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Antonio Banderas è El Punisher: Acts of Vengeance

Ti rendi veramente conto dell’inesorabilità del tempo che passa quando anche per uno come Antonio Banderas arriva il momento di reinventarsi eroe action.
È la “svolta Liam Neeson” che ha rivitalizzato la carriera di tanti attori dati per spacciati, regalandoci molte perle e una manciata di oggettivi capolavori del genere grazie a una formula semplicissima e replicabile all’infinito: prendi un uomo di quasi 60 anni e inquadralo così da vicino da farlo sembrare un duro, poi giragli attorno con la telecamera talmente in fretta da far sembrare che si muova anche quando è fermo e per l’amor di dio non azzardarti a scrivere una sola riga di sceneggiatura che sia originale. Di questo già ne parlavamo nella recensione di Security, il primo dei quattro — quattro! — action/thriller direct-to-video interpretati da Banderas nel 2017, oltre a quello c’è il cerebrale Black Butterfly, il demenziale Gun Shy e questo, il più LiamNeesoniano di tutti, Acts of Vengeance.

Questa è la schermata del titolo del film. Non è un buon segno.

La trama, attribuita d’ufficio a un certo Matt Venne (già sceneggiatore di sequel imperidibli come White Noise 2, Mirrors 2 e Fright Night 2) ma chiaramente cagata da un generatore automatico, combina con sapienza la retorica da due soldi del manpain e i peggiori cliché del fascinema, trasportandoci in quell’America in cui la polizia non fa niente, gli avvocati servono solo per tenere fuori di galera pedofili e psicopatici e al comune cittadino che ha subito un torto non resta altra scelta che prendere la giustizia nelle proprie mani e fare una carneficina. In un sorprendente twist autoriflessivo, Banderas interpreta un avvocato di successo specializzato proprio nel tenere fuori di galera pedofili e psicopatici, ma le cose cambiano quando moglie e figlia, a lungo trascurate proprio in nome della carriera, vengono trovate morte in un fosso. Tony precipita in una spirale autodistruttiva fatta di bere e farsi pestare a sangue da sconosciuti in match di lotta clandestini, finché un incontro fortuito con l’opera del filosofo e imperatore romano Marco Aurelio non gli fa accendere la lampadina: fino a quel momento ha punito sé stesso per la morte di moglie e figlia, ma non è lui che deve pagare, bensì — gasp! — quelli che gli hanno ucciso moglie e figlia.

Antonio Manpain Banderas.

Ispirato da una citazione di Marco Aurelio, oltre che dalle parole del suocero incazzato che lo accusa di essere tutte chiacchiere e niente sostanza, Banderas fa voto di silenzio (anche se continuerà a ciarlare per tutta la durata del film grazie al sofisticato accorgimento registico della narrazione in prima persona) per lasciare che a parlare siano i fatti: studia, si allena, impara a menare e si improvvisa detective, in 12 mesi diventa Batman col savoir-faire del Punitore. Inoltre, come ovvia conseguenza dell’aver smesso di parlare, cito testualmente, “il suo senso dell’udito migliora drasticamente”, trasformandolo in una sorta di Daredevil ma con la vista. Da qui in poi il film si scrive da solo (non che prima), con Banderas che grazie al suo intero anno di addestramento alle spalle sbaraglia la mafia russa e vari altri boss intermedi fino ad arrivare, attraverso una serie grottesca di colpi di culo, alla catartica resa dei conti finale.

“Cos’è che non abbiamo ancora copiato? John Wick? Vabbè dai, mettiamogli anche un cane allora!”

A salvare dal bidone dell’organico una sceneggiatura senza alcuna possibilità di redenzione, è la regia di Isaac Florentine, vecchia roccia dell’action dtv, una garanzia in fatto di uomini che soffrono e che picchiano (anche nella vita vera, tipo Scott Adkins) il cui operato abbiamo apprezzato, tra le altre cose, nella saga di Undisputed e quella di Ninja. Florentine fa il possibile col materiale a disposizione, si riconferma la go-to person dei compitini da 6 senza aver aperto il libro, imprime alla storia il giusto ritmo, senza lungaggini e senza pretese da autore, e con l’aiuto della superstar degli stuntman Tim Man (i due fanno un piccolo cameo come gli insegnanti di arti marziali di Banderas) infila un paio di scazzottate veramente ben riuscite in cui persino uno come Banderas risulta, se non credibile, accettabile nel ruolo di giustiziere spaccaculi.

Isaac Florentine e Tim Man insegnano a Banderas come si mena.

A dirla tutta, Banderas è stato un attore decisamente eclettico, da Almodovar a Rodriguez, da De Palma al Gatto con gli stivali, ha fatto un po’ di tutto — e spesso anche bene — ma viene ricordato per lo più come lo spagnolo affascinante e con la parlata suadente che piace alle mamme. Ora che le mamme iniziano a diventare nonne, bisogna andare alla ricerca di un nuovo pubblico e chi meglio di noi bifolchi appassionati di action, che siamo disposti a berci qualunque stronzata finché gli scontri sono coreografati decentemente ed esplodono abbastanza macchine?
Per scemo che sia Acts of Vengeance, ed è davvero scemo, Banderas fa il suo dovere, consapevole forse che se questo progetto non va a buon fine si torna a infornare il pan bauletto per Mulino Bianco, è in formissima, motivato e volenteroso. Peccato per tutto il resto, ma consideriamolo un buon provino in attesa di produzioni meno sfigate o anche solo un pelo più coraggiose.

Heroic shot

Nota a margine sul resto del cast: poteva anche non esserci. Ma visto che invece c’è, vale la pena di dire che Karl Urban, poliziotto appassionato di combattimenti clandestini in cui Tony trova uno spirito affine, è gravemente sottosfruttato (per come stanno le rispettive carriere oggi, pare quasi che Banderas sia il poveraccio che ha bisogno di lavorare e Urban la star che passa a fare un saluto), Paz Vega è irriconoscibile e contro ogni tentazione nel ruolo della donna angelicata, infermiera di giorno e volontaria al rifugio per senzatetto di notte, mentre Robert Forster, che fa il suocero di Banderas, compare in una sola scena, per un minuto e mezzo di orologio, e si mangia l’intero film.

“Quanto di più già visto abbiate già visto negli ultimi 10 anni. Ma con un buon action-Banderas.”
Quantum Tarantino, i400Calci.com

>> IMDb | Trailer

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15 Commenti

  1. The Mat(Bat)

    Grazie, avevo chiesto in precedenza una recensione di questo esemplare di “vecchi da menare dtv”. Grazie davvero.
    Già la trama sembrava scema dal trailer; i dettagli che aggiungete sono abbastanza imbarazzanti (davvero hanno fatto la mossa John Wick con il cane?!)

  2. Pete Bondurant

    Il Banderas più cazziato testa quello delle bifette.

  3. Pete Bondurant

    Cazziato=cazzuto

  4. jax

    Epperò dai con i due film del Mariachi di Rodriguez e con Zorro di Campbell il buon Banderas era già con due piedi nell action

  5. AnnaMagnanima

    com’è possibile che scopro il tag FASCINEMA dopo tutti questi anni??????????????????????mi si è aperto un mondo!

  6. Marco Aurelio (A.M.)

    action is the only truth <3

  7. Steven Senegal

    vado un po’ controcorrente e salto a piè pari la facile ironia su biscotti e merendine e dico che ci sta alla grande. Banderas lo vedo comunque più in parte di tristoni alla neason, non so perché ma per me ha sempre avuto la faccia da mezzo sadico schifoso figlio di troia con il 13 guerriero mio film suo preferito. Sarebbe il villain definitivo mezzo latino mezzo arabo per parecchi film (shame on sly che in exp3 gli fa fare il rincoglionito logorroico). Florentine non lo scopriamo di certo oggi ma ormai può dedicarsi agli showreel di stunt e atleti su yt incapace com’è di imbroccare film con sceneggiature decenti. Urban pensavo fosse morto di fame sotto il casco di judge dredd, ricordiamo uno dei progetti più importanti a cui ha preso parte senza che gli abbiano dato mai il permesso di far vedere la faccia in video e rendere per una volta fieri suoi genitori

  8. Steven Senegal

    nota di colore, pure il tizio che ha avvelenato quei poveri cristi dei nonni e tentato di sterminare un rione giù di casa sua, si è rinchiuso nel mutismo. Non ci è dato sapere se abbia preso parte a combattimenti clandestini nè risulta che in cameretta gli abbiano trovato libri di marco aurelio però gli hanno sgamato uno scontrino di 290 euro di un ordine di tallio così a caso. Evidentemente il non proferire parola non è andato di pari passo con l’affinare la mente come nel caso di Banderas se sto tizio “acuto e genio dell’informatica” le uniche mosse che ha fatto son state a) fare una mail farlocca per ordinare tallio b) conservare lo scontrino in casa c) essere parente dei volati in cielo

  9. Steven Senegal

    vabè ho aperto imdb e scopro a proposito di karl urban che “his hobbies include fishing, surfing, golf and gardening”
    ma non potevo essere un buon cristiano e leggermi cosa ne so un gloria alla madonna piuttosto

  10. Donnie Harlin

    Visto su Netflix qualche giorno fa.
    Film effettivamente scemissimo, la sceneggiatura è imbarazzante e dopo i primi minuti ogni traccia di plausibilità fa ciaone al pubblico ed esce di scena. L’intero film è una concatenazione di eventi casuali (“una serie grottesca di colpi di culo” cit.) che mandano avanti la storia perché faceva brutto pensare 5 minuti a una soluzione vagamente intelligente.
    Comunque il film va giù facile come un bicchiere d’acqua e Banderas porta il risultato a casa, peccato solo per sta trovata del voto del silenzio, a mio avviso toglie qualcosa al film e castra un po’ l’interpretazione del buon Antonio. Karl Urban, per quel poco che si vede, assolve egregiamente al suo compito (e io in un Dredd 2 continuo a sperarci). Scene di menare gradevoli.
    Diciamo che ci sono modi peggiori per impiegare 90 minuti del proprio tempo. Film dimenticabilissimo, ma non mi pento di averlo visto.
    Security ce l’ho in lista tra i film da vedere su Netflix, gli altri due mi mancano (sono anche loro disponibili su N?). La svolta action di Banderas per ora non mi dispiace, ma lo vorrei impegnato in qualcosa di più sostanzioso dal punto di vista della shaneggiatura (bello sarebbe se venisse reclutato dal buon Shane per uno dei suoi progettini).
    Quotone: “Robert Forster, che fa il suocero di Banderas, compare in una sola scena, per un minuto e mezzo di orologio, e si mangia l’intero film.”

  11. Oliver Die Hardy

    No, scusate… io dopo il titolo in Times New Roman Bold ho smesso di considerare questo film.
    Times
    New
    Roman
    Bold

    Dai porca trota… manco l’Ispettore Derrick o un porno olandese degli anni ’70…

  12. Shu-Shà

    A me in generale è piaciuto, anche se davvero è così pieno di ingenuità e raffazzonamenti che solo il mestiere di Florentine può aver portato a casa.
    Comunque, non so se merito di regia e montaggio, ma Tonino appare ASSOLUTAMENTE credibile negli scontri a mano nude, il migliore di certo quello con la “mafia russa” (scusate, ma fatico a chiamare così 4 punkabbestia con l’accento di Kiev che ti chiedono cortesemente le chiavi della Jaguar).

    Che altro? Cane inutile, Paz Vega inutile, Karl Urban sottousato (ma a voi non pare malconcio? Vabbè.)

  13. Gianni Carpentiere

    Questo film (che si accoppia perfettamente con il contemporaneo Banderas-action “Security”) è, decisamente, un onesto B-Movie che si lascia vedere in scioltezza ed è (forse troppo) valorizzato da un buon attore come Banderas, che in alcuni momenti sembra un po’ fuori posto. Liam Neeson si è riciclato nel genere action in maniera più credibile, ma non è detto che con qualche produzione più azzeccata anche Banderas ci sorprenda in futuro.

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