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Thanos da morire: la recensione di Avengers – Infinity War

Recensione Spoiler free. Senza Spoiler. Potete leggere. Non parlo della trama del film. C’è giusto la lista degli attori e qualche accenno al tono generale del film, ma potete leggere anche se non avete ancora visto il film. Se poi vi arrabbiate comunque, mandate una mail a puppalafava@i400calci.com. Non vi risponderà nessuno, ma almeno vi sarete sfogati.

Uno dei più grandi successi di Kevin Feige, autoritario presidente della Marvel Studios, è quella di aver abituato una fascia di pubblico, anche relativamente giovane, a rimanere in sala a vedere tutti i titoli di coda. Questo perché, lo sapete, c’è sempre la sorpresina, la sequenza finale. Devo ammettere che, per me che ho da anni questo particolare patentino della Sfiga, fa specie non essere completamene da soli in sala una volta le luci si sono riaccese. Anche perché i titoli di coda dei film Marvel sono lunghi. Molto lunghi. Soprattutto quando comincia la parte degli effetti speciali e visivi. C’è talmente tante gente che mi immagino sempre degli interi villaggetti, tipo quello di Willow, abitati solo da meganerdacchioni che per una vita intera si occupano solo di fare dei gran render per, che ne so, il mantello del Doctor Strange. Quesa volta, per Avengers: Infinity War, per la prima volta, la lista dei nomi degli attori è quasi lunga uguale. Lo so, è un dato scontato, ma ragazzi, siamo seri, un cast del genere fa impallidire quelli dei vecchi colossal che si guardavano i nostri genitori. Facciamo questo sforzo, dai. C’è Robert Downey Jr., Chris Hemsworth, Mark Ruffalo, Chris Evans, Scarlett Johansson, Paul Bettany, Elizabeth Olsen, Gwyneth Paltrow, Chris Pratt, Benedict Cumberbatch, Don Cheadle, Tom Holland, Zoe Saldana, Dave Bautista, Tom Hiddleston, Josh Brolin, Chadwick Boseman, Peter Dinklage, Karen Gillan, William Hurt, Vin Diesel, Benicio del Toro, Bradley Cooper, Anthony Mackie, Idris Elba, Sebastian Stan e altri ancora.

Meglio del cast di Spartacus

E la cosa più incredibile è che, tranne pochissime eccezioni, interpretano tutti dei personaggi a cui noi ormai siamo abituati a dare del tu. Li vedi sullo schermo e sai già chi sono, cosa stanno pensando e cosa stanno per fare. Questo è il frutto di un lavoro difficilissimo e lunghissimo. In dieci lunghi anni di film – tra origin story, film one shot, seguiti, team up – va dato atto alla Marvel di aver creato un universo cinematografico in continua espansione e dalle coordinate chiarissime. Dalla torre di Tony Sark di Manhattan, aggiungendo senza sosta personaggi e facendoli crescere, siamo disinvoltamente arrivati ai meandri dello Spazio profondo. E oggi siamo qui, alla prima parte di Infinity Wars, un film che ha almeno una quindicina di protagonisti. E ognuno di questi, non temete, farà la sua parte, interagirà con gli altri, avrà un suo preciso arco narrativo.

Cute!

Il merito è della squadra composta dai fratelli Russo (che babbi che non avete visto Community) alla regia e ai due sceneggiatori Christopher Markus e Stephen McFeely, con la Marvel sin dal primo film dedicato a Cap, back in 2011. In questi anni si è riusciti a trovare un equilibrio pressoché perfetto che fa apparire quello del primo film degli Avengers, dove i protagonisti erano sei, una roba da dilettanti. Ok, sono ingiusto nei confronti del povero Joss Whedon che da solo ha aperto la strada a questa nuova era del cinema, ma qui siamo obiettivamente a un altro livello. Un amalgama perfetta che spesso vira verso i toni della commedia – vedi gli esilaranti siparietti tra Thor e Star Lord o la gara tra le due Divas Iron Man e Strange – in un film mai così oscuro. Sin dalla primissima sequenza è chiaro che le cose hanno preso una brutta piega e, per tornare al discorso iniziale, una volta che le luci si saranno accese in sala non vedrete attorno a voi facce sorridenti o bambini che agitano il loro pupazzo di Spiderman per aria. No, no: ci saranno un sacco di mascelle in terra e tanto silenzio. Volete sapere di chi è la colpa di tutta questa cupezza?

(Neurosis song playing in background)

Dopo aver fatto capoccella in quelle due o tre sequenze sorpresa cui accennavamo prima, ecco finalmente arrivare il vero villain che tutti aspettavamo: Thanos, signori. Un cattivo talmente figo da essere il vero protagonista in un film con 15 altri protagonisti. Un cattivo che è “cattivo” solo perché è quello contro cui combattono i “buoni”, ma che ha una sua personalità, un suo piano (che fa rima con sostenibilità e che prima o poi qualcuno dovrà affrontare anche nel mondo reale) e soprattutto quella che potremmo azzardarci a chiamare una sua Morale. Si è disarmati di fronte alla inarrestabilità di Thanos, alla pervicacia con cui vuole portare a termine il suo piano, ma al tempo stesso siamo consapevoli delle sue difficoltà, dei sui dubbi, delle sue lacrime. Essere i cattivi di un mondo come quello dei supereroi è un duro lavoro e a portarlo a termine nel migliori dei modi possibili ci pensa Josh Brolin, attorone che riesce a conferire a questa montagna dalla pelle bluastra una serie di toni, di sfumature capaci di farci vedere ben oltre la computer grafica.

Vincere bene.

E poi c’è il lato action, amici. Da un po’ di tempo a questa parte una delle critiche più frequenti ai film Marvel era quella della loro sostanziale sovrapponibilità. Insomma, film tutti uguali. E a voler essere onesti, forse quel rischio l’abbiamo un po’ corso. Un po’ perché <classismo> non sono in tanti quelli che al cinema capiscono quando una scena action è girata bene, se vedono due esplosioni e della gente che se mena per loro è tutto uguale, cinema degli scemi, videogioco, pum, pum, </classismo>, un po’ perché c’è il dramma del PG che appiattisce tutto e tutti. Avengers: Infinity War azzarda con un onesto PG-13 che eleva un po’ il grado di violenza, ma soprattutto è in grado di gestire lunghe sequenze d’azione in cui succede veramente di tutto e quel tutto è sempre bellissimo da vedere. Ovviamente c’è una grande impennata finale per la battaglia in cui “tutti contro tutti”, ma anche quelle che arricchiscono la parte centrale del film sono delle bombe atomiche. Amici, qui ci si diverte, ci si spaventa, ci si emoziona, si piange, si rimane col fiato sospeso. Insomma, sembra quasi di avere in mano un giornalino.

Jim Starlin. Quello a cui dobbiamo dire grazie.

DVD-Quote:

Ecco il miglior film della Marvel. Fino ad ora.
Casanova Wong Kar-Wai, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

 

 

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159 Commenti

  1. Roberto Denigrato

    Che favata a motore…
    Sto film è na cagata.
    Perfettamente confezionata, ma è una stronzata.
    Praticamente è una royal rumble dall’inizio alla fine legata da un sottilissimo filo che non è che sia poi così convincente.
    Ok è un (ennesimo…) episodio ponte (che due palle, basta) ma il film è inconcludente, narrativamente è praticamente una partita a pokemon.
    Ben fatto eh? Per carità, coi soldazzi che fan girare ci mancherebbe, ma non ha niente da dire.
    Gli eroi che muoiono sono solo degli swerve fatti per fare “ooh” al pubblico, ma non c’è impatto, non c’è approfondimento nella loro scomparsa.
    Non c’è approfondimento di un cazzo, quando è morto Wolverine nel suyo film io mi sono “commosso”, perchè la storia portava a quello… qui non te ne frega un cazzo di chi muore o meno perchè tanto è solo na rissa.
    Ho capito che non potevano approfondire i decessi degli eroi perchè non c’era tempo (muore spiderman porca troia e non te ne frega un cazzo, ti stai solo chiedendo chi sarà il prossimo), ma la cosa è paradossale.
    Esattamente come in una royal rumble (evento del wrestling americano dove ci sono una trentina di lottatori sul ring) vedi uno venire eliminato, poi un altro e poi un altro… ma non ci rimani male più di tanto perchè… perchè tanto è una royal rumble, sono lì per farsi eliminare…
    Non so, non mi ha detto niente.

  2. Fuori tempo massimo, ma certe cose vanno dette, da Marvel fan di lunghissima data.
    Il marvel cinematic universe (ebbene sì, tutto minuscolo), MUORE qui.
    Spiace che esprimere la propria opinione in questo caso corrisponda a dare del coglione a chi inspiegabilmente ha apprezzato il film, ma stavolta va così e me ne assumo la resonsabiltà. Mark Twayn ha detto che anche col mondo contro, se si e’ convinti delle proprie idee, bisogna ergersi inamovibile “come un albero in mezzo al fiume della verità”.
    Il Capitan America dei fumetti fa propria tale citazione in Civil War, il suo equivalente su schermo scambia apprezzamenti su barba e capelli con Thor nel mezzo di una carneficina. E’ oramai ovvio che il pg13 fa riferimento al quoziente intellettivo dello spettatore piuttosto che all’età, proponendo una baracconata superficiale e irritante sulla quale grava l’infame marchio disney,mai tanto evidente (con buona pace del buon Walt che magari era un buon diavolo, ma il cui lascito trasforma in merda tutto ciò che tocca).
    Se per generazioni le storie di super eroi sono state strumento di formazione, il nuovo cine-corso si propone, come molto cinema contemporaneo, di livellare i contenuti al di sotto del più infimo zero: una sequenza di battute idiote e fuori posto lunga due ore, personaggi ridicoli, dinamiche trite e inverosimili.
    Mi sono dilungato eccessivamente, proseguire comporterebbe una lista di stronzate che nemmeno val la pena stilare; limitiamoci allora a un laconico e meritatissimo: Vaffanculo.
    Specialmente a Stan Lee, che se davvero ha creato tutto questo e non ha piuttosto lucrato sul lavoro di altri, meno blasonati artisti, dedica l’ultima fase del suo percorso terreno a mandare ogni cosa a troie in nome del dio denaro.

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