicante – che viene creato sterile e probabilmente ne e’ consapevole – e’ attratto da una donna non solo sterile ma pure immateriale. Al prossimo giro Joi da cosa sara’ attratta? da pacman?

    • Enrico

      Colonna sonora imbarazzante? Ma che film hai visto?
      Il sonoro di questo film è qualcosa di veramente unico. Veramente unico e di altissimo livello.
      Ma ci vuole orecchio per capirlo.

    • Nonnino

      … mi sa che ti accontenti di poco
      Ad ogni modo, de gustibus non disputandum est

    • Carlito Brigante detto Charlie

      nonnino mi sa che per vedere il film ti sei dimenticato in ospizio apparecchio acustico ed occhiali da vista…;-)

    • David Kronenbourg

      visto il ‘nonnino’ anagraficamente mi sento chiamato in causa pure io…

      Allora diciamo pure che Zimmer ha scassato ‘u cazz, con queste colonne sonore da Inception in poi che sembra sempre che stia passando l’Achille Lauro. La colonna sonora che sparava a random in scene dove proprio non era necessario.
      Come dice un mio amico, Ormai Zimmer è diventato un franchise, “hans, non è che hai due ore e trenta di tamburi e trombe stonate forti come nelle tue ultime OST?” – “Trank, ne ho l’hard disk pieno”.

      E a me Zimmer piace parecchio, ma proprio tanto, ma in confronto a quello che fece Vangelis ai tempi, è un dilettante.

      @Enrico, quello che hanno fatto a livello di sonoro, è un’altra cosa, ad esempio l’eco nella hall col pezzo di Elvis che si interrompe tecnicamente era una cosa assurda, ma non c’entra un cazzo con Zimmer, quello è sound design, e oltretutto noi in Italia probabilmente ce lo siamo in gran parte perso per la sovrapposizione con la traccia del doppiaggio.

      Il film per me è molto bello, ma è proprio la OST ad avermi fatto girare i coglioni.

    • “sembra sempre che stia passando l’Achille Lauro.”

      Questa mi ha ucciso!

  3. GGJJ

    Vabbè, arrivo dopo i fuochi ma voglio dire la mia lo stesso. Sbarazziamoci subito dell’elefante nel salotto. Si il film è troppo lungo e si, poteva forse anche essere leggermente meno lento.
    Però cavoli che film! Forse non rimarrà nella storia del cinema come il suo predecessore, ma a fronte di una trama alla fine tutto sommato semplice ci regala personaggi impagabili, scene visivamente indimenticabili ed una quantità di dettagli fantastici. Sono stato sempre un ammiratore del Bautista attore, ma anche io sono rimasto sorpreso dell’intensità che dona al suo personaggio (non esistono piccoli ruoli, ma solo piccoli attori, e lui ha dimostrato che di certo non lo è!). E quanto cavolo è bella Ana de Armas? Sinceramente credo che questo sia, sotto diversi aspetti, il manuale del perfetto sequel. Rispettoso dell’originale ma con una sua personalità, attuale senza ridicolizzare il passato e che prosegue un filo logico.
    Mi ha fatto impazzire, a questo proposito, il riproporre come esistenti marchi o concetti (Atari, PanAm, l’Unione Sovietica) che nella realtà non esistono già più, come a dire che questo non è un film ambientato nel “vero” futuro, è un film ambientato nel futuro del primo Blade Runner.

  4. Messa in scena perfetta: la cosa che più mi è piaciuta del film è che riesce a introdurre elementi nuovi senza tradire l’universo del Blade Runner originale. Il dilemma etico-morale invece lo trovato un po’ debole questa volta, soprattutto se confrontato con il momento topico del robot braccato che salva la vita al suo nemico. Qui assistiamo ad una presa di coscienza da parte del personaggio di Ryan Gosling ma, in fin dei conti, alla fine del film rimane ben poco su cui riflettere. Ciò nonostante m’è piaciuto e m’è spiaciuto sentirlo insultare dagli altri spettatori in sala con me. Certo Blade Runner 2049 poteva essere più breve, ma il lento dipanarsi della trama mi pare non avrebbe dovuto sorprendere nessuno: è lo stesso ritmo in stile noir del primo Blade Runner.

  5. Bakahero

    Blade Sleeper. Alla fine del film mi sono reso conto del perchè il volume in sala fosse insolitamente alto: per farti svegliare di soprassalto tra un blablabla e l’altro.

  6. Chef Tony

    Lascia molti dubbi e interpretazioni esattamente con il primo BR. Il personaggio di Jared Leto poteva essere approfondito un pelo di più…anche il corto non aiuta più di tanto. Ciò che crea distrugge, frasi pompose, cecità, la ricerca della fertilità…il padre dei replicanti nel primo BR aveva sicuramente un altro spessore. Claire Underwood poco convincente secondo me…personaggio non delineato benissimo. Colonna sonora timida ma efficace. Potevano rischiare tutto affidandola a Flying Lotus (le musiche del corto anime sono sue). La scena iniziale la migliore…atmosfera fantastica (come nel corto con Bautista)…e metaforone “qualcosa bolle in pentola”!!!
    Per me un filmone comunque. Molto belli anche i corti. Miracle Blade Runner

  7. Filippo

    Durante uno dei corsi del mio corso di laurea magistrale in lettere ci è stato chiesto di prendere in esame dei blog di recensione cinematografica; a quanto pare molte persone concordano sul fatto che i400calci sia uno dei migliori blog di critica e commento. Fidandomi del giudizio collettivo, ho deciso di prendere questo post e farne l’analisi linguistica – verdetto? George Rohmer, mi domando come tu abbia avuto o ti sia stata data la possibilità di pubblicare qualcosa. Punteggiatura casuale, anacoluti, descrizioni approssimative e superficiali che evitano l’imparzialità quasi quanto l’incisività.

    [cit.]”Specialmente nel terzo atto, che a un certo punto si dilunga in una fuga interminabile che, francamente, è la parte del film che ho rimosso più in fretta, quella che resta meno impressa e quella che denuncia in maniera evidentissima lo scarto tra un film perfetto e un’ottima ma in fondo un po’ superflua appendice”.

    Rileggi il tuo “elaborato” prima di pubblicare commenti o “critica” cinematografica.

    • Dave Miaotista

      Nel corso di questo tal corso del tuo corso di laurea magistrale vi insegnano anche cosa sono gli anacoluti? Watch out, we have a badass over here.

    • Zen my Ass

      Caro Filippo, per quanto anch`io detesti gli anacoluti, se dovessimo togliere la parola a chi ne fa uso improprio, dell`Internet italico resterebbe ben poco.
      Detto questo, parliamone tra qualche anno quando sarai precario e/o disoccupato.

    • Bradlice Cooper

      Gli anacoluti sono anche in Manzoni, giusto per.

    • Un corso di laurea magistrale in lettere ma resti pur sempre un idiota.

    • Carlito Brigante detto Charlie

      ma nella cit. l’anacoluto dove lo vedi? Io, putroppo, mi sembra che tu sia un pirla.

    • Tabata

      Credo ci sia una regola da qualche parte che permette di ignorare qualunque sentenza inizi con “Durante uno dei corsi del mio corso di laurea magistrale in…”

  8. Mister Pink'o

    E’ arrivato quello di cui nessuno sentiva la mancanza. Il maestrino della situazione. Caro Filippo, cosa ci fai qua? Chi ti ha chiamato? Chi ti vuole? Vai a correggere i compitini degli studenti dei corsi sarali e togliti dalle balle, tu e la tua ortodossia sintattica del menga…

  9. Ludwig Van Verhoeven

    Povero Filippo che vita triste. Tutto solo, curvo sulla tastiera, mentre ti ecciti a contare virgole ed anacoluti. Fai quasi tenerezza.

  10. Quando Blade Runner 2049 è finito non volevo uscire dal cinema. Lo dico a quelli che ritengono il film troppo lungo. BR2049 è troppo corto. Bisogna dirlo a Villeneuve che poi se la prende perché tutti dicono che il film è troppo lungo e la gente non va a vederlo perché è troppo lungo. No cazzo! E’ troppo corto. E devi sapere, caro Denis, che devi metterti al lavoro subito su Blade Runner 2050.
    SPOILER
    Cosa si dicono Ana e Rick alla fine? Ma lei può uscire dalla cupola (cioè, è lì dentro per la sua incolumità credo, giusto?)? E Wallace? Non vorreste farmi credere che non sa dov’è Deckard? Quindi ora sa anche dove si trova ‘il bambino’. E la rivolta dei Nexus? Come comincia? Dove finisce? Chi me lo dice?

  11. Kylo Kal

    SPOILER
    vista la caratterizzazione della Madame, non era logico che ordinasse a K di trombare?
    ero sicuro che Harrison dopo sto film sarebbe diventato il nuovo “sean bean dies”

  12. Chef Tony

    Io speriamo che me la cavo cit. Agente K

  13. MoNrOo

    Visto ieri sera all’ultimo tuffo.
    Quando ho sentito BR 2 ho avuto paura. Sono andato a guardarlo solo perchè sapevo che ci aveva messo mano il nostro pilota di F1 prestato al cinema.
    L’unica critica è alla colonna sonora. Mi aspettavo lo stesso compositore dei suoi film (Arrival e Sicario) e invece è stata una delusione.
    Peccato.
    Per il resto nulla da dire. Sarà che io BR1 l’ho visto anni pochi fa e non ci sono cresciuto da giovine.
    Ne vorrei uno così di film al mese. E sarei felice.

  14. 2Fiori

    Salve a tutti, vorrei chiedere se nessuno è stato infastidito da alcune incoerenze del film, in particolare nel comportamento di Luv e di K; forse sono io a non aver capito qualcosa? Il film non mi è dispiaciuto, ma non lo ritengo un capolavoro anche se, ripeto, forse non ho capito tutto. Mi è piaciuto davvero molto il ruolo della assistente digitale, Samantha olografica, che riflette la situazione umano-replicante.

  15. Se non specifichi a quali incoerenze ti riferisci, è difficile risponderti. :)

    • 2Fiori

      ALLERTA ALLERTA Non vorrei rovinare la suspence a chi non ha ancora visto il film.
      In ordine: Luv entra ed esce due volte indisturbata dalla centrale di polizia commettendo due omicidi; la stessa Luv fallisce due volte, senza attenuanti, nell’eliminare K (o non voleva? sembra di si, non si capisce); K sopetta di essere nato, non fabbricato, ma non compie il più semplice esame su se stesso (insomma, aveva trovato il numero di serie nel tessuto osseo che diamine!); l’indizio che dovrebbe puntare l’attenzione dello spettatore su chi sia il “messia” dei replicanti è debolissimo, ma sparato in faccia al pubblico in maniera tale che è ben difficile ignorarlo, il che mi ha reso deludente il finale.

    • 1. Luv che entra ed esce dalla stazione di polizia pare buffo, in effetti, però alla fin fine il cattivo che si muove meglio di tutti è un cliché e comunque do per scontato che abbia accesso a strumenti tecnologia insensati per non farsi sgamare;

      2. la prima volta lo lascia per morto. Il suo errore di valutazione è non sapere che c’erano dei ribelli pronti a salvarlo, ma senza quello, lui era lì a morire dissanguato. La seconda volta perde lo scontro, non mi pare così folle;

      3. a parte il fatto che analizzarti da solo le ossa al microscopio non mi sembra una cosa banale, il numero di serie ce l’ha un replicante che è stato costruito. Come potrebbe avercelo un figlio di replicante? Chi glie l’avrebbe messo? Gli esami che usano per riconoscere i replicanti sono quelli, guardano i numeri di serie, ma un figlio mica può avercelo. In realtà, secondo me, era una questione di logica: se fosse stato il figlio di replicanti non sarebbe stato programmato per fare il poliziotto, avrebbe fallito il test. Ma lì il punto è che lui perde completamente la logica della cosa, si convince di essere lui il figlio e vuole talmente esserlo e desidera talmente di esserlo che si incanala in quella direzione, ogni indizio sembra confermare, Joy lo assilla… per come è caratterizzata la cosa, se anche ci fosse un test, probabilmente, non lo farebbe;

      4. tutti i colpi di scena in generale sono abbastanza telefonati, o comunque “esposti” con indizi chiari, secondo me in maniera piuttosto consapevole, nel senso che il punto è il dramma costruito attorno e poco importa se sgami prima la svolta.

    • 2Fiori

      La seconda volta Luv lascia K steso in acqua e va a recuperare Deckard, solo dopo perde lo scontro. I cattivi non sono mai veramente cattivi, ahimè!
      Circa il test, scrivi esattamente quello che intendevo: nato e non costruito, non avrebbe nessun codice, eppure non fa nulla per accertarsene (analisi dei tessuti o dei registri di produzione); se la motivazione è che che si autoconvince… mah, non mi convince :D Però hai ragione nel sottolineare che altrimenti ci sarebbe stato una sorta di paradosso e soprattutto, avrebbe impoverito il film.
      Comunque sia vorrei rivederlo: questo personalmente è il più grande indizio che non lo ritengo poi tanto male.

    • Non sono mai veramente cattivi… o abbastanza furbi. :D
      Va anche detto che ha bisogno di Deckard vivo, quindi magari decide di averlo menato abbastanza da metterlo fuori combattimento e che è il caso di andare a salvare il prigioniero. :)

  16. MoNrOo

    Io sto aspettando che esca in BR, così me lo risparo a manetta a casa e me lo sento anche col doppiaggio originale che son curioso.

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